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Full text of "Bollettino della Società africana d'Italia"

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BOLLETTINO 

DELLA - /j V^^ ""ó^ 



SOCIETÀ AFRICANA D'ITALIA 



PERIODICO MENSILE 



Direttore. Marchese Della Valle di Monticelli 



Anno V. Fase. I. Gennaio 1886 



TIPI FERRANTE, VICO TIRATOIO £& A S. MATTIA 

1886 



r.nx ; 




UFFICI TJELL A SOCIETÀ 



PRESIDENTB ONORARIO 

8. A. R. IL DUCA DI GENOVA 

CONSIGLIO GENERALE 
Ufficio di Presidenza 

PRESIDENTE 

Comm. Prof. Salvatore Tommui, Senatore del Regno 

VICE-PRESIDENTI 

Comm. Nicola Laizaro [sede Centrale) 

Comro. prof. Bartolomoo Malfatti [se^fione Fiorentina) 
Cav. Cesare de Laurentils, sindaco di Chieti [sezione Chietina] 

SEGRETARIO 

Marchese Della Valle di Monticelli, assessore del Municipio di Napoli 

VICE-SEGRETARI 

fiaerritore Breya Enrico [sede Centrale] 
Cav. aw. Pier Luigi Barzelletti (sezione Fiorentina] 

Crete aw. Vineoazo J^seziùne Chietina) 

CONSIGLIERI 

Arietta cav. Enrico, consigliere comunale 

Ameee cav. Vincenzo 

Carer] avv. fiiueeppe 

Flaftti cav. Vincenzo, consigliere provinciale 

Carolalo bar. Raffaele, sostituto Procuratore del Re 

Licata prof. Giov. Battista 

Hiaeeari cav. Alfonso, tenente di vslì(ìq\\q (in missione al Congo, 

Mszza cav. Agnello, componente della Camera di Comm. ed art* 

di Napoli 
Morena comm. Giov. Battista, segretario Generale al Ministero 

degli interni 
Pacilio monsignor Leone, missionario apostolico 
Ruliiee dott. Alfredo 
Tari comm. Carlo, capitano di vascello 



HIILETIO Dm SOCIETi IFRU D'ITALIA 



AiHio V. Fase. I. — Gennaio 1886 



Sonintrio— L'emigrazioDe Italiana (Della Valle). 
Atti della Società. 

Relazione del movimento geografico e resoconto morale dell' an- 
no 1885. 
Spedizione airAraar. 
Cenno bibliografico. 
Movimento commerciale di Massaua. 
Rassegna africana. 
Opere pervenate in dono alla Società africana. 



L'EMIGRAZIONE ITALIANA 

Noi ci siamo proposti , £ra i punti principali del nostro pro- 
gramma, quello di seguire con ogni cura il movimento della nostra 
emigrazione e studiare le condizioni di esfla. Questo studio ha un 
duplice scopo: quello di dare un'idea esatta della forza numerica 
ed economica della nostra emigrazione, e quello di raccogliere tutte 
lo notizie, tutti i dati, e le informazioni ad essi attinenti , tanto 
nell'interesse del paese, ohe delle nostre colonie di emigranti. 

Infatti, se fosse diffusa la notizia dell'importanza della nostra 
emigrazione , allora molti si persuaderebbero ehe la politica colo- 
niale non è, come da alcuni oggi si afferma, l'effetto di un capriccio 
dottrinario, ma bensì un risultamento inevitabile e necessario delle 
condizioni sociali pratiche del paese. Allora s'intenderebbe da tutti 
come sia un dovere imprescindibile dolio Stato di non permetterò 
ohe tanta forza andasse perduta, ma invece di regolarne, con sa- 
piente economia, l'indirizzo e la distribuzione. 

Quindi è evidente l'utilità di rendere di comune notizia F im- 
portanza della nostra emigrazione; poiché questo gioverà mirabil- 
mente a sgombrare la via al Governo ed alle Società Geografiche 
nella loro opera di politica coloniale, da quelle opposizioni insulse, 
che traggono l'origine loro da assoluta ignoranza o volgare pre- 
giudizio , e che spesso noi vediamo venir sollevate oggi da persone 



Bollettino della Società africana d'Italia 



ritenute colte, e alle quali sono affidati importanti uffici pubblici. 

D'altra parte^ ò anche molto importante, che l'emigrazione ac- 
quisti piena coscienza di sé stessa , delle proporzioni e della forza 
propria. Quanto questo giovi allo sviluppo ed alla posterità di una 
colonia di emigrazione) è dimostrato assai chiaramente nella colonia 
dell' emigrazione italiana nella Repubblica Argentina. E di ciò ne 
abbiamo avuto una pruova reoente in occasione dell'apertura dell'e- 
sposizione italiana a Buenos Ayres , dove è stata riconosciuto e pro- 
clamato nel modo più solenne dal Oapo stesso dello Stato, essere, in 
quella Repubblica, la Colonia Italiana una forza sociale e politica di 
prim'ordine. E questa coscienza della forza dell'emigrazione e del 
proprio svolgimento , non può ottenersi allorquando non solo un 
ristretto numero di speciali studiosi, ma tutti possono essere facil- 
mente informati delle diverse alternative del movimento dell'emi- 
grazione e degl' interessi economici e commerciali che hanno rap- 
porto diretto, od anche indiretto legame con l'emigrazione stessa. 
Dallo studio e dalla conoscenza dell'emigrazione, non ponderata co- 
me una quantità astratta , ma osservata con largo intuito ed amore 
di realtà, nel vasto e naturale ambiente sociale suo , può scaturire 
una somma di benefici incommensurabili, ed uno sviluppo superiore 
ad ogni espettazione pei commerci e le industrie nazionali. 

A ciò può certamente conferire l'opera delle pubblicazioni geo- 
grafiche; nelle quali ci pare cosa oltremodo utile , che, accanto alla 
parte scientifica, trovi largo posto la discussione e lo studio delle 
questioni vive ed attuali di politica coloniale. E, conseguenti a que- 
sti criteri, noi seguiremo con sollecitudine costante nelle colonne del 
Bollettino, il movimento dell'emigrazione nazionale, e ne patroci- 
neremo all'occorrenza i veri interessi. 

Noi non ci dissimuliamo per alcun modo le molte e gravi diffi- 
coltà di questo novello compito nostro ; ma ci poniamo all'opera, fi^ 
denti in quella benevolenza di cui il pubblico ha secondato i nostri 
aforzi — quella benevolenza che ha dato cosi generale credito nel 
paese al programma della Società Africana, e non minore diffusione 
al nostro Bollettino, che di essa ò organo. E la ragione di questa be- 
nevolenza, ci sia lecito ricordarlo, è posta nell'essere l'operosità no- 
stra basata sulle condizioni e i bisogni reali del paese: e rivolta, non 
già a servire Pambizione e il tornaconto d'un uomo o d'una chiesuo- 
la, ma il decoro e la prosperità della Patria. 

Della Valle, 



Anno V. Taso. I. Gennaio 1886 



ATTI DELLA SOCIETÀ 

Assemblea generale del 24 gennaio 1886 

Presidenza del vice>pre9. comm. N. LAZZARO. 

La sedata è aperta alle ore 1,20 pom. 

È approvato il verbale della precedente tornata, 

H presidente oomunioa all' assemblea 1' accettazione da parte 
^ S. M. il Be dei Belgi della nomina di Socio Onorario conferi- 
togli dalla Società Africana d'Italia; quindi legge la relazione del 
movimento geografico ed il resoconto morale dell'annata decorsi^ (1). 

Il presidente in seguito dà lettor a del bilancio consuntivo del- 
Tanno 1885; TAssemblea ne prende atto e, procedutosi all'elezione 
di due revisori dei conti per la gestione di quell' anno, risultano 
eletti i soci Fadelletti e Troya. 

In ultimo il Consigliere Bubino presenta all'Assemblea il pro- 
getto di bilancio presuntivo per l'anno 1886. 

Il Socio Hirsoh chiede che la somma di lire 340, stanziata in 
bilancio a favore della Società fiorentina, sia dichiarata» eccezionale 
« straordinaria. Desidererebbe pure che nel bilancio figuri una 
somma pel Museo Commerciale di cui si è approvata la fondazione. 

Il presidente risponde al socio Hirsch che per la prima parte 
il Consiglio è perfettamente d' accordo con lui : circa la seconda 
parte della sua osservazione, dice che non si può ancora stabilire 
una somma in bilancio, ignorandosi con precisione a quali spese 
«'andrà incontro. Ad ogni modo una parte del sussidio assegnato 
al Prof. Licata, delegato della Società per la Spedizione all'Araar, 
è fin. da ora destinato a fornire al Museo un campionario com- 
mcerciale. 

Il socio Carerj dà altre spiegazioni circa l'istituzione del mu- 
seo, e ricorda ohe dagli accordi che si stanno prendendo con la 
Camera di Commercio di Napoli e con altri Istituti, si avrà modo 
di stabilire quale debba essere il concorso pecuniario della Società. 

Messo ai voti il bilancio preventivo per l'anno 1886, che pre- 
senta un entrata di lire 11^664,08 contro nna uscita di pari som- 
ma, l'Assemblea lo approva ad unanimità. 



(1) La relazione è pubblicata in questo stesso numero , dopo gli 
atti delia Società. 



Bollettino della Società africana d'Italia 



israo^^rx soci 
Sede centrale di Napoli 

» 

Soci Onorari 

S- M. il Re dei Belgi. 

Capello Ermenegildo — Ivens Roberto. 

Soci effettivi 

Marzo Roberto — Cenni Giovanni— Typaldos Dott. Gerosimus,. 
Conaole generale di Grecia — Di San Marco Marchese Ferdinando», 

Soci Aggregati 

« 
Carcaterra Alberto — Fioretti avv. Giulio. 

Sezione fiorentina 
Soci Effettivi 
Orsini conte Alessandro. 

Soci aggregati 

Bakonninne Dina. 



n giorno 1^ di febbraio, secondo era stabilito, si sono inaugu- 
rati presso la sede della So3Ìetà Africana , i corsi della scuola 
Gommerciale-Goloniale. 

Ebbero prineipio i seguenti corsi : 

Scienza della colonizzazione — avv. G. Carerj 
Geografia commerciale — Prof. Lucci 

Ragioneria — „ landoli 

Lingua inglese — , Blount 

Lingua araba — ,, Misrahi 



Anno V. Paso, I. Gennaio 1836 



RELAZIONE DEL MOVIMENTO GEOGRAFICO 

E RESOCONTO lORiLE BEÌl'MNO 1885 

Egregi Signori 

Lo syilnppo preso dal nostro sodalizio in questo deoorso anno, 
l'importanza degli avvenimenti geografici svoltisi nello stesso tenijK), 
richiama la vostra presidenza agli obblighi indicati da un'articolo 
del nostro regolamento ed io : per non importunarvi lunga pezza, mi 
accingo ad intrattenervi in una rapida relazione del movimento geo- 
grafico mondiale , cui farò seguire un succinto resoconto morala 
della Società. 

Con l'essere breve, cercherò di non essere meno esatto: e co* 
xdncerò dal dirvi che la parte più interessante del. movimento geo- 
grafico dei 1885 puossi compendiare: nella politica coloniale iniziata 
dall'Italia sulle coste orientali dell'Africa; ^a quella tedesca sulle 
coste equatoriali, ad Angra-Pequena ed altri siti; da quella francese 
nel Tonchino e nel Madagascar; dalla vertenza tedesco-spagnuda 
per le Caroline ; dall' opera dell' associazione Africana Internalo* 
naie, cui segui la confereza di Berlino, che costituì il nuovo stato 
del Congo; e da una esplorazione, veramente straordinaria, del con- 
tinente ner0| eseguita con rara audacia e con non meno rara for* 
tnna dai viaggiatori portoghesi signori Capello ed Ivens. 

Di questi fatti più importanti io vi dirò poche parole* 

La politica coloniale iniziata dal Governo italiano è ancora og- 
getto di appassionati comenti, sia per il modo oscuro col quale ha 
proceduto il governo , sia perchò solamente da pochi giorni si è 
Tisto finire quella, per noi umiliante situazionQ, che permetteva di 
£ar issare la bandiera egiziana accanto alla italiana. 

Certamente la nostra Società, che è stata una del primi fat- 
tori nel creare nel paese un movimento coloniale, non poteva non 
approvare l'opera del Governo, che inviando truppe sulle coste del 
Mar Bosso, implicitamente veniva a rioonoscere per buono quel pro- 
gramma, che dirò sia stato il Vangelo del nostro sodali^. Il modo 
col quale noi salutammo nello scorso Cannaio le prijtee truppe che 
^partivano per l'Africa^ indicava chiaramente la nostra soddisfazione 
per veder iniziata un', opera alla quale pi siamo dedicati^ eon la fer- 
mezza del profondo convincimento, con la coscienza di condurre il 
paese sopra la via del vero e del bene. Tuttavia lo svolgersi del 
programma governativo non fu pari alla nostra aspettativa % dor e 



\. 



6 Bollettino della Società africana d' Italia 

noi volevamo veder sorgere colonie che aiutassero l'incremento del 
commercio e dell'industria nazionale, noi assistemmo alla creazione 
di colonie militari, le quali difficilmente riescono al bene della pa* 
tria. Fu appunto perchè eravamo preoccupati della risultanza del- 
l'opera governativa che, voi assenzienti, organizzammo la riunione 
nella nostra città d'una Conferenza nella quale largamente si disou- . 
tesse la parte economica e quella politica del problema coloniale. 

Non intendo farne un merito nostro , ma certamente egli è 
dopo la Conferenza, ohe noi vediamo una più energica politica del 
Governo e lo iniziarsi di nuovi fatti che richiamando^ con speciali 
capitali, il nostro commercio oltre il mar Rosso, danno fondate spe** 
ranze ohe in quest'anno il movimento coloniale italiano in Africa 
acquisti uno sviluppo molto più conforme ai veri interessi del 
paese, alle giuste aspirazioni del sentimento nazionale, che guarda 
ad una espansione alla quale ha il dovere recente ed il diritto sto- 
rico di arrivare. 

£ tanto più questo diritto si fa forte, che vediamo la Germa- 
nìa, potenza marittima| dirò, nuova, e che certamente mai è stata 
annoverata fra le nazioni colonizzatrici, pur essendo fra quelle che 
hanno maggior copia di emigranti, farsi strada sulle coste africa- 
nei ed occupar Àngra Pequena ed altri siti sull'Oceano atlantico e, 
venuta sulla costa equatoriale, stabilirsi con importanti fattorie cpm 
merciali dallo Zanzibar al capo Guardafui. 

U movimento coloniale tedesco è uno dei fatti più importanti 
dello scorso anno e franca dì la spesa studiare il modo con cui lo si 
esegue e si espande. Finoggi non un solo soldato ha lasciato la Ger- 
mania e tuttavia sopra migliaia di miglia di coste africane sven- 
tola rispettata la bandiera dell'impero alemanno. Sorrette , ed an- 
che qualcuna appositamente creata, dal Governo, le Società d'indole 
commerciale-geografica, hanno stabilito potenti interessi economici: 
gli stabilimenti succedono aUe fattorie , poche e non grosse navi 
da guerra li proteggono dagli attacchi dei selvaggi; ma dietro di 
esse è il governo di Berlino, il quale arditamente fa conoscere allò 
altre nazioni il suo fermo proposito di voler rispettata anche una 
•semplice capanna abitata da un tedesco o protetta dalla bandiera 
germanica. E non contento delle possessioni che in siffatta guisa 
si forma in Africa, il governo di Berlino va innanzi nel Mar Fa- 
lsifico, crea interessi economici nelle isole Caroline ed un bel giorno 
vi innalza la sua bandiera , dimenticando , o fingendo di dimenti- 
oato che sopra di esse fin dal decimosesto secolo sventola la ban- 
diera della Spagna, in quel tomo tanto potente quanto oggi la Gbr» 
3&ama# 



Anno V. Easc. I. Gennaio 1886 



Però gli spagnnoli non si lasciano sopraffare, incominciano una 
violenta agitazione , ricordano di essere i discendenti del Cid ed 
ottengono che un'arbitrato s'imponga. L'arbitrato riconosce i diritti 
della Spagna sulle Caroline e la Ghermania deve accontentarsi di 
nn trattato commerciale che assicura i suoi interessi, ma allontana 
qualsiasi protettorato politico. 

Malgrado questo scacco nel mar Pacifico, è innegabile che la 
politica coloniale della Germania , durante il 1885 , segni un 
trionfo per la forte AUemagna ; tanto più grande per quanto ohe 
essa non vi ha impiegato un sol soldato e quindi non ha dovuto se- 
gnare nelle sue tavole negrologiche nessun uomo di guerra. Tut- 
tavia il suo martire l'ha avuto nel celebre Nacthigal, nel gran viag* 
giatore africano , che noi ci onoravamo di avere a socio onorario, 
e del quale brevemente vi ricordai nella nostra tornata del di 30 
luglio 18S5. 

Al contrario la politica coloniale della Francia ha subito nello 
stesso periodo di tempo , malgrado grandi perdite di uomini e di 
denaro, delle forti avarie nel Tonchino,nell'Annam ed anche nel Ma- 
dagascar, ove ha dovuto contentarsi di un protettorato limitato a 
qualche città e piccole zone di terreno. Gli scacchi avuti dai fran- 
cesi sono stati tali che il nuovo ministero salito oggi al potere per 
tranquillizzare l'opinione pubblica, giustamente preoccupata da tanti 
insuccessi, si ò visto costretto a dichiarare che il Governo limitan- 
dosi a conservare i territori già occupati, rinunzia a qualsiasi altra 
lontana spedizione. 

Nò l'Inghilterra è stata più fortunata nel Sudan. I suoi eser- 
citi a stento conservano la linea dell' alto Egitto e la minacc ia 
che i sudanesi marcino sopra il Cairo è tutt' altro che ipotetica. 
Inesorabilmente essi, dalla forza stessa delle cose, sono spinti al 
mare e non potendo certamente raggiungere il Mediterraneo , fa- 
ranno ogni sforzo per arrivare al Mar Bosso; quindi si riprendono 
gli attacchi di Osman-Digma a Suachim e più in giìi, minacciando 
in caso di altre vittorie, i nostri nuovi possedimenti africani. 

Il mio dire ò rapido, che tal comporta un succinto resoconto 
dell'anno geografico, or ora finito; se volessi estendermi con parti- 
colari sopra i gravi fatti avvenuti nel mondo e tener conto di tutti 
gli avvenimenti, correrei rischio di porre a repentaglio la vostra 
pazienza, pericolo che assolutamente non intendo incontrare. 

Ciò non pertanto non mi è possibile di tacermi ancora. 

L'avvenimento politico-geografico più grande dell'anno è la co- 
stituzione dello stato libero del Congo , avvenuto dopo una riu- 
nione di diplomatici e di illustri esploratori tenutasi a Berlino nel 



8 Bollettino della Società africana d'Italia 



febbraio scorso, durante la quale io ebbi 1' onore di oonosoere il 
celebre Stanley e dargli il diploma di nostro socio onorario, oke 
voi gli decretaste. In tale conferenza, i vari Stati marittimi del mon- 
do stabilirono le norme di un nuovo diritto pubblico coloniale, conse- 
guenza del quale fu il riconoscimento dell'opera civile ed umanita- 
ria dell'associazione africana internazionale, preseduta da S. M. il 
Re dei Belgi, a Stato libero ed indipendente. Esso oggi tende ad 
organizzarsi con le forme della civiltà e della libertà; e sarà certa" 
mente il faro dal quale partirà la luce destinata ad illuminare gran 
parte del continente nero. La costituzione del nuovo stato del Congo 
è la più grande vittoria di questi benemeriti viaggiatori^ pionieri 
della civiltà, che si chiamano esploratori e fra i quali noi italiani 
abbiamo la gloria di contarne parecchi, certamente fra i non meno 
illustri. Ed anche laggiù, in quei lontani siti, il nome italiano non 
manca di farsi onore per l'opera del nostro collega Alfonso Massari, 
uno dei maggiorenti cui ò affidato la organizzazione del nuovo stato 
africano, (applausi) Un altro uomo a noi non meno caro, G-iacomo 
Bove sarà pure fra breve sulle rive del gran fiume, incaricato dal 
nostro Governo di una speciale esplorazione per vedere se è il caso 
di far colà sorgere delle fattorie commerciali italiane, sìa sotto la 
protezione del nuovo stato, sia sopra territori limitrofi al Congo e 
non ancora occupati da altre potenze riconosciute. 

Auguro al chiarissimo Cav. Bove di riuscire nella missione affi- 
datagli molto più che non sia riuscito all'illustre Cecchi il suo tenta- 
tivo di spedizione al fiume Juba. Molteplici cause, che qui sarebbe inu- 
tile il raccontare, ma specialmente d'ordine politico ed economico, 
fecero riuscir vana l'opera dell'illustre viaggiatore, che rimbarca- 
tosi sulla regia nave Agostino Barharigo^ ha già fatto ritorno in 
Italia, dopo aver concluso un eccellente trattato di commercio con 
il Be dello Zanzibar. 

E per ultimo o signori, lasciatemi inviare un saluto ai due va- 
lorosi viaggiatori portoghesi Capello ed Ivens della cui fama oggi 
è pieno il mondo geografico. Partiti da Lisbona in sul cominciare 
del 1884, essi si diressero ad Angola che lasciarono nel marzo dello 
stesso anno con una piccola spedizione, rapidamente orgs^zzata e 
con piccolissima scorta composta di soldati della guarnigione di 
quella colonia. Incominciarono l'esplorazione della regione del Oo- 
roca p della zona posta tra la costa e l'altiiHano di Huilla; segui- 
rono il loro cammino al S. S. E. del Humba, donde mossero al Nord, 
lungo il Gunène e di questa regione fecero molte oBservazioni, de- 
terminando la topografia generale al di là del Cunè&e e le com- 
pletarono effettuandole fino al Cubango. Oltrepassato questo fiume 



ÀBno V. Faso. I. (gennaio 1886 



ne seguirono la riva fino al IG, 20 di latitadine ed ivi si trovarono 
in an paese deserto, irrigato da numerosi oorsi d' acqua ed estre-^ 
mamente paludoso. Girando per il Nord, penetrarono nel paese di 
Lobale posto fra il Cubango e 1' alto Zambese che inooutrarono a 
Libonta. 

Questo paese di Lobale, che altri portoghesi incominciarono a 
esplorare fin dal 1795| è formato di lunghe pianure quasi sempre 
inondate, ohe Capello ed Ivens traversarono a prezzo di mille inau* 
dite sofferenze e di straordinarie di£5.ooltà. V'impiegarono due mesi» 
non potettero più dar di loro notizie e li si credette morti: ma final* 
mente incontrarono nuovamente lo Zambese e la via commerciale 
che mena al Bihè. Quivi i due arditi esploratori cercarono di sco- 
vrire il riaccordo dei bacini idrografici del Zaire , tributario del 
Congo e del Zambese e trovarne le origini; di visitare i più grandi 
centri commerciali , e cercare una strada di comunicazione fra le 
due coste dell' Africa. Partendo quindi da Libonta e traversando 
ancora lo Zambese^ ne seguirono il cammino lungo la riva sinistra 
e dopo sei giorni ne incontrarono un grande affluente, proveniente 
dal Nord-Est| chiamato Cabompo. 

Da Libonta fino alle vicinanze del lago Moero, la spedizione 
subì dalle perdite gravissime di uomini, animali ed utensili, giac- 
che trovò tutta la immensa estensione fino a Garangania , gran 
mercato dell'Africa Centrale, completamente deserta. Malgrado tan^^ 
te traversie i signori Capello ed Ivens potettero studiare le sor- 
genti del Lualaba e con minuziose indagini riattaccare i bacini del 
Congo e del Zambese. Dopo un breve riposo a Garangania, la spe* 
dizione ritornò verso il Sud, e girando all'Est, andò alla ricerca del 
fiume Luapula traversando immensi boschi deserti, pieni di animali 
feroci, che si prolungano dal Luapula al sud. Indebolita per le avute 
perdite, per le straordinarie fatiche, la spedizione ritornò verso lo 
Zambese e ne segui il corso, facendo ritorno nel novembre dello 
scorso anno nella colonia portoghese di Tete , dopo di aver per* 
corso ed esplorata la enorme distanza di 4500 miglia geografiche» 
delle quali eiroa 1500 possonsi considerare, come fino ad oggi da 
nessun europeo percorse e del tutto ignorate dalla geografia. 

A questi due coraggiosi viaggiatorii a questi due uomini che 
nulla curando e superando pericoli d' ogni sorta, con abnegazione 
unita ad eroismo, io vi prego d'inviare un saluto fraterno e di ap- 
provare la proposta che per mio mezzo vi fa il vostro Consiglio 
Generale, cioò ohe siano nominati soci onorari della nostra Società. 
{Applaudi fragorosi). 



10 Bollettino della Sooìetà africana d'Italia 

Ed ora o signori che a grandi tinte vi ho fatto una relazione 
del movimento geografico dello scorso anno , lascio questo campo 
e vengo al 

RESOCONTO MOEALE DELLA SOCIETÀ 

Non vi spaventate, che non v'intratterrò lunga pezza , quan- 
tunque il vostro consiglio generale sentasi fiero della sua opera. 

Guardando il cammino che il nostro sodalizio à fatto dal giorno 
della sua fondazione, come semplice Club Africano ad oggi, noi ci 
sentiamo rincuorati: e, sostenuti dall'appoggio vostro, dall'approva- 
zione del paese, noi dal campo delle teorie e dei discorsi accade- 
mici, siamo scesi in quello dei fatti. L'apertura della scuola colo- 
niale-commerciale avvenuta nell'aprile dello scorso anno, ha dimo- 
strato la serietà dei nostri propositi e la tenacità di volerli attua- 
re. L' anno scorso la scuola fa frequentata da 17 allievi e rimase 
aperta solo per pochi mesi, quasi come un esperimento. L'avremmo 
voluta riaprire nel novembre, ma occupati nell'organizzare la con- 
ferenza coloniale non potemmo compiere il nostro desiderio. Nò lo 
facemmo chiusa la Conferenza , perchò dai propositi enunciati in 
questa e da altre molteplici circostanze, vedemmo la necessità di in- 
grandire le classi, meglio sviluppare l'indole dell'istituto coloniale 
commerciale superiore, di cui la Società Africana d'Italia doterà la 
nostra bella ed amata città di Napoli. In qual modo raggiungere- 
mo il nostro proposito e con quali mezzi, voi conoscerete in una 
prossima adunanza, quando sottoporremo al vostro giudizio una se- 
rie di proposte nuove, le quali creeranno 'in Napoli un vero istituto 
per lo insegnamento delle scienze coloniali e commerciali. Intanto 
vi annunzio che, rompendo ogni indugio, la vecchia scuola si ria- 
prirà' la sera del primo prossimo febbraio e già un discreto numero 
di alunni ò assicurato ad essa, (bene) 

Della Conferenza coloniale non starò a dirvi molto, perchò voi 
tutti prendeste parte a'suoi lavori e ne assicuraste il successo con 
i vostri studi e la vostra presenza. Vi dirò solo ohe la venuta fra 
noi delle egregie persone delle altre province d'Italia e specialmente 
della Presidenza della società d'Esplorazione Commerciale in Africa, 
residente in Milano, ha dato il prodotto di un'intimo accordo fra la 
detta Società e la nostra , cioò ha prodotto l' accordo delle forze 
vive dell'Italia e prima conseguenza di tale accordo ò l'invito giun- 
toci da Milano di prender parte, con un nostro delegato speciale, ad 
una esplorazione dell' Araar e dei paesi somali che va ad intra- 
prendere la Società d'Esplorazione milanese. Il vostro consiglio ha 



Anno V. Fase. I. Gennaio 1686 11 



creduto di dovere accettare l' invito ed ha scelto a suo delegato 
l'egregio amico e collega prof. Licata, che il giorno di posdomani 
lascerà, insieme agli altri membri della spedizione la nostra città 
per intraprendere lo stabilito viaggio. All'amico , al collega, i più 
mnceri angnri di riuscita nell'opera che va ad intraprendere. Noi 
lo segniremo col onore e lo aspetteremo con ansia fraterna sicnro 
che in quelle lontane terre egli, sacerdote della scienza, farà onore 
a se stesso, alla nostra Società di cui è rappresentante, all'Italia. 
(Applausi) 

Le ragioni per le quali il nostro Consiglio Generale ha accet- 
tato l'invito di prender parte alla spedizione sono state varie e non 
ultima queUa che la nostra situazione finanziaria ce lo permetteva 
sansa spostare affatto il nostro modesto bilancio. 

Signori I io son lieto di dirvi che la posizione finanziaria della 
Società ò floridissima e che l'esercizio dello scorso anno, malgrado 
le ingenti spese sostenute per la conferenza coloniale, si è chiuso 
con un'avanzo di L* 1099,08, cioè di L. 419,08 oltre il previsto in 
L. 680. Questo avanzo lo si deve a L. 250 per aumento di sussi- 
dio del Ministero di Agricoltura, per qualche centinaio di lire eco- 
nomizflate in vari capitoli del bilancio ed il resto ad un rilevan- 
tiesimo accrescimento di soci; l'avanzo sarebbe stato di gran lunga 
maggiore se la conferenza coloniale non ci avesse fatto spendere 
per posta, telegrafo e stampati, molto al di là del previsto. In ogni 
modo paimi che il vostro consiglio non ha male amministrato se 
nuUa trascurando, anzi aumentando l'opera della Società può pre- 
sentarsi a voi con un avanzo di L. 1099,08 sopra un bilancio at- 
tivo di appena L. 7655. 

£ troverete accresciuto anche il fondo di riserva, per la con» 
tnbnzione dei soci perpetui signori marchese della Valle e inge» 
gneore Vannini da Verona , sicché da L. 1560,70 ohe lo lasciaste 
l'anno scorso lo trovate a L. 1911,70, compresi gli interessi avuti 
sopra di esse. Auguriamoci che nell'anno in corso s'aumenti il nu- 
mero dei soci perpetui e cosi questo fondo di riserva s'accresca di 
tanto da permettere alla società di crearsi una rendita annuale. 
tale da permetterle la sua costituzione in ente morale. Voi nella 
tornata del di 30 Luglio 1885, udiste la relazione del consigliere 
f laàti ed unanimi votaste per la proposta del consiglio. Le prati* 
cbe son lunghe, ma io non dispero che fra poco possa aver l'onore 
di annunciarvi che S. M. il Ee ha firmato il decreto che farà del 
nostro sodalizio una società riconosciuta per tatti gli e£Eetti legali. 

Abbiamo in quest' anno attuato un' articolo del nostro regola- 
mento, formando le commissioni permanenti. I bocì s'iscrissero nu- 



12 Bollettino della Società africana d'Italia 

merosi, ma mancarono aUa chiamata, sicckè meno la coaunissione 
per gli istrumenti pei viaggiatori presedata dall'egregio ingegnere 
Sellitti e qaella di linguistica, preseduta dal valente prof. Fani- 
ques, che lavorano seriamente, tutte le altre commissioni non haa 
potuto ancora funzionare. 

La nostra presidenza feurà nuovi tentativi e s'augura di trovar 
nei soci, che volontariamente si sono isoritti a componenti delle 
commissioni, nn poco più di buona volontà. 

Nel parlarvi del prospero stato finanziario ho accennato all'ac* 
4)re scinto numero di soci. Ed infatti, 'questi nel 1885 aumentarono 
nella sola sede centrale di 163, cioè 61 effettivi e 102 aggregati, 
diminuirono di 22 , dieci perchè dimessisi 3 morti e nove radiati 
dal vostro consiglio per impenitente morosità. Sicché il numero 
dei soci oggi iscritti alla sede centrale è di 891, cioè 186 effettivi 
e 205 aggregati. Quello delle sezioni ascende a 438 dando nn to-* 
tale di 929 soci paganti o contribuenti sparsi per tutta l'Italia e 
da Alessandria d'Egitto allo Soioa, ove già travansi i nostri arditi 
colleghi signori Oapncci, Cicognani e Dulio. 

Questo numero di soci fa la nostra forza e stabilisce la no- 
stra importanza, la quale è riconosciuta anche all' estero e. ne £a 
prova la parità di trattamento che ci usano le più antiche e finrti 
società geografiche del mondo , scambiando con noi le loro impor« 
tanti pubblicazioni. Lo scambio di tali pubblicazioni è giunto in 
quest'anno a 155, delle quaH 37 italiane e 118 estere. La nostra 
biblioteca quindi è venuta ad arricchirsi di non pochi volami, 
per tali scambi , come si è accresciuta di oltre cento nuovi 
volumi per opere donate o acquistate; sicché oggi conta il bel nm» 
mero di oltre mille volumi, accompagnati da una collezione earto- 
^afica, che puossi dire la più importante della notra città. L'su* 
montarsi degli scambi, l'accrescinta importanza del nostro sodali- 
zio, ed altre ragioni che lungo mi sarebbe il dire, hanno deoiso il 
eonsiglio a pubblicare il buUettino sociale ogni mese anziché bi- 
mestralmente. 

Eccovi signori per sommi capi 1' opera della Società nello 
scorso anno 1885; io spero che essa debba incontrare la soddisfa* 
«ione generale e finisco con nn fervido voto , cioè ohe nell' anno 
prossimo io possa farvi altro resoconto di gran luo^ più impor- 
tante e glorioso per la nostra patria e per la nostra società. .{4P*' 
plausi) 



Anno V. Faeo. I. (Gennaio 1866 13 



SPEDIZIONE PER L' HARAAR ED I PAESI SOMALI 

Nel pomerìggio del 26 gennaio , è pivrtito dal nostro porto il 
ipran piroseafo della Compagnia generale di Navigazione Italiana 
DoHmGO Balduino , oon a bordo i. eomponenti della spedizione 
seientifico-coBoonerciale oke, sotto la direzione del e<mte Gian Pie- 
tro Porro, si reoa nell'Haraar e paesi Somali. 

La spedizione è stata iniziata ed ordinata dalla Società d'E- 
splorazione Gommeroiale in Afrìca, residente a Milano, alla quale 
8i sono nnite per la parte scientifioa , con appositi delegati , la 
Società Africana d' Italia e la Società Geografica Italiana. È la 
prima volta quindi che dall' Italia parte una spedizione non di que- 
sta o qneJla società, ma dell' unione di tutti e tre i maggiori so- 
dalizi geografici d' Italia. 

La spedizione è composta delle seguenti persone. 

1^ Conte Giampietro Porro presidente della Società d'Esplo- 
Tasione Commerciale. (Direttore) 

2. Prof. G. B. Licata, rappresentante speciale della Società 
A£rioana d' Italia. 

8. Conte Gocastelli di Montiglio , rappresentante speciale 
della Società Geografica Italiana. 

4. Zannotti cav. Cesare. 

6. Malatesta Panfilo. 

(Ex ufficiali, i due ultimi, incaricati della sorveglianza ed or- 
dine della carovana) 

6. Dottor Girolamo Gottardo, pel servizio sanitario. 

7. Valle Pietro per le illustrazioni. 

8. Zanini Dottor Gottardo i-rrix- j ....... 

9. Bianchi Paolo ] Volontari per descrizioni, rilievi 
10. De Angelis Giulio j osservazioni ecc. 

11« Bomagnoli Umberto, rappresentante la casa Commerciale 
Filonardi per gli studi ed operazioni commerciali a Zeila ed 



Fino a Zeila, accompagnano la spedizione i signori Marchese 
Alessandro Trecchi , Presidente dello Sezione di Cremona della 
Società d' Esplorazione, il cav. Cesare Rossi Vice presidente di 
detta Società ed il sig. Daniele Bianchi socio. 



14 BoUettimo della Società africana d'Italia 

A salutare i bravi viaggiatori si recarono a bordo il Prefetto 
della Provincia conte Sanseverino Yimeroati, l'assessore del Ma- 
nicipio di Napoli, marchese Della Valle quale rappresentante del 
sindaco comm. N« Amore , la Presidenza, il Consiglio Grenerale e 
molti soci della nostra società. 

U chiaro oonsigliere Prof. Licata, ohe rappresenta la Società 
Africana d' Italia, non mancherà d' inviare alle Presidente parti"» 
óolari rapporti sull'andamento, pereorso, operazioni e movimenti 
della spedizione, i quali rapporti saranno poi pubblicati nelle pa- 
gine del nostro bollettino. 



CENNO BIBLIOGRAFICO 



Il Dott. Giuseppe Chavanne ha testé pubblicato una carta spe- 
ciale del Congo inferiore (da Boma alla foce). 

Questo ò un primo risultato della sua permanenza di sei mesi 
nell'Africa equatoriale. La carta è alla scala di 1.200,000 e dà un 
idea esattissima della regione su cui ora sono rivolti tutti gli 
sguardi del mondo civile. 

Le molte note di cui è corredata contribuiscono non poco alla 
chiarezza ed al- pregio dell'opera. 

La carta è stampata dall'Istituto geografico di Bruxelles. La 
reputazione dell'autore, cui si debbono già tanti pregevoli lavori di 
questo genere, ò una valida garenzia della scrupolosa esattezza 
delle indicazioni fomite, 

W. 



Anno V. Fase. I. Gennaio 1886 



15 



MOVIMENTO COMMERCIALE DI MASSAUA 

HEBGE PROy£NIE]rr£ BALL* ABISSINIÀ E DAI SUOI DINTORNI 

&TATO della merce importata a Massaua con o senza raftia 

durante U mese di Gennaio 1885. 

Merce importata sensa raftia 



QUALITÀ deUa MERCE 



«c8 

■4» 



e 

t 



Óohe 



a 
g 

P 



Valore 

in piastre 

Tariffa 



-«8 
U 
eS 

9h 



Gomma arabica 

Burro .... 

Miele .... 

Grasso . . . 

Tamarindo . . 

Otri pioooli e grandi, 

Strisoie di pelle 

Stnoje. • . . 

Caffè abissino . 

PelH di buoi . 

Denti di elefanti 

Semi diyersi . 

Bovi (capi) . . 

2iibetto di Abissiniafonoia) 

Hell Abissino rspeoie di 

droga vegetale), 
Cera vergine 
Muli . . . 
Pelli conciate 
Favo(kilè) . 
PeUi di tigre 
Ceci • • • 
Cusso . . . 
Travi per zattere 
Legna da costruz. navale 
Gazzelle . . . 
Struzzi • . . 
Olio di sesame. 
Pelli di gatto selvatico 
Pelli di capretto e montoni 
Galline del paese. • 
(Jeneri diversi . . . 

Totale • 



n 

n 

n 



2,528 
10,020 



95 



n 
fi 



110 



1,465% 
2,000 

n 

10 

» 

5 
4 
2 

n 

46 
23 

1 

2 

n 

12 

2,678 

103 

992 



» 

n 
n 

n 
n 
n 



16,700 



370 

n 
n 



1» 
n 



270 



n 
lì 
1» 
n 
« 

9) 



351 

22,146 

706 

223 

1,204 



n 



62,169 
502 



» 

n 
n 

164 
413 

n 

n 

n 

n 

n 

n . 

» 

"io 

» 
n 
n 
n 



380 

128 

256 

80 

n 
n 



804 
224 

I» 

n 



206 

n 

12 

n 
n 
u 
li 
n 
» 



320 

n 
n 
n 



1,053 

15,030 

4,598 

1,123 

4,306 

3,052 

237 

•27,990 

37,573 

332,668 

68,019 

277 

12,025 

39,568 

20 

1,480 

5,400 

3,664 

50 

208 

24 

270 

138 

^ 75 

173 

1,400 

64 

72 

6,092 

206 

913 



7p7,760l41 



n 

12 
23 
8 
12 
30 
20 

» 

n 

26 

9 

20 

n 

20 



n 

27 

n 

14 

» 

n 
n 
n 
» 

20 

ti- 
lt 
n 
» 
n 
fi 
ti 



16 



Bollettino della Società africana d'Italia 



QUALITÀ della MERCE 



«c8 






o 






g 




s 


Valore 




o 


Oche 


1 


in piastre 


e8 










Tariffa 



«c8 



Merce proveniente da Dahlak e le isole convicine 



Madreperla 

Ooncliiglie . . • • • 
Unghie di granchi rotondi 
Foglie di palma (pacchi). 

Pesci secchi 

Olio di pegce cane . . 



Totale 



lì 



22 
150 



40,460 

640 

2,850 



n 

Ti 



n 
n 
n 
n 



86 



n 
lì 
lì 
n 

160 



78,8351 „ 
1,712 20 
3,221 
66 „ 
56 10 
172 32 



84,062 



67 



Merce proveniente dall' Estero 



Conterie . 
Tavole 
Filati rossi 
Farina 



Totale 



808 

n 
» 


n 
» 
lì . 


• 

. ». 

915 
t,OÒO 


. ». 
. » 

336 

• 

» 


1,008 
* 4,629 
15,411 
12,250 


• • • 


• • • 


• 
• • • 


• 


32,998 



n 

14 



14 



Di provenienza da Aden e dalP India 



Bicchieri . . • 
Vetro cristallo 
Incenso Somalo 
Cotone manifatturaio 
Zucchero in polvere 
Zucchero candito 
Dura .... 
Farina . . . 
Seta indiana . 
Incenso di Soehri 
Grano (ardeb) . 
Tombacco Sarrat 
(Garofani . • . 
Filati rossi . • 
Seta rossa (pezze) 
Panno (jarde) . 
Resina . . . 



16 



50 

250 

260 

,964 

lì 

ti 



86 

708% 



1» 


• 

n 


• 

ti 


» 


• 

ti 


ti 


• 

• 


• 

19,189 


32 


9,830 
995 


» 

• 
ti 


ti 

• 

» 


ti ' 

n 


• 

1,825 


n 

80 


lì • 


28 


320 


1,700 




• • 

n 


ti • 

ti 


1,713 


240 


ti 


724 


160 


ti • 


1,979 


112 


ti • 


1» 


» 


ti 


1» 

694 


320 



» 

10 



100| „ 

31 10 

31 '10 

340,746 23 

12,284 15 

1,990 

48,516 

2,887 32 
•4,032 
• 1,275 
95 

5,355 

6,140 
32,658 

3,280 

6,122 

2,779 



n 

32 
4 

« 

20 
8 



Aimo V. Fase. I. Gennaio 1886 



17 



QUALITÀ deUa HEBCE 



è 



o 

o 



Oke 



o 
B 
S 

e 



Valore 

in piastre 

Tariffa 






Pepe nero . • • . • 
Legno sandalo. . • • 
Riso indiano (sacohi) . • 
Panno rosso ordin.,^arde) 
Seta manifattnrata . • 
Tappetti europei • . . 

Pece 

Uva secca . . . . • 
Seme odoroso (Mahalab) 
Noci ...••.. 
Datteri secchi .... 

Confetti 

Assafetida . • . • . 

Mastice 

Bose seeche .... 
Cognac in bott. Mozzine 
Vennonth bott. Tdozzine 
Vino in bottig. (dozzine 
Scirop. di màndorla (doz. 
Amaro di mandorla (doz. 
Datteri pressati (in ooffette) 
Travi indigene .... 
Profumerie diverse . . 

Totale . • 



138 

481 

26 

876 



n 
n 
n 



20 
2 



fi 
» 



40 
48 
15 
12 
8 
24 
100 



4,746 

n 
fi 
n 
n 
n 
n 
n 

490 

155 

260 

20 

» 
» 

n 
» 
n 



230 



86 



9» 
» 

n 



n 
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n 
n 
n 



36 
165 

.70 
180 



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n 
n 
n 
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240 



» 

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n 
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n 
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n 
fi 
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n 
n 
ti 



252 

8,303 

9,653 

4,329 

1,270 

5,270 

72 

703 

280 

900 

954 

75 

232 

1,040 

25 

1,360 

1,632 

610 

1,020 

272 

528 

1,275 

2,560 

609,688 



» 

so 

» 
ti 

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n 

li 

32 

n 
ti 
lì 
ti 

20 

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n 
n 
» 
» 
n 
» 

» 

26 



Di provenienza da Snez 



Seta manifatturata . . 
Conserve aHment. (casse) 

Birra 

Tabacco greco .... 
Cognac in bott. (dozzine) 
Sardine (barili) . . . 
Lampadario da appendersi 
Carte da giuoco (dozzine) 
Vino (dozzine) .... 
Colle 

Totale . . 



40 


n 


• 


ti 


SS8 


6 


n 


• 

1» 


n 


600 


1 


• 

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• 

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n 


176 


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n 


6 


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28 


3 


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210 


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100 


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216 


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1» 


90 


n 
• . . 


3,880 

• • • 


fi 

• • . 


ti 


1,319 
8,271 



n 

so 



8 
38 



18 



Bollettino della Società africana d'Italia 



QUALITÀ della MERCE 



K8 

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• iH 

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o 



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a 

P 



Valore 
in piastre 
Tariffa 



'08 
u 

c5 



Di proveniensa da Gedda e la Haja 



Mussolina trasparente . 

Dura 

Datteri pressati . . • 

Tessati di cotone (lavoro 

di Hodeida) .... 

Confetti 

Banane •••••. 
Scorza di caffè. . . . 
Stuoje del Yaman grandi 



Totale 



2 


n 


172 


n 


4 


9 • 


12 


n 


54 


n 


8,600 


n 


n 


15Q 


10 


n • 


• • • 


• 
• • • 



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9. 
I». 

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n. 



» 
n 

1» 
n 
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n 
n 



100 

15,502 

180 



20 



327, 
234! 
540 
150 
80 



17,133 



n 

t n 

! " 
» 

n 

n 



Di provenienza dal Sudan 



Gomma arabica 



I 12,466[ 820 I 76,304 j 1 



Merce Q^innta con raftia dalle località sovradette 



Droghe . . 
Liquori . . 
X'Otone manifatturato 
Limonata in bott. (d 
Farina. . . 
Sapone . . 
Erutta secca 
B.Ì80 indiano 
Bame lifyorato 
Cipolle . . 
Scarpe. . . 
Coltelli (dozzine) 
Terraglia inglese (d 
Patate. . . 
Dura (ardeb) 
Cotone greggio 
Fagioli . , 
Pepe nero . 
Ferro (balle). 



ozs. 



ozz 



') 



388 


» 


5,820 


200 


38,080 


806 


n 


801 


ti 


14,782 


697 


6,380 


4,551 


n 


91,923 


40 


n 


» 


n 


400 


n 


n 


1,840 


n 


3,500 


n 


n 


1,193 


V 


2,496 


» 


n 


606 


n 


1,234 


n 


n 


11,711 


n 


14,882 


» 


n 


199 


n 


8,960 


n 


n 


710 


» 


355 


42 


n 


19 


» 


480 


2 


» 


ti 


n 


36 


1 


n 


n 


n 


60 


n 


n 


188 


200 


129 


960 


n 


35,284 


n 


92,190 


n 


1» 


4,333 


» 


11,096 


n 


ti 


100 


n 


200 


n 


» 


532 


n 


3,777 


1 


n 


» 


» 


70 



n 

20 
16 



n 
n 
li 

20 
20 

n 
I» 
n 
» 
» 

30 

n 

20 

» 
» 



Anno V. Fase. I. Gennaio 1886 



19 





««8 






<D 


■ "m 


— ^ 




• iH 






g 


Valore 


'«S 


QUALITÀ deUa MEEOE 


4» 


S 

O 


Oke 


Dram 


in piastre 
Tariffa 


C8 


Petrolio 


316 


n 


» 


» 


10,474 


n 


Datteri 


» 


n 


26,008 


n 


80,613 


fi 


Olio di sesame. . . . 


n 


n 


448 


n 


15,55 


n 


Cannette sottili (paeohi) 


5 


.» 


9 


n 


140 


n 


Macinini a mano di pietra 


40 


» 


w 


n 


400 


n 


Zucohero 


n 


ji 


1,276 


fi 


2,625 


n 


Garofani 


n 


n 


420 


f» 


2,940 


fi 


Madreperla 


» 


n 


888 


» 


3,837 


n 


Olio fino 


n 


n 


41 


» 


246 


n 


Uva secca 


n 


n • 


. 878 


» 


756 


» 


Inchiostro europeo . . 


10 


n 


» 


II 


100 


« 


Riso europeo .... 


n 


n • 


. 81 


» 


160 


fi 


Aceto 


n 


n 


160 


n 


200 


n 


Cera 


n 


» 


82 


» 


208 


n 


Tabacco 


n 


ti 


38 


n 


830 


n 


Fiammiferi (dozzine) . . 


80 


t> 


n 


» 


26 


10 


Carta da sigarette scatole 


20 


n 


n 


1» 


100 


» 


Sbarpe, lucido (dozzine) . 


24 


» • 


n 


» 


16 


n 


Sigari maltesi .... 


fi 


n 


2 


9 


20 


I» 


Fanali in vetro . . . 


2 


n 


n 


» 


70 


« 


Qiarre vuote .... 


40 


fi 


ft 


n 


720 


n 


Pelli conciate rosse . . 


500 


n 


9) 


n 


1,500 


n 


Seta egiziana sciolta . . 


» 


1» 


. . 1 


n 


180 


n 


Profumeria ..... 


n 


>j 


. 210 


fi 


8,400 


n 


Acqua di rose .... 


n 


n 


87 


Ti 


261 


n 


Thè inglese 


n 


n 


. • 3 


fi 


110 


» 


Pelli di gatto musohiato. 


n 


» 


» 


800 


300 


fi 


Generi diversi .... 


110 


n • 


n 


n 


526 


» 


Totale . . 


• . . 


• . ■• 


• • • 


. . 


351,404 

1 


35 



20 



Bollettino della Società africana d'Italia 



MERCE PROTENIENTE DALL ABISSINIA E DAI SUOI DINTORNI 

Stato della merce esporterà da MassaiLa con e senza raftia 
durante U mese di Febbraio 1885. 

Merce importata senza raftia. 



QUALITÀ deUa MESCE 



-c8 
•«a 


•*4 




n 


Valore 


a* 


1 


Oke 




in piastre 


Vi 


p^ 




M 


Tariffa 


(y 






P 





-«8 
Ut 



Zibetto abissino (oncia) 
Caffè abissino . • 
Grasso .... 

Miele 

Burro ♦ . . . , 

Stuoie 

Bovi (capi) . . , 
Pelli di bue , . 
Cera vergine . . 
Otri piccoli e grandi 
rinoochio . . . 
Denti di elefante . 
Pelli di tigre . . 
Pepe rosso . . , 
Pelli di montone e 
pretto .... 

Mule 

Semenze medicinali 
Manti abissini . . - 
Pelli di gatto selvatico 
Scudi in pelle . . 
Legna per zattere 
Pelli di leone, vecchio 
Sciabole abissine . 
Lancio abissine . 
Cavalli .... 
Seme di lino . . 
Striscio di pelle . 
Tavole per pavimenti 
Pieno greco. . . 
Tamarindo . . , 

Porci 

Generi diversi . . 



Totale 




156,363 

105,828 

703 

3,166 

135,202 

.34.316 

9,740 

79,962 

3,434 

3,461 

65 

161,901 

259 

409 



1,370 

6,250 

157 

153 

49 

340 

675 

51 

76 

153 

1,000 

30 

249 

350 

80 

6 

680 

188 

5,066 



10 
30 
32 
1 
16 
30 

n 

19 
16 
20 

n 

17 

n 

20 



n 

21 

» 

n 
n 

» 

20 

n 
n 
» 
n 
n 
n 

16 



71 



Anno V. Faso. I. Q^nnaio 1886 



21 



QUALITÀ dalla MESCE 



^ 






« 




3 


^ 




g 


Valore 


••* 

s 


s 


Oke 


^ 


in piatire 


m 




d 




»4 


Tariffa 


(y 






P 








Pi provenienaa da Dahlak e le isole circonvicine 



Madreperla 

Unghie di granchi rotondi 

Tartaruga 

Foglie di palma Dum (rot.) 



Totale 



120 



9,960 

4,220 

300 



n 
n 
n 
n 



n 
n 
n 
n 



19,920 

5,915 

6,900 

702 

33,437 



n 

20 



20 



Di proveniensa da Aden e dall' India 



Cotone manifatturato • 


40,802 


II 


67,813 


318 


i,nfs,i(9 


26 


Filati rossi . . • • « 


II 


II 


10,192 


128 


76,857 


25 


Datteri ordinari • • • 


193 


143 


II 


n 


8,211 


20 


Uva seooa ..... 




II 


79 


80 


816 


32 


Semenza odorifera . . 


II 


1,080 


» 


n 


4,240 


n 


Panno rosso ordinario 














(iarde) 


1,328% 


n 


II 


n 


4,092 


10 


Tappeti europei • • • 


46 


» 


n 


TI 


2,300 


n 


Incenso Sechri. . • • 


n 


10,210 


n 


n 


7,657 


so 


Droghe 


n 


20 


n 


n 


eo 


»» 


Farina .•.«..• 


ft 


n 


3,489 


820 


6,169 


28 


Tombacco Surrat • . . 


n 


n 


36,894 


112 


110,607 


30 


Zacchere europeo. ; • 


n 


» 


3,866 


II 


16,830 


m 


Grano (Ardeb) .... 


6'/. 


fi ^ 


II 


II 


403 


if 


Profumerie diverse . . 


A 


140 


n 


n 


1,640 


n 


Dura 


23é 


II 


n 


ir 


21,472 


20 


Garofani 


n 


n 


616 


240 


3,616 


8 


Corde di canape . • . 


n 


24,030 


• n 


n 


24,030 


» 


Zucchero candito . • . 


X II 


1,200 


II 


n 


2,400 


n 


Legno sandalo. • • . 


» 


9,036 


n 


n 


16,283 


30 


Basilico 


11 


190 


Ji 


II 


360 


n 


Dura 


106 


1» 


n 


n 


9,666 


n 


Zucchero in polyere. . 


II 


8,030 


» 


n 


8,762 


20 


Paraseli di cotone (dozz.^ 
Forbici in ferro (dozzine) 


10 


'n 


n 


ft 


860 


9) 


s 


fi 


n 


« 


78 


A 


Sasoi (dozzine). • . • 


4 


II 


n 


n 


136 


n 


Armadio in legno. ^« • 


1 

• 


» 


n 


•1 


60 


n 



22 



Bollettino della Società africana, d* Italia 



^ 


-^-^ 




« 


_ 










i 


Valore 


1 


1 




Oke 


§ 


in piastre 


S 


pj 








Tariffa 


& 








Q 


• 



QUALITÀ della MERCE 



-fi 



Sardine (cassette) . 
Piammiferi (scatole) 
Resina .... 
Allume • • . . 
Carafogna . . • 
Erba di San Giovanni 
Stagno • • . . 
Grasso .... 

Cari 

Garofani . , , . 
Conterie .... 
Pilo di ferro . . 
Droghe .... 
Specchi con cornici 

legno .... 
Cassettine in latta 
Riso indiano . . 



in 



Totale 



100 



n 
n 
n 
• n 
n 
n 
n 

Ti . 

n 
» 
n 



300 

175 

2 



n 
n 
» 

50 
100 

90 
105 

200 



50 
15 

n 

Ti 



489 

1» 

169 

» 
95 

129 

n 
19 

n 
n 



240 

n 
. ». 
n 

. n . 

80 

160 
240 

n 
n " 

n 
n 
n 



150 

•s 

1,958 

75 

400 

180 

526 

846 

30 

667 

907 

250 

30 

100 

43 

214 



i,3}4,66( 



» 
16 

n 
» 
fi 
n 
n 

32 

8 



»■ 



ir 

30 



54 



Di provenieiuia dalP estero 



Filati rosai 

Conterie di Venezia • • 
Conserve alim. (scatole) 
Cotone manifattnrato 
Latte in conserva (casse) 
Piatti in ferro .... 
Pilato nero • . • • . 

Totale • . 



n 


n 


2,128 


. 11 


36,117 


320 


fi 


1,976 


n 


16,691 


700 


ti 


• n 


}* 


1,675 


}, 


ti 


1,602 


10 


20,457 


1 


m 


• n' 


• » 


150 


1,500 


n 


• » 


M 


3,875 


I» 


n 


. 10 


n* 


. 162 


•- • • 


• 

• t • 


. • . • 


• 

• • 


77,4W 



11 



» 

10 

n 

121 



Pi provenienaa da Gedda 



Carbone fossile (tonnell^) 
Coffe di paglia . . . 

Toiale • • 



48Ì 
188 

t 


1 

19 


n 
n 

• 


n 


86,200 
U7 

• 


• • • 


. • s 


• 

• 


« • 


86,847 






Anna V. Faeo. I. Gennaio 1666 



2» 



QUALITÀ deUa MERCE . 



'08 



o 
Pi 



Oke 



<D 



P 



Valore 
in piastre 

Tariffa 






Di provenienza da Assab 



Sapone . . . 
Tonno. . . . 
Tabacco greco . 
Sigari maltesi . 
Aringhe (scatole) 
Confetture (scatole) 
Latte in conserva (seat.) 
Borro fresco . • • 
Cotone manifattnrato 
Sardine (scatole) . . 

Totale . 



n 




.196 


80 


892 


n 




21 


240 


86 


n 




73 


n 


360 


» 




. 12 


u- 


120 


71 




» • 


• ri- 


213 


60 




• n 


ti 


160 


8 




n • 


• ti' 


6 


8 




n 


•M 


18 


261 




■ 9 ' 


• n 


8,604 


1 


ti 


n ' 


ti 


18 


• • • 


• 


» • 
• • • . • 


• • 


4,867 



16 
16 

fi 
ti 
ti 

n 
ti 
n 
n 
fi 

83 



Di provenienza da Sttez 



Acquavite 

Lampa da appendersi 

grande. . • » • • 

Tabacco greco . . . . 

Castagne 

Calzoni ordinari • . . 
Cognac in bottig. (dozz.) 
Limonaia in bott. (dozz.) 
Olio fino .... 
Formaggio greco . 
Mostarda (bottiglie) 
Cipolle . .. . * 
Tappeti persiani . 

Totale . 



n 





66 


.820 


471 


1 


» 


• » 


200 


400 


ti 


ti 


9 


n • 


47 


ti 


B 


. 20 


ti 


80 


12 





. » 


• » 


48 


1 


a 


• n • 


- 1» 


102 


2 


a 


19 


n 


24 


» 


» 


. .6 


ti- 


42 


u 


•> 


. .8 


■ ti 


86 


12 


ti 


» 


ti 


42 


n 


470. 


• » ■ 


•> 


117 


2 


» • 


ti 


» 


800 


• • • 


• • •• 




• • •. 


1,709 



» 

20 

n 
ti 
n 

ti 

20 



20 



DI prov«iil,enBK da Snaldni 

Balate in pietra .♦.] 301^1 nini 



106 I 



V eroe arrivata con raftià dalle località' sopraindicate 



Olio di sesame. . . 

Asini 

Colone manifattnrato 
Incenso 



» 


n 


794 


n 


2,914] 


3 


ti 


n 


n 


1,200 


6,944 


20,313 17,809 


ti 


301,006 


n 


ti 


710 


n 


1,420 



n 

26 



24 



Bollettino della Sooietà aMoana d' Italia 



QUALITÀ della MERCE 



Legno da costruzione na- 
vale 

Tavole ...... 

Carta da sigaretti (soat.) 

Sigari maltesi .... 

Liquori 

Ammoniaca 

Serrature in ferro . . 

Droghe 

Buste da carta da let- 
tere (mille) .... 

Pilo di cotone , • . . 

Bicohieri di vetro . . , 

Zttookero europeo. • , 

Rasoi (dozzine). . . . 

Fazzoletti di cotone (doe.) 

Piatti (dozzine). . . . 

Dura(Ardebì . . . . 

Spirito europeo. . . . 

Fagioli europei. . , , 

Patate 

Formaggio 

Aceto europeo .... 

Bauli europei .... 

Seta cairina sciolta . • 

Tabacco 

Pelli conciate . . . . 
Piatti in ferro (cantaro). 
Rame lavorato. . . . 
Orecchini in brillanti. . 
Scatole per sigarette in 

argento 

Datteri 

Uva 

Carotte del Yaman . , 
Frutta selvatica (Nabk). 

!S*ilati rossi 

Cannette sottili . . , 
Tavole ...'.. 



è 



I 

tu 



Oke 



« 

a 



P 



Valere 

in piastre 

Tariffa 



«c8 



1 


n 


n 


n 


40 


n 


n • 


n 


100 


» 


■ n • 


' ». 


» 


n 


14 


« 


181 


» 


8,263 


19 


n 


» 


36 


II 


120 


9» 


» 


99 


5,803 


n 


3,161 


19 


69 


1 


M 


99 


» 


787 


n . 


91 


10 


1) 


1» 


19 


■ n 


n 


896 


9) 


100 


n 


n 


99 


.20 


19 


Ti 


99 


6 


» 


n 


91 


678 


» 


• ri 


99 


n 


f> 


606 


91 


M 


» 


162 


99 


n 


» 


184 


200 


fi 


1) 


8 


100 




D 


146 


200 


1 


fi 


rt 


91 


n 


II 


147 


99 


n 


» 


71 


» 


686 


f) 


» 


99 


11 % 


fi 


«I 


99 


n 


n 


.274 


91 


. 1 


9) 


n 


99 


n 


• « 


n 


116 


» 


n 


10,480 


19 


9 


1» 


6,198 


ti 


tt 


n 


640 


19 


n 


n 


1,800 


99 


r> 


« 


700 


91 


1 


n ' 


II 


f» 


1 40 


« 


n 


19 



100 
400 
362 
140 

24,641 

54 

120 

22,694 

799 
8,52 

150 
2,843 

150 

260 

240 

40,980 

1,767 

288 

126 
90 

188 

40 

22,050 

710 
3,116 
1.788 
8,398 
2,000 

144 
6,214 

12,078 
820 
650 
1,198 
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Aimo V. Faso. I. Cannai) 1886 



26 



QUALITÀ dell» MERCE 



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Confetti 

Profamerie . • . . .. 

Salame 

Carta da scrivere. . . 

Paraseli di ootone (dozz.) 

Grasso di peeee • . . 

Thè nero 

Materassi , . • . . 

Manti indiani da donna 
in tela 

Pepe nero 

Zazse per eoffò . • . 

Asini • 

Olio fino 

Tavole in legno da co- 
strazione 

Tombacco persiano . . 

Conserve alimentari . . 

Cemento (barili) . . . 

Persiane di ferro Kentau 

Foglia di palma Bum 
(pacchi) 

Totale . . 



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2,600 

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8,000 

800 

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495,362 10 



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26 Bollettino della Società africana d'Italia 



RASSEGNA AFRICANA 

Esploratori di ritomo. — È venuto a Napoli negli scorsi 
giorni il celebre viaggiatore capitano Oeochi, socio onorario della 
Società Africana d^Italia. Egli si recò subito nella sede della So- 
cietà stessa a rivedervi gli amici. Da Napoli il Oecchi e' è ricon- 
dotto in Bomai dove in qnesti giorni egli terrà una pubblica con- 
ferenza. 

È pure fra noi il conte Augusto Salimbeni reduce dal Goggiam, 
ove ha potuto felicemente menare a termine la .costrusdone di un 
ponte sul Temcià, che gli ha fruttato onori e laute ricompense dal 
re del Goggiam, ed ha inoltre contribuito per certo - a fare vantag- 
giosamente conoscere il nome italiano in quelle contrade. 

• • • • 

XVuove esplorazioni degli afflaenti del .Congo. — Il Bev* 
Grenfell insieme al .signor Francois , hanno ,- nel 1885 , percorso 
molti affluenti di destra e di sinistra del gran fiume, riconoscen- 
doli navigabili per parecchie centinaia di chilometri. Cosi risali- 
rono per 460 chil. TAlbanzi e per 250 l'Iohelembe, tributari della 
riva meridionale del Congo. 

Visitarono altri due importanti corsi d' acqua pure afiEuenti 
della riva sinistra, cioè il Lulongo ed il Buchi, fra i quali scorre 
l'Ichelembe , ed altri molti di minore entità ^ come il Teiupo , il 
Busserà, il Licona. 

Le popolazioni non sono scarse nelle regioni visitate ; si ag- 
gruppano in tre o quattro grandi centri , divisi fra loro da vaste 
estensioni di terre disabitate. 

In vari luoghi , ove il suolo è molto basso , le case sono co- 
struite sopra palizzate come nelle abitazioni lacustri. In generale 
i viaggiatori trovarono ovunque attivissimo il commercio degli 
schiavi, e, meno qualche eccezione, gl'indigeni d'indole pacifica e 
piuttosto socievole. Per esempio le tribù che abitano le rive del 
Teiupo, del Busserà e Lulango, sono dediti all'agricoltura ed in 
ispecial modo i Busserà sono capaci di fabbricare stoviglie eocel- 
lenti. Insieme alle tribù Bu-Bingo, i Ndollo ed i Zucondo, sanno 
lavorare il ferro e produrre ogni sorta d'utensili con molto garbo. 

Gl'ippopotami sono frequenti, numerosissimi i coccodrilli: l'ab- 
bondanza di pesce nelle acque di tutti questi fiumi è poi addirit* 
tura sterminata. 

Ecco dunque che l'idrografia del vasto bacino del CoAgO| pian 



Anno V* Fase. I. Qennaio 1886 27 

piano va determinandosi^ i ynoti nelle carte si riempiono ogni gior- 
no, e fra non molto, altre prossime esplorazioni colmeranno le re - 
stanti lacune. 

Intanto le sole vie fluviali percorse dai vapori dell'Associa- 
zione del Congo e delle Mimìni, dal punto di Stanley-Pool alle ca- 
scate di Stanley sul gran fiume , e sugli affluenti delle due rive ^ 
danno una cifra di 6(XX) chil. superiore a quella dei corsi dell'Elba, 
del Weser, del Tevere, della Senna e della Loira riuniti insieme . 

Crindizio di Pog^e intorno ai negri.— 11 viaggiatore Pogge 
ha ha espressa la seguente opinione sul carattere dei negri. 

Il negro, in fondo, non ò cattivo; difatti alcuni grandi delitti, 
quali, per esempio, l'assassinio per grassazione, avvengono di rado: 
ed il suicidio fra essi è assolutamente sconosciuto. Ma al negro ò 
del pari sconosciuta ogni idea di onore e di dovere , come gli i 
ignota la virtù né sa che cosa significhi mantenere la parola data. 
È un errore trattar bene un negro; più lo si tratta bene e più di ' 
Tiene s&ociato ed esigente. Non appena gli si concede una qual* 
ohe cosa , lo si vedrà subito chiederne il doppio. 

Un altro viaggiatore tedesco, il Beichard, tornato da poco in 
Europa, asserisce che la conseguenza di un prolungato contatto coi 
negri ò un sentimento di disprezzo invincibile per la loro razza. 



Opere pervenute in dono alla Società africana. 

GiJtDiNÀLE GuGiLiBLMO Massaiì. / miei 35 anni di missione nelVaU 
ia Etiopia, 

Istituto Imperiale di mabina. Reise S. M. Kanonenboot. 

Polo. Albatros^ im rothen Meere^ in den Ostindischen und chine » 
sischen Oewàsvern. 

Id. Id. Reise 8. M. Corvette : Frundoberg im rothen Meere und 
an der OstkUste Afrikas, 

SociBTi GREOGSAFicA DI LISBONA. Histioria do jornalismo das pro^ 
vincias ultra marinas portuguesas, 

Habco Antonio Canini. Lettera sulla questione balcanica con un ap* 
pendice sulV Epiro e sulV Albania. 

Lucio Scolabt. Orammatica Oromona, ossia della lingua parlata nel 
paese dei Oallas e nelV Abissinia . 

Fbakcbsco Saverio Monticelli. Descrizione di un nuovo Vespertilio 
italiano. 



28 Bollettino della Società afrioana d' Italia 



al BoMtiao Uà SoM A&w S Ma pel 1886 



Italia— Assab—Massaua— Alessandria d'Egitto— Tripoli— Tunisi L, 4,00 

Stati dell' Unióne postale : > 5,00 

Per. ogni altra destinazione, le spese postali in più. 

Il Bollettino sarà pubblicato in fascicoli mensili^ i quali usciran- 
no esattamente alla fine d' ogni mese. 

Ogni fascicolo avrà 24 pagine almeno; essendovi abbondanza di 
materie, potrà essere portato ad un numero maggiore di pagine , ri- 
manendo inalterati i prezzi di abbonamento. 

La direzione del Bollettino conserva i manoscritti, anche non 
pubblicati, non assumendo responsabilità alcuna, sulle idee manife* 
state dagli autori, negli articoli ammessi alla pubblicazione. 

Per gli abbonamenti e tutto ciò clie riguarda il Bollettino ^ indi* 
rizzarsi alla Segreteria della Società Africana d'Italia (Napoii, 80, vi|i 
Gennaro Serra), dalle ore due alle cinque p. m. di tutti i giorni, meno 
1 festivi. 

Tntti ì soci della Società Mna l'Italia ricerono £rataltaiente 



(Proprietà Lelteraria) 



Prezzo del presente numero L. 0,60 

Vadlbile Dreso la Libreria Nion ai B. HanUeri li ila lioiu di Tokia, 140 



KIllEnm DEllA MTÌ fflCÀM. D'ITillA 



Anno V. Faso. II. — Febbraio 1886 



— Il governo verso T emigrazione (Della Valle). 
Esplorazioni africane. 

Il commercio del bacino del Congo (G. Carcrj], • 
Appunti sulla tratta degli Schiavi (E. G. B } 
Obere pervenute in dono alla Società africana. 
Movimento commerciale di Massaua. 
Rassegna africana. 
Il Generale Sacchi. 
Ulùme notizie. 



IL GOVERNO VERSO L'EMIGRAZIONE 

Le dichiarazioni fatte nella Camera gli scorsi giorni dal mi- 
nistro Kobìlant , a proposito del contegno dell'Italia verso le re- 
pubblìcHe americane , sono di tal natura che i più diffìcili, i più 
esigenti, in fatto di protezione alla emigrazione nazionale, debbano 
dichiararsi completamente soddisfatti. Quelle dichiarazioni indi- 
cano che alla prima occasione , nella quale una £ quelle repub- 
bliche crederà di potersi avvalere del vantaggio del^ distanza, per 
manomettere interessi di nostri concittadini, e mancare di riguardo 
alla nostra bandiera, si avrà tale una severa leziofle, da cavarle il 
gusto per sempre di compiere simili abusi e sconvenienze ; e da 
servire di esempio a consigliare una condotta corretta a quegli al- 
tri staterelli, che colà si fossero persuasi potere impunemente recare 
sfregio all'Italia. L'effetto morale di quelle dichiarazioni sarà gran- 
dissimo, non ne dubitiamo; ma sarà ancora maggi(^e quando, alla 
prima occasione, alla minaccia si accompagni il 'Tatto. Noi dob- 
biamo persuaderci , che pochi colpi di cannone clA seguano una 
mancanza di riguardo all' Italia , produrranno as^ii maggio re ef- 
fetto, in fatto di politica coloniale e miglioreranno le condizioni al- 
l' estero dei nostri emigrati, assai più che non porrebbe ottenersi 
con molte leggi e molti trattati. L' Italia ha oramai una marina 
formidabile; ha un esercito che, per le onorevoli tradizioni sue, pel 
mirabile spirito di disciplina e pel potente suo or<^inamento, è al- 

) 



30 Bollettino della Società africana d'Italia 



tamente pregiato nel mondo militare europeo. Che gli uomini che 
sono al Governo mostrino che ad essi non manca V anim.o di va- 
lersi di forze cosi considerevoli , se ne avvalgono anzi al primo 
caso particolare che ne presenti il destro ^ e noi vedremo ohe il 
prestigio della Nazione ne sarà grandemente rialzato presso le re- 
pubbliche americane , come presso le informi aggregazioni politi- 
che dell' Africa. L' effetto di un uso opportuno della forza , pro- 
durrà vantaggi diretti d' incommensurabile valore . Quelle repub- 
bliohette, nelle quali s'avvicendano uomini e clientele al Governo 
della cosa pubblica, con vertiginosa rapidità, si asterranno con 
ogni cura dal molestare emigrati italiani nelP esercizio dei loro di- 
ritti, quando sapranno che dietro la colonia v' è un forte Stato, il 
quale consideri, come fatto a se V oltraggio o T arbitrio, del quale 
possa eventualmente essere vittima il più oscuro dei suoi sudditi. 
Allora la nostra emigrazione sarà in condizioni pari a quelle di 
qualunque altro Stato, e noi potremo vedere non solo acquistare 
alle nostre colonie un più largo e prospero svolgimento economico, 
ma ancora una preponderanza politica, i benefici della quale, ri- 
saliranno alla madre Patria. 

Ma altre tutele, d'altra forma, d' un indole più continuativa e 
persistente, debbono essere fornite alla nostra emigrazione, se noi 
vogliamo vederla giungere all' altezza di destini , cui ha dirittto. 

Non ci dissimuliamo per alcun modo le particolari difficoltà, le 
quali sono inerenti airindole ed alla condizione economica dei no- 
stri emigrati. E poi gl'italiani degli strati sociali agricoli ed operai 
lasciano con dispiacere la terra natia; se ne staccano soltanto quando 
in essi la ferrea mano della necessità prevale sulle tendenze del- 
l'animo. È rarissimo il caso, cosi frequente in Inghilterra, in Germa- 
nia ed anche in Francia, di piccoli capitalisti, i quali emigrino in 
cerca di fortuna. Da noi l'emigrato tenta di trovare una sufficiente 
retribuzione un suo lavoro perchè, raccolto un gruzzolo, possa tor- 
narsene in patria. Né l'essere diventate permanenti una parte delle 
nostre colonie d'emigrati, perchè rese tali da speciali circostanze, 
muta l' indole della nostra emigrazione , indole schiettamente 
operaia e transitoria. É naturale quindi che la condizione dei no- 
stri agenti consolari all'estero e l'ordinamento delle colonie di emi- 
grati già esistenti, sia reso oltremodo difficile dall'arrivo continuo 
di altri connazionali, nelle condizioni sociali ed economiche men- 
tovate di sopra. lufatti oltremodo penosa appare la condizione 
d'un agente consolare, il quale deve assai spesso più che tutelare 
il decoro , provvedere ai bisogni di prima necessità d' una turba 
famelica, che difficilmente può trovare lavoro ; nò certo può gio- 



Anno V. Faso. II. Febbraio 1866 81 

vare alle condizioni d'una colonia d'emigrati, l'arrivo frequente di 
nuovi individui, non apportatori di nuovi capitali, ma per contrario 
tali da determinare, con la presenza loro, un not3vol6 aumento nel* 
l'offerta del lavoro e quindi un proporzionato svilimento deUa re- 
tribuzione di esso. Queste condizioni non possono per certo venire 
per intero mutate da prescrizioni legislative, poiché esse emanano 
direttamente da condizioni sociali del paese. Allorquando il capi* 
tale italiano sarà meno timido, sarà sopratutto meno seden taneo ; 
allorquando sarà caduto il pregiudicio di molti, che l'emigrazione 
Bia un danno, e che il capitale che s'impieghi a produrre fuori dei 
confini della patria rappresenti una perdita per la patria stessa, al- 
lora soltanto le condizioni delle nostre colonie saranno radicalmente 
mutate ed esse rappresenteranno per noi una ragione di forza e di 
prosperità. Ma anche al Legislatore tocca la parte sua, agevolando 
ed affirettando, con opportuna opera, il raggiungimento di questa 
diversa condizione di cose. È necessario che i consolati diventino 
un serio ed efficace punto di appoggio per la nostra emigrazione, 
la quale deve trovare nel console non solo l'ausilio individuale di 
un uomo di cuore, ma la tutela vigorosa e permanente di una for- 
te istituzione. I consoli presso noi sono assai spesso non italiani; 
e, in ogni caso, essi debbono cumulare funzioni commerciali e giu- 
rìdiche a funzioni politiche , campo davvero troppo vasto, perchò 
l'attività d'un sol uomo possa sopperirvi. A ciò aggiungesi ancora 
che tutta l'organizzazione interna di un consolato é fatta con cri- 
teri i quali se trovano in Italia una ragione d'essere, non la tro- 
vano in alcun modo, o almeno per una gran parte, |fresso popoli da 
noi diversi per costumi o per grado di civiltà. È quindi di supre- 
ma necessità guardare meno alla simmetria esterna della istituzione 
eonsolare e pia alla essenza sua, ai bisogni cui essa deve provve- 
dere, perchò la si renda ad essi più rispondente. Nói non intendia- 
mo entrare nei particolari della quistione, la quale può venire ap- 
pena sfiorata nei brevi limiti di un articolo; ma che fu oggetto di 
lunghi ed importanti studi della Conferenza coloniale che lo scorso 
novembre fu tenuta in Napoli. Solo ricorderemo che quella riunio- 
ne, la quale raccolse quanto ci è in Italia di più esperto e compe- 
tente, in fatto di politica coloniale, fu unanime nel deliberare essere 
indispensabile che all'elemento giurìdico si accoppi nei consolati 
l'elemento commerciale; che dall'ufficio di consoli, e da quello di 
funzionario ai consolati, siano, nei limiti possibili, allontanati indi- 
vidui di nazionalità straniera,gl'interessi dei quali sono assai spesso 
in più o meno aperta contesa con quelli della nazione ch'essi rap- 
presentano : e finalmente che dove esista giurisdizione consolare, 



32 Bollettino della Società africana d'Italia 

venga istituito il console giudice. Queste proposte che trovarono 
pieno accoglimento nella Conferenza, ci paiono cosi naturali, cosi 
precise, da rendere pressoccHè oziosa ogni dimostrazione, ogni espo- 
sizione delle ragioni che le ispirarono. 

Ancora l'attenzione della Conferenza si portò sulla istituzione- 
di camere di commercio all'estero. Queste istituzioni private, quan- 
do sieno composte di elementi autorevoli e schiettamente nazionali^ 
possono infatti mirabilmente concorrere allo scopo elevato di scuo- 
tere quella timidezza, queDa sfiducia che noi vediamo purtroppo 
operare come un'ostacolo privativo al movimento del nostro capi- 
tale all'estero. E noi facciamo voti perchè ancora su questo punto 
8Ì porti la vigile attenzione del Governo; poiché il legislatore in 
questa guisa soltanto potrà coadiuvare la trasformazione economica 
e sociale, alla quale deve tendere la nostra emigrazione, affinchè 
essa diventi all'estero una ragione di orgoglio nazionale; e non sia 
più, come oggi avviene parecchie volte, l'oggetto della commisera- 
zione straniera. 

Della Valle 



ESPLORAZIONI AFRICANE 

Dai Signori ingegneri Capucci e Cicognani, nostri soci in viag- 
gio per lo Soioa , riceviamo interessanti note per l'itinerario da 
Assab air Aussa. Ne pubblichiamo per ora una prima parte, rin- 
viando la fine ^1 prossimo numero del Bollettino. 

Il giorno 28 luglio 1885 partiamo da Assab ed arriviamo a 
Margable dopo 9 ore e 1^2 di cammino— Lasciamo Margable alle 5 
del pomeriggio; trascorsa appena mezz'ora s' incontra un torrente 
ohe porta il nome d' Assabol. Scavato un foro nel mezzo del suo 
Ietto si ottiene acqua eccellente — A sinistra soorgesi un piccolo 
irillaggio — Un altra mezz'ora di via e cessa la grande vegetazione 
della valle. 

S'incontra più tardi un altro torrente e poi si giunge ad Adee- 
la al piede delle prime colline rocciose—Qui si pernotta — Manca, 
l'acqua. 

29 luglio si parte d'Adeela alle 3.35 ant. Nessun sentiero; però 
il terreno non è accidentato. Incontrasi il torrente Uahan che scorre 
dal monte omonimo— Le ricerche per trovar acqua falliscono. Gi- 
riamo attorno al monte Uahan e, dopo qualche tempo, troviamo 



Anno V. Fase. II. Febbraio 1886 33 

r acqua raccolta in due o tre pozzi naturali, con fondo roccioso; 
l'acqua è fresca, sorgiva. I pozzi ne sono provvisti tatto Panno. 

La località si chiama Uahan — Muoviamo per un sentiero che 
si mantiene costantemente piano ma sassoso , pel quale s'arriva a 
Dalu, dove si fa sosta— Mancanza d'acqua. 

30 luglio—Si lascia Dalu. Fatto un breve tratto di via si trova 
un primo torrente; dopo poco tempo se ne incontra un secondo — 
n sentiero è difficile, in alcuni punti manca affatto — Nel primo 
torrente non v'è acqua, nel secondo, che chiamasi Incor o N'eor, 
Te ne è molta, ottima e non manca mai. 

Il territorio interposto fra i due corsi d'acqua porta il nome di 
Darghen, e tutta la località quello di Basa, ove giungiamo sul far 
di sera e passiamo la notte. 

31 luglio— Si abbandona Basa nel meriggio — Dopo avere at* 
•traversato due volte il torrente W cor, mantenendoci sempre sulla 
sua riva sinistra, s'arriva ad Ascoma — Manca Tacqua. 

Lungo la strada abbiamo incontrato molti formicai alti più di 
un metro, ma di struttura irregolare — Osservammo non meno di 
'Cinque specie di acacie. Ascoma è situata all'est dei monti vulca- 
nici dello stesso nome. 

1^ agosto — Lasciato Ascoma il mattino, traversiamo la catena 
dei monti vulcanici — Terreno accidentato — Si giunge a Bufa. 

n torrente vicino dove , per caso , troviamo un poco d' aequa 
pessima, si chiama Buholi. 

2 Agosto — Si lascia Bufa e, percorrendo una via ora in sa» 
lita ora in discesa, cattiva sempre, arriviamo in una località detta 
Uli; non lontana dalle falde del monte Musali, dove ci fermiamo* 
B paese attraversato ò detto Bamadà. Nel punto della fermata non 
c'è acqua; se ne trova però in un crepaccio ai piedi del vicino 
Musali. 

Ho fatto una piccola escursione fino all' acqua, senza trovare 
nulla di notevole, tranne tre alberi, che danno ombra^ e sono i pri- 
mi incontrati da Margable in poi. Uno lo si può chiamare pioppo 
addirittura, perchè ha legno e foglie uguali al pioppo , l' altro ha 
le foglie del leandro ed il terzo porta per frutti una gran quan* 
tìtà di piccole ciliege, la cui polpa è quasi pura gromma. 

3 Agosto — Fermata. 

4 Agosto — Si parte da Uli alle 2 1|2 ant. seguendo il tor^ 
rente , che è largo ed ha sponde ripide. Poco dopo imbocchiamo 
un affluente del torrente ora accennato , e veniamo quindi a tro- 
varci proprio alle spalle del monte Asassi. Di U scendiamo nel pro- 
fondo vallone di Marguita; i monti che lo formano sono alti e soo- 



34 Bollettino della Sooietà africana d'Italia 



soesi. Solo qualche ora più tardi ne toochiamo il punto più basso. 
B^isaliamo, avendo la maggior distesa della valle di Marguita sulla 
nostra sinistra. Un ora dopo tocchiamo Faltipiano. Si discende in 
fdtra valle detta Asghero,che corre nella stessa direzione della valle 
di Marguita. — Si lascia sulla nostra destra un piccolo vulcano 
dello stesso nome, alto un 80 m. circa. S'attraversa questa secon- 
da valle e si toma a salire. Verso sera s' incomincia di nuovo a 
scendere verso la valle di Madgul , dove giunti si fa sosta sotto 
un bell'albero & cui sono attaccati molti nidi di pendolini. G-li 
Abissini chiamano curcuna quest'albero, ma lo si trova anche dar 
noi , dove serve per formare siepi spinose e porta il nome di 
marruga. 

La vallata di Madgul è all'incirca parallela alle altre e si e* 
stende molto verso S. E. Vi s'incontrano molti fossatelli in cui 
si stagna l'acqua. 

Nella valle si produce molto fieno: ciò che le ha procurato non 
peca importanza presso i dancali. 

Attraversiamo la vallata di Madgul e dopo, giunti sull'altipia- 
no, torniamo a scendere. Prima d' annottare si arriva alla casa di: 
Babeli, nostro capo carovana. 

Il 5, 6 e 7 agosto restiamo fermi a Madgul. 

8 agosto — Ore 9,5 ant. — Partenza da Madgul. 

Dopo poco più d'un ora di strada s'incontra il torrente Lehe« 
bit che viene d» E. con direzione verso 0. Ne risaliamo la spon» 
da destra ed alle 10 1|2 ci fermiamo in una località detta Bufa.. 

Nel torrente, in certe buche, trovasi un poco d'acqua, ma non- 
Te ne è sempre. 

Tutte le valli attraversate hanno comune il nome di bahoru 

9 Agosto — Fermi a Bufa 

10 „ Si lascia Bufa alle 7,85 ant. La strada passa sopra 
della vera lava con profonde screpolature. Ci arrestiamo di poi in 
nna gola che si allarga in piccola valle al piede dell'altipiano prin- 
cipale. Tutto il paese chiamasi Enakir — Ad Enakir passiamo la 
notte. 

11 Agosto — Si lascia Enakir al cader del giorno e dolcemente 
salendo , imbocchiamo in un arida valle chiamata Abrà , nel oui^ 
mezzo trovasi una vera oasi verdeggiante di erba e di alberi che 
danno ombra — Vi giungiamo il mattino e vi rimaniamo fino al 
pomeriggio. 

(contintM) 



Anno V. Paso. IT. Febbraio 1886 35 



La Spedizione per l'Araah 

Nella scorsa settimana sono giunte alla Presidenza della So- 
cietà À&ioana , notizie della spedizione per V Harrar , partita il 
giorno 26 scorso Gennaio sotto la direzione del Conte Porro e 
della quale fa parte il delegato speciale della Società Africana 
Prof. G. B. Licata. 

La spedizione sbarcava ad Aden il giorno 7 febbraio ed aspet- 
tava in quella città il piroscafo Venezia^ che dovea condurla a Mas- 
saua, ove deve formare la sua scorta e le sue carovane. 

Siccome il bagaglio della spedizione è molto considerevole , 
cosi venne deciso che i camelli si sarebbero affittati a Zeila. In 
proposito il Conte Porro, ha avuto varii colloqui con il governa- 
tore inglese di Aden, Maggiore Hunter e si spera che alcune dif- 
ficoltà da questi aocampatCì vengano presto superate. 

L' aver dovuto la spedizione andar prima fino ad Aden per 
poscia ritornare indietro con altro piroscafo e scendere a Mas- 
saua , depone molto poco favorevolmente quanto ai mezzi di co- 
municazioni fra ritalìa o le coste orientali del Mar Bosso. 

I membri della spedizione oltre allo aver perduto un tempo 
prezioso, hanno dovuto aver la noia di trasbordare sopra altro pi- 
roscafo Finterò bagaglio e sopportare per ciò spe^e non lievi. 

É da sperare che il Governo provveda perchè presto finisca 
un tale stato di cose, cosi nocivo anche agli interessi commerciali 
che si debbono stabilire in quelle nuove contrade italo-africane. 

Nel prossimo bollettino speriamo di dare notizie maggiori 
sull'andamento della spedizione. 



Il commercio del Bacino del Congo 

II Conte Angelo de Gubematis scrive dair India. 

* Ci II mio animo è turbato dal pensiero ohe una regione 

come rindia possa sfuggire al nostro commercio, solamente per- 
chè agl'italiani è mancato l'animo per fare attive le simpatie che 
noi possiamo destare nell' India — Ora queste simpatie sono cosi 
facili a conquistarsi da noi e cosi grandi , che è veramente un 
motivo di continua sorpresa per me il vedere che fin qui oosl poca 
parte d' Italia s' è fatta conoscere nell' India. „ 

^ I prodotti italiani arrivano scarsi nell'India per molte ra- 



86 Bollettino della Società africana d' Itali es 

gioni : 1.^ per la ignoranza perfetta ohe si ha nel nostro paese di 
questo immenso emporio commerciale europeo che sr.chiama l' In- 
dia ; 2.^ per la diffidenza dei commercianti italiani a tentare nuove 
vie ; 3.® per non sapere nelP India dove far capo e come ricorrere 
alle sorgenti, essendo il commercio europeo un monopolio di pochi 
avidi speculatori. „ 

Ora questi speculatori fanno un danno incredibile al commer- 
cio italiano, poiché vendono i nostri prodotti a prezzi cosi elevati, 
che sono poco domandati; oppure li danno a prezzi vili, ma di pes- 
sima qualità „. 

Indomiti sostenitori quali noi siamo di un programma, il quale 
non è certo quello ohe ha per limite i confini naturali della nostra 
Italia, non desisteremo dall' opera nostra di propaganda per stan- 
chezza per le difficoltà che possano sorgere. Ma che cos' altro 
possiamo noi fare, all' infuori di tener desto nel pubblico la fede 
di una patria grande, ricca e potente, col mezzo di studi, ricer- 
che e diffusione di quanto ha attinenza con la tendenza d' espan- 
sione della giovane Italia ? 

Arrestiamoci però in tempo, prima che ai molti quietisti non 
sia data occasione di chiamar rettorioa alcune verità, che possono 
dispiacer loro. 

Ed ecco senz'altro alcune cifre e notizie, che riguardano prin- 
cipalmente una vasta e nuovissima regione, il bacino del Congo, 
campo aperto all' attività economica di quanti hanno vera e feconda 
operosità. 

Inohiltebbà 
(1883) 

— Costa occidentale d' Africa, esclusa la Gambia, Sierra Leo- 
ne, Sant' Elena, e compresavi la Costa d' Oro. 

Importazioni: (1) Commercio generale : fr. 54.625,000. 

Esportazioni — Commercio generale : 50,075,000 di franchi. 

Commercio speciale : 43,225,000 di franchi. 

Possessi francesi d' Africa , alla costa occidentale ed orien- 
tale (Réunion). 

Importazioni — Commercio generale : Parte occidentale : 



(1) Per importazioni s' intende il movimento della merce che si 
esporta dal bacino^ del Congo e si importa negli stati Europei ed ame- 
ricani, e per esportazioni intendesi il contrario. 

N. d. D. 



Anno V. Fase. II. Febbraio 1886 37 

16,000 sterline — Parte orientale : 80,000 sterline— Totale 96,000 
sterline, cioè: 2,410,000 di franolii. 

Esportazioni — Oommercio generale : Parte oocidentale : 93.000 
sterline. Parte orientale : 75 sterline ^ cioè 4^182,000 franohi — 
Conuneroio speciale: Parte oocidentale: 81.000 sterline — Parte 
orientale : 68.000 sterline. Totale : 152 000 sterline cioè : 3.700,000 
franchi. 

Possessi portoghesi d'Africa alla costa occidedtale e orientale: 

importaatont— Commercio generale — Parte occidentale: 121.000 
sterline. Parte orientale : 42.000 sterline. Totale : 16^.000 sterli- 
ne, cioè : 4.075.000 franchi. 

^«por^asionì— Commercio generale : Parte ocoidentale : 305.000 
sterline. Parte orientale : 66.000 sterline. Totale : 371.000 sterline 
cioè : 9. 275, 000 franchi. Commercio speciale : Parte occiden- 
tale: 299.000 sterline. Parte orientale; 62,000 sterline cioè: 7,026,000 
franchi. 

Costa orientale d' Africa — esclusi il Capo , Natale e Mauri- 
zio, compresavi Madagascar. 

Importazioni — Commercio generale : 282.000 sterline , cioè 
7.050.00 franchi. 

Esportazioni — Commercio generale : 236.000 sterline cioè ; 
5.900.000 frane. Commercio speciak : 2,31,000 steri, cioè : 5,775,000 
franchi. 

Totale del movimento commerciale fra la Gran Bretagna e l'A- 
frica, compreso le colonie francesi e portoghesi, meno la Gambia, 
Sierra Leone, Sant' Elena, il Capo, Natale e Maurizio, 147,600,000 
franchi : dei quali 78.160,000 franohi appartengono alle importa- 
sdoni, commercio generale ; 69. 432. 000 franchi alle esportazioni 
commercio generale, e 61.725.000 franchi rappresentano il com- 
mercio speciale. 

^am^azione— Navi entrate nei porti d'Inghilterra, provenienti 
dalle coste d'Africa 222, di un tonnellaggio complessivo di 272.000 
tonnellate. 

Navi dirette dall' Inghilterra in Africa 478 , di tonnellate 
488.000. 

Francu 
(1883) 

— Costa occidentale dell'Africa, dal Marocco al Capo di Buo- 
na Speranza, non compresi i possessi francesi e inglesi. 

Importazioni — 93.436.000 franchi, di cui 37,826 al commer- 
ciò speciale. 



38 Bollettino deeoilla Sotà africana d' Italia 



Esportazioni — 3.682,000 franchi , di cui 2.322.000 al com- 
mercio speciale. 

Possessi inglesi d'Africa alla costa occidentale e orientale, 
compresovi Maurizio e il Capo. 

Importazioni — Parte occidentale : 6.523,000 franchi : Parte 
orientale : — 2.770.000 franchi : totale : 10.294.000 franchi, di cui 
7.516.000 al commercio speciale. 

Esportazioni — Parte occidentale : 1.892.000 franchi — Parte 
orientale: 11.852.000 franchi: -^ totale: 13.744.000 franchi, di 
cui 9.633.000 franchi al commercio speciale. 

Altri paesi d' Africa, compreso Madagascar , ed esclusi la 
Réunion, Sainte-Marie, Mayatte e Kossi-Bà. 

Importamoni--ò,022,0Q0 franchi, di cui 3,891,000 al commer- 
cio speciale. 

Esportazione — 2.O92.O0O franchi, di cui 1.148.000 al commer- 
cio speciale. 

• Navigazione — Dal Tableau general des Doiianes, si rileva che 
il commercio fra la Francia e V Africa, meno il Senegal^ la Béunion 
e le piccole colonie dell' Oceano indiano , compresavi però Mada- 
gascar e le colonie inglesi, ha occupato nel 1883, 113 navi fran- 
cesi, di 70.000 tonnellate, e 192 navi straniere, inglesi, tedesche, 
complessivamente, di 97.000 tonnellate. 

Germania 

(1883) 

Commercio di Amburgo colle coste accidentale e orientale : 

Importazioni — Costa occidentale: 11.155.000 franchi — Costa 
orientale: 1.641.000 franchi, totale: 12.790.000 franchi. 

Esportazioni — Costa occidentale : 47.554 tonnellate — Costa 
orientale: 30.291 tonnellate (di cui 25,248 al Capo), Totale: 77.845 
tonnellate, di un valore approssimativo di cinque milioni. 

Navigazione — Uscite da Amburgo 83 navi di tonnellate 4,000; 
entrate 102 ^54.000 tonnellate). 

Olanda 

(1883) 

•— Costa occidentale e orientale : 

Importazioni — Commercio speciale : 13.836.000 franchi. 
Esportazioni — Commercio speciale : 3.577.000 franchi. 
Navigazione — Uscite dai porti^d'Olanda, dirette all'Africa, 44 
navi; entrate 55. 



Anno V. Fase. II. Febbraio 1886 89 



Stati Uniti 
j (1883-84) 



Commercio — Costa occidentale e orientale. 

Importazioni — Commercio generale : 19.025.000 franchi. 

Esportazioni — Commercio generale : 13.100.000 franchi. Com- 
mercio speciale : 12.976.000 franchi. 

Navigazione — Uscite dai porti degli Stati«Uniti 68 navi (22.000 
tonnellate], entrate 124 ,97.175 tonnellate). 

Portogallo 
il881^ 

Commercio del Portogallo, coi snoi possessi delle coste occi- 
dentali e orientali dell'Africa. 

Importazioni — Commercio generale : 9. 912. 000 franchi, di 
cai 4.054.000 franchi rappresentano il prodotto del commercio spe* 
ciale. 

Esportazioni — Commercio generale : 6.900.000 franchi, di 
cui 3.360.000 franchi sono da attribuirsi al commercio speciale (1). 

PsonoTTi espostati dal Congo in Eubopa 

Le mandorle e l'olio di palma; il caffè, il sesamo, il caonthchou, 
il riso , la cera , le pelli , l'avorio , i legnami ed altri prodotti di 
minore importanza. 

Prodotti importati dall'europa nel Congo 

Tessuti ; spiriti ; chincaglierie ; e piccoli oggetti di arma- 
mento ; ferro greggio e lavorato ; arnesi rurali. 

I prodotti europei sono venduti nel Congo nelle seguenti pro- 
porzioni 2) : 

Costa ovest — Articoli francesi . . 20 a 25 per cento 



„ inglesi . . 50 „ 

tedeschi . . 10 
diversi , . 10 



„ tedeschi . . 10 a 16 „ ,, 



n n 



(\) Lee colonies fi anpaises — Paris 1886. 
{2) V. Vignon, op. cit. pag. 91. 



40 Bollettino della Società africana d'Italia 



Costa est — Articoli 


francesi 


20 a 25 per cento 


T> » 


inglesi 


^ n » n 


n n 


Svizzeri e indiani 






( stoffe di cotone j 


30 a 25 „ „ 


n » 


Americani e por- 






toghesi 


20 a 25 


Madagascar — Articoli francesi 


BO „ „ „ 


» n 


americani e in gì. 


BO „ , „ 



I prodotti italiani che potrebbero scambiarsi al Congo sono : 

Secondo le notizie mandate dal tenente Massari, si potrebbe 
scambiare contro 1' avorio, facili a pietra ridotti; pallucce da sparo; 
chincaglierie e perle di Venezia ; bottiglie vuote ; braccialetti di 
ottone; panni di cotone. 

Secondo le informazioni perveniite al Ministero (\\ anche i co- 
ralli lavorati, di qualità ordinaria , potrebbero trovare .smercio al 
Congo. 

Primo requisito per lo smercio dei prodotti europei al Congo, 
dev' essere il basso prezzo, poco importando che la qualità sia infi- 
ma — Gr inglesi ed i tedeschi si sono, senza sacrifizi, uniformati 
a questi gusti degli indigeni e fabbricano per i negri prodotti in- 
fimi e di bassissimo prezzo. 

Fbincipàli casb di commercio al Congo 

1.^ La Nieuwe Afrikansche Hanpels-Venoot-schop di Rot- 
terdam ; 

2.^ DaumaSj Béraud e (7. di Parigi fondato sin dal 1885. 

8.^ Central African Trade company — società anonima con sede 
a Lisbona, fondato da capitalisti inglesi e portoghesi. 

4.® La casa Hatton e Cookson di Liverpool ; 

5.^ La casa di Lisbona. 

Coloro a cui mancasse T opportunità e il tempo di consultare 
Wauters, Vignon, e molti altri libri e riviste che si occupano del 
Congo dal punto di vista economico, potranno assai utilmente leg- 
gere uno splendido lavoro , U nuovo stato del Congo , pubblicato 
nella egregia rivista di Sciente Sociali di Firenze, direi^to do Et- 
tore Cappio il quale è tra i pochissimi che in Italia si occupino 
delle grandi quistioni del commercio internazionale , in maniera 

lodevole sotto ogni rapporto 

G. CarerJ. 



(1) V. Bollettino di notizie commerciali, serie II, Voi. II, n® 1. 



Anno V. Fase. II. Febbraio 1886 41 



APPUNTI SULLA TRATTA DEGLI SCHIAVI 

Poicbà le più interessanti qnistioni , i pia ardni problemi , i 
più vitali interessi ohe riguardano il mondo afiticano , trovano 
posto in questo Bollettino , della Società Africana , non parrà 
per certo fuori luogo che, anche in questa pubblicazione^ si parli 
della più profonda e dolorosa piaga del continente africano , la 
tratta degli schiavi. Avrei voluto però che tale soggetto fosse 
stato trattato da ipenna yalorosa : ma queste mie parole non si 
propongono altro scopo fuori quello d'intrattenere brevemente an- 
che i lettori del Bollettino su d'un argomento il quale, per quanto 
discusso e studiato, rimane sempre in gran parte nelle condizioni 
di prima, e costituisce una vergogna per l'umanità; dimostra^ da 
questo lato, l'impotenza del mondo civile, che a cosi nauseabonda 
piaga non ha saputo trovare efficaci rimedi. 

Secondo i calcoli fatti da notissimi viaggiatori , come Livin- 
gstone , Kohlf , Baker, von Decken ed altri, fé cifire della tratta 
di schiavi sono rilevantissime. 

Il maggiore centro di questo infame traffico è il Sudan; i più 
ricchi e sicuri mercati sono il Bornù^ il Fezzan, Tidichelt e Zan- 
zibar; la grande affluenza di schiavi è in Egitto e nell'Arabia. 

Ogni anno si esportano in media dal Fezzan 10,000 schiavi ; 
dal Sahara 12,000; dalle regioni del Nilo 30,000 ; dallo Zanzibar 
40,rio , dal Sudan 15,000 e che formano in tutto oltre centomila 
negri, condannati alla schiavitù. L'Egitto ne prende da 40 50,000; 
il resto è assorbito dalla Turchia. 

Giunge a destinazione soltanto l'ottava o la decima parte dei 
disgraziati che sono comprati, o spesso anche rubati, alle loro fa- 
mìglie ; poiché gli altri soccombono alle fatiche del viaggio , ai 
maltrattamenti patiti, all'epidemie, o, se sono deboli e presentano 
poca probabilità di sopravvivere , sono gettati in mare, prima di 
arrivare a Zanzibar , per non pagare alla dogana la tassa d' en- 
trata, ohe è di due talleri a persona. 

H prezzo di questi infelici subisce delle considerevoli alterna- 
tive: sul posto, dirò cosi, di produzione, si può acquistare un gio- 
vanetto per una lira di mussola colorata; a Zanzibar varrebbe da 
BO a 40 lire; un uomo robusto ne vale da 100 a 150; per le donne 
il costo cambia straordinariamente secondo 1' età , V avvenenza di 
esse, secondo i capricci del compratore; ed abitualmente raggiun- 
ge le 500 lire : ma le Abissine e le Galla, a Zanzibar, vengono pa- 
gate anche parecchie migliaia di lire. Un nero acquistato allo 



42 Bollettmo della Società airioana d'Italia 



Zambese per ima lira di stoffa in ooloroi si vende circa 80 lire a 
Zanzibar^ e 400 in Arabia. 

La soryeglianza europea non ha fatto diminuire questo com- 
mercio, ma lo ha reso pericoloso per chi lo esercita, ed ha fatto 
aumentare di molto il costo della merce consegnata a destinazione. 

Dal^l855, la schiavitù à stata soppressa nell'impero Ottomano, 
ed il commercio degli schiavi non cessò; il 4 agosto 1877 l'Inghil- 
terra stipulò una convenzione con l'Egitto per l' abolizione della 
tratta dei neri, e qaesta non fu abolita; il 23 dicembre 1885 ITta- 
lia ha firmato una convenzione con la Gran Brettagna e con l'E- 
gitto per partecipare a quella citata del 1877, e vogliamo sperare 
ohe i risaltati siano diversi dei precedenti. Ma questo deaiderio ò 
di difficile attuazione, se crediamo che stia nel vero un uomo com- 
potentissimo, Sir Samuele Baker, che ha detto: 

« L'Egypte favorise l'esdavage; je n'ai jamais vu un seul em- 

ployé du gouvemement qui ne le oonsidér&t comme une institution 

absolument nécessaire à l'Egypte. De cotte fa90ii , tonte démou- 

stration ostensiblèment faite par le gouvernement égyptien contro 

le traite des noirs n'est qu'une formali té, pour tromper les puia- 

sances européennes. Quand on leur a ferme les yeux , et quo la 

question est ajournée , le trafic de chaìr humaine recommence de 

plus belle „ L'Inghilterra, che oggi occupa l'Egitto, potrebbe per 

certo operare con fermezza, perchè la questione della tratta degli 

schiavi, possa fare un serio passo verso quella soluzione ch'è uno 

dei più vivi desideri del mondo civile. 

E- G. B. 



Opere pervenute in dono alla Società africana. 

Dal Ministero della guerra della repubblica Francese: 

1) Carta d' Africa 14 fogU aUa Scala di 2,000,000 

2) „ dell'Algeria 12 „ „ „ « 60,000 

3) „ della Tunisia 6 „ „ „ „ 200.000 

4) „ deUa Francia 31 „ „ „ „ 50.000 

5) n « « 10 „ „ , „ 200,000 

Dal sig. Sorrentino Pasquale — Spagna, di E, De Amicis. 

La Società ha pure ricevuto il rapporto degli anni 1882-83-84 
della Commissione geologica del Canada corredato di numerose ed 
interessantissime carte. 
Dalla Signora Angela Haimann Bettone — Oirenaioa — (Tripoli- 

tania) di Giuseppe Haimann. 



Anno V. Faao. II. Febbraio 1886 



43 



lEBGE PROTENIENTE DALL ABISSINIA E DAI SUOI DINTORNI 

Stato della merce importata senza raftia durante il mese 

di Marzo 1885. 



QUALITÀ deUa MERCE 



-c8 






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.13 


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o 

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08 





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Valore 

in piastre 

Tariffa 



ài 



Pelli di bae .... 

Miele 

Borro 

Caffi 

Zibetto abissino (onoie) . 
Pelli cono ate .... 
Cera vergine .... 

Bovi (capi) 

Generi 

Otri piccoli e grandi 

Orasse 

Pepe rosso 

Legna per zattere . . 
Staoie. . ..... 

Semi medicinali (pacchi) 
MuU . . . .... 

Tamarindo ..... 

Fave (chela) 

Beati di elefante . . . 
OHo 

Manti abissini .... 
Pelli di leone .... 
Latte estratto dalle /oròte 
Strisoie di pelle . . . 
Semenze di piante . . 

Lardo 

CayaUi ...... 

Cusso 

Totale 




808,112 32 

1,989 07 

279,402 17 

41,772 

66,456 

4,003 

11,656 

62,607 

605 

748 

676 

70 

818 

34,735 

315 

9,500 

2,812 

118 

134,152 03 

415 

187 

102 

19 

100 

50 

162 

300 

15 



06 
30 



20 
32 



r, 

10 



28 
30 



1,459,098 



32 



89 



Di provenlensa da Dahlak e le isole oiroonviclne. 



Unghie di granchi rotondi 

Conchiglie 

Madreperla 



n 


3,930 


» 


n 


n 


620 


n 


» 


n 


16,620 


n 


» 



5,471 

1,300 

36,360 



10 






44 



Bollettino della Società africana d'Italia 



QUALITÀ della MERCE 



'Cfl 













•1-4 







Valore 


-♦3 


5 




Oche 


<«t 


in piastre 


08 



P^ 




co 


Tariffa 


<y 






Q 





Tartaruga 

Foglie di palma Dum (pace.) 
Penne di struzzo . . . 



Totale 



•48 
U 
08 

PM 



» 

6 

n 

■ • • 


100 

57 

• • • 


n 
n 
n 

• • • 


n 
» 

• • 


2,800 

125 

14,676 

59,131 



n 
n 
II 



10 



Di provenienza da Aden e India 



Liquori .... 
Armadio in legno. 
Pantofole . . . 

Patate 

Tabacco inglese tagliato 
Sigari maltesi . . 

Dura 

Cotone manifatturato 
Farina .... 
Filati rossi . . . 
Olio fino .... 
Bicchieri di vetro 
Datteri ( coffette) . 
Uva secca . . . 
Salmone (dozzine) 
Piokles (dozzine) . 
Limoni .... 
Uova • . 1 . . 
Confetture (dozzine) 
Sardine (scatole) . 
Penne di struzzo . 
Grano (Ardeb) . . 
Parasoli .... 
Tappetti europei . 
Olibano per masticare 
Riso (sacchi) . . 
Miglio (sacchetti). 
Tombacco (Surrat) 
Bilancia • 



201 




144 


n 


7,767 


2 


rt 


n 


n 


1,650 


15 


n 


rt 


n 


90 


» 


n 


949 


160 


2,373 


n 


n 


7 


100 


36 


n 


n 


26 


n 


268 


863 '/ 


n 


» 


n 


32,827 


21,302 


n 


67,746 


32 


804,116 


fi 


n 


11,086 


80 


19,226 


n 


n 


4,044 


384 


66,196 


n 


n 


10 


320 


75 


4,000 


n 


n 


n 


3,600 


76 


n 


f) 


n 


3,876 


n 


n 


64 


320 


259 


8 


» 


n 


» 


304 


8 


n 


n 


n 


804 


200 


fi 


1) 


n 


50 


1,600 


n 


n 


n 


360 


8 


n 


n 


n 


304 


200 


n 


fi 


n 


300 


1 


n 


» 


n 


500 


Vt 


n 


» 


n 


65 


198 


n 


» 


n 


1,188 


28 


n ^ 


n 


M 


1,160 


Ti 


20 


n 


» 


100 


968 


n 


» 


» 


78,484 


8 


n 


n 


f) 


106 


fi 


n 


4^206 


160 


13,151 


1 




» 


n 


800 



n 
n 

n 

20 

10 

n 

20 

01 
12 
37 
24 



08 

» 
» 

n 
» 
» 
n 
II 
n 
n 
n 
» 

n 

10 



Anno V. Paao. II. Febbraio 1886 



45 



<ÌUALIt1 della MERCE 



) 



cS 








Qohe 



B 



Valore 

in piastra 

Tariffa 



Petrolio (casse) 
Droghe . . . 
Incenso Sechri. 
Garofani . . . 
Ancora in ferro 
Corda di lino . 
Znoohero . • . 
Pepe nero . . 
Znochero europeo 
Resina . . . 
Limonata(bottiglie 
Profumerie . . 
Garofani . . . 
To:nbacoo Surrat 
Conserve alimentari 

Vino 

Panno rosso ordinario 
Semenze indiane (sacchi) 
Fiori d'arancio (cassette) 
Cotone manifatt arato 
Generi diversi . . . . 



25 


T» 


n 


n 


n 


1,64B 


f» 


n 


n 


8,326 


n 


n 


li 


fi 


1,391 


80 


n 


3,700 


n 


n 


n 


4,600 


n 


n 


n 


16,030 


y 


n 


n 


» 


1,261 


160 


n 


B 


414 


n 


n 


n 


475 


80 


25 


ti 


n 


n 


n 


1,280 


li 


n 


jt 


n 


650 


320 


n 


n 


1,980 


n 


1,702 


n 


549 


n 


n 


11 


1,352 


320 


3,970 


n 


1» 


ji 


1 


n 


n 


n 


50 


n 


n 


li 


7,000 


n 


15,834 


128 


772 
• • • 


n 

• • • 


n 

• • • 


n 

• • 



850 
2,467 
6,243 
9,739 
4.162 
4,600 

19,693 

* 9,550 

2,070 

1,900 

36 

16,280 
3,855 
6,087 
8,710 
3,758 

22,325 

85 

1,260 

289,240 

3,570 



Totale 1,405,720 






n 

20 
20 

32 
20 

» 

06 
32 

I» 

32 



fi 
24 

20 

28 
16 

t 

n 
n 
n 
II 

91 



Di provenienza dair estero 



Filati rossi . . • 
Conterie di vetro • 
Maccheroni . . . 

Vino 

Cotone manifattnrato 
Piatti di ferro . . 

Vino 

Assenzio (dozzine). 
Cognac ^dozzine) . 
Amaro (dozzine) . 

Totale 



147 
» 

418 
1,260 

"26O 

100 

40 



n 

I* 
fi 
n 
n 

n 

n 
» 






1,260 

960 

97 

86 

1,366 

1,368 
I* 

n 

n 



288 
80 
80 



n 
n 
n 
n 
n 



20,801 

8,902 

388 

144 

23,266 
6,300 
4,104 
8,840 
3,400 
1,360 

77,495 



35 

n 

32 
04 

n 

» 
ti 
n 
ft 

71 



46 



Bollettino della Società africana d'Italia 



Di provenienza da Snez 



QUALITÀ della MERCE 


1 


O 

o 


Oche 


B 
S 

OS 


Valore 

in piastre 

Tariffa 


-ài 


Sardine (barili). . . • 

Patate 

Conserve alimentari(oa8.) 
Cognac (dozzine e oke) . 
Farina 

Totale . . 


1 

n 

1 

7 

» 
• • • 


n 
n 
n 
n 

n 

• • • 


n 

144 

n 

27 
7.920 

• • • 


320 

n 
n 
ri 

• • 


100 

329 

&0 

697 

17,820 

18,996 


n 

24 

n 
n 

n 

24 



Di provenienza da Gedda 



Cassettini di latta. . . | 400 | „ | 



Ini 100 I 



Di provenienza dal Sudan 



Gomma arabica 



• • • 



I „ I 17,395 I 80 I 117,413 | 22 



Meroe giunta con raftia dalle località sovra indicate* 



Liquori • 

Fratta selvatica (Nabc). 
Incenso Somalo . . . 
Tavole grandi di legno . 

Cosmetico 

Foglie di palma (pacchi). 
Scorza d'alberi per cucire 
Cotone manifatturato. 
Riso (in sacelli e oke). 
Garotte del Taman. 
Tabacco • . . 
Sapone . . . 
Uva secca . • 
Bicchieri di vetro, 
Piatti di ferro . 
Formaggio . . 
Carta da sigarette (scatole) 
Catini e brocche in rame. 
Utensili in ferro . . . 

Scarpe 

Dolci 



2,022'/, 


n 


15,720 


n 


n 


n 


7,701 


» 


106 


a 


n 


n 


204 


n 


n 


n 


« 


» 


8,629 


n 


100 


» 


» 


n 


1» 


n 


120 


n 


1,485 


6,474 


2,271 


n 


201 


n 


7,004 


n 


n 


n 


8,814 


n 


n 


» 


638 


n 


n 


n 


2,742 


n 


» 


» 


2,062 


n 


» 


278 


n 


n 


» 


198 


n 


n 


n 


li 


267 


n 


1,800 


n 


n 


n 


40 


n 


273 


n 


27 


n 


n 


n 


868 


n 


f» 


n 


n 


11 


8 


9 



n 
n 

« 

9 



89,607 20 
3,866 
210 
4,080 
8,666 
600 
160 
270,069 
29,408 
1,366 
6,380 
7,977 „ 
3,869 30 



10 
16 
20 



792 

297 
2,866 
1,800 
6,848 

144 
11,638 

160 



20 



80 



Anno V. Paso. IL Febbraio 1886 



47 



QUALITÀ deUa MERCE 



««8 






« 




• f^ 


'^ 




a 


Valore 




o 


Oche 


a 


in piastre 


C8 


^ 




00 


Tariffa 



-c8 



Carta gialla per involgere 

Patate 

Latte in conserva (easse) 

Bauli enropei .... 

Conserve alimentari e ge- 
neri diversi ( oke e 
quantità) 

Ferramenta 

Cipolle 

Confetti 

Pasta fina (vermicelli) . 

Olio fino ...... 

OUve 

Noci 

Seta cairina egiziana . . 
Asini 

Sedie in legno (dozzine) . 

Sigari europei .... 

Zucchero europeo (oke e 

rotoli) 

Orasse di pesce . . . 
Bicchieri abissini . . . 

Candelieri 

Parina europea . . , 

Aceto 

Olive verdi 

Chiodi piccoli .... 
Fieno (balle) .... 
Sacchi 

Globi di lampade (casse) 

Scope 

Piselli (scatole) . . . 
Fagioli (scatole) . . . 
Terraglia inglese . . . 
Fammiferi in legno (scat.) 
Dnra ....... 

Limonata in boti, (dozz.) 
Baiale maltesi .... 



40 

40 
2 



727 
4 

fi 
fi 
» 

n 

fi 
1 

1 



19 
11 

» 

40 

19 

n 
n 
n 

35 

fi 
1 

50 

100 

400 

11 

1,800 

86 
24 



n 



n 
» 

» 

n 
n 
fi 
n 
n 
fi 
n 



522 



13,743 



fi 
n 
n 
fi 

II 



855 



n 
fi 
ti 
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» 
» 

» 
n 



» 


« 


1,068 


n 


» 


TI 


n 


» 


6,916 


200 


n 


TI 


1,156 


200 


65 


fi 


403 


n 


120 


n 


127 


n 


80 


n 


129 


n 


n 


1) 


fi 


» 


85 


» 


3,633 


20 


288 


» 


n 


n 


n 


» 


8,500 


» 


906 


n 


90 


n 


282 


» 


n 


fi 


n 


fi 


» 


fi 


n 


fi 


fi 


n 


» 


» 


» 


» 


n 


n 


12,901 


» 


» 


n 


» 


fi 



45 

781 

1,000 

100 



44,484 
670 
578 
325 
1,309 
690 
381 
160 

19,350 
800] 
110 
850 

13,950 

1,800 

12,451 

240 

13,635 

1,362 

225 

489 

1,400 

638 

800 

150 

225 

800 

2,175 

1,800 

5,559 

438 

24 



n 

10 

» 



39 

» 
10 

n 

30 

» 

n 
fi 
fi 
fi 
I» 

16 

n 

36 

n 
» 
n 
n 
n 

19 

30 

» 

n 

n 
» 

10 

» 



48 



Bollettino della Società africana d'Italia 







1—» 




a 1 Valore 


w« 


QUALITÀ della MERCE 


a 


s 


Oche 


a 


in piastre 






c8 


c§ 




& 


Tariffa 


P4 




(y 






fi 






Tappeti 


7 


n 


n 


n 


1,610 


n 


Bame lavorato. . . . 


n 


n 


207 


50 


2,462 


so 


Zinco .... . . 


n 


n 


435 


n 


978 


90 


Vetrami (casse). . 


10 


n 


» 


» 


750 


ff 


Seterie (metri) .... 


792 


n 


n 


» 


21,211 


90 


Olio di sesame. . . . 


n 


fi 


606 


n 


2,190 


II 


Tavole 


400 


fi 


« 


}» 


4,500 


» 


Tazze da caffè. . . . 


300 


n 


n 


r 


150 


» 


Piattini 


50 


D 


}» 


n 


150 


» 


Penne di strazze . . . 


600 


n 


n 


n 


562 


20 


pilo di ferro (pacchi) . . 


12 


n 


» 


» 


975 


» 


Olibano per masticare . 


1» 


ff 


2,018 


fi 


5,036 


» 


Carrube 


n 


f) 


538 


jì 


538 


li 


Fichi 


W 


fi 


443 


n 


277 


1» 


Portogalli 


775 


fi 


n 


fi 


62 


» 


Paglia in sacchi . . . 


rt 


*3,260 


n 


» 4,326 


» 


Bicchieri in vetro (dozz.) 


10 


fi 


V 


100 


It 


Panali di vetro. . . . 


so 


« 


n 


fi 


160 


19 


Rasoi (dozzine). . . . 


68 


n 


n 


n 


340 


19 


Salsapariglia .... 


n 


» 


63 


n 


1,134 


1» 


Biscottini in scatole . . 


29 


n 


fi 


n 


121 


It 


Pepe nero 


n 


» 


368 


» 


2,576 


» 


Droghe 


463 


n 


2,282 


» 


27,426 


90 


Totale . . 


• • . 


• • 


• • 


* 
• • 


655,986 


36 



Anno V. Fase. II. Febbraio 1886 49 

RASSEGNA AFRICANA 

Zeila ed Araar. — Siccome la spedizione italiana scientifi- 
eo-oommeroiale, testé partita, farà da principio capo a Zeila, per 
poi, inoltrandosi neir interno, visitare anche Àraar, cosi non sarà 
inutile prendere in prestito dal viaggiatore Paulitsclike , che da 
poco ha visitato quei luoghi, qualche breve ragguaglio concernente 
le due città ora nominate. 

Zeila, nel golfo di Aden, situata ad 11.** 22' lat. N., 43* 29.*^ 
long. E. Green., à una città importante e si può considerare co- 
me il punto principale di partenza verso lo Soioa e 1* Araar, e quale 
flboooo naturale del commercio di questi due paesi. 

La città di Zeila, secondo Paulitsohke, si compone attualmente 
di 438 capanne e 324 tende. La popolazione, stando alle notizie di 
alcuni, supera le 10.000 anime, mentre altri non la voglionno fare 
arrivare nemmeno a 3000. 

Tre vie conducono da Zeila all'Araar; ma quella che passa per 
Hambos, Abasuen, Las Uardig, Bia Qaboba e Gialdessa è la prin» 
eipale. 

La città di Araar, a circa 350 chil. dalla costa, occupa il cul- 
aine di un monte granitico , contornato da affluenti del fiume Erer» 
n ponto più alto della città, e quindi del monte , trovasi a 1885 
m. sul livello del mare. 

Araar (9^ 23' lat. N., 42« 24» long. E.), conta 42.000 abitanti 
urea , di cui 12 a 13 mila veri Araarini , 6000 Galla , 6000 So- 
maliy 3000 Abissini, 100 Arabi , 50 Turchi, 11 Greci, 3 Italiani, 
Egiziani e il resto di altre nazionalità. 

Gli abitanti hanno T impronta etiope, mescolata con elementi 
galla, arabi e somali. 

Nella lingua e nei costumi predomina l'elemento arabo. 

Gli articoli d'importazione sono per lo più: conterie, cotonate, 
riso, tabacco, scarpe ecc. ecc. quelli d'esportazione caffè , pelli, 
avorio ecc. 

Il commercio è molto attivo con le contrade vicine. 

Il tenente Bove a Lag^os* — Sono pervenute al Ministero 
della Marina notizie del tenente cav. Bove, datate da Lagos sulla 
costa occidentale dell' Africa, il 28 dicembre 1885. 

La salute di quell* officiale e del personale che lo accompagna 
era ottima. Approdarono a Lagos dopo aver toccate le Canarie, 
quindi Sierra Leone ed una quantità di piccoli porti della Libe- 
ria, nei quali sono reclutati i Crumani negri, molto ricercati dalle 



50 Bollettino della Società afrioana d'Italia 

navi che trafficano nella costa ovest dell'Africa e dalle fattorie 
commerciali. 

Anche il tenente Bove ne assoldò nna diecina per la sua spe- 
dizione al Congo. 

Tali negri liberiani appartengono ad una forte razza, abituata 
al lavoro e desiderosa di guadagno ; però il loro reclutamento pare 
si eserciti, in modo da dargli un carattere quasi di tratta, come 
quella dei colies cinesi, e va facendosi sempre più difficile. Il nostro 
viaggiatore ha notato in tutti i luoghi della costa visitati, che i 
tedeschi spiegano un'attività veramente sorprendente. Egli credei 
per quel poco che gU fu dato osservare, che la costa occidentale 
dell' Africa potrebbe oiFrire ai prodotti italiani un discreto smercio 
specialmente di spiriti e vini di qualità inferiori. 

Anche la polvere ed i fucili potrebbero trovarvi conveniente 
collocamento. 

Notizie del Cong^o — Rileviamo da recenti notizie che sul 
Congo superiore si sono abbandonate quasi tutte le stazioni europee, 
tranne quelle di Leopoldville, sullo Stanley-Pool, la stazione delle 
cascate in vicinanza dell' Aruwimi e la equatoriale. Pare che tutta 
V azione del nuovo Stato si voglia concentrare a Embomma. Que- 
st' ultima località è per certo più vantaggiosa sotto vari punti di 
vista della stazione di Vivi, ma dal lato sanitario lascia molto a 
desiderare. 

Le. posta al Cong^O. — Il Mouvement Oéographique reca ohe 
col 1.^ del corrente anno 1886 lo Stato Libero del Congo entra a 
far parte dell'Unione Postale Universale. 

Un imperatore africano. — Con molta riserva riferiamo la 
seguente notizia, pubblicata dal Mouvement Oéographique stesso. 

Ai termini della convenzione di Berlino, la riva occidentale 
del lago Taoganica dovendo servire da frontiera allo Stato libero 
del Congo, si venne nella determinazione di abbandonare comple- 
tamente la stazione di Carema, situata appunto sulle rive del lago. 

Sembra ora che il tenente Storms , che è un ufficiale belga 
posto al comando di quella stazione , non abbia voluto ottempe- 
rare agli ordini ricevuti e che , dopo aver rassegnato le sue di- 
missioni, tanto da agente della Associazione intemazionale quanto 
da ufficiale di fanteria belga, siasi proclamato imperatore del Tan- 
ganica, sotto il nome di Emilio L 

Esplorazione del lago Liba. — Edoardo Viard, già assai noto 
pei suoi viaggi al fiume Niger ed al Binuè, sta organizzando adesso 



Anno V. Fase. II. Febbraio 188G 51 



una nuova spedizione verso il lago Liba — Egli si propone d' e- 
splorare non solo la regione sconosointa, ove dovrebbesi trovare 
il lago misterioso, ma intende anohe d' iniziare con gli abitanti di 
quelle regioni un regolare scambio di prodotti indigeni contro l'im- 
portazione colà di mercanzie europee. 

Telefi^rafo elettrico £ra Parigi e r alto niger.— Fra non 
molto, stando alle notizie mandate dal governatore del Senegal, Pa- 
rigi sarà in comunicazione diretta con Paltò Niger mediante il filo 
elettrico. Abdul Bubaoar, potente capo-tribù su quel fiume, ha fir- 
mato un trattato col quale si obbliga di proteggere la costruzione 
del tratto di linea telegrafica occorrente per estendere la rete dal 
Basso all' Alto Senegal, il solo ancora mancante per compiere l'in- 
tera rete. 

Avorio fossile.— Al gran mercato di Machecbe (Congo) che 
puoflsi considerare come una vera borsa africana, e che ha luogo 
ogni otto giorni , si fanno singolarmente notare i Batechi. Essi 
portano al mercato frutti ed articoli europei d' ogni sorta insieme 
a nottole, cavallette, rane e grossi bruchi arrostiti. 

I Batechi sono alti e scarni, i loro capelli sono foggiati a guisa 
d'elmo con sopra una gran penna d'aquila, hanno la faccia tutta in- 
tagli ed il loro aspetto è estremamente feroce. Né contribuisce a ren- 
dere meno truce l'impressione da loro prodotta la lingua che 
parlano composta da sole voci gutturali e cavernose. 

Sono essi ohe offrono in vendita l' avorio sulla piazza di Ma- 
oheche ; il fatto però degno d' attenzione si è che appena il 10 0][0 
di tale mercanzia proviene da elefanti uccisi, il resto, tutto an- 
nerito all'esterno, si scava nei boschi allo stato quasi fossile. 

U Maggiore Serpa Finto , reduce da una spedizione nel- 
l' intemo dell* Africa, fra la costa di Mozambico ed il lago Niassa, 
ora trovasi a Zanzibar convalescente di una lunga e grave malattia 
sofferta. 

Sempre nuovi possessi tedeschi in Africa. — Secondo 
la National' Zeitung di Berlino, l'Inghilterra è in procinto di ce- 
dere alla Germania la Baia della Balena, situata verso il Capo di 
Buona Speranza. 

Spedizione Szole Rogozinski. — Il viaggio di Bogozinski 
e compagni alla costa occidentale d' Africa, incominciato nel 1882 
è terminato verso la fine dello scorso 1885, ha durato quindi tre 
anni circa. 

Lo scopo del viaggio era di studiare attentamente i risultati di 
ogni genere, ottenuti dai vari governi europei che si succedettero 



52 Bollettino della Società africana d' Italia 



nel possesso di quelle contrade, e specialmente d'esplorare il paese 
situato in fondo al goj.fo di Biafra e di penetrare^ se era possibile^ 
nelle regioni misteriose che si stendono tra il Congo ed il Binaè. 
Circostanze indipendenti dalla volontà del sig. Bogozinskl gl'im- 
pedirono di compiere per intiero il suo progetto; tuttavia egli Iia 
potuto far un' ampia messe di collezioni, ha potuto raccogliere im> 
portanti notizie sulla fauna e sulla flora di quei luoghi ed infine 
gli à riuscito di attraversare dei paesi non visitati ancora da nes* 
sun europeo, e separati da immense foreste vergini dal mondo in- 
civilito. 

Kon ultimo dei risultati ottenuti dalla spedizione, è la scoperta 
delle sorgenti del Bio del Bey e del lago Mbu nel paese dei Ba- 
cando. 

Telegrafo acustico — Nelle vicinanze di Camerun è in usa 
^n sistema di telegrafo che trasmette le notizie per mezzo di suoni; 
si stabiliscono in luoghi appositi delle stazioni con uomini mu- 
niti di tam-tam ed i colpi battuti, ad intervalli diversi e pre- 
ventivamente stabiliti, ripetendosi di stazione in stazione, valgono^ 
per quanto dicesi, a trasmettere con celerità massima le notizie 
da un luogo all'altro. 

Necrologia. — È morto al Cairo Mahamud-pascià, el-felachi 
(r astronomo). Egli era la principale notabilità scientifica dell' E- 
gitto. Diresse V Osservatorio del Cairo e da ultimo fu presidente 
della Società Geografica Ghediviale. 



IL GENERALE SACCHI 

La Società Africana d'Italia ha perduto a Boma, il giorno 25- 
febbraio, uno dei suoi più antichi e benemeriti soci nella persona 
del Generale Gaetano Sacchi, Presidente del Comitato delle armi 
di Fanteria e Cavalleria, 

Ai funerali fatti in Boma all' illustre estinto, la Società si ò 
fatta rappresentare dal socio benemeritO| On. Deputato Comm- 
Luigi Miceli. • 



ULTIME NOTIZIE 

Al momento di andare in macchina, ci giunge una lettera del 
nostro amico Licata, in data del giorno 16, annunziante il felice 
arrivo della spedizione per l'Araar a Massaua, a bordo del piro- 
scafo Venezia. 



MUfm» Min jA.T[iì ijLivi vìtil:i 



V. Fot. ■. — Ini IMS 



— La Mxsskiae P.uc^.-L Lui ^ Vs,,f * 
Atti deUa Società. 
L' Italia all' Ester • G. Cr •--. . 
Esplorazioni africane 

a) Spedizione alI'Ar&ar. 

b) ItÌDerario dal Assab aV/A-^^*. C ;"«"^*" 
e) Da! Regno di Gberfa. 'Cico7n:xmì. 

Relazione del Segretario della ^ Coramis^ìM^e .Slramen:: >c:ea- 

tifici. Con incisioni'. Francesco Ccrrn.ìo 
Rassegna africana. 

Opere perreunte in don-o a. la S -letà Africana. 
Necrologia. 



LA MISSIONE POZZOLIXI 

Le preoeenpazionì di una possibile crisi parlamentare haano 
fatto passare quasi inavvertito on avvenimento che pare ha una 
notevole importanza in fatto di politica coloniale , Tessere cioè 
dovuto tornare in Italia il generale Pozzolini, senza aver compiuta 
la missione affidatagli dal Governo presso il Negns* 

Per verità, quest'apatia stessa delle classi politiche, per un fatta 
che pure ha dirette attinenze con interessi vitali e col decoro 
della Nazione, è fenomeno degno di osservazione. Essa dimostra 
chiaramente questo: ohe le nostre classi politiche sono ancora lungi 
dall'avere le questioni coloniali nella considerazione ohe meritano^ 
e che una battaglia parlamentare può appassionarsi assai pili fa- 
cilmente col pretesto d'una qualunque leggina, ohe non su d'una 
questione di politica coloniale « 

Ma , fatte queste considerazioni e poiché abbiamo deplorato 
questa apatia delle nostre classi politiche, verso argomenti i quali 
agitano tutta l'Europa ed hanno stretta attinenza con l'intera que- 
stione sociale, noi compiremmo il debito nostro occupandoci di un 



54 Bollettino della Società africana d' Italia 

tale avvenimento, se non ci trovassimo di fronte alla più completa 
ignoranza delle cagioni ohe lo hanno prodotto. Noi non considere- 
remo la cosa come uno scacco diplomatico sabito di fronte al Negns, 
ma ci limiteremo ad osservare che un simile episodio non può 
avere, sinteticamente parlando, arrecato giovamento al nostro pre- 
stigio all'Estero. 

Non saremo certo noi quelli i quali biasimeranno il Governo 
per non avere avventurato una missione, quando v' era ragione di 
temere che ad essa sarebbe mancato un decoroso ed amichevole ri- 
cevimento e che sarebbe rimasta priva di pratici effetti. Ma non 
possiamo non deplorare altamente che, prima di avere accertate le 
condizioni di fatto, si mandi una missione, annunziandola a suon di 
tromba per tutta Europa, eppoi dopo di questo debbasi farla ritor- 
nare in patria, senza ch'essa abbia neppure potuto giungere al suo 
destino. Non ci aspettavamo per verità di vedere rimessi in onore 
certi ingenui metodi, oggi che la politica estera è affidata alle 
esperte mani dell' on. di Bobilant. Non era difficile , prima di le- 
vare tanto rumore, di far tastare bene il terreno da quelli che si 
trovano anche oggi sul posto: e, se lo studio delle condizioni doveva 
essere fatto direttamente dall'eventaale ambasciatore, non mancava 
il pretesto di una ispezione militare perchè il generale Pozzolini si 
fosse potuto recare sul luogo, per poi, se n'era il caso, internarsi 
in Àbissinia. 

Ogni recriminazione per altro sarebbe oggi inutile: occorre tut- 
tavia che r Italia faccia ogni opera, per cancellare sulle coste del 
Mar Rosso l'impressione poco favorevole che questo avvenimento 
vi ha sicuramente prodotto a nostro riguardo. Se Toocasione non 
c'è, la si cerchi , ed occorrendo la si crei ; ma si tenga ben alto 
il concetto del nostro Stato presso quelle popolazioni, se non vo- 
gliamo che alla disillusione patita oggi altre , e maggiori , se ne 
aggiungano domani. 

Nemici come siamo di quelle politiche avventurose , le quali 
possono trascinare lo Stato ad imprevedute conseguenze, non pos- 
siamo ammettere che l' Italia non faccia una forte politica, degna 
per forma, come per la sostanza, di una Potenza di prim' ordine. 

Della Valle 



Anno V. Faso. III. Marzo 1886 65 



ATTI DELLA SOCIETÀ 

isrxjo^^rx sooi 

Sede Centrale di Napoli 

Soci effettivi 

De Martino cap. Angelo — Sorrentino Pasquale — Amato Tito — 
Haimann-Bettone sig.ra Angela — Sgrosso dott. Pasquale— Sorren- 
tino prof. Umberto — Sbordoni prof. Giambattista — Biooioli oav. 
€o0mo. 

8ooi aggregati 

Meale Gaetano— Salvi Cesare — Santocanale Boussu sig.ra Or- 
tensia — Di Tommasi Emilio — Labocoetta avv. 'Giuseppe — Pantaleo- 
ne ayy. Gennaro— Madrigale oay. Vincenzo — Petronio prof. Fran- 
cesco — Tagliabue Romeo— Sartori-Florio tenente Florindo. 

Sezione fiorentina 
Soci aggregati 

Ciarpaglini Luigi — Malan Enrico— Ginori-Oonti nob. Piero. 



Per mezzo del sig. Maggiore oay. Zanetti , che faceva parte 
della spedizione all'Araar e che ha dovuto far ritomo in Italia, 
il nostro socio prof. G. B. Licata ha fatto giungere alla sede 
sociale una ricca collezione di erbe e semi raccolta ad Aden e 
Massaua, oltre alcuni esemplari di animali per accrescere la col- 
lezione zoologica della Società. 



[ 



56 Bollettino della Sooiet-cy africana d'Ita'ia 



L' ITALIA ALL' ESTERO 

L'egregio ed operoso mio amico, il marchese Della Valle diret- 
tore di questo Bollettino, fin dal primo numero dell'anno in corso, 
espose ai lettori quali siano state le ragioni ehe indussero il Con- 
siglio della Società A&icana d'Italia ad aprire una nuova rubrica 
nella sua pubblicazione ufficiale dandole per titolo: V Italia alV este- 
ro, L' intestazione della rubrica mi potrebbe dispensare da ulte» 
riori dichiarazioni ai nostri lettori — Dirò non pertanto che con que- 
sta nuova parte noi intendiamo di far conoscere a coloro che lo 
ignorano, e sono i più, quanti dei nostri connazionali vivono all'e- 
stero; in quali paesi risiedono;. quale il loro genere di occupazione^ 
quale la loro posizione economica; quale la condizione del paese, 
sotto tutti gli aspetti considerata, nel quale essi vivono; quali le 
iroàì in patria e all' estero a cui sono esposti i nostri connazio- 
nali; quali i rimedi per scongiurarle- 

Tuttociò verremo man mano esponendo , sicché alla fine del- 
l'anno, il nostro Bollettino sarà un volume da servire come guida 
a tutti coloro che s'interessano al problema della emigrazione, d^ 
eccezionale interesse per l'Italia tutta ed in ispecie per queste no- 
stre province meridionali , dove in ogni paesello degli Abruzzi , 
deUa Basilicata, delle Calabrie della provincia di Salerno, ci augu- 
riamo che penetri il nostro Bollettino. Il quale , ispirandosi solo 
agi' interessi della patria, alla verità delle cifre e delle notizie di 
fonte ufficiale, aggiungerà una forma più piana, e direi quasi pede- 
stre di esposizione a quella delle dotte e voluminose pubblicazioni 
della nostra egregia Direzione di statistica. 

Terremo a guida gli splendidi lavori di uno dei nostri più chiari 
consoli, l'avv. Corte, il Bollettino Consolare d' Italia e degli altri 
stati, nonché tutte le pubblicazioni ufficiali di statistica, e le infor- 
mazioni dei nostri egregi e numerosi corrispondenti privati. I 
quali per la loro posizione sociale , per l' abitudine ai lavori sta» 
tistici e per l'entusiasmo col quale hanno accettato il nobile in- 
carico loro affidato dalla Società Africana ^ ci metteranno in grado 
di poter fornire ai lettori preziosi dettagli sulla nostra emigrazio- 
ne all'estero. 



Anno V. Fase. III. Marzo 1886 



57 



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58 Bollettino della Società a£rioaiia d'Italia 

Tnttavt'a, torna utile, per ciò cke riguarda il numero dei no- 
stri connazionali all' estero esporre le cifre delle statistiche uffi- 
ciali, di gran lunga superiori a quelle del Corte: 

Nel 1881, da censimenti diretti consolari, e da stralci di cen- 
simenti stranieri contemporanei , sappiamo aver noi d'italiani al- 
l'estero, in certi paesi, sicuramente .... 400,296 
in altri paesi da censimenti consolari degni di 

fede ma incompleti ....''•. 424,666 

Sappiamo perciò di certo averne fuori almeno . . 824,962 

Alla qual cifra aggiungendo, per supplire alle 
lacune accennate e secondo certi calcoli ap- 
prossimativi della direzione di statistica, altri . 207,430 

si avrebbe di nostri connazionali all'estero un 

TOTALE di 1,032,392 

Yeziiamo ora alla distribuzione geografica dell' emigrazione ita- 
liana , quale la possiamo desumere dalle statistiche ufficiali del 
1881. 

Questo studio, riesce di speciale importanza, per chiunque si 
occupi del grave problema dell'emigrazione comunque considerato; 
perocché coll'esame dei fatti svaniscono i liberi apprezzamenti di 
molti giacobini della logica, variamente distribuiti tra tutte le gra* 
dazioni politiche e classi sociali del nostro paese. 

L'illustre professore Palma, che sa dare aspetto novissimo an- 
che alle quistioni più vecchie che imprende a studiare, cosi si 
esprime a questo riguardo: 

"• È curioso osservare come i nostri emigranti si distribui- 
scono fra le varie parti del mondo. 

Parrà strano, ma pure è cosi: si dice e si scrive spesso che i 
nostri lavoratori, se abbondano d'intelligenza, sono, relativamente 
a molti stranieri, fiacchi di volontà, scarseggiano di energia e di 
produttività nel lavoro — Io non sono in condizione di potere per 
cognizioni dirette e personali, confermare o negare — Pure, una 
buona parte di loro non teme di affrontare la lotta per l'esistenza ' 
fra le altre nazioni di Europa, più dense, più ricche talvolta, non 
solo di capitali, ma anche di lavoratori e di capacità tecnica. ^ [1} 



(1) — L'espansione degli italiani all'estero — nella Rivista di 
Sciente sociali. 



Anno V. Paso. III. Marzo 1886 59 

Basti dire cke del milione e 032,392 dei nostri oonnazionali 
all'estero, 380,352 erano sparsi per l'Europa, o meglio addensati 
ira le province contermini degli stati limitrofi al nostro — E que- 
sta cifra è tanto più notevole, quando si raffronta a quella degli 
Europei ohe erano fra noi nelle stesso tempo, cifra ohe ammontava 
soltanto a 57,182. 

Gli altri stranieri in Italia appartenenti ad altre parti del 
mondo, erano in numero insignificante. 

Gli americani erano appena 2,192 , gli africani 397, gli asia- 
tici 154, gli oceanici 31. 

In Asia i nostri connazionali ascendevano nel 1881 a 7,625 — In 
Oceania a 2,877 — Nella Birmania inferiore a 353; a Shangai a 123. 

Non sono grandi cifre codeste, ma diremo a suo tempo le ra- 
gioni per le quali la nostra emigrazione sia scarsa in quelle re- 
gioni — mentre una larga vena di essa dovrebbe dilagare su mol- 
tissimi di quei vasti ed ubertosi territori, ove s'incontrano centri 
commerciali di primissimo ordine. 

I nostri connazionali erano però numerosi nelPAfrica: 62,203, 
quasi tutti sulle rive del Mediterraneo. 

La nostra emigrazione diventa imponenter nelle Americhe: ne- 
gli Stati Uniti gV italiani ammontano a 170,000 fortemente aggrup- 
pati in alcuni luoghi. 

A New-York erano 20,286 ; a Brooklyn 5,400 ; a Nuova Or- 
leans 5,400 ; a Chicago 5,000 ; a Filadelfia 3,683 ; a Ciaoinnati 
2,000; a Baltimora 1,200; a Buffalo 1,050; 

Nel Brasile i nostri connazionali erano in un bel numero: 82,196. 

A Rio Janeiro erano 3010, ma nella città di S. Paolo e sob- 
borghi ascendevano a 17,570; a Campinas erano 12,499; nella Co- 
lonia di Rio Claro 2 015; nella città di Santos 1,732 ; nella città 
di Vittorio 1,602 ; nella colonia di Nuova Italia in provincia di 
Paranà 1,595; 

Nel Perù ammontavano a 10,000; 

Dove poi i nostri connazionali sono in proporzione anche con- 
siderevoli, si è nelle repubbliche della Piata. 

Neil' Uruguay di nostri se ne contarono 40,003 e a Montevi- 
deo erano 13,600. 

Nell'Argentina ì nostri ascesero a 254,388 — ed è notevole il 
loro forte aggruppamento in alcuni centri. 

Nella città di Buenos Ayres erano 103,595, e nel resto della 
provincia 92,628 ; — nella città di Rosario d Santa Fé erano 4,907 
e nella provincia di Entra Rios 14,171. 

G. Caberj 



PO Bollettino della Sooietà africana d' Italia 



ESPLORAZIONI AFRICANE 

a) LA SPEDIZIONE ALL'ArAAR 

Come i nostri lettori han potuto vedere, sopra questa impor- 
tante spedizione serbammo nello scorso numero un prudente silen- 
zio, limitandoci ad annunziare il suo arrivo a Massaua. 

Oggi pubblichiamo qui in seguito una. lettera del nostro amico 
Prof. Gr, B. Licata , ohe fa parte di quella spedizione/ Da essa 
i lettori vedranno come la spedizione difficilmente andrà fino al- 
r Araar ed invece limiterà la sua esplorazione all' altipiano di 
Gildessa. 

In seguito di tale cangiamento , parte della spedizione ha già 
fatto ritorno in Italia ; sono rimasti solamente i signori Conte 
Porro, Conte Cocastelli di Montiglio, prof. G. B. Licata, Gottardo 
Zanini, Romagnoli Umberto e Bianchi Paolo. 

La spedizione, prima di partire per Zeila , ove speriamo ohe 
già sia felicemente arrivata , ha dovuto superare non poche diffi- 
coltà, ma oramai oggi è in cammino e le auguriamo che possa pro- 
seguire senza nuovi impicci nell'interesse della scienza e del com- 
mercio. 

Promettendo di non defraudare i soci della Società Africana 
ed i lettori del Bollettino delle altre relazioni del nostro egregio 
e bravo rappresentante diamo senz'altro la sua lettera. 



Aden, Steamer-Pointj 16 Marzo 1886 



Signor Presidente j 



Partiti da Massaua col Venezia alFalba del giorno 13 , giun- 
gemmo ieri nel pomeriggio qui in Aden. Il conte Porro e i com- 
pagni che ci avevano preceduto vennero a bordo a salutarci e fum- 
mo subito informati delle cose della spedizione. Andremo in sam^ 
bue a Zeila fra un paio di giorni ed a Zeila organizzeremo la ca- 
rovana. Sarà difficile andare fìno all' Araar stante le attuali con- 
dizioni di quel paese, governato, anzi sgovernato da un emiro che 
meriterebbe una ben severa lezione pel modo come ha trattato gli 
europei ohe commerciavano in quei luoghi. Tutti ne tornano, non 
potendo subire pii!i oltre vessazioni d'ogni genere, come sequestro 
di armi, diritti esorbitanti sulle mercanzie, rapine e via di questo 



Anno V. Paso. III. Marzo 1886 61 

passo. Non potendo andare aU'Araar oi fermeremo a Gildessa sul- 
Taliipiano, il punto fin doye le autorità inglesi oi garentiscono il 
viaggio. A Qildessa sarà il oaso di stabilire quel ohe conven- 
ga fare. 

Gom'Ella vede, signor Presidente, il programma della spedizione 
resta, non voglio dire troncato , ma affidato agli eventi ohe tutti 
ci auguriamo favorevoli. Non è il caso ora di abbandonarsi a que- 
rimonie, ma di cavare il miglior frutto da ciò che le circostanze ci 
offiriranno. Molto tempo si è perso e bisognerà rimetterlo. 

C'è stata fra i somali sulla yia dell'interno una sommossa du- 
rante il tempo ohe noi eravamo a Massaua ; il maggiore Hunter, 
partito in fretta da Aden per Berbera, è piombato addosso ai ri<- 
voUosi, ohe sono ora tranquilli a quel ohe pare. Sarebbe stato un 
grave impiccio per noi trovarci fra tribù in rivolta; è sperabile che 
la giustizia fatta dal signor Hunter sia stata efficace, com'è stata 
pronta; ed in questo caso traverseremo in pace il paese somalo. 

Tutto il nostro bagaglio è qui alla dogana di Aden, pronto ad 
essere imbarcato siil «amòùc, noleggiato per la spedizione al prezzo 
di 250 rupie. Sei servi sono stati già reclutati e si son pure ap- 
quistati sei cavalli. Tutti, uomini, bestie, casse, ci stiveremo sul 
nostro sambhc sperando di fare in trent'ore al massimo la traver- 
sata da Aden a Zeila. 



b) NOTE PER l'itinerario DA AsS AB' ALI* AuSSA 
DEGLI INGEGNERI CaPUGGI E CiGOGNANI 

{Coni, e fine Ved, num, prec.) 

12 Agosto 1885. —Stando fermati nella valle di Baimeli, ter- 
ritorio di Enakir , verso le 9 del mattino viene a visitarci Bilà, 
capo di tutta questa regione. È un buon vecchio , per nulla esi- 
gente. 

Incontriamo Band, cugino di Abder-Eaman, che precede una 
carovana del conte Antonelli. 

IB Agosto. — Bestiame fermi a Daimoli. Bilà ci manda una 
capra ed un montone e si contenta di quel po' di stoffa che gli 
diamo. Band si vale della lancia dell' Anfari, per indurre i nostri 
cammellieri a non seguirci coi bagagli, e quasi quasi ci riesce. Ha 
la sfacciataggine di dimandarci un bacisc (regalia), per indennizzo 
della perdita subita col non essere stato lui prescelto ad acccom- 



I 



62 Bollettino della Società africana d'Italia 



pagnaroi. Fare che lo camorra sia una malefica pianta con rami* 
ficazioni anche in Africa. 

Ci sorprende un acquazzone che bagna tutto e tutti. 

14 Agosto. — Fermata. La valle di Daimoli non ha nulla di 
notevole ; è tutta ineguale e sassosa. Vi si trova V acqua tutto 

V anno in una cisterna naturale nel fondo d' un torrente. La val- 
lata si abbasa e si prolunga verso S. E.; in questa direzione vi è 
un vulcanello, dopo il quale si troverebbe una località detta Alnla, 
da dove i dancali traggono un sale bianchissimo in pezzi grossi 
somiglianti a ciottoli. 

16 Agosto. — Partiamo da Daimoli alle 5,40 ant., e poco dopo 
incontriamo il torrente dello stesso nome che, in questo momento, 
contiene molt'acqua. 

Dopo altra strada giungiamo ad un altro torrentello sulla riva 
destra del quale ci fermiamo. 

Questo luogo, chiamato Didàlu, è una pianura argillosa senza 
alberi e senza erba. Vi si trova un torrente che viene dal monte 
G-abalti , e che , passando fra due monticelli , s' avvia verso la 
grande valle di Muncur. 

16 Agosto. —Si lascia Didàlu alle 6 1x4 ant. 

Alle 6,40 finisce la pianura ed incominciamo a salire verso 

V altipiano Ambimi, dove in poco tempo giungiamo. È un altipiano 
poco esteso e stretto. 

Poco dopo ci troviamo sull'orlo di una lunga e profonda valle 
in cui discendiamo. Si fa sosta all'estremo della vallata. 

Nelle vicinanze del punto di fermata trovasi acqua nel fondo 
di un torrente che scende dalPaltipiano. 

Questa valle si chiama Berehenta, ed è molto abitata; è ricca 
di bestiame ovino e bovino, 

17 Agosto. — Si lascia Berehenta nella mattina. 
Traversiamo un bel praticello, passiamo vicino ad un piccolo 

monte detto Arbuh , lasciamo dietro di noi una stretta valle e 
dopo aver disceso un altipiano che limita la piccola valle stessa, 
ci fermiamo sulla riva di un torrentello, ingrossato per le recenti 
pioggie , e ohe , come la valle, porta il nome di Dauahi. 

18 Agosto. — Dauahi. Partiamo alle 6 8{4; fatta poca strada 
ritroviamo il torrente presso le rive del quale ci fermiamo. In que- 
sto punto il torrente è sabbioso ed è privo d'acqua. 

Non molto lontano si vedono i monti Aracman ed Arivi. 
La località chiamasi GFauah. 

19 Agosto. — Si parte da Gauah alle 6.10. 

Un breve cammino ci porta ai piedi d'un altipiano raggiunto 



Anno y. Fase. III. Marzo 1886 63 

dopo nna salita ohe ci eleva di un 80 metri ciroa, e non molt'al- 
tra strada ci fa arrivare alla base di un nuovo altipiano, ove per- 
nottiamo. Il luogo è detto Lafiifi Afa. 

20 Agosto — Fermi a Lafùfi Afa. Ieri fu spedito un danoalo 
ad avvertire Gabba Hommed del nostro arrivo. Gabba Hommed 
pare sia il capo più influente obe s' incontra sulla strada verso 
l'Aussa, sempre ben inteso dopo Mohamed Anfari. Gabba è venuto 
a mezzogiorno e ci ha portato 5 capre, contentandosi, in ricambio, 
delle offerte ohe noi gli facciamo; anzi egli promette di accompa- 
gnarci all' Aussa : intanto crede indispensabile di dover andare a 
renderci propizi due altri capi dancali che ci sono avversi , dice 
lui, e che forse non esistono nemmeno,*pensiamo noi. 

21 Agosto. — Si lascia Lafùfi Afa nel mattino. 

Dopo un tratto di strada s'arriva ad una grande pianura rico- 
perta di bellissima erba. Alle 9 facciamo sosta vicino ad un torrente 
che contiene molt'aoqua<. 

Questa pianura si chiama Eia. Vi scorrono due torrenti, ora 
ben provvisti d'acqua, 

I cinghiali abbondano. 

22 Agosto — Fermi ad Eia. Ieri trovammo un avanguardia 
della carovana abissina che porta i talleri di Antonelli ; oggi nh^ 
biamo incontrato dèi camelli che pure fan parte di quella ca- 
rovana. 

22 Agosto. — A motivo di una forte pioggia che ci ha discre- 
tamente inzuppati, lasciammo Eia soltanto nel pomeriggio. 

Si giunge in una valle che,. a nostro giudizio, in certi momenti, 
deve trasformarsi in lago. È quasi tutta senz' erba e coperta di 
ghiaia fine ed argilla fortemente screpolata. La valle si chiama 
làdu. Gì fermiamo dal lato opposto della pianura in una località 
ohe porta il nome di Abrà» Incontriamo molti asini selvaggi e 
struzzi neri. 

24 Agosto. — Si parte alle 6 ant. da Abrà. 

Dopo parecchie ore di via giungiamo nella valle Quma. Non 
vi mancano gli struzzi ma siccome appartengono a Mohamed An- 
fari non è permesso di cacciarli. 

25 Agosto, — Fermata a Qiima. I cammellieri han finito i vi- 
veri, debbono rinnovarne le provviste. 

II grande altipiano ad 0. si chiama Daddà. 

26 Agosto. — Ieri sera ha piovuto molto, quindi le partenza 
da Oùma non potè aver luogo prima di mezzogiorno. 

Verso le quattro incontriamo una orribile discesa stata già 
causa di morte a molti cammelli. In mezz'ora si arriva in basso. 



64 Bollettino della Società africana d' Italia 

Abbiamo dinanzi a noi la vallata di Dobi in parte sassosa, in parte 
verdeggiante. Nelle vicinanze v'è un piccolo stagno, attorno al 
quale stanno pascolando un 200 vacche di Mohamed. A distanza 
poco notevole si scorge un altipiano e non molto langi da que- 
sto, un largo torrente o stagno ricoperto di sale. Non ha però buon 
sapore a cagione dei molti sali magnesiaci che contiene. I dancali 
ne fanno uso soltanto quando gli Issa impediscono loro di fornir- 
sene ad Assai. 

U torrente che dà il nome alla valle e Pattraversa si chiama 
pure Dobi. 

Alle 5 pom. ci fermiamo ai piedi d'un altipiano, nella vallata 
di Dobi. L'acqua è scarsa* ed oltremodo torbida. 

27 agosto — Muoviamo alle 6 del mattino, seguendo la via lungo 
il piede delle alture e scendendo dolcemente: restiamo però sempre 
nella gran vallata di Dobi. 

Dopo poche ore, ci fermiamo in una yasta pianura ohe arriva 
fino all' altro altipiano che vedesi in lontananza, discosto un 5 o 
6 chilm. 

Le recenti abbondanti pioggie hanno formato dei piccoli sta- 
gni d'acqua, quasi dolce. 

Il terreno percorso oggi , fino a questo punto , è stato molto 
sassoso: ora è piano ma argilloso e salino , vi cresce tuttavia la 
palma duma e, nelle parti meno salate, un bellissimo e buonissimo 
fieno. Facciamo alt in una località ohe seguita a chiamarsi Dobi. 

28 agosto — Si parte da Dobi alle 6 ant. e si continua la 
strada lungo la base delle alture. Più tardi la nostra carovana 
incontra di nuovo il torrente Dobi nel [quale uomini ed animali si 
rinfrescano. 

Si prosegue il viaggio; e, dopo attraversato il torrente, si con- 
tinua a procedere nella valle su d'una via che corre sopra terreni 
ricoperti di argilla bianca salina con molte palme duma. Passata 
una lieve sporgènza rocciosa , si trova un piccolo torrente con 
molte pozze d'acqua. Seguita la valle coi terreni di argilla bian- 
ca. S'incomincia a salire. 

La località seguita a chiamarsi Dobi. Vi troviamo molti dan- 
cali venuti per raccogliere foglie di duma. 

29 agosto — Partiamo alle 5. Si sale sempre. 

Si arriva sull'altipiano. Verso le 7 discendiamo in una valle 
ove appena giunti troviamo un torrente con pozzanghere salate. 

Dipoi c'imbattiamo nel torrente Oùsra, contenente acqua otti- 
ma, ed abbondante. La valle è piena di palme duma e tamarindi. 
Però oltrepassato ilCusra il terreno diventa, roccioso. Verso N. 0. 



Anno V. Fase. HI. Marzo 1886 65 

y' ò una bella vallata, pare ricoperta di dama. Vi si rinvengono 
molte sorgenti calde ohe fornisoono d'acqaa il Dobi anche durante 
la stagione secca. Questa valle è terminata da due monti, V uno 
chiamasi Faroli&li e l'altro, porta il nome di Asali. Da qui si di- 
rama la via per Beilul. Essa attraversa l'altipiano e corre su d'un 
terreno relativamente piano e ben provvisto d'acqua. 

Peroorsa una strada difficilissima, per i grossi sassi che la in- 
gombrano (i cammelli sono costretti a seguire un altro sentiero), 
dopo aver costeggiato sempre il torrente Cusra, noi facciamo sosta 
sulle sue rive in un punto ove formansi dei magnifici stagni. 

30 agosto — Ci mettiamo in cammino alle 5,35. Attraversiamo 
subito il torrente che qui è formato dalla riunione di due rami , 
uno dei quali risaliamo. 

Raggiunto un altro altipiano, facendo strada su d'un terreno 
che conserva quasi sempre lo stesso livello, verso le 9 giungiamo 
nei pressi di Valdùgum, villaggio ove risiede Mohamed Anfari. 

L'acqua trovasi in fossatellì, se rinfrescata da abbondanti piog» 
gie è buona, altrimenti è puzzolente. 

31 agosto al 6 settembre 1885 — Fermi- a Valdùgum occupati 
a trattare con Mohamed Anfari. 

Uno di noi è costretto di tornare ad Assab per parlare col 
B. Commissario Festalozza, in riguardo alle pretese accampate da 
Mohamed. 



c) DAL REGNO DI GHERFA 

Male {Gherfa) 21 Dicembre 1885. 
Gentilissimo sig. Presidente 

Da lettera dell'ing, Capucoi dello scorso mese. Ella sa il come 
ed il perehè io mi sia rimasto, mentre egli proseguiva per lo Scioa. 
Da notizie indirette so che egli arrivò felicemente ad Ancober e 
poscia parti per Antotto , dove attualmente si trova re Menelic, 
Di là egli le manderà una completa relazione del viaggio con una 
oaita itineraria (1, delle varie strade da lui fatte: Assab-Aussa, 
ed Anssa Scioa. 

Intanto le dirò io come il nostro viaggio fu ottimo sotto tutti 
i rapporti: passato V Aussa vi è un certo tratto di strada (3 o 4 



il) L' itinerario Assab- Aussa è pubblicato in altra parte del 
Bollettino. N. d. R. 



66 Bollettino della Società africana d'Italia 

giornate) abitato da Bancali non soggetti a Mohamed Anfarì, 
e che dicono sieno molto ostili : non ardiscono però mai assalire 
lina carovana, limitandosi a derubare ed anche uccidere quel viag- 
giatore cammellierej che , allontanandosi dalla carovana, rima- 
nesse isolato: a quanto ci fu raccontato, si accostano costoro come 
amici, e quando men ve Taspettate vi danno un colpo di lancia o 
di coltello. À noi fu fatta insistente raccomandazione di stare 
uniti, e nulla ci accadde di sinistro: solo una notte, ad onta ohe 
si facesse vigilante guardia, furono chetamente :tubate le lance di 
alcuni Abissini, che forse con poca cura le avevano abbandonate 
sul campo. 

Passato questo tratto di strada, si trovano altri Dancali punto 
feroci, ed il cui capo è Maler. Però tutti i passanti debbono pa- 
gare una tassa di pedaggio , non esclusi gli stessi Danoali del- 
FAussa, quando in carovane portano il sale : questo capo , o chi 
per lui , viene ad accettare i regali accompagnato da tutti quei 
sudditi, i quali intendono di prenderne parte, ed in fatti tutto si 
divide fra i presenti con perfetto accordo. 

A parere degli Abissini^ questa strada sarebbe migliore di 
quella di Badu , dove raro è che passi una carovana senza che 
resti ucciso qualcuno. 

Arrivando qui, ci vennero ad incontrare due servi del sultano 
di Gherfa, il .quale aveva ricevuto lettere di Menelio, con ordine 
di farci partire il più sollecitamente possibile , e di procurarci 
asini e muli pel trasporto delle nostre robe, giacché qui si arre- 
stano i camelli, i quali, proseguendo, avrebbero un cammino dif- 
ficile, avendo esso quasi sempre luogo fra i monti. Il giorno ap- 
presso (9 scorso mese) andammo al villaggio del sultano, dal quale 
fummo ricevuti molto cortesemente : volle . notizie dell' Italia , del 
nostro re, della religione ; ci domandò come trovassimo il suo 
paese ed altre simili cose. Anche qui è uà insistente chiedere di 
regali, ma solo da parte del sultano, il quale si fa un dovere di 
mettervi alle costole nn paio di servi, col pretesto di farvi da 
guida e da interpreti , ma in realtà allo scopo di sapere minuta- 
mente tutto quello che avete. Lo straniero il quale viaggi sotto 
la protezione di Menelic può passare senza dover regalare un ago 
solo , ma in caso contrario si è addirittura alla mercè di questi 
sultanotti, essendo impossibile il trasporto delle proprie robe senza 
il loro intervento. 

Io mi tratterrò qui ancora una decina di giorni, dopo i quali 
anderò al Danò, dove pure mi fermerò parecchio tempo. Feci par- 
lare sin dapprincipio a quel sultano , il quale cominciò col mo- 



Anno V. Fase. III. Marzo 1886 67 

strarsì molto ben disposto; ed anzi sapendo ohe mi trovavo nel 
momento in difetto di denaro, mi mandò sabito 50 talleri, promet- 
tendone altri se mi abbisognavano: ma poi essendo 1' ing. Gapucci 
passato senza fare alcun regalo , si mutò tutto ad un tratto , e 
mandò un servo a riprendere i 50 talleri mandati prima , ed a 
chiedere al sultano di Gherfa il permesso di far prigione il mio 
interprete, che è cittadino del Danè : fu allora che mi convenne 
di abbondare in regali col sultano di qui , per indurlo a negare 
il chiesto permesso, giacché senza interprete mi sarei trovato in 
questo momento in impicci non indifferenti. 

Oggi sono di nuovo in buone relazioni col saltano del Danè: 
forse perchè softrendo egli dolori reumatici che da parecchi anni 
gli impediscono di camminare liberamente, gli ho mandato delPa- 
eeto canforato, che gli ha recato molto sollievo; forse perchè spera 
che io lo guarisca completamente; forse perchè — e questo è più 
probabile — si aspetta da me regali in abbondanza. Comunque sia, 
io mi fermerò parecchio tempo al Danè, essendo quel paese ricco 
di avorio e struzzi , e s|)ero di poter conchiudere qualche affare 
con quel sultano. 

Ebbi altra volta occasione di scrivere che la civiltà comincia 
a penetrare in questi paesi , ed oggi sono lieto di poter confer- 
mare questa mia asserzione. Mentre eravamo all'Aussa, ci fu detto 
ohe una delle cause, che rendevano Mohamed Anfari mal disposto 
verso di noi , era che egli aspettava dallo Scioa una carovana di 
schiavi , la quale ritardava per gli ostacoli mossi da Menelic in 
seguito all'influenza dell' Antonelli : la credemmo una frottola in- 
ventata per la circostanza ; ma sta di fatto che Menelic ha proi- 
bito il commercio degli schiavi, e sono tutti gli abissini a lamen- 
tarsene, attribuendone appunto la causa all'influenza esercitata dal- 
l'Antonelli e dagli altri europei residenti allo Scioa. Se dunque molto 
si è trovato a ridire su Moliamed Anfari e su tanti altri inconve- 
nienti, bisogna d'altra parte pur riconoscere che non furono del tutto 
battati via i danari spesi , se T Antonelli ha contribuito a questo 
risultato, che è pure una grande vittoria nella causa dell'umanità. 
Ciò solo basterebbe a parer mio a soddisfare le più esigenti pre- 
tese suU' utilità di questi viaggi, se pure altri risultati non se ne 
ottenessero di utilità materiale. Vi sono altri sultani, invidiosi di 
Menelic, i quali vorrebbero che anche presso di loro si andasse a 
stabilire una piccola colonia europea , come è oggi presso il re 
dello Scioa: e ciò avverrà a poco a poco coll'andar del tempo, e la 
conseguenza ne sarà che si introdurranno macchine ed operai, co- 
me avviene attualmente in piccola scala nello Scioa, e verrà la 



68 Bollettino della Società africana d' Italia 



necessità di strade e di industrie, e di quanto altro è prodotto e 

fattore di civiltà. 

Mi faccio un dovere di ringraziare la Società per essersi oc- 
cupata di un desiderio da me espresso in una mia lettera da As* 
sab, intomo al servizio delle corrispondenze; mercè le pratiche fatte 
dal consiglio della Società, avremo un servizio mensile di posta ita- 
liana fra Assab e lo Scioa. E l'aver alzato la voce intorno a certi 
inconvenienti da me lamentati ha del pari giovato alla colonia 
giacché fu poco dopo stabilito un servizio regolare dei postali fra 
Assab ad Aden. 

Pongo fine a questa mia lettera pregandola a voler rettificare 
un errore che trovo nella summentovata mia di Assab, pubblicata 
nel bollettino della fine luglio scorso. Là dove parlo di inconve- 
nienti che potevano far ostacolo alla nostra partenza , ho accen- 
nato alPagente di Aden della Società generale di navigazione, vo- 
levo invece parlare di quello di Massaua , e non so come mi sia 
sfuggito un tale errore. 

Gradisca i miei saluti, e voglia ringraziare a nome nostro tutti 
i membri del Consiglio, mentre con distinta stima mi professo di lei 

Dev,mo 

L. GlGOCI^ANI. 

La 6^ Commissione della nostra Società (strumenti scientifici 
pei viaggiatori) à occupato parecchie delle sue tornate allo esame 
dei principali istrumenti scientifici che possono occorrere in un viag- 
gio di esplorazione, allo scopo di stabilire quali, fra gli svariati 
tipi costruiti nelle migliori officine, meritino a preferenza di essere 
additati alla scelta dei giovani viaggiatori , specie di quelli che 
dovranno uscire dalla Scuola Coloniale fondata dalla nostra Società. 

Crediamo utile pubblicare qui in seguito un sunto della Re- 
lazione del Segretario della Commissione sig. Corrado , non per- 
mettendo lo spazio di pubblicarla integralmente. 

SESTA COMMISSIONE PERMANENTE DELLA SOCIETÀ (1) 

{Istrumenti scientifici pei viaggiatori) 

Con incisioni 

Sunto della Relazione del Segretario Corrado 

Le operazioni scientifiche che un esploratore in viaggio può 
trovarsi al caso di eseguire, sono tanto diverse quanto è varia la 

(1) Questa commissione è composta dei seguenti egregi ingegneri: 
Sig. Giacinto Sellitti (Presidente) ^Sìg» Francesco Corrado [ScgrC' 

Zar/o)— Sigg. Professore Achille Costa, Almerigo Lazzaro, Luigi Lops, 

Giuseppe dì Palma, Gennaro Sommella. 



AnnoV. Fase. III. Marzo 1886 69 

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scienza ; ma le principali, le indispensabili, senza le quali nessun 
valor pratico avrebbero le più ardite e difficili esplorazioni com- 
piute, sono certamente quelle che val<]:ono a dare un'idea chiara 
e precisa sia della forma ed accidentalità del terreno percorso, che 
delle condizioni climatologiohe corrispondenti ai vari luoghi esplo- 
rati. Segue da ciò che gì' istrumenti scientiiioi indispensabili agli 
esploratori possono ridursi a due sole principali categorie, cioè a 
dire : 

1. Istrumenti geodetici. 

2. Istrumenti metereologici. 

Ai precedenti dovrebbero aggiungersi, quale necessario com- 
plemento, gì' istrumenti relativi alle scienze della botanica, della 
mineralogia, della zoologia, qualora si trattasse di una esplora- 
zione scientifica intesa nel pii!i largo senso della parola. 

Scopo del presente brevissimo cenno si è appunto il mostrare 
quali fra gli svariati istrumenti relativi alle scienze dianzi accen- 
nate, e costruiti nelle migliori officine, sieno preferibili, tenuto conto 
dell' uso speciale che debbono farne gli esploratori in viaggio. 

Strumenti geodetici 

Svariatissimi sono gli strumenti geodetici che si rinvengono 
segnati nei cataloghi dei vari costruttori ; ma la maggior parte di 
essi, ad onta di peculiari vantaggi, di poca o nessuna utilità po- 
trebbero tornare agli esploratori, perchè costruiti per essere ado- 
perati nelle operazioni ordinarie d'ingegneria, e quindi o soverchia- 
mente complicati o soverchiamente delicati ed in ogni caso, di diffi • 
cile trasporto avuto riguardo agli strapazzi inevitavibili d' un viaggio 
di esplorazione. Tre soli, ira, tutti, sono gP istrumenti geodetici 
i quali, tenuto conto dello scopo ohe ci occupa, sembrano meri- 
tevoli di special menzione, cioè a dire : 

1. n Teodolite a riflessione Abadie. 

2. Il Cleps. 

3. Il Cleps Universale Salmoiraghi. 
Diciamo brevemente di questi tre istrumenti. 

Teodolite a riflessione Abadie fig. 1.) 

Questo strumento, destinato ai viaggiatori geografi, riesce uti- 
lissimo nella geodesia speditiva. Costruito solidamente e con grande 
precisione, non ha bisogno di alcuna rettifica. Si compone : 

1. Di un cannocchiale, sempre orizzontale, di 28 millimetri 
di apertura e di 18 centimetri di lunghezza focale a forte ingran- 
dimento. 



70 Bollettino della Società africana d'Italia 

2. Di un prisma a riflessione totale, fissato innanzi Tobbietti- 
YO, il qnale dà 1' angolo di altezza per mezzo della rotazione del 
tubò intorno all' asse ottico. 

3. Di due circoli di dodici centimetri di diametro con divisione 
argentata, ne' quali 1' approssimazione del nonio è spinta fino ai 
30". I circoli suddetti sono a denti e girano intorno al loro asse, 
per mezzo di un rocchetto obe s' innesta ad ingranaggio con i 
denti della circonferenza dei circoli stessi: locchè permette, mercè i 
lenti movimenti, di evitare 1' uso sempre delicato delle viti di ri- 
chiamo. 

Due grandi livelli, disposti in croce, permettono di livellare 
rapidamente lo strumento. L' osservatore , piazzatosi all' oculare 
dello stesso, può, senza muoversi, facendo girare il sistema for- 
mato dal circolo verticale e dal cannocchiale intorno all' asse ver- 
ticale, e quindi il cannocchiiale stesso intorno al suo asse, leggere 
r altezza sul circolo verticale e 1' Azimut sul circolo orizzontale. 

Il piede di sostegno di questo teodolite è poi congegnato in 
modo da esser pronto a ricevere l' istrumento dacché si saranno 
fatti fare alcuni giri ad una sola vite che ne rilega la testa e che 
si può dischiudere in seguito senza però poterla distaccare. Il 
fondo della scatola che racchiude il teodolite si fissa alla testa 
del tre-piedi ed il resto di essa si distacca quindi, solo con farlo 
scorrere in due incastri paralleli. In tal guisa è facilissimo rimet- 
tere a posto la scatola senza muovere per nulla lo strumento. 
Questa vantaggiosa disposizione è assai più utile di quel che a 
prima vista possa parere, giacché nei viaggi un turbine di polvere 
od un improvviso rovescio di pioggia obbliga spesso sullo stesso 
terreno, a dover prontamente mettere lo stramento al riparQ da 
tali accidenti. 

Tutte le diverse parti del teodolite in esame, essendo indis- 
solubilmente connesse insieme, lo si può comodamente trasportare da 
una stazione all' altra senza essere obbligato a sbarazzarlo del suo 
piede. Il suo volume è piccolissimo ed è molto diificile che possano 
avverarsi dei guasti. Dal rapporto dell' Accademia delle scienze di 
Trancia (T.^ LVI 29 Giugno 1863) risulta ohe i nomi del teodolite 
in parola danno l'approssimazione fino a 0,1 di grado eguale a 32'' 
sessagesimali. 

L' istrumento viene costruito dalla rinomatissima ditta Lere- 
bour et Ségrétan di Parigi. 

Cleps Pobro e Cleps Universale Salmoibaohi 

E nota la disposizione delle varie parti che compongono l'an- 
tico Cleps Porro , e ben si sa come questo strumento ( detto da 



Anno V. Paso. III. Marzo 1886 71 

prìnoipio Bassola diastimometiica , Alt Azimut , Tacheometro o 
Grafometro universale eoo. ) sia lo strumento unico della Celeri- 
mensura; modesto nome sotto il quale va intesa nient'altro ohe la 
geodesia moderna. Nata in Italia, per opera dell' illustre Porro e 
gloria nostra, fa mandata, per servile ex otomania a ricevere il 
suo battesimo in Francia, dove sotto il nome di Tacheometria at- 

m 

teochl rapidamente, ed incontrò il plauso universale fino ad essere 
stampata a spese dello Stato. Di là fu rimandata a noi ed irrag- 
giò per tutta Europa con esito sempre splendido, come lo provano, 
più ohe le onorifiche testimonianze di scienziati illustri e reputa- 
tissimi ingegneri, il risultato ottenuto in lavori grandiosi. A confer- 
ma di ciò potrei citare numerosi esempi; ma mi limiterò a citarne 
un solo ohe li vai tutti, e che servirà a mostrare con quanta ce- 
lerità si possa procedere nei rilievi geodetici , servendosi dei me- 
todi di celerimensura e del cleps. 

La carta topografica della difesa militare del Ducato di Geno* 
va, vero monumento dell'arte, fu rilevata a curve continue, scen- 
dendo fino ai più minati particolari, in soli 30 mesi, da pochi sot- 
t'ufficiali e soldati del genio militare piemontese. Questo lavoro f 
da nomini competentissimi giudicato monumentale , non ha di ri- 
scontro in Europa che solamente la carta topografica della difesa 
militare della piazza di Lione in Francia , rilevata con i metodi 
dell'antica geodesia. Essa però, costò non meno di dieci anni di la- 
voro di una intera brigata topografica comandata da un maggiore 
e numerosi ufficiali. Quest'esempio ò di una eloquenza indiscu- 
tibile e mi autorizza ad affermare che se il far presto e bene de- 
v'essere la divisa dell'esploratore geografo, pel quale il risparmio 
di tempo è prezioso, tale divisa non potrà mai esser giustificata 
veramente dai fatti se non adoperando i metodi e quindi lo stru- 
mento unico di celerimensura cioè il Cleps. E questo tanto più in 
quanto la celerimensura presenta, per quel che riguarda il perso- 
nale, an vantaggio pratico di alta importanza , sopratatto per le 
grandi operazioni; ed è che, se ad intendere a fondo la teoria ed 
i metodi degl'istrumenti di celerimensura è necessaria tutta l'istru- 
zione del perfetto ingegnere, basta al contrario, a bene operare in 
campagna, un modestissimo corredo di cognizioni alla portata di 
qualunque poco matematico viaggiatore, come ne fa prova luminosa 
la carta del Ducato di Genova dianzi citata. 

£j qui cadono acconciamente due citazioni per chi pensasse 
correre differenza grandissima tra le difficoltà pratiche che si op- 
pongono al rilevamento d'un paese civile e quelle di ogni genere 
che deve superare il viaggiatore topografo costretto ad operare in 



72 Bollettino della Società africana d'Italia 

un paese selvaggio e del tutto sconosciuto; e clie per conseguen- 
za, la buona prova fatta dal Cleps Porro nel primo caso, non sia 
una ragione per ritener lo istrumento adatto ad uso di esplorazione. 
Dirò dunque: 

Che il primo Cleps uscito dalle officine del Tecnomasio di Pa- 
rigi, fu costruito per commissione di un illastre scienziato francese 
il quale si proponeva appunto di rilevare con esso la carta dell'Ab- 
bissinia; lavoro difficilissimo di cui ignoro il risultato. Al Brasile 
poi, quel Governo non trovò chi avesse il coraggio d'intraprendere 
lo studio di un sistema stradale attraverso le impenetrabili fore- 
ste che coprono la quasi totalità di quel vasto impero. Con le ri- 
sorse della celerimensura, due ingegneri francesi in due soli anni 
risolvettero completamente il difficile problema, il quale altrimenti 
avrebbe richiesto un tempo di gran lunga maggiore con risaltato 
assai meno soddisfacente. Se non che v'è da fare una giusta os- 
servazione a proposito del Cleps. Ed è che questo istrumento esi- 
gendo l'uso di una stadia speciale, deve riuscir non poco difficol- 
toso Tadoperarlo in paesi selvaggi ed ostili, dove la regola costante 
ohe debbono seguir gli esploratori si è quella di non mai separarsi. 
Segue da ciò ohe se i metodi e lo strumento unico di celerimensura 
possono riuscir d'immenso aiuto nei paesi, dirò cosi, semi-oivili| dove 
la sicurezza personale dei viaggiatori non è seriamente minaccia- 
ta, è d'uopo rinunziarvi trattandosi, come è il caso più frequente, 
di regioni ad esplorare del tutto selvagge e sconosciute. In questo 
caso è mestieri ricorrere a quegli strumenti topografici mercè i 
quali la posizione dei vari punti del terreno a rilevarsi possa ot- 
tenersi col metodo delle intersezioni ^ stabilendo come base di ope- 
razione la linea medesima che gli esploratori seguono. È un tal 
concetto che certamente à indotto l'ingegnere Salmoiraghi (succe- 
duto all'illustre Porro nella direzione della Filotecnica di Milano) 
a modificare il tipo primitivo del Cleps , abolendo la stadia e fa- 
cendo costruire quell'istramento speciale ad uso dei viaggiatori che 
egli à chiamato Cleps Universale (fig. 2). Ecco come a proposito di 
tale strumento y si esprime la relazione dei giurati della Esposi- 
zione milanese del 1881, alla quale l'istrumento in parola figurava. 

„ Il Salmoraghi ebbe 1' idea felice di applicare il principio a 
„ cui s' informano i Cleps alla costruzione di un piccolo teodolite 
ji a circoli nascosti che chiamò Cleps Universale ad nso dei viag- 
„ giatori. Conservò la scatola, la disposizione dei circoli e dei mi- 
„ croscopii, delle viti di pressione e dei piccoli movimenti cosi co- 
„ me nei Cleps di grande modello applicandovi invece un canuoo- 
„ ohiale spezzato. Ne ottenne per tal modo un^ strumento di pio 



Anno V. Fase. UT. Marzo 1886 73 

a oolissimo volume contenuto per intero in una cassetta le cui di- 
, mensioni sono 0,20xQ|16xO,14. Il cannocchiale à un' apertura 
a di 27 min. ed un ingrandimento di 20 volte. Questo ingrandi- 
„ mento è assai minore di quello applicato al Cleps grande; ma per 
alo scopo al quale è diretto — ohe esclude affatto T uso della sta- 
„ dia e ohe si propone di individuare semplicemente delle direzioni 
a fra cui voglionsi misurare angoli — è di una potenza più che suf- 
„ ficìentOy sempre assai superiore a quella degli ingrandimenti che 
„ si possono applicare nei cannocchiali dei sestanti più perfetti. 
3, La lettura dei circoli fatta con la stima a fili £ssi, assicura Tap- 
prossimazione di V200 ^^ grado (0,005) e dà rapidamente il valore 
„ degli angoli con una precisione più che sufficiente ai bisogni di 
V un viaggiatore. 

„ Il piccolissimo volume di questo istrumento, la potenza del 
„ suo cannocchiale, il suo facile collocamento in stazione, la rapi- 
, dita e precisione con cui esso dà i valori di angoli orizzontali e 
, verticali^ la sua grande solidità, il nessun rischio che corrono in 
un trasporto le sue parti essenziali, tutte nascoste, dovrebbero 
, rendere il medesimo prezioso ed utilissimo ne' più lunghi e diffi* 
„ cili viaggi di terra. ** 

L' istrumento che figurava nell'Esposizione di Milano, aveva i 
cirooli graduati decimalmente ; ma occorrendo si potrebbe ottenere 
la graduazione sessagesimale. 

Nel primo caso la graduazione è a decimi di grado, come nei 
Gleps grande modello, nel secondo si fa per sesti di grado, perchè 
questa è la più acconcia per la lettura mediante stima. In fatti 
nn sesto di grado equivale a dieci minuti, i decimi quindi dell'in- 
tervallo tra due tratti consecutivi, su cui cade la stima, e i cente- 
simi , valgono unità di minuta e decimo di minuto. Moltiplicando 
per 6 i decimi di minuto si hanno le unità di secondo. Non v'ha 
pertanto alcuna difficoltà a servirsi del metodo di lettura a mi- 
orosoopf, imperocché dopo scritto l'angolo come fosse centesimale, 
basta separare le prime due cifre dopo la virgola, per avere i mi- 
nuti, e moltiplicare là terza per il 6 , (il che si fa mentalmente), 
per avere i secondi. Pongasi per esempio che un certo angolo' 
dalla lettura risnlti : 

25^ 543. 
l'aogolo véro corsispondente sarà 

2ò% 54, 18" 

nuUa di più semplice, quando all'approssimazione delle misure an- 
golari, se si ritiene che il ventesimo delPintervallo sia apprezza- 



74* Bollettino della Società africana d'Italia 

bile a ciascun filo clie cioè si stimi il decimo a meno di un ven- 
tesimo, il che si ottiene di primo achito, la media delle letture a 
tre fili in ciascun miicroscopio dovrà ritenersi affetta da un errore 
medio di 

+ 30" 



\/T 



Operando poi in doppio , col rovesciamento del cannocchiale 

per eliminare gli errori dipendenti dalle eventuali srettificazioni 
della posizione relativa dei varii assi principali dello strumento^ 
quest'errore si ridurrà ancora minore, cioè a : 

30" 



v/ 



12 



Ce n' è di vantaggio — I<eggendo un sol filo a oiasoan mioro- 
scopio l'errore è allora : 

+ 80" 



/ 



Ecco il segreto della rapidità congiunta alla grande precisione. 

Sulla faccia superiore della scatola dei circoli , al posto che 
nei Cleps è occupato dalla livella sferica, sta invcoe una bussola 
e la livella — che in questo strumento è delle solite cilindriche — 
sta fissata alla scatola o al collare esterno dell'alidada — L'istru- 
mento è orientabile e reiteratore ed à di ricambio un oculare a 
vetro nero per le osservazioni al sole. 

La precision6| la semplicità e la solidità di (questo Gleps mo- 
dificato lo rendono utilissimo nelle operazioni topografiche di un 
viaggio di es])lorazione. 



Anno V. Fase. III. Marzo 1836 75 



RASSEGNA AFRICANA 

U commeroio dei diamanti al Capo di Buona Speran- 
za. — Da un esteso e recente rapporto , sulle importazioni ed espor- 
taàoni nella oolonia del Capo, togliamo qualche appunto che po- 
trà dare un idea esatta della importanza del commercio dei dia- 
manti in quella oolonia inglese- 
Ciò che poi oi riesce di particolare soddisfazione è V avere 
osservato in quel rapporto che V Italia , e pel numero delle navi 
che visitano la colonia e per il loro tonnellaggio , viene suhito 
dopo r Inghilterra. La distanza fra questa e l' Italia è ancora 
senza dubbio enorme (1884, Inghilterra tonn. 637,645, Italia tonn. 
43,098) pur tuttavia il nostro paese precede tutte le altre nazioni, 
nessuna eccettuata. 

Ora ecco in Lire italiane Timporto annuale dei diamanti espor- 
tati dal Capo nel triennio 1882-83-84. 

1882 — Si esportarono diamanti per il valore di L. 99,812.550 

1883 „„ „ „ 64.060,050 

1884 „„ „ „ 65,247,126 

Esplorazione dell' Africa occidentale — È giunta ora a 
Freiberg, in Germania, una lettera del dott. B. Sohwarz , datata 
del 27 gennaio, e proveniente da Camerun, colonia africana tede- 
sca , la quale lettera contiene una relazione di un viaggio fatto 
dallo Sohwarz nell'interno dell'Africa, 

n dott. Sohwarz narra che egli giunse da Amburgo in Ca- 
merun al principio di novembre dell'anno scorso^ e che, poco do- 
po, seguendo la via commerciale di quelle tribù, si avanzò nell'in- 
terno, diretto verso il fiume Calabar , attraversando un territorio 
non mai prima visitato da alcun europeo. 

La spedizione da lui capitanata entrò poi nel paese dei Ba- 
cunda, da dove egli dovette rimandare i suoi compagni , tenente 
delle guardie von Prittwitz e signor Qaffiron, perchè soffrivano di 
febbre. 

Egli però progredì a traversò selve popolate di elefanti e 
ricche di liane di gomma e di caffè selvatico e , dopo aver attra- 
versato il fiume Cumba, giunse sul magnifico e popoloso altipiano 
di Bafoe, dal quale gli abitanti delle coste traggono schiavi, olio 
ed avorio. 



76 Bollettino della Società africana d'Italia 

Questo territorio è abitato dai Bafarami, tribù laboriosa dedita 
air agricoltura ed alla pastorizia , della quale ignoravasi finora 
l'esistenza. 

Un attacco che dovette sostenere la sua spedizione contro 500 
negri armati, gli impedi di raggiungere la parte superiore del Ca- 
labar a cui era assai vicino. 

Discese allora il fiume Mongo su canoe e pervenne felicemente 
alla costa. 

Dal Congo inferiore. Impressioni e notizie. — Da una 

conferenza tenuta a Berlino dal Dott. Zintgraf, spigoliamo le poche 
osservazioni che seguono. 

Il clima nelle regioni del Congo inferiore non è micidiale, co- 
me da molti si vuol far credere, ma può riuscire pericoloso all'eu- 
ropeo ohe non sappia vivere regolatamente. 

Tra i neri si incontrano figure imponenti, ed anche belle; in 
alcune tribù gl'individui hanno il colorito tanto scuro quanto l'ala 
del corvo. 

La superstizione fra quelle popolazioni è grande ed innumere- 
voli sono i talismani e gl'idoli d'ogni sorta che si adorano e che 
godono del massimo credito. Contro il potere di molti idoli però, in 
ispecie se appartenenti ai nemici, si posseggono dei contro idoli 
(fetisci) ritenuti più potenti e capaci di vincere e distruggere la 
forza di quelli avversari. 

Il coccodrillo , per esempio , è un idolo rispettabile , ma e' ò 
pure il contr'idolo, o talismano, che gli tien testa, e questo consiste 
in una corteccia d'albero, munita di denti del vorace animale. 

Cosi nel punto stesso del fiume dove un uomo è stato man- 
giato da un coccodrillO| un compagno dell'ucciso passerà tranquil- 
lamente a nuoto, pochi momenti dopo, tenendo in mano il pezzo di 
corteccia coi relativi denti. Miracoli della fede ! 

Tempo addietro il villaggio di Boma, a motivo dei numerosi 
pirati cui dava ricetto, venne bombardato da un legno da guerra 
portoghese, sebbene con nessun frutto, essendosene tutti gli abi- 
tanti allontanati rifugiandosi nei boschi vicini. Ritornati gl'indigeni 
trovarono in terra parecchie bombe, per caso, non scoppiate anco- 
ra. Ecco i talismani dei bianchi, gridarono, bisogna bruciarli. Detto 
fatto. Misero della paglia e della legna sotto le bombe ed incomin- 
ciarono a ballarvi attorno. Naturalmeute la scena , tutta gioia e 
tutta festa, non tardò ad avere la tragica fine che doveva. Le bombe 
scoppiarono. Parecchie teste volarono in aria e per molti quel ballo 
fu il ballo della morte. 



Anno V. Fase. III. Marzo 1886 77 

I neri però non stupirono più ohe tanto dell'accaduto , anzi 
ne trassero subito la logica conclusione che i talismani dei bianchi 
erano più forti di quelli locali e che un altra volta sarebbe stato 
meglio non stuzzicarli, 

Mqlti oggetti sono dedicati al Dio invisibile della pioggia, al 
quale si è perfino innalzata una specie di chiesa. 

Anche il modo d' amministrare la giustizia merita d' essere 
notato. 

Chi commette una grassazione, chi ruba o in altra guisa im- 
broglia il prossimo suo, vien punito negli averi — L'adulterio è con- 
siderato quale offesa alla proprietà e si punisce con una multa •— 
Esiste pure una specie di vendetta personale che ha per base Pan- 
tica massima: occhio per occhio, dente per dente. Chi è ferito può 
alla sua volta ferire, ma non gli è permesso d'uccidere. Tuttavia il 
sistema- delle multe prevale e trova sempre maggior numero di 
seguaci. 

Vi è inoltre il costume d'appianare le contestazioni col riunire 
i maggiorenti del luogo in certe assemblee alle quali i Portoghesi 
diedero il nome di palabraj ma sono funzioni estremamente lunghe 
e noiose. Non pertanto possono fornire oggetto di studio, all'euro- 
peo cui riesce di potervi assistere. i 

Ora diremo pure due parole di una specie di giudizio di Dio 
in uso presso gli abitanti del Congo inferiore. All'accusato s'im- 
piastra di color rosso la faccia, pppoi si danno a mangiare delle 
pillole confezionate con corteccie d'un albero velenoso. Se il pa- 
ziente vomita , non e' è più dubbio, è colpevole e come tale vien 
fatto affogare, se uomo , bruciato , se donna. L' accusatore deve 
giurare di dire la verità nient'altro che la verità. Il giuramento 
consiste nel conficcare un chiodo in un idolo, e, tenendo stretto nel 
pugno il chiodo, pronunziare la formula voluta. Tale e quale come 
facciamo, noi mettendo la mano sull' imagine del Cristo e sul libro 
del Vangelo. 

Non di rado l'accusato se ne va dal sacerdote del' luogo (/e- 
ticeiro) e fattogli qualche bel regalo, ne ottiene degli antitodi che, 
presi a tempo, indeboliscono , se non distruggono, 1' effetto delle 
pillole giudiziarie. 

Pur troppo tali processi sono molto frequenti, giacché i pezzi 
grossi, non esclusi i sacerdoti indigeni, quando hanno qualcuno in 
uggia se ne sbarazzano senza tanti complimenti affibbiandogli fra 
capo e collo una brava accusa, giurata, s'intende, sull'idolo e sul 
chiodo di prescrizione. 



78 Bollettino della Società africana d' Italia 



Opere pervenute in dono alla Soeietà africana. 

Dal B. Ministero d'Agricoltura Industria e Commercio la So- 
cietà ebbe in dono la grande carta d'Italia in rilievo del Cherubini. 

È alta metri 2.00 sopra metri 1.62 di larghezza. 

Non occorrerà far rilevare di quanta utilità questa carta possa 
riuscire pei nostri giovani studiosi di geografia, ai quali, per certo, 
deve stare molto a cuore di conoscere bene, prima d'ogni altro, il 
proprio paese. 

Cosmo Riccioli — Il commercio coU'Australia. Studi fatti sull'Espo- 
sizione di Torino (dono dell' autore). 

Avv. Enrico Cbiscuolo — La sovranità degli Stati sulle acque. Stu- 
dio di diritto pubblico internazionale (dono dell'autore). 



Necrologia. — È morto a Francoforte sul Meno il Dottor 
Giorgio Varrentrapp, stato, per lunghissimi anni, presidente della 
Società Geografica di Francoforte; è pure dovuto alla sua iniziativa 
se nei lavori sociali si aggiunsero le ricerche statistiche a quelle 
geografiche. 

Il defunto fu uno dei primi promotori dell'igiene pubblica in 
Germania, fu uomo eminentemente benefico e lasciò pregiati scrit- 
ti, prova della sua instancabile operosità. 





>JLITE A RIFLESSIONE ABADIE 

IPig. 1."] 



OLEPS DNIVEESALE 



WEB DEIA MIl MRICffl D'IffllA 



]NrA.I>OLT 



Anno V. Fase. IV. — Aprile 1886 



Sommario — Il disastro della spedizione Porro (Della Valle). 
La spedizione italiana all'Araar (Rubino) 
Le ultime lettere del Prof. Licata e del conte Porro. 
Tananariva [E, G. B] 
Rassegna africana. (W) 
L' Italia all' Estero. [G. CarerJ). 
Notizie diverse. 
Necrologia. 



IL DISASTRO DELLA SPEDIZIONE PORRO 

La voce dei Bollettino oggi è voce di lutto. Al ragionamento 
freddo 6 misurato, allo studio, alla critica favorevole o mordace^ 
prende il passo il rimpianto, con tutti i suoi disordinati singhiozzi. 

Non è il caso di ragionare o discutere, quando l'animo è com- 
preso di dolore, perchè gli amici nostri, quelli che portavano nel 
continente libico la bandiera dell'espansione della civile Italia, sono 
caduti vittime della nobile missione da essi volontariamente as- 
sunta. 

Abbiamo speranza che tutto questo disastro si risolva in un 
brutto sogno , e che una smentita fortunata venga a dissipare il 
dolore nostro, la mestizia dell'intero paese. Ma purtroppo, accanto 
a questa, forse fallace speranza, l'immaginazione con la crudele vo- 
luttà del dolore vi raffigura un sito deserto, e li, fra molti cadaveri 
sanguinosi , rintraccia lineamenti di care persone , con le quali 
s'erano vissute assieme dolci ore della vita passata. 

Il Governo manda una nave da guerra a Zolla. Questa nave 
incrocierà innanzi a quelle coste, sbarcherà forse pachi uomini in 
qualche posto e tutto finirà li. Ma questo non ridonerà la vita ai 
cari nostri amici, né ne vendicherà in alcun modo l'uccisione. 

Oggi; innanzi a cosi sconfortante spettacolo, non è il caso di 



82 Bollettino della Sooietà africana d' Italia 

nuove retioenze, di compiacenti aspettative. Noi diremo al G-over- 
no: la politica coloniale si fa o non si fa. Anzi diremo di più, di- 
remo ohe, allorquando una nazione ha trenta milioni di abitanti e 
un milione di emigranti, essa ha il dovere di far la politica colo- 
niale, e di farla da grande potenza. E la base della politica colo- 
niale è questa : di tenere alto il prestigio della bandiera là dove 
si vuole espandersi — e quando del sangue è stato versato, questo 
sangue dev'essere subito vendicato con altro sangue. 

Chi scrive non parla per solo impeto di dolore — non parla sol- 
tanto perchè vede soomparsi il Licata ed il conte Porro, amici suoi 
carissimi, ma esprime con forma più acerba quello che sempre ha 
detto ed ha ripetuto — e che, per verità, ha ricevuto conferme nu- 
merose da dolorisissime esperienze. 

Auguriamo ancora al paese, alle famiglie, a noi stessi che la 
lontana speranza diventi realtà, che a noi vengano ridonati dalla 
plaga libica i concittadini nostri. Ma se ciò non avverrà^ noi chie- 
diamo che quest'altro sangue italiano non resti invendicato e che 
la timidità eccessiva di coloro cui sono affidate le sorti dello Stato 
non nuoccia al prestigio dell'Italia, non sia cagione d'impedire lo 
sviluppo del suo avvenire. 

Della Valle 



LA SPEDIZIONE ITALIANA ALL' ARAAR 

Napoli 14 Maggio 18S6 

Abbiamo ritardato fino ad oggi la pubblicazione del Bollettino 
nella speranza che ci fosse dato smentire, sulla base di documenti 
ufficiali, il doloroso annunzio dell'eccidio di tanti nostri valorosi 
compagni. Maj purtroppo, tutte le notizie fin qui giunte al Go- 
verno, alle sooietà consorelle ed a noi, non fanno che dissipare 
dall'animo nostro fin gli ultimi barlumi della speranza che ferma- 
mente nutrivamo. La relazione spedita dal Console Italiano ad 
Aden ha tal colore di verità, che illudersi più oltre sarebbe follia, 
ed attendere più sicuri chiarimenti dall' inchiesta commessa al co- 
mandante della Cariddi significherebbe perdere in una vana aspet- 
tativa un tempo prezioso, che con maggior vantaggio può spen- 
dersi nel discutere ponderatamente quello che spetti al Governo, 
alle società Geografiche ed al paese, per vendicare il feroce mas- 
sacro e per rialzare il prestigio, cosi gravemente compromesso del 
nome Italiano. 

La nostra Sooietà, intanto, non è rimastainoperosa. Alle prime 



Anno V. Fase. IV. Aprile 1886 8S 

YOoi corse sul lamentato eccidio, essa fu sollecita a procurarsi con 
ogni mezzo più precise informazioni, rivolgendosi al Ministero, alla 
società di Milano, ai suoi corrispondenti in Aden e Zeila; e, quan- 
do le fu manifesto non potersi pel momento sperare ulteriori rag- 
guagli, invocò dal Governo l'invio di una nave da guerra a Zeila, 
perchè fosse fatta una severa inchiesta ed iniziò pratiche con le 
sue consorelle per intendersi su di un' azione comune. 

Risultato di questa sua attività fu l' invio della nave da guer» 
ra a Zeila e V accordo più completo con le società di Milano e di 
Boma circa la solidarietà delle ulteriori deliberazioni. 

Ma di questo non si fu paghi. Convinto ohe, dinanzi ad un 
cosi vigliacco cecidio dì coraggiosi italiani non sia permesso ri- 
manere inattivi e lasciare che la nostra 'bandiera sia fatta segno 
al vilipendio delle popolazioni africane, il Consiglio Generale ven- 
ne unanime nella determinazione di farsi iniziatore di un largo 
movimento, prima nei sodalizi affini e poi nel paese, a £n di inci* 
tare il Governo ad un'azione energica, che rompesse una buona 
volta la dolorosa tradizione di troppo facili acquiescenze ai fatti 
compiuti, e che, vendicando il sangue di tanti valorosi, rendesse 
giustamente temuto il nome Italiano presso chi fino ad oggi lo ha 
riguardato qual simbolo di codarda apatia. 

Non sono giunte peranco le risposte delle società di Milano 
e di Roma. Queste risposte noi ci auguriamo conformi ai nostri 
voti, ohe sono i voti di quanti hanno a cuore il decoro e la gran- 
dezza della patria; che se tali non fossero, o se T indugio ad in- 
viarcele ci facesse parer troppo lunga l' aspettativa, in un mo- 
mento nel quale la sollecitudine è dovere, noi non verremmo per- 
ciò meno al nostro mandato, e soli combatteremmo per questa no- 
bile idea, sicuri di trovare nel paese largo conforto nella difficile 

lotta. 

Rubino 

Ecco intanto la relazione del Console Italiano ad Aden. 
Essendo questo il solo documento ufficiale fin oggi perve- 
nuto, non possiamo a meno di tenerne partecipi i nostri let- 
tori, pur facendo le più ampie riserve sul suo contenuto, 
massime per quel che riguarda la condotta dei nostri prima 
deJr eccidio. 

Aden, 27 aprile 1886. 
Signor ministro. 

Il 25 aprile una barca proveniente da Zeila , ed appositiva- 
mente noleggiata dal signor Sacconi ( nipote del Sacconi rimasto 



8i Bollettino della Società africana d'Italia 

ad Harrar), mi recava una lettera del signor Sacconi stesso, con 
la dolorosa notizia dell' eccidio della spedizione Porro , avvenuta 
alla distanza di dne ore prima di giungere a Gildessa. La lettera 
mi annunciava ad un tempo che tutti gli europei rimasti nell'Har- 
rar erano stati trucidati per ordine di quel!' emiro. 

Mi afiPrettai a trasmettere, per telegrafo, tali informazioni alla 
Eccellenza Vostra; e non appena ebbi ricevuto, nella mattina del- 
26, il telegramma col quale ' Ella mi ordinava di mandare apposita 
persona a Zeila, scrissi al signor G-. B. Guasconi (il quale si era 
recato a Berbera per qualche giorno) di partire subito per Zeila, 
e colla pratica che egli ha di quei luoghi e di quella gente, pro- 
curarsi i più minuti particolari circa la catastrofe della nostra 
spedizione e gli atti compiuti in Barrar stesso dall' emiro. 

Aggiungerò che a Zeila il giovane Sacconi già sta raccogliendo 
tutte le informazioni possibili. — Ivi trovasi pure il signor Dab- 
bene, che intendeva anch' esso di intraprendere un viaggio di esplo- 
razione in quelle regioni, e fortunatamente non s'era ancora mosso 
da Zeila. Entrambi mi comunicheranno tutto ciò ch^ verrà a loro 
cognizione. 

Avevo appena finita di leggere la lettera inviatami appunta 
dal signor Sacconi , allora quando il maggiore Hunter , il quale 
colla stessa barca aveva ricevuto lettere dal capitano King, agente 
inglese a Zeila, mi telegrafava dal porto di recarmi sull' istante 
presso di lai. 

Il maggiore Hunter mi confermò le notizie da me ricevute ; 
mi disse che era arrivato da Zeila uno dei soldati della scorta che 
aveva accompagnato la nostra spedizione a Gildessa. Soggiunse 
di aver già telegrafato la notizia a sir E. Baring in Cairo, accioc- 
ché la trasmettesse a Londra. 

Per quanto riguardava 1' eccidio della spedizione , le sue no- 
tizie coincidevano colle mie; circa gli europei di Barrar, invece, il 
capitano King scriveva bensì che essi correvano rischio di essere 
trucidati, non già che ciò fosse avvenuto. Per essi vi è dunque 
ancora da sperare, ed il maggiore Hunter ò anzi persuaso che 
P emiro rispetterà la loro vita. Di ciò mi affrettai di avvertire 
Vostra Eccellenza, per telegrafo, a modificazione delle prime in- 
formazioni da me spedite. 

Ho veduto , io pure V indigeno della scorta inviato al mag- 
giore Hunter dall' agente inglese di Zeila per dare ogni schiari- 
mento sull' accaduto , e mi pregio di inviarle , con questo stessa 
rapporto, la deposizione che da lui ho ricevuto. Questa deposi- 



Anno V. Fase. IV. Aprile 1836 85 

zione riassume tatto quello che fino a questo momento si sa del 
luttuoso fatto* 
Oradisoa, eoe. 

V. BlENENFELD 

Vice-console^ reggente il Consolato» 
Aden^ 26 aprile 1866 

Abie Ghbli, Gadabursi, da circa sette mesi impiegato cogVin- 
glesi a Zeila, in qualità di scorta alle carovane, depone: ! 

Non mi ricordo del giorno ohe siamo partiti da Zeila; non so 
far conti, non tengo a memoria date. 

Siamo partiti, tutti assieme: 8 europei ed un dragomanno abis<* 
sino, tre seryi abissini e noi 10 di scorta ; tutti assieme 22 per- 
sone; eravamo armati di fucili noi 10, gli 8 europei e l'interprete 
abissino; i tre servi non avevano fucili. 

Di noi dieci eravamo: 

4 della tribù dei Gadabursi, 

3 arabi di Zeila, e 

3 sudanesi. 

Il nostro capo si chiama Salem Effendi uno dei tre sudanesi. 

Da Zeila a Bussa tutto andò bene ; facemmo il viaggio ada- 
gio, causa i cammelli carichi ; impiegammo , credo, 14 giorni. A 
Bussa abbiamo inteso da un Issa Somali che i soldati di Gildessa 
erano stati tutti legati e che loro erano stati presi i fucili dalla 
gente dell'emiro. 

Abbiamo comunicato questa notizia agl'italiani , dicendo loro 
che era rischio il continuare ; ma il capo degli italiani rispose: 
„ Io non ritorno, continuiamo. " 

Dopo siamo andati tutti in luogo dove e' è acqua ; si chiama 
Artu; luogo spopolato. Siamo arrivati in poche ore. Abbiamo sca- 
ricato i cammelli ; era forse un'ora pom. , quando vedemmo arri* 
vare quindici uomini, tutta gente di Harrar, che erano a cavallo 
ed avevano fucili. Noi dieci della scorta abbiamo detto a questi 
quindici: „ Restate lontani, non avvicinatevi a noi. Ma quell'ita- 
liano lungo (Romagnoli^, ch'era già stato all'Harrar; disse: „ An- 
drò io a vedere cosa vogliono. ^ Parlamentò con essi, i quali dia* 
sdro: „ Tarik aman " (Non abbiate paura; la strada vi ò aperta , 
è buona). 

Venne l'italiano coi quindici da noi, e ci riferì questa conver- 
sazione, assicurandoci che erano quindici amici, e non vi era paura; 

Noi gli abbiamo detto di diffidarsi , che sotto v' era qualche 
cosa, e che facessero attenzione. Gl'italiani risposero: „ Noi non 



86 Bollettino della Società africana d'Italia 

siamo venuti per fare- del male a nessuno, né per far guerra; per 
cui, s'essi vogliono farci d^l male, lasciate che ce ne facciano. ^ 
Dopo ciò i quindici uomini bevettero il caffè con noi, e restammo 
tutti assieme. La notte essi dormirono presso di noi. Vegliavano 
tre di noi dieci, e tre italiani; gli altri dormivano, anche i quindici. 

All'alba abbiamo visto una quantità di gente. Noi dieci abbia- 
mo imposto a questa moltitudine di non avvicinarsi , ed abbiamo 
detto agi' italiani : „ Badate che questi quindici uomini ci hanno 
tradito; essi appartengono a quella moltitudine, lasciate che li bat-^ 
tiamo. ^ Ma gl'italiani non permisero, dicendo ch'erano venuti per 
andare tranquillamente per la strada e non guerreggiare. Intanto 
circa 600 uomini a cavallo ed a piedi con fucili, e molti altri con 
lancio, ci venivano incontro. I quindici uomini erano sempre presso 
di noi e non dicevano nulla. 

Arrivati nel nostro campo questi 600 e più uomini, ci siamo 
tutti frammischiati a tutta questa gente. La prima cosa che fe« 
cero, fu di prendere noi dieci della scorta; ci legarono le mani die- 
tro la schiena, prendendosi i fucili. 

Gli italiani tacevano, e tutta questa gente disse ad essi: „ Non 
abbiate paura, caricate le vostre merci sui cammelli e venite con 
noi in Harrar. " 

Fu caricata tutta la roba sui cammelli, e gli italiani montaronir 
tutti a cavallo mentre noi eravamo legati e camminavamo tutti as- 
sieme. Gli italiani avevano i loro fucili. 

Sortimmo da Artu, per circa mezz'ora. Gli uomini dell'emiro 
cominciarono a parlare tra loro in lingua di Harrar , che noi ;ion 
comprendiamo. 

Il risultato del loro parlare fu una scarica generale contro gli 
italiani e l'interprete abissino , i quali rimasero tutti immediata- 
mente morti. 

Hanno spogliato i morti completamente nudi, portando via an- 
che i loro vestiti, lasciando i cadaveri insepolti. 

Dopo uccisi gli italiani, hanno legato i tre servi abissini ; li 
legarono come noi , e ci ordinarono a tutti tredici di camminare 
sino a Gildessa. Arrivati a Gildessa , trovammo circa 19 indiani- 
ed una ventina di somali ed arabi, tutti soldati di guarnigione a 
Gildessa per conto degli inglesi ; erano tutti legati. Ventisei di- 
essi li mandarono ad Harrar, gli altri restarono legati a Gildessa. 

Bekeri *Saleb, harrarino, il capo delle forze dell'emiro, mandò 
due harrarini a cavallo per avvisare l'emiro che aveva ammazzato- 
gli italiani, che aveva preso Gildessa, si era impadronito di tutte 



Anno V. Fase. IV. Aprile 1886 87 

le meroi degli italiani e di quelle che erano a Gildessa, e che at- 
tendeva suoi ordini. 

L'emiro rispose: „ Mandami tutte le merci con tutti quelli che 
sono legati , e prendi 1' Ugas degli Issa Somali (Capo degli Issa 
Somali, che sta a Gildessa, e col quale gli inglesi sono amici)". 

Bekeri Saleb ed il figlio di Hassan Abubeker (non so come si 
chiami quest' ultimo; conosco solo il nome del padre] fecero cari- 
care le robe degli italiani sopra 35 cammelli e 9 somari, e manda- 
rono questa roba all' emiro con una scorta di 30 suoi soldati. 

Dopo, Bekeri Saleb disse agli Issa, che erano numerosi a Gil- 
dessa: „ Adesso voglio prendere il vostro capo (Ugas). ** Gli Issa 
risposero: " Non vi diamo il nostro capo. „ Successe una confusio- 
ne, frammischiandosi tutti assieme. Noi dieci assieme a quelli della 
jp^aarnigione di Gildessa, che avevano le mani legate, ci siamo fram- 
mischiati tra gli Issa, i quali si disputavano con forza di voce e 
movimenti di braccia colla gente dell'emiro, senza però far fuoco. 
Gli Issa, nella confusione , col loro coltello tagliarono le nostre 
corde, e ci trovammo liberi, e tutti venti siamo scappati e siamo 
arrivati tutti venti a Kotto , paese degli Issa Somali , dopo tre 
giorni. 

L'Ugas era scappato pure; cosi la gente dell'emiro se ne andò 
all'Harrar, senza prenderlo. 

Un Issa ci raggiunse dopo un giorno; mi raccontò che il giorno 
dopo l'emiro venne a Gildessa, e prese tutto il caffè, pelli ed avo- 
rio, che erano a Gildessa; dei negozianti europei di Harrar. 

. Questo Issa mi raccontò anche che tutti gli europei dell'Har- 
rar erano stati legati ed imprigionati. 

A Kotto quindici di noi restarono, perchè stanchi dalla gran 
fatica. Io solo con quattro continuammo la strada per Zeila, ove 
arrivammo in tre giorni. 

I quattro che vennero con me a Zeila sono : Uasser Kadi , 
arabo che era di guarnigione a GUdessai e tre somali Gadabursi, 
che facevano parte della scorta. Noi cinque portammo la notizia 
a Zeila. Il capitano King ci disse : „ Partite per Aden a comu- 
nicare. ** 

Tre di noi non poterono partire perchè troppo stanchi. Sono 
partito io con Uasser Kadi sopra una barca , ed arrivammo qui 
avantieri di notte. 

Deposizione presa da me: 
(Pirm.) V. BiENBi^ELD, vice-console 



88 Bollettino della Società africana d'Italia 

Pabblichiamo ora le ultime lettere di G. B. Licata e del conte 
G. P. Porro. 

Il Prof. G. B. Licata scrive al Vice Presidente della Società 
Africana d'Italia Comm. Nicola Lazzaro. 

Campo di Samadìi 1 aprile 1886 

Caro Nicola, 

Due parole in fretta. Siamo in viaggio per Gildessa ove giun- 
geremo fra una settimana e donde scriverò a lungo, essendo quell a 
per noi una tappa con fermata relativamente lunga. Tutto è pro- 
ceduto benissimo finora ed io sono contento tanto più. che ko po- 
tuto fare bellissime collezioni per la Società. Forse Taloool mi man- 
cherà essendo stato impossibile per quante cure avessi avuto il 
non perderne per via, ma per ora ne ho ancora» 

Gli amici stanno tutti bene? Vorrei scrivere un rigo a tutti , 
ma come fare? È una vita, la nostra, cosi piena di cure, che non 
lascia il tempo di lavarsi il grugno. Figurati! £ ti assicuro che 
giungendo alla tappa il grugno ò molto sporco. 

Addio, carissimo Nicola, scrivimi, ti abbraccio. 

Tìào aff.mo 

Giovanni 

Il conte Porro scrive al capitano Camperio a Milano. 

Dal Campo di Samadh 30 marzo 
Caro amico, 

' Ti scrivo telegraficamente come puoi immaginarti. Tutto bene 
finora , qualche tentativo di insubordinazione fu troncato subito , 
ma Eomagnoli e Licata mi sono di grande aiuto. 

Il dottor Gottardi e il dottor Zanini si sono abituati alla vita 
africana , sellano essi medesimi i loro cavalli e marciano splendi- 
damente. Il Cocastelli sgraziatamente, nella velocità della nostra 
marcia, non ha potuto ancora tirar fuori i suoi strumenti dalle sue 
casse. 

Il mio domestico, o meglio soldato Blandino, è una vera perla. 
Romagnoli vecchio viaggiatore, ha un'energia ammirabile. — Ab- 
biamo percorso fino a 40 chil. in- una tappa e temo che i miei com- 
pagni non approveranno questo mio modo di marciare. — Ho un 
buonissimo caposcorta, un sudanese, Salem Effendi. Ho per Abano 
un capo-tribù degPIssa; fa l'amico, ma non c'è da fidarsi. 



Anno V. Fase. IV. Aprile 1886 89 

In questi giorni si unirono alla nostra carovana due tnrohi 
deU'Harrar, spie dell'Emiro.^ Ad Hensa sobillarono i oammellieri 
i quali volevano farvi soggiorno. Gli ko persuasi a partire. Ho 
dichiarato agli Harrarini che se li vedeva ancora fare salam coi 
miei uomini , li facevo prendere a forza e rimandati scortati a 
ZeUa 

I miei rispetti alla tua signora. 

IJ amico 

Porro 



TANANARIVA 



Presso il 4iT di longitudine est di Greenwich, ed il 21"* di la- 
titudine sud si trova la città di Tananariva, ad una elevazione di 
1500 metri sul livello del mare ; essa è posta sopra una collina , 
che s'innalza per circa 200 metri dalla estesa pianura circostante, 
e che si allunga da nord-ovest a sud-e^t , tagliata quasi a picco 
nella parte orientale, e discendendo gradatamente ad occidente; a 
nord ed a sud ha un forte scoscendimento. Questa accidentalità 
di suolo la rende molto pittoresca, all'occhio del visitatore, ed il 
raggruppamento delle case sulla sommità della collina le dà un 
Ycro aspetto di città. 

11 clima vi è salubre, come dappertutto negli altipiani interni 
del -Madagascar, paragonabile al mezzogiorno dell'Europa. La tem- 
peratura è alquanto variabile, come appunto nei paesi orientali: in 
gennaio, ed anche in febbraio, il termometro centigrado oscilla tra 
il 12^ ed il 25^, e talvolta, eccezionalmente, raggiunge il 30°. 

È popolata dagli Ova, la razza più forte fisicamente e più te- 
nace moralmente di tutta Pisola, dotata di molta intelligenza e di 
una straordinaria astuzia. Gli scrittori non sono d'accordo — more 
solito—Buì numero degli abitanti di questa città. Veramente tutti 
di un parere non potevano essere, considerando che hanno avuto 
per base dei loro calcoli non dati certi, ma ipotesi; sia però detto 
a loro lode , la diversità delle conclusioni non è molto sensibile. 
Alcuni ne fissano il numero a 75,000, altri lo portano 100,000 , e 
fra questi due estremi molti si. arrestano a diversi punti interme- 
di , facendo lunghi ragionamenti per dimostrare T esattezza della 
loro ipotesi, che assegna, a Tananariva, qualche migliaio di ani- 
me di più di meno di un altro scrittore. A me pare che segue n* 



90 Bollettino della Società a&ioana d'Italia 

do, anche in questo caso, il sistema di prender la media, si possa 
maggiormente accostarsi al vero. 

Come in tutte le città, anche nella capitale degli 0\ra, c'è la 
parte antica e la parte moderna; le prima ò messa più sulla cre- 
sta del monte, ed era validamente fortificata dagli scoscendimenti 
naturali, e dai fossati scavati appositamente — oggi in gran parte 
colmati; — è costruita in legno, come ordina un' antichissima leg- 
ge, la quale, benché legalmente non più vigente , pure consuetu- 
dinariamente è ancora osservata. L' altra parte occupa la regione 
meno montuosa, e fatta di terra; tutte, però, hanno solo il pian- 
terreno, sono munite di tetti in mattoni, ed ogni casa ha d'intorno 
un piccolo giardino, che spesso è circondato da un muro a secco. 

Una sola strada attraversa tutta la città , e conduce ai pa- 
lazzi reali, per il resto non vi sono che sentieri , peraltro como- 
damente praticabili. 

Gli edifici! importanti sono pochissimi ; il più grande , il più 
bello, il più maestoso è il Mandra-Kamiadana o il gran Palazzo 

fatto costruire al principio di questo secolo dalla terribile regiufl. 
Ranavalo Maniaka I. E tutto in legno, a tre piani, con verande, 
sostenute da un fino colonnato che circonda l'edificio e gli dà una 
grande eleganza architettonica , accoppiata alla maggiore sveltez- 
za. — Suanierana è il palazzo reale costruito dal fondatore dell'at- 
tuale dinastia, Badama I, è vastissimo , con una balconata , che 
gira su tutti e quattro i lati , di una lunghezza complessiva di 
trecento metri. È circondato da una larga piattaforma munita di 
grosso e rigoglioso alberato, cosa rara a Tananariva , perchè es- 
sendo la montagna rocciosa, vi nasce soltanto dell' erba , e nella 
pianura non vi sono che estesissime risaie. — Tranovula o Palaz- 
zo Wnrgento fu la residenza del buon re E>adama II, prima di sa- 
lire al trono. Prende questo nome dai chiodi inargentati messi 
sulla tettoia, e dai fregi d'argento che decorano le porte e le fi- 
nestre. — Ha pure un qualche valore artistico il tempio di Jauka , 
anche questo in legno, ed è il più antico di tutti gli altri edificii. 
Tananariva ò stata «sempre la città più importante di tutta 
Pisola, ma era la capitale del solo regno Ova; il trattato stipulato 
tra questo popolo e la Francia la eleva a capitale di tutto il Ma- 
dagascar, come pure proclama la regina degli Ova regina del Ma- 
dagascar, soddisfacendo cosi alla somma ambizione di Eanavalo II. 
La residenza del rappresentante francese in questa capitale au- 
menterà il numero degli Europei a cui sarà permesso di abitare 
rinterno dell'isola, e, poco per volta, in seguito al continuo lavo- 
rio di parecchi ministri esteri, questa specie di divieto claustrale 



Anno V. Fase. IV. Aprile 1886 91 



sarà totalmente abolito. Ho detto parecoohi ministri e non qnello 
della Francia soltanto , perchè il Madagascar ha già dei trattati 
di amicizia, commercio e di navigazione, in base alia nazione più 
favorita, con l'Italia, la Germania e l'Inghilterra, cosicohò dei bene, 
fieli accordati alla Francia, di diritto, ne godranno anche le sud- 
dette nazioni. Saranno qnindi certamente costraite delle case al- 
l' europea, si faranno delle strade, al mercato settimanale dal ve- 
nerdì si andranno sostituendo i magazzini. Questa città diverrà 
centro principale di commercio e le industrie vi fioriranno; e tra- 
sformata in tal modo, migliorata , estesa ed accresciuta straordi- 
nariamente di popolazione, a causa della eccezionale fecondità sta- 
biliti regolari e facili mezzi di comunicazioni con Tamatava , 
sprezzando ftnche la vecchia leggenda , che minaccia la fine del- 
l'egemonia ova noli' isola quando la capitale avrà una strada che 
la unisce alla costa , dopo finalmente mezzo secolo di non inter- 
rotta opera innovatrice, Tanauariva — che in malgascio significa la 
ciftà dai mille villaggi— gd^reggerk per bellezza , ricchezza e gran- 
diosità con le capitali europee^ ed allora gl'indigeni le modifiche- 
ranno il nome e la chiameranno la città delle cento città, 

E. G. B. 



RASSEGNA AFRICANA 

Ritorno in Italia del viaggiatore Alfonso Maria Mas- 
sari. — È tornato a Napoli suo paese nativo, dopo un soggiorno 
di due anni al Congo, l' illustre nostro amico Cav. Alfonso Maria 
Massari , tenente di vascello e consigliere della Società Africana 

d' ItaHa. 

Il Massari ebbe missione, da S. M. Leopoldo II re dei Belgi, 
di recarsi al Congo ìa qualità di Luogotenente di Stanley , sotto 
il quale doveva occuparsi di quelle esplorazioni che il celebre viag • 
giatore gli avrebbe additato ; ma stante i ritardi nella partenza , 
motivati dalla necessita, pel Massari, di ottenere un permesso dal 
Ministero della Marina Italiana, egli non potè giungere a Banana- 
Point che quando lo Stanley lasciava l'Africa e partiva per l'Europa. 

Avendo il nuovo amministratore del Congo, l' inglese Sir Fran- 
cis de Winton, una forte tendenza a favorire i propri compatriotti , 
Massari dovette accontentarsi del posto di capo della Divisione e 

provincia di Manianga. 

Rimase a Manianga pochissimi giorni essendogli stato affida- 
to, d' ordine di S. M. il re Leopoldo, l' incarico d' esplorare il bas- 



92 Bollettino della Società africana d'Italia 



so fiume Quango (riva sinistra del Congo), e di stipulare dei trat - 
tati d'alleanza coi capi indigeni. 

In qnest' occasione egli ebbe campo di spingersi, risalendo i 1 
fiume, fino «al 4.^ grado di latitudine Sud e di fare amicizia con 24 
piccoli capi. 

In maggio 1885 il Massari, nominato Capo delle Divisione 
dell'Equatore, si recò alla stazione di Bangala, a metà corso fra 
Stanlej-Pool e Stanley-Falls e, ritornando, ebbe la nomina di Gom - 
missario del Governo per la deliminazione delle frontiere al N. E. 
del nuovo Stato. In tale qualità esplorò il fiume Liccuala e parte 
del Mobanghi. Indi, riunitosi ai commissari francesi, nel gennaio 
1886 determinò insieme ad essi, il punto che, sul fiume Congo, 
doveva separare la parte francese da quella spettante allo Stato 
nuovo. Dopo che i commissari francesi, Cap. di fregata Rouvier, 
e Dott. Ballay ebbero ricevuto ordine di rientrare in Francia, il 
Massari si restituiva a Vivi, sede del governo, da dove partiva 
per l'Europa. 

Sappiamo che il Ministro della Marina Ital. ha indirizzato una 
lettera al tenente di vascello Massari nella quale, lodando V iatel- 
ligenza, V attività e V energia di cui diede moltissime prove , si 
fanno i più grandi encomi alla sua condotta nei due anni di per- 
manenza al Congo. 

Sappiamo inoltre che tale lusinghiera comunicazione venne 
motivata da un rapporto ufficiale indirizzato dal governo di S. M . 
Leopoldo IL al nostro Ministro della Marina. 

Stanley ed i suoi detrattori. — Non è da stupire che le 
grandi imprese compiute dallo Stanley, gli splendidi risaltati ot- 
tenuti, la fama acquistata, il credito di cui ha goduto e gode pres- 
so sovrani e grandi della terra, non escluso il potente cancelliere 
tedesco, non è da stupire che tanta fortuna , meritata del resto , 
vada scatenando contro di lui molte insodisfatte e rabbiose me- 
diocrità. 

Il numero dunque di quelli che vogliono abbassare lo Stanley, 
che van gridando essere tutta V opera del celebre viaggiatore , 
nient'altro che una solenne mistificazione, è infinito, ma non vale 
la pena d'occuparsene. 

Due però fra questi tanti detrattori meritarono una risposta dallo 
stesso Stanley ; ne riporteremo quindi più sotto un largo sunto , 
sicuri di far cosa grata ai nostri lettori. 

Tuttavia per la buona intelligenza della cosa sarà necessario 
accennare brevemente alla natura delle accuse mosse allo Stanley 



Anno V. Fase. IV. Aprile 1886 98 



dai suoi avversari , professore Peohael Loeschel , viaggiatore te- 
desco, e W. P. Tisdel, viaggiatore americano. 

Dicono dunque questi signori ohe, nelle regioni del Congo, le 
probabilità di scambi importanti e rimuneratori sono ben poche 
ora, ed occorreranno sacrifici e fatiche enormi nonché lunghi anni 
prima ehe tali probabilità aumentino. 

La macchina amministrativa del nuovo Stato, cui si può dire 
Stanley diede la vita, sarebbe, secondo gli oppositori, complicata, 
costosissima e per nulla rispondente allo scopo, sia per difetto nel- 
Forganismo , sia per incapacità ed ignoranza , di uomini e cose , 
nei funzionari prescelti. 

Impossibilità di servirsi delle acque del Congo come forza 
motrice. 

Difficoltà di poter costruire' strade ferrate nel bacino del Con- 
go, strade che riuscirebbero di difficile costruzione e costosissime , 
anohe qualora si volesse contentarsi di ferrovie a scartamento ri- 
dotto. 

Insipienza, seguitano , nelle relazioni cogli indigeni , i quali, 
trattati senza tatto e senza senno , divennero quasi tutti nemici 
implacabili degli europei, tanto che, al punto a cui son giunte le 
cose, con essi nessun altro rapporto è oramai possibile tranne un 
continuo stato di guerra. 

Incapacità nei territori formanti il bacino del Congo ad es- 
sere adattati alle varie colture, per la natura del terreno che non vi 
si presta. Si vuole che vastissime estensioni di terre ricordino le 
steppe; numerosi sarebbero i terreni laterizi attraverso i quali l'ac- 
qua passa senza fermarsi, e si raccoglie e scorre invece a profon- 
dità di 20, 60, 100 metri, privando cosi quei terreni della umidità 
indispensabile alla grande vegetazione. 

Difatti, dicono, i boschi d'alto fusto ed estesi sono rari e s'in- 
contrano, per lo più, lungo i corsi d'acqua ove l'umidità necessa- 
ria al loro sviluppo non manca. Si vedono zone strette ed allun- 
gate ricoperte d'alberi cui si diede il nome di boschi a galleria, 
ma boschi d'estensioni rilevanti se ne trovano pochi. All'opposto 
sono frequenti gli spazi ricoperti di arbusti nani, di piante erba- 
cee, di muschi, di vegetazione povera in una parola. 

Insomma si tende a far credere che lo Stanley stia ripetendo 
nel secolo XIX pel Congo le gesta di Law pel Missisipl, nel se- 
colo passato, state causa, come tutti sanno, di rovine e di miseria. 

Ma, risponde Stanley, questi signori che si mostrano cosi bene 
informati hanno essi attraversato il paese per le tante migliaia e 
migliaia di chilometri che il Congo percorre e bagna ? Vi hanno 



94: Bollettino della Società africana d' Italia 

dimorato per anni ed anni? E se non possono rispondere afferma- 
tivamente, come al certo non possono, che tacciano. 

Ora ecco il sunto della risposta ai snoi antagonisti indirizzata 
dallo Stanley all' Herald di Nuova York , giornale cui lo Stanley 
deve il principio della sua fortunata carriera: 

" Esistono per lo meno un 200 persone come il signor Piohuel 
^ Loeschel le quali, se io m'adattassi a rispondere , non manche- 
" rebbero di rivolgersi a qualche giornale pietoso con la stessa pro- 
" sopopea di quel dotto signore e si crederebbero nel diritto d' esi- 
^ gore una risposta. Questi duecento e più signori hanno tutti chic- 
" sto di prendere parte alla spedizione dell' alto Congo e metà di 
^ essi, dopo essere stati ammessi, vennero pure per cause diverse, 
" licenziati. Orbene il rispondere a questi signori in altrettanti 
" giornali, e forse in altrettante lingue quanti sono i giornali, sa- 
** rebbe tale compito pel quale non mi basterebbe il tempo ohe mi 
" resta a vivere. Abbia poi da essere lungo oppur breve questo 
" tempo, francamente, credo mi sia permesso d'impiegarlo meglio. 
" Quindi sarebbe da parte mia cosa poco sensata il voler tentare 
^ di guarire la grande malattia dalle storte ideo del Dott. Loeschel, 
" guarigione del resto ad operar la quale non mi sento proprio 
" disposto. 

" Siccome però la preconcetta malizia del Dottore, nell'adope- 
" rare la penna contro di me , rivela nello stesso l' inteuzione di 
** un attacco personale , cosi mi limiterò a replicare anch'io sola- 
" mente e brevemente agli attacchi personali. Lascio all'Africa ed 
" al Comitato di Bruxelles di rispondere , di confutare a fondo il 
^ signor Loeschel e di combattere con lui la definitiva battaglia. 

" La mia attenzione venne attirata sul Professore nel 1878 a 
" Bruxelles in una seduta del Comitato dell' Associazione Africa- 
^ na. Un opuscolo del Loeschel , letto durante la tornata da due 
" olandesi, i signori PincolF e Kerdyok , riteneva arrischiata qua- 
" lunquo ijitrapresa sul Congo e particolarmente sconsigliava, sic- 
^ me non attuabili , tutte le misure aventi uno scopo filantropico. 
" Riuscii senza troppa fatica a. far tacere i due olandesi che s'era- 
" no armati dell' opuscolo in discorso. V erano di fronte due opi- 
" nioni diverse. Io affermava ed il signor Pichuel-Loesohel, col suo 
" opuscolo, negava. Il mio giudizio s' appoggiava sopra tre anni 
" della mia vita passati a fare un viaggio lungo oltre 11,000 chil. 
" mentre le affermazioni del mio avversario non avevano altro ap- 
" poggio all'infuori di un viaggio di 250 chil. fatto dalla costa nel- 
" l'interno spendendovi all'incirca altrettanto danaro quanto io ne 
** aveva impiegato per la traversata dell'intiero continente africano . 



Anno V. Fase. IV. Aprile 1886 95 

" Seppi poi , nel 1882 , che il Dottore andava al Congo per 
" conto del Comitato di Bruxelles con rincarioo d'esplorare la re- 
" gione del Loango. V* andò infatti ma vi rimase pochi mesi. In 
" questo breve spazio di tempo non ebbe che disinganni. Pel capi- 
« tane Braeonnier fu salvo il villaggio di Ntamo che Loeschel a- 
" vrehbe per certo bruciato, od anche Leopoldville corse lo stesso 
•* pericolo. Il successo avuto nei suoi rapporti cogli indigeni fu 

* pari al suo buon accordo con gli europei ed a tutto il resto. No- 
** vello Fetonte, vide d'essersi sobbarcato in un impresa di troppo 
" superiore alle sue forze, e cadde. Ma non si rassegnò. Incomin- 
" ciò col dire male del Congo e di chi ne dirigeva gli affari, giu- 
" dico inutile la spedizione affidatagli, spinse gli europei a lasciare 

* il paese ed a rientrale in Europa. Diceva a tutti che volea tor- 
" nare egli stesso a Bruxelles per informare re Leopoldo del vero 
" stato delle cose e via dicendo. Gli europei, che non potevano 
•* soffrirlo, l'incoraggiavano ad affrettare il suo ritorno in Europa 
" che difatti effettuò verso la metà del 1882, un mese prima che 
** io mi restituissi sul Congo. Giunto a Bruxelles , non occorre il 
** dirlo, ebbe l'accoglienza che meritava e di tale accoglienza sono 
" figlie le sue denigrazioni, il suo disprezzo pel Congo, per le sue 
" risorse, per quelli che vi credono e se ne fanno i fautori. 

''Quale compagno del professore nel lavoro tendente a soro- 
** ditare il Congo ed il suo avvenire è da annoverarsi il sig. W. 
" P. Tisdel, il di cui rapporto sul Congo , indirizzato al govorao 
** degli Stati Uniti d' America , è spesso citato dal Loeschel ed ò 
*^ fatto servire come appoggio alle opinioni da lui emesse. 

" Prego adunque quei tali che hanno affinità con la numerosa 
** schiera dei Pechuel-Loesohel e Tisdel di porsi bene in mente che 
" se ebbero a dolersi dell' Associazione del Congo , questa non ò 
** una ragione per prendersela con 1' Africa e più particolarmente 
" col bacino del Congo. Non v'è alcun dubbio TAfrica col suo Con- 
** go , non sono invidiabili possessi quanto può esserlo la Germa- 
^ nia col suo Beno, tuttavia l'Africa ad onta de' suoi brutti lati, 
•* e ne ha molti pur troppo, è capace d'arricchire chi sa affronta- 
•* re i suoi mille terrori e sa vincerli con coraggio. 

^ Se poi TAssociazione del Congo ha trattato male qualcuno, 
''con ingiustizia, con tirannia, se io stesso ebbi dei torti... pub- 
''blioate, alla buon ora, le vostre lagnanze con franchezza, con 
** imparzialità e lasciate che amici e nemici siano giudici nella 
** contesa. 

" Ma se invece subiste un miserando insuccesso, se abbando- 
" naste vilmente il vostro posto, se vi camportaste male e se dal 



96 



Bollettino della Società africana d'Italia 



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Gomitato vi vennero negati quegli indennizzi che vi credevate 
dovuti, non ve la pigliate con T Africa, vi grido io, e protesto. 

" Dopo tutto a dispetto dei Pechuel-Loeschel e dei Tisdel l'o- 
pera d'incivilimento moderno progredirà sempre purché l'Asso- 
ciazione del Congo sappia procedere con prudenza e saggezza. 
L'influenza di quei signori non deve impensierirci. Uomini come 
i Wissmann, Greeiifell e Lenz non mancheranno in avvenire, co- 
me pel passato non ve ne fu difetto. Essi sapranno portare la 
luce ove è tenebre ancora, sapranno trovare quanto vi è di pre- 
zioso nell'Africa, sapranno indicare ed appianare la via ai com- 
merci europei. 

"* In fine è cosa certa che l' avvenire del Congo non dipende 
né dalle mie lodi né dal mal volere dei Loeschel e dei Tisdel , 
ma unicamente dal valore naturale del gran fiume e della vasta 
regione che bagna nonché dello spirito moderno irresistibile di 
intraprese e d'espansione. „ 



he vie fluviali navigabili dell'Africa centrale. — Ecco i 

tratti del Congo ed affluenti percorsi fino al giorno d' oggi da 

battelli a vapore. 

Corso superiore del Congo dal Pool alle cascate di 

Stanley .... 
Cassai e Lui uà inferiore 
Mfìni e lago di Leopoldo II 
ALima ..... 
Licona inferiore 
Iribu e lago Matumba 
Mobangi (fino al 4** grado 20'N.) 
Uruchi e suo affiuente Busserà 
Ichelemba .... 

Lulongo e suo affluente Lupuri 
Mongala inferiore 
Itimbiri (fino al Lubi) 
Amimi (fino a lambuga) . 
Lumami (fino al 1** grado 33'S.' 

Approssimativamente Chilometri 6200 





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Esplorazione del Congo centrale. — Gli uffiaiali tedeschi 
Schultz , Tappenbeck e Kund hanno esplorata con gran cura la 
regione centrale del Congo nonché i suoi numerosi affluenti. Dopo 
aver passato il Cassai non si contentarono di risalire le singole 



Anno V. Fase. IV. Aprile 18B6 97 

valli dei fiumi ma andarono da un corso d'acqua alPaltro seguendo 
nna linea interna parallela al Congo. Ebbero da superare molti 
ostaooli e da sostenere non pochi combatfimenti con gì' indigeni. 
Il tenente Schnltz rimase ucciso , i tenenti Tappenbeck e Kund 
feriti. Questi due ultimi torneranno presto in Europa e faranno la 
relazione del loro viaggio. 

Morte del tenente Pulla. — Il tenente francese PuUa in 
procinto di esplorare le regioni poste al sud del deserto di Sahara, 
verso Tombuctu , é stato ucciso non molto lungi da quest' ulti- 
ma città. 

Bpedislonl seientillche fraAceai. — Sono in via di forma- 
zione due nuove spedizioni scientifiche francesi. Una partirà pel 
Congo e ne sarà capo Eduardo Viard, nn'altra andrà all' isola di 
Madagasoar e la comanderà I. B. BoUand. 

Vccisione del vescovo Hannington. — Si ebbero partico- 
lareggiate notizie sulla morte del Dott. Hannington, vescovo del- 
TAfrica orientale equatoriale, avvenuta il 31 ottobre 1885, nel paese 
d'Uganda. 

n povero vescovo venne messo a morte insieme a 60 persone 
del suo seguito e pare che il pretesto al massacro fosse il non 
aver egli potuto soddisfare le ingorde pretese di un capo indigeno, 
suddito del tanto nominato Mtesa, che pure, fino ad un certo pun- 
to, sembra un sovrano incivilito e s'atteggia a tale. 

Di tutta la scorta del disgraziato vescovo solo quattro individui 
riuscirono miracolosamente a salvarsi. Questi superstiti racconta- 
rono che il vescovo fu finito a colpi di fucile e tutti gli altri a fu- 
ria di colpi di lancia. 

La libertà, commerciale nel bacino del Niger. — La in«* 
glese National African Society nello scopo di avere l'assoluto mo- 
nopolio del commercio sul Niger , dalla sua imboccatura al con* 
fluente del Binuè e forse per ottenere la totale esolnsione dei te- 
deschi da quei paraggi, in opposizione alle vigenti convenzioni in- 
temazionali, ha concluso oltre a 200 trattati con i vari capi indi- 
geni, in virtù dei quali ha potuto acquistare delle grandi distese di 
territori lungo quel fiume. 

I primi che risentiranno i danni di un simile stato eccezionale 
di cose sono i tedeschi, per la relativa vicinanza delle laro nuove 
colonie, e probabilmente non mancheranno di farne oggetto di ri- 
mostranze al governo inglese. 

W. 



98 Bollettino della Sooietà africana d' Italia 



L' ITALIA ALL' ESTERO 

Brasile 

L'impero del Brasile, secondo i calcoli dei pia accreditati geo- 
grafi, ha una superfìcie di 8,337,218 chilometri quadrati. Partendo 
dal 5*^ grado^latitudine nord si estende sino a 33,46 latitudine sud, 
e dal grado 37,7 di longitudine ovest di Parigi giunge a 73,27. 
Confina al nord colle Guiane e la Colombia, all' ovest col Perù e 
Bolivia, al sud col Paraguay, la Plaia e 1' Uruguay, all' est col- 
l' Oceano Atlantico. Esso è diviso in 21 Provincie: Amazzoni, Farà, 
Maranhào, Pianhy, Cearà, Rio Ghrande do Norte, Parahiba, Per- 
nambuco, Sergipe, Alagoas, Bahia, Espirito Santo, Rio de Janeiro, 
Municipio da Corte, San Paulo, Paranà, Santa Catharina, San Pe» 
dro do Eio Grande do Sul, Minas Geraes, Goyaz, Mattogrosso. Al- 
cune di queste provincie hanno una estensione limitatissima, altie 
invece sono vaste cinque o sei volte l' Italia ed anche di più come 
le Provincie di Mattogrosso, di Para e delle Amazzoni. 

Come è ben naturale essendo cosi vasto contiene terreni che 
appartengono alle varie epoche geologiche ed abbondano le vaste 
pianure, le colline, le montagne, i luoghi accidentati di ogni specie; 
fiumi smisurati scendono dalle quattro principali catene di montagne 
che attraversano il paese in varie direzioni. La prima catena cen- 
trale viene denominata della Mantiqueira, l'altra che segue le co- 
ste del mare, do Mar, l'altra das Vertentes, la quarta, settentrionale 
che abbraccia le catene di Tumuraque e Paracayma. La catena cen- 
trale conta dei picchi che si innalzano a quasi 3000 metri sul li* 
vello del mare. I fiumi principali che prendono origine da queste 
montagne sono il San Francisco ed il Paranà. Dalle catene orien- 
tali scendono l'Uraguay, il Parahiba do Sud ed il Tieté. Dalla ca- 
tena occidentale il Tocantins, l'Araguava, il Parandyba. Dalla ca- 
tena settentrionale quasi tutti i fiumi confluenti delle Amazzoni e 
navigabili a vapore per 43,250 chilometri. È a mezzo di questi 
fiumi che la natura pare abbia voluto supplire alla difficoltà delle 
comunicazioni in uu paese cosi vasto e cosi poco popolato. È à 
mezzo di questi fiumi che il Brasile trasporta al mare non solo i 
suoi prodotti, ma quelli della Bolivia, del Paraguay e di una parte 
dei Perù. Le coste del Brasile, ohe sono bagnate dal mare per lo 
spazio di 7920 chilometri , contano 43 porti tra i quali i più im- 
portanti sono: Pernambuco, Bohia, Santos e Rio Janeiro. 

Il principale ed il più pittoresco è quello di Bio Janeiro, che 



Anno V. Fase. IV. Aprile 1886 99 



ò forse uno dei più Tasti del mondo. Il clima del Brasile in ge- 
nerale è salabre, ma non sempre adatto alla popolazione europea , 
specialmente sulle coste dove dal 1850 in poi domina la febbre 
gialla. 

Il Brasile , rispetto all' entità dell* immigrazione europea , 
sì potrebbe dividere in due zone ben distinte , la prima dalle 
Amazzoni alla provincia di Espirito Santo, dove, salvo eccezioni, 
1' emigrazione europea non ha mai prosperato e non potrà forse 
mai prosperare trovando dei gravi ostacoli nel clima , nelle fore- 
ste, nelle paludi, nelle difficoltà di comunicazioni, ecc., la seconda 
da Vittoria sino ai confini della Repubblica Orientale, dove Temi- 
grazione europea già affluì in sufficiente quantità , e dove sotto 
l'egida di un Governo ben costituito ohe garantisce meglio degli 
altri Stati sud-americani la sicurezza dei beni e delle persone, non 
potrà a meno di prosperare, trovandosi anche in una regione dove 
per Televazione del terreno, per la dolcezza del clima, per la ras- 
somiglianza delle produzioni , il colono europeo possiede tutti gli 
elementi pel suo benessere se ne togli la soverchia asprezza colla 
quale vien trattato dai padroni, abituati ad avere al servizio de- 
gli schiavi. 

Nel Brasile vi sono tre generi di colonie; governative: Conte 
d'£u, D. Isabella, Gaxias e Bocca di Monte; provinciali: Montal- 
veme e Nuova Metropolis ; particolari: S. Feliciano, Conventos, 
Estrella, Marata, Mundo Novo e Nuova Amburgo. Le prime dipen- 
dono e sono sotto la diretta amministrazione del Governo centraleì 
le seconde del Governo provincicJe e le terze sono proprietà di 
particolari, che comprano dall'una o dall'altra autorità, ad un prezzo 
infimo , estensioni enormi di terreno , non coli' intenzione di colti- 
Tarlo essi medesimi, ma di rivenderle agli emigranti. Vi sono poi 
le colonie emancipate che dovrebbero chiamarsi piuttosto municipi f 
ad esempio S. Leopoldo, tutto tedesco, e Silveira Martins, Italia- 
nO| che sono oggi due fiorentissimi municipi. 

Da Silveira Martins vengono spediti circa 40,000 franchi al- 
l'anno in Italia; questa colonia ha preso la medaglia d'oro all'espo- 
sizione allemanno-brasiliana di Porto Alegre. La legge che ne re- 
gola l'amministrazione fu promulgata il 19 gennaio 1867. Però, col 
decreto del 20 dicembre 1879, questa legge subì una grave modi- 
ficazione, e precisamente gli articoli 29, 30 e 31 qui appresso in- 
dicati, coi quali venivano accordate speciali facilitazioni agli emi- 
granti, furono soppressi. 

„ Art. 29. Durante i primi dieci giorni del loro arrivo, i co- 
loni che lo vogliano, saranno sostentati a spese della colonia, pò 



100 Bollettino della Società africana d' Italia 

„ tandosi a loro debito il valore dell' anticipazione , perchè possn 
n essere rimborsato nella forma dell'art. 6. 

„ Art. 30. Nel giorno in cui il colono entrerà in possesso del 
„ suo lotto, il Direttore gli rimetterà, come aiuto gratuito pel suo 
y^ primo stabilimento, la somma di 20 dollari , e a chi fosse capo 
„ di famiglia, un dono eguale per ogni persona maggiore di 10 aani 
„ e minore di 60. 

„ Art. 31. I coloni avranno diritto di ricevere nella stessa oo* 
„ casione le sementi più necessarie per le prime piantagioni de- 
„ stinate al loro sostentamento , come altresì gli strumenti agri- 
„ coli dei quali abbisognassero ; essendo il costo di questi come 
„ anche quello del diboscamento , cosa provvisoria e qualsivoglia 
„ altra anticipazione , unito al prezzo delle terre , per essere pa- 
„ gato congiuntamente a questo, e nel modo dichiarato. ^ 

Non sussiste altro favore tranne 11 passaggio fluviale gratuito 
da Bio Janeiro all'ultimo porto di sbarco. 

Ora , sui 2,000 emigranti che arrivano ogni anno , 1,500 n.:>a 
vengono più verso l'ignoto, ma chiamati da parenti od amici. Pel 
governo non vi sono più coloni nei nuovi arrivati, ma emigranti. 

Le colonie in seguito a certe condizioni vengono emancipate 
e diventano municipi, (1) 

Le condizioni perchè possano essere emancipate sono le se- 
guenti: 

L'uso di una strada carrozzabile che rannodi la colonia al pri- 
mo suo centro di consumo. Dato questo mezzo, il direttore delia 
colonia regola la contabilità d*ogni singolo colono verso il Qoverno 
6 procede al rilascio dei titoli provvisori nell' istesso tempo alla 
nuova misurazione dei lotti colonizzati, applicando le multe a ohi 
deviò dai limiti stabiliti dalla prima demarcazione. 

Fra le colonie non emancipate , ma che verranno emancipate 
entro Tanno 1883, secondo le assicurazioni dei rispettivi direttori, 
sono quelle di Conte d'Eu e D. Isabella. 

Queste due colonie sono situate sul Bio dos Antos; ciascuna 
possiede 16 leghe quadrate di territorio e distano, la prima 11 le- 
ghe e mezzo, l'altra 15, da S. Giovanni di Montenegro. 

Non vi è un palmo di prateria, se non quello diboscato e dis- 
sodato dai coloni. E tutto una foresta foltissima che impone terrore. 

I nostri coloni trovano in queste contrade una temperatura so- 



(1) Bollettino Consolare, Voi. XIX, 1888, Fase. Ill/pag. 297. 



Anno V. Fase. IV. Aprile 1886 XOl 

mìgliante a quella dei loro paesi ed un suolo fertilia«imo. L' aria^ 
il elima, le acque sono pure dotate d'ogni condizione di salubrità. 

Pure, malgrado questi vantaggi, la oolonizzazione fu molto ar- 
dua cosa. Ci volle proprio tutta la forza del carattere resistente 
ad ogni sofferenza e privazione, per piantarvi le basi d'una civiltà, 
la quale ora spunta rigogliosa e promettitrice di uno splendido 
avvenire. 

Ecco l'origine delle due colonie. — Fin dal 1868 alcuni coloni 
tedeschi si provarono a diboscare le selve , ma retrocedettero. Il 
Governo provinciale nel 1871 deliberò di far popolare questo punto 
in mezzo alle foreste, abitate da animali feroci, e fu solo nel 1874 
ohe potò indurre a questa impresa , e per conto del Ministero di 
«^coltura e commercio, 48 emigranti francesi, aiutandoli dì soo* 
corsi. Questi però fuggirono non appena cessarono i sussidi e senza 
«ver abbattuto una pianta. 

Nel 1876 questo territorio passò sotto il dominio diretto dello 
Stato; ed intanto altri emigranti erano arrivati, e questa volta in 
maggior parte italiani. 

Costoro perdurarono imperterriti nella lotta , che solo due o 
tra firancesi , sui 200 arrivati, accettarono. 

Vinte le prime difficoltà e l'isolamento assoluto, l'emigrazione 
italiana progredì sempre. Infatti, due anni dopo , secondo il rap- 
porto del direttore , nella sola colonia D. Isabella si contavano 
1,929 coloni, dei quali 1,802 italiani, 505 tirolesi , 12 francesi e 
10 brasiliani. 

Oggi si contano tra le due colonie , secondo la cifra ufficiale 
fornita dal Direttore , sopra 12,000 abitanti. Cioè in Conte d'Eu, 
5,500, dei quali 5,000 italiani , 100 francesi , e 400 fra tirolesi e 
brasiliani; in D. Isabella circa 6,081, dei quali 5,175 italiani, 735 
tirolesi, 10 firancesi , 5 tedeschi , 46 brasiliani e HO di altre na- 
nonalità. 

Il Governo brasiliano in cinque anni si rimborserà di tutte le 
spese fatte creandosi una ricchezza pubblica di oltre 10,000,000 di 
lire , procacciando alla provincia una regione che , unitamente a 
quella di Caxias, quasi tutta italiana, ha da emancipare la provin- 
cia dell'importazione dei vini^ grani, frutta , lino, ecc., e provve» 
derla di parecchi centri di attività ed iniziativa nell'industria agri- 
cola che giammai non sarebbero spuntati dai suoi elementi indi- 
geni, neppure dal tedesco e dal portoghese; poichà le colonie te- 
deschOy vecchie di 40 anni, sono rimaste povere relativamente alle 
nostre, e non hanno saputo estrarre da questo suolo se non i prò» 



104 Bollettino della Società africana d' Italia 

Dal confronto di questa tabella col movimento internazionale 
generale del porto di Rio Janeiro , in primo luogo risulta come 
nella navigazione a vapore fra le nazioni europee occupiamo^ nel 
1885 il quarto posto; in secondo luogo si resta colpiti dal notevo- 
lissimo aumento verificatosi in quest'anno negli arrivi e partenze 
dei nostri piroscafi rispetto ai precedenti. Quesbo maggiore svi- 
luppo della nostra navigazione nel 1885, si deve attribuire escla« 
sivamente all'avere la Società Generale di navigazione stabilito un 
servizio quasi regolare fra l'Italia ed il Brasile. Se però nel 1884 
troviamo il nostro movimento marittimo qui molto inferiore a quella 
del 1885, ed anche del 1883 , devesi in gran parte ciò attribuire 
alla chiusura dei porti Sud-americani ed alle severissime disposi- 
zioni quarantenarie adottate qui per le navi provenienti dall'Italia, 
in seguito alla epidemia colerica del 18B4. 

La popolazione del Brasile non sorpassa i 12 milioni di abitanti^ 
di cui circa un milione sono ancora schiavi. Le provincie più vaste 
sono le meno abitate, e le interne meno di quelle delle coste. La 
schiavitù cesserà in pochi anni per effetto della legge del 1864 che 
stabilisce essere liberi tutti quelli che nascono da quell'epoca in 
poi. L'impero del Brasile, che conta molti anni di indipendenza, ha 
il merito di essere stato ira i primi paesi retti a costituzione, da- 
tando la stessa dal 25 marzo 1824. L'imperatore Fedro II che vi 
regna da oltre 40 anni, ò poi senza dubbio uno dei sovrani più il- 
luminati che esistano , ed a lui sono dovuti in gran parte i rile- 
vanti progressi compiuti da quel paese in questi ultimi tempi. 

La costituzione molto liberale garantisce l'inviolabilità dei di- 
ritti civili e politici, ed ha per base la libertà, la sicurezza indi- 
viduale e le proprietà degli abitanti. Salvo i diritti politici gli stra- 
nieri sono assimilati agli indigeni. Dopo gli Stati Uniti il Brasile 
è certamente il paese d' America dove V istruzione è più diffasa , 
abbondando le scuole, le biblioteche, i gabinetti di lettura. La sola 
città di Rio Janeiro conta 150 scuole. L'impero ne conta oltre GOOO 
e vi spende circa 18 milioni di franchi. 

L'agricoltura è la fonte principale della ricchezza del paese ,. 
ma finora à poco estesa per mancanza di braccia; stante la gran- 
de varietà dei terreni e dei climi tutte le coltivazioni vi si adat- 
tano, i nostri cereali, e specialmente il granone , crescono a me- 
raviglia. 

Le piantagioni di caffè e di canna di zucchero sono pure molto 
produttive; nelle provincie del centro e del nord il tabacco ed il 
ootone prosperano, in quelle del sud comincia con successo a col- 
tivarsi la vite; i farinacei sono di molte qualità e tutti assai prò- 



Anno V. Fase. IV. Aprile 186^ 105 



dattivi; fra gli stessi soa degni di menzione la patata, la patata 
dolce, la tapioca ohe si estrae dalle radiai del Manhiot varie spe- 
cie di ignami e la Maira delle Amazzoni il cuTttitjorcolo pnò som- 
ministrare 15 e più chilogrammi di fecola farinacea eccellente. 

La coltivazione dello zucchero, del caffè, del cotone, dell' in- 
daco, del tabacco prende proporzioni considerevoli ; le piante del 
cacao formano foreste immense; la vainiglia, ì* arbusto del pepe, 
il cinnamomo sono abbondanti; non mancano le piante medicinali co- 
me l'ipecacuana, il chinino ecc. e poi gomme, balsami resine eco. 
S'incontrano spesso estese piantagioni di aranci e limoni. 

A dare maggior impulso ai vari rami di agricoltura si fonda- 
rono nei principali centri, cioè a Rio Janeiro, a Bahia, a Pernam- 
baco, a San Paolo ed altrove degli. istituii agricoli. Quello di Rio 
Janeiro intitolato Istituto imperiale Fluminense d' agricoltura, ol- 
tre che provvede a varie scuole, ha pure a ;9U0 carico la coltiva 
zione del giardino botanico della capitale , ohe è tra i primi del 
mondo per la varietà delle piante tropicali che contiene. 

Altro mezzo per svolgere le risorse dell' agricoltura fu la fon- 
dazione di colonie agricole. 

Il censimento consolare del 1871 non dà per tutto il vasto 
impero che l'insignificante cifra di 2519 italiani. Il censimento uf- 
ficiale fatto dal Governo del Brasile nel 1872 ne fa ammantare il 
numero a 6000. 

Il console però di Rio Janeiro ritenne a quell' epoca non es- 
sere inferiore il numero dei nazionali ai 15,000, e se si osserva la 
quantità dei vaglia consolari allora spiccati dal Consolato di Rio 
Janeiro in confronto di quelli di Monte video e di Buenos Ayres, 
dove il censimento ebbe luogo con molta approssimazione alla ve- 
rità, non vi ha dubbio che la cifra degl'italiani dovesse essere a 
un dipresso quella riferita dal console. 

Se trascorsi non ancora dieci anni da quell'epoca si volessero 
prendere per base non dico già le risultanze del censimento uffi- 
ciale, o la summenzionata cifra ipotetica di 15,000, ma persino i 
più recenti dati statistici pubblicati dall'avvocato March^ini nel 
1877 nel suo interessante libro sul Brasile e sulle colonie agrico- 
le, per dedurne 1' attuale popolazione nostra in quel paese si ca- 
drebbe in un grandissimo errore. 

Da quell'epoca in poi la nostra emigrazione al BraaUe prese 
proporzioni considerevoli. Ne fu causa principale la orisi finan- 
ziaria coi andarono incontoo nel 1874 e 1875 le repubbliche Ar- 
gentina e dell'Uruguay. Migliaia e migliaia di emigranti non tro- 
vando colà lavoro e non avendo sufficienti capitiali per ritornare 



106 Bollettino della Società africana d'Italia 

, . _ I _ — -^-^^ — I ^ ' — ■ — — — 

in patria vennero dai piroscafi brasiliani trasportati gratuitamente 
al Brasile e 8i dirossero specialmente a Mattogrosso, a Rio grande 
do Soly Jagnaron, Sant'Ana, Bagé, Santos ed a San Paolo in tale 
quantità , che sul finire del 1876 in quest' ultima città v' era da 
rimaner meravigliati di trovarvi un numero cosi stragrande di no- 
stri connazionali, mentre il censimento del 1871 non ne noverava 
che 216. Da queir epoca poi data una corrente costante della no- 
stra emigrazione che in numero ragguardevole dalF Italia si reca 
al Brasile. 

Infatti , mentre dal 1870 al 1875 non più di 3000 emigranti 
si rivolsero dall'Italia a quel paese, crebbe il numero 

Nel 1876 a 10,430 

„ 1877 „ 13,682 

„ 1878 „ 11,836 

e nel 1879, epoca in cui già era rescisso il contratto governativo 
col signor Finto, fu di 9673 e nel 1880 di 4515. 

Nei due anni 1877 e 1878 la nostra emigrazione si disperse 
fra le varie provincie, e la maggior parte fu destinata a popolare 
e colonizzare i vari terreni stati a tal uso colà destinati nelle pro- 
porzioni seguenti: 

Nel 1877, 440 coloni italiani furono destinati alle colonie delle 
Provincie di Rio Janeiro e Minas G-eraes; 2078 in quella di Espi- 
rito Santo; 2066 in quella di San Paolo; 1034 in quella di Paranà; 
792 in quella di Santa Catharina; e 1476 in quella di San Pedro 

do Sul. 

Nel 1878 soli 236 in Rio Janeiro 

,, 948 „ Espirito Santo 

„ 706 „ San Paolo 

y, 945 „ Santa Catharina 

„ 5298 „ San Pedro do Sul. 

In tal mòdo le nostre colonie al Brasile che fino al 1874 ave- 
vano un carattere piuttosto transitorio , assunsero poscia un ca- 
rattere veramente stabile, ed il numero dei nostri connazionali ora 
sorpassa i 70.000. 

La colonizzazione provocata dallo Stato rimonta nel Brasile ad 
oltre 60 anni. Nuova Friburgo e Petropoli, fondati sulla vetta della 
Sierra dos Orgaos, che ora si possono dire vere città di lusso dove 
convengono nell'estate la Corte, il mondo diplomatico e V alta fi- 
nanza del Brasile, non sono che colonie di svizzeri e di tedeschi 
ohe datano più o meno da quell' epoca ; e cosi pure dioasi della 
città di San Leopoldo nella provincia di Rio Grande del sud. 



Anno V. Fase- IV. Aprile 1886 107 

La oolonizzazione per parte di italiani non data però che dal 
1874, epoca in cai la signora Malavasi ne tentò con successo le 
prime prove. (1) 

" Nel commercio d'importazione che l'Italia fa colla capitale 
del Brasile essa è ben lungi dall' occupare quel posto a cui, e per 
il rapido sviluppo della sua industria e del suo commercio, e per 
il grande numero dei suoi figli qui residenti, avrebbe diritto (2). 

Le ragioni sono molte ma possono riassumersi in una : tor- 
pore generale del ceto commerciale ed industriale del nostro paese. 

A prescindere di tanti altri prodotti ohe potremmo esportare 
al Brasile, quei mercati dovrebbero essere COMPLETAMENTE 
NOSTRI pel vino e per Polio mangereccio — Ci pensino gl'italia- 
ni, e specialmente i proprietari, delle Puglie e delle Calabrie ! 

G. Garerj 



NOTIZIE DIVERSE 



La relazione del Segretario della 6^ Commissione (Istrumenti 
scientifici) che doveva pubblicarsi nel presente fascicolo, stante la 
esuberanza di materia d'attualità, è rimandata al prossimo numero. 



Il testamento del conte Porro. — Leggesi neir Araldo 
di Como: 

Il conte Porro si può ben dire andasse in Africa perfettamente 
preparato a morire. Conversando coi conoscenti, prima della par- 
tenza, trattava con tutta disinvoltura questo soggetto increscioso, 
e ad un amico fidatissimo di Varese affidava il proprio testamento. 

Questo testamento l'abbiamo visto appunto nelle mani del Dott. 
Laigi Zanzi, notaio varesino col quale, il compianto Porro, fu per 
lunghi anni in attivissima corrispondenza epistolare. 

£ una semplice busta bianca, con queste parole di pugno del 
Porro, in quel corattere franco e sicuro che rispondeva pienamente 
al suo carattere morale. 

E questo il testamento di me conte Oian Pietro Porro fu 
Francesco^ da non aprirsi se non dopo la mia morte constatata. 



(1) V- P. Corte — Lavoro che non mi stancherò mai dal lodare per- 
chè onora il nostro Corpo consolare e T Italia. 

(2) Cosi comincia il suo splendido rapporto al Governo, 41 febbraio 
1886, il nostro console a Rio Janeiro regreg;io avv. sig. Carlo Magenta. 



lOd Bollettino della Società, africana d' Italia 

TI Porro prevedeva anche Teventualità che la sua morte non 
fosse creduta, come non la si è voluta credere fino ad oggi. 

Del reato anche il Dott. Zanzi divide la tenn^e speranza oli« 
si può ancor nutrire sulla sorte del coraggioso comasco. Infatti , 
la busta è ancora chiusa. 



Domenica 2 maggio, è partito da Napoli per una nuova spedi- 
zione nell'Africa il viaggiatore Augusto Franzoj accompagnato dai 
suoi compagni signori: Armando londani ed Ugo Ferrandi. 

Essi I per . ora, sono diretti a Zeila e qnindi toccando CafiPa 
hanno in mente di raggiungere i laghi equatoriali. 



Stanley a Napoli. — Il celebre viaggiatore africano Enrico 
Korton Stanley ha passato parecchi giorni dei mese d' aprile nella 
nostra cfittà. Egli ebbe^qui da tutti le più cordiali e festose acco- 
glienze. 

Il Prefetto della Provincia, conte Sanseverino, diede in suo 
onore un banchetto ed ebbe il gentile pensiero d' invitarvi anche 
i componenti il Consiglio Generale della. Società Africana d' Italia. 
L'indomani la Società Africana gli offriva, al Grand Hotel Royal 
des £trangerfi) un altro banchetto al quale presero parte i consi- 
glieri della Società insieme ad un buon numero di soci. Allo Cham- 
pagne si fecero mólti Qd ap^auditi brindisi.. Il Vice Presidente 
Comm. N. Lazzaro diede il benvenuto all'illustre ospite in nome 
della Società, il ibarchese Della Valle parlò in nome del Muni- 
cipio di Napoli ohe rappresentava, e l'avv. G- Carerj gli rivolse un 
saluto in nome4ei viaggiatori italiani. 

Lo Stanley rispose ringraziando per le liete accoglienze ed 
augurando una forte espansione alle colonie ed ai commerci ita- 
liani nel continente nero. 

Il 22 aprile Stanley lasciava Napoli diretto a Milano. 



Abbiamo ricevuto un numero della Commedia Umana di Mi* 
lano che riproduce le sembianze del Prof. G. B. Licata. Il ritratto 
è accompagnato da alcuni cenni biografici, sul nostro caro e sven- 
turato amico e compagno, dell'egregio socio signor G. Marchetti, 
il quale non si lascia mai sfuggire l'occasione di rendersi utile 
alla nostra Società Africana. 



Necrologia. — A Marsiglia ha cessato di vivere, il 12 aprile 
1886, Alfredo Rabaud insigne cultore di scienze geografiche, presi* 
dente e fondatore della Società Geografica di Marsiglia. 



Elmi DEUA som fflCilA D'Iffili 



Anno V. Fase. V-VI. — Maggio-Giugno 1886 



Soninarìe— Giovanni Battista Licata. {Carlo Cucca). 
Ancora della missione Pozzolini. (Della Valle). 
La sezione fiorentina della Società africana d'Italia. 
Una lettera di Schweinfurth. 
Atti della Società. • 
Nostra corrispondenza. 
Lago Tzana. (E. G. B,) 

Relazione del Segretario della 6* Commissione (Strumenti scien- 
tifici. [Francesco Corrado] 
Rassegna africana. (W.) 
L' Italia all'Estero (G. Carerj). 
Opere pervenute in dono alla Società africana. 
Notizie diverse. 

Disegni Giovanni Battista Licata (ritratto) 
Incisioni di strumenti scientifici. 




LICATA 



Hanno ammazzato Giovanni Licata, non v'è più dubbio l'hanno 
ammazzato mentre seouro e sereno seguiva la spedizione Porro con 
la calma d' uno scienziato , facendo raccolte di cose zoologiche e 
botaniche. 

Qualche tempo fa la spedizione trovavasi anoora a Massaua^ 
ed egli mi scriveva : ^ A Massaua siamo già da una quindicina 
di giorni e manca sempre l' opportunità di partire, — Sono stufo 
caro Cucca di questo tempo che va perduto, e non vedo Pora di 
cominciare il nostro viaggio sul serio. È un mese oggi dacché ab- 
biamo lasciato V Italia, Meno male , ho cavato un utile dal breve 
soggiorno in Aden e da questo assai più lungo di Massaua. Ho 



1 



112 Bollettino della Società africana d'Italia 



raccolto qualche cosa che manderò alla Società africana con pre- 
ghiera di studio air Orto Botanico ed al Museo Zoologico. Cosi il 
Professore Costa ed il Pasquale vedranno ohe non mi sono dimen- 
ticato di loro. Dammi spesso tue nuove che possono farmi ricor- 
dare con piacere della patria e degli amici lontani. 

Io di questo ammasso di madrepore di sabbie e di case in ro- 
vina poco posso dirti che tu non sappia di già. „ — Cosi scriveva il 
povero amico mio, con la fede che qualche cosa la spedizione avreb- 
be compiuta, che qualche utile ne sarebbe venuto alla patria nostra. 
Ma il barbaro sultano dell' Araar non la pensava cosi; è una 
mia idea — ma la civiltà in Africa non vi si può portare ohe a 
colpi di cannone. 

Pochi italiani, soli, senza nessuna scorta fidata, abbandonati 
in un inospite suole, senza appoggio da parte del governo, che 
potevano essi fare all' Araar? 

Quando mi domandava il mio parere su questa spedizione or- 
ganizzata in fretta e furia io gli rispondeva: tu sei giovane hai 
ingegno e forti studii , aspetta migliore occasione. — Altre spe- 
dizioni certo se ne faranno. — Ma Licata era troppo entusiasta del- 
l' Africa per darmi ascolto; avea per quel barbaro suolo delle idee 
vaste e belle, idee che l'entusiasmavano in un modo nuovo. 

Ed intanto per queste sue idee la schiera dei nostri martiri 
in Africa s' accresce : Biglieri, Oiulietti, Bianchi, Monari, Diana, 
Porro, Gottardi, Zanini, CoccastelU, Romagnoli e Licata! — Per 
la nostra dignità bisogna uscire da un letargo micidiale, bisogna 
dare una buona lezione al barbaro Emiro ed ai suoi seguaci imbiz- 
zarriti per la facile vittoria sui pochi nostri concittadini. Se dopo 
il massacro Giulietti — Biglieri il governo avesse agito, si la spe- 
dizione Bianchi che quella del Conte Porro non sarebbero state 
assalite vigliaccamente. 

" In mezzo a questo grande mercato inglese che è il mondo 
d' oggi, io non mi nascondo la faccia tra le mani. Col lavoro as- 
siduo e colla tenacità ardimentosa, il nome nostro correrà oltre 
mare trionfatore, portando fra popoli rozzi gli slanci di civiltà di 
cui siamo capaci, con quella forza di convinzione e quella mitezza 
d' animo che son la gloria del nostro carattere. „ 

Cosi pensava Giovanni Licata — e non v' è stata spedizione 
nella quale egli non avesse cercato di pigliarvi parte per compiere 
i suoi ideali. Ultimamente dovea partire con Giacomo Bove pel 
Congo — e cosi fosse partito! 

Malvano , allora segretario generale del ministro Depretis 
che avea l' interim degli esteri , già avea dato il suo consenso : 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 113 

ma, per uno strano giuoco, Licata fu escluso dalla spedizione per 
la parte scientifica. Si presentò V occasione della spedizione scien- 
tifico-commerciale del Conte Porro, e Giovanni Licata parti per 
r Araar. 

Questa spedizione fu organizzata in Napoli quando Porro venne 
alla conferenza coloniale. — All' Araar Porro non ci andò per far 
conquiste ma per commerciare. 

L' Emiro Àbdallahi messo al sultanato dagl' inglesi , è fiero 
del suo paese ed è nemico di tutti gli europei non esclusi 1 suoi 
benefattori. 

L' Inghilterra ha guarnigione a Zeila, a Berbera ed a Gildes- 
sa. La spedizione italiana ebbe a sostenere parecchie lotte con 
le autorità nostre di Massaua e con le inglesi di Aden, che proprio 
non volevano che si fosse avventurata neir Araar. Ma Porro era 
nn uomo che invece di fuggire le difficoltà le cercava sicuro di 
vincerle — ed andò avanti. E mentre stavano per toccare Gil- 
dessa— ove dovevano entrare in trattative per scambii e commerci, 
ed ove Licata e Coccastelli dovevano a loro agio fare raccolte 
scientifiche — gli Arrarini ammazzarono i nostri fratelli lasciando 
i loro cadaveri in pascolo alle iene ed agli sciacalli. 

In Africa non vi si può penetrare con pochi uomini ohe pro- 
vocano le gelosie dei barbari, i quali odiano gli europei cordial- 
mente. 

In Africa gli scienziati ed i commercianti vi debbono andare 
con le forti spedizioni. 

Giovanni Licata non era di quest'idee: egli credeva che gli 
africani cedessero alla dolce umanità del pensiero, alla sola parola. 

che importava ai barbari ohe Licata dovesse fare le sue rac- 
colte per portarle in patria? 

Che potevano sapere essi del programma coloniale dell'amico 
nostro ? 

Il 25 Gennaio 1885 Giovanni Licata teneva una conferenza 
nell'aula magna dell'istituto di studii superiori di Firenze. Il tema 
era vasto e bello: L' Italia nel Mar Rosso, In un punto della sua 
splendida conferenza egli disse: " L'Africa non può rappresentare 
per noi una perdita morale e materiale grandissima: sarebbe in- 
Gonoepibìle rassegnarsi ad essa: sarebbe come sconoscere le tra- 
dizioni del nome italiano e precluderci un avvenire. Per le aspi- 
razioni del tempo, pel sangue che ci costa l'Africa, un programma 
coloniale africano s'impone oggi all'Italia, e noi sapremo maturarlo 
formandone il vanto della giovane generazione che muore in Africa 



114 Bolleuino della Società africana d* Italia 



per qnegli stessi ideali di patria che arrisero ai nostri vecclii nel- 
l'esilio, sol patibolo, ed attraverso il forno delle barricate. „ 

Licata era roso dalla passione dell'Africa: redatt'^re del Cor- 
riere, professore a Saor Orsola di scienze naturali (le sae lezioni 
dettate sono religiosamente conservate dalle alunne) consigliere della 
Società africana, scrittore in giornali scientifici, avea sempre fìsso 
in mente una cosa — l'Africa. 

Figlio d'artisti valorosi, avea ereditato dai suoi genitori gli 
stessi sentimenti artistici. 

Non ancora avea raggiunto il trentesimo anno. Ebbe la lioenza 
tecnica nel nostro istituto a Tarsia — e poco dopo dette fuori nn 
libro scientifico— La Fisiologia dell'istinto. 

Cominciò a scrivere nella pagina letteraria del Corriere quando 
lo dirigeva Cafiero, che avea raccolto attorno a se valentissimi 
giovani. Licata un giorno pubblicò un articolo sull'occhio. Il la- 
voro era mezzo scientifico e mezzo letterario, ma avea delle ine- 
sattezze. Un distinto oculista della nostra città mandò al giovane 
pubblicista una lettera invitandolo a casa. Licata v' andò imme- 
diatamente. 

L'egregio professore gli strinse la mano congratulandosi con 
lui, per aver trattato con grande competenza un argomento impor- 
tante. Dopo, con modi cortesi, gli notò alcuni punti inesatti, e lo 
pregò d'accettare la sua fotografia. Giovanni Licata non s' ebbe a 
male le osservazioni del distinto oculista, e, tornato a casa, acco- 
modò il lavoro. Da quel giorno Licata ebbe pel professore un ri- 
spetto profondo: un giorno ohe ci trovavamo assieme mi mostrò 
un ritratto con una lusinghiera dedica pregandomi d'osservarlo. 
Vedi, mi disse, quest'uomo avrebbe potuto intralciare i miei primi 
passi facendomi una critica scientifica severa — e non l'ha fatto — io 
venero quest'. uomo ! 

Cosi era fatto Giovanni Licata apparentemente sembrava bur- 
bero e superbo, trattandolo era modestissimo. 

Quando Bianchi concepì la sua spedizione alla ricerca dei laghi 
Liba, Licata gli disse: io verrò con te; e sarebbe partito. Ma il 
progetto della ricerca dei laghi Liba non ebbe seguito e Bianchi si 
vide costretto di ritornare ai suoi primitivi disegni 

Io passerò pei luoghi che furono teatro dell' eccidio Giulietti 
e dei suoi compagni , e là raccoglierò gli avanzi ,di quei disgra- 
ziati, diceva Gustavo Bianchi a Licata. E Tamico mio in una con- 
ferenza esclamò : ebbene là in quel luogo egli è morto, ed ora le 
ossa si abbracciano. Non è passato molto tempo, ed il povero Gio- 
vanni è morto neiristesso modo am«he lui. 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 115 

Nel 1883, per benevole mandato di amici, imbarcò sulla canno- 
niera Gariddi per andare in Assab. La Cariddi, la stessa nave 
che è andata per l'inchiesta di Gildessa, era destinata a sostituire 
TEttore Eieramosca clie era stata in Assab molto tempo. 

La piccola cannoniera toccò Candia, Porto Said, Suez, Gedda, 
Hodeidah, Aden, finalmente giunse in Assab dopo due mesi — Licata 
Tenne sbarcato, ed andò ad abitare la casa del povero Giulietti. 
Verso la fine di ottobre egli tornò ancora più innammorato del- 
TAfrica. 

Anche in salute stava meglio: vedendolo, non si riconosceva 
U giovane linfatico partito per Assab pochi mesi prima. Dette 
alcune conferenze a Napoli, a Milano, a Roma, a Firenze, a Torino 
e poi finalmente pubblicò il suo libro Assab e i Danachili. È un 
lavoro bellissimo, la scienza e la letteratura vi stanno fuse assie- 
me, è scritto con un vigore straordinario con una passione potente* 

In generale i libri dei viaggiatori annojano — sembrano tanti 
trattati di geometria' o d'algebra— bisogna fare uno sforzo per se- 
guirli sino alla fine. La narrazione di Licata no, si legge tutta 
d'un fiato^ dalla splendida dedica a Paolo Mantegazza, fino alle 
gioie 'del rimpatrio. 

I Danachili sono descritti minutamente: non esiste. in tutti i 
libri, tanto degli esploratori inglesi che francesi, una si completa 
descrizione di qiiesta razza deserta cui natura fu madrigna. 

Nel dicembre ultimo, Ceppino lo nominò cavaliere della Co- 
rona d'Italia per le sue importanti pubblicazioni. 

" Non c'è che dire! la vita di campagna in regioni come quelle 
dell'Africa, in lontane regioni dove nulla si trova della nostra ci- 
viltà, dove tutto parla della vita primitiva, dell'infanzia dell'uomo, 
è una vita che ha le sue attrattive. 

E indicibile il sentimento dei confronti di quella' vita con la 
nostra civiltà: fa pensare — seduce. 

Si pensa tranquillamente accanto a una foresta, sotto una 
capanna e cosi s'impara ad amare la capanna e la foresta. Vi è 
sicuramente l'affetto ad un lavoro cominciato, lo sento : ma sono 
pure irresistibili le attrattive di quella vita ricca di emozioni» 
Si sente il bisogno di rivederli quei luoghi, si sente il bisogno di 
continuare, io parto. „ Cosi scriveva Gustavo Bianchi, e difatti 
parti per morire. Giovanni Licata venuto da Assab, anche egli 
mostrò gli stessi sentimenti e parti. Quest'Africa che ammalia 
tanto, da non potersene staccare senza dolore e senza il pensiero 
di tornarvi , ammazzò anche Licata , come ha ammazzato Porro , 
Zaninì, Coccastelli, Gottardi, Romagnoli. 



116 Bollettino della Società africana d'Italia 

Prìma^ di partire Giovanni Licata pubblicò sul Corriere un bel 
lavóro — La conquista dell'Africa — e fu l'ultimo. Avrei dovuto fare 
nna conferenza, mi diceva prima d'imbarcarsi, ma, t'assicuro, non 
80 abbandonare questo pubblicismo che m'ha dato sempre dolori, 
e ho preferito scrivere un articolo. L'articolo — l'ultimo suo arti- 
colo — fece impressione; egli partiva, e lo notava — per andare a ba- 
oiare Vinfame madrigna. ^ L' Asia per una parte è paralitica, per 
l' altra è cadavere. Ad oriente Pechino ad occidente Babilonia. 
L'£uropa tramonta; le Americhe e l'Australia sfuriano nella loro 
giovinezza — creole superbe; l'Africa è Vawenire. „ Cosi scriveva 
O. B. Licata per l'ultima voltA, e l'Africa, Vinfame madrigna, tron- 
cò bruscamente Vawenire a questo forte figlio d'Italia! 

Carlo Cucca 




ANCORA DELLA MISSIONE POZZOLINI 

L'opinione pubblica fu a suo tempo assai dolorosamente impres- 
sionata dal fatto' che, mentre la missione italiana presso il Negus, 
annunciata con tanta solennità in tutto il mondo non giungeva al 
suo destino, invece la missione o meglio l'ufficiale inglese latore 
d'una lettera della Regina Vittoria al Negus stesso trovò modo 
di raggiungerlo e di compiere il suo mandato. E allora due spie- 
gazioni del fatto parvero naturali; o che cioè la missione italiana 
si fosse arretrata innanzi a difficoltà di clima e stagione che non 
preoccuparono l'inviato inglese, o che il Negus abbia fatto inten- 
dere di volere ricevere l'inviato inglese e per contrario non rice- 
vere la missione italiana. Quanto queste due spiegazioni del fatto 
sieno tali da tener alto il prestigio del nome italiano nel Mar Rosso, 
vegga ogni persona imparziale e che giudichi serenamente i fatti 
per se stessi. 

Ma ecco che VEsercitOj in un suo articolo molto ingegnoso cercò 
dimostrare che vi è una terza spiegazione del fatto ; secondo la 
quale il non avere la missione italiana proseguito il suo viaggio 
per l'Abissinia è stata invece una specie di lezione che l'Italia ha 
inflitta al Negus. £ siccome l'articolo àéìVEsercito ci parve molto 
importante quando venne fuori, lo riproduciamo qui per intero. 

Ecco l'articolo: 

" Col ritomo dalla missione presso il re Giovanni d'Abissinia del 
capitano Smith, giunto ieri in Roma diretto a Londra, si è di nuovo 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 117 



riaccesa la questione dell'esito della missione Pozzolini , la quale 
nel momento di prendere la strada della capitale abissina, per de- 
terminazione del nostro ministero, desistette da ogni proposito di 
accordi o trattati col Negus. 

Si fanno perciò confronti, non incoraggianti per il nostro amor 
proprio nazionale, coll'esito della missione inglese, attribuendo al- 
l^talia un contegno poco dignitoso e poco autorevole, percbè non 
persistette nel proposito, e facendo risalire tale decisione alla cir- 
costanza che il re Giovanni non avesse voluto ricevere il nostro 
inviato. 

decenti corrispondenze da Massaua ci spiegano come il conte- 
gno delle truppe abissine, e di Ras Alula in particolare, verso gU 
italiani sia divenuto docile e ossequente, in confronto di certe spa- 
valderie e minacce fatte ali* indomani della partenza del generale 
Pozzolini per ritornare in Italia. 

A noi sembra opportuno di ristabilire nella loro esattezza fatti 
e giudizi — e la nostra voce non sarà sospetta, — trovandoci in grado 
dì dire una parola, che crediamo destinata a gettare un raggio di 
luce STI questa delicata questione. 

Dalle nostre informazioni risulterebbe che la decisione di non 
far procedere nel suo viaggio la missione al re Giovanni fu presa 
dal ministro degli esteri , conte di Robilant , non ostante le insi- 
stenti premure del generale Pozzolini, il quale assumeva sopra di 
sé ogni responsabilità e guarentiva che il ricevimento presso il 
Negus sarebbe stato conveniente ed onorevole. 

Tale decisione fu presa dal governo , perchè si ritenne non 
avesse il re Giovanni dimostrato sufficiente compiacimento e rico- 
noscenza verso il Re d'Italia, che gli mandava una missione, seb- 
bene fossero già impartiti a Ras Alula ordini espliciti, che all'A- 
smara fosse pronta espressamente una forza conveniente per ono- 
rare l'inviato italiano e che fossero già pervenuti a Massaua sol- 
dati abissini per servire di guida e di scorta alla missione. 

Malgrado ciò, in tutte le corrispondenze coU'Abissinia, traspa- 
riva una certa aria di superiorità e di degnazione, superiorità e de- 
gnazione che tutte le potenze d' Europa hanno contribuito a fare 
ammettere come accettabili, col continuo invio di ambascerie e di 
regali , o con un eccesso di deferenza e di cortesia verso quella 
nazione semi-civile. 

Tutto ciò non parve corretto al conte di Robilant, il quale cre- 
dette fosse giunto il momento di metter fine a questa specie di in- 
'cantesimo , e di far capire al re Giovanni che l'Italia non aveva 
bisogno della sua protezione. 



118 Bollettino della Società africana d' Italia 

Cosi la partenza della missione Pozzolini fa oontromandata. 

Qaale fa il risaltato di qaesta determinazione ? 

Dapprima vi farono delle .escandescenze per parte delle auto- 
rità abissine, ohe si ritennero offese e anche burlate; e non man* 
careno europei ufficiosi, che cercarono d' accrescere questo malu- 
more, persuadendo il re Giovanni che tale condotta fosse un vero 
insulto fatto dall'Italia alPAbissinia; e furono il console di Fran- 
cia ed il medico greco che sta alla corte del Negus. 

Però questo stato di cose non durò lungamente; il re Giovanni 
è troppo buon politico per non capire che a lui non conveniva di 
fare il viso delle armi all'Italia, avendo tutto da guadagnare an- 
ziché da perdere dalla nostra amicizia. 

£ che ciò sia vero si palesa anche nelle recenti corrispondenze 
da Massaua, dalle quali si rileva, come la condotta di Ras Alula 
verso gli italiani sia diventata più che amichevole , quasi docile: 
cosi che nulla di meglio egli domanda che di mantenere rapporti 
cordiali con noi. 

In tale maniera lo scopo primo della missione —quello di in- 
durre gli abissini a rapporti di buon vicinato coU'Italia — si sarebbe 
completamente raggiunto; in seguito a che il giudizio, col quale si 
afferma avere l'Italia in^ questa circostanza ricevuto una lezione , 
non ha serio fondamento , ma devesi piuttosto ammettere essere 
ritalia quella che diede una severa lezione al Negus. 

Per ciò che riguarda la missione del capitano Smith, la quale 
non rivestiva il carattere importante di quella italiana e le notizie 
corse sulla sua prigionia, possiamo aggiungere che simile incidente 
deve essere ridotto alle seguenti proporzioni. 

Allorquando il capitano Smith arrivò al campo di Ras Alula 
solo e senza la missione italiana, della quale era stato prima an- 
nunciato Parrivo, fu per sei giorni trattenuto all'Asmara senza es- 
sere padrone di muoversi, né per ritornare a Massaua, né per pro- 
cedere oltre; durante questi 6 giorni fu sequestrata la sua corri- 
spondenza diretta e proveniente da Massaua, finché venne ordine 
dal re Giovanni di lasciarlo proseguire. 

Ed infatti egli prosegui nella sua missione, che compi felice- 
mente, consegnando al re di Abissinia un autografo della regina 
Vittoria. 

Sappiamo infine che il capitano Smith é latore di una lettera 
di re Giovanni per S. M. la regina d'Inghilterra, nella quale sono 
espresse parole molto amichevoli per l'Italia. 

Questa genuina esposizione di fatti basterà, crediamo, a ret- 
tificare gli inesatti apprezzamenti relativi alle cause ed agli inten- 



Anno V. Paso. V-VI. Maggio-Gingno 186f? 119 

dimenti y ohe hanno consigliato di contromandare la partenza della 
missione Pozzolini. „ 

Noi non avremmo domandato di meglio che potere aooettare 
senza beneficio d'inventario questa interpretazione che V Esercito 
da di questo poco lieto episodio della missione Pozzolini. 

Ma è naturale che prima di accontentarcene desiderammo aspet- 
tare la parola officiale del Governo. Per verità le spiegazioni che 
il Governo forni, per bocca del suo ministro degli Esteri quando 
si riapri la camera, non furono per certo tali da dissipare quei 
dubbii che, anche a volere accettare col massimo ottimismo la ver- 
sione àelV Esercito y restano pure nell'animo di ognuno. 

IL ministro degli Esteri affermò due cose : che il Negus era 
stato molto dolente che l'annunziata missione non si fosse più re- 
cata da lui, e che non si può stabilire un paragone fra una mis- 
sione come quella del capitano Smith e una missione come quella 
che voleva mandare l'Italia. 

In ordine alla 1^ affermazione ci sia lecito osservare che in 
politica non basta che una cosa sia , occorre che essa appaia ed 
appaia in modo chiaro e indiscutibile. Sarà benissimo che il Ne- 
gus abbia versato anche un torrente di lacrime pel dolore di non 
aver fatta la personale conoscenza del general Pozzolini, come disse 
in tuono scherzevole e non so quanto opportuno il ministro ; ma 
di questa desolazione del Negus per verità nessuno ha avuto modo 
d' accorgersi. Nò per certo la dichiarazione dell' On. Robilant, in 
questo senso, fatta il giorno stesso nel quale egli con molta faci- 
lità non dubitava di affermare non avere il governo partecipato in 
modo alcuno alla spedizione Porro, è capace da produrre forte im- 
pressione nell'animo di alcuno. 

Resta quindi questo che l'episodio Pozzolini ò tale da avere 
scemato , e non accresciuto , il nostro prestigio coloniale tanto 
sulle rive del Mar Bosso come in Europa. Quanto poi all'avere la 
missione Pozzolini un carattere diverso da quello della missione 
ÌDglese v'ò da osservare proprio questo: se trattandosi di una mis- 
sione al Negus era il caso di presoiegliere il tipo solenne della 
missione Pozzolini o pure non fosse dovuto aspettarsi maggiore 
efficacia da una missione come quella mandata dall'Inghilterra. E 
quando si pensi alla grande esperienza che hanno gl'inglesi nelle 
eose coloniali e si vede il risultato ottenuto da essi anche questa 
volta ci si deve permettere che, con tutto il rispetto dovuto alla 
competenza del generale Robilant, noi ci fermiamo nell'opinione ohe 
in questo affare egli abbia assolutamente sbagliato strada come 



1 



120 Bollettino della Società africana d' Italia 

pnr troppo ci duole dover costatare che le aspettazioni che si ave- 
vano di Ini, perchè un più vigoroso indirizzo fosse dato alla poli- 
tica coloniale italiana, sono rimaste assolutamente deluse. 

Della Valle 



La sezione floreitina della Societi Arrica&a a Italia 

La sezione fiorentina della Società africana d' Italia , ripren- 
dendo le sue riunioni scientifiche, per alcun tempo sospese, invi- 
tava il pubblico ad una Conferenza, in cui l'egregio Prof. A. De 
Gubernatis discorse intorno al suo recente viaggio nelP India. La 
Conferenza, applaudita molto, ebbe luogo nell'Aula Magna del R. 
Istituto di Studi Superiori dinanzi ad uno scelta uditorio di ol- 
tre quattrocento persone. Nel premettere, come di consuetudine , 
alcune parole d'introduzione, il presidente della sezione fiorentina 
prof. B. Malfatti, ricordò commosso i caduti di Gildessa, e in par- 
ticolare il nostro socio G. B. Licata, esprimendo il voto che il Go- 
verno voglia operare con risolutezza nella quistione coloniale, e sap- 
pia ottenere giusta soddisfazione delleccidio di Gildessa. 

Confortati nel vedere come Firenze non indugi a manifestare 
il proprio animo in una questione d'importanza vitale per tutto il 
paese, riferiamo volentieri un brano del discorso pronunziato dal 
presidente della Società consorella. 

jt Parecchie furono le cause, per cui la nostra Società, interrom- 
n pendo la serie delle pubbliche riunioni, che aveva iniziate parecchi 
n mesi addietro, lasciò passare qualche tempo senza dar quasi in- 
„ dizio di sé. La principale di quelle ragioni, la più forte, potete 
„ arguirla pur troppo. Dinanzi al funesto avvenimento che ha 
y^ commosso testé tutto il paese ; dinanzi all' eccidio di Gildessa, 
„ che cosa potevamo far noi, se non chiuderci nel nostro dolore? 
n Ad operare efficacemente ci mancavano i mezzi. Dei nostri inten- 
„ dimenti nessuno poteva dubitare. Alle discussioni scientifiche 
„ dove trovar la calma necessaria ? 

„ Né io dirò, che gli auimi nostri, adesso, si sieno ricomposti 
„ in quiete. Troppo profonda fa la ferita, perchè si possa rimargi- 
a nare cosi presto. E certamente più d'uno di voi, o signori, al met- 
„ ter piede in quest'Aula, avrà provata una nuova stretta al cuore, 
n veggendo in certo modo venirsi incontro l'immagine di quell'uo- 
„ mo egregio, di quell'uomo pieno d'entusiasmo e di fede, Giovali 
n Battista Licata, che fece vibrar qui ripetutamente la sua voce 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 121 

' — '■ ■- ■ 

^ simpatica, per salutare in Assab il preludio alla grandezza colo- 
« niale dell'Italia. Quella cara voce è spenta per sempre. 

9 Ma non è spenta la fede di cui era apostolo; non è spento 
„ l'ardore per la causa, della quale fu campione strenuo, indimen- 
„ ticabile. W è testimonio il voto, che erompe dall' animo di ogui 
„ italiano, di non lasciare inulto il sangue di que' nostri fratelli. 
„ Come s'abbiano a vendicare, non è questo il luogo e il momento 
„ di ricercare. Dirò bensì — e so d'avervi tutti concordi meco, o 
„ Signori — che sarebbe misero quel paese, il quale non sapesse tu- 
„ telare i suoi figli contro le prepotenze, da qualunque parte pro- 
, vengono. Una nazione che non sa farsi rispettare , ha finito di 
„ esistere, Quod Dii avertantl E gli Dei, in questo caso, sono uo- 
„ mini; gli uomini che stanno al governo dello Stato. Confidiamo 
„ che non sieno per mancare ai loro obblighi , come non saranno 
jf per mancarvi i cittadini ; non lasciandosi disaminare dalle con- 
„ trarietà; e considerando sobriamente le cose , senza illusioni e 
^ senza accasciamenti. " 



Vista la sua importanza , l'attualità delle cose trattate e la 
grande competenza di ohi scrive, ci crediamo in dovere di pubbli- 
care la seguente lettera, indirizzata, dal noto viaggiatore tedesco 
Schweinfurth , al capitano Manfredo Campo rio. 

Suez, maggio 1886 
Indegna è la nazione che non 
rischia tutto per il suo onoro. 

Schiller. 

Non si è mai visto che un messaggio di sventura di una tale 
importanza come l'annientamento della spedizione italiana, condotta 
dal conte Porro, da parte del principe in dodicesimo dell' Araar, 
sia stata accolta con tanta indifferenza dal mondo , come risulta 
dai più recenti giornali. 

Non ho ancora avuto campo di leggere i giornali italiani; ma 
quelli degli altri paesi annunciano freddamente il fatto senza ag- 
giungervi parole di rammarico per l'eroismo e pel sacrificio, senza 
profitto, dei nuovi martiri dell'amore per l'esplorazione. 

Alcune gazzette tedesche non hanno invece saputo reprimere 
la satira, sostenendo essere una specialità degli italiani lasciarsi 
trucidare in quei paraggi» È sperabile che in Italia non si sarà 
cosi indifferenti e si penserà ai mezzi di vendicare il tradimentOy 
che grida vendetta al cielo , del principe dell' Araar , di codesta 
miserabile creatura degl'inglesi. Se l'Italia si rassegna tranquilla- 



122 Bollettino della Società africana d'Italia 

mente per la quarta volta alle conseguenze della sua posizione al 
nord est dell' Africa senza reagire energicamente , la sarà finita 
una volta per sempre coi piani dell'avvenire pel commercio e per 
la colonizzazione, a vantaggio della civiltà europea, in queste re- 
gioni barbare. 

Fortunatamente in questo caso la vendetta è più facile che 
non nel caso di G-iulietti e di Sacconi e di Bianchi. 

L'Araar è qualche cosa cha si pub afferrar'e, che si può rag- 
giungere, e non già un deserto con nomadi irrequieti, che si ag- 
girano qua e là. Le distanze di spazio sono colà limitate. Il sacco, 
nel quale si deve cacciare la mano ha un fondo e non ha alcun 
buco. Vi si giunge in tanti e tanti giorni. La strada è perfetta- 
mente nota. 

L'Emiro si può prendere facilmente, giacche egli non può sfug- 
gire verso il sud ove lo circondano nemici. Si tratta soltanto della 
via tra Zeila e l'Araar; e questa si può assicurare completamente 
per il passaggio e l' invio delle truppe, collo stabilire ( come già 
fecero gli egiziani con tanto successo) una serie di posti fortifi- 
cati ciascuno con una guarnigione da 10 a 100 uomini. Duemila 
uomini per Tattacco e mille per assicurare le tappe basterebbero. 
Il tutto può essere soltanto una questione di spesa ; ed un paio 
di milioni di franchi di più o di meno, dopo che se ne sono spre- 
cati tanti inutilmente^ non condurrà certo Tltalia al fallimento. Ma 
d'altra parte si tratta del Genio di un paese, il quale sembra sia 
più di tutti gli altri promettente per la colonizzazione europea nel- 
l'Africa orientale. 

Qui possono in realtà vivere alcune centinaia di migliaia di 
europei, senza incontrare un'ostinata resistenza da parte degl' in- 
digeni. Non è necessario che io spenda molte parole sul valore 
dell' Araar, quale possedimento di una potenza europea. 

Tutti i viaggiatori che furono colà, tutti^ senza eccezione, sono 
concordi che il paese promette un grande avvenire non appena sarà 
in possesso di una potenza colonizzatrice. Possa essere giunto fi- 
nalmente il momento che tanto sangue di nobili pionieri e di apo- 
stoli della civiltà non sia stato sparso inutilmente I Se i caduti sona 
martiri, il martirio almeno giovi spronando i loro connazionali, ad 
agire energicamente!... 

La Koélnische Zeitung^ la quale ha sempre propugnato Tinte- 
resse deiritalia ha detto in uno dei suoi ultimi numeri: 

" Ora si dimostrerà se l'Italia saprà cogliere a tempo Tultima 
occasione, che non tornerà più di crearsi un impero coloniale nel- 
l'Africa. „ 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 123 



Se no... E perchè allora tenere ancora Massaua ed Assab ? 
Massaua è certamente un possedimento prezioso, purché si sappia 
tener duro 50 o 70 anni ed ottenere un giorno PAbissinia (premesso 
che non si adoperino i missionari , giacché in tal caso mai) ; ma 
l'Abiflsinia é oggi una pièce de résistance più forte di Algeri , e 
sappiamo da quanto tempo i francesi si spezzino colà i denti e come 
avanzino soltanto molto lentamente. 

Altrimenti, ben altrimentij stanno le cose nell' Araar. Quivi, 
abbiamo soltanto una piccola città araba, pazzamente fanatica, ma 
tntt' intorno i Gallas pacifici ed agricoltori che non sono neppure 
tutti maomettani. 

Quivi non esiste una nazione che si opponga in massa al do- 
minio degli stranieri o che abbia il patriottismo degli Abissini, ed 
in ogni caso non ha il sentimento bellicoso di questi. 

L'unica difficoltà sta nel superare il tratto di costa tra Zeila 
ed Araar , e per vincere una tale difficoltà l' Italia è davvero ab- 
bastanza forte. A ciò basta quel pezzo d'Italia che é attualmente 
rappresentato a Massaua. 

Ho letto qui a Suez una lettera giunta colla ultima posta da 
Aden del corrispondente molto ben informato e molto esperto deUa 
Koelnisehe Zeitung, 

Il corrispondente sostiene due cose , che nei momenti attuali 
devono interessare particolarmente ogni italiano. 

Primo: che il governo inglese non è intenzionato ad intrapren- 
dere qualche cosa contro l'Araar. 

Secondo: che per l'Italia, se volesse, non sarebbe difficile giun- 
gere nell'Araar ad una mèta sicura. 

Il corrispondente, che conosce egregiamente le condizioni del 
l' Araar , non dubita adunque in alcun caso deUa riuscita di un - 
azione intrapresa dall'Italia contro l'Araar. 

Io posso soggiungere soltanto amen e concentrare tutti i miei 
desideri e le mie speranze in questa parola : Onore alla memoria 
di Porro ! 

Vostro Affamo 
G. Schweinfurth 



l*2i Bollettino della Società africana d'Italia 



ATTI DELLA SOCIETÀ 

Assemblea Generale del 24 giugno 1886 
. Presidenza del Vice Presidente Comm. Nicola Lazzaro 

ORDINE DEL aiORNO 

1. Comunicazioni della Presidenza. 

2. Resoconto dell'operato del Consiglio Generale a riguardo 
dell'eccidio della spedizione Porro. 

Alle 2 1x2 p. m. il presidente visto riunito un gran numero di 
soci e considerando che ai termini dell'art. 23 dello statuto, per le 
materie iscritta all'ordine del giorno, non vi è bisogno di maggio- 
ranza assoluta, dichiara aperta la seduta. 

Il Vice Segretario signor G-uerritore Broya legge il processo 
verbale dell'antecedente tornata che resta approvato senza osserva- 
zioni. Legge quindi il rapporto dei revisori dei conti signori pro- 
fessor Padelletti e Ragioniere Troya, approvante la contabilità 
del 1885. 

L'assemblea approva il rapporto. 

Il Presidente legge una lettera del Segretario onorevole Mar- 
chese Della Valle, il quale si scusa di non poter intervenire alla 
tornata , ma si dichiara solidale con i suoi colleghi del Consiglio 
e ne fa prova la sua firma apposta al memorandum. Spiega come 
il Regolamento della Camera non gli permetteva di prender la pa- 
rola in occasione dell'interrogazione rivolta dall'on. di Breganze a 
S. E. il Ministro degli esteri. 

Dopo altre comunicazioni di lieve importanza il presidente fa 
la seguente relazione: 

Egregi signori, 

Son lieto di vedervi cosi numerosi accorrere all'invito del Con- 
siglio ; ciò è di conforto all' animo mio profondamente addolorato . 
Ricordo che nella nostra ultima tornata del 24 gennaio dopo aver 
riferito sulla formazione della spedizione per l'Araar, capitanata dal 
Conte Porro e dettovi che la nostra Società vi prendeva parte con 
la partenza del nostro amico e collega G. B. Licata voi per accla- 
mazione votaste un sincero applauso all'amico, al collega ed augu- 
rondogli prospere le sorti facevate voti per un glorioso avvenire 



Anno V. Fase. V-Vl. Maggio-Giagno 1886 125 

della patria, della Società e di lui, che ci andava a rappresentare 
in qnelle lontane regioni. 

Oggi mi guardo d'intorno e fra voi non veggo la calma e tran- 
quilla figura del Licata. Io, che, con pochissimi altri, l' ho avuto a 
compagno nelle dure lotte che assicurar dovevano V esistenza del 
nostro sodalizio , io posso dire quanto noi a lui si debba e come 
sarà impossibile che il suo nome possa mai scindersi da quello 
deUa^ Società africana d'Italia. La sua immagine che vedete in 
questa sala, vi rimarrà esposta come quella del nostro primo mar- 
tire e ci additerà in ogni tempo ed in qualsiasi circostanza il no- 
stro dovere, la nostra via: nel nome di G-iovanni Licata è compen- 
diato il programma che seguiremo senza esitazione e senza debo- 
lezza. 

Signori, 

Allorché, qual falmine a ciel sereno, ne giunse l'infausta nuova 
dell'eccidio di Gildessa noi stentammo a prestarvi fede, ci pareva 
impossibile che si avesse potuto commettere una tale infamia in 
uno stato che per quanto barbaro, non per questo cessa dall'essere 
riconosciuto. Neil' invitare il Licata a far parte della spedizione 
Porro, il vostro Consiglio Generale poteva paventare per lui gli ac- 
cidenti di un qualsiasi viaggio, mai il pericolo cui vanno incontra 
quei pionieri dell'umanità che s'avventurano in paesi del tutto sco- 
nosciuti e non aperti ai traffici europei, come è l'Araar. Anzi dirovvi 
che la grande conoscenza di quel paese fece esitare non pochi di 
noi ad accogliere l'oiferta della Società d'Esplorazione di Milano e 
solo vi ci decidemmo favorevolmente quando fra gli scopi della spe- 
dizione ne scorgemmo due, uno politico, l'altro commerciale, en- 
trambi utili alla patria nostra. Ecco perchè o signori noi stentammo 
a prestar fede alle prime notizie dell'eccidio, tuttavia non si mancò 
di telegrafare al Ministero degli Esteri ed alla Società d' Esplora- 
zione per avere altre notizie, aggiungendo che dato il caso che si 
credesse di inviare sul sito delle persone per conoscere la verità, 
i nostri due colleghi del Consiglio, Avv. Carerj e Cav. Massari, 
sebbene questi fosse ritornato appena dal Congo, erano pronti a 
partire per TAraar. 

La terribile notizia non tardò ad essere in parte confermata; 
il vostro Consiglio conscio della responsabilità sua verso voi e verso 
il paese non volle assumere iniziative ma telegrafò alle Società con- 
sorelle di Milano e di Roma per un'azione comune e tale da spin- 
gere il Governo ad un'attitudine più energica. Telegrafò pure alle 
sezioni nostre di Firenze e di Chieti, e mi reco a premura d'infor- 



126 Bollettino della Società africana d' Italia 



marvi che entrambe le sezioni dettero neiroccasione le pia grandi 
prove di solidarietà con la sede centrale. A lor volta le dae So- 
cietà di Milano e di Roma rispondevano ai nostri dispacci dichia- 
randosi pronte e liete di operare d'accordo con noi. 

Ma ogni opera dovette sospendersi innanzi all'iniziativa del Go- 
verno che inviò a Zeila nna Regia Nave per inquirere sul deplo- 
rato eccidio. Ci promettemmo di lasciar passare alcnn tempo e po- 
scia regolarci a seconda delle circostanze. I giorni non scorsero 
inutilmente, che passatine parecchi s'ebbe la triste conferma del- 
l'eccidio con una minuta e particolare descrizione di esso e del mo- 
do barbaro come si era verificato. 

Il vostro Consiglio non pose remore nel rivolgersi alle Società 
sorelle di Roma e di Milano, le quali già aveano dichiarato di vo- 
ler agire d'accordo, facendo adeguate proposte; quella di Milano 
confermò i suoi precedenti impegni, ma con dispiacere debbo dirvi 
che r altra di Roma trovando pretesti nel suo statuto si rifiutò a 
qualsiasi azione delle società geografiche , acconciandosi al fatto 
compiuto , quasi che fosse cosa regolare e non riguardasse do- 
gi' italiani. 

Il vostro Consiglio ne rimase addolorato, ma non sorpreso e 
deciso di ottenere dal Governo la punizione degli assassini pen- 
sava al da farsi, quando un nuovo fatto gl'impose di soprassedere 
a qualsiasi deliberazione. Il paese era chiamato ad eleggere i suoi 
rappresentanti, la lotta si presentava viva fra i partiti e noi non 
si volle neanche per un momento far sorgere il sospetto che la nostra 
agitazione schiettamente e puramente nazionale , potesse nascon- 
dere un qualsiasi interesse partigiano. 

La lotta elettorale ebbe termine e noi riprendemmo la nostra 
opera. D'accordo con la Società di Milano redigemmo un memoran- 
dum che si dovea presentare al Governo di S. M. il Re ed ai pre- 
sidenti delle due Camere da apposita Commissione. Nel mentre 
questa si formava, il Governo in occasione dell' interrogazione del- 
l' on. di Breganze fece conoscere per mezzo del Ministro degli af- 
fari Esteri quali erano le sue idee ed i suoi propositi sul doloroso 
avvenimento. Le parole di S. E. 1' on. Conte di Robilant ebbero 
una ben triste eco nell'animo dei componenti il vostro Consiglio e 
più di ogni altro addolorò la sconfessione degli appoggi governa- 
tivi dati alla spedizione Porro. 

Come io vi ho detto dinnanzi il vostro Consiglio accettò di 
prender parte alla spedizione solo quando si potè convincere che 
sotto il manto del commercio e della scienza la spedizione avea da 
compiere un fatto politico di grandissima importanza. Tale convin- 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 127 

zione il vostro Consiglio se la formò, sapendo da me, che mi era 
recato a Boma per trattare col Conte Porro, di una lettera uscita 
dal Ministero degli Esteri in cui si dicea al Porro: " create degli 
interessi italiani all' Araar ed il Governo non vi abbandonerà „ 
sapendo che la spedizione era largamente sussidiata dal Ministero 
di Agricoltura e Commercio e fortemente armata con fucili e car- 
tucce, date dall' arsenale di Napoli per ordine del Miniejtero della 
marina. (Mormorii), 

Innanzi alle dichiarazioni fatte dal G-overno nella Camera dei 
deputati il vostro Consiglio e quello della Società di Milano rico- 
nobbero rinutilità, e direi anche la mancanza di dignità, di rivol- 
gersi al Governo stesso e quindi son venuti nel proposito d'inviare 
a tutti i membri del Parlamento il seguente indirizzo: 

AL SENATO , ALLA CAMERA DEI DEPUTATI 

La Società di Esplorazione Commerciale in Africa e la Società 
Africana d'Italia non han voluto Un'oggi manifestare i loro intendi- 
menti circa le risoluzioni da prendere dinanzi al confermato eccidio 
della spedizione Porro , perchè , essendo il paese agitato dalla lotta 
elettorale, parve loro dovere di patria carità e sentimento altissimo 
di decoro nazionale, evitare anche il sospetto che su quelle risoluzio- 
ni potesse avere influenza l'amor di parte, ed in un nobilissimo do- 
vere si potesse vedere un'arma di agitazione politica. • 

Ma oggi che la lotta è al suo termine e che il Governo, per mezzo 
di S. E. il Ministro degli Esteri, ha fatto conoscere i suoi intendimen- 
ti, le due Società, affratellate dal memore affetto pei propri compo- 
nenti, vittime del loro coraggio, d'accordo nel supremo intento di coo- 
perare alla prosperità della patria, si crederebbero impari all'altezza 
del compito loro, se non facescero udire con animo risoluto, ma con 
piena serenità, quali siano i voti della numerosa classe che esse rap- 
presentano e nella quale hanno larga parte le più chiare illustrazio- 
ni delle scienze geografiche, delle esplorazioni e dei commerci. 

La spedizione all' Àraar , divisata dal Conte Porro , organizzata 
dalla Società di Milano, messa in atto col concorso delle Società di 
Roma e di Napoli, si proponeva un duplice scopo; stabilire serie re- 
lazioni commerciali fra quel paese ed il nostro, completare la cono- 
scenza geografica di una plaga ricchissima di prodotti naturali e pro- 
mettitrice di larghi vantaggi a chi sapesse con ardimento , insieme 
a saviezza , trarne profìtto. A questa spedizione , sorta con sì fausti 
auspici, salutata con unanime plauso dalla pubblica opinione, e pel suo 
fine eminentemente pacifico e pel suo carattere di privata audacissi- 
ma iniziativa, non venne meno, checché oggi se ne voglia dire, l'ap- 
poggio del Governo, il quale, se non vi prese parte diretta, certo le 



128 Bollettino della Società africana d'Italia 



fu largo di ajuti materiali e morali e promise di seguirne le vicende 
con quella affettuosa cura, che il patriottico intendimento ed il valore 
degli uomini meritavano. 

Il Governo, le Società Geografiche, il paese, assumevano, cosi fa- 
cendo, la parte di responsabilità che a ciascuno spettava, responsa- 
bilità che non parve soverchiamente onerosa, trattandosi di una spe- 
dizione di indole assolutamente commerciale e scientifica e di paese 
da lun^^o tempo aperto ai traffici, geograficamente e politicamente de- 
limitato e costituito a nazione con sovranità responsabile della sicu- 
rezza degli stranieri, che in quel territorio iniziassero imprese civili 
e pacifiche. Sicché, all' annunzio del codardo eccidio , sorse un grido 
generale d'indignazione, e da ogni parte, non che d' Italia, d' Europa, 
si levò alta la voce della pubblica coscienza, additando imprescindi- 
bile l'obbligo di non lasciare inulta la strage di tanti valorosi, di far 
tópettare il sacrosanto diritto di ogni cittadino, che si rechi in terra 
straniera, alla tutela della vita e degli averi , di rialzare il prestigio 
del nome italiano presso genti avvezze per esperienza recente a ri- 
guardarlo simbolo di facile acquiescenza ai fatti compiuti e sinonimo 
di fiacchezza ed apatia. 

Non è spenta ancora l'eco dolorosa del massacro invendicato dei 
Giulietti e dei Bianchi e già un nuovo olocausto di prodi si offre fa- 
cilissimo ai selvaggi istinti di popoli feroci, resi arditi e dalla supe- 
riorità del numero e dalla sicurezza dell'impunità. Dovrà dunque sem- 
pre r Italia esser fatta segno a cosi miserabile vilipendio , dovranno 
dunque i suoi figli rinunziare a quella protezione che è vanto d'ogni 
nazione civile, dovranno dunque ritirarsi sfiduciati dalla nobile lotta, 
impresa col solo fine di fare la patria grande e rispettata ? 

L' amore che portiamo al nostro paese ci fa respingere sdegno- 
samente il doloroso sospetto; la certezza che nella Rappresentanza na- 
zionale non sia men vivo che in noi il sentimento di patriottismo ci fa 
sicuri che essa saprà in questa triste contingenza far comprendere al 
Governo che non si debba ripetere l'errore di attenersi a procedimenti 
giustificati solo nei paesi civili, di credere cioè che possa il sangue 
di pochi masnadieri, e forse non dei veri colpevoli, lavare V affronto 
recato alla nostra bandiera. Noi abbiamo fede che la Rappresentanza 
nazionale saprà seguire la linea di condotta additatale dalle circostanze, 
ottenendo che s'infiigga meritata punizione a chi cosi poco mostra 
stimare la potenza d'Italia, e trarre partito dalla lamentata occasione 
per estendere la nostra influenza su contrade ben altrimenti ricche e 
feraci, che non sian quelle sulle quali finora si è dispiegata la nostra 
azione coloniale. 

Che se a queste idee non facessero adesione i rappresentanti del 
popolo, sarebbe debito di patriottismo dichiarare una buona volta 
e senza ambagi che si abbandona ogni idea di espansione in Àfrica 
e che il disegno di un ben ordinato sistema di colonie sembri opera 
di sognatori, non frutto di maturo studio e di affettuoso interessamento 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 



129 



al progresso economico e morale della nazione. In tal caso alle So- 
cietà Africane, fin qui incoraggiate nella loro propaganda dagli aiuti 
d'ogni maniera delle Autorità costituite, non rimarrà che rinunziare 
alla speranza di una Italia colonizzatrice, unica meta dei loro assidui 
sforzi, sceverare decisamente la propria azione da quella del Governo 
e non persistere in una lotta infeconda, che mena all'inutile spreco 
di nobili esistenze, di preziose attività, il cui sacrificio, da esse pro- 
mosso, vien loro giustamente rimproverato, imprimendo neiranimo dei 
loro componenti il marchio incancellabile di uno straziante rimorso. 



Milano-Napoli 22 Giugno 1886 



Cay. Cesare Rossi, Vice-Presidente 
della Società d'Esplorazione 
Commerciale in Africa. 

Angelo Ing. Salmoiraghii Cons. id. 
Antonio Sani id. 

Borromeo Conte Carlo id. 

P. B. Bottini id. 

Bignami-Sormani Ing. Emilio id. 



Senatore Salvatore Tommasi, 

Presidente della Società Afri- 
cana d'Italia. 

Comm. Nicola Lazzaro, Vioe- 

Presidente idem. 

Gomm. Bartolomeo Malfatti, Pxb* 

sidente della Sezione Fioren- 
tina della Società Africana 
d' ItaUa. 
Marchese Della Valle, Segr. id. 

Errico Guerritore Broya, Vice 

Segretario. 

Avv. Giuseppe Carerj — Cons. 
Dottor Alfredo Rubino id. 

Vincenzo Flauti ìd. 

Barone Raffaele Garofalo id. 
Cav. Alfonso M. Massari id. 

Monsignor L. B. Pacilio id. 

Cav. Aniello Mazza id. 

Gay. Vincenzo Arnese id. 

Gay. Errico Arietta id. 



Ecco o signori l'opera del vostro Consiglio. Ciò che noi ci pro- 
poniamo di fare nel futuro, in qual linea di condotta intendiamo di 
condurre la nostra Società è detto nelle ultime linee dell'indirizzo. 
A questo indirizzo , dal quale non speriamo gran ohe , faremo se. 
gnire delle pubbliche e solenni commemorazioni ai caduti, e se nean- 
che queste varranno a decidere il Governo ad assumere una più 
decisa e meno equivoca attitudine nella politica coloniale, noi an- 
dremo anche oltre e sottoporremo forse al vostro esame ed al vo- 
stro giudizio, più audaci proposte. 



130 Bollettino della Società africana d'Italia 

Per il momento crediamo che la nostra Società debba assu- 
mere r attitudine di nna vigilante aspettativa. Se tale è pure la 
vostra opinione non avete che da approvare il nostro operato , in 
caso contrario il vostro Consiglio saprà ciò che gli resta da fare. 
(Applausi). 

Il Cav. Criscuolo fa plauso all'operato del Consiglio e propone 
ohe la presidenza scriva a tutti i deputati e senatori membri del 
sodalizio e li preghi di adoperarsi affinchè Tindirizzo rivolto ai mem- 
bri del Parlamento non resti lettera morta e senza conseguenze. 

Il Consigliere Avv. Carerj , risponde all' Avv. Cav. Criscuolo 
che il Consiglio Generale avea appunto idea di fare quel che egli 
proponeva; prendendo occasione delle ultime parole del Presidente 
sull'azione futura della Società, accenna ad un suo progetto, con- 
sistente nel voler organizzare per sottoscrizione nazionale una spe- 
dizione armata per vendicare i massacrati di Gildessa. Kioonosce 
ohe tale suo progetto incontra grandi ostacoli e per la stessa gra- 
vità del fatto si limita ad accennarlo; non ne fa proposta, salvo a 
proporlo formalmente al Consiglio ed all'Assemblea dopo che tutti 
gli altri mezzi accennati dal presidente restassero infruttuosi. 

H Presidente mette ai voti la proposta del socio Cav. Criscuolo 
che è approvata ; dà quindi la parola al socio signor Sebastiano 
Troya che svolge brevemente il seguente ordine del giorno: 

** L'Assemblea, udita la relazione del Consiglio Generale , ne 
" approva ed elogia l'operato e l'incoraggia a voler energicamente 
** proseguire nell'indirizzo incominciato. „ 

Il socio Cav. Michele Rubino domanda spiegazioni sulle oom- 
memorazioni ai caduti ; chiede che il Consiglio nell' organizzarle 
tenga presente il dolore delle famiglie dei massacrati. 

Il presidente dopo aver informato il Cav. Rubino che il Con- 
siglio agirà con la prudenza e con 1' affetto voluto dal caso , di- 
chiara a nome del Cpusiglio di accettare 1' ordine del giorno del 
signor Troya e lo pone ai voti per alzata e seduta. 

È approvato all'unanimità. 

La seduta è sciolta alle ore quattro p. m. 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 131 

liTTJO-VI SOCI 

Sede centrale di Napoli 
Soci Effettivi 

Fessina oomm. Errico — Franzoi Angusto — Caracciolo Bal- 
dassarre Duca di Castel di Sangro. 

Soci aggregati 

Brancaccio Giacomo — Onorato Eduardo — Pardi Luigi. 

Sezione Fiorentina 
Soci Effettivi 
Fonseoa Michelangelo. 

Soci aggregati 

Saltini cav. Guglielmo Enrico — Neri Ragioniere Ermanno— 
Bertelo tto Paolo — Montelatici Ragioniere Oreste. 



NOSTRA CORRISPONDENZA 

Let-Marefià 1 gennaio 1886 
Preg.mo sig. Presidente, 

Incomincierò coli' augurarle un buon anno, sebbene sia certo 
che avrà la mia lettera fra un 2 o 3 mesi almeno: (1) e Lei abbia 
la bontà di fare i miei auguri al prof. Licata. 

Io e l'avy. Dulie siamo qui a Let-Marefià fino dal 12 dicem- 
bre scorso, e il D.r Ragazzi ò^ qui con noi fino dal 21 ; è inutile 
che Le dica che qui siamo trattati a dirittura a pasticcini. 

Tanto il conte Àntonelli , quanto il D.r Ragazzi hanno fatto 
per noi quanto solo dei fratelli avrebbero potuto fare. Appena ri- 
cevettero la notizia che eravamo a Gherfa il D.r Ragazzi voleva 



La lettera ha invece impiegalo più di cinque mesi per giungere 
a Napoli. 



132 Bollettino della Società africana d' Italia 



ad ogni costo venirci incontro, e siccome il re non volle permet- 
terglielo, ci mandarono corrieri sopra corrieri per facilitarci la 
strada. 

È grazie al conte Antonelli se ora gli italiani qui sono molto 
ben visti, assai più ben visti di tutti gli altri stranieri. 

Ora verrà alla costa una grossa carovana di europei condotta 
dal capitano Pinot : ne faranno parte 3 missionari cattolici fran- 
cesi, 2 missionari protestanti tedeschi , il sig. Inos francese uffi- 
ciale di cavalleria, mandati via dal re, e il sig. Gaoich negoziante 
armeno. Questa carovana andrà ad Ambadu , che è il punto ulti- 
mamente occupato dai francesi sulla costa S. del golfo di T agi urrà, 
e che dicono ottimo, come dicono ottima e sicura la strada che vi 
conduce. 

Una volta andata via, questa carovana resteremo qui in 8 ita- 
liani e vi resteranno pure un 8-10 in tutto di altre nazionalità.. 

In Italia avranno già saputo della morte del povero Giustac- 
chini partito da Tagiurra assieme a Jobert ; come avranno pure 
saputo dell' attaccco subito dalla carovana Pinot che veniva e da 
quella Labattie che andava a Tagiurra : il tutto da parte degli 
Issa-Somali. 

Dacché sono qui non ho più avuto nessuna notizia di Cico- 
gnani, che deve essere al Danò; ma se non ha trovato da far bene 
là, arriverà a giorni : tanto più che tutto il Vallo-G-alla è in ri- 
volta, e quando quella gente è rivoltata ci mette poco a fare una 
scorreria nei paesi vicini. 

Si dice che V imperatore Giovanni incaricherà re Menelic di 
mettere a dovere il Vallo-Galla perchè egli ora non solo ha un'al- 
tra grande rivolta a Zebul; ma ciò che ò peggio ha sulle braccia 
il Mahdi. Già sapranno da un pezzo della sconfitta ed uccisione di 
Osman Digma da parte di Eas Alula; ora il Mahdi si avanza alla 
vendetta da Metemma e l'imperatore gli ha mandato incontro Ras 
Alula e re Taclé Aimanot ( Eas Adal ) ma non sarà certo cosa 
da poco. 

Qui si è parlato un pezzo della venuta di Agaise Holde Sa- 
dich in Italia assieme col conte Antonelli, ma in causa delle com- 
plicazioni attuali pare ohe questa venuta sia ritardata. Ben presto 
invece verrà ad Assab il sig. Yiscardi negoziante, che non potè 
fare la stessa strada nel venire qui perchè ne fu impedito dal cav. 
Pestalozza. 

Domenica o lunedi (3 o 4) andremo, io e Tavv. Dulie, a De- 
bra Bran, dove il re verrà per passare il natale abissino. Le scri- 
verò in proposito il più presto possibile. 



Anno V. Paso. V-VI. Maggio-Giugno 1886 133 

Le auguro di nuovo un buon anno, e colla massima stima mi 
dico 

Suo Dev.mo 
Luigi Gapucci 

P.8. Debbo tributare molta lode al custode della stazione di 
Let-Marefià : è un abissino educato da M.r Massaia e si chiama 
Giuseppe: parla bene il francese e lo scrive, capisce V italiano e 
lo sa leggere: ama l'Italia e gli italiani, ma sopratutto è intelli- 
gente, fidato e sempre pronto a render servizio ai viaggiatori. In- 
somma è un bravissimo e distinto giovanotto. 

Debra Bran, 6 gennaio 1886 
Preg.mo sig. Presidente, 

Ieri il conte Antonelli ci ha presentati a S. M. 

Eravamo arrivati qui la sera del 4 corr. e ieri subito siamo 
stati ricevuti. 

S. M. si è mostrata molto contenta del bellissimo ombrello e 
del diploma di socio onorario mandatogli da codesta onorevole so- 
cietà , e mi ha incaricato di mandare i suoi ringraziamenti alla 
Società africana d'Italia. 

In tutto il ricevimento, sia con me che colPavv. Dulie, S. M. 
si è mostrata molto gentile. 

Tanto prima, come durante e dopo il ricevimento il conte An- 
tonelli si è mostrato con noi di una gentilezza impareggiabile; solo 
un fratello avrebbe fatto ciò che ha fatto lui. 

Del resto tutti gli italiani qui sono come tanti fratelli , e se 
a Let-Marefìà siamo stati trattati benissimo dal D.r Ragazzi il 
nostro ricevimento qui, da parte del conte Antonelli e D.r Alfieri, 
non è stato per nulla inferif>re. 

Il nostro compagno Luigi Cicognani è ancora trattenuto al 
Danè, ma speriamo che presto ci raggiungerà, e V aspettiamo con 
tanta più ansia perchè tutto il paese dei Vallo Galla è in rivolta, 
e temiamo che qualche scorreria, sia di rivoltosi che di soldati del- 
l'imperatore (Hovanni, non possa arrivare fin 3à. 

S. M. si tratterrà qui solo per pochi giorni e poi andrà a 
Bum Mèda per incontrarsi oolP imperatore Giovanni e dargli Tan- 
nuo tributo. Noi ritorneremo ad Ancober o Let-Marefìà ; e di là 
Le scriverò ulteriormente. 

Intanto colla più sentita stima mi creda 

Suo t>ev.mo 
Ing.r L. Capucci 



134 Bollettino della Società afìricana d' Italia 



LAGO TZANA 

L'Abissinia ha pochi laghi, e quei pochi sono piccoli e di nes- 
suna importanza, tranne uno, il lago Tzana. Sorvolando sui laghi 
Haik ed Asoianghe, e non tenendo affatto conto degli altri minori, 
darò qualche breve cenno del primo. 

A 60 chilometri al sud di Gondar , capitale dell'impero etio- 
pico , al 12^ ài latitudine nord ed al 37^ di longitudine est di 
Grreenwich, ad una elevazione di 1900 metri sul livello del mare, 
s'incontra il vasto e pittoresco lago Tzana. La sua lunghezza — 
da nord a sud — è di circa 100 chiL, per una larghezza di 50, di- 
mensione non conservate costantemente a causa della grande irre- 
golarità della costa; misura 300 chil. di circonferenza, e vi si sca- 
rica una grande quantità di più o meno piccoli fiumi, e ne sorte 
un fiume importantissimo^ V Abai, che, ingrossato da parecchi af- 
fluenti, prende il nome, come è noto, di Nilo Azzurro. 

Per tutta la superficie di questa vasta estensione d'acqua, vi 
sono sparse moltissime isole — alcuni scrittori, fra i quali Giuseppe 
Sapete, ne enumerano 60; — parecchie delle quali non mancano di 
abitanti, ed alcune hanno una interessante storia. La più ricca, 
la più bella, la più fertile è quella di Thedus-Estifanos ( Santo 
Stefano) che ha il vanto di conservare la migliore cronaca dell'an- 
tichissimo regno di Azum, di un pregio assai superiore perfino a 
quelle che da tempi remotissimi, si custodiscono gelosamente nei 
templi sacri della città di Axum — la città santa dell' Abissinia. — 
Altra isola, anche di rilievo, è quella di Metraha, posta a breve 
distanza dalla sponda orientale, dove vivono, mezzo prigionieri e 
mezzo abbandonati, gli ultimi discendenti dell'antica stirpe dei re 
abissini; di cui un avanzo, Hatze Joannes, fu fatto negus e messo 
a regnare nel 1840. -^L'isola più vasta, che però non presenta nes- 
sun*altro particolare requisito, è quella di Delo. 

Nelle placide acque del lago si specchia una antica e popo- 
losa città, la quale, a causa della sua straordinaria bellezza, forma 
la delizia di tutti i viaggiatori , e la ritengono la piU bella città 
del mondo. Il suo nome è Qoratha. Io non so se sieno oppur no 
vere le grandi meraviglie che gli scrittori ne fanno , ma se non 
tutto, in buona parte dev'esser tale; quello che ha di sicuro è una 
grande importanza commerciale, poiché è mercato dei prodotti di 
mezza Abissinia: vi si trova il caffè di Jaguè, la cera degli Agau, 
del Begameder, del Goggiam e dei paesi Galla, il miele ed il burro 
di Efag, 1' oro galla, ed altre produzioni dell' agricoltura e della 
pastorizia. 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 135 

Le pittoresche campagne tutt'intomo a questo stupendo lago 
sono dotate della maggiore desiderabile fertilità, accoppiata ad una 
grande vaghezza di luoghi ; sono regioni di delizie e di specula - 
sioniy di ozio e di attività; sviluppano il vizio e la virtù, secondo 
la individuale inclinazione e Io sdrucciolo che si prende. Come il 
tef, il mais^ il grano viene abbondante dalla terra ubertosa ad ar- 
rìoohire l'agricoltore, cosi la nota fecondità delle belle Abissine, 
ohe rallegrano gli altipiani interni etiopici, circonda di numerosa 
e nera prole i felici e tranquilli abitanti delle isole e dei dintorni 
del lago Tzana. 

Auguro agli Abissini che un giorno al lago Tzana vadano 
tanti touristes per quanti ne vanno ai laghi Maggiore, di Como e 
di Oarda , e che vi abbiano le stesse attrattive e ne sieno allo 
stesso modo soddisfatti. Veramente, le cose come stanno adesso, 
non farebbero nulla sperare, ma io ho fede neiravvenire dei paesi 
africani, e son sicuro che, presto o tardi , V Abissinia perverrà a 
questo elevato grado di civiltà. 

E. G. B. 



Seguito delia relazione dei Segretario deiia 6^ Commissione. 

{istrumenti scientifici) (a.) 

Fra gli strumenti topografici utili ai viaggiatori potrebbero 
annoverarsi quelli adoperati nelle levate speditive militari come 
i telemetri ^fra cai quello recente del Colonnello Morici) la bus- 
sola di Bnrnier, le diverse specie di sestanti etc. In effetti la 
posizione di un esploratore in viaggio, costretto ad operare in pae- 
si soonosciuti e selvaggi, sospinto dal tempo che gli deve essere 
prezioso e dalle tante ragioni che non gli permettono, senza pe- 
rìcolo, lunghe soste in uno stesso punto, è bene da paragonarsi 
alla posizione di un ufficiale in campagna che opera in presenza 
del nemico ed è costretto, peroiò, a far uso dei metodi più spicci e 
degli strumenti più semplici. È da osservarsi però che se gli im- 
perfetti strumenti in quistione, grazie alla loro semplicità e leg- 
gerezza, possono in alcuni casi speciali riuscire utili — e perciò 
sarebbe bene facessero parte del corredo scientifico degli esplora- 
tori — in generale il loro uso, non è da consigliarsi; oggi sopra- 



la) Vedi fascicoli precedenti. 



136 Bollettino della Società africana d'Italia 

tutto che il perfezionamento delle arti ha reso trasportabili stru- 
menti di gran lunga più perfetti. Ed invero se agli errori deri- 
vanti dall' imperfezione degli strumenti si aggiunge la fretta con 
la quale il viaggiatore è spesso costretto ad operare e , non dì 
rado , la poca perizia dello stesso , si ha ben ragione di temere 
che in ultimo debba risultarne più che un esatto rilievo , una 
vera poesia topografica. 

Sarebbe qui il caso di far cenno dei barometri, considerati quali 
strumenti geodetici, per la misura delle altitudini; ma di essi si 
dirà in seguito a proposito degli strumenti meteorologici. Sarà 
bene, invece , dire qualche cosa intorno agli ipsometri, strumenti 
i quali di non poca utilità potrebbero tornare agli esploratori e 
che di recente sono stati con successo adoperati in sostituzione 
del barometro. 

Ipsometri. 

Gli ipsometri o barometri termometrici, sono, come à noto, 
istrumenti destinati a misurare le altitudini mercè la temperatura 
del punto di ebbollizioue dell'acqua. Questi strumenti assai pre- 
cisi poco voluminosi e meno fragili che i baro;netri a mercurio , 
possono vantaggiosamente adoperarsi in molti casi nei quali que- 
sti ultimi nuscirebbero disadatti. Svariati sono i tipi d' ipsome- 
tri 'finora costruiti; quelli, però, che meritano la preferenza, non 
solo per le loro qualità intrinseche, quanto per essere in special 
guisa atti a sostenere gli strapazzi d' un lungo viaggio di esplora- 
zione , senza andar soggetti a guasti irreparabili , sono i se- 
guenti : 

1.^ L' apparato ipsometrico 

Negrotti e Zambra 
2.® L'ipsometro del D.r Hooker 
3.® L'ipsometro Baudin. 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1866 



137 



Il primo ( fig.ra 1*) è una modificazione felice dell' apparato 
ipsometrico di Wollaston. 

Le sue parti essenziali sono: 
1.® Un termometro delicatissimo non più 
lungo di 12 pollici ( Om. 31 ) la cui scala si 
estende da 180® a 212° ed è divisa in modo da 
potersi agevolmente apprezzare le frazioni di 
grado. 

2.® Una piccola caldaia metallica montata 
su di un tripode di sostegno ' contenente una 
lampada ad alcool. 

Dalla parete superiore della caldaia C. 
partono due tubi EEE Dtì-D, posti V uno den- 
tro 1' altro e divisi ciascuno in tre parti, i quali 
possono rientrare in se stessi a guisa dei tubi 
di un cannocchiale. 11 tubo esterno DDD è av- 
vitato sulla parete superiore della caldaia e co- 
munica, pel suo estremo superiore, col tubo 
interno EEE, come mostra la figura. Quest'ul- 
timo, poi, è munito di due aperture Tuna f allo 
estremo superiore, l'altra/^ all'estremo inferio- 
re, mercè la quale comunica con l'interno della 
caldaia C. In A si vede la lampada ad alcool 
la quale è circondata da una retina metallica 
B per evitare che il vento possa spegnere la 
fiamma. Fermezze dell'apertura fu termome- 
tro T viene inserito nel tubo interno E ed at- 
traversando r apertura /*' passa nella caldaia 
dove a circa 3 centimetri dal livello dell'ac- 
qua viene arrestrto da alcune strisce di tela 
speciale, che servono a sostenerlo. 
I due tubi DDD EEE sono costruiti in modo che i pezzi ri- 
spettivi di cui si compongono possono facilmente staccarsi l'un 
dall' altro; e ciò allo scopo di far si che l' operatore possa esser 
sempre in grado, quando il voglia, di scoprire una data parte del 
ftennometro internamente inserito , senza punto smuoverlo , e leg- 
gere cosi agevolmente il grado di temperatura raggiunto dal mer- 
onrio. La ragione del doppio tubo , si è poi quella di assicurare 
imo stabile punto di ebboUizione ; locchè sarebbe stato difficile ot- 



6 C 



HIBSSa 



Fig, 1 



tenere, negli esperimenti all'aria aperta, adoperando un tubo solo. 



138 Bollettino della Società aMoana d' Italia 

gji^ Terminata V operazione V intero strumento vien chiuso in un 
solido astuccio di cuoio (fig. 2^) da portarsi a bandoliera . 




Fig. 2 

Air ipsometro in parola va ancora aggiunta una collezione di 
apposite tavole, per facilitazione dei calcoli relativi alla misara 
delle altitudini e del cui uso si dirà in seguito. 

Il modo di operare con questo strumento è semplicissimo. Ba- 
sta versare attraverso il foro F, una certa quantità di acqua nella 
caldaia 0, fìno a riempire un terzo circa del volume della stes- 
sa. Si chiude quindi con una vite il foro F, s'introduce il ter- 
mometro e si accende la lampada ad alcool. L' acqua entra bea 
presto in ebbollizione. Il suo vapore circonda prima il bulbo del 
termometro , sale poi attraverro il tubo esterno DDD e passando 
quindi pel tubo interno EEE, sfugge infine per il condotto late* 
rale G» Il mercurio del termometro, in questo mentre , dopo es- 
sersi celeramente elevato di un certo numero di grandi, resterà 
stazionario. Si è appunto questo numero di gradi o, come si dioe, 
punto di ebbollizione^ che bisogna notare e che servirà poi (assier 
me air all' altro dato della temperatura estema dell'aria] a caleo- 
lare 1' altitudine che si è voluto misurare. Questo calcolo si può 
fare servendosi di una delle varie formolo ipsometriohe escogitate 
come ad es. la seguenta. 

H =z (285,48 B -f 0,988 B«) K 

nella quale B à il punto di ebollizione osservato e £ un coeffi- 
ciente che serve ad eliminare l'errore proveniente dalla temperatura 
dell' atmosfera, nel tempo dell'osservazione, e che viene espresso da 

K=iO,00198 (T+t— 4,4;+0,973 

essendo T e t le temperature atmosferiche osservate nelle due sta- 
zioni inferiore e superiore. Il calcolo, però, diventa assai più sem- 
plice ricorrendo alle tavole dianzi menzionate che vanno unite ai- 
apparato ipsometrico in parola e sono in numero di tre — Ecco il 
modo di procedere. 

Osservato il punto di ebbollizione dell'acqua e la temperatura 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-aiugno 1886 139 

atmosferica nelle dae stazioni, si comincerà per riscontrare nella 
Tav. I quali altezze (in piedi inglesi) corrispondono ai due pnnti 
di ebbollizione osservati nelle due stazioni superiore ed inferiore. 
La differenza fra le altezze riscontrate si moltiplicherà per un fat- 
tore , dipendente dalla media delle temperature atmosferiche os- 
servate nelle due stazioni, ed il prodotto darà l'altezza cercata. 

n valore poi del fattore testé accennato si ricaverà dalla ta- 
vola III in corrispondenza della media delle temperature osservate 
nelle due stazioni. 

• 

Esempio 

c.^„. ^^ ^ . ^ l Punto di ebollizione 187,** 3 

Stazione superiore J rp^^^^^atura atmosferica 2^ 

oa -^ ^ • r '^«^ i Punto di ebollizione 210,** 4 

stazione mfenore j Temperatura atmosferica 68» 

68 + 26 
Temperatura media =-_ ^ = 47 

(a) Altezza corrispondente al punto di ebollizione osservato 

alla stazione superiore ed=187°,3 Piedi inglesi 13495 

(a) Idem alla stazione inferiore pel punto di ebbollizione 

= 210^4 Piedi inglesi '905 



Differenza piedi 12590 
Q}] Fattore corrispondente alla temperatura media di 
4.T= 1,033 

Altezza cercata = 12590 X 1,033 = 13005 piedi = metri 3966. 

« 

n secondo tipo d'ipsometro degno di nota (Fig. 3^ p. 144) è, come 
si è detto^ quello del Dr. Hooker. Si compone di una piccola caldaia 
metallica A, di forma sferica, sopportata da un sostegno B, di forma 
cilindrica, che racchiude una lampada ad alcool. Alla parte superiore 
della caldaia corrisponde un tubo corto e ricurvo, mentre ad un lato 
della stessa è adattato un altro tubo, più lungo e dritto. È in que- 
st'altimo tubo che viene intromesso, nel momento dell'operazione, 
nn termometro registratore a massimi T esattamente graduato. 
Quando si vuol procedere all'osservazione si riempie d' acqua la pic- 



(a) Da ridcontrarsi nella Tav. 1.* 

(b) Da riscontrarsi nella Tav. 3/ 



Bollettino della Società africana d' Italia 




Fig. 3 

cola caldaia e ni introdace il termometro; dopo di ohe 8i accende Ift 
lampada ad alcool. In poohi minati 1' acqaa entra in ebollizione , 
il vapore afugge pel tubo ricurvo ed il mercurio del termometro 
Baie fino ad un certo punto dove resta stazionario. Dal grado di 
temperatura raggiunto ai deduce l'altezza relativa mercè note for- 
male e tavole di riscontro. 

È da notarsi che adoperando lo atrumento in parola non è ne- 
cessario che il grado di temperatura sìa letto immediatamente in 
seguito all'operazione; ma può leggersi, se occorre, anche parecchi 
giorni dopo senza alterazione di sorta nei risaltati. Bisogna sem- 
plicemente aver cura di ritirare con qualche precauzione il termo- 
metro dal tubo in cui era stato introdotto e di oonservarlo in modo 
ohe il bulbo oocupi sempre la parte superiore. 

I vantaggi di questo apparato aouo: grande aemplicità, rapi- 
dità nelle operazioni e facilità di trasporta. Esso, danque, riusci- 
rebbe al pari del primo ntilissimo ai viaggiatori. Accontentandosi 
dì un minor grado di esattezza bì potrebbe anohe adoperare una 
variazione del tipo precedente detto — Hooker's poket hypsometrie 
npparalits, assai comodo per le osservazioni non-molto rigorose. 

II terzo tipo d' ipsometro che merita di esser preso in consi- 
derazione, si è l'ipsometro Baudìn costruito dalla Ditta omonima 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 188G 141 



' 



di Parigi. Questo ipsometro di poco diflferisce dai precedenti, in 
quanto alla disposizione generale delle sue parti , e divide con i 
due tipi già descritti i pregi della semplicità, precisione e solidi- 
tà. Esso ha, però, un vantaggio a sé speciale; vale a dire che Tope- 
ratore può, a volontà , ampliare la lunghezza del grado e quindi 
rendere cosi più o meno sensibile 1' apparecchio a seconda della 
maggiore o minor precisione ohe una data operazione può richie- 
dere. L'ipsometro Baudin ha fatto già con successo le sue prove 
nelle mani di esploratori di vaglia quali Nachtigall, Soleillet, Bat- 
terà ecc. 

Una precauzione a prendere, qualunque sia il tipo d' ipsome- 
tro adoperato , si è il far uso di acqua distillata , o in man- 
canza, dell'acqua più pura che riesce possibile procurarsi come ad 
esempio l'acqua piovana raccolta in un recipiente accuratamente 
pulito. È ancora da avvertire che le due stazioni, superiore ed in- 
feriore , non siano soverchiamente distanti nel senso orizzontale. 
Prese queste precauzioni e ripetute più volte le osservazioni in 
ciascuna stazione, si può contare sulla precisione del risultato come 
è stato provato da rigorose livellazioni trigonometriche eseguite 
contemporaneamente alla misura di altitudini mercè V ipsometro. 

Parlando della geodesia speditiva — i cui metodi e relativi istru- 
menti debbono essere a preferenza adottati dagli esploratori —cade 
qui acconcio il far cenno della fotografia dalla quale non lievi van- 
taggi ha tratto la scienza geodetica, specie in questi ultimi anni, 
e che di grande utilità potrebbe tornare ai viaggiatori non solo 
per rilevare speditamente il terreno percorso, mi per ottenere, in 
pari tempo, la rappresentazione fedele dei luoghi esplorati. Il qual 
risultato riuscirebbe impossibile raggiungere adoperando qualsiasi 
altro istrumento topografico il quale no a sia la camera oscura con- 
venientemente modificata. 

Il servirsi della fotografia nei rilievi topografici è un'idea ab- 
bastanza antica; ma le difficoltà che si opponevano alla traduzione 
in fatto di quell'idea bellissima sono state superate sol da poco tem- 
po grazie ai meravigliosi progressi raggiunti dall'ottica fotografia 
ed all'invenzione del collodio secco. A datare, specialmente, dalla 
scoperta di questo utilissimo ritrovato la fotografia, applicata ai rilie- 
vi topografici, ha fatto grandi passi, specie per i lavori del Jourdan, 
delBeauprè, del Moydenbeuer, del Porro ecc* Il colonnello Lausse- 
dat, professore alla scuola politecnica di Parigi, fu il primo che pensò 
alla trasformazione della camera lucida in istrumento topografico. 
Egli rilevava con essa delle vedute prospettiche le quali, in gabinet- 
to, combinava in modo da trarne, con i procedimenti della geometria 



142 Bollettino della Società africana d' Italia 

descrittiva, la planimetria e Paltimetria topografica. I metodi, pe- 
rò, del Lauseedat se conducono a risaltati soddisfacenti in quanto 
a rassomiglianza artistica , conducono a risultati infedelissimi in 
quanto a similitudine geometrica ; e ciò a cagione della deforma- 
zione ottica prodotta dagli ordinari obbiettivi. E vero ohe il Laus- 
sedat, per ovviare a tale inconveniente, si contentò di restringere 
a pochi gradi il campo iconico; ma tal cosa conduce alla necessità 
di prendere un numero considerevole di negative in ciascuna sta- 
zio ae, e getta per quest'altro verso il procedimento fuori del cam- 
po della vera ed utile pratica. 

Il Porro, invece, riprendendo il problema dal lato ottico, giunse 
con una facile analisi ad una soluzione nella quale, con deforma- 
zioni matematicamente nulle, si porta a 150 gradi V ampiezza del 
campo iconico praticabile. Un teodolite da tavolino, appositamente 
costrutto, permette di prendere sulle fotografie, con tutti i' comodi 
del lavoro di gabinetto , quelle stesse misure le quali , altri- 
menti, sarebbe stato necessario rilevare sul terreno con lungo e 
penoso lavoro. Le coordinale de' punti cosi osservati si deducono 
in seguito col circolo calcolatore , come da osservazioni diretta- 
mente fatte sul terreno. Grazie, poi, alla forza ottica di questo 
teodolite da tavolino è possibile impiegare in campagna delle fo- 
tografie piccolissime, quasi microscopiche; di talché essendosi po- 
tuto limitare a 63 mill. la lunghezza focale dell'obbiettivo fotogra- 
fico, rintero apparecchio da campagna ha dimensioni cosi limitate 
da potersi addirittura portare in tasca. L'operatore provveduto di 
una certa quantità di piccolissime lastre, precedentemente prepa- 
rate al collodio secco — o, meglio, alla gelatina bromurata — non 
ha ad occuparsi di manipolazione chimica di sorta. Uno dei vantag- 
gi' principalissimi di tali fotografie si è quello di poter servire a 
dar l'effetto stereoscopico del terreno rilevato, il che riesce di una 
importanza indiscutibile e ohe è facile comprendere. 

Un altro apparecchio foto-topografico che potrebbe riuscir utile 
ai viaggiatori è T apparato Chevallier pel quale ebbero parole di 
lode non pochi periodici tecnici , fra cui due inglesi riputati s- 
simi cioè : il Builder ed il Society of arts journal. Questo stru- 
mento è provveduto di un telescopio meridiano e di un cerchio 
graduato onde poterlo collocare in una data posizione. Uuq spec- 
chio circolare coUodionato è posto orizzontalmente in fondo di una 
camera oscura di rame mossa da un movimento di orologeria in 
modo da descrivere, in un dato tempo, l'intera circonferenza della 
quale la stazione prescelta è il centro, I vani oggetti successiva- 
mente ricevuti dalla lente vengono fotografati sulla lastra attra- 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 143 

verso una fenditura angusta praticata su uno dei lati della ca- 
mera oscura. L'operazione si ripete in tre stazioni in modo da evi- 
tare gli errori possibili e le tre lastre, cosi ottenute, servono poi 
a descrivere sulla carta il piano rilevato. Secondo il Builder i ri- 
sultati ottenuti con l'apparato Chevallier sono dei più soddisfacenti. 

Mi piace infine^ di notare fra gli strumenti fotopografici merìr 
tevoli di special menzione, per il vantaggio che potrebbero ricavar- 
ne gli esploratori, quello del nostro Paganini e che l'autore ha chia- 
mato teodolite-camera-oscura. Mercè questo strumento e con l'ado- 
zione del nuovo processo fotografico alla gelatina bromurata, il Pa- 
ganini esegui nel periodo 1878-1880 accuratissimi rilievi nelle Alpi 
marittime rispondendo afifermativamente ad importanti quesiti to- 
pografici proposti dalla direzione dell'Istituto Topografico militare 
di Firenze. 

I quesiti in questione erano i seguenti: 

1^ Studiare se con la fotografia si poteva ottenere dei pano* 
rami atti ad aiutare il topografo nella rappresentanza del vero ca- 
rattere del terreno rilevato. 

2^ Ottenere estesi panorami rappresentativi i quali convenien- 
- temente ridotti e riprodotti con la fotoincisione potessero servire 
ad illastrazione dei fogli contenenti le corrispondenti zone del ter- 
reno rilevato. 

3** Vedere se i panorami suddetti potessero tradursi in rilievo. 

{continua) 



RASSEGNA AFRICANA 



Dalla costa di Benadir nel paese dei Somali — Bar 

Benadir (la costa dei porti) è la regione che si stende al nord di 
Ohismaio fino ad Imruti e che è forse cosi chiamata perchè i navi- 
ganti arabi, nei loro viaggi da Mascate, MaouUa e Scihiri a Zan- 
zibar, vi trovarono i primi rifugi per le loro navi. 

Benadir, paese sulla costa orientale africana fa parte dei pos- 
sedimenti, situati verso nord, del sultano Said-Bargasch. 

Sono ben noti i selvaggi costumi degli abitanti, i quali, fino 
ad ora, furono lo spavento di tutti coloro che ebbero la sventura 
di naufragare in quei paraggi. 

Non tutti però i somali sono selvaggi e dediti alla guerra ; 
•gli abitanti delle piccole città di Brava e de' suoi diutaroi , per 
esempio, amano la pace e la tranquillità, e soltanto se forzati ed 
a malincuore ricorrono alle armi. 



144 Bollettino della Società afrioana d' Italia 

I costumi sono puri, tranne nelle città ove ad essere morige - 
rati non si bada più che tanto. Nei paesi dentro terra l'adulterio 
dioesi sia completamente sconosciuto e sebbene il Corano non vieti 
le concubine pure i somali dell'interno non ne hanno mai. 

La lingua del paese è un miscuglio di Sahueli arabo e somali. 

I somali sono ferventi seguaci di Maometto. Appartengono ad 
una forte e bella razza e coi negri hanno di comune il solo colore 
della pelle. La loro statura è snella ed' alta. Le donne sono per 
lo più delicate e d' aspetto piacevole ; hanno mani e piedi picco - 
lissimi. 

Lungo la costa vi sono parecchie città; Brava, Marca, Scian- 
gani, Amasuen; di tutte la più grande, e d'importanza maggiore^ 
è Mogodiscio. 

È città antichissima e da qualcuno si vuole. che parecchi se- 
coli addietro vi dominassero i portoghesi. 

Nello sfondo, dietro le città , in riva al mare, corre una ca- 
tena di colline rossicce e sabbiose. Pin dove giunge l'occhio non. 
si vede che sabbia. Pare che le città stiano nel bel mezzo d' un 
deserto; non un albero, non un cespuglio e, dietro la linea delle 
colline , an paese poco meno che sconosciuto. Non debbono però 
mancarvi terreni ubertosi. 

In quei luoghi , ove si vuole che cresca anche il cotone , vi- 
vono le numerose mandrie che forniscono le grandi quantità di 
pelli secche all'esportazione. 

II clima nelle città è saluberrimo. H caldo è molto forte ma ò 
temperato e reso sopportabile dalle brezze marine. Specialmente 
le serate sono piacevoli e fresche e per nulla umide, come in Zan- 
zibar ed in altre città più meridionali. Non essendovi paludi né 
acque stagnanti né vegetazione, non possono prodursi miasmi con 
le febbri che ne sono la naturale conseguenza. Conoscono le febbri 
soltanto quelli che le presero altrove, al di là delle colline ; chi 
invece senza interruzione abita la costa non ne è mai colpito. 

L'unica malattia dominante, sebbene non pericolosa, è un forte 
dolor di testa che somiglia alla nostra emicrania. Se ne ignorano 
con precisione le cause. 

Forse potrà essere motivata dal sistema poco variato di vitto 
ebe consiste in latte, carne e granturco, oppure dall'odore, imman- 
cabile in tutte le case, prodotto da una cert'erba la quale serve , 
seccata, ai tintori, (oricello) e che è uno dei principali articoli del 
commercio indigeno. 

Il mezzo di trasporto usuale verso Tinterno è il cammello ohe 
costa così poco da servire anche da bestia da macello. Gli asini 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 189G 145 

si adoperano per le piccole distanze; cavalli se ne trovano pochi 
eppnre non si vendono cari. 

Nei mesi di maggio, giugno e luglio in seguito ai forti mon- 
soni di libeccio, s'interrómpe ogni comunicazione col mondo ester- 
no. Il mare è talmente agitato che non riesce possibile nemmeno 
di gettare in acqua un battello. 

Ora tutta la costa di Ben adir e soggetta al sultano di Zanzi- 
bar Said-Bargasoh. 

Chi ha visitato questi luoghi prima che gli arabi avessero sot- 
tomesso il paese, quando le rapine e gli assassinii erano all'ordine 
del giorno, rimane adesso non poco meravigliato dei sensibili mi- 
glioramenti dovuti air amministrazione del sultano. Non bisogns 
però partire dal punto di vista europeo. 

Molte cose vanno ancora molto male ed il bene ottenuto è sol- 
tanto relativo. 

Il commercio con questi luoghi che prima, se non era impos- 
sibile, era sempre difficile e pericoloso, ora ogni anno aumenta e 
s'avvia ad una sufficiente floridezza. 

Dalla costa di Benadir all'isola di Zanzibar si esporta in quan- 
tità rilevanti Voricello, vegetale che serve come materia colorante 
e quasi tutte le pelli seccate che smaltisce la piazza di Zanzibar . 
Altri articoli però d'importanza minore, sono: avorio di qualità bel- 
lissima, gomma arabica, burro, penne di struzzo, ambra (da ardere 
nelle moschee e chiese) animali bovini, cammelli, capre etc. 

Quali articoli d'importazione figurano anzitutto le cotonine ame- 
ricane ohe hanno vinto, qui come altrove, e scacciato dai mercati 
le cotonine inglesi; una certa specie di perle, drappo di mascate, 
sale, caffè (dall'Arabia) sciroppi, aceto, zucchero, tabacco, riso (dal- 
l'India) etc. 

La moneta corrente sono i talleri di Maria Teresa. Quasi tutto 
il commercio è nelle mani di negozianti dell'India i Baniani. 

Fare loro utile concorrenza riesce cosa molto difficile ma non 
impossibile. 

Per esempio si potrebbe trovare sul luogo una fonte quasi si- 
cura di guadagni non disprezzabili colPimpiantare delle fabbriche 
destinate a cavare sul posto la materia colorante dall* oricello. 
Questa pianta , che è merce molto voluminosa, assorbe una forte 
spesa pel suo trasporto in Europa dove viene lavorata. L' econo- 
mia ottenuta sul trasporto della materia prima costituirebbe , fin 
dal principio, un utile sicuro. 

Dallo Scloa — Nello Scioa sono molto irritati contro Moha- 



146 Bollettino della Società africana d'Italia 

med Anfari perchè le armi già spedite da Assab al re dello Scioa 
fin da 8-10 mesi addietro, insieme a molte cose pel Dott. Ragazzi 
e pel conte Antonelli, non sono arrivate ancora. 

Si sa che PAnfari tiene sempre presso di se quelle armi senza 
averne nessnna cnra lasciandole anzi esposte a tutte lo intemperie. 

Già due anni fa l'imperatore Giovanni avrebbe fatto passare 
a Mohamed x\nfari un brutto quarto d'ora se re Menelic non si 
fosse interposto, ma se le cose seguitano ad andare cosi probabil- 
mente a Mohamed non resta molto tempo di regno , tanto più se 
8Ì consideri ch'ò mussulmano. 

Appena l'imperatore avrà sbrigato le sue faccende col nuovo 
Mahdi è assai probabile che pensi anche a finirla coli' Anfari e 
questa volta il re Menelic non s'jnterporrà di certo. 

La spedizione Franzoi — Pubblichiamo una lettera del viag- 
giatore africano Augusto Franzoi scritta da Porto-Said a bordo 
del vapore Balduina. 

PortO'Said^ maggio 1886 
Carissimo Armandi, 

Ti mando in fretta un saluto ed un abbraccio. 

Stiamo tutti bene. 

Domani sera arriveremo a Suez. Fra dieci giorni saremo ad 
Aden. Vi ci fermeremo venti giorni circa per completare le nostre 
compre. Poi partiremo per ZeUa. Di là — formata la carovana—- 
ci avvieremo verso lo Scioa. E attraverso a quella strada — lunga 
e, per le odierne condizioni , difficilissima — sarà di noi quel che 
vorrà Dio e quello che le nostre eccellenti carabine ci permette- 
ranao di fare. 

Rasenteremo la via sulla quale venne uccisa la spedizione 
Porro. E a tre giorni dallo Soioa dovremo passare (giacché non 
v'è altra strada) sul punto che fu il teatro dell'eccidio di Barrai 
e di sua moglie — eccidio avvenuto quasi contemporaneamente a 
qnello di Porro. 

Dato dunque ohe si arrivi allo Scioa — vi ci fermeremo qualche 
mese per lasciar passare la stagione delle pioggie, per comperarci 
le mule e per provvedere allaJcZa**(/icazione, oltriagey del bagaglio. 

Poi ci avvieremo lungo i regni oromoni verso Gaffa — Di la in- 
comincierà l'ignoto. 

Io ho molta fede nella riuscita completa del nostro program- 
ma, come sai si riassume nell' ap'ertura d' una strada da Gaffa ai 
laghi equatoriali. 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 188G 147 



La fortuna, che si nlostrò ostile a tutti coloro che tentarono 
ridentica impresa, spero che a noi vorrà sorridere. 
Addio carissimo, saluta parenti ed amici. 

Tutto tuo: Augusto 

li problema del Licona ed 11 tenente Massari. Il Mou- 
vement géographique di Bruxelles reca l'importante notizia che il 
Cav. Alfonso Maria Massari è riuscito a risolvere il problema del 
Licona, 

Finora i geografi si dimandavano se questo £ume , scoperto 
nel 1878 da Savorgnan di Brazza, si gittasse direttamente nel Congp 
se fosse invece un affluente di destra delPUbangi. 

Di fronte alla stazione di Lucolela si presenta una quantità di 
sbocchi di fiumi che si supponeva costituisse la base del delta del 
Banga. Il tenente Massari ha constatato che lo sbocco principale 
Ovest è del tutto indipendente dal bacino di questo corso d'acqua 
ed è il confluente d'un nuovo fiume, che, nel suo corso inferiore, 
è chiamato dagrindigeni Likuala, 

Il tenente Massari l'ha esplorato fino all'equatore ed ha potuto 
assodare che il Likuala scende quasi in linea retta da N. N. Ovest 
e che soltanto in vicinanza dell'equatore si volge piuttosto brusca- 
mente verso ponente. 

Il Licona non è dunque il corso superiore del Likuala; il con-* 
fluente di questo fiume trovasi suUa riva dritta del Congo , fra il 
confluente del Bossaca e del Bunga il quale viene da Nord e scorre 
più o meno parallelamente all'Ubangi. 

Possedimenti della Germania nell* Africa orientale. In 

seguito dei vari acquisti fatti dalla Società germanica dell' Africa 
orientale la Germania viene a trovarsi in possesso di quasi tutta 
la costa orientale dell'Africa dal capo G-uardafui al capo Delgado. 

Ecco secondo le Mittheilurì gen di Gotha in che ordine di data 
forono operati tali acquisti. 

1.° L'C-Sagara, il Nguro , TU-Sigua, l'U-Cami ed i territorii 
bagnati dal Wami e suoi affluenti vennero acquistati dal Dottor 
Peter e dal conte Pfeil mediante contratto nel dicembre 1884-, san- 
zionato con lettera imperiale del 27 febbraio 1885. 2.'' Il Khutu 
situato al Sud, per mezzo d'un trattato stipulato dal conte Pfeil il 
10 giugno 1886. 3.** Tutta la regione del Chilimandgiaro che coiu- 
prende l'U-Sambara, il Pare , il Dgiagga e l' Arutscia, tra i fiumi 
Pangani e Dana, in virtù dei trattati stipulati dal Dott. lilhlke 
e dal tenente Weiss. 4.° Il paese dei Somali compreso fra il capo 
Guardafui e Warricin, vicino a Mogadozo, ottenutosi in seguito ai 



148 Bollettino della Società africana d' Italia 

trattati conohiusi dai signori Hoernecke ed Anderten. 5/ L'Usara- 
mo, a Sud di Bagamoio^ mediante trattato del 19 dicembre 1885 sti- 
pulato dal tenente Schmidt. 6.® L'U-Hélié alle sorgenti del Ra£dgi 
in novembre 1885 ottenutosi dal conte Pfeil e dal tenente Schifi - 
ter. 7.° L'U-Bena, il Mahangè e TU-Angindo, vale a. dire tutta la 
immensa regione che si stende tra il mare e la parte Nord del lago 
Niassa, fra il B,ufidgi a settentrione ed il Rovuma a mezzogiorno, 
regione acquistata per la Germania dagli stessi viaggiatori. 8.^ lu 
ultimo il paese di Witu tra il Dana ed il fiume Giuba avutosi per 
mezzo dei fratelli Denhardt nel 1885. 

La Germania che occupa Dar-es-Salam, il miglior jporto di que- 
sta parte d'Africa, si è in pari tempo assicurate le strade che van- 
no a ponente verso Tabora ed il Tanganica, a N. Ovest al lago 
Vittoria ed all'Uganda, a S. Ovest al lago Niassa. 

Il Conte Antonelli. Il conte Pietro Antonelli sul conto del 
quale circolavano brutte voci, fortunatamente risultate senza fon- 
damento, deve tornare in patria conducendo seco parecchi giovani 
di nobili famiglie Scioane mandati dai propri parenti in Italia per 
completarvi la loro educazione all'europea. 

Il Dott. Ragrstzzi. Abbiamo recenti notizie del nostro socio 
Dott. Vincenzo Ragazzi il quale ora dirige la stazione italiana di 
Let Marefià e gode perfettissima salute. 

L'ing. Cicognaol. Anche sul conto dell'ing. Cicognani si fa- 
cevano circolare notizie allarmanti ma per fortuna da una lettera 
gentilmente comunicataci dalla sua famiglia rileviamo ohe egli, in 
buono stato di salute, poco tempo addietro trovavasi ai confini dello 
?cioa verso il Danè, in procinto di recarsi a Let Marefià ove era 
atteso dal suo compagno Oapuoci. 

Presa di possesso della baia di Santa Lucia ( Africa 
meridionale). Il 10 marzo scorso la cannoniera inglese „ Flirt ^ 
rinnovò la presa di possesso della baia di Santa Lucia in nome 
della regina d'Inghilterra. 

Gli ufficiali della cannoniera scesero a terra, innalzarono uno 
scudo con l'iscrizione: Territorio inglese, e sopra vi spiegarono la 
bandiera della gran Brettagna. .Tale presa di possesso era avve- 
nuta una prima volta, il 18 dicembre 1884 e 1' aveva operata, un 
altro legno da guerra inglese il „ Goshawk. Le proteste non man 
careno e Tlnghilterra vi ha risposto come abbiamo detto poc'anzi. 

I tedeschi a Camerun — Il capo indigeno Money avendo 
ucciso lo zio del re Bell, molto amico dei tedeschi, questi gli ohie- 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 186f? 149 



86ro spiegazione del fatto, alla quale dimanda il Money pare abbia 
risposto in un modo pooo rispettoso. 

L' indomani si cannoneggiò dalla nave germanica Ciclope la 
residenza dì Money e, sbarcato un distaccamento , la città venne 
completamente bruciata. 

Il sistema, forse , dal lato umanitario lascia qualche pochet- 
tino a desiderare ma è Tunico pratico se si vuole ottenere rispetto 
e considerazione da quelle popolazioni. 

I portoghesi nel!' Africa orientale — Nemmeno i porto- 
ghesi se ne stanno con le mani in mano. Anche essi hanno rin- 
novato la presa di possesso della baia di Tungua, al sud del capo 
Delgado, andata perduta per loro essendosene impadronito il sul- 
tano di Zanzibar fin dal 1841. 

Hanno inoltre creduto opportuno di annunciare il fatto nel 
Bollettino Ufficiale di Monzambico. 

Partenze pel Congo — Il 19 dello scorso maggio i signori 
Wagram e Wilberforce Borg , a bordo del Maometto, lasciavano 
Napoli diretti allo Stato libero del Congo, con lo scopo di fondare 
in questa ricca regione fattorie agricole e commerciali. 

Questi giovani ed intelligenti viaggiatori son dotati di un 
grande entusiasmo per 1' Africa , requisito indispensabile per ohi 
8i accinge a rilevanti imprese nel Continente Nero, ed oltre a ciò 
essi si son cosi ben preparati per sormontare i numerosi ostacoli 
a cui andranno incontro , che si può esser certi della piena riu- 
scita dei loro sforzi. A spianar loro la via hanno concorso, con 
squisita cortesia, il cav. Massari Consigliere della Società africana , 
il conte Sanseverino Prefetto di Napoli ed il Console inglese. 



L' ITALIA ALL' ESTERO 
(G. CARERI) 

£bàsile 

II. 

Provincia di San Fedro do Rio Grande do Sul 

Nel numero precedente di questo Bollettino j abbiamo dato un 
quadro geografioo-politico completo tanto, quanto le nostre forze lo 
consentivano, del Brasile. Studieremo ora la distribuzione dello ele- 
mento italiano nelle singole provincie dell'impero, limitandoci di ri- 
produrre solo quelle notizie e dati statistici che sono meno contro- 



160 Bollettino della Società africana d'Italia 

versi ,e più attendibili per rantorità delle persone da cni vennero 
raccolte. 

La provincia di Rio Grande do sol ha clima temperato ed una 
superficie di circa 8200 leghe quadrate con uno sviluppo di coste 
marittime di 130 leghe ; abbondano disgraziatamente ì bassi fondi 
e mancano porti se se ne toglie uno molto infelice, alle foci del 

Rio Grande do sul. 

Piume questo che raccoglie le acque di vari laghi, quelle com- 
prese della laguna di Las Patos della considerevole estensione di 
circa 40 leghe. 

Di questo lago e per mezzo del Rio Gonzalo ohe lo attraver- 
sa, i legni che non sarpassano le cento tounellate si recano age* 
volmente a Pelotas, 

La capitale di questa provincia è Porto Alogro situata alle 
foci del Rio Guayba nella laguna LoS PatOS. 

Esso comunica col mare per mezzo del porto di Rio Grande , 
colla citta di laguaron per mezzo della laguna Mirim e del fiiume 

laguaron, e con Pelotas per mezzo del fiume Gonzalo. 

La popolazione della provincia secondo Carte, ascende a circa 
700000 abitanti, fra i quali 25,000 tedeschi, altrettanti spagnuoli, 
50,000 portoghesi e circa 19,000 italiani. 

Il Regio Console di Porto Alogre nel 1876 faceva ascendere a 
circa 5000 il numero degl'italiani in questa provincia. 

Il notevolissimo aumento dei nostri connazionali colà lo si deve 
attribuire ad un contratto tra il Governo brasiliano ed un noto ar- 
ruolatore, il signor Serpa Finto Junior, il quale si obbligò di por- 
tare in pochi anni 100000 coloni destinati a coltivare i 110 lotti 
coloniali deUa superficie totale di 150,347,482 metri quadrati as- 
segnati per Tagricoltura nei pressi di Pelotas, San Geronimo, Santa 
Maria, Cruz Alta, Coohoeira, Taquaris. Triumpho, Camaquam, che 

furono poi venduti ai coloni in ragione di franchi 1,25 ogni cento 
metri quadrati. — Corte P. — 

Il contratto col signor Serpa Finto fu rescisso , come risulta 
da una relazione del Minisrero di Agricoltura e Commercio del 
Brasile al Parlamento, nel 1878, quando non erano stati importati 
ohe 39,029 emigrati fra i quali parecchi senza alcuna attitudine 
per l'agricoltura (1). 



(1) Dai'emo i particolari di questo famoso contratto che fece versare 
tante lagrime agli emigranti , e demolite tante illusioni fatte nascere 
nello esclusivo interesse dei fagenderosy quando parleremo della provin- 
eia di S Paolo. 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 151 

Le colonie provinciali fondate sono: 

1.® Nuova PetropoliSj che conta un centinaio d'italiani. I prin- 
cipali prodotti esportati sono i cereali, il chargue o carne salata 
seccai e cortecce per la conciatura delle pelli. 

2.^ Lia Colonia Monte Alverne disseminata sopra una superfì- 
cie di 100,000 braccia quadrate. Vi sono circa 150 italiani^ si col- 
tiva più specialmente la canna da zucchero ed il tabacco. 

8.° La Colonia provinciale di 8, Féliciano nella serra do Her- 
vai presso il municipio di Encruzilhada; si contano circa 70 coloni 
italiani. 

4.^ La colonia Sant'Angelo con circa 3 mila abitanti .conta un 
centinaio dì coloni italiani. 

5.^ Là Colonia d' Isàbel fondata nel 1871 sul margine della 
strada che da San loào do Monte Negro va ai campi di Vaccaria, 
si estende sopra 16 leghe quadrate divise in 8 distretti , e popo- 
lata da 2400 coloni quasi i tutti italiani. Le terre sono assai fer- 
tili e si coltivano con successo i cereali e le patate dolci ; esiste 
una scuola primaria italiana con 71 allievi (1). 

6.° Di eguali dimensioni e non lungi dalla succitata si trova 

la Colonia Conte d'Eu, abitata da 3000 coloni quasi tutti italiani. 

Essa gode di un clima eccellente situata com'è a 750 metri sul 

livello del mare. Si divide nei sei distretti seguenti: Costa Real , 

Garibaldi, Araripe, Figueira do Mollo, Azevedo, Boa Vista. 

La popolazione di queste due colonie D. Isabel e Conte d'Eip 
cioè, che nel 1876 si componeva di 1,118 anime , ascese nel cen- 
simento fatto nell' anno 1882 a 12,012 , e fìno al 1884 dai lavori 
statistici della Commissione imperiale è computata a 16,161 persone 
stabilite nelle vecchie e nuove linee. (2) 

Sul totale di questa popolazione 3,337 sono italiani nella co- 
lonia di Conte d*Eu, con 825 tirolesi quasi tutti nativi della pro- 
vincia di Trento, e 6,591 in quella di D. Isabella con altri 800 ti- 
rolesi dell'istessa provincia. 

Il rimanente va diviso nella prima colonia in 1,556 brasiliani, 
404 alemanni, 112 svizzeri, 56 francesi, 9 spagnuoli, 4 inglesi e 



(1) 1 dati si riferiscono al 1880-81 , epoca in cui il Corte raccolse i 
dati pel suo splendido libro, che non mi stancherò mai dal lodare e far 
voti che il chiarissimo nostro Console, o la Direzione di Statistica pub- 
blichino annualmente le variazioni ai più importanti dati statistici. 

(2) Si chiamano linee le riquadrature stabili nelle quali è incasta- 
naia, mercè piani topografici antecedentemente elaborati, la superficie 
destinata al villaggio, alla città, ecc. 



152 Bollettino della Società africana d' Italia 

2 argentini; e nella seconda in 1 6J:4 brasiliani, 2 francesi, un un- 
gherese ed un portoghese. 

Il numero dei coloni, considerati dal Groverno del Brasile co- 
me emigranti spontanei ohe entrarono nelle due colonie dal gen- 
naio 1883 a tutto febbraio 1884, fa di 1516 di cui 251 nella colo- 
nia di Conte d'Eu, e 1256 in quella di D. Isabella. 

Di essi, se non tutti, quasi tutti furono italiani e tirolesi , e 
pel loro stabilimento si aumentò la colonia di D. Isabella di altre 
otto nuove linee. 

Le principali colture alle quali si dedicano quei nostri^ooloni 
sono il granturco e la vite. Oltre i gelsi, fagioli, avena, olivi ed 
altre piante del mezzogiorno d' Italia. 

La raccolta del 1882 fu di 15,074 ettolitri di grano e 6,327 
ettolitri di vino , e nel 1883 si ebbero 25,799 ettolitri di grano e 
77,465 ettolitri di vino, differenze in più come vedesi assai notevoli. 

Anche molti rami di industria agricola e manifatturiera sono 
ora con laaggiore attività esperimentati nelle due colonie. 

I principali rami d'industria che quantunque sugli inizi pure 
offrono già adito a grandi intraprese , oome le preparazioni della 
farina di grano turco, la fabbricazione del vino e dell'olio di seme 
di lino, l'allevamento dei bachi da seta, la filatura e tessitura della 
medesima come di quella del lino. 

E nell' allevamento dei bachi da seta , dice in uno splendido 
rapporto il chiarissimo nostro Console conte A. G-reppi, (1) che i 
nostri coloni fondano le maggiori speranze di buona riuscita , sia 
per la facilità colla quale il gelso cresce in quelle loro terre, sia 
per gli ottimi risultati che già esperimentarono sul bac:>. 

II commercio quantunque in limiti ancora molto ristretti fa 
presagire un lieto avvenire, e già alcune case di negozio, la mag- 
gior parte italiane, provvedono alle necessità dei coloni, e facili- 
tano le relazioni tra i diversi nuclei coloniali. 

Per queste due colonie come per quelle di Caxias e di Sil- 
velra Martinis è riservato uno splendido avvenire, scrive il Conte 
Greppi, se il governo locale, coi grandi mezzi di cui dispone, saprà 
spendere tutte le sue cure a vantaggio di questi quattro gioielli. 

Ma pur troppo il governo ha fatto poco sino a questo momento 
né accenna a far meglio per l'avvenire! E quanto di buono si è 
fatto lo si deve esclusivamente all'opera solerte ed affettuosa del 
direttore locale di quelle colonie. 



(1) Notizie intomo alle Colonie italiane Conte d'Eu e D. Isabella 
Conte A. Greppi. 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 153 

Opera interrotta perchè con decreto imperiale della seconda 
metà di febbraio 1884 le tre colonie Conte d'Eu, E. Isabella e 
Caxias furono dichiarate emancipate; ciò ohe significa che diven- 
tano Municipio parte di Municipio già esistente prossimo ad 
esse, e che dipendono dalla diretta amministrazione del Governo 
provinciale, in luogo come prima, di dipendere da quella del Go- 
-vemo centrale. 

La qual cosa oltre diversi fastidi, implica maggiori e più pe- 
nose contribuzioni alle imposte , ohe i coloni non possono ancora 
sopportare. 

Basti dire che un resoconto compilato dal direttore di quelle 
colonie , attribuisce un debito ai coloni di 3 milioni 422 mila 
firanchi. 

"Vi erano coloni gravati con le proprie famiglie chi di un coato, 
ehi di un conto e mezzo, chi di due e forse più di Keis, ossia di 
20OO, di 8600, di 4800 lire sterline. 

Pretendere che i coloni paghino questi debiti in un termine 
assai breve è volere l'impossibile ; e da una parte fanno voti che 
se non si è tro-vato ancora modo di conciliare i legittimi interessi 
dei nostri coloni colle esigenze del Fisco si trovi al più presto la 
relazione più adeguata di questa penos^l controversia. (1) 

7/ La colonia Caxias presso il muioipio di San Sebastiano do 
Gahy, dividesi in tre distretti ed occupa una superficie di 85 chi- 
lometri quadrati, bagnati dal E»io Forqueta, possiede 3800 abitanti 
quasi tutti italiani. Oltre la coltivazione dei cereali i coloni atten- 
dono alla preparazione di legnami da costruzione. V'è una chiesa 
cattolica e due scuole primarie italiane. 

8.^ La colonia Santa Cruz, ora completamente emancipata dal 
Governo nel senso che i coloni hanno già pagato i terreni, contie- 
ne non meno di 8000 abitanti fra cui 400 italiani. Oltre il tabac- 
co, i fagiuoli ed il granturco, esporta pure molto grasso di porco . 

9.^ Una colonia fondata da poco tempo, ma che prospera gra- 
zie ai fertili terreni che possiede, è quella di Santa Maria da So- 
dedade'j ha circa 2800 abitanti , di cui il quinto all' incirca sono 
italiani. # 

10.* La colonia privata San Lorenzo ha ormai 5000 coloni di 
coi 200 circa italiani. 

11.** La colonia Caseiros abitata quasi esclusivamente da ita- 



(1) Da un Rapporto del Gay. Avv. Conte A. Greppi /?. Console a 
Porlo Alegre — Maggio 1884. 



154 Bollettino della Società africana d'Italia 



liani, fìnora non prospera, anzi moltissimi la abbondo nano in ceroa 
di migliori terreni. 

12."* E tal sorte pare sia pare per toccare all' ultima colonia 
fondata noo lungi di là e denominata Nova PcUmira, abitata sol- 
tanto da italiani. Il terreno è troppo montuoso e per sopraggiunta 
scarso di sorgenti d'acqua, quelle poche che vi esistono sono quasi 
tutte melmose e salmastre. Sono i gridi di allarme gettati da que- 
ste due colonie che fecero rallentare il corso dell'emigrazione no- 
stra al Brasile e sollevarono le ire della stampa. 

^ Nella graziosa città di Bagè, dove ebbi occasione di passare 
nel 1875 in una gita che feci sulle frontiere dell'Uraguay per vi- 
sitare le vantate miniere d'oro di Canapirù, esistono parecchi ita- 
liani dediti al minuto commercio. Anche presso Bagò vi sono mi- 
niere d'oro, che finora però non hanno fruttato quasi altro che la 
rcvina di quelli che vollero esplorarle. (1) 

Nelle cave di marmo di £acruzilhada si trovano pure pareo - 
chi nostri connazionali, ed i bei marmi che se ne estraggono, tra- 
sportati in Porto Alegre , vengono lovorati da italiani fra i quali 
mi piace menzionare i signori Obino ed Enicanti. A Porto Alegre 
sta per istituirsi una scuola italiana femminile sotto la direzione 
della signora Adele Lazzari in Bianchi^ maestra patentata che 
colà dimora. 

A Hio G-rande poi sussisteva una scuola -convitto tenuta dal 
signor Giuseppe Morena di Savona, che era assai frequentata. Ma 
non avendone il direttore ricavati sufficienti guadagni, la chiuse. 

Oltre gli italiani stabiliti nelle colonie summenzionate se ne 
trovano non pochi transeunti o fissi nei principali centri di quella 
provincia, cioè: in Rio Q-rande , Pelotas , Jaguaron , Bagè , San- 
t' Anna do Sacramento , Porto Alegre che attendono a vari me- 
stieri, specialmente di ramai, di muratori, di venditori ambulanti 
e di marinai addetti al servizio delle golette che esercitano il com- 
mercio di cabottaggio fra quei paraggi ed il non lontano Bio della 
Piata. „ 

Provincia di Santa Catharina 

Le colonie dello Stato di questa provincia sono cinque: Blu- 
menau, Itajahy e Principe Don Pedro , Luis Alvez , Angelina , e 
Azambuja. Quella di Blumenau , fondata nel 1862 , contiene oltre 



(1) Vedi Greppi, rapporto citato, 



Anno V. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1886 155 

13,000 abitanti, sonii 29 scuole , un ospedale , molti stabilimenti 
industriali, molini da zucchero, lambicchi , segherie , fabbriche di 
birra, molini, ecc. Nei tre ultimi anni un buon nucleo d'italiani 
vi prese sede, tantoché il loro numero deve ora raggiungere i 1500. 

La colonia di Itajàhy fondata nel 1860 ha un'area di 30 leghe 
quadrate ed una popolazione di 10,000 persone di cui 6000 italiani. 
Nell'anno 1879 solo ai distretti di Novo Trento e Cedro Grande 
furono inviati 300 connazionali. Vi sono 18 scuole italiane e 14 
tedesche. Oltre i cereali si coltiva la canna da zucchero, la vite, 
ed il gelso. La colonia prospera. 

La colonia Luis Alvez fondata il 29 novembre 1877 al margine 
del Rio Alvez ha una popolazione di 500 persone la maggior parte 
italiani , contandovisi 68 famiglie nostre , di fronte a sole 48 fra 
tedesche e brasiliane. Abbisognano molte migliorie, e strade spe- 
cialmente, onde possa progredire. 

La colonia Angelina conta 1475 abitanti, fra i quali oltre 120 
sono italiani, fu fondata fin dal 1860 nel municipio di San José , 
ed ha molte macchiae per la fabbricazione della tapioca , lambic- 
chi, eco. 

La colonia di Azambuja novera circa 800 coloni quasi tutti ita- 
liani. Ha una superficie di 73,040,000 metri quadrati di terra fer- 
tilissima , è situata nella vallata del Rio das Fedras Grandes 
presso il municipio di Tubarao , ed è divisa in 230 lotti rustici ; 
possiede già 170 case. 

Anche nella colonia particolare di Da Francisca che contiene 
ora pili di 16,000 abitanti disseminati sopra un'area di 66,673 et- 
tari , e che fu fondata nel 1851 nelle terre del principe di Join- 
ville dalla società colonizzatrice d'Amburgo esistono ora parecchie 
centinaia di nostri connazionali. 



Opere pervenute in dono alla Società africana 

U. S. Gteological Survey. 
Annual Report 1882-83. Washington, 
b'. Emnza. il Cardinale Massaia. I miei 35 anni di missione nell'alta 
Etiopia. Roma 1880 [dono dell'autore). 

S. A. L'Arciduca Luigi Salvatore d'Austria. Lose Blatter aus Aba- 
zia. Con numerosi disegni. Editore Eduardo HcJltzel. Vienna 
1886 (dono dell'autore). 

Doti. T. Zona. Avvenire coloniale d'Italia e nozioni utili all'emi- 



156 Bollettiiio della Società africana d'Italia 

gran te, Tip'^CTr.f:-: del giornale di Sicilia. Palermo 1886 (dono 

deli'aut .r'^». 

SociÉTE BtLOL DE.s I::«iEN'iErBS ET DES IxDrsTBiELS. Le Congo 2 con- 
férences Bmxellea 1886. 

Ahto!»io Cecchi. Da Zella alle frontiere del Gaffa. Dae grossi vo- 
lami con. numerose incisioni. Editore Ermanno Loescher. Ro- 
ma 1886 (dono dell'aatore'. 
Di quest'ultima opera daremo una recensione nel prossimo 

numero del Bollettino. 



NOTIZIE DIVERSE 

Col piroscafo della N. G. I., Domenico Balduino, sono giunte 
a Napoli parecchie casse provenienti da Aden e che formano tutto 
quello che resta deUa spedizione Porro. 

Ne diamo l'elenco completo. 

Cassa n.^ 68. Società Esplorazione di Milano. 

Baule del conte Porro. 

Cassa in legno di Licata n.^ 8. 

» « « D" y» 



n 



Cassa effetti del Bomagnoli. 

Valigia del conte Porro. 

Valigia di Leopoldo Rossi. 

Valigia di Licata n.** 1. 
« n n.** 2. 

Baule in cuoio nero senza nome. 

Baule grande del conte Cooastelli. 

Baule del dottor G-ot tardi. 

Grande cassa senza nome partita da Vicenza. 

Pacco contenente una borsa da viaggio. 

Boccaccio in cristallo del Licata contenente molti animali con- 
servati nell'alcool. 

Tutti questi oggetti sono depositati nella Gran Dogana e sono 
suggellati con i suggelli del consolato italiano in Aden. 

I bagagli appartenenti al Brof. Licata verranno , per cura della 
Società Africana, fatti ricapitare alla sua famiglia , gli altri colli 
proseguiranno per Milano. 



imi HA SdCm AFRICANA D'IIAIIA 



Anno V. Fase. Vll-Vlli. — Luglio-Agosto 1886 



Sommario— Pro veritate (Della Valle). 
Atti della Società. 

Commemorazione di Giov. Battista Licata. 
Altre informazioni sull'eccidio della spedizione Porro. 
Contro la tratta degli schiavi. 
Ranavalo Manjakà 1* [E. G. B.) 
La missione italiana al Congo. 
Bibliografìa. 

Rassegna africana. (W.) . 
Necrologia. 



PRO VERITATE 

Molti giornali d'Italia hanno pubblicato le risposte date a suo 
tempo dal Ministero ad alcuni quesiti mossi dalla Società di esplo- 
razione di Milano a proposito della sventurata spedizione Porro 
all'Araar. 

Basterebbe solo questo documento, già pubblicato dai più au- 
torevoli giornali della penisola, se non ve ne fossero altri e ben 
più gravi , per dimostrare come tu. poco opportuna e meno consi- 
derata la risposta data dall'on.' Eobiiant, alPon. di Breganze alla 
Camera , quando affermò che il Governo era affatto estraneo alla 
spedizione Porro, e quasi faceva intendere, fra le linee, che l'ave- 
va disapprovata. 

La verità è ohe il Governo fu largo di ogni appoggio ed in- 
coraggiamento alla spedizione; e Taltra verità più dura è ohe non 
ha creduto in alcun modo vendicare finora le vittime. 

Ciò è molto rattristante: ci spogli^, d'ogni prestigio coloniale e 
farà iniralere la giustificata credenza, sulle coste del mar Rosso, 
che si possa con piena impunità ammazzare italiani. 

L'on. Eobilant, vecchio diplomatico e vecchio militare , deve 



158 Bollettino della Società africana d'Italia 



sentire tutta la responsabilità che assume dando il suo nome ad 
una politica siffatta. 

Noi che l'abbiamo lodato, e di gran cuore, quando egli accen- 
nò ad un indirizzo elevato e vigoroso, non potremo risparmiargli 
la nostra censura s'egli continua in una linea di condotta ch'è in- 
compatibile, nel modo più assoluto, con la dignità di una grande 
nazione. 

Della Valle 

Ora ecco i quesiti mossi dalla Società d' Esplorazione Com- 
merciale di Milano al Governo Italiano, quando s'allestiva la spe- 
dizione Porro, con le relative risposte del nostro Ministero d' A- 
gricoltura Industria e Commercio. 

QUESITI RELATIVI ALL'AGRICOLTURA 

I — Quale è il filassimo e quale il minimo di temperatura 

delle varie zone agrarie delV Araar ? 

Massimo 20L^^x-^^j; 

Minimo gjcentigradi 

II — Quale è la quantità media di acqua che cade approssU 
mativamente durante V anno e quale la sua distribuzione nei va- 
ri mesi f . 

Dall' aprile al luglio generalmente piove tutti i giorni dopo il 
mezzodì, e la pioggia dura parecchie ore (in media 3 ore); pioggia 
piuttosto forte, sovente temporale con grandine, però tale che non 
danneggia quasi mai le piantagioni. In ottobre e novembre pioggo 
più leggiere, di più corta durata e meno frequenti. Nel resto del- 
l 'anno qualche temporale , qualche pioggia non periodica. In 
gennaio venti non forti, ma freschi. 

Ili — Qtuzle suol essere di ordinario, il mese più caldo e quale 
il piti freddo; quale i^ più, quale il meno piovoso f 

Ordinariamente il più caldo è il febbraio, il più freddo il luglio, 
meno piovoso il febbraio ed il più il luglio. 

IV. — Si ha esempio d* irrigazioni eseguite anche elementare 
mente a beneficio delle .colture agrarie, e le acque a ciò necessarie 
si traggono dai fiumi, dai rivi, ovvero dalle sorgenti ? 

Esiste un sistema d' irrigazione tutto affatto semplice, ele- 
mentare, ma di vecchia data, alimentato da fiumi, da rivi causati 
dalla pioggia ed in qualche parte dalle sorgenti. Dappertutto ac- 
qua in abbondanza. 

V. — Si ricorrei ^ v^ssun^ artifizio per rendere più fertile 



Anno V. Fase. VII- Vili. Luglio-Agosto 1886 159 

la terra coltivata, e consistono questi artifizi nel somministrare 
concimi^ letami, ceneri^ ovvero nel lasciare incolte ed a riposo per 
qìwlche tempo le terre esauste f 

Nessuno artifizio è usato per rendere più fertili i terreni, nò 
vengono lasciati in riposo. 

Essendo la durra (Sorghum oemuum) la coltivazione pia 
estesa, questa per crescere non ha bisogno d'ingrassi. 

Pel caffè pure non occorrono ingrassi speciali, è però impie- 
gato quello del bestiame. Tutti i generi di verdura sono coltivati 
con esito straordinario. 

Gli Arrarini coltivano i loro terreni sempre col medesimo si- 
stema e non si curano di rotazioni agrarie. Nei medesimi campi 
seminano sempre i medesimi prodotti. Nei pochi terreni apparte- 
nenti agli europei viene alternata la coltivazione della durra, caffè, 
orzo e frumento; questi due ultimi in piccole proporzioni. 

Molti terreni non hanno proprietari e vengono coltivati a tur- 
no da coloro che non possiedonO| o possiedono poco. 

L'aratro, il badile, la zappa che si adoperano per la coltiva- 
zione della terra, sono tutti in legno. 

Nessuno istrumento speciale ed affatto • sconosciuti tutti i no- 
.stri istrumenti agrari. 

Il bue solo è impiegato all' aratro. Il cavallo, V asino, il cam- 
mello non servono che pe^ trasporto. Non esistono razze speciali. 
Il bue ingrassa discretamente ed è ben nutrito « si presta al la- 
voro e dà carni eccellenti. 

Le pelli, parte vengono esportate intiere, altre usate per l'im- 
ballaggio del caffè. Il cavallo indigeno incrociato coli' arabo, e spe- 
ciahnente quello del Borzuk, è assai resistente alla fatica, di for- 
me abbastanza perfette. 

Il mulo è importato o dallo Scioa o dalla regioni degli Ittu- 
Galla. 

VI. — Quali sono le piante erbacee pih comunemente e piìt «- 
Jìtesamenie coltivate,,,? 

Durra e caffè sono le piante più estesamente coltivate. 

Il frumento e V orzo vanno pure introducendosi; rigogliosi 
sono i pascoli ed in generale tutte le piante leguminose danna 
tutte frutti in abbondanza. 

Vegetano rigogliosamente 1' ulivo selvatico, il ricino, il vars 
per tintoria (colore giallo). 

Il limone, il cedro, 1' arancio, il banano, il tamarindo, il pi- 
mento ed il cusso, tutti hanno vegetazione facile. 

Le piante legnose da frutto sono coltivate poco. Incomincia- 



160 Bollettino della Società africana d'Italia 

rono gli egiziani qualche piantagione^ ed alcuni europei, più per 
ornamento di giardini che per altro, coltivarono la vite, i peschi, 
i ciliegi, i peri ecc. e dalla maggior parte si hanno due raocoli 
in un anno, come del caffè. Fu pure estesa in questi ultimi anni 
la coltivazione del tabacco e della canna da zucchero. 

VII. — Qtiali sono {prodotti principali che si ottengono dalle 
piante coltivate, siano esse erbacee o legnose, e quali dei prodotti 
servano alla alimentazione della popolazione indigena^ quali più 
specialmente sono destinati alla esportazione f 

Caffè, durra, frumento, sono i tre principali prodotti che ser- 
vono alFalimentazione della popolazione indigena. Per Tesportazio- 
ne v'è il caffè e la durra soltanto. 

Vili. — Qiiale importanza hanno i boschi in tntta la regione 
e quali sono gli alberi o gli arbusti che costituiscono i boschi 
stessi f 

Airoves5 dell' Araar e verso gli Ittu Galla sonvi estesi bo- 
schi di pino e robinia. 

IX. — Tra gli alberi da bosco indigeni ve ne hanno di quelli 
veramente pregevoli per la quantità del legname, specialmente dal 
punto di vista della costruzione di mobili di lusso, ed altri che 
somministrino resine^ gomme, materie concianti, tingenti, filamen- 
tose, aromatiche, di qualche valore ? 

Non sono punto conosciuti tutti i legni preziosi da ebaniste- 
ria, come il mogano, l'ebano, il palisandro, l' araben, ecc., né 
alberi da resina, ecc., ecc. La sola pianta che produce il vars è 
degna di speciale menzione. Il vars 4^ un fiore giallo rossiccio sul 
genere di quello del zafferano, il quale viene ridotto in polvere e 
messo in vendita. Viene dagli indigeni impiegato per avere una 
tinta colore arancio. 

X. — Quali sono gli animali selvaggi di quel paese e qìiali 
principalmente sono i piii importanti per le loro pelli o per altri 
prodotti (crine, piume, materie grasse) ? 

■Jene in quantità straordinaria, leopardi, leoni, sciacalli, volpi. 

Le sole pelli di leone e leopardo sono ricercate, però di que- 
sta specie di bestie feroci l' Araar non è troppo popolato. 

Quesiti relativi al commercio 

I. — Quali sono i prodotti commerciali delV Araar, cioè quel- 
li che formano oggetto di scambio non solo colle popolazioni che 
abitano il territorio circostante, ma principalmente colle città della 
eosta dei Somali ? 



Anno V. Fase. VII- Vili. Luglio-Agosto 1886 161 

Il caffè, la durra, le pelli bovine, di capra, di montone. L'Ara- 
ar riceve pure dalle tribù limitrofe avori , mirra, ohe sono pure 
sfogati alla costa e dà in cambio prodotti propri ed importati , 

II. — Quali articoli di produzione italiana potrebbero esse- 
re importati con profitto nelV Araar f 

Carta da sigarette, saponi da bucato, zucoaro, fiammiferi di 
legno, filati assortiti, oonterie, sete in stoffa a damasco con fili 
oro ed argento, liquori, quando il Governo lo permettesse , e le 
cotonate su vastissima scala, qualora si avessero a copiare i tipi 
di cotonate indiane attualmente usate e sostenere la concorrenza 
dei prezzi. Filati assortiti da tessitura. 

III. — Quali sono le condizioni dei trasporti e le strade 
commerciali e più frequentate dall' Araar ^ alla costa ed allo 
Scioa ì 

Le condizioni attuali delle strade dall' Araar alla costa sona 
mal sicure e per le merci e per le persone. Non si conoscono af- 
fatto rotabili e tutto si trasporta sui cammelli. 

Da Zeila a Gildessa la strada cammina quasi sempre piana 
e sarebbe possibile una ferrovia a sistema ridotto. Da Gildessa 
all' Araar vi è un valico montuoso da superare. 

Dall' Araar aUo Scioa con cammelli si può impiegare 10 giorni 
per la strada degli Ittu-Galla. Gli indigeni percorrono quella stra- 
da, ma finora nessun europeo l'ha tentata. 

IV. — Raccogliere un campionario di tutte le meif*ci impor- 
tata ed esportate indicando per ciascuna la provenienza e la 
destinazione^ il nome commerciale ed il nome locale^ V unità di 
peso e di misura j il prezzo o V equivalente merce di scambio. 

Questa prima parte non fu possibile completarla. 

Il peso dell' Araar, usato pel commercio del caffè, avorio, 
pelli, ecc., ecc. è il fraslà che corrisponde a libbre inglesi 47 1{2. 

Le merci destinate all' Araar pagano attualmente in Zeila 5 
per cento sul valore ed all' Araar 2 lj2 per cento sul valore. (Pe- 
rò ora l' emiro varia a seconda della più o meno buona disposi- 
zione a lasciar entrare merci). 

Le merci che escono dall' Araar pagano all'emiro 3 1x2 per 
cento ed a Zeila ed Aden le merci pagano una rupia per 100 
chili. 

Dall' Araar a Zeila un camello capace di 200 chili di merce 
costa da 11 o 12 talleri di nolo. 

V. — Informarsi sulV entità attuale di questi commerci, rac- 
cogliere possibilmente i dati relativi agli ultimi anni e svi loro pos- 
tibUe incremento. 



162 Bollettino della Società africana d'Italia 

Il commercio nell' anno 1885 ammontò a molti milioni di fran- 
chi e potrebbe essere centuplicato se un Governo europeo, che 
stesse in garenzia delle proprietà e della vita, possedesse quel 
paese. 

Il governo egiziano incassava di sola dogana più di un mi- 
lione all'anno, tenendo calcolo che sulle merci destinate alla co- 
sta non prendevasi che 1 per cento in luogo di 3 1^2 come ora, 
e le merci che venivano da Zeila e che prestavano bolletta di do- 
gana in Zeila erano esenti nell' entrare all' Araar. 

VI. — Vedere da ultimo quali sono i modi d^ acquistare e pos- 
sedere beni immobili, quali i sistemi economici per la coltivazione 
dei terreni. 

Oggidì l' emiro proibisce la vendita dei terreni agli europei, 
però ha conservato sino ad ora la proprietà a quelli che ne fece- 
ro acquisto sotto il dominio egiziano. 

U sistema più economico è quello di coltivare i fondi dei co- 
loniy assoldando gli indigeni laboriosi e di poche pretese. 



ATTI DELLA SOCIETÀ 

• 

Come era stato stabilito dall' Assemblea Generale dei Soci, il 
Consiglio Generale della Società organizzò una solenne commemo- 
razione ai caduti di Gildessa nominando all' uopo un Comitato ese- 
cutivo composto dai sig.ri prof. Cardone, colonnello Beatrice, cav» 
capitano Saponara, sig. Colautti e cav. Gattola. 

La Commemorazione ebbe luogo il primo Agosto nella gran 
sala dell'Istituto Tecnico a Tarsia e riuscì solenne per numero e 
qualità d' intervenuti. 

SuU' uscio d' entrata, nel mezzo di un trofeo di bandiere na- 
zionali abbrunate, legge vasi la seguente scritta : 

A 

GIOV. BATTISTA LICATA 

ed ai suoi compagni massacrati a gildessa 

La Società Africana d' Italia 

La cittadinanza napoletana 

SOLENNE COMMEMORAZIONE 

In fondo dell' emiciclo era ajitro trofeo di bandiere nazionali 
pure abbrunate, nel cui mezzo stava il ritratto del compianto Li- 
cata^ un mezzo busto di grandezza naturale, egregio lavoro del pa- 



Anno V. Fase. VII-VIIl. Luglio-Agosto 1886 163 



dre del defunto. Il gran nastro cilestre della Società inquadrava 
il ritratto. 

Aseistevano alla cerimonia molti personaggi, fra cui il Vice 
Presidente della Camera, onorevole deputato Buonomo, gli onore- 
voli Penserini , presidente del Tribunale di Napoli , Curcio e 
Petronio ; il rettore dell' Università prof. Trinohese , il primo 
presidente della Corte d' Appello comm. Ciampa , molti consi- 
glieri provinciali e comunali , pareoolii ufficiali dell' esercito ed i 
rappresentanti di numerose associazioni militari, scientifiche, ed 
operaie, con i distintivi sociali. Fra essi notavansi i veterani del 
48 e 49, i reduci ed i superstiti delle patrie battaglie, le cui ban- 
diere con quelle degli altri sodalizi erano nell' emiciclo intorno al 
banco della presidenza. 

Il sindaco onor. comm. Amore, dovutosi recare fuori Napoli, 
si fece rappresentare dall' assessore deputato Summonte. 

Il sig. Carli rappresentava la sezione Chietina della Società 
Africana. 

Alle dieci a. m. il comm. Nicola Lazzaro, Vice- Presidente della 
Società Africana, assunse la Presidenza, intorno a lui sederono il 
Vice-Segretario sig. Guerritore Broya, il Consigliere cav. V. Ar- 
nese ed i membri del Comitato esecutivo signori Colonnello cav. 
Beatrice e capitano cav. Saponara. 

Il comm. Lazzaro apri la commemorazione con le seguenti 
parole : 

Signori ! 

Col cuore straziato da recente sventura domestica, io son qui 
al mio posto per adempiere al dovere che mi incombe verso la So- 
cietà che ho 1' onore di presiedere, verso la memoria dell' amico, 
del collega defunto, la cui immagine voi là vedete. 

Il mio dolore trova forza in se stesso e commiscrando la im- 
matura perdita del chiaro nostro amico, io guardo quelle bandie- 
re — simbolo della patria — e trovo che giustamente vestono il 
bruno; portano il lutto di tanti valorosi italiani vigliaccamente 
massacrati; portano il lutto d' una offesa alla patria, che non si 
vuole o non si sa vendicare. 

Povero il paese ohe si lascia insultare impunemente financo 
dai selvaggi africani ! Povero il paese che in se stesso non trova 
abbastanza energia per imporre ai governanti la propria volontà. 
Al massacro del Giulie tti e dei bravi marinai italiani, segui quello 
del Bianchi e dei suoi compagni Monara e Diana. Conseguenze 
dell' uno e dell' altro ò 1' eccidio della spedizione Porro. 



164 Bollettino della Sooietà africana d' Italia 



Non aggiungo altro. 

Valenti colleghi, dall'adorna e simpatica parola, vi diranno del 
nostro Licata, dello scopo della spedizione Porro nelPAraar, delle 
oonsegaenze pólitiohe dello eccidio; a me non resta ohe a ringra* 
ziarvi in nome della Società Africana d' Italia d'essere qui inter- 
venuti e dirvi che se abbiamo ritardata questa mesta e solenne 
cerimonia è stato in omaggio alla famiglia del defunto ohe fino a 
pocanzi si ò cullata in una fallace speranza; è stato perchè spe- 
ravamo ancora di vedere il Governo assumere una attitudine più 
energica e meno equivoca. 

Oggi che tale speranza è svanita, che la famiglia del valoroso 
estinto non si culla più in fallaci illusioni, noi compiamo il nostro 
dovere augurandoci che altri, che più di noi può, voglia e sappia 
egualmente compierlo. 

Alla memoria del conte Gian Pietro Porro, di Giovan Battista 
Licata, il cui frateUo io veggo qui fra noi, del conte Enrico Goca- 
stelli , e degli altri componenti la massacrata spedizione io v' in- 
vito di mandare un saluto ed un ricordo. Morirono per la patria, 
che la patria sappia ricordarli ! [applausi) 

Il segretario sig. Guerritore legge le seguenti lettere e dispacci. 

Castellammare 1^ Agosto 1886. 

Onorevole sig. Presidente 

" Impossibilitato a venire, se non sono con la persona in mez- 
zo a voi che con nobilissimo pensiero commemorate oggi quei va- 
lorosi sventurati, 1' animo mio è con voi. ^- Questi martiri han bi- 
sogno d' un' altare, su cui possano celebrarsi la elevatezza inarrì- - 
vabile dei loro ideali e P amore sconfinato che ebbero per la ci- 
viltà e per la patria — Del Licata, colto e gentile, che tutti ab- 
biamo conosciuto rimarrà in noi tenace la memoria finché vivrà 
rispettato ed ammirato il sentimento del buono e del grande. 
" Gradisca i sensi dello mia perfetta stima e mi creda 

Suo Devotissimo 

D. Morelli. 
Senatore del Regno 

Società d' Esplorazione Commerciale in Africa. 

Milano 29 Luglio 1883. 

« 

Onorevole Società Africana 

^ Gol più vivo rincrescimento questo Comitato si trova nella 
impossibilità di prender parte in persona di qualcuno dei suoi 



Anno V. Fase. VII-VIII. LugUo-Agosto 1886 165 



membri alla pia commemorazione del compianto prof. Giovanni Li- 
cata, che si farà costi il giorno V Agosto. 

" Preghiamo perciò V onorevole Presidenza di codesta Società 
di voler rappresentare il nostro Sodalizio, che, la possiamo assicu- 
rare, sente profondamente la perdita fatta dal paese e dalla scien- 
za nel prof. Giovanni Licata, altro degli sgraziati compagni del 
nostro rimpianto Presidente, conte Qian Pietro Porro. 

** Uniamo i nostri voti a quelli della consorella di Napoli a 
ehe r energia dei caduti susciti quella dei viventi. 

" Con la massima stima 

Il Segr, Generale 
N. Bolognini 

(Telegrammi) 

Eoma 31 Luglio 1886 

Società Geografica unendosi consorella Napoli nel profondo 
cordoglio per la fine immatura e crudele di tanti prodi viaggiatori 
invia omaggio commosso memoria gloriosa valentissimo professore 
Licata — Presidenza Società Geografica Italiana. 

Firenze 1° Agosto 1886 

La Sezione Fiorentina della Società Africana d' Italia, in que- 
sto giorno in cui la sede centrale commemora i nostri compatriotti 
caduti nell' Araar, vivamente desidera esprimere di nuovo il pro- 
prio cordoglio e il voto che cosi generoso sangue non sia stato 
sparso invano. 

Il Vice Presidente 
Stefanelli 

Castellammare V Agosto 1886. 

• 

Non potendo essere presente quest' oggi alla commemorazione 
del compianto Licata, coli' animo pieno di angoscia mi associo a 
questa solenne manifestazione di pubblico dolore. 

Girolamo Giusso dep. 

Dopo essersi letta la lista di numerose adesioni, invitato dal 
presidentCì prende la parola V onorevole deputato Flauti: 

Signori ! 

^ È troppo, è orribile „ esclamava Giovanni Licata al primo 
annuncio delP eccidio di Gustavo Bianchi I E continuava: ^ è stato 



166 Bollettino della Società africana d'Italia 



" nociso all' Italia da mani barbare un altro dei suoi figliuoli ohe 
** il sorriso maliardo della sfinge africana aveva attratto a se.... 
^ Quale aureola sanguinosa di martire intorno al suo capo biondo! 
" Bianchi, dove hanno buttato il tuo corpo?.... Ahimè! Egli è 
" morto lontano daUa pietà della patria e le sacre reliquie di lui 
" le brucia selvaggio il sole, dopo lo scempio infame degli uomi- 
" ni e delle bestie. Bianchi, povero Bianchi!.... „ (1) 

Ed è troppo, è orribile, esclamiamo noi, due anni dopo, rac- 
colti in solenne mestissima cerimonia a commemorare la morte di 
Giovanni Licata, scienziato, pubblicista, viaggiatore, consigliere 
della nostra Società africana , trucidato insieme ai suoi compagni, 
lo scorso aprile, a Gildessa, località africana dell' Araar, resa or- 
mai anch' essa celebre per una strage e consacrata da sangue ita- 
liano. Ahi, quale aureola sanguinosa di martire intomo al suo 
capo biondo ! Licata, dove hanno buttato il tuo corpo ? Licata , 
povero Licata !.... 

Signori, io non istudierò la frase per 1' elogio di cotesto gio- 
vane eroe. Potessi pure far balenare agli occhi vostri i lampi della 
più alta eloquenza, io temerei sempre di rimpicciolire e di profa- 
nare il soggetto del mio breve discorso. Io invocherò, invece, lo 
spirito del martire, perchè aleggi in fnezzo a noi, e, facendo as- 
sorgere il nostro pensiero, e' inspiri virtù succiente ad intendere 
la sablime grandezza della vita di lui, la feroce grandezza della 
morte sua. 

11 Licata amò potentemente le cose più degne d'essere amate 
e senti acutissime le più alte passioni dell'esistenza: la scienza e la 
gloria. E, nel percorrere cotesti due campi sconfinati, nell'educarsi 
a cosi nobili ideali, V anima sua non seppe più tollerare i ristretti 
limiti della nostra vita comune, volle oltrepassarli, ed era fatale 
che l'esistenza sua si compiesse con cosi eccezionale ferocità di casi. 
L' amore di tutto ciò che è grande, il bisogno di scrutare l'ignoto 
e l'indefinito, cotesti sentimenti maturati e sviluppati nella sua in- 
dole cogitabonda e taciturna , rafforzarono ed ingagliardirono il 
suo spirito cosi che, traendone strano vigore la non robustissima 
fibra di lui, egli sfidò fatiche e pericoli, e corse là, dove e vita e 
morte s'improntano alla più misteriosa grandezza. 

Il volere fortemente, e, direi quasi, con puntigliosa tenacità, 
e la fede nel resultato immancabile di qualsiasi cosa imprendesse 
a fare, erano note spiccate del suo carattere , fieramente virile. 



(i) V. Corriere del Matlìno del 10 luglio 1884. 



Anno V. Fase. VII-VIII. LugHo- Agosto 1886 167 ' 

Brillavano in lui, congiunti in felice intreccio, i segni della forte 
razza siciliana, dalla quale veniva il padre, e della gagliarda tem- 
pra della madre, nata a pie delle Alpi. 

Compiuto che ebbe sollecitamente i suoi studii in questo Isti- 
tuto appunto, che, con pietosa coincidenza di luogo , ci accoglie 
oggi a ricordare la prematura dolorosissima scomparsa di lui, sotto 
la guida di quegli stessi egregi maestri che assai lo amarono ed 
assai meglio di me lo loderebbero, professò l'insegnamento delle 
scienze naturali e continuò con indomita costanza nello studio di 
esse. Ed aspirando, come scrisse, ad esser " degno di combattere 
" nelle prime righe la gran battaglia gloriosa che oggi ferve, nel 
'^ campo della scienza e della vita^ tra gli ostinati campioni della 
" metafisica ed i neofiti del naturalismo „ de ti te ben presto uno 
splendido saggio delP ingegno elettissimo e della ricca cultura , 
pubblicando un volume sulla Fisiologia delV istinto (1). Nella pri- 
ma pagina di quel libro sta scritto — a mia madre per il debito 
deir esistenza. — Ma con ben altra fortuna | o Licata , tua madre 
s'aspettava che tu le pagassi il debito della tua cara esistenza, 
e ben altrimenti ' tu lo 'avresti pagato, confortandole di carezze e di 
pietà fiUale la sua più tarda età, se noi oggi non dovessimo me- 
scolare alle sacre lagrime di lei le calde lagrime nostre per la per- 
dita si spietata dell'adorato figliuolo!.... 

Tutto ciò il Licata aveva compiuto a 27 anni appena (2), quan- 
do, sciogliendo i suoi -più caldi voti , sullo scorcio del febbraio 
1883, mosse dapprima per 1' Africa alla volta di Assab. Il sogno 
affascinante, lo splendido sogno della sua giovinezza si avverava, 
l'illusione si faceva realità^ la smania irrefrenabile del suo spi- 
rito, che, qualche anno prima, lo aveva fatto piangere di dolore 
a veder partire per 1' Oriente un suo fratello , senza che gli si 
potesse accompagnare, era sodisfatta. 

I mesi passati ad Assab, donde tornò 1' 'ottobre del medesi- 
mo anno, furono per lui tutta una festa della mente e dell'anima, 
ed è stupenda la descrizione che egli ne fa nel libro sopra Assab e 
t Danàckili (3), che pubblicò al suo ritorno. Dolcissimo libro, dove 
nella forma più tersa il Licata rivela la soda cultura, il fine stu- 



(1) G. B. Licata. La ftsioloyia delVislinlo.— ì. GV istinti del senso. Na- 
poli, En.ico Detkan, 1879. Pag. VII— 518. 

(2) Era nato il 23 giugno 1856. 

(3) Assab e i DanàchUi, viaggio e studii di G. B. Licata. Milano^ fra- 
telli Treves, 18S5. Pag. Vili— 334. 



168 Bollettino della Società africana d' Italia 



dio e la profonda osservazione , ed è mirabile soprattutto come, 
anche in mezzo ai naturali entusiasmi ed ai gravi sconforti, o^li 
serbi costante la maggiore precisione nel giudizio degli nomini, 
dei luoghi e delle cose. Bel che più tardi si loda schiettameate 
egli stesso, quando, ritornando Tultima volta in quei paesi , ns 
scrive in una delle lettere alla famiglia , da questa a me corte- 
semente comunicata, compiacendosi di ritrovare giusta la prinia 
impressione, pure notando come sia difficile trovar tante volte la 
nota vera. Il libro è dedicato al Mantegazza, in una pagina ribac- 
cante di sentimento e d' entusiasmo per quel dotto e genialissinio 
scrittore, che egli amava come maestro e guardava come duce. 

A Napoli, dopo il ritorno, egli— e lo sentiva ognuno di noi — 
non si reputava rimpatriato. La sua novella patria d' elezione Io 
richiamava , il sorriso maliardo della sfinge africana V aveva pò- 
tentemente attratto, ed ei lo confessò in una conferenza pronun.- 
oiata il 16 gennaio 1884 alla Società geografica italiana (1) escla- 
mando :.... ^ cosi ammalia quella terra, che non si può non istac- 
" carsene con dolore, e senza pensare di tornarvi, magari con la 
" certezza di rimettervi la pelle!.... „ E lo ripeteva in un'altra 
conferenza, tenuta il 25 gennaio 1885 all' Istituto di studii supe- 
riori in Firenze (2). 

Insodisfatto di ciò che lo circondava , 1* occhio fisso nel lon- 
tano orizzonte del quale vedeva gli abbaglianti miraggi, aveva la 
nostalgia dell' Africa, anelava ai baci della natura vergi uè per i 
quali si sentiva compenetrare il sangue di rara ebbrezza. Sognatore 
animoso e costante delie bellezze ascose della nera dea, egli passava 
i suoi giorni in preparazioni, studii, tentativi, progetti di nuove 
peregrinazioni africane. E finalmente , dopo che egli ebbe sciolto 
un inno al suo ideale in uno splendido articolo intitolato La conqui- 
sta delV Africa (3), pubblicato lo stesso giorno della sua partenza , 
sull'imbrunire del 26 gennaio di questo anno, salpava da Napoli la 
nave ohe portava in A&ioa la spedizione Porro ed il Licata con essa. 

povero amico I Chi avrebbe mai detto a me, a tanti di noi, 
quando fummo quel giorno sulla nave a darti il ^melanconico ba- 
cio dell' a rivederci , che esso dovesse invece essere quello del 
ferale addio per sempre /?..,. Quel giorno io lo guardava in am- 
mirazione. Egli mi sembrava tanto maggiore d' ogni altro , cosi 



(1) Sei mesi ad Assah — Conferenza. 

(2) L'Italia nel mar Rosso — Conferenza. 

(3J V. Corriere del Maliino del 26 gennaio 1886. 



Anno V. Fase. VII- Vili. Luglio-Agosto 1886 169 

nobilitato dal suo genio , diventato qaasi sovrumano nelF imper- 
tarbata serenità del suo sguardo , ohe mi pareva presso che im- 
possibile persino 1' intendere quel che s'agitasse nella grande ani- 
ma sua^ quali alti pensieri gli occupassero la mente ! Egli avreb- 
ba veduto cose ignote per sempre a tutti noi, avrebbe potuto ri- 
dere di compassione per le nostre meschinità di vecchi inciviliti, 
infimi sempre nei trionfi come nelle sconfitte, nelle gioie come nei 
dolori, la sua anima si sarebbe temprata a ben altra scuola, e, 
godendo o soffrendo , sarebbe stato sempre eroe, quando noi tal- 
volta ci riveliamo meno che uomini ! 

Le poche lettere che s'hanno di lui , dopo la sua partenza , 
rivelano tutte l' impavida fede dell' uomo nel suo destino e nella 
mèta che non fallirà, e neir ultima, che porta la data dei primi 
d' aprile dal campo di Samadù , sta detto che fra otto giorni sa- 
rebbe stato a Gildessa ! Bene altrimenti, però, volle il destino, e noi 
che, almeno sinora, non abbiamo vendicato nel sangue dei barbari 
araarini la strage delle nostre vittime , non possiamo che pregar 
pace alle loro ossa e placare i loro spiriti con V augurio che il 
giorno della vendetta uon debba tardare troppo ancora. I poveri 
morti ne esulteranno nel regno delle anime, e l'Italia proverà al 
mondo che costa caro il sangue dei suoi figli. 

Pure morto il Licata, ancora un lampo del genio suo brillerà 
Bu di noi. Quasi che avesse voluto anch' egli dirci — non omnis 
moriar — egli ci lascia un altro frutto del suo ingegno in una 
pubblicazione, che intraprese a Napoli e compi durante 1' ultimo 
infausto viaggio. Essa s' intitola In Affrica, V inesorata amante, 
e la stampa ne verrà curata da Paolo Mantegazza con diligenza 
di maestro e con affetto d' amico (1). Ahi, che schianto in cote sta 
postuma voce, che melanconia in cosi fosco prematuro tramonto, 
e quale funebre bagliore dalla fiaccola d'un Genio, che, strappata 
all'altare deUa vita, illumina, rovesciata, sul campo della strage 
il glorioso che fui... 

Ed ora, come farò, o signori, a proporvi un' ultima espressio- 
ne di compianto per Giovanni Licata e per i compagni di lui ? Po- 
trò io sperare di trasfondere nella fredda frase tutta la piena 
della tristezza onde trabocca 1' anima vostra e la mia, se il nostro 
dolore è tanto che il labbro non lo pronuncia , e la parola nou 
V esprime ? No, o signori, io non profanerò i sacri sentimenti dei 



(1) Di prossima pubblicazione nella Piccola biblioteca del popolo ila- 
liano, per i tipi di G. Barbèra — Firenze. 



170 Bollettino della Società afrioana d' ItaUa 

nostri cuori, non isoiuperò i tesori dell' affetto che e' inspira . Io 
vi ripeterò invece per Giovanni Licata quello che egli stesso , 
con quasi fatidica parola, scrìveva, dopo d'aver pianto 9alla stra- 
ge di Gustavo Bianchi , esclamando : " Ma le querimonie 

" delP elegia cedano agli squilli trionfali delPapoteosi. Verrà gior- 
" no che le ossa di tutti quei caduti, ora esposte alla tormenta cru- 
" dele delle sabbie, verranno restituite alla pietà della patria , al 
" pianto delle madri. Allora da quei tumuli, rischiarati dai raggi 
" della divina stella d'Italia, verrà f^iorì una voce che dirà: — cantate 
" il peana della vittoria; essi ca,Ad6ro vittime della barbarie, ma 
" la patria, impugnato il vessillo dei loro abiti insanguinati, cinte 
" il capo della sua corona turrita, alta la spada sfolgorante dei suoi 
" trionfi, volò in mar Eosso come l'angelo delle battaglie, gridan- 
" do al mondo : sul capo dei miei figli caduti ogni gloria è giu- 
" stizia ; è il diritto dei loro dolori , del loro sacrifizio , del loro 
" sangue sacro di martiri „ (1). (Vivissimi applausi) 

Dopo di lui l'on. Della Valle pronunziò il seguente discorso : 

Signori, 

Io non credevo, per verità, che dovesse spuntare un giorno nel 
quale, fra i doveri che mi vengono dall'onorevole ufficio di Segre- 
tario della Società Africana, dovessi annoverarne uno cosi doloro- 
so; quello di venire qui a ricordare come estinti, Giambattista Li- 
cata, Giampietro Porro, Cocastelli e gli altri animosi loro compa- 
gni. Eppure un giorno cosi doloroso è giunto, e mi è forza di so- 
praffare la naturale commozione dell'animo, e di portare la mode- 
sta mia parola alla memoria di quei cari estinti, dei quali mentre 
noi ricordiamo con dolore la perdita, dobbiamo pure essere orgogliosi 
per l'onore che, con la virtù loro, fecero al nome della Patria. 

Noi tutti ricordiamo il giorno della partenza della spedizione 
Porro, partenza avvenuta sotto auspici per quanto lieti , altret- 
tanto fallaci. Nulla mancava perchè le speranze più larghe fosse- 
ro accolte negli animi nostri; non l'ardire e l'esperienza de' viag- 
giatori; non la simpatia, non i voti dell'opinione pubblica e degli 
amici — non l'officiale saluto del governo, il quale oggi, dopo il disa- 
stro, cinicamente rinnega quella spedizione, di cui, se riusciva a 
bene, voleva avere la sua parte di merito, (applausi). 



(1) Assab e i Danàchili op. cit., pag. 165-166. 



Anno V. Fase. VII- Vili. Liiglio-Agosbo 1886 ^l'i^l 

Ma non insisterò su questo argomento doloroso e che ci porte- 
rebbe in un campo che poco s'addice alla mesta cerimonia d'oggi • 

Chi di noi avrebbe creduto quel giorno , quando davamo 1' a 
rivederci a'nostri amici , chi di noi avrebbe creduto ohe per essi 
quel giorno era l'ultimo nel quale rivedevano le rive d'Italia ? Chi 
avrebbe detto ai napolitani, che per l'ultima volta quel giorno toc- 
cavano la mano dell'amico Licata ? Ebbene, quella spedizione, che 
fa definita una passeggiata di estate, si è cbiusa con una orrenda 
catastrofe. 

Il Licata è morto per quella fede potentissima che egli aveva 
nel destino dell'Italia di espandersi nell'Africa; è morto per quella 
fede alla quale egli consacrò gli anni migliori, gli anni più opera- 
tivi della sua breve e tormentosa esistenza; poiché la fede che il Li- 
cata aveva nell'Afirica, era di quella fede che è vera forza creatri- 
ce degli apostoli, apostoli oggi, molto spesso martiri domani; e il 
Licata parti apostolo, e cadde martire. (Bene) 

Il fascino che lo traeva all'Africa, cui era volto con tutti gli 
studi, con tutta la passione dell' animo suo , somigliava molto a 
quel fascino, da cui si sentiva invaso il nocchiero della favola, al- 
lorquando, cxdlandosi sulle glauche onde, si lasciava sedurre dai canti 
dolcissimi e dagl'inviti lascivi delle mortifere sirene; o piuttosto 
si assimila a quel sentimento sublime che inebbriava i martiri cri- 
stiani, allorquando, la mente levata nella beatifica visione dei gaudi 
celesti , afiErontavano con fermo animo i tormenti e le fiere del 
circo. 

Coloro i quali sogliono facilmente sentenziare sulla condotta 
de'viaggiatori africani, e, ad ogni pie sospinto, li accusano d' im- 
prudenza e d'inconsideratezza, non potrebbero muovere una simile 
accusa a Licata. Tutti ricordiamo com'egli, allorquando si diceva 
se in questo o in quest' altro paese ci fosse da correre pericolo , 
sempre ripetesse : Signori, in Africa si scherza ad ogni momento 
con la morte. 

Ebbene noi abbiamo veduta una spedizione cominciata senza 
paure , anzi con la più serena fiducia, terminare in una delle più 
spaventevoli tragedie , per la quale il Porro , il Licata , il Coca- 
stelli e i compagni loro hanno in un sol giorno accresciuta spaven- 
tevolmente la lunga serie degl'italiani caduti in Africa. 

Il Licata non si è deciso alla vita dell' esploratore per bal- 
danza giovanile , nò per leggerezza o per inconsiderata furia di 
uomo poco riflessivo; al contrario egli conosceva i pericoli, li guar- 
dava in faccia, ma li affrontava per un sentimento di dovere. Per- 
ire in regioni lontanissime gloriosamente U nome della Patria ; 



172 Bollettino della Società africana d'Italia 



aprire alla Patria stessa larghi sbocohi di prosperosa attività; ac- 
crescere il decoro della Patria : ecco l' ideale pel quale il Licata 
andò ad incontrare con austera serenità la morte, ma conquise an- 
cora l'iminortalità. (benissimo) 

^ ^SSh signori, che noi siamo qui riuniti a commemorare 
una fine cosi immatura e cosi straziata , una fine , la quale non 
solo ha gettato nel lutto un'egregia famiglia della nostra città, ma 
tutta la parte più eletta di essa, poiché tutta la parte più eletta 
di Napoli era amica del Licata, mi sia lecito augurare che il nostra 
dolore non sia un femmineo compianto di deboli, ma sia un dolore 
sincero, vigoroso e fecondo, quale si conviene ad uomini forti. Noi non 
dobbiamo dimenticare che tutta la nostra tradizione politica ci am- 
maestra che le vie più gloriose, che la patria ha percorse, sono semi- 
nate dalle ossa dei martiri, e bagnate del loro smgue. Ebbene il 
vedere seminate di ossa e bagnate di sangue italiano le vie del conti- 
nente nero, è chiaro indizio che a quello dobbiamo tendere con ogni 
vigore. Noi non dobbiamo lasciarci sopraffare dall'eccessiva mercan- 
tilità del tempo nostro, né abbandonare quel largo campo di atti- 
vità, cui i nostri doveri politici e sociali ci chiamano. 

Questo dolore adunque non s' arresti in commemorazioni , 
che tendono solo a compiangere i morti; ma sia punto di partenza 
ad una riscossa efficace di una non lontana vendetta. Se il per- 
dono delle offese, il rinunciare al diritto della vendetta è spesso 
generosità nell'individuo, nelle nazioni è sempre ignavia. Noi dob- 
biamo quindi sentire il dovere di perdurare in una legale ma per- 
severante agitazione, finché duri il danno e la vergogna del san- 
gue italiano invendicato. (Applausi fragorosi). 

Invitato dal Presidente, prese per ultimo la parola l'avvocato 
signor Giuseppe Carerj: 

« 
Signori, 

All'annunzio del vigliacco eccidio di Gildessa io fui l'ultimo 
a prestarvi fede. Ricordo la folla di amici che mi. si accalcava 
d' attorno , dimandandomi ansiosa notizie di quell' eccidio; ed io, 
calmo, sereno, sorrideva: sorrideva, perché non prestavo fede al 
racconto dei giornali; non prestavo fede, perocché avevo diritto 
di non credervi. Ma le voci sempre più incalzavano, i telegram- 
mi uf&ciali confermavano il disastro , notizie giunte alla Società 
Africana obbligavano tutti a credere quel che nessuno voleva cre- 
dere, quel che nessuno poteva credere, quel ohe nessuno doveva 



Anno V. Fase. VII- Vili. Luglio-Agosto 1886 173 

credere. Eppure io ho continuato, ho perdurato a ritenere inesatta 
la triste notizia. 

Corsi dalla famiglia del Licata, e lo spettacolo straziante ohe 
mi si offerse agli sguardi mi ha fatto ritornare alla Società Afri- 
cana contristato e preoccupato. Io ebbi per quella famiglia parole 
di speranza e di conforto; ma, provate voi a confortare il dolore 
di una madre, che sa che il proprio figlio è per sempre finito ! Fa- 
tevi a confortare un padre canuto, che avea riposto tutte le sue 
speranze di gloria e di benessere in questo figlio ! Fatevi a con- 
fortare una giovine sposa, che ha amato questo giovane per tanti 
anni quanti ne conta di vita la nostra Società Africana , e che 
aspettava il ritorno dall'Africa per impalmarlo glorioso ed applaudi- 
to il suo Giovanni ! Ed io mi sono provato a confortare quella 
famiglia, e ci son riuscito susurrando all'orecchio della desolata 
madre alcune parole che trovarono pel momento fortunata eco nel 
suo lacerato cuore. SI, ella mi disse, non è vero l'eccidio di Gildes- 
sa, le vostre parole mi suscitano il ricordo di alcune frasi che 
sfiorarono le labbra del mio Giovanni *e che rimasero annegate nel 
pianto col quale bagnammo 1' ultimo bacio prima di separarci : 
adesso intendo tutto il significato di quelle frasi : avete ragione ; 
voi mi confortate ; io porterò questo conforto a tutta la famiglia. 
La madre è ritornata gaia e lieta, ella non credeva più alla no- 
tizia dell'eccidio l (sensazione), 

Ed io, che ho dovuto finalmente convincermi che la notizia dello 
eccidio era pur troppo vera, mi son domandato: Ma è da uomini di 
cuore perdurare in questo apostolato solo fecondo di sagrifizi quo- 
tidiani di esistenze preziose ? Ma non sarebbe nobile sentimento 
di pietà per tante madri smettere queste Società Africane , che 
non servono se non ad additare e spianare la via della gloria e della 
ricchezza ad altre nazioni , ed attirare il discredito e lo scherno 
sullo Stato italiano col nostro sangue , col nostro sacrifizio ? E 
voleva conchiudere: Si, smettiamo. Ma anch'io ho questa fede 
afiricana che mi arroventa il sangue nelle vene, anch' io sono tor- 
mentato dalla febbre di espansione , che brucia tutte le fibre di 
quelle esistenze le quali non sono rimaste accasciate sotto la 
mercantilità ( piglio ad imprestito la frase del mio amico Della 
Valle) dei nuovi tempi; ed ho detto allora a me stesso: No, biso- 
gna continuare; e appunto col sangue delle vittime, e appunto colle 
ossa biancheggianti di esse che additeremo un giorno qualsiasi la 
via all' Italia per ritornare gloriosa com' è stata nel tempo delle 
fortunate sue repubbliche. 



174 Bollettino della Sooietà afìrioana d'Italia 

Ma perchè io non oredeva all' eccidio di Gildessa ? Perchè 
quella madre a qualche mia parola ai è rasserenata , e ritornata 
tranquilla ? 

Signori, se voi vi fate ad interrogare i fatti dell'eccidio, tro- 
verete tanti interrogativi che non saprete spiegare, ma ce n'è uno 
affatto incomprensibile e dinanzi al quale ci si sente irritati, mo- 
lestati da un certo sentimento, che è tra l'orgoglio nazionale e lo 
scatto di generosa virilità. Quest' interrogativo è : perchè hanno 
deposte le armi quelli della spedizione ? Essi avevano il dovere 
di far sentire ai selvaggi come gì' italiani sappiano vendere cara 
la loro vita ; essi, otto armati, avrebbero potuto disseminare quel 
suolo dei cadaveri di quella canaglia selvaggia. Perchè hanno depo- 
sto adunque le armi ? Essi partivano per l'Africa, perchè una pro- 
messa li aveva rassicurati: Voi andrete ad Araar, nessuno oserà 
attraversarvi la via ; ma quando anche ciò avesse a verificarsi , 
dietro di voi ci è la nazione italiana! Essi ne 11' Araar dovevano 
dimostrare a quelle popolazioni che l'Italia non è provaoatrice, non. 
va in cerca di sanguinose conquiste. Essi non dovevano farsi pro- 
vocatori e per ciò non potevano per i primi tirare un colpo di fu- 
cile di revolver. Avevano una elevata missione da compiere : di- 
mostrare al mondo civile che gl'italiani sanno morire , sanno sa- 
crificarsi, quando hanno la certezza che dal loro sacrifizio sa trarne 
vantaggio la Patria. Ora vi spiegate quello che non potevate in 
alcuna guisa spiegarvi , quando mettevate in relazione l'abituale 
audacia temeraria del Porro, e dei compagni suoi, colla cristiana 
rassegnazione colla quale sison lasciati scannare. Essi adunque mi 
chiederete, erano ufficialmente incaricati di un pubblico servizio ? 
No, perchè non potevano esigere che si fosse fatta loro una pro- 
messa esplicita. Quando qualcheduno che sta collocato nelle alte 
regioni della vita sociale dà taluni incarichi, quest'incarichi non 
li rassegna in maniera esplicita e documentata, ma deve solamente 
accennare la meta alla quale si vuol giungere; il resto dev'essere 
lasciato all'arbitrio, all'audacia, al sangue freddo, al coraggio, allo 
spirito di abnegazione di colui che deve eseguire. Il Porro inten- 
deva bene con chi aveva che fare , egli poteva dubitare che le 
promesse non sarebbero state mantenute ; ma il sacrifizio nostro, 
egli disse, trarrà a viva forza sulle nostre orme chi dovrà vendi- 
carlo. Ed è cosi che potete spiegare questa che pare ecatombe di 
agnelli ed è invece di eroi ! {applausi) 

E adesso che vi ho spiegato l'enigma , dovrei denunziare al 
vostro severo giudizio altri fatti che coprono di ridicolo e di di- 
sistima l'opera del Ooverno per l'espansione italiana all'estero. 



Anno V. Fase. VII-VIII. Luglio-Agosto 1886 175 



Rammenterete che in occasione della prima spedizione ufficiale 
verso Massaua, un bastimento da guerra si è spinto fino a Zanzi- 
bar, e che su quel bastimento era imbarcato Cecchi, il più stimato 
viaggiatore tra i viventi che abbia oggi l' Italia. Sapete anche 
gli apparecchi che si erano fatti per una certa esplorazione in un 
bacino, che forse è l'unico che rimanga adeguato premio ai generosi 
sforzi di una nazione civile che voglia stabilirsi nelF Africa. Bam- 
menterete pure che allora il Governo, lasciando che il pubblico ita- 
liano avesse spiegata in mille modi l'occupazione di Massana, spe- 
diva un bastimento a Zanzibar, ohe avrebbe dovuto sbarcare la spe- 
dizione pel Giuba. Ma ecco un' altra nazione che anch' essa vuol 
diventare nazione marittima, che, contemporaneamente alla Gari- 
baldi, spedisce una squadra a Zanzibar. Un trattato si vuol im- 
porre a quel Sultano , il quale aveva delle grandi simpatie per 
noi, voleva entrare in relazione con gli italiani ai quali avrebbe 
tutto concesso,* ma di altri europei non voleva sentirne parlare. 
Ma , la squadra di codesta nazione impone un trattato. Questo 
trattato non si vuole firmare, ma il comandante della squadra in- 
siste; il Sultano resiste, ma quando vede in linea di battaglia i ba- 
stimenti che minacciano di tirare sul palazzo, se tra due ore non 
si acconsente a sottoscrivere il trattato, questo Sultano , il quale 
non è poi un selvaggio, ma che ha con se come medico ed amico 
un inglese, che ha respirato l'ambiente di una vita civile europea, 
e che legge anche Talmanacco di Gotha, apre quest'almanacco, e 
dice al comandante di quel nostro bastimento da guerra: Voi vo- 
lete essere miei amici, io vi voglio dare la mano di amico; una na- 
zione che si dice potente vuole ìmpormi la sua amicizia , che io 
non posso accettare : voi che avete i più grandi bastimenti del 
mondo perchè non mi proteggete in questo momento ? Immaginate lo 
strazio di un uomo di mare ! Immaginate voi l'orgoglio nazionale 
di un uomo di cuore, a quali torture, a quali sacrifizi ha dovuto 
essere assoggettato!! Di fronte alla nobiltà di questo linguaggio 
del Sultano di Zanzibar il Comandante italiano non poteva che 
uniformare la propria condotta ai telegrammi, del nostro Governo 
in cui si diceva : facciamo appello al vostro patriottismo perchè 
agevoliate l'azione della perchè facciate l'impos- 
sibile a che il trattato che il Sultano non può accettare si abbia 
a sottoscrivere ! E quando da quel nostro Comandante si faceva 
notare al Governo che gl'interessi nostri erano in conflitto con 

quelli dello. si telegrafava: facciamo appello al 

vostro patriottismo, fate che sia firmato il trattato. Per obbedire, 
al nostro Comandante non rimaneva da fare che ciò che ha fatto: 



^ I 



176 Bollettino della Società africana d'Italia 

salpare le àncore, e schierarsi colla squadra che minacciava il pa- 
lazzo del Sultano; e il Saltano ha firmato il trattato. 

Ed ora quale dovrà essere il nostro contegno di fronte a ohi 
tradisce le nobili aspirazioni nazionali, e sfrutta il martirio degli 
eroi ? 

Faremo delle commemorazioni ? dissemineremo di viole le tom- 
be dei caduti ? No, io evoco quelle ombre e dico loro intanto: siate 
spettri tormentosi alle famiglie di coloro che vi hanno cacciato ad 
un sacrificio che non sanno comprendere ! (Applausi entusiasHci e 
fragorosi) 



INFORMAZIOxNI DELLA SOCIETÀ DI ESPLORAZIONE 

DI MILANO 

SULL* ECCIDIO DELLA SPEDIZIONE PORRO 

Neir ultimo fascicolo delV Esplorazione commerciale di Mila- 
no è pubblicato un nuovo rapporto sull' eccidio della Spedizione 
che differisce in alcuni particolari da quello del Console italiano 
in Aden, Bienenfeld, inserito in un precedente numero del nostro 
Bollettino. Tale rapporto è pervenuto a quella Società da Zeila 
ed è compilato sulle deposizioni di alcuni soldati della scorta, cat- 
turati e poi rilasciati dagli Arrarini, e di qualche indigeno presento 
al fatto. Su di esso la Società di Milano osserva che la narrazione 
di particolari evidentemente inverosimili od esagerati deve senza 
dubbio attribuirsi al desiderio dei narratori di far risaltare la loro 
avvedutezza e solerzia e di mascherare le loro mancanze e le loro 
colpe. 

Ecco senz' altro il rapporto in parola : 

" La spedizione, composta , come è noto , da 8 Europei, da 
numerosi servi indigeni ed abissini, tutti armati di fucili e scor- 
tati da 10 soldati somali e sudanesi ( forniti dal Governo In- 
glese ) , comandata da Salem Effendi , con un bagaglio di 30 
cammelli, lasciò Zeila il 20 marzo; V 8 aprile pervenne ad Artù» 
a 2 ore circa da Gildessa, senza trovare ostacoli di sorta, né in- 
cidenti degni di nota. — Alle diverse stazioni percorse, gli Eu- 
ropei furono anzi ossequiati , o regalati di latte e montoni dai 
Somali Issa. — Accampatasi la Spedizione ad Artu, da diversi So- 
mali apprese che le truppe deir Emiro d' Arrar si erano impadro- 
nite di Gildessa facendo prigioniero quel distaccamento inglese 



Anno V. Fase. VII- Vili. Luglio-Agosto 1886 177 

composto^ di 21 Somali e 17 Indiani, inviati questi ultimi all' Ar- 
rar con armi e bagagli, lasciando liberi gl'indigeni dopo aver tolto 
loro le armi. I Somali consigliarono al conte Porro di retroce- 
dere immediatamente, perchè, riportavano, che le truppe dell'Emi - 
ro attendevano la Spedizione con malvagie intenzioni. Il conte Porro 
intendeva invece proseguire con tutta la carovana per Gildessa in 
quel giorno stesso; in seguito però a quelle voci, decise di per- 
nottare ad Artn , e nello stesso tempo d' inviare a Gildessa 
il signor Romagnoli per verificare quanto vi era di vero. Questi 
andò, accompagnato dall'interprete abissino Giorgio, da un So- 
malo Issa e dal Turco Mohamed Mahmud. — Nel frattempo i ser- 
vi e soldati della Spedizione trincerarono il campo colle corde 
e scavarono delle buche per essere al riparo dai colpi nemici in 
caso di attacco. — Giunto il signor Romagnoli a Gildessa, con- 
statò che là stazionavano più di 300 uomini dell' Emiro ed un nu- 
mero considerevole di Galla delle tribù Nelle e Gorzera , e ohe 
realmente erano padroni di quella piazza. Alle domande fatte dal 
comandante in capo Abubeker Salek, rappresentante l'Emiro, e 
dagli altri capi Ibrahim Hassan (Arrarino e sergente degli Egi- 
ziani, ora comandante la piazza di Àrrar), Fara Hallah (Somalo 
Issa, consigliere intimo dell'Emiro, fanatico oltre il credibile^ che 
odia à morte gli Europei) e Ibrahim Schil (Somalo-Ovai, dughim 
prefetto dei Galla NoUe) dello scopo del loro viaggio, il signor 
Romagnoli rispose che egli ed i suoi compagni si recavano ad 
Arrar per cercare d' intraprendervi commerci, per visitare il pae- 
se e che tenevano regali per l'Emiro. — In ultimo chiedeva il 
permesso di entrare in Arrar , aggiungendo che se non glielo 
avessero accordato sarebbe tornato alla costa. — Dopo essersi bre- 
vemente consultati fra loro, parlandosi in lingua arrarina, i capi 
si profusero in complimenti col signor Romagnoli, assicurandolo 
ohe gli ordini dell' Emiro erano di non fare alcun male alla Spe- 
dizione, di portarla anzi in Arrar ove egli 1' attendeva e sarebbe 
stato ben contento di riceverla; di fidarsi pienamente in loro, che 
non correvano pericolo alcuno, e per dimostrare la sincerità di 
quelle affermazioni giuravano tutti sul Corano. Inoltre , siccome 
da quel momento essi assumevano la responsabilità della sicurezza 
della Spedizione , davano al signor Romagnoli una bandiera del- 
l' Emiro, tutta verde coli' iscrizione : " non havvi che un Dio , e 
Maometto è suo Profeta „ più una scorta di 15 uomini a cavallo co- 
mandati da Ibrahim Hassan stesso. — Il signor Romagnoli tutto 
lieto ringraziò con effusione e tosto ripartì con quelli alla volta 
di Artu, ove giunse verso sera. Para Hallah pure si udì al signor 



178 Bollettino della Società ricafana d' Italia 

iBomagnolic Ad Artu intanto stavano sali' attenti. Scorgendo in lon- 
tananza, fra gli alberi, avanzarsi il drappello di cavalieri, i soldati 
caricarono le armi mettendosi in posizione di combattimento, ed 
il soldato Wursama Eruvena tirò un colpo in alto. — Il signor 
Romagnoli trottando allora in avanti, agitò la bandiera datagli dai 
capi arrarini facendo segno di non tirare e gridando : Aman , Amàn 
(pace, pace) che tatto andava bene e che non correvano il mi- 
nimo pericolo. Il conte Porro ordinò allora che si deponessero le 
armi ed assieme agli altri snoi compagni si mosse ad incontrare 
i sopraggiunti facendo loro una splendida accoglienza. — Ibrahim 
Hassan e Fara Hallah come pure i 15 uomini strinsero cordial- 
mente la mano agli Europei, od i due primi ripeterono al conte 
Porro e compagni le assicurazioni già fatte al signor Romagnoli; 
quella sera essi pranzarono e presero il caffo assieme ai 15 uo- 
mini coi soldati e servi della Spedizione; inoltre furono regalati 
di un tallero ciascheduno. Verso le 8 pomeridiane, mentre gli Eu- 
ropei erano tutti ritirati in tenda a conversare coi due capi arrarini^ 
nacquero delle parole coi soldati dell'Emiro e quelli della Spedi- 
zione, pretendendo i primi di fare la guardia e ohe gli ultimi con- 
segnassero le armi loro. I soldati della Spedizione opposero un 
rifiuto energico, ed il loro comandante Salem Effendi si recò dal 
conte Porro ad informarlo e chiedergli quello' che doveva fare. Il 
conte, rivoltosi ad Ibrahim Hassan gli domandò cosa significava 
quello. Egli rispose che la Spedizione, essendo, fino da quel mo- 
mento, sotto la protezione dell' Emiro, era naturale che i soldati 
di questo vegliassero per la sicurezza, e che in quanto al disarmo 
andava da sé, dopo che essi avevano fatto prigioniero e disarmato 
il distaccamento inglese di Gilde ssa. — Il conte Porro replicò che 
r avrebbe rimandato alla costa da quel punto, poiché da quel mo- 
mento diveniva inutile, essendo la Spedizione scortata dai soldati 
dell' Emiro. — Ibrahim Hassan rispose che si sarebbe opposto an- 
che con la forza a che i soldati fossero partiti senza averli 
prima disarmati; tali essendo. gU ordini dell'Emiro. — Voltosi il 
conte a Salem Effendi, gli disse ohe lasciasse pure fare la guardia 
ai 15 cavalieri, ma che ì suoi uomini si tenessero sempre le loro 
fino a che avesse presa una decisione ia proposito. — Poco dopo 
Fara Hallah andò da Salem Effendi e dai soldati della Spedizione, 
dicendo che, se non si arrendevano, avrebbe ricorso alla forza. 
Salem Effendi e i suoi 10 uomini si recarono di bel nuovo dal 
conte Porro ad informarlo, e soggiungendo che, se esso avesse 
permesso che fossero disarmati, i soldati dell' Emiro li avrebbero 
poi uccisi, come pure ucciderebbero tatti gli Europei. — Il conte 



Anno V. Taso. VII-VIII. Lnglio-Agosto 1886 179 

Porro rispose : ^ Come noi, i soldati dell' Emiro appartengono ad 
nn fovemo; non intendo aver quistioni, od usare le armi con chic- 
chessia, il capitano King vi ha posto sotto i miei ordini; ora ce- 
dete le armi, per le quali risponderò io presso al Governo ingle- 
se. — I soldati si allontanarono, dicendo che non avrebbero dato 
le armi. Ciò visto, pare che Ibrahim Hassan e Fara Hallah face^ - 
sere partire due dei loro uomini a cavallo per Qildessa. Verso 
le 8 di notte giunsero ad Artu altri 300 soldati, una parte dei 
quali a cavallo, comandati da Abubaker Salek. Tosto circondaro- 
no i soldati della Spedizione, intimando loro di cedere senza tante 
parole le armi^ altrimenti avrebbero fatto fuoco. Vedendo quelli 
che ogni resistenza era inutile, diedero le armi e Salem Effendi 
(ex-ufficiale dell'Emiro, fuggito da poco dalFArrar) con due altri sol- 
dati furono legati. Sopraggiunto intanto il conte Porro, Abubaker 
lo salutò cortesemente e lo assicurò che era venuto solo per di- 
sarmare la scorta inglese e ohe non intendeva fare alcun male a 
loro Europei. Alla mattina, 9 aprile, il conte Porro diede del de- 
naro pei soldati arrivati nella notte, promettendo altre 150 rupie 
per quando sarebbero giunti a Gildessa. AU'alba i cammellieri della 
Spedizione, vedendo tanti soldati, presagendo qualcha sinistro e 
temendo per i loro cammelli, finsero di condurre questi al pasco- 
lo, e se ne fuggirono essi stessi. Accortisene più tardi Abuba- 
ker e Fara Hallah, fecero bastonare tre guide Somali, quindi ne 
legarono due ad un albero, ingiungendo alla terza di recarsi a 
cercare i cammelli. Giunti questi verso le 9 ant., il conte Porro 
ordinò che si caricasse, e la carovana qualche minuto dopo si mise 
in marcia. Gli Europei erano tanto lontani dal sospettare un tradi- 
mento ohe alcuni avevano dato il proprio fucile ai servi, altri avealo 
messo sui cammelli, (i quali erano guardati da un centinaio di uo- 
mini e il resto dei soldati dell'Emiro marciarono ad uno dei fianchi 
degli Europei. Il conte Porro, non si sa a quale scopo, continuava 
a percorrere innanzi e indietro il tratto frapposto fra i cammelli ed 
il gruppo degli Europei (1). Dopo aver camminato circa un'ora. 



(1) In una relazione del triste fatto, comparsa nel Capitan Fracassa, 
del 3 Luglio , è detto invece che nel riprendere la marcia i viaggiatori 
procedevano in quest'ordine: a Porro alla testa coi bagagli, a qualche 
t distanza Licata, Zanini^ Gocastelli, dietro i quali un manipolo di So- 
f mali dell' Emiro; seguitavano Romagnoli, Blondin, Bianchi e Gottardi 
t accompagnati da una folla di Somali. I servi della Spedizione dispersi. 
I ai fianchi con i soldati della scorta disarmati d. Questa relazione fu 



180 Bollettino della Società africana d' Italia 

la Spedizione pervenne all' alto di una spianata denominata * Han* 
kali. Ad un tratto Ibrahim fermatosi consegnò la bandiera ch# te- 
neva a Fara Hallab, il quale l'agitò in alto. Ibrahim Hassan, 
raggiunti intanto gli Europei, esplodeva un colpo di fucile nella 
schiena a quello che eragli più vicino. Subito dopo i soldati fe- 
cero fuoco sugli altri Europei. Sei caddero tosto; gli assassini si 
gettarono su loro spogliandoli e disputandosi accanitamente gli in- 
dumenti ed oggetti, ogni soldato vantandosi e pretendendo essere 
V uccisore. Dopo che furono denudati completamente, Fara Hallah 
ed Ibrahim Hassan colle loro spade mutilarono in diverse parti i 
corpi ancora palpitanti, pronunciando su loro parole di scherno 
ed oltraggi, quali Kaffer (^infedele) ed altro. Il dott. Grottarcii il- 
leso, leggermente ferito, rimase in sella ed allontanandosi al- 
quanto estrasse il revolver. Un soldato Somalo Guadabursi gli si av- 
vicinò, sparandogli un colpo di fucile, che feri nella gamba il dot- 
tore , ma fu messo in fuga dalle revolverate che quest' ultimo spa- 
rava. Sopraggiunto altro soldato (Hagi-Juruf-Hovard), quasi a bru- 
ciapelo scaricò il suo fucile contro il Gettarli. Questi, colpito in 
in pieno petto, cadde sparando contemporaneamente un colpo di 
revolver, che addò a ferire alla mano 1' assassino. Il dott. Gottar- 
di subì quindi la sorte dei miseri suoi compagni. Nel frattempo 
il conte Porro trovavasi in quel tratto che separava gli Europei 
dai cammelli. Appena udita la scarica e visti i compagni cadere 
esplose due colpi di revolver contro gli assassini, ìndi mettendo 
a precipitosa fuga il suo cavallo fecegli fare un arco di circo al- 
lontanandosi verso Artii. I soldati gli spararono più di quindici 
fucilate, ma il conte, piegato sulla sella e facendo descrivere re- 
pentini giri al cavallo, riusci a schivare i colpi, e continuò a fug- 
gire. Soppesi dopo che, benché ferito leggermente ad un braccio 
e gravemente sotto una spalla, errò per rimettersi sulla strada 
(ma invano) sino aUe 3 pom., perdendo dalla ferite molto sangue. 
Pervenuto alla mantagna Buok, al piede della quale trovasi un 
po' d' acqua, il conte scese di sella a ne bevve molta per disse- 
tarsi, indi si stese sul terrreno tenendo la testa appoggiata nella 
mano. Poco dopo sopraggiunse un pastore Somalo Issa; nello scor- 
gerlo il conte gli sparò due colpi di revolver colpendolo ad un 



fatta da Ali-Abdì, già st-ato al servizio di altri Italiani, e preso dal 
conte Porro come servo della Spedizione. Alì-Abdì, fu fatto prigioniero 
dall' Emiro e bastonato e poi esiliato sotto vincolo di giuramento sul Co- 
rano che non avrebbe più servito Italiani. Egli giunse ad Aden per la 
via di Berbera il 20 giugno scorso. 



Anno V. Fase. VII-VIII. Luglio-Agosto 1886 181 

braccio: il Somalo rispose tirandogli la lancia, che andò aconfio- 
earsi nel fianco del conte il quale gettò un grido e cadde lasciando 
sfuggire il revolvero dalle mani. Batto il Somalo gli fu sopra col 
ooltellaccio, ma il conte rialzatosi, presogli il braccio) gettò il So- 
malo a terra a successe una breve colluttazione nella quale il So- 
malo riusci a trafiggere il conte. Questi già scemato di forze, soo- 
Gombette a quei colpi (1). L' interprete abissinese Giorgio tentò di 
fuggire , ma inseguito e raggiunto , fu per egli ucciso , perchè 
eristiano. I cammellieri, subito dopo che gli europei furono ucci- 
si, tentarono di fuggire coi cammelli gettando il carico, ma impe- 
diti dai soldati proseguirono per Gildessa, ove giunti i cammelli, i 
Galla, caricato il bagaglio dell'infelice Spedizione, lo trasportarono 
all'Arrar. I servi furono pure condotti alPArrar, ove sono tutt'ora 
prigionieri. I soldati indigeni della Spedizione a Gildessa furono 
rimessi in libertà, meno Salem Effendi, il quale legato mani e piedi 
fa condotto all'Arrar. Durante il tragitto Fara Hallah voleva colla 
spada tagliar loro la gola, ma ne fu impedito. Secondo altre testi- 
monianze risulterebbe che alla mattina del 9 aprile , allorché i 
soldati (sopraggiunti nella notte) circondarono la servitù intiman- 



(1) In un altra relazione la terribile catastrofe è invece raccontata nel 
modo seguente: a Fra i nostri, il primo ad accorgersi dell'agguato, di 
r essere cioè stati cosi circuiti, fu Romagnoli; ma quando s'insospettì era 
troppo tardi. Una scarica improvvisa della retroguardia somala dell'E- 
miro, armata di fucile, colpiva Bianchi , Blandino, il dott. Gottardi e 
Romagnoli. Morivano istantaneamente Bianchi e Gottardi. Romagnoli 
impugnava il revolver e cercava di far pagar cara la vita, ma esausto, 
di forze, moriva egli pure ed il povero Blandino , mentre tentava di- 
fendersi, veniva da un colpo di sakin trucidato. Al rumore delle fuci- 
late Licata, Zanini e Gocastelli, inoltrati ad una certa distanza, doman- 
davano ai so' dati che li seguivano se di bel giorno si compivano degli 
spaventosi sogni notturni ; questi rispondevano di si e senza indugiare 
sparavano contro di loro e li trucidavano. Porro, ancora incolume alla 
e avanguardia vedendosi perduto, si dà alla fuga, vuol prendere la strada 
e di Zeila, ma sbaglia ; tuttavia forse avrebbe avuto salva la vita se un 
e caso fatale non gli contrastava quell'ultima speranza. Stanco , assetato 
e nella fuga, incontra un ragazzo; a lui egli si raccomanda per essere 
e condotto ad un pozzo, gli promette del danaro se fedele, minaccia di 
e ucciderlo se ingannato e per incutergli paura tira in aria un colpo 
e di revolver, che per disgrazia colpisce il ragazzo in un dito, questi tace 
« e conduce il Porro ad un pozzo, ma mentre se ne stava prono a dis- 
« setarsi, riceve dal piccolo africano un colpo di lancia nella nuca e ri- 
« mane cadavere ». 



182 Bollettino della Società africana d'Italia 



dole la resa delle armi e questa rifìutavasi, il conte Porro avrebbe 
egb stesso ritirato le armi dei propri soldati, passandole ai capi 
arrarini. Non è ben chiarito se fa il sig. Romagnoli, oppure il dott. 
Gottardi, che dopo la scarica, estratto il revolver^ fece fuoco sugli 
assassini. 

Rappobto del 6BEC0 SoTiEOS. — La Neue Freie Presse di 
Vienna pubblica , nel suo numero del 9 giugno , una lettera, 
nella quale un negoziante greco, il signor Sotiros Gonstantina 
Chryseus, invia da Aden, 20 maggio, al nostro membro corrispon- 
dente dottor Paulitscke, un' altra relazione suU' eccidio della Spe- 
dizione Porro. — Il giorno stesso in cui la Spedizione del conte 
Porro dovette soccombere ai colpi degli Arrarini , il signor 
Chryseus trovavasi in viaggio fra Gildessa e Zeila: ed ecco come 
racconta i fatti dei quali ebbe immediata notizia : Vi è noto, scri- 
ve il greco , che V Emiro Abdullahi di Arrar dopo il suo avveni- 
mento al trono, guardava con sempre crescente sospetto i mercanti 
bianchi, i quali negoziavano fra la costa e il paese dei Galla, e 
vi son note le disposizioni che prendeva, ad esempio, col meschino 
suo danaro e colle famose sue leggi usurane, contro tutti quelli 
che non erano suoi sudditi fanatici. Il primo ad essere colpito 
dall'ira dell'Emiro fu il Mussaya, mio oompatriotta. Questi face- 
va, come noi altri tutti, buoni affari; e siccome commerciava al- 
l' ingrosso, faceva guadagnare poco ai piccoli negozianti indigeni, 
protetti dall' Emiro, già prevedendo che le cose non sarebbero an- 
date alla lunga cosi sotto il nuovo sovrano. — Pu questa la ra- 
gione per la quale l'Emiro Abdullahi lo espulse; ed il posto del 
Mussaya fu preso allora dal commerciante italiano Gaetano Sacco- 
ni, che voi forse conoscete, ma anche egli fu cacciato via dall' E- 
miro, perchè il Sacconi comprava il caffè all'ingrosso a due tal- 
leri e mezzo di Maria Teresa la Farasleh (chilog. 17 Vt)> prezzo 
bassissimo, e perchè seppe procurarsi, dopo la partenza del Mus- 
saya, grandi provvigioni di mercanzie, colle quali dominava il 
mercato dell' Arrar — Dalla costa il Sacconi faceva venire par- 
tite di mercanzie sempre più grandi, mettendole in deposito a Gil- 
dessa il quale luogo divenne l' emporio commerciale di Arrar , e 
come tale acquistò grande importanza. Inoltre il Sacconi chiamò 
presso di sé alcuni suoi parenti, al fine di sbrigare con maggior 
agevolezza tutti i suoi affari. Io stesso vidi a Gildessa le mer- 
canzie ammassatevi dal Sacconi. — In vista dell' attività del Sac- 
coni, l'Emiro fece chiamar costui e gli disse di non voler tolle- 
rare alcun commercio all' ingrosso, per lo che colpiva di un dazio 
contravvenzionale del 3 per cento le merci già entrate in città, 



Anno V. Fase. VII- Vili. Luglio-Agosto 1886 183 



e del 10 per cento al di sopra del dazio normale quelle depositate 
a Gildessa. Ma il Sacconi non se ne diede per inteso e continua- 
va ad importare le sue mercanzie. I suoi nipoti, fra i quali il 
signor Poppino, V aiutavano da bravi, trasportando le merci dalla 
costa all' intemo, e furono essi che nel febbrajo decorso recarono 
nella città di Arrar alcuni giornali ove si annunziava 1' arrivo di 
nna grande Spedizione commerciale, la quale doveva dirigere i 
SQoi passi dalla costa ad Arrar. L' Emiro, già sdegnato, come ve- 
dete , risolvette di opporsi coUa forza a questa Spedizione , se i 
di lei capi non abbandonassero il pensiero di entrare noli* Arrar. 
Io non 80 se ed in qual modo il Sacconi abbia fatto in Italia dei 
passi per una Spedizione cosi formidabile ed ignoro se egli abbia 
fatto sapere in Italia che l'Emiro era ostile a tutte le imprese 
commerciali che avevano per mira il regno. Sarebbe stato suo 
dovere senza dubbio , poiché egli conosceva benissimo la situa- 
zione. I nipoti del Sacconi , entrando in città commisero il 
grave errore di ignorare affatto l'esistenza del sovrano del pae- 
se , r Emiro Abdullahi ; anzi non andarono nemmeno a salu- 
tarlo. Voi sapete , carissimo amico , che cosa vuol dire l' of- 
fendere l'amor proprio di un principe dell' Africa Orientale. — 
L'Emiro si fece condurre innanzi i due giovani, e seppi poi che 
li trattò con poca benevolenza. La prima punizione, loro inflitta, 
fa ohe dovessero abbandonare entro 24 ore, la città. Malgrado il di- 
vieto dell' Emiro, però, il Sacconi fece riportare queste merci in 
citta, mentre i suoi nipoti svolgevano a Gildessa la loro operosità. 
Frattanto la mal capitata Spedizione Porro sbarcava a Zeila, do- 
ve l'Emiro Abdullahi molto prima avea inviato delle spie, le quali 
allora ritornavano in fretta ali* Arrar colla nuova, che una grande 
Spedizione si avvicinava alla città. Sventuratamente il conte Por- 
ro, per riuscire megUo nella traversata pericolosa del paese degli 
Issa Somali e dei Guadabursi Somali, aveva sparsa la voce di vo- 
ler egli occupare 1' Arrar. Gli inglesi lo consigliavano invano a 
non fare un grande ed inutile sfoggio di apparenze guerresche e 
lo esortavano, pur sempre invano, a procedere con lentezza e cau- 
tela. — L' Emiro Abdullahi e i suoi consiglieri strinsero allora dei 
patti col principe degli Issa Somali per combattere il pericolo che 
credevano loro sovrastasse. Ebbero luogo grandi conferenze fra 
r Emiro, i suoi ufficiali, lo Ugas e i capi degli Issa Somali; e ne 
fa la prima conseguenza che nessuno di coloro che volevano re- 
carsi aUa costa dovesse abbandonar Gildessa, quando la Spedi- 
zione Porro era in marcia da Zeila per Arrar. Io stesso, che mi 
trovava da un mese intero a Gildessa, fui colpito duramente da 



184 Bollettino della Società africana d' Italia 



quest'ordine, e finalmente dovetti scappare da Gildessa lasciaa- 
dovi otto some da cammello di caffè, tutto quello cioè che posse- 
deva. — Si era stabilito di distruggere Gildessa di appropriarsi 
tutte le merci colà ammassate e di permettere ohe gli Italiaai 
giungessero sino alla città di Arrar. Gildessa fa presa per ag- 
guato: alcuni Sepoys di Zeila, ohe quivi si trovarono, furono di- 
sarmati e messi ai ceppi. — Avuta notizia ohe la Spedizione Por- 
ro si avvicinava a Gildessa, la gente armata dell'Emiro le andò 
incontro e la raggiunse presso le sorgenti calde di Artu , sco- 
perte da voi e dal dottor Hardegger. L'Emiro era rimasto ad 
Arrar; ma il giorno seguente anch' egli parti per Gildessa. I ca- 
valieri dell' Emiro domandarono agli Italiani che cosa volevano 
nell'Arrar e loro dissero che non era permesso entrare nel paese. 
Gli italiani risposero che venivano nei paesi dei Somali come viag- 
giatori e che portavano all'Emiro dei regali belli e preziosi. Uno 
dei signori italiani (il Romagnoli) si recò a Gildessa, mentre la 
carovana sostava presso Artu , per trattare direttamente col- 
l' Emiro e fece ritorno ad Artu il giorno medesimo. — L' indo- 
mani 80 guerrieri dell' Emiro apparvero nel campo degli Italiani, 
disarmarono la scorta e tutti gli Italiani, eccettuato il solo conte 
Porro , il quale rifìutavasi di consegnare il suo cavallo e il suo 
revolver. — Fu detto ai componenti la carovana che sarebbero 
condotti a Gildessa presso 1' Emiro Abdullahi: e questi incomin- 
ciarono la marcia spogliati di tutte le armi come erano, e scortati 
dalla gente armata di Arrar. Immediatamente dopo passato il Ohor 
di Arti\, laddove incomincia la fitta vegetazione del bosco, gli Ar- 
rarini condussero gli otto Italiani un po' in disparte dalla grande 
schiera, e ad un dato segno i soldati spararono una ventina di 
colpi di fucile ben mirati sopra gli Europei, dei quali sette im- 
mediatamente caddero al suolo colpiti a morte. — Il conte Porro, 
il quale trovavasi a cavallo, aveva riportato soltanto una ferita 
leggera e lasciate libere le briglie al cavallo riuscì a tornare at- 
traverso il bosco nella direzione di Artu e Garaslei fino al monte 
di Bussa, ohe voi conoscete. In questo luogo il conte, persegui- 
tato dai Somali; cadde da cavallo, e fu subito circondato dagli 
indigeni e preso a lanciate. — Disperatamente egli difendevasi col 
revolver j senza però, esaurito di forze come era, colpire alcuno 
colle sue palle, finché un Somali lo trafisse colla lancia e s'impa- 
dronì del cavallo dell' ucciso. — Durante queste scene strazianti, 
P Emiro Abdullahi era a Gildessa, che fu distrutta e saccheggiata. 
Gli effetti degli Italiani furon rubati dai Somali. Prima di lasciare 
Arrar l'Emiro fece mettere in prigione il vicario apostolico P. Ca- 



Anno V. Faso. VII^VIIT. Luglio- A gosto 186f? 185 



hague^ il Sacconi e tre Armeni. L' Emiro stesso vuoi essere inno- 
cente della strage degli Europei; e si dice infatti che l'eccidio fu 
eseguito solo dai suoi cortigiani. Saputa la notizia che tutti i bian- 
chi erano stati uccisi, l'Emiro fece arrestare e mettere in carcere 
i più alti dignitari della sua corte; non ricevette per sette giorni 
nessuno dei suoi sudditi, e si astenne dal cibo tre giorni interi. Io 
stesso son del parere ohe il fanatismo abbia commesso quest'atto 
ahbominevole. Ma comunque sia, l'Europa impari con quanta pre- 
cauzionb e con quanto senno debbono inviarsi delle spediziani ne'pae- 
si pericolosi del golfo di Aden. Voi stesso conoscete meglio di 
me questi pericoli, poiché prudente e forte e fortunato come vi 
mostraste, siete riuscito a star d' accordo coi Somali e coi Galla 
ed a condurre a fine una spedizione bella ed utile per la scienza. „ 



LA SCHIAVITÙ NEL MAR ROSSO 

Anche noi non possiamo fare a meno di salutare quale lieto 
avvenimento la decisione presa dal Governo Italiano di proibire il 
commercio degli schiavi nelle nostre colonie del mar Rosso. 

Il decreto Beale che sanziona le pene da infliggersi a ohi si 
permette 1' infame mercato, segna indubitatamente un deciso pro- 
gresso per quelle regioni, mentre rende, nello stesso tempo, un gran 
servigio all'umanità crudelmente offesa da un traffico cosi orribile. 

Vogliamo sperare che il Decreto porti i fratti che tutti, e ita- 
liani e stranieri , se ne aspettano e che valga se non a sradicare 
del tutto questo antichissimo male, ohe ciò sarebbe una grande il- 
lusione, ohe valga almeno a renderlo minore creando seri ed effi- 
caci ostacoli ai mercanti di carne umana. 

Ora ecco il decreto Reale : 

UMBERTO I 

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE 

Re d' ItaLa. 

Vista la legge 5 luglio 1882 , relativa ai provvedimenti per 
Assab; 

Visto il Nostro decreto, in data dell'll febbraio 1886, col quale 
abbiamo dato piena ed intera esecuzione alla Dichiarazione firmata 
^ Cairo il 21 dicembre 1885, per aderire alla Convenzione in data 



186 Bollettino della Società africana d'Italia 

4 agosto 1877 tra la Oran Brettagna e l'Egitto per la soppressione 
della tratta degli schiari; 

Sentito il Consiglio dei IGnistri; 

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per gli 
Affari Esteri; 

Abbiamo decretato e decretiamo : 

Art. 1. Chiunque nel territorio della colonia di Assab, o sai 
confini della colonia e delle sue dipendenze , parteciperà diretta- 
mente od indirettamente al traffico degli schiavi negri od abissini, 
sarà reo di grassazione} e verrà punito secondo i casi, giusta gli 
articoli 596 e 597 del codice penale del 20 novembre 1869. 

Art. 2. Ove la tratta sia accompagnata dall'evirazione, il reato 
sarà qualificato di assassinio, e punito giusta gli articoli 530 e 5B1 
del codice citato. 

Art. 3. Il tribunale militare in Massaua sarà competente a 
giudicare tali reati. 

L'istruzione del processo sarà però fatta dal R. Commissario 
civile in Assab, o da chi per esso. 

Ordiniamo ecc. 

Dato a Roma, addi 13 maggio 1886. 

UMBERTO. 

C. ROBILANT. 

Visto: n Guardasigilli Taiani. 



RANAVALO MANJARA I.* 
Regina del Madagàsgàh 

Schizzo Biografico 

Il 24 luglio 1828 fu giorno di lutto per il popolo Ova; in quel 
giorno surse un astro terribilmente sinistro con aureola di sangue; 
da quel giorno fu inaugurato un periodo di carneficina umana; un 
funereo drappo avvolse il Madagascar. Radama l.^, il fondatore 
della grandezza degli Ova, il generale abile quanto intelligente co- 
raggioso quanto generoso, il re conquistatore, a 37 anni, nel pieno 
godimento della sua robusta esistenza, si spense d' un malore su- 
bitaneo ed indefinibile. Al Palazz0| inorriditi di ciò ch'era awe- 

• 

nuto, temendo, assai giustamente, il dolore e l'ira del popolo, e 
reputando sicura la rivoluzione fomentata dai numerosi pretendenti 



AaiL> V. Fmc- YH-VHL ;-:Lj:lL>.Ar::,^.> I:?^ IS? 



li tmo, ai toBae m^u> a a^m i±l le. La i:I>r»a £^4u£m ta 
IMA pnblklìca MhsKSo a^ 11 irsi nee^arro a^»s^ 

I colpi di rmmmnKm àm ìz. aas:ft> di I.is> 2ui>aAle ^lie^^U- 

Bnotte, e nel gioca» MgTffsie le aalre delle «irsi^Iiane ciie si ri- 
petenno ogni nfisronu iallj «pg^iar dsl ^>ra> sizj al ei^In> ddllA 
lotte, erano eone Tee» iacessantese^» ripei^na degili arr^iii- 
menti futuri ^e aTrebber» disirrino Ix rà'.^\ orie^Ukle. 

n trono maIgA3cÌ3. per la a.i-yaniaL di £^li dal morto re, obbo 
quttro serii pretendeaù: fiazibosaalam, nipjsa di Riuiama e da 
qaesto prasentaso al pop:I> eo^e s*y saM^essaore, Bamaaotaraka, 
Bakofeobe e Batefin; ma z>£ss:i2io dei qoaitr^ tì giunse. 

Eanavalo Xanjaka — VxM^ii'Btf primui s^js^m del re deianto — 
dopo di a^ere avrelenato £1 marito, gli snceedene nel regn^. Na« 
ta nel 1782, avoTa 9 anni pia di lai, e Fanim^ sa 3 volgare, am* 
Inzioso, crudele, mal sopportav» l'eadaaioae dagli a£Eari dello Sta- 
to, oome regina, ed anelava vendeva, perchè trascurata, c^me 
donna. Coadiavaia dai Sikidi (preti) e etrennamente sostenuta dal 
primo ministro, Adrian Miaza, fd proclamata regina. 

I più prossimi parenti di Radama farono mandati a morte : 
Raootobe, CaroUer, Bavalatsalama, Andrianilana Ratsimandresy; 
la stessa regina madre, Babolamassoandro, con nna figlia, Rataio* 
dola, furono esiliaie in ona contrada malsana, dove morirono poco 
appresso. 

Durante tutto il regno di questa donna ebbra di sangue fa- 
rono giustiziati o avvelenati da quattro a cinque centomila Mal* 
gasoi : tutto si risolveva con l' eccidio, tutto si soffocava nel san- 
gne, ì flutti di sangue umano erano novella dinamica per sdste* 
nere questo trono pericolante sotto il grave peso dell' usurpazione, 
degli avvelenamenti e degli assassinii. 

Pena comunissima era la prova del tanghin^ che consisteva 
nel dover l' accusato ingoiare una pillola di veleno; se la rigetta* 
?a, andava assoluto dai giudici, ma il suo fisico ne restava sem- 
pre scosso, e spesso la morte era conseguenza necessaria di que- 
sta prova; se lo stomaco della vittima non aveva tanta forza di 
repolsione da cacciare il farmaco mortale, era ritenuta colpevole, 
e lasciata miseramente morire fra i più atroci spasimi. Per ap- 
plicare questa prova fatale era sufficiente che una persona fosse 
stata accusata da uu' altra dì essere stregone; e poiohò alla stre- 
goneria credono tutti nel Madagascar, di tali vittime se ne con- 
tano a migliaia ogni anno. Si calcola ohe dal 1828 al 1844, il tan- 
gbin ha mietute 160,000 vite. La facilità con cui veniva richiesta 



188 Bollettino della Società africana d' Italia 

questa prova, era anche causata da una disposi ziene legislativa, 
in forza della quale i beni mobili ed immobili del condannato era- 
no divisi tra il governo, i giudici e gli accusatori. E per l'era- 
rio pubblico era cosi importante fonte di ricchezza, da far dire a 
E.adama il grande, ohe aveva indole buona, rispondendo ad alcu« 
ni Europei, che lo pregavano di voler abolire questo infame giu- 
dizio: ^ Trovatemi una imposta ohe, come questa riempia le mie 
" casse, e che fornisca a tutti i bisogni del mio esercito ed io 
" abolirò il tanghin. „ 

L' essere bruoiato vivo era condanna usuale, che la regina, 
qualche volta, per grazia speciale, la mutava in quella della ghi- 
gliottina. I fortunati poi, nella disgrazia di essere fattti segno ad 
un'accusa, erano condannati ai lavori forzati a vita, incatenati, e, 
per peregrino pensiero di Ranavalo, legati a dieci a dieci. 

Mi pare quasi inutile aggiungere che le punizioni non erano 
applicate soltanto ai colpevoli o ritenuti tali, e non si può neppure 
dire che venissero applicate con severità ; ma lo erano semplice- 
mente in modo assurdo, capriccioso, senza alcun criterio, buono o 
cattivo che fosse. Dovunque arrivava il raggio della malefica in- 
fluenza della regina Ranavalo, le condanne erano più frequenti e 
più assurde. 

Nel suo lungo regno ebbe tre ministri che successivamente 
tennero il potere , e che dispotizzarono a loro talento , asse3on- 
dando in tutte le più strane e feroci voglie la loro regina. 

Adrian Miaza fu il primo ministro di Ranavalo , e il princi- 
pale cooperatore della di lei ascensione al trono. Egli era con- 
trario a tutte le innovazioni che Radama 1% assai lentamente in- 
troduceva nei suoi stati: era come il capo della parte retrograda 
del Madagascar, ed esercitava grande influenza nella corte e sul 
popolo, sia per l'intelligenza , sia per 1' astuzia , sia pel modo di 
governare. Godeva l'illimitata fiducia e gl'intimi favori della sua 
non giovane regina. 

Dopo pochi anni di' un governo pieno di agitazioni , di diffi- 
coltà e di pericoli. Adrian Miaza cadde morto sotto il pugnale di 
Rainiaro. A costui la regina affidò le redini dello Stato , nomi- 
nandolo primo ministro. Egli successe alla sua vittima , tanto 
nella influenza presso i grandi, quanto nell'autorità sui governati, 
e negli affari del regno, e nelle grazie di Ranavalo. Governò diciotto 
anni , e tenne sempre il timone dello Stato , con più fortuna ma 
con minor valentia del suo predecessore; fu colmato d'ogni favo- 
re , e raggiunse la massima potenza. Morto , la regina gli fece 
elevare una magnifica tomba ed alla famiglia concedette il privi- 




Anno V. Paso. VII-VIII. Laglio-Agosto 1886 



legio di tenere, ereditariamente, da primogenito in primogeDito , 
la carica di comandante in capo dell' esercito. 

Ultimo ministro fu Rainizuare , stupidamente rapace , e be- 
stialmente crudele. Per suo ordine andarono a morte oltre 100,000 
persone; ciò che destò una recmdescenza negl'istinti sanguinosi 
della regina. 

Nella notte del 14 al 15 agosto 1861 Ranavalo Maujaka I." 
mori di vecchiaia all'età di 79 anni, dì cui ne aveva teguafci 33. 
Essa aveva una paura straordinaria della morte, e frequQtiiemeiite 
si ammalava di apprensione, credendo mortale una ^nahmi^ue pas- 
seggiera sofferenza. In tali circostanze, sperando amicarci ^^liDei, 
e riacquistare la salute, offriva loro numerosissime vittime umane. 

Una volta che fu indisposta , volle essere circondata, da una 
diecina dei parenti suoi più stretti , e li obbligò di bere il vele- ^ 

no. Ben pi-esto gli effetti letali si manifestarono , e aotto i suoi | 

ocohi, accanto al suo letto, i migliori prìncipi e principesfje della 
corte, tra i più dolorosi contorcimenti cessarono di vivere. 

La sfrenata crudeltà di Ranavalo era stata causa di una no- 
tevole tracform azione nei poteri delle diverse autorità del paese. 
Par lo innanzi, anche sotto il gran Radama, vi erano i grandi, la 
parte aristocratica, che godevano di privilegi e di attribuzioni, le . 

quali, con l'andar dèi tempo, si erano in gran parte sostituite alle ', 

prerogative ed all' autorità del re. Le numerosissime e rcoenti \ 

eaacuzioni avvenute nella casta privilegiata, l'avevano siffatLamente i 

scompigliata da non farla pensare a ricuperare la perduta influenza 1 

e potenza; i suoi componenti badavano solo alla propria vita, e sì 
repotavano fortunati di non incorrere in una condanna. 

Liberatasi, la regina, dal principale ostacolo, contro cui ave- 
vano ceduti tanti suoi antecessori, non ebbe più alcun freno, ohe 
moderasse i moti della sua volontà, e questa potette liberamente i 

sbizzarrirsi, come un cavallo indomito lasciato vagare in un im- ■ 

mense prato senza limiti e senza ostacoli. Da una parvenza di co- J 

stituzionalismo, da quella contemperanza di poteri, tanto salutare H 

anzi necessaria nella pubblica azienda, che perfin nelle più selvagge | 

comunioni esiste, per opera di Ranavalo il Madagascar passò al- ' 

l' assolutismo il più tenace. 

La sua intelligenza s n GB eie □ temente elevata la fece avvertita 
ili UE grave pericolo che correva, quello cioè di essere odiata dal 
popolo per la sua inesplicabile ferocia. Convintasi di ciò , allon- 
tanò da sé i Sikidì , i suoi consiglieri e tutti coloro che eserci- 
tavano qualche ufScio o avevano attinenza in corte; cosi, mostrando 



►• 



190 Bollettino della Società afrioana et' Italia 

dì essersi accorta che era stata mal consigliata, addebitò gli al- 
tri delle sue colpe, fece sperare di cambiar modo di goTeraare,e 
di fatti in segnito negli eccidii salvò un pà le apparenze. 

Altro pericolo ohe minacciava il regno ova erano i principi 
dei piccoli stati indipendenti, ì quali, coalizzati ed in una volta, 
o alla spicciolata nno dopo l'altro, facendo causa comune coi prin- 
cipi spodestati da Sadama e coi sudditi malcontenti , correvano 
continuamente olle armi. 

Anche a questo Banavalo pensò, ordinando che trentamila uo- 
mini, i più forti del suo regno, formassero 1' esercito ova. E poi- 
ché una tale quantità di persone sottratte all' agricolture, e dal- 
l'altra parte, gravate sul bilancio della nazione avrebbero, al tempo 
stesso , impoverito il paese e lo Stato , sagacemente dispose che 
solo 10 mila facessero parte dell'esercito attivo, e gli altri 20 mila 
fossero chiamati in caso di bisogna. Ma queste disposizioni erano 
utilissime e soddisfacevano pienamente per avere molti ed abba- 
stanza istruiti soldati; e i generali ? La regina li aveva fatti av- 
velenare quasi tutti , per sbarazzarsi da pretendenti più o meno 
temibili. Allora scelse i migliori uffioiaK e diede loro incarico di 
formare ano stato maggiore che rispondesse alle novelle esigenze. 
Cosi regolarmente e razionalmente armata vinse i principi in- 
dipendenti , e dettò loro la legge , mutandoli in suoi dipendenti. 
Temuta dagli Stati limitrofi, rassodata all' interno , senza emali , 
senza rivali, senza inciampi di sorta, e rispettata per amore o per 
timore, la sua potenza ben presto eguagliò quella dì Radama I. 
Ali;une navi da guerra francesi chiesero soddisfazione alla re- 
gina, per oltraggi patiti dai loro connazionali ; e poiché nulla ot- 
tennero, il 3 ottobre 1829 bombardarono Tamatava, e ne fugarono 
gli abitanti: cosa assai facile, visto i perfezionati mezzi di offesa 
di cui disponevano gli europei, e i scarsissimi mezzi di difesa de- 
gl'indigeni. Ma, pochi giorni dopo, ai Francesi , per aver voluto 
abaroaie ed assalire il forte di Foulpointe, toccò una grande scon- 
fìtta, la quale, malgrado una rivincita ottenuta un mese appresso 
a Fointe-à-Larrée, costituì per la Francia, l'insuccesso della intera 
campagna. 

Trascorsero parecchi anni. La regina divenata più arrogante 
emanò un decreto eoi quale sopprimeva ogni privilegio ai bianchì, 
parificandoli intieramente agi' indigeni ; e nel caso che non aves- 
sero accettato tale stato di cose , i loro beni sarebbero confiscati 
ed essi stessi imbarcati. Alle minaooe seguirono i fatti. La Fran- 
cia e riaghilterra, offese entrambe, si allearono ed inviarono nella 
acque li Tamatava due corvette, Berceau e ZeUe, ed una fregata ^ 



Anno V. Paso. VII- Vili. Lnglio-Agosto 1886 191 



Conway. TX 15 giugno 1845 Tamatova fu bombardata e, in part6| 
incendiata. Diverse oompagnie da sbarco si battettero con grande 
valore e con poca fortuna: appena ritornate a bordo videro sulla 
riva, disposte in fila, le teste dei loro commilitoni caduti nella lotta. 

Dopo tale insulto i comandanti delle tre navi stimarono con- 
veniente usare prudenza e salparono l'ancora. 

Ai successi militari la regina aggiunse i diplomatici. I fran- 
cesi perdettero qualsiasi privilegio , e l' Inghilterra pagò 15,000 
piastre d'indennità, per potere entrare nei porti malgasci e segui- 
tare a commerciare. 

Kanavalo non era mancante d'ingegno, possedeva molta forza 
di carattere, ed una eccezionale arditezza. 

OU scrittori desiderosi di fare paragoni, rassomigliano la re- 
gina del Madagascar, chi a Nerone, chi a Caligola, chi al figUo 
di Marco Aurelio, chi a Caterina II; ma, io credo che, Ranavaloi 
non è paragonabile a chicchessia, perchè era una barbara regina 
di un barbaro popolo, ed in condizioni affatto diverse da quelle in 
cui si trovarono le grandi tiranniche figure ora citate. 

Nella cronologia dei re del Madagascar, Rana vaio Manjaka ha 
indubbitatamente un posto d'onore per l'importanza del suo regno, 
per la quasi miracolosa lunga durata di esso, per la crudeltà che 
non ebbe mai posa, per l'energia costantemente dimostrata, per il 
modo altero col quale trattò gli Europei e per la fortuna che sem- 
pre le arrise. 

Dopo due anni dalla morte del re Eadama I , la regina ebbe 
un figlio, Bakoto, il quale, malgrado la nuova opposizione del cu- 
gino Rambussalam, succedette a sua madre sul trono malgascio, 
col nome di Radama II, e fu buono e provvido principe. 

E. G. B. 



MISSIONE ITALIANA AL CONGO 

Riproduciamo queste lettere del capitano Bove dal Congo, ove 
egli comanda la spedizione italiana, indirizzate, una, alla Società 
Geografia Italiana, 1' altra ad un nostro ammiraglio, facendo però 
ampie riserve su molti giudizi in esse espressi — Non contestia- 
mo, per certo, l'autorità d'un osservatore intelligente e già esperto; 
ma per verità ci pare in queste lettere domini più una sintesi d'im* 
pressioni delle condizioni di quei luoghi anzlchò Panalisi severa e 
niinnta, dalla quale può solo risultare un giudisio ponderato e dc^ 
finitivo. Ci riserbiamo pertanto tornare sull' argomento. 



192 Bollettino della Società africana d' Italia 



Ecco le lettere: 

Congo, 6» maggio 1886- 
Illustre signor presidente 

« Spero sarà in di Lei mano la mia lettera di febbraio ultimo passato, 
nella quale sommariamente Le esponevo i nostri procedimenti dalla par- 
tenza d' Inghilterra all' arrivo alla foce del Congo. » 

« Da queir epoca passarono 4 mesi, ed in cosi lungo lasso di tempo 
qualche cosa dobbiamo pure aver veduto e fatto. Scopo di questa mia 
è appunto V esame di quanto venne da noi osservato. Non entrerò in 
dettagli, perchè credo che il signor Fabrello Le avrà scritto dirtusa- 
raente. » 

« Molto è detto e molto si è scritto sul Basso Congo, ed oggidì più 
che prima ferve una lotta accanitissima tra alcuni antichi agenti dell' As- 
sociazione Intemazionale Africana ed alcuni Belgi , gli uni vedono tutto 
color nero; gli altri tutto color di rosa. È adunque assai difficile farsi 
dai libri e dagli opuscoli un concetto sicuro del Basso Congo. Chi poi 
è inviato sul posto, esce dalla lettura di sì disparate opinioni assai im- 
barazzato, e nell'esprimere una qualsiasi sua idea egli è obbligato a do- 
mandarsi : Ma ho ben veduto? ma ho ben sentito? E benché tranquil- 
lizzato dalla sua coscienza egli è ancora perplesso, per timore di tirar- 
si addosso i fulmini degli uni, e soffocare dalla gioia degli altri. A Bruxel- 
les specialmente v' ha chi ha spinto la vivacità della discussione al pa- 
rossismo e sembra avere scritto sulla sua bandiera « Chi non è con me 
è contro di me «. Azzardo quindi timidamente la mia opinione. « 

« 11 Basso Congo non è per. nulla un bel paese. Lasciando V Italia, 
io sognavo il grande fiume africano ben altrimenti. Avevo letto di esso; 
ne sapevo, è vero, la vegetazione non ricca, le sponde poco abitate, la 
vita animale limitata; ma non avrei mai più creduto a tanta povertà d[ 
flora, a tanta scarsezza di popolazione, ad una cosi morta natura. II fiu- 
me stesso parla ben poco in suo favore. Dove sono le maestose bocche 
dei fiumi siberiani e cinesi ? ; dove i giganteschi estuari dei fiumi 
americani?. Come? questo è il « Rio Poderoso « , the mighly River, 
il Re dei fiumi ? E girando Punta Shark , V occhio guarda avido e 
sospettoso dinanzi a sé per iscoprire altre bocche, altri canali, altri spec- 
chi d' acqua, che lascino divinare V immenso bacino, che ogni giorno 
più sì estende grazie alle scoperte di Grenfell, di Wisseman, e degli fu- 
ficiali dello Stato Indipendente del Congo. » 

Ma nel parlare di sterilità e di scarsezza di popolazione, il dubbio 
mi riprende. Il signor Destrain, attuale Segretario coloniale del Congo, 
descrive il paese tra il fiume ed il Ciloango come fertile, popolato, pieno 
di avvenire, ed il signor Destrain è uomo di fede. Non cosi altri che 
percorsero lo stesso tratto di paese: lo magnificarono, ma nel tempo 
istesso ne magnificarono il clima, dicendo d' avervi goduto sempre otti- 
ma salute, mentre furono le quattro o cinque volte sofferenti di violen- 
lentisimi attacchi di febbre, s 



Anno V. Fase. VII- Vili. Luglio- Agosto 1886 193 



tt Ritornando al Conico, si è sorpresi^ ripeto, della ristrettezza deUa 
sua bocca; ed invero da Punta Shark a Punta Francese il Congo non mi- 
sura che 5 miglia e mezzo su di una linea S.-O. N.-E. Ma ancora più 
sorpresi si rimane quando, risalendo il fiume per alcune ore, si giunge 
all' Isola Civanzi, salla quale e situata Punta della Legna (Ponta da Len- 
ha). Quivi le Isole Draper bloccano il fiume, lasciando solo due passaggi 
degni di nota; quello al N. di 500 metri circa di larghezza, con una pro- 
fondità massima di 8 metri; quello al S , detto Conio^ di 700 metri di 
larghezza, ma di assai minore profondità » 

a A Punta della Legna oserei dire che ha principio il vero Congo. A 
vaile delle Isole Draper il Congo non è che uno stretto e profondo golfo, 
in cui le acque dolci si mischiano alle salate; le prime, come più leg- 
giere, al disopra, le seconde al disotto. Delle osservazioni talassografi- 
che nel Basso Congo sarebbero di un'importanza capitalissima, perchè 
esse servirebbero a darci la soluzione di un cosi strano fenomeno, quale 
è quello che il gran fiume africano presenta, n 

K Banana è all' entrata del Congo. Le bianche sue case si comin- 
xjiano a scorgere allorché si accosta la terra che corre tra Punta Padrao 
e Shark Point. All' apparizione di esse, la nave piega a sinistra, gira 
Punta Shark, ove la corrente è abbastanza sensibile, passa dinanzi alla 
profonda e bella Baja di Sant' Antonio , e quando scorge le colline di 
Remiao, si dirige per il porto. Per una cosi semplice manovra un pilota 
olandese si becca sei sterline , cioè centocinquanta lire. Ma al Congo 
tutto è straordinario, w 

« Banana è porto nel vero senso della parola. Le navi possono ac- 
costare la terra a poche diecine di metrj, ed anzi presso la fattoria olan- 
dese una piccola gettata è sufìQciente perchè i vapori oceanici comuni- 
chino direttamente colla terra. Lo stesso potrebbesi ottenere lungo tutta 
la sponda sinistra del porto, costruendo una gettata da Punta Francese 
ftUa fattoria portoghese. Tale gettata oltre a facilitare il commercio, 
avrebbe un altro ben più importante scopo, quello cioè di conservare la 
punta di sabbia su di cui sorge Banana. Chi osserva la formazione geo- 
logica della Punta di Banana non sa comprendere come essa possa con- 
servarsi, minata come essa è da tante forze: le maree fortissime dell' in- 
terno e le mareggiate dell' esterno. Anche Stanley è preoccupato della 
sorte di Banana e prevede, un giorno, una formidabile ondata ed una 
spazzata generale Ma attendendo sì nefasto giorno, Banana si sviluppa 
e prospera. Quivi si concentra tutto il commercio del Congo e gran 
parte di quello della costa limitrofa. Cinque Case si disputano l'onore 
di fornire ai negri del Congo il confortable della vita ed il rhum a 15 
centesimi la bottiglia — la Casa olandese, la francese, l' inglese, la Gran- 
de Compagnia Portoghese, e la Casa Valle y Azevedo. « 

(I La Casa olandese è senza dubbio la più importante. Essa occupa 
più della metà della Punta di Banama ed impiega qualche volta sino a 
nulle persone. È la così detta Jfieuwe Afrikaansche Handels Genootschap di 
Rotterdam, la quale dicesi che lavori con un capitale di 25 milioni di 



194 Bollettino della Sociatà africana d' Italia 

franchi. La, N. A, H. G* è T erede naturale di un' altra compagnia olandese 
fallita nel 1880 con relativa scomparsa del cassiere. Il peccato della mar 
dre si ripercuote sulla figlia, ed i maligni già preconizzano una nuova 
rovina, che vedono nelle immense spese che la Casa olandese sopporta 
di contro ad annate cattive e ad un continuo crescendo nelle pretese 
degr indigeni. Ma queste sono congetture dei concorrenti, i quali vedo- 
no di assai male occhio sventolare la bandiera olandese da Benguela a 
Quilu, da Banana a Vivi, e sempre all' avanguardia. In fatti a Stanley 
Pool essa ha ultimamente fondata una nuova fattoria, e dicesi che fra 
non molto essa lancierà vapori su per il Congo, per un diretto com- 
mercio con le tnbù del Mobangi, del Cassai, dell 'Aruvimi e di quegli 
altri cento affluenti di cui ogni giorno si arricchisce la conoscenza del 
gran fiume africano. Il signor Greshoff è quegli che ha portato la ban- 
diera in cosi distanti regioni, e se e' è premio per gli arditi e per i per- 
severanti, egli certamente lo merita. » 

(( Secondo il sig. De Bloeme, agente generale della Casa olandese, 
questa esporta annualmente tredici mila tonnellate di prodotti indi- 
geni : olio di palma, semi di palma^ pistacchi, sesamo, ca/uiciuc, ed 
avorio, s 

a L' avorio era dapprima raccolto quasi tutto a Kinsembo, Ambriz, 
Ambrisette, ecc.^ ma oggidì queste località sono divenute pressocchè 
insignificanti, e vanno sempre più perdendo di valore, dopoché gl'indi- 
digeni hanno appreso la via del Congo e vengono a vendere i loro pro- 
dotti a Fuco-Fuco, Calla- Calla, Uango-Uango, Noki, fattorie situate pres- 
so Vivi, al limite della navigazione del Basso Congo. Ciò ha fiettto cre- 
dere ad un aumento di commercio nell'avorio ; no, esso non ha che 
cambiato di strada, d * 

a I prodotti importanti dalla Casa olandese sono cotoni 4i Manche- 
ster, polvere, fucili a pietra^ terraglie, e soprattutto gin. Ma sul com- 
mercio del Congo dirò più diffusamente in una prossima mia. » 

a Alla Casa olandese tiene dietro in importanza la Casa inglese 
detta : Brìtisch Congo Company, Dispone di un mezzo milione di sterline 
ed egregi capitalisti alla riserva. Era una spina per la Casa olandese, 
quando tre giorni or sono il suo direttore, un colosso di tedesco, che 
si sarebbe potuto prendere a modello per la statua delia salute, è preso 
dalla febbre ed in 48 ore è condotto tra i più. Così è il clima del Con- 
go : oggi vegeto, allegro, pieno di speranze e domani rigido in una cassa. 
Eppure il signor Eliott non mancava di precauzioni, e la sua vita era 
circondata di tutto quel conlortable da cui gì' Inglesi non vanno disgiunti. 
La morte del signor Eliott fu per me un rude colpo : era stato suo ospite 
per lunghi giorni nella sua casa in Banana e sul suo bel vapore su per 
il Congo, e non v' era cortesia eh' egli non mi avesse usato. Al dolore 
seguono natui^almente le amare riflessioni , e mi vado domandando 
a che serve una forte fibra, a che servono le mille precauzioni!... » 

tt Boma è poco più che a mezza via tra Banana e Vivi. Quivi li 
Congo, che dopo Punta della Legna si era allargato e diviso in nume* 



Anno V. Fase. VII-VIII. Loglio-Agosto 1886 195 



rosi ed ampi canali, si ristringe di bel nuovo, e comincia ad avvallarsi 
tra due ben distinte serie di colline e montagne. TuttaTÌa dinanzi a 
Boma il fiame ha 4,5C0 metri di larghezza, divisi tra due canali , tra 
cui età la pittoresca Isola di N'Kete. » 

0. Se Banana è il magazzino delle merci del Congo, Boma se ne può 
considerare come il principale mercato; Punta della legna viene seconda. 
A Boma &nno capo le strade che menano al grande altipiano compreso 
tra il Congo ed il Quilu, ed ogni Casa europea vi ha una fattoria, anzi 
la Casa olandese ne ha tre. s> 

a Boma è l'attuale capitale del nuovo Stato del Congo. Taln onore 
le spetta dal 15 aprile scorso. Il governatore dello Stato vi ha sede, i^ 
cosi i grandi uffici. Vivi, la celebre Vivi, è passata alla storia, e tra po- 
chi mesi ogni traccia di essa sarà scomparsa sotto un denso strato ili 
ruvide ed inutili erbe. Il ti-asporto della capitale a Boma è opprsi del- 
l' attuale Governatore signor Janssens, e buonissima ne fu l' idea. 11 
paese è attorno a Boma ridente, ed il fiume oSte uno stupendo porto 
alle navi che rimonteranno il Congo- L'idea ò di fare di BomiL I' An- 
versa del Congo, e già dicesi che nel prossimo mese ì grandi viLpori 
portoghesi verranno a gettare l'ancora dinanzi ad essa. Sarà un gran 
passo , ma non privo di pericoli. L' idrografia del Congo non è ancora 
talmente studiata da permettere ad una grande nave d'avventurarci in 
esso senza grave dispendio di tempo, e senza grave rischio. Il più pic- 
colo sinistro potrebbe avere fatali resultati por 1' avvenire della nuvigii- 
zione fluviale. Mi pare che prima d' incoraggiarla avrebbesi dovum l'are 
qualche cosa per indiri z.xarla, ed ì passi di Punta della Legna e ili M^m- 
tebba non sono per nalla da prendersi in ischerzo, lo ho visto gli stessi 
insignificanti vaporini che oggidì percorrono il Congo sondare, arrestarsij 
andare tenuti al passaggio di tali punti. Ciò prova che nella navigazione 
del Congo sì è ancora perplessi, u 

u Ha la critica è assai facile, e se qualcuno mi [darà sulla voci?, 
avrà pienamente ragione. Ciò non m' impedirà però di dire, nella lettera 
che tra poco Le giungerà, francamente la mia opinione sulle cose da 
me vedute od intese. » 

a Di Lei devotissiiM 
Giacomo Bove » 

Dopo questa lettera, ultimamente pervenne in Italia la seguente 
. che il tenente Bove indirizzi ad un Ammiraglio della nostra Marina , 
e che fn resa di pubblica ragione dal giornale La Rassegna: 

Lucunga (in marcia per Leopoldvillo) 
giugno 1886 
lll.mo sig. Ammiraglio. 

« Sono alla S. V. Illustrissima gratissimo della benevola e cortese 
lettera da me ricevuta a Matadt, nel momento di mettermi i: 




196 Bollettino della Società africana d' Italia 

per Leopoldville. Dalla quale stazione sono distante un nove o dieci 
giorni di marcia regolare. 11 paese attraversato sin qui non ha modi- 
ficato le triste idee formatemi sul Congo^ che anzi tutto concori'e a pro- 
vare la poca praticabilità di simile paese. Quando penso al gran rumore 
che si è menato attorno al Congo ; alle conferenze sopra conferenze ; 
alle navi sopra navi che salparono alla volta di esso; ai complimenti e 
felicitazioni che si ebbe il Re del Belgio ed il Comitato che regge i de- 
stini del nuovo Stato; alle gelosia ed ire suscitate; alle contumebe scam- 
biatesi ecc., mi vien voglia di credere ai brevi passi fatti dalla serietà 
umana^ e come anche i più grandi uomini di Stato qualche volta anna- 
spino nel buio. — 11 viaggio da Matadi a Lucunga fu un penoso viaggio. 
Montagne, erte colline, profondi precipizi, vali immense, fiumi corren- 
tosi, e dappertutto erbe e poi erbe, alte da 5 a 6 metri, per cui per ore 
ed ore si cammina in una specie di tunnel, sferzati nel viso, nelle gambe, 
febbricitanti di uscire da quel tormento e di respirare un poco d* aria 
libera. Qua e là, dove i detriti si sono depositati, qualche bosco lillipu- 
ziano, e ad ogni due o tre ore di marcia un villaggio di quattro o cin- 
que capanne; e poi erbe, nuove erbe; roccie e nuove roccie. 

tt Oh! amene valli, oh! dolci colline delle Missioni (alto Parano) — 
ove siete voi?... Là la vita, i vasti orizzonti, l'avvenire; qui la mono- 
tonia, l'indifferenza, la miseria. » 

« Tutti sono concordi a magnificare Talto Congo, a portarne alle 
stelle le immense sue foreste^ i vasti suoi corsi d' acqua, ]a ricchezza 
del suo territorio. » 

« Vedremo. Massari, che la S. V. avrà certamente veduto in Roma, 
non sembra più entusiasta dell'Alto Congo, di quello che lo sia del 
Basso, ed io sono d' avviso, come egli è, che gran parte dell' Alto Congo 
sia coperto da immensi stagni d'acqua. La lentezza del Congo, la sua 
larghezza, i numerosi ed addormentati suoi affluenti, i grandi laghi dai 
quali nascono simili corsi d' acqua farebbero veramente credere essere 
r Alto Congo un immensa depressione. » 

(( Ed anche quando l' Alto Congo fosse in fertilità un paradiso, quale 
vantaggio ne potrebbe ricavare la nostra emigrazione?... Quale, in un 
paese ove al bianco è assolutamente impossibile il lavoro manuale, e 
dove in medicine e medici egli spenderebbe la metà de' suoi ricavi ? Né 
vedo uno sbocco al nostro commercio, almeno per il presente. Ho già 
detto le più volte che molto più varrebbe rivolgere la nostra attenzione 
ai paesi dell' Africa Occidentale propriamente detta; a Sierra Leone, alla 
Liberia, al Niger, ove l' attività è crescente, la popolazione numerosa e 
desiderosa di commerci; ove, in fine scenderanno tutti i prodotti del Su- 
dan Occidentale lungo la grande arteria del Niger — il fiume che sarà 
chiamato alla più grande importanza africana. » 

u Ma parmi, signor Ammiraglio d'avere già abusato della benevo- 
lenza della S. V., e passo a dare a V. S. alcune idee sui futuri nostri 
procedimenti. » 

« A Lucunga bisogna cambiare dei portatori, e ne attendo una ses- 



Anno V. Fase. VII-VIII. Luglio-Agosto 1886 197 



Santina per domani (20 giugno). Non appena giungeranno, partiremo per 
Leopold ville, ove trovavasi attualmente lo ci Stanley », il vaporino che 
deve condurci alle Stanley Falls, ai confini dello Stato del Congo. Lo 
e Stanley n partirà probabilmente il 15 luglio, e calcolasi a- tre mesi il 
viaggio di andata e ritomo. Se nulla quindi sopravviene, per il 15 di 
ottobre saremo di ritomo a Leopoldville e per la fine di novembre alla 
costa. Intendo di andare col postale portoghese sino a San Vincenzo, e 
qui prendere uno de' nostri bastimenti italiani diretti a Genova, ove spe- 
ro di giungere per la metà o alla fine di gennaio : una piuttosto brutta 
stagione per ritornare dall'Africa, ma^ in fine, chi a toma a casa non 
si bagna ». 

Della S. V. Illustrissima 

« Decoi. obbl 
Giacomo Bove 

Tenente di Vascello > 



BIBLIOGRAFIA 



Seienza delle lingue dei popoli africani di J. Christal- 
l6P. — Il Christaller nello studio dello lingue divido V Africa in 
quattro regioni principali. 

1. Regione degli Ottentotti. 

2. Regioni dei popoli negri meridionali (lingue Banha). 

3. Regione dei popoli negri del nord ( vi si comprendono le 
lingue parlate nell'Africa centrale.) 

4. Ragione dei popoli africani, di provenienza oauoasica abi- 
tanti il nord ed il nord est del continente. 

In queste quattro regioni , seoondo Christaller , si parlereb- 
bero circa 400 lingue diverse di oni V importanza , e per ì popoli 
ohe le usano, e per la struttura e rioohezza di vocaboli , è varia 
in sommo grado. È interessante ed istruttivo il lavoro comparativo 
che lo studioso e paziente tedesco ha fatto di molte di quelle lingue. 

L'autore ha rilevato lo strano fenomeno della grande affinità 
che riscontrasi fra parecchie lingue parlate da popolazioni divise 
da enormi distanze e senza ohe si possano supporre contatti di 
nessuna specie &a loro. 

Il lavoro può riuscire utilissimo per chi ami questa branca di 
studi delle oose africane. 

Carta dell* Africa occidentale — Si è pubblicata a Parigi 
(Challamel ainé) dal comandante A. Koch una carta del G-abon e 
del Congo francese. È la prima carta su grande scala che si ab« 



198 Bollettino della Società africana d' Italia 

bia di quei luoghi. Venne compilata dietro le indicazioni di Da 
Chaillu, Marelin, Brazza, Ballay, Stanley e da quelle degli agenti 
dell' associazione internazionale. Comprende il corso inferiore del 
Congo e le' regioni vicine a partire dalle stazioni di Bangala , il 
capo S. Giovanni , al nord della baia di Corisco , fino ad Ambri- 
sette. È alla scala di 1 — 2000000 e misura 60 cent, sopra 49. 

Il giornale del generale Gordon — È comparsa a Parigi 
una traduzione francese del giornale di Gordon e della prefazione 
di E. Hake, con note, documenti inediti, un ritratto, due carte e 
18 incisioni , tolte dai disegni stessi dell' autore [ Firmin Didot 
pag. 4B4 fr. 8.) 

I lavoro contiene molti dettagli finora sconosciuti insieme alla 
prova che il disgraziato e valoroso Gordon poteva parecchie volte 
mettersi in salvo scendendo il Nilo su d' una sua flottìglia purché 
Pavesse voluto, ma che voleva, o salvarsi o morire insieme ai com- 
pagni suoi. 

Una delle sue ultime lettere alla sorella termina con queste 
parole: Sia fatta la volontà di Dio, io sono felice perchè mi sono 
sforzato di fare il mio dovere. 

La vita al Congo di Carlo Santer ~ ( Berna 1886. Opn* 
scolo in 8° di 24 pag.) 

L' autore di questa monografia fu per parecchio tempo capo 
della stazione d'Isanghila e quindi, per la sua posizione, molto al 
caso di fornire informazioni precise sulla vita che si mena* al Congo, 
egli ha disimpegnato il compito che s' era prefisso da uomo serio 
senza esagerare le difficoltà che vi s' incontrano né i vantaggi che 
gli europei possono trovarvi attualmente. L' autore ha studiato 
pure la natura del paese nelle differenti stazioni del fiume , V a- 
s petto delle stazioni , le costruzioni che le costituiscono , i loro 
giardini, il lavoro dei negri e dei bianchi, i mercati sui quali gPin- 
digeni portano i loro prodotti, le molteplici occupazioni d'un capo 
stazione, nonché la varietà caratteristica dei differenti elementi 
delle popolazioni : zanzibarini, crumeni, negri di Cabinda ec. ec. 
che per lo più formano il personale delle stazioni. E tutto questo 
è scritto con naturalezza ed in modo da soddisfare il lettore che 
desideri farsi un idea esatta delle condizioni attuali della vita ne- 
gli stabilimenti del nuovo stato del Congo. 

Annuario dell' Istituto Cartografico Italiano. Ci é giunto 
1* annuario dell'Istituto Cartografico Italiano pel 1886. Da esso 



Anno V. Fase. VII- Vili. LugUo-Agosto 1886 199 

apprendiamo che ora l' Istituto , rimanendovi sempre quale diret- 
tore il sig. G. E^ Fritzsckci si è trasformato nella nuova ditta L. 
Bolla e ohe da tale trasformazione vi è da sperare un grande in- 
cremento all'Istituto stesso. 

Nell'annuario troviamo indicati i lavori di maggiore impor- 
tanza eseguiti in breve spazio di tempo dall' Istituto, come pure 
una carta alpina saggio, a due colori, che ci è sembrata di una 
grandissima precisione. 

L'Istituto si occupa della costruzione, disegno ed esecuzione 
di carte geografiche, atlanti scolastici, carte murali, topografiche, 
geologiche, globi, carte nautiche, statistiche, itinerari e di qualun- 
que lavoro cartografico in genere. 

Auguriamo all'Istituto Cartografico Italiano il più prospero 
aweiiire. 



RASSEGNA AFRICANA 

n probabile avvenire di tfassana. —Nel fascicolo III 
1886 della Rivista Marittima venne pubblicato un pregevolissimo 
lavoro del tenente di vascello P. D' Amora che ha per titolo : Il 
probàbile avvenire di Massaua e del quale ci occuperemo di propo- 
sito nel nostro prossimo Bollettino. 

Giacomo Naretti. — Da poco è giunto in Italia Giacomo Na- 
retti proveniente dall' Abissinia ove è rimasto 16 anni. 

£gli è piemontese, nativo d' Ivrea e quando parti dall' Italia 
era un modesto operaio falegname. 

Sedici anni fa, trovandosi in Alessandria d' Egitto, si uni in 
società con due francesi ed insieme decisero di andare in Abissinia 
a tentare la fortuna. 

I due francesi però non tardarono molto a lasciarlo ed egli 
perseverante, saggio, laborioso, se non di molta dottrina, dotato 
per certo di grande buon senso, seppe crearsi nel nuovo paese tale 
posizione da divenire una specie di ministro del Negus Giovanni. 
Naretti, costruì un palazzo in muratura pel re , e fu il primo di 
questo genere che si vedesse in Abissinia; egli costruì pure un trono 
pel Negus che valse a farlo salire altissimo nel sovrano favore. 

Innumerevoli ed importanti furono i servigi resi dal Naretti 
a quanti europei capitarono in quei luoghi, durante la sua dimora 
alla corte del re, come servigi importanti del pari egli potrà ren- 
dere all' Italia, se si saprà e vorrà cavar profitto della profonda 



200 Bollettino della Società africana d' Italia 



conoscenza di nomini e cose in Abissinia, acquistata da lai senza 
dubbio in un periodo cosi lungo di tempo. 

La moneta in Assab, Bellul, Massaua. — La moneta, se 
non unica, per certo la più ben accetta in questi paesi è il tal- 
lero di Maria Teresa che vale circa Lire italiane 4,50. Perchè il 
tallero non venga rifiatato dagli indigeni occorre che il conio ne 
sia netto e chiaro e che perfino i puntini del diadema, i quali rap- 
presentano i diamanti, si distinguano bene. 

Gli spezzati del tallero, appena dentro terra, sono costi- 
tuiti da pezzi di sale. Il numero di questi pezzi, ohe corrisponde 
al valore di un tallero, varia però continuamente. Vi influisce 
r abbondanza del sale, e la sua scarsezza del momento , come pu- 
re la lontananza o vicinanza dalla pianura di Arru che è la loca- 
lità da dove s' estrae. 

U nuovo Sovrano dell'Uganda. — Or non è molto ha oes* 
sato di vivere il famoso e potente Mtesa, imperatore deirUganda 
nell'Africa equatoriale, di cui parla a lungo Stanley nella saa ope- 
ra: Attraverso U Continente Nero. Il giovine successore di Mtesa 
chiamasi Moanga ; egli s' è dimostrato , fin dal principio del suo 
regno, fortemente avverso non solo agli europei, ma anche a tutto 
ciò che sa d'europeo. Si vuole che alla sua malevolenza siano da 
attribuirsi, in gran parte, le difficoltà incontrate dai viaggiatori 
Yunker, Emin Bey e capitano Casati dei quali da molto tempo, 
purtroppo, non si hanno notizie. 

La scoperta del fiume Sècoli. — La spedizione che sotto il 
comando del signor Lastours, doveva esplorare il paese posto al 
Nord dell' Ogué e recarsi possibilmente nel bacino del Binué , 
per la morte del signor Lastours, veniva affidata al signor Giaco- 
mo, fratello del conte Savorgnan di Brazza, Governatore del Con- 
go francese. 

La spedizione, partita da Madi ville il 10 giugno 1885, dopo 
due mesi circa di cammino e dopo avere attraversato un paese 
completamente sconosciuto ricoperto da immense foreste , giunse 
ad un fiume dagli indigeni chiamato Sècoli. 

Gli arditi viaggiatori per discendere il nuovo corso d' acqua 
scoperto e che volgevasi in direzione Sud fabbricarono delle zat- 
tere e^ seguitandone la corrente, dopo una navigazione molto acci- 
dentata di un mese e mezzo, arrivarono alla fine allo sbocco del fiu- 
me nel Congo, sbocco che viene a trovarsi fra quelli dei due fiumi 
Alima ed Ubangi. 



Anno V. Fase. VII- Vili. Luglio-Agosto 1886 201 

I territori bagnati dal Sècoli sono di una fertilità eccezionale. 
Oli nomini non vi sono numerosi, all' opposto la popolazione ani- 
male è di una densità sorprendente. S'incontrano sterminate man- 
drie di buoi selvatici, moltissimi elefanti, e gl'ippopotami in numero 
tale da impedite qualche volta perfino la navigazione. 

Tutti questi animali dalle grandi dimensioni e tanto numerosi 
danno al paesaggio un deciso carattere preistorico. 

II Sècoli è navigabile per circa 600 chilometri. 

La questione del licona e delP Ubangl. — A proposito 
della delimitazione dei territori sulle rive del Congo è sorta una 
grave questione tra la Francia ed il nuovo stato. La Francia pa- 
re, stando e quel che dice il Mouvement Qéographique, nella cre- 
denza, ora dimostrata erronea, che l'Ubangi sia una parte del fiu- 
me Licona sott' altro nome, vorrebbe appropriarsi di una grande 
distesa di terre spettanti invéce allo stato del Congo. 

Il nostro Consigliere Cav. Alfonso Maria Massari, il quale 
appunto fu uno dei commissari incaricati del lavoro di delimita- 
zione, è partito da poco per Parigi e Bruxelles, crediamo chia- 
mato per dare schiarimenti sulla controversia. 

nuova traversata del continente africano.— Il tenente 
svedese Gleerup, percorrendo a rovescio, in quasi tutta la sua lun- 
ghezza, la stessa via battuta da Stanley nel 1874-77, partito il 28 
dicembre 1886 dalla Stazione Stanley Falls sul Congo, dopo soli 
sei mesi di viaggio, giungeva felicemente a Zanzibar. 

Questa è l'ottava delle traversate dell'Africa centrale compiu- 
te finora. 

Il tenente trovavasi da un anno alla stazione di Stanley Falls, 
quale agente dello Stato libero del Congo, sotto gli ordini del te- 
nente Wester. Saputo che una carovana, appartenente al noto capo 
arabo Tippu-Tip doveva recarsi a Nianguó con un carico d'avorio, 
il tenente chiese di farne parte. E Tippu-Tip accordò la più larga 
ospitalità non solo a lui, ma anche ad un suo servo e ad un soldato 
zanzibarino che, finito il suo tempo , tornava in patria. Tippu-Tip 
sostenne tutte le spese di viaggio. Non v'era neanche un soldato 
di scorta. 

Dopo avere superate le cascate di Stanley (Stanley Falls) ohe 
sono in numero di sette, il tenente arrivò a Chibongo, stabilimento 
arabo sulla sponda destra del Congo in vicinanza dello sbocco del 
fiume Leopoldo. 



204 Bollettino della Società africana d' Italia 

pinta è anche nna prova delle comunicazioni rese ora ben più 
facili che non lo fossero quando lo Stanley per fare lo stesso viag- 
gio v'impiegava tre anni. 

La spedizione del Dott. Lenz. — Le ultime notizie giunte 
in Europa intomo alla spedizione del Dott. Lenz al Congo supe- 
riore sono ottime. Fino ad ora tutto va bene e la salute del per- 
sonale non lascia nulla a desiderare. 

Il re del Nupe e r acquavite. — Il re del Nupe, nell'alto 
Niger, in una lettera che ha fatto scrivere al vescovo Crouther 
dice: l'acquavite rovina il nostro paese ed i suoi abitanti. Ne ho 
proibito la vendita e farò saccheggiare la oasa di chiunque se ne 
permetta il commercio. Ohi verrà sorpreso in istato d' ubbriachez- 
za sarà messo a morte. 

Chiedo alla regina d'Inghilterra che impedisca ai suoi sud- 
diti il traffico dell' acquavite col nostro paese. 

Savorgna de Brazzà e il D.r Ballay. — 1 viaggiatori con- 
te Brazza ed il D.r Ballay lasceranno la Francia il 15 od il 20 
del prossimo settembre per fare ritorno al Congo. Il conte Brazzà 
com'è noto, ebbe la nomina di Commissario Generale del Gover- 
no al Congo francese. 

Tariffa poste, e stato civile nel nuovo stato del Con- 
go. — Il Bollettino ufficiale dello stato del Congo annuncia che 
vi si è organizzato il servizio delle poste e dello stato civile. 

Un decreto reale fissa come appresso i dazi d' uscita per vari 
prodotti del nuovo stato : 

Aracnidi Lire 1,30 il quintale 

Caffè „ 1,00 

Cautciuc „ 20,00 

Gomma copale „ 8,00 

Olio di palma „ 2,60 

Avorio „ 50,00 

Noci di cocco „ 1,20 

Sesamo „ 1,70 



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La Società geografica di Bretagna ha perduto il suo presi- 
dente nella persona del sig. Gaultier de la Richerie. Aveva viag- 
giato molto in tutte le parti del mondo e dai numerosi viaggi 
aveva acquistato vaste cognizizioni ohe gli permisero di rendere 
grandi ed utili servigi al sodalizio di cui era alla testa. 




1 DElÀ SWIÀ AFIM D'IMIÀ 



Anno V. Fase. IX X. — Settembre-Ottobre 1886 



Sommario — Massaua (Della Valle). 
Atti della Società. 

I danàchìli e loro usanze (Frangoj). 

V orografo Schrader (Francesco Corrado). 

Nostra corrispondenza dallo Scioa [Luigi Capacci). 

Sulla composizione chimica delle rocce vulcaniche di Assab (Leo^ 

nardo Ricciardi). 
Qualche notizia sul viaggio tii Pietro Sacconi neir Ogaden e sul 

suo assassinio. 
Bibliografia. 

II deserto di Calahari {Carlo Nolte). 
Rassegna africana. (W.) 

L' Italia air estero (G. Cartrj). 
Necrologia. 



MASSAUA 

Pareoolii scritti venuti fuori in questi ultimi tempi , hanno 
discusso per ogni verso l'importanza e l'avvenire di Massaua. Noi 
per oerto non ci siamo fermati a quegli scritti, nei quali Massaua 
, non era che il pretesto, mentre lo scopo era quello invece di esal- 
tare condannare per ragione politica V opera del Ministero , e 
quindi, sotto la lente inopportuna dello spirito di parte , V argo- 
mento veniva miseramente stirato per ogni verso, purché alla fìne 
avesse dato la conclusione desiderata. Sarebbe tempo* per verità 
ohe questo metodo deplorevolissimo fosse posto da parte , alme- 
no in fatto di politica coloniale , poiché il paese é spesso in- 
dotto a facili speranze come ad eccessivi scoraggiamenti ; men- 
tre la conoscenza della verità da parte di tutti , potrebbe essere 
d'nna utilità grande ancora alla nascente colonia. Ora la questione 
di Massaua , a parer nostro , può venire presa in esame in 



206 Bollettino della Società africana d' Italia 

modi principali, il primo fondato ani documenti storici, esaminan- 
do cioè l'importanza ohe ebbe Massaua , la sua successiva deca- 
denza, quello eh' essa è oggi , e le cause che occorre rimuovere 
perchè essa ripigli 1' antica prosperità economica; il secondo con 
Tesarne pratico e diretto dei commerci che vi si possono fare , o 
le industrie che occorre svolgervi, facendo tesoro del materiale 
sperimentale che si può raccogliere , quello specialmente ohe ri- 
guarda il periodo dall' occupazione italiana in poi, materiale non 
certo abbondante , ma nel quale già possonsi scorgere tendenze 
decise continuative, feconde quindi di non ispregevoli insegnamenti. 
Fra gli articoli venuti fuori sull'argomento merita particolare- 
menzione uno assai importante del tenente di vascello P. d' Amo- 
ra. E un lavoro fatto da persona che conosce minutamente i luo- 
ghi, e giudica solo sulla base di fatti analiticamente valutati. Lo 
spirito dello scrittore appare affatto sereno ed invidiabilmente 
equilibrato. In quell' articolo non deolamazioni , non sinfonie di 
frasi, divenute oramai uggiose alle più ingenue orecchie, ma fatti 
bene esposti e studiati con lodevole rigore in se stessi e nei rap- 
porti fra loro. L' autore esamina la questione da un punto di 
vista rigidamente pratico. Poiché siamo a Massaua, egli dice, oc- 
corre che da quel possedimento noi caviamo la somma delle mag- 
giori possibili utilità: quindi egli esamina partitapiente le condi- 
zioni di Massaua e dei luoghi ad essa circostanti , ed espone i 
modi coi quali, secondo lui, si potrebbe raggiungere lo scopo di 
rendere utile alla Patria 1' avvenire della colonia , svolgendo , ri- 
guardo ad essa , un programma eh' egli espone in tre capoversi 
che noi riproduciamo testualmente: 

** Benderò economicamente fruttuosa la colonia , cercando di 
estrinsecare dalla sua speciale condizione geografico-topografìca, 
in rapporto coi bisogni più essenziali delle popolazioni circostanti e 
della stessa popolazione indigena, qualche sorgente di ricchezza; 

" Raggiunto questo scopo, e quindi ottenuta una rendita netta 
dalla colonia, destinare nei primi anni questa rendita a migliorare 
le condizioni sanitarie del luogo il più che è possibile , per così 
invogliare un maggior numero d'italiani a stabilir visi; 

^ In fine mano a mano che le condizioni ora accennate mi- 
gliorino , far rientrare la madre patria nel possesso dei capitali 
spesi e quindi nel possesso della maggior parte della rendita netta, 
assegnandone l' altra parte alla colonia per opera di pubblica uti- 
lità e di edilizia, per il maggiore sviluppo delle industrie, e per 
migliorare le sorti degl'indigeni. „ 

Per verità allorquando si è letto un articolo cosi notevole, fa 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 207 



tuia certa meraviglia vedere ohe 1' autore consideri la oolonia a 
quel modo stesso , oome un capitalista potrebbe considerare una 
impresa d'indole assolutamente finanziaria; ma quando si rifletta 
ai' riguardi consigliati allo scrittore dalla sua posizione ufficiale, e 
V avere quindi egli escluso dalla sua disamina tutti gli elementi 
d'indole politica o sociale, la conseguenza non poteva riuscire di- 
versa. Certo gli scopi che si pone l' autore , come meta da rag- 
giungere, sono scopi giusti ed esatti, ma assolutamente generici, 
né in essi noi troviamo quella determinazione, quella sperimenta* 
lità, della quale egli ha dato lodevole pruova nella parte anali- 
ca del lavoro. 

Noi non neghiamo che bisogna lavorare a tutt' uomo perchè 
Maasaua consegua V importante posizione economica , della quale 
parla appunto l'egregio d' Amora; ma non è in questo eh' è ripo- 
sto soltanto Tavvenire di Massaua; uè a dir vero, anche l'obbiet- 
tivo economico potrà essere raggiunto, se le condizioni politiche 
e sociali della Colonia non concorrano a questo importante scopo. 

È bene intendere che sviluppo coloniale non potrà aversi a 
Massaua, se in primo luogo la nostra presenza colà non acquisti 
carattere di assoluta ed incondizionata stabilità , e se i dintorni 
della colonia non vengano garentiti da tale ordinamento , che i 
coloni possano dimorarvi ed avervi possessioni al coperto di con- 
tinuati pericoli. Ora questo carattere di stabilità non potrà mai 
ottenersi, che, o con la annessione di Massaua, o, se questo passo 
presenti troppa difficoltà, con tale contegno diplomatico, che im- 
prima nella mente di tutti il concetto, che, se 1' annessione non 
è legalmente avvenuta , V Italia politicamente e moralmente con- 
sidera Massaua, come parte integrale del suo territorio. E di tale 
indole fu senza dubbio la dichiarazione dell'on. di Bobilaut fatta 
nello scorso inverno, che cioè l' Italia quando ha inalzata in un 
posto la sua bandiera, non l'abbassa mai. Ma quella dichiarazione 
d'un carattere cosi nobile e fiero fu menomata dal discorso poste- 
riore dell'on. di Robilant , quando nello scorso giugno disse che 
noi restavamo a Massaua, perchè colà ci trovavamo bene. Il che 
vuol dire ohe se domani, per una ragione qualunque^ all' on. Ho- 
bilant convenga affermare che ci troviamo male, Massaua verreb- 
be abbandonata. Ed allora ci si permetta osservare : quale serio 
movimento commerciale potrebbe mai sperarsi ragionevolmente di 
vedere iniziato colà ? Chi mai potrebb'essere cosi poco avveduto da 
avventurare i saoi capitali in una stazione, con la prospettiva di 
fare fagotto da un giorno all'altro? Né ciò basta; vi è altro. L'in- 
dole delle imprese coloniali è cosi fatta, che il successo di esse 



210 Bollettino della Società africana d' Italia 

Per essi la felicità è il sonno colla pancia all' ombra, con un 
amore del momento, sempre sotto mano, e, svegliandosi, il para- 
diso sarebbe qualche cosa da rubare o, benedetta la provvidenza, 
qualcuno, possibilmente, d'una diversa tribù, da assassinare alle 
spalle. 

Non hanno altri ideali. 

Mangiano come da noi non saprebbero mangiare i cani. Una 
poltiglia nera per pane e per minestra nello stesso tempo; ed un 
po' di latte acido versato sopra, con qualche dattero per raffina- 
tezza di ghiottoneria. 

La carne sana è un lusso riserbato tal rara volta ai capi; gli 
altri attendono la moria nel bestiame. 

Alle donne, per quanto care alla febbre dei sensi, non danno 
che le ossa da rosicchiare. Perciò esse stesse, al cavaliere del 
loro cuore, poco più che le ossa hanno da mostrare e da oSrire. 

I danàchili sono alti, secchi, nervosi, sbarbati, dalla fronte 
alta, dai capelli crespi e folti, dall' occhio largo e vivo, dall' an- 
datura grave, hanno il linguaggio monosillabo quasi come i ci- 
nesi; la parola si direbbe senza cadenze eufoniche, senza espres- 
sione di tono, ma monotona.^ cadenzata allo stesso timbro, alla 
stessa misura tanto se la agiti la collera, come se la accarezzi 
un desiderio dell' amore. 

Sono bugiardi come se dovessero esserlo per articolo di fede. 
Mentono senza alcun interesse per farvi sbagliare la strada del- 
l' acqua degli amici, per impedirvi di calcolare i giorni della 
settimana^ o per dirvi che il mare è calmo quando è burrascoso e 
viceversa. 

Per fermare venti danàchili che vogliono attaccarvi mentre 
siete solo (qui, intendiamoci bene, qul^ basta che ne stendiate 
uno due per terra con una discreta schioppettata a mitraglia. 

II resto, ferito o no, se ne andrà senza cercarvi altro. 

E se , per ridere , qualche altra palla va a colpirli mentre si 
ritirano , gli altri lasceranno i morti senza darsene troppo pen» 
siero. 

Le donne, abbastanza belle, malgrado, la loro macilenza, sono 
in tutti i sensi le bestie da soma del marito, il quale, secondo il 
Corano permette, può avere essendo ricco, anche quattro mogli 
senza contare le schiave. 

Col danaro alla mano, quando una moglie non piace più, la 
la si ripudia e si fa la dote ad un' altra, o, meglio, come si dioe^ 
qui, se ne compera un' altra. 

Il nostro buon sultano ne ha già ripudiate undici. Il vizir^ 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 211 

y 

nomo più devoto ai sentimenti della famiglia indissolubili.... non 
ne ha ripudiate che sette. 

Ed entrambi non hanno che dai 25 ai 30 anni per uno. 

Le donne passano dal letto matrimoniale che loro toccava per 
tamo; alla vedovanza nominativa senza neppur aver V aria di ac- 
corgersene, senza una protesta, senza un rimpianto. 

Hanno l'incesso che si direbbe funebre, anche se riconosciute 
felicissime. Dai loro oochi e del loro contegno traspare una supre- 
ma indifferenza per tutto e per tutti. 

Amano i figli pochino pochino, forse perchè sanno di doverli 
presto tardi abbcmdonare alle cure d' un altra donna chiamata 
poi a supplantarle nei diritti di sposa e di madre. 

Non mostrano un po' di fuoco nello sguardo e nei desideri 
che quando sono fanciulle. Ma, giunte al matrimonio, la cura di 
qualche calcio nel ventre, a priori j e magari di qualche colpo di 
lancia o di coltello, pare che non tardi a calmarle. 

Tanto è vero ohe qui non si ha quasi esempio di adulterio* 

La donna si rifa poi a- comodo suo nello stato di vedovanza, 
non tanto, credo, per capriccio, quanto spesso per miseria. 

Sulle bambine giunte a tre mesi d' età praticasi l' infibulaziono 
e sui bambini la circoncisione. 

Le eredità toccano ai figli maschi con diminuzione scalare dal 
primo air ultimo nato, il quale resta cosi sempre il più povero, 
malgrado ohe anche qui, come da noi, V ultimo nato sia sempre il 
più caro. 

La dote che si riceve per la vendita delle figlie si aggiunge 
ai patrimonio paterno. 

La figlia ripudiata dal marito rarissimamente rientra nella 
propria famiglia. Non vi rientra che per pochi giorni quando si 
appresta a nuove nozze; e la dote ohe vale a significare il prezzo 
della sua vendita , è ancora , ritirata dal padre e dei fratelli , i 
quali col ripetersi dei ripudi e dei nuovi matrimoni finirebbero 
per formarsi una discreta fortuna se il prezzo non abbassasse con 
tanta precipitazione da una volta all' altra ! 

Allora i padri gridano scandalizzati: 

— Meglio avere cani ohe figlie. Un ventre senza rughe, un 
Beno di pietra e tanti capelli da coprire il sole, non valgano più 
un pugno di pesci ! 

— Speculazione mancata, — diranno, consolandosi, questi lan- 
oierì... a grandissima distanza. 



212 Bollettino della Società africana d' Italia 

I danàchili di queste coste appartengono, come gli altri , alla 
religione islama. Ma la fede di questi si potrebbe credere ohe npn 
abbia culto. Non pregano, né osservano la più gran parte dei co- 
mandamenti loro se non in quelle parti che ai loro piaceri od ai 
loro bisogni possono o debbano convenire. 

Hanno poi un' ermeneutica tutta libera, 

Eppure, lo credereste? In un villaggio cosi microscopico e 
COSI scettico vi si trovano ben quattro moschee. Ben è vero che 
furono innalzate dal denaro dei sultani ed è anche ben vero che 
oggi il sultano quasi solo le frequenta. 

Una moschea per turno, come colle mogU; cioè una chiesa 
per ogni nido d'amore ed un grande sacerdote per ogni notte di 
voluttà. 

Decisamente al mondo non può trovarsi re più sibarita e più 
anacoreta di questo. 

Luigi di Baviera che fabbricava e manteneva i teatri più il- 
lustri per proprio uso personale, non valeva Ahmed-ben-Mohamed, 
sultano di Tagiurah. 

Se ritornerò in ItaUa, percorrerò le molti e grandi biblioteche 
che la onorano e cercherò fintanto che troverò dove si parla dei 
danàchili di Tagiurah. Veduta la loro storia etnica, la copierò te- 
stualmente e ne farò un bel libro dorato col mio nome sopra. 

Per adesso non so ohe cosa dirvi, poiché essi stessi nulla 
ne sanno. 

10 riassumendo dico solo che sono la gente più bugiarda, più 
ladra, più vile, più assassina, e, a modo suo, più libera pensa- 
trice dell'universo. 

A Tagiurah vi è una rispettabile classe di persone delle quali 
poco mancava che dimenticassi di parlare, e che pure tengono 
negli avvenimenti di qui una parte oltre ogni dire importante. 

11 sultano non esce di casa se non ha avuto l'oroscopo felice; 
non intraprende una gita neppur brevissima se non ha consultato 
il destino ; non prova un dolor di capo senza che ricorra agli 
astri... terapeutieif non incomincia un calam, non compra, non 
vende una mula, non si fa fare un abito nuovo,* non si accosta 
alla moglie di turno, se non sa bene ohe tutto ciò piace agli spi- 
riti benigni. 



Anno V. Paso. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 213 

Ed il ministro degli spiriti, l'interprete diretto degli astri, 
r^ininia del destino è lo stregone, chiamato qui ancarà. 

Il sultano, di stregoni, ne possiede una dozzina lui solo. Il 
TÌzir ne ha non so quanti anoh' egli. Ogni capo ne vuol pure avere • 
I piccoli, i poveri diavoli, ricorrono a qualunque sacrifizio pur di 
poterne interrogare ogni tanto qualcuno. 

Che liberi pensatori sono questi, eh ? 

Per tale riguardo sono un poco come i nostri. Io conosco 
un valoroso pubblicista che crede assolutamente in nulla di reli- 
giosO; ma che quando va a battersi si mette un piccolo chiodo 
nelle tasche come porta- fortuna. Conosco un brillante e dotto uf- 
ficiale, della cui amicizia mi onoro — libero pensatore anch' esso — 
il quale ha un maledetto terrore della iettaturar II mio Ugo Fer- 
randi — e quello li poi è materialista completo — non si tagliereb- 
f be le unghie^ né incomincia mai un lavoro in giorno di venerdì. 

Lt* ancarà sta qui come un papa. 

Quando ha la pancia piena dei cibi, mettiamo, di Tizio, quel 
Tizio, finché il cibo non sia stato dallo stregone evacuato, è si- 
caro della sua pelle. 

Ah se si conoscesse qui il laudano, quante stitichezze, per 
inganno, procurerebbero nell'ultimo piatto ai poveri stregoni. 

Ogni casa che ospiti un ancarà è immune dai cattivi geni e 
dall' incendio. 

Tutti dunque vanno a gara per nutrirlo e per alloggiarlo. 

La donna sterile visita il mago; e questi in varie sedate, mol- 
to sperimentali, le addita il rimedio contro pagamento. 

La fanciulla la cui infibulazione siasi resa inutile per la pro- 
va del matrimonio, giacché il male é fatto, la tiene in cura; e poi 
la rimette come prima. 

Il ladro fa a metà con lui per placare il genio della vendetta. 
E dividono anche con lui i nacoda (capitani di piccoli velieri) se 
il viaggio fu bello e proficuo. Il guerriero vincitore, 1' amante con- 
tento, l'infermo ristabilito offrono a lui tutto ciò che loro è dato 
di offrire. 

Per vestirsi hanno i migliori top (mantelli) ed i più eleganti 
martò (strisce più o meno larghe di tela colle quali si coprono 
qnl il basso ventre) che i loro protettori o che le offerte del po- 
polino loro sappiano trovare. 

Morendo i magliardi, chi meglio aveva curato il loro male e 
chi' meglio ha confortato la loro agonìa, riceve in eredità nel 
primo nascituro della famiglia lo spirito potente del trapassato. 

Perciò, quando sono ammalati, é una processione continua di 



214 Bollettino della Società afrioana d' Italia 

gente ohe loro porta carnei latte, datteri, dura (specie di gran 
turco) e caffè. 

Nelle feste la corporazione degli stregoni ha i migliori posti 
dopo il saltano. Nei combattimenti basta che si rivelino e godono 
ipso facto dei privilegi concessi dal trattato di Ginevra ai nostri 
medici, poco o tanto ancarà pur essi. 

Nelle nascite, nei funerali, negli accordi di pace, nelle tran- 
sazioni di liti, nelle dichiarazioni d* ostilità, nelle nozze, essi non 
mutano mai faccia, non cambiano mai sistema di sfruttamento. 

Si sono accampati nel loro mondo come padroni assoluti, £n 
dopo la morte; poiché sulle loro tombe si alzano i più grandi 
mucchi di pietre e si trapiantano gli spineti più rigogliosi; quelli 
per conservarne più a lungo il ricordo, questi per difendertie me- 
glio le ossa dalle iene. Onore solo degno dei carcami regali. 

Uno di questi ancarà è venuto qualche giorno fa a visitarci. 
* Io, seduto al tavolo, nella mia tenda, guardavo una carta geo- 
grafica e prendevo note. 

Egli entrò, gettò gli occhi sulla carta e disse in arabo : 

— Questa non è una scrittura. 

— Si, è una scrittura e pelle stesso tempo non è una scrit- 
tura, — risposi. — Lasciami fare e vattene ? 

— Perchè debbo andarmene ? 

— La tua compagnia mi piace e mi onora. Ma adesso debbo 
lavorare. Lasciami fare e vattene. 

— Ahi me ne debbo andare? Ma tu neppure, sai, uscirai dalla 
tenda finché io V avrò voluto. 

Lo sfacciato ancarà col bastone fece dei segni cabalistici sul 
limitare della tenda e poi, sedutosi per terra, disse : — Esci se 
puoi. 

Io accesi la pipa e continuai, senza altro badargli, il mio 
lavoro. 

L' ancarà dopo un buon quarto d' ora si alzò e disse: — Ades- 
so puoi uscire. 

Inutile soggiungere che uscii col comodo mio e quando ebbi 
il lavoro finito. 

Ma alla sera venne il vizir ; e richiamandomi — era venuto 
apposta ! — alla memoria la potenza spiritica dall' ancarà , già 
stata strombazzata nel villaggio, mi domandò se non avessi alcun 
rimedio contro la fattucchieria. 

Risposi di no. 

— Ebbene, — soggiunse, — domani ritornerà e ti proibirà di 
mangiare. 



Anno V. Paso. IX-X. Settembre-Ottobre 1S86 215 



— Digli ohe venga. 

— Guarda che verrà domani, V ha giurato. 
Ma il magliardo non s'è fatto più vedere. 

Se fosse tornato oon quell' ingiunzione^ chi lo sa, forse avrei 
simulato di ubbidirlo. 

Del paese che si visita — quanto si viaggia qui, e come noi — 
occorre, per quanto è possibile, uniformarsi alle leggi più biz- 
zarre, alle religioni più ridicole, ai costumi, ai pregiudizi più 
pazzi. 

Occorre in sostanza mettere ogni sforzo nell' assimilarsi alla 
vita degli indigeni in modo che abbiano a dire : " To', all' infuori 
** del colore della pelle sono uomini come noi, colle nostre forze 
'^ e le nostre debolezze. Ma hanno in più delle eccellenti armi che 
'^ la perdonano a nessuno. 

* 
* * 

Dacché ci furono restituiti i fucili, viviamo quasi interamente 
di caccia, che qui è abbondante, per risparmiare quanto più pos- 
siamo le nostre provvigioni, le quali, per altro, malgrado V eco- 
nomia, son già ben diminuite. 

La cassa degli eccellenti grissini e dei biscotti regalatici dal- 
l' amico Beccaria è finita. 

E le gallttte comperate a Genova stanno anche per andarsene. 
Ce ne rimangono, a dire molto, sessanta chilogrammi. 

Colla dura facciamo ogni giorno una specie di polenta che, 
ehiudendo gli occhi e forzandoci lo stomaco, può alla lunga tener 
luogo del pane. La confezione di questa porcheria ci è affidata 
per turno. Ma ahi! Confesso che quando la volta tocca a me, il 
polentone riesce assai più cattivo del solito. A questo riguardo, 
i voti di sfiducia datimi dai compagni sono altrettanti per quanti 
sono i miei turni. 

D vitto è carissimo. Per un tallero non si possono avere più 
di quattro piccolissime galline, venti soldi 1' una, come a Torino. 
Per otto franchi ci danno otto misure, due litri circa, di burro af- 
fumicato, rosso e fetente; se non v' è altro che possa surrogarlo* 

À buon mercato si trova il pesce. Con cinque soldi circa (2 ana) 
ce ne danno da mangiar tutti, servi e padroni, una giornata. 

L' acqua che si beve ha molta analogia, per colore, gusto sai- 
mastro e gialla torbidezza, coli' urina. Nei primi giorni non vole- 
va proprio andarsene giù. Adesso ci pare eccellente sopratutto se 
rotta con una o due goccio d'aceto che prepariamo noi stessi in 
bottiglie a base microscopica d' acido solforico. 



w 

216 Bollettino della Società africana, d' Italia 



Per provvedere l' intiero villaggio d' acqua basta un solo pozzo, 
distante dal nostro campo trecentocinquanta passi, al quale pozzo, 
BrOndani armato come un capo-banda, si reca assai volontieri 
per ammirare, dice lui, le " splendide rovine „ che lo circondano. 

Ora queste rovine di parecchi e parecchi secoli fa o, non si 
sa bene, di soli sessanta anni fa, consistono in due pietre da mo- 
lino, frantumate in cinque pezzi, in ognuno dei quali la vita pra- 
tica ha scavato dei buchi perchè le bestie vi possano bere. 

Le famose rovine stanno 11 in quei frantumi che si fecero da 
taluni rimontare alla civiltà persicma e da altri semplicemente ai 
tempi delle guarnigioni turche, che hanno lasciato Tagiurah. or 
sono venticinque anni. 

Io che infatti, di certe antichità sono molto scettico guardo 
delle pietre senza commozione e senza entusiasmo; nò mi pare 
che valgano — anche se portate qui sulle spalle del gran Dario 
stesso — una pipa di tabacco. 

A quel pozzo accorrono dal mattino alla sera tutte le fanciulle 
di Tagiurah; ed ecco perchè Bondani, coli' invidiabile poesia ohe 
tormenta la buona gioventù, è stato colto cosi fulminantemente 
dalla passione archeologica. 

Cariche di grossi otri, le povere fanciulle percorrono la strada 
dal pozzo al villaggio e poi vi ritornano per ripartirne, e cosi 
di seguito per tutto il giorno. 

L' acqua qui è anche molto cara. Alla ragazza che ci porta 
dieci otri al giorno noi diamo dodici lire al mese. Il signor So- 
leillet, che ha molta servitù, ne dà trenta ed anche trenta ne dà 
il signor Bimbaud. 

Come vedete, le miserie qui le paghiamo abbastanza care. 

* 

Ciò che avevo preveduto e successo. 

La Francia ha ritirato la povera guarnigione, ultimamente di- 
scesa a due soldati, che conservava a Tagiurah, non per la difesa 
della sua gloria, ma per la ginnastica mattutina e vespertina del 
suo stendardo , ridotto , meschino, a salire e scendere colla pun- 
tualità d' un usciere che faccia coscienziosamente il suo orario. 

Hanno ritirato quei due militi tanto benemeriti. 

Ma la ginnastica della bandiera continua. Solo che ne avrà 
d' ora innanzi maestranza speciale un nero del Sudan, pagato nello 
stesso tempo anche per distribuire la posta quando e come arriva, 
ogni semestre, e per lo più decimata. 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 217 

La Pranoia invasa dalla febbre degli altri, vuole anch' essa 
eMpanderai sul mar Brosso. 

Vuole giungere a Zeila. E per aver Zeila accampa non so 
quali diritti ohe secondo lei determinano la proprietà^ direi^ di quel 
possesso. 

E impossibile pretendere Zeila senza aspirare all' Araar per 
tutte le ragioni militari^ economiche e commerciali che i nostri, 
quando potevano, non hanno voluto capire. 

Ma ciò non importa. 

Quello che importa è questa riflessione tagliata di filo sulla 
logica. 

Non parendo che i due soldati di Tagiurah sieno stati ritirati 
per completare i quadri dell' proprio esercito, de vosi conchiudere 
che la Francia, divenuta esperta nel Tonchino, conti eli abbando- 
nare questo lembo di costa la cui strada per l'interno sta per 
essere definitivamente chiusa, come lo è ormai quella d' Assab. 

Se non nel fatto, certo nel diritto, questa sovranità o pro- 
tettorato ohe dir si vogHa le resterà per quando le occorra. 

Ma intanto da Tagiurah si ritira. 

Oh perchè non fanno lo stesso, non hanno il coraggio di far 
lo stesso i nostri per certi buchi del mar Rosso senza uscita, e 
senza rendita, e senza avvenire ? 

Augusto Franzo! 



Seguito della relazione del Segretario della 6*^ Commissione 

(istrumenti scientifici) (a) 



COROGRAFO SGHRADER 

L' impulso possente che ai nostri tempi si è dato alla scienza 
geografica à avuto per naturale effetto di far fare grandi passi nella 
via del progresso alle due scienze sorelle, la geodesia , cioè, e la 
topografia le quali ben si può dire che ogni giorno, quasi, vadano 
amochendosi di nuovi strumenti sempre più semplici ed esatti. 



(a) Per circostanza indipendente dalla direzione del bollettino, non 
si è potuto pubblicare in questo fascicolo il disegno rappresentante Ti- 
atrumento in quistione. 



218 



Bollettino della Società afrioana d' Italia 



Oggi è la volta dell'Orografo Sohrader il quale ben merita se no 
faooia menzione in questo bollettino per V utilità ohe potrebbero 
trarne in non pochi casi i viaggiatori. Premettiamo alcuni prin- 
cipii su i quali l'istrumento in parola è fondato. 

Supponiamo che tutti gli oggetti che ci circondano siano rap- 
presentati in prospettiva su di un quadro sferico di diametro ax- 
bitraria, e di questa sfera non consideriamo che solamente la zona 
circolare vicino all' orizzonte. Supponiamo ancora che ì poli siano 
situati sulla nostra verticale e che la sfera stessa sia divisa da 
una rete di meridiani verticali e di paralleli orizzontali. Un punto 
qualsiasi proiettato sulla sfera potrà essere determinato per mezzo 
della intersezione del suo parallelo e del suo meridiano. 




Per anamorfosare questa rappresentazione sferica in una fìgnra 
perigrafica piana, prendiamo il piano equatoriale della sfera e sap- 
poniamoci piazzati al centro della sfera medesima. Il circolo del- 
l'Equatore di cui la figura di contro rappresenta 1* arco EF, si tro- 
verà in questo piano ad una distanza qualunque dal centro O e 
rappresenterà V orizzonte. 

Essendo dati due archi di meridiano, AC e BD, abbassiamo e 
sviluppiamo il meridiano AC lungo il raggio corrispondente OB, 
ed il meridiano BD lungo il raggio CE, facendo girare questi due 
meridiani intorno ai punti di orizzonte E, E; il nadir essendo sup- 
posto abbassato verso il centro 0. 

Si osservi che, le distanze zenitali AE, CE, BP, DE si trovano 
rappresentate dalle lunghezze aE, cE, bE, dP, sviluppate sul rag- 
gio che rimpiazza il meridiano; mentre, d' altra parte, le distanze 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 219 

■ 

suddette restano inalterate, essepdo le lunghezze aE, cE, bF, dP 
eguali allo sviluppo degli archi corrispondenti AE, CE, BP, DP. 
Si dica lo stesso degli azimut, giacché l'angolo POE, trovandosi 
in un piano perpendicolare all' asse di rotazione, misura V angolo 
diedro formato dai piani dei due meridiani AC e BD. 

Se ora immaginiamo un ìstrumento costruito in guisa che 
ciascuna battuta di mira d' un cannocchiale o di un' alidada si tra- 
duca in un segno grafico tracciato su di un foglio di carta o di 
metallo, e se dippiù, riteniamo che questo segno grafico stia con 
la corrispondente battuta di mira precisamente nel rapporto ana- 
morfico di cui precedentemente si è parlato, avremo realizzate le 
condizioni necessarie per rilevare una regione qualsiasi (specie se 
olpestre) con un minimum di tempo ed un maximum di esattazza. 
Passiamo, ora, alla disposizione delle varie parti componenti 
V Ìstrumento. Un cannocchiale (od un' alidada) è disposto in gui- 
sa da poter mirare tutta la zona periferica utile. A questo scopo 
il cannocchiale è mobile ad un tempo, intorno ad un asse verticale 
e intorno ad un perno orizzontale collegato all'asse suddetto. 

Al cannocchiale è collegato, poi, in modo invariabile un set- 
tore verticale concentrico al perno, il qual Rettore è situato al di- 
sotto del cannocchiale stesso. 

Una riga, tangente e collegata al settore, è disposta, finalmente, 
in modo da potere scorrere lungo un braccio orizzontale che si muove 
sullo stesso piano verticale del cannocchiale e del settore. In que- 
sta guisa, i movimenti angolari del cannocchiale, nel senso verti- 
cale, sono tradotti in i spostamenti rettilinei orizzontali della riga, 
spostamenti la cui lunghezza è precisamente eguale allo sviluppo 
dell'arco corrispondente allo spostamento angolare. 

Se si suppone, ora, la riga armata d'una matita o d'una punta 
metallica e se si dispone al di sotto della matita o della punta me- 
tallica suddetta, un disco orizzontale portante un foglio di carta 
è chiaro che tutti i movimenti della riga — e per conseguenza 
quelli del cannocchiale — rimaranno tracciati sul foglio stesso. 
Supponiamo per esempio , che il cannocchiale si disponga in un 
piano orizzontale e che lo si faccia girare intorno all' asse ver- 
ticale. La matita traccerà, sul foglio, una circonferenza la quale 
sarà la linea d' orizonte del panorama. Ciò fatto se si dirige il 
cannocchiale verso un punto qualsiasi a determinare, la traccia 
lasciata in questo momento dalla matita si troverà ad un tempo, 
sol raggio corrispondente all' azimut del punto e ad una distanza 
dalla linea di orizzonte equivalente alla lunghezza d' arco che cor- 
risponde alla distanza zenitale del punto considerato. 



220 Bollettino della Società africana d* Italia 

1 1. . _ " _ ■ _ ' — ~ ■ JLM 

Ecco ora alcune indicazioni sul modo di f anzionare dell' oro- 

« 

grafo. 

L' istramendo essendo livellato e la matita sollevata, si porta 
l'arco di circolo nella posizione che corrisponde alla orizzontalità 
dell'asse del connacchiale. 

La matita potrà allora tracciare un circolo che corrisponde 
all' alterra zero, vale a dire al piano orizzontale passante per l'oc- 
chio dell'osservatore. 

Si porta in seguito il connocohiale verso il punto dal quale 
si vuol cominciare la serie circolare di battute di mira tenendo 
presente che vi son due casi a distinguere : il caso , cioè, d' un 
punto solo, perfettamente determinato, e quello di una linea con- 
tinua. Se si tratta di determinare un punto ben distinto e preciso 
(come, per. es., una cima di monte, lo punta di un campanile eco), 
basta allora far passare su questo punto, l'uno dopo l'altro, i due 
fili della retina. La matita traccerà in tal guisa una piccola croce 
il cui centro corrisponderà al punto mirato. 

Al contrario se si tratta di determinare non più un punto, 
ma una linea continua, [come p. es. il contorno d'una montagna, 
il corso di un fiume ecc.) si porta l'intersezione dei due fili della 
retina sopra una delle estremità di questa linea e se ne percorre 
l' intero sviluppo mercè un movimento della mano che presta di- 
venta istintivo. La matita traccerà allora sul foglio una linea cor- 
rispondente. 

U circolo d' orizzonte essendo completamente percorso, la ve- 
rifica si ottiene per mezzo della coincidenza del punto di partenza 
col punto di arrivo. 

Non resta allora che ha completare il disegno a mano libera, 
piazzando i dettagli secondarli in mezzo alla rete delle grandi 
linee. 

Un circolo d' orizzonte molto complicato — come p. es. quello 
d' una regione assai alpestre, e tormentata — può essere comple- 
tamente terminato, con un pò di abitudine, in tre ore al massimo. 

Per trasformare in una carta topografica le battute di mira cir- 
colari fomite dall' orografo, basta conoscere le coordinate di due 
punti geografici A e B. La linea retta congiungente questi due punti 
è presa per base e riportata sulla projezione tracciata ad una scala 
qualunque. In .seguito, posto il centro del circolo A sul punto A, 
si orienta la battuta di mira B di questo circolo nella direzione 
cognita del punto B; dopo di che si prolungano sul contorno del cir- 
colo tutti i raggi passanti per i punti ohe si giudica opportuno il 
determinare. Si procede nello stesso modo con il circolo B, il cui 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 221 



centro è posto sul punto B e la cui battuta di mira A si orienta 
nella direzione del punto A. 

Se gli stessi punti sono stati mirati da A e B, V intersezione 
dei loro raggi darà la posizione di questi punti in planimetria. 

E chiaro, poi, ohe se si conoscessero le coordinate di tre punti 
situati salPorizzonte, si potrebbe mercè questi tre punti determinare 
la situazione di un quarto punto sul quale 1' operatore si trova. 

Partendo dai punti cosi determinati si procede di distanza in 
distanza a determinarne degli altri. La verifica del lavoro è data — 
per ognana delle consuntive serie di punti rilevati — dalla concor- 
danza delle nuove intersezioni con quelle precedentemente otte- 
nute (1). 

In oltre conoscendo la distanza che separa i differenti punti 
tra loro e l' angolo che forma col piano di orizzonte la linea con- 
giungente due di questi punti, si può calcolare la loro differenza 
di livello; avendo, però, cura di tener conto delle correzioni do- 
vute alla sfericità del globo, alla rifrazione ecc. 

Come si vede, la costruzione della planimetria e la determi- 
nazione delle altezze sono ottenute mercè dati puramenti grafici. 
Si dica lo stesso del riempimento topografico che viene in terza 
linea e pel quale l'Orografo fornisce elementi più completi che gli 
altri strumenti in usa. In fatti questi ultimi non definiscono che 
dei punti, mentre il tracciato grafico dei circoli di orizzonte per- 
mette, mercè l'intersezione delle battute di mira continue, di defi- 
nire linee ed anche superficie. 

In altre parole può dirsi che T orografo permette di fare una 
vera anatomia topoplastica nella quale Pintelligenza dell'operatore 
analizza il terreno, ne interpreta le forme, e ne spoglia la super- 
ficie da quel manto di dettagli inutili (non di rado imbarazzanti) 
ohe la lente del fotografo ritrae ciecamente. 

Per conchiudere. Le levate foto-topografiche sono esatte ma 
inintelligenti — Il disegno topografica a mano libera è intelligente 
ma non può essere esatto né trasformarsi direttamente in una carta 
geografica o topografica. L'inventore dell' orografo si è propo- 
sto di confidare al cervello la cura di comprendere lasciando a 
degli organi meccanici il compito di tradurre. 

In tal guisa V operatore sceglie ciò ohe egli vuole rilevare 
sulla sua carta, ma è la natura stessa che ve lo traccia. 



(1) Per questa parte del lavoro sarà molto più comodo il servirsi 
ilei lucidi fatti su tela trasparente, invece di adoperare i tracciati origi- 
nali che è meglio riservare per la lettura degli angoli zenitali. 



222 Bollettino della Società africana d'Italia 



DALLO SCIOA 



( Nostra corrispondenza ) 

Ancober, 21 Febbraio 1886 

Pre.;j,iatissimo sig. Presidente, 

Come le scrissi già da Debra Berhan, purtroppo brevemente 
per mancanza di tempo , il re accolse me e V avv. Dulie assai 
gentilmente, e S. M. fu molto contenta del bellissimo baldacchino 
mandatogli dalla Società Africana d'Italia, e mi incaricò di porgere 
i suoi ringraziamenti alla Società stessa tanto per il regalo, come 
per la sua nomina a socio onorario. 

Disgraziatamente il re in quella circostanza era molto preoc- 
cupato per la visita che doveva fare all'imperatore, come pure era 
molto affaccendato a preparare e inviare il tributo da presentare, 
nonché a dare gli ordini pel governo del paese in sua assenza. 
Per queste ragioni neppure ebbe il tempo di riceverci in udienza 
di congedo , come del resto non ricevette nemmeno altri europei 
che pure dovevano trattare eoa lui di affari che gli avrebbero do- 
vuto stare a cuore assai. 

Ora questo paese si trova in circostanze molt) eccezionali ; 
l'imperatore Giovanni , sebbene vittorioso sui mussulmani al N. , 
pare abbia subito, grandi perdite, e per rifarsene chiese un tributo 
di molto superiore all'ordinario : di più tutto il paese era pieno di 
rivoltosi ; il Volle Gralla in aperta rivolta, a Zebul un'altra rivolta, 
il Danó sul punto di rivoltarsi e il Gherfa balenante ; con tutte 
queste rivolte l' imperatore temeva che anche il re non avesse a 
fare causa comune coi ribelli, e questi sospetti noti al re, lo te- 
nevano maggiormente in pensiero. 

Ora però tutti i sospetti debbano già essere dissipati e i due 
regnanti d'amore e d'accordo stanno facendo una spedizione contro 
i ribelli, il re al Danó e l'imperatore a Gherfa e più al N. collo 
scopo, pare, di perseguitarli il più lontano possibile entro il paese 
dei danàchili. 

Tutte queste rivolte derivano dal malgoverno fatto nel Vello 
da ras Area figlio dell'imperatore Giovanni, ed hanno preso occa- 
sione dalla uccisione di Amedi-Saddich antico sultano Ucciali e poi 
governatore di quel paese per conto di Giovanni , uccisione com- 
piuta per opera dello stesso ras Area. 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre Ottobre 1886 223 

Anche in Europa sanno già quanto Griovanni sia cristiano fa- 
natico, e come l'abbia a morte coi mussulmani : ora tutto il VoUo 
come rUooiali, il Gherfa, il Dané e tutti i paesi della pendice E. 
deir altipiano erano mussulmani , e per di più sono quasi tutti 
abitati da popoli Galla, da ciò odio di religione accresciuto mag- 
giormente dall'odio di razza. Quindi , una volta che Giovanni h-^ 
avuto nelle mani rUcciali, il paese dei Raia Galla ed altri paesi 
Galla del N. per conquista, e tutto il Volle, il Gherfa, e il Dané, 
perchè se li fece cedere da re Menilec , non solo obbligò questi 
paesi a farsi cristiani, battezzando i popoli in massa ed imponendo 
agli ex sultani, ora suoi governatori, i nomi più cristiani del suo 
vocabolario, e l'obbligo di erigere chiese ed essere bigotti ; ma li 
andò sempre maggiormente vessando , allo scopo di distruggere 
Pelemento primitivo galla col suo spirito di nazionalità, per assi- 
milarsi poi quei popoli e farli diventare amarici essi pure. E da 
ciò le scorrerie annuali che ras Area faceva nel Vello, e le altre, 
che rimperatore faceva quasi tutti gli anni sulla pendice E. del- 
Taltipiano. 

la una di queste scorrerie fatta da ras Area nelP Ucciali, 
Amedi-Saddioh , uomo stimato da cristiani e mussulmani per la 
sua bravura, pare si risentisse un poco vivamente del modo con 
cui erano trattati i suoi popoli, per cui ras Area voleva farlo in- 
catenare, e siccome egli si sottometteva mal volentieri a questa 
misura di rigore, una palla di fucile partita (dicono) dal fianco di 
ras Area mise fine alla questione collo stendere morto Amedi- 
Saddich. 

Ma ras Area aveva messo la mano in un vespaio. I Galla che 
circa due secoli fa conquistarono tutto il paese al S. delP Amara, 
salvo alcune poche province , sono gente assai valorosa ; e se i 
re dello Scioa hanno potuto poco a poco riconquistare tutto il loro 
paese, e poi colla superiorità delle armi , assoggettare gli stessi 
Galla, ora i Galla rimasti al N. dello Scioa sono abbastanza uniti. 
All'uccisione di Amedi-Saddich hanno dato il vero significato che 
aveva, cioè l'hanno caratterizzata come un insulto alla loro razza, 
ed hanno visto in ciò il principio di una serie di fatti che avreb- 
bero avuto per fine di mettere tutti governatori abissini nel loro 
paese, e quindi si sono rivoltati , e Mestoat , la fiera regina dei 
Volle, si è messa a capo della rivolta. 

Per ora nel VoUo l'azione è appena incominciata e non si è 
avuta che una scorreria dei soldati di Giovanni , i quali hanno 
bruciato dei villaggi abbandonati e predato qualche piccolo armento ; 
ma a detta delle persone intelligenti , la cosa sarà difficile, e 1 



224 Bollettino della Società africana d'Italia 

Galla , ohe conoscono magnificamente il loro difficile paese , non 
saranno assoggettati senza spargimento di sangne. 

La cosa è andata diversamente al Dané , là vi è stata una 
vera battaglia, ma Mohamet-Canchi (ex sultano) è stato battuto ed 
è fuggito in basso fino all'Avasc. Ora intanto il re sta terminando- 
di distruggere quel magnifico e industrioso paese che era il Dané; 
mentre l'imperatore sta saccheggiando il Gherfa che non si era 
rivoltato, e che forse non aveva nemmeno l'intenzione di rivoltarsi. 

Noi arrivati in novembre a Gherfa, affatto ignari di questo in- 
cendio, ci siamo andati a fermare proprio vicino al focolare ; né 
io me ne accorgevo nemmeno attraversando il Dané, dove Moha- 
met-Canchi mi fece serie difficoltà, e solo imparavo della rivolta in 
principio di gennaio, quando non vi era più tempo di avvertire 
Cìcognani rimasto a Gherfa ; e Cicognani stesso se ne accorgeva 
proprio quando non vi era più tempo, e anche allora non sospet- 
tava della gravità della cosa , e il 22 dicembre mi scriveva che 
ras Michel stava domando i Vollo lì vicino, ma che sperava non 
andrebbe fin là perchè il paese era tranquillo. Questa lettera la 
ricevetti il 6 gennaio, e pochi giorni dopo sapevo che Mohamed- 
Canchi era fuggito e il suo paese messo a sacco. Da allora in poi 
temetti assai seriamente per la vita di Cicognani, poiché so bene 
che in questo paese i soldati in guerra non risparmiano nessuno, 
e tanto meno poi avrebbero risparmiato un bianco, il cui bagaglio 
era certo una buona preda. Da questo stato di incertezza e di an- 
goscia venne a togliermi finalmente una lettera del D.r Ragazzi 
del 9 corr. il quale a Cianno aveva potuto sapere da Abdu-Rahman, 
allora arrivato, che Cicognani era al sicuro in basso, verso il paese 
dei danàchili. 

Diceva Abdu-Rahman che Daud-Abraim (già sultano di Gherfa 
e poi governatore di quel paese col nome cristiano di Volde Michel) 
temendo, con ragione, che se un italiano veniva ucciso nel suo 
paese, Giovanni, che teme gli italiani da Massaua, non glie l'avrebbe 
perdonata, lo ha fatto accompagnare al sicuro verso il paese del 
sultano Malù. Però del bagaglio nulla si sa. 

Queste notizie se non mi hanno del tutto rassicurato, mi danno 
però la certezza che la sua vita è salva , poiché i danàchili che 
hanno tutto da temere dagli abissini accoglieranno in lui un com- 
pagno di sventura e un ausiliario. E che i danàchili abbiano molto 
da temere da Giovanni , lo sanno da lunga data , poiché ha già 
fatto qualche spedizione nel loro paese uccidendo e predando il 
più possibile, e se non è arrivato fino all'Aussa, è perchè la na- 
tura del paese gli ha opposto un ostacolo insormontabile. Ed ora 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 225 



pure si dice ohe abbia sorpreso ed ncciso 200 dànaobiii a Qherfa 
6 al Dané e ne abbia preso i cammelli. 

Ora qui , per influenza dell' imperatore , regna il più grande 
rigorismo religioso, e ultimamente hanno mandato via tutti i mis- 
sionari in numero di 7, 3 cattolici e 4 protestanti, dei quali ultimi 
uno era qui da più di 30 anni ed ave a moglie e molti figliuoli. 

Essi sono partiti da pochi giorni da Farri assieme al sig. Che- 
£reaz e al sig. £nos, francesi, e vanno ad Ambadu, punto ultima- 
mente occupato dai francesi sulla costa S. del Golfo di Tagiurah. 

Eestiamo qui cosi in 15 europei e due armeni, fra cui 8 italiani. 

Questa lettera, come tutta la posta di qui, verrà portata alla 
costa dal sig. Cesare Visoardi, che viene ad Assab con circa 5300 
chil. di avorio, di cui la maggior parte appartiene al re. Questo 
bravo ed ardito giovine è arrivato qui preceduto da mille infami 
calunnie (1) e non solo ha saputo dissiparle, ma ha saputo acqui- 
starsi la stima di tutti e del re stesso, il quale gli ha affidato per 
un patrimonio in avorio, coU'inoarico di venderglielo alla costa. 

Con ciò finisco, e porgendole i più rispettosi saluti mi dico. 

Suo Devotissima 
LUIGI CAPUCCI 

Ancoher^ 23 Maggio 1886. 

Pregiatissimo sig. Presidente 

E probabile che alla Società mi taccino di negligenza perchè 
non scrivo; ma stia pi«r certo che ciò non dipende da me. 

Alla costa ci avevano promesso ohe vi sarebbe un corriere 
ogni mese, e infatti le lettere dalla costa arrivano con abbastanza 
regolarità; ma lasciano molto a desiderare i corrieri ohe debbono 
partire da qui. 

Mi ricordo di avere scrìtto alla Società, il 4 o 5 gennaio, da 
Debra Berhan un piccolo biglietto , perchè avvertito solo poche 
ore prima della partenza del corriere; ma da allora in poi non mi 
si è più presentata nessuna occasione, e certamente non deve es- 
sere partito di qui nessun corriere, perchè noi che siamo sempre 
stati vicini al sig. conte Antonelli, lo avremmo saputo. Ma oltre 



(i) 11 fatto dì esser preceduti da una fama, che baio scopo di creare 
difficoltà e sfiducia ai nuovi arrivati è cosa che, in modo misterioso, è 
successa quasi a tutti gli italiani, i quali in questi ultimi tempi si sono 
recali allo Scioa. 



226 Bollettino della Società aMoana d' Italia 



alla mancanza di corrieri che partono, vi è un grande inconve-» 
niente nei corrieri che arrivano. 

La corrispondenza viene mandata da Assab tutta in nn sol 
pacco diretto al sig. conte Antonelli , il quale seguendo sempre 
il re, anche nelle sue spedizioni in paesi molto lontani, ne viene 
che questo pacco di lettere deve spesso viaggiare molto tempo e 
con grave pericolo di perdersi in mezzo a paesi poco sicuri, pri- 
ma di venire distribuito ai destinatari, che pure se lo vedono pas- 
sare di sotto agli occhi senza poterlo toccare. Cosi un corriere 
ohe arrivasse ora dovrebbe portare le lettere fino al paese degli 
Arassi, perchè poi di là ci fossero rimandate , e si capisce con 
che perdita di tempo e che pericolo. 

Non si potrebbe indirizzare il pacco delle lettere al direttore 
della stazione di Let-Marefià ? Mi pare che sarebbe assai meglio, 
perchè questa persona se non è a Let-Marefià sarà certo ad An- 
totto, e quindi sempre molto vicina a tutti gli interessati alla cor- 
rispondenza, ed egli stesso poi potrebbe facilmente rimettere al 
sig. conte Antonelli le lettere che gli appartengono. 

Questa modificazione, oltre all' essere molto giovevole per le 
lettere in arrivo, sarebbe anche assai comoda per quelle in par- 
tenza, perchè si saprebbe di dove partono i corrieri ; mentre ora 
essendo il sig. conte che li spedisce , nessuno sa né dove , né 
quando mandare le lettere affinchè possano partire. 

Scusi, sig. Presidente; V incomodo che le do, ma la cosa e di 
cosi alta importanza per tutti qui che spero si vorrà prendere in 
considerazione. 

Intanto voglia accogliere i sensi della più alta considerazio- 
ne e credermi 

Suo Dev.mo 
Ing. Luigi Capucci 



Sulla Goi])oslzio&6 ddiica delle. rocce Tnlcaoiclie Hi Assab- 

Nota preliminare del D.r Leonardo Ricciardi 

I campioni delle rocce vulcaniche che formano oggetto di que- 
sta mia nota preliminare (1), mi furono gentilmente procurati dal- 



(1) Dico preliminare perchè mi riservo di pubblicare le ricerche che 
eseguirò su altre rocce provenieati da quelle contrade africane oggi oc- 
cupate dall'Italia, che mi sono state promesse e che spero di ricever 
presto onde pubblicare una carta chimico-geologica di quel territorio. 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1836 227 

r egregio signor Cav. Bellitti, Capitano nei Reali Carabinieri, e 
colgo volentieri V occasione per ringraziarlo pubblioamente della 
cortesia usatami. 

Eecentemente V egregio Prof, D. Pantanelli dell' Università 
di Modena ha pubblicato, sulle rocce di Assabj le seguenti ricer- 
che micrometriche: 

" Il Dott. Vincenzo Ragazzi unitamente alle copiose raccolte 
*^ zoologiche inviate all' università di Modena dalla baja di Assab, 
" rimise alcuni campioni di roccie indicando essere le sole varietà 
** litologiche dei dintorni: sono in tutto dieci esemplari, quattro 
" calcari, una lava basaltica e cinque esemplari, di scorie con 
" tracce di vetrificazione. 

" Il basalto porta questa indicazione " forma il sustrato alla 
" lava e rimane allo scoperto presso il mare „. Ha T aspetto de- 
" gli usuali basalti compatti a minuti elementi, pressocchè nero, 
'^ di massa uniforme e appena interrotta da qualche cavità e da 
" rari cristallini di pentodo; la sua densità è 2,96; in lamelle pre- 
" senta un uniforme di plagioclasio, angite, peridoto, magnetite 
*^ e qualche rara traccia d' apatite; la presenza di de tu minerali 
^ corrisponde all' ordine secondo il quale li ho enumerati; le la- 
" malie trattate coli' acido cloridrico perdono il peridoto; la pol- 
" vere dalla quale può separarsi una parte di minerale magnesico 
" levigato con la soluzione di borotungstato di cadmio (dea. 3,1) 
" 8Ì separa lentamente in due parti distinte, una è un miscuglio 
" di magnetite e peridoto, l'altra, la più leggiera, di feldspato e 
** angite; i cristalli sono sempre piccolissimi; i cristalli di peridoto 
" eccetto i pochi visibili ad occhio nudo, sono piccolissimi appena 
" 0,2 di millimetro e queste dimensioni non sono oltrepassate da 
^ quelli di plasìoclasio. 

" La polvere rosso-scura levigata coli' acqua che ne separa 
" le diverse grossezze senza alterare sensibilmente le proporzioni 
" dei componenti, trattata con acido cloridrico non perde che il 
" peridoto e l'ossido di ferro, oalimata non cambia colore né perde 
" sensibilmente di peso; la percentuale della silice è 50,2; è stata 
" continuata 1' analisi quantitativa ma avendo fatto oltre alla dia- 
" sociazione col carbonato di soda e potassa quella coli' acido fluo- 
" ridrico, ho constatato la presenza della calce, della soda e di 
" tracce di potassa; potrebbe oltre alla magnetite contenere del- 
" l'aligisto presentandosi alcune volte in sezioni da non potersi 
" riferire a forme monometriche; il feldispato oflEre i caratteri ot- 
" tici della labrodorite; i cristallini geminati secondo la legge del- 
" l' albite si estinguono per un angolo massimo di 20° da 0,10. Le 



228 



Bollettino della Società a£rioana d' Italia 



** sezioni condotte nelle scorie basaltiche per le molte cavità male 
" possono ottenersi sottili a sufficienza: sono opache amorfe con 
" pochi cristalli aciculari, trasparenti, nei quali è vivo assai tra 
*• i prismi incrociati il pleocroismo lamellare; provengono dal monte 
" Ganga e dai contorni di Assab; per il loro speciale giacimento 
« non posso che riferire la nota che le accompagna; " scorie fre- 
*< quenti in grandi masse tra i lapilli „, (1) 

I tre campioni di rocce vulcaniche di Assab siccome mi per- 
vennero senza alcuna indicazione, li controdistinguo coi numeri 
1, 2 e 3, 

Lacca di Assab N. 1. 

II campione in massa è di color grigio oscuro, è poroso come 
quegli strati di lava che in Sicilia chiamansi ad occhio di pernice. 
Porzione di detta lava venne ridotta in polvere; questa polvere è 
di color grigio-scuro con tendenza al rossastro, che per la calci- 
nazione acquista una tinta rosso mattone. La polvere fonde facil- 
mente al dardo ferruminatorio in un vetro nero, opaco, pochissi- 
mo magnetico. Gol borace a caldo da la perla del ferro, a freddo 
quella del cromo. Gli acidi minerali a caldo attacca ao la polvere 
di questa roccia incompletamente. 

Densità a-(-ll° 0=2,703 (con grammi 1,698) 

Composizione centesimale 



Anidride silicica . 
Anidride fosforica . 
Sesquiossido di alluminio 
Sesquiossido di ferro 
Ossido di ferro 
Ossido di manganese 
Ossido di cromo . 
Ossido di calcio 
Ossido di magnesio 
Ossido di potassio. 
Ossido di sodio 
Perdita per calcinazione 



46,67 
0,74 

12,64 
6,13 

10,07 
0,19 
0,34 

11,48 
5,64 
2,31 
1,64 
2,64 

100,49 



(1) Atti della Società Toscana di Scienze Naturali residente in Pisa 
Voi. VII, fase. 1.^ 1886. 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 



229 



Lacea N. 2. 

La roccia in massa è di color grigio oscuro molto porosa. 
Ridotta in polvere conserva a freddo il colore della massa. Colla 
oalcinazione la tinta diviene grigio rossastra. Porzione di polvere 
a caldo viene incompletamente decomposta dagli acidi minerali 
con sviluppo di piccola quantità di anidride carbonica. Altra pio- 
cola quantità esposta al dardo ferraminatorio fonde facilmente in 
un vetro nero, opaco leggermente magnetico. 

Col borace e sai di fosforo da a caldo la perla del ferro, a 
freddo quella del cromo. 

Densità a + 11*» = 2.401 (con grammi 1.436) 

Composizione centesimale 



Anidride silicica . 


46,30 


Anidride fosforica . 


0,59 


SesquioBsido di alluminio 


.' . 13,44 


Sesquiossido di ferro. 


4,11 


Ossido di ferro . • . . 


12,61 


Ossido di manganese . 


0,22 


Ossido di cromo . . . . 


0,26 


Ossido di calcio . . . . 


11,88 


Ossido di magnesio 


4,42 


Ossido di potassio. 


1,94 


Ossido di sodio . . . 


2,13 


Perdita per calcinazione 


3,02 




100,92 


Lava N. 3. 





Questo campione è un frammento di scoria molto poroso di 
eolor grigio-scuro e per calcinazione diventa leggermente rossa- 
stro. La polvere trattata a -caldo con gli acidi minerali è parzial- 
mente decomposta con sviluppo di piccola quantità di anidride car- 
bonica. Porzione di polvere esposta al calore del dardo ferrumi- 
natorio fonde facilmente in un vetro nero, poco magnesico. Ool 
borace a caldo dà la perla del ferro, a freddo quella del cromo . 
Densità a+11* C=2,331 (con grammi 0,972) 



230 



Bollettino della Società africana d'Italia 



Composiziond centesimale 



Anidride silicica . 
Anidride fosforica . 
Sesquiossido di alluminio 
Sesquiossido di ferro 
Ossido di ferro 
Ossido di manganese . 
Ossido di cromo 
Ossido di calcio 
Ossido di magnesio 
Ossido di potassio 
Ossido di sodio 
Perdita per calcinazione 



45,57 
0,62 

13,07 
6,72 

.12,43 
0,21 
0,28 
6,79 
2,80 
3,36 
2,04 
6,06 



99,85 



La composizione chimica di queste rocce eruttive sì appros- 
sima a quelle tipo pirossenico stabilito da Bunsen per le rocce 
dell'Islanda e da Abioli per quelle dell' Armenia. 

Volendola confrontare con le rocce del Vesuvio, risulta che il 
peso specifico è quasi identico, ma diflferisce nella composizione 
chimica, perchè quelle del Vesuvio sono più ricche in allumina e 
potassa di quelle di Assab e queste più ricche in ferro delle altre^ 

Le lave dell' Etna hanno un peso specifiioo superiore a quelle 
di Assab e contengono pure una maggiore quantità di silice, di al- 
lumina e di sodio, mentre quelle di Assab sono più ricche in ferro. 

Alcuni basalti della Sicilia hanno una composizione chimica 
molto analoga alle rocce vulcaniche di Assab ma in generale i 
basalti hanno un peso specifico maggiore, dei campioni da me ana- 
lizzati, e contengono più silice. 

Le rocce dei vulcani estinti dei dintorni di Roma in generale 
sono più povere di ferro di quelle di Assab. 



Qualche notizia sul viaggio del sig. Pietro Sacconi 
neir Ogaden e sul suo assassinio, tolta in parte dall' in- 
terrx)gatorio d' uno dei suoi domestici per nome Jassin. 

La spedizione è partita, dice Jassin, dalla città di Araar 1*8 lu- 
glio 1885 composta di N.* 13 persone per l' Ogaden: 

1.^ Sig. Pietro Sacconi, V Hali Hagen (Turco), 3^* Abdurahim 
(Egiziano), 4"* Hossein Haomet (Madgiurtin), 5** AbduUy (Somali), 
6^ Ghedi Hersi (Somali), 7^ Abdully Mohamed (Galla NoU), ^ Said 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 231 

Moliamed (Sudanese), 9® Hacmet ; )> 10* Sultan (Araar), 

11" Haomet, (Bursac), 12® Haggi Said (cuoco indiano), 13^ Jassin 
Abdi ^Bas Hafan). 

H Big. Sacconi, Ali Hagem e Abdurahim, erano armati di fu- 
cili e revolver ; tutti tre sono morti, più Sulta d' Araar , vale a 
dire le persone più estranee alla popolazione del? Ogaden. 

Si usci, continua Jassin, dalla porta, el Futer, (porta della 
strada di Zeila) ma prendendo la via dei Babili (strada d'Aravegué). 
Quel medesimo giorno s'è attraversata la vallata ed il fiume Herrer, 
giangendo sino al mercato di Gero Ribe nei Babili, ove si passò 
la notte. 

9 Luglio. Si cammina sino alle 3 pom., ora in cui si mette il 
campo in un posto, del quale Jassin non ricorda il nome, ma che 
però è sempre nel territorio dei Babili. 

10 Luglio. Tornasi a riprendere la strada ma sempre lenta- 
mente a motivo delle bestie da soma che stante il carico non pos- 
sono camminare molto. S' accampa all'estremità dei terreni colti- 
vati dai Babili che sono anche i confini del dominio Egiziano.! 

11 Luglio. Lasciasi il territorio dei Babili e s' arriva in quel- 
lo di Varrà Ebon guidati da due Somali , Aden Moyan e Hassan 
Derih. 

Jassin pretende che questi Varrà Ebon siano Somali, ma altri 
quanto lui ben informati, dicono essere una popolazione mista di 
Galla e Somali. 

L* accoglienza, dice lui, fu indifferente; vi si passa la notte. 
La popolazione si meraviglia nel vedere il sig. Sacconi dare da 
mangiare ai suoi cani, nel proprio piatto, ciò determina il viaggia- 
tore di rimandarli in Araar, verso il 16 con Ali Hagem, che vi si 
reca per prendere provvigioni. Il biglietto annunciante questo in- 
vio è insignificante. 

Il sig. Sacconi fece in questo luogo un soggiorno abbastanza 
lungo e distribuì alquanti regali affine d' assicurarsi la strada per 
proseguire. Decide di mandare il servo Jassin nell' Ogaden, dal- 
l' Ugas Omar, Sultano d' una parte di quel paese; Jassin è accom- 
pagnato dalla guida Ibraim che riceve in regalo una fascia di tela 
e uji Tob. Jassin cammina 3 giorni e arriva in Her-Hersi senza 
trovare l' Ugas; gli si dice che il sultano è distante ancora otto 
giornate, inaccessibile a cagione delle guerre sorte fra le diverse 
Tribù. Jassin allora ri toma condotto da un aban , o guida , di 
Herhersi, 

Il sig. Sacconi si rimette in viaggio sotto la guida Der Scire 
di Her-Hersi; parte a mezzanotte e arriva al confine dei Varrà 



232 Bollettino della Società afrioana d' Italia 

Ebon e dei Caranli; in questo frattempo Ali Agen, di ritorno da 
Araar, mandava da Varra-Ebon, ove egli si trovava, un Somali 
Abar Ovai, per nome Ibraim, per pregare il sig. Sacconi di non 
avanzarsi più oltre e di attendere il suo arrivo. È appunto in quel 
giorno che il Sacconi spedisce tre lettere; la prima la più impor- 
tante è datata da Bombha ai piedi della collina di Tuli, tribù degli 
Hauia Somali, ove il viaggiatore passa nove giorni ed esprime la 
ferma risoluzione di andare avanti e lascia scorgere una certa tri- 
stezza causatagli dalla rapacità degli indigeni e dalle loro abitudini 
di tradire. Il sig. Sacconi approiìtta del soggiorno ohe gli è imposto 
per fare un' escui*zione nella vallata dell' Herrar, che dista dieci 
ore, facendosi accompagnare da una trentina di guerrieri. Il ter- 
reno è montuoso e sterile; sulla strada trova una sorgente abban - 
donata d'acqua e si ferma a riconfortarsi. La seconda lettera è da- 
tata 2Ò, stesso luogo; segna Taltezza della stazione di Bombha 1400 
m. sopra il livello del mare. La 3.^ lettera porta la data dei 27 
luglio da Dacatoh ad 1{4 di giornata dall' Ogaden, che colle altre 
viene rimessa ad Ibrahim, che parte il 28 e non arriva in Araar 
ohe il 21 agosto. Quando giunge Ali-Agem la carovana si rimette 
in cammino sotto la direzione di Jusuf Der Scirè; si parte a 1[2 
notte e si arriva a Her Hersi (paese della guida), ma i suoi com- 
paesani avevano abbandonato il paese, quindi si passa la notte 
nella solitudine. L'indomani, dopo tre ore di marcia, si giunse al- 
l'accampamento dei Somali, cercati inutilmente il giorno prima; qui 
ci fermiamo e si passano due notti ; T aban regala al sig. Sacconi 
un bue e i Somali gli portano delle penne di struzzo, ma egli non 
compera; gli propongono di fargli venire in quel posto dei denti 
d' Elefante, ed egli rifiuta. E qui che apprende 1' avvicinarsi del 
signor Sotiros (Greco) impiegato della Ditta Mazziaran-Bardey 
d' Araar. 

Era sera, il Sig. Sacconi voleva montare a cavallo per anda- 
re a fargli visita poiché la distanza non era tanto considerevole: 
da 4 a 5 chilometri. La gente lo dissuade e tutto venne rimesso al- 
l' indomani. Fattosi giorno annunciò la sua partenza per l'interno, 
tale risoluzione non incontra il favore dei suoi uomini. Le per- 
sone d' Ogaden e Abaroval l'avvertono essere pericoloso l'avan- 
zarsi più oltre, ma preoccupato dell' arrivo d' un altro viaggia- 
tore che gli potrebbe levare V onore d' essere il primo a penetrare 
nel misterioso paese dell' Ogaden, dichiara che è risoluto di par-'' 
tire. L' aban Der -Scirè si rifiuta d* accompagnarlo oltre, e il Sao- 
coni si accontenta di un giovanetto chiamato Abdulloj d' origine 
Gheri, ma domiciliato neirOgadeU; dove una sua sorella sposò na 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 233 



fratello dell' Ugas. Dopo la partenza arrivano, in quel posto, per- 
sone del sig. Sotiros per aver notizie del Sacconi. Verso mezzo- 
giorno partiamo e si arriva ad un posto ove e' è un pozzo pro- 
fondo 6 7 metri detto Harar, ci fermiamo mezz' ora. Durante il 
cammino siamo raggiunti da due uomini dell' Ugas-Omar che si uni- 
scono alla carovana. Erano essi due inviati dal precedente aban? 
qualcuno lo dice. 

Alla sera la carovana accampa in una zeriba abbandonata. 
L'indomani i nuovi venuti, che il sig. Sacconi aveva accettati per 
guide, cominciano ad aver pretese e ben tosto anche 1' Abdallaj si 
unisce a loro. 

Invano il sig. Sacconi cerca con buone parole di attirarli a se , 
ma inutilmente, un vecchio che passava per quel luogo si offre di 
condurlo se le guide non accettano proposizioni ragionevoli. Il Sac- 
coni offre un Toh ed una fascia a ciascuno; fanno giuramento di 
condarlo per quel prezzo. La carovana cammina fino a mezzo- 
giorno, si fk la fermata di 5 ore vicino ad un pozzo detto Tinto- 
mi, poscia si riprende il cammino sino alla sera e si passa la notte in 
una zeriba abbandonata ove i viaggiatori hanno la visita del leo- 
ne. All'aurora la carovana riprende la via, s'incontra con perso- 
ne d' Ogaden che cambiavano accampamento; interrogate dove tro- 
vavasi 1' Ugas-Omar, risposero essere a 5 giorni di distanza, sog- 
giunsero però che in una giornata arriverebbero in terreni colti- 
vati appartenenti a gente religiosa e pacifica; anche quel giorno 
la carovana accampa in una zeriba abbandonata ; doveva essere 
il venerdì 3 agosto. Alle 3 pomeridiane del giorno successivo il 
Sacconi arriva nel paese dei Sab-Tarica e precisamente nel luogo 
detto Malche Dagoi Madii (luogo della pietra nera), questo paese 
coltivato durante la stagione delle piogge era allora coperto di 
durra, vi è l'albero della gomma; è paese montuoso e l'acqua vi è 
molto scarsa; qualche pozzo tanto profondo che per attingerla vi oc- 
corrono sette uomini uno sopra all'altro ohe di mano in mano si pas- 
sano il recipiente che contiene il prezioso liquido. La contrada è 
esposta alle continue scorrerie degli Ania della tribù Orómo, tribù 
che abita le sponde del Wobi superiore; questi aiutati dagli Ittu, 
egualmente Oromo, sono grandemente temuti. L'indomani essendo 
la fine del ^Ramadan era giorno di festa (5 agosto) e i molti arri- 
vati prendono parte ai divertimenti ed il sig. Sacconi può in tal 
modo avere un pò di riposo nel pericoloso e doloroso suo viaggio. 
Ba quel posto invia le sue guide all' Ugas-Omar. Dopo qualche 
giorno arriva egli stesso e una delle sue primo parole è che il 
Sacconi 1' accompagni coi suoi uomini armati di incile, alla guerra; 



L 



234 Bollettino della Società africana d'Italia 

diatro rifiuto del Sacconi, V Ugas chiede che almeno lasci andare 
Ali Agem - Abduraim e Jassin, promettendogli 100 capi di be- 
stiame sul bottino, ma di nuovo Sacconi rifiata. L' Ugas va a ca- 
ricarsi assai malcontento. L'indomani fa le stesse proposte, ma 
riceve nuovo rifiuto; allora dice al Sacconi di fermarsi presso i Sab- 
Tarica che gl'invierebbe dei denti d'elefante e penne di struzzo. 
Il sig._ Sacconi stabilisce di andare avanti e T Ugas-Omar accetta 
per sua parte di tributo 24 Toh e 24 fasce , gli da una guida 
chiamata Ibraim-Hamed, che lo deve condurre da una persona a 
a nome Dar, nella vallata del Wobi, e si allontana. Il sig. Sac- 
coni si prepara per partire, Calef Ali cugino dell' Ugas, cerca di- 
stoglierlo da questo passo; abbiamo, dice egli, la guerra in tutto il 
paese, i Ras Issahag si battono fra loro, e voi sarete derubato 
daU' uno o dagli altri. Si suppone che Sacconi non ignorasse il pe- 
ricolo in cui si trovava, ma il Wobi non era che a otto giorni di 
distanza e sperava di potervi inalberare la bandiera italiana qaal 
primo esploratore. Ed è per questo che soffocava dentro di se i 
cattivi presentimenti, come pure non ascoltava i consigli di coloro 
che sembravano essergli amici. Al momento di partire due dei suoi 
domestici chiedono congedo sotto pretesto di malattia, ma è più 
probabile che mancasse loro il coraggio di proseguire; erano Said 
Mohamed e Acmed Ali , al quale il viaggiatore rimette un bi- 
glietto scritto in lapis in data 9 agosto, ove esprime abbastanza 
fiducia nel successo dell'impresa; quel biglietto giunse in Araar 
il 20 agosto. Clielif Ali segue un momento il sig. Sacconi poi lo 
lascia nelle mani della sua guida Ibrahim -Acmed. Dopo poche 
ore di cammino arrivano al paese della guida; dagli abitanti ven- 
gono rinnovati al signor Sacconi gli avvisi precedentemente avuti, 
lo seguono per più di un' ora, ed egli per liberarsi regala loro 
qualche pezza di tela nera. La carovana arriva nella vallata di 
Sulul, uno dei pochi paesi verdeggianti fin qui attraversati. Oltre 
ai pozzi, eravi acqua che discendeva dalle vicine montagne coperte 
di grosse piante. Jassin vi rimarca specialmente la pianta degli 
aromi chiamata Birbirsa e nelle scienze conosciuta sotto il nome 
di " Juniperus procera „; ciò indica che l'altezza è almeno di 
1400 a 1500 metri sopra il livello del mare. La carovana si ferma 
in un luogo dotto Hamer, poscia esce dalla vallata e prosegue 
il cammino fino a sera e passa la notte in una zeriba abban- 
donata. 

10, Agosto. La guida invece di seguire la direzione della val- 
lata di Sulul prende a traverso le montagne adducendo che biso- 
sognava evitare una tribù ostile, quella dell' Ugas Cossein; verso 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 235 

mezzogiorno si trovano ancora nella medesima vallata. È qui, che 
il sig. Sacooni in preda a cattivi presentimenti avrebbe preso in 
disparte il Jassin e gli avrebbe raccomandato, in caso di disgraziati 
avvenimenti, di salvare il suo giornale di viaggio e portarlo in 
Araar dove riceverebbe una generosa ricompensa. Jassin glielo 
prometteva sotto giuramento. Alle 8. pom. riprendono la strada, 
ma non quella di Suini che conduce al Wobi; attraversano invece 
OD paese sterile nel quale si vede solo qualche pianta secca a 
eausa che da tre anni non vi cade la pioggia; alle 8 di sera ar- 
rivano a Cora-Nagot nella Tribù dei Ber-Homadin. Qui la guida 
alloggia nella medesima capanna e la carovana accampa dietro il 
recinto della medesima. 

11. Agosto. U aban dichiara che non andrà più avanti ed 
invita il sig. Sacconi a fare altrettanto; questi si rifiuta, intanto 
8Ì mette nella sua tenda e la fa circondare da una siepe di spine. 
Colà si procura del burro, che gli abitanti gli vendono per un pò 
di tela. La giornata è abbastanza tranquilla. Venata la notte i viag* 
giatori si vedono circondati da una moltitudine di persone che di- 
Tisi in piccoli grappi stavano deliberando: segno abituale di un 
prossimo tradimento. Sono quasi tre mila persone, I servi sve- 
gliano il sig. Sacconi che fa chiamare tosto V aban, il quale con 
parole rassicuranti dichiara che la carovana non corre nessun 
pericolo, e ciò detto se ne va. La notte passa fra le angosce. 

12 Agosto. La mattina Halib fratello dell' Ugas viene e dice 
al sig. Sacconi: questa gente ci i^radiece ; che faremo noi? De- 
liberano, e mediante la consegna di 8 pezze di tela, Halib Ugas pro- 
mette di proteggere il sig. Sacconi e la sua carovana dandogli 
piena facoltà di proseguire o retrocedere. Il Sacconi vede il peri- 
colo leva le otto pezze di tela e le mette fuori della siepe. Halib 
si ritira per deliberare, Ibraim Acmed alla sua volta viene. Il sig. 
Sacconi gli offre 24 Tob e 24 fasce a condizione che lo conduca 
salvo alle rive del Wobi; V aban accetta e fa portar tutto in casa 
sua. Promette di far allontanare tutta quella gente che attorniava 
la tenda e la carovana, da questo momento egli dice al Sacconi; 
tn non hai più nulla a temere, m' incarico io di tutto, fa uscire 
&1 pascolo le tue bestie da soma e da sella e tu stesso prendi un 
po^ di riposo — detto ciò si allontana. 

Sino a qual punto la gente del sig. Sacconi credette a queste 
parole ? Sino a qual punto rassicurarono il Sacconi stesso ? Non si 
sa; comunque sia due domestici Hossein e Abdullaj, sia di propria 
volontà sia per ordine del sig. Sacooni, vanno a mettersi in os- 
servazione a qualche distanza. Tosto si vedrà con quale risaltato. 



236 Bollettino della Società africana d'Italia 

Ali Agen armato di facile sì corica da un lato fuori la tenda 
i cui orli erano tatt' intomo rialzati. Il cuoco Haggi-Said era pres - 
so al fuoco fuori della tenda, Jassin secondo qualcuno era nella 
tenda, secondo lui era assieme al cuoco vicino al fuoco. Al di 
fuori la calma sì ristabiliva e, (cosa strana), tutti s'addormen- 
tarono. 

Tutto ad un tratto cinque uomini armati di lunghi coltelli a- 
scendo da una casa vicina saltarono la piccola siepe. Nessun grido 
d'allarme! Tre di essi si gettano su i tre uomini che dormivano 
fuori della tenda e li scannano facendo loro spiccare il capo dal 
corpo a colpi di spada. Gli altri due sollevano la tenda ed entra- 
no. Uno d' essi colpisce il Sacconi alla testa facendogli una larga 
ferita; sbalordito si alza in piedi, pronuncia qualche parola: cosa 
fate voi ? e si getta fuori della tenta tirando due colpi di revolver 
senza colpire nessuno. Uno degli assassini con un colpo di spada 
gli taglia netta la mano che teneva il revolver e 1' altro gì' im- 
merge il suo coltellaccio in un fianco e lo sfortunato viaggiatore 
cade morto. 

Intanto tutti i servi erano fuggiti. Vi ebbe allora una scena 
di disordine tra i briganti stessi per disputarsi il bottino. Jassin 
ricordandosi della raccomandazione del sig. Sacconi, approfitta 
della disattenzione generale dei ladri per portarsi vicino al corpo 
del sig. Sacconi e prendere il libro delle note di viaggio. Sgrazia- 
tamente venne preso da un Somali che lo accompagnò avanti al 
Eachi o giudice locale Jusuff Cheri. Jassin sosteneva che il libro 
oh' egli teneva era il Corano, ma siccome la scrittura lo smentiva, 
diceva eh' era il Corano ma scritto in lingua Indiana. Il Fachi non 
volle credere e il libro fii gettato al fuoco. 

Jassin stesso ha corso grave pericolo, lo dicevano figlio del 
Sacconi perchè vestito all' europea; un Abaroval sostiene il con- 
trario e si porta mallevadore per Jassin pel valore di 16 pezze 
di tela. HaggiHSaid il cuoco anch'esso venne accompagnato dal 
Faohi dall' aban. Lo stesso Abaroval garentisoe per lui ed agisce 
allo stesso modo per Ghei Ahmed el Bursuc e AbduUy. Ottenne 
di custodirli in casa sua e la notte seguente li fece scappare con- 
segna ido a ciascheduno un Corano che dava loro l'aria di studenti 
mossulmani. Il loro progetto era di guadagnare la strada di Sulul 
ma per via furono svaligiati di tutto e ridotti completamente nudi. 
Morenti di fame giunsero a Sab-Tarica dove il cugino dell' Ugas 
diede loro da mangiare e qualche lembo di vestito per coprirsi. 
Arrivarono cosi dal sig. Sotiros che si trovava sempre a Her-Hersi. 
Qui si confortarono un poco e due di essi insieme ad Hossein, 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 237 

che aveva un fratello col sig. Sotiros, si fermarono con questi uni- 
tamente al cuoco. Gli altri con grandi privazioni giunsero in Araar 
il 22 agosto. 



BIBLIOGRAFIA 



L' egregio nostro socio, signor Pietro Pacella Professore nella 
scuola femminile superiore , ha pubblicato due libri utilissimi , 
V uno dei quali " la cosmografìa popolare „ viene molto opportu- 
namente a colmare una lacuna nei libri popolari d'insegnamento. 
L' ottimo libro è esposto col sistema sperimentale oggettivo e con 
tale chiarezza che le principali meraviglie del cielo e le leggi che 
ad esse si rapportano possono esser perfettamente comprese an- 
che dalla limitata intelligenza dei giovanetti, alla quale mal si 
adattano invece le astruserie scientifiche della maggior parte dei 
trattati che oggi corrono per le scuole. 

Le principali costellazioni del cielo, la varietà delle stagioni 
e dei giorni, i fenomeni di ecolisse , la costituzione solare e lu- 
nare eco. sono esposte con singolare chiarezza ed illustrate con 
belle figure rappresentanti fedelmente la verità. 

Questo libro è destinato a precedere lo studio della geografia 
topografica e politica nei ginnasi e nelle scuole tecniche. Il se- 
condo libro pubblicato poi dal prof. Pacella è la nona edizione 
del ^ corso di geografia moderna „ a cui farà seguito un ultimo 
volume a compimento dell' opera. 

Un bravo dunque di cuore al nostro esimio prof. Pacella che, 
con tanta attività e buona conoscenza della geografia, lavora per 
il bene dell'insegnamento. 

Le lingue dell' Africa — Traduzione libera dall' inglese del 
Prof. Giov. Scudellari. Torino Angelo Baglione lè86. 

Il Prof. Giovanni Scudellari, nel tradurre dall'inglese un pic- 
colo compendio delle lingue africane, ha coordinato la traduzione 
con un profilo geografico del continente africano. 

Secondo il nostro avviso il libricino può riuscire molto utile 
nelle scuole perchè tratta la materia con metodo facile e special- 
mente alla portata delle giovani intelligenze. 



*:¥ 



288 Bollettino della Società africana d' Italia 



IL DESERTO DI CALAHARI 

Del viaggiatore Cablo Nolte (Versione dal tedesco di W.) 

Come nella parte nord trovasi il Sahara, cosi nella parte snd 
del continente nero vi è pure un grande deserto: il Calahariy detto 
dai Namaqua Calascinri e dai Betsoiuani Cari-Cari. Verso sud il 
Calahari giunge quasi fino al fiume Grange, confina ad ovest con 
le regioni abitate dai Namaqua e dai Damara , ad oriente è limi- 
tato dal paese dei Betsoiuani e verso nord s'estende fino al lago 
Nyassa, a 21° circa di latitudine sud. 

La sua superficie si vuole che non conti meno di 10,000 mi- 
glia quadrate. 

Secondo tutte le apparenze il deserto di Calahari non fu sem- 
pre la sconsolata solitudine di sabbia che è ora. N' è una prova 
restesa rete di fiumi, adesso privi d' acqua , quali l'Oup , il nero 
ed il bianco Nossup, il Holop, il Curman, stati tutti affluenti del 
grande fiume Heigab il cui letto , pure disseccato , s' inoltra fino 
alP Grange e che nei tempi andati scorreva da nord in direzio- 
ne sud. 

La grande strada che oggi conduce nel deserto non è altro 
che il letto deirHeigab , essa se ne scosta soltanto in quei punti 
ove il fiume formava delle cascate, ma, superato l'ostacolo, vi rien- 
tra subito. Di tanto in tanto si trovano dei punti dove V antico 
letto s' allarga in bacini, ora grandi ed ora più piccoli. In questi 
luoghi , che sono più frequenti dal margine del deserto al fiume 
Grange , si rinvengono i cristalli più belli , delle ghiaie e varie 
specie di piriti. Neil' interno del deserto gli antichi letti dei corsi 
d'acqua saranno forse anche pietrosi ma sono oggi ricoperti da 
uno spesso strato di sabbia soffiatovi sopra dai venti. In parecchie 
località, sui margini del deserto, scavando si è trovata acqua, sebbene 
molto salata. Nello scavare un pozzo nella sabbia umidiccia si rin- 
venre uno scheletro ben conservato d'elefante, né sono rare le con- 
chiglie (unio pictorum); si trovano anche spesso corna di rinoce- 
ronte benissimo conservate. Circostanze tutte che provano la pre- 
senza dell'acqua in quei luoghi, in tempi non tanto remoti. Voler 
precisare però da quale epoca quei fiumi cessarono di scorrere 
riuscirebbe un assunto piuttosto difficile. 

Un cacciatore inglese coU'aiuto de' suoi compagni ha scavat o 
un pozzo nel punto ove si congiungono FGup ed il Nossup ed ha 
trovato, alla profondità di 80 piedi, un acqua molto salata la quale 



Anno V. Paso. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 239 

però, cosi com'è, riesce un gran beneficio per i vaganti Bascimani 
e pei pochi bianchi che s' avventurano in quelle desolate regioni. 

Il carattere del terreno, tranne poche eccezioni, è quello che 
presentano tatti i deserti di sabbia. Lunghe catene di dune, quan- 
do più alte, quando più basse, s'alternano con vasti ripiani chia- 
mati sabbia piana, 

Frammezzo alle singole catene di dune, distanti fra loro per 
lo più, dai 30 ai 60 metri, s'incontrano, con frequenza al margi- 
ne del deserto e rarissimamente nel suo interno, dei tratti di ter- 
reno calcareo e d'argilla dura estendentisi qualche volta fino a 
mezz'ora di cammino. Le catene si compongonono di parecchi 
gruppi di dune di altezza varia ; qualcuna di queste dune ha de- 
clivio dolce altre hanno pendenze ripidissime. Un fenomeno degno 
d'attenzione sono le cosi dette panne consistenti in altrettanti ba- 
cini il di cui fondo è formato di una terra argillosa dura ed i di 
cui margini sono chiusi da tutte le parti da alte dune. Ve ne è 
una che misura 8 ore di marcia a cavallo. In certi punti le dune 
circostanti s'avvicinano, in altri si scostano. Se si osserva una di 
queste panne dalla sommità di una duna, specie nell'ora del me- 
riggio, si crederà di stare dinanzi ad una grande superficie d'ac- 
qua e si vedranno riprodotte molte altre immagini originate tutte 
dagli inganni della forte luce solare ripercorsa sul piano. 

Alle panne debbonsi aggiungere le cosi dette viete che s' in- 
contrano soltanto sui margini del deserto e che come quelle sono 
contornate da alte dune. Le vleie hanno il fondo costituito di ter- 
reno poroso all'opposto di quello delle panne che è formato di ar- 
gilla dura. Le piogge nelle vleie producono un attiva vegetazione, 
nelle panne invece non riescono mai a far crescere un filo d'erba. 

L'epoca delle pioggie nel deserto di Calahari cade, ordinaria- 
mente, nei mesi di febbraio, marzo ed aprile. Non devesi credere 
che in questi mesi piova di continuo, anzi possono capitare degli 
anni in cui non piove affatto. Può anche accadere che l'epoca delle 
piogge ritardi fino a maggio, giugno e luglio, però questa è una ec- 
cezione rara. U più delle volte piove nei mesi prima indicati e 
non già per giornate intere ma per nubifragi che durano 2 o tre 
ore consecutive. La tempesta che in questi casi porta con sé la 
pioggia è un tremendo fenomeno naturale. Quale grande spetta- 
colo si presenta all' occhio attonito, e quanto debole e piccolo si 
sente l'uomo nel mezzo degli elementi che cozzano fra lorol Qual- 
che giorno prima che l'uragano arrivi, nere nuvole coprono l'oriz- 
zonte, l'atmosfera si fa pesante e neanche le notti apportano re- 
frigerio. Un vento caldissimo, carico di fina sabbia, e più forte in 



240 Bollettino della Società africana d' Italia 



snl mezzogiorno, incomincia a soffiare ; di quando in quando delle 
trombe di sabbia si formano e , sollevando tutto ciò ohe non può 
resistere, trasportano nei loro vortici piccoli pezzi di legno , erba 
secca, pietruzze, in un ballo dei più furiosi e fantastici. Alla fine, 
dopo quattro o cinque giorni, tutto annuncia vicino lo scoppio. Il 
cielo si ricopre di dense nubi , il vento , divenuto addirittura ar- 
dente , soffia con forza sempre maggiore. Si vede avanzare come 
una muraglia altissima e nera che porta seco tale un impetuoso 
vento, dinanzi al quale 1' unica possibile salvezza è il distendersi 
bocconi a terra. L' uragano , con tuoni e lampi seguita ad imper- 
versare per circa una mezz'ora dopo di che s'aprono le nubi e vien. 
giù l'acqua in tale abbondanza ohe, ad onta delle sabbie e dell'ar- 
sura durata mesi e mesi, si formano dei torrenti a destra ed a si- 
nistra in meno che non si dica. 

In talune località , più particolarmente nei punti formati da 
terre calcaree, cresce Vacacia detenens, arbusto tanto comune nel- 
l'Africa meridionale e cosi chiamato perchè con le acute spine ri- 
tiene tutto ciò che capita nelle sue vicinanze. D' albero non v' è 
che Vacacia giraffae ^ frequente anche nell'interno del deserta 
ove, non di rado, si trova riunito in gruppi di qualche importan- 
za. Sono per lo più alberi antichissimi, di dimensioni enormi le cui 
foglie piccole e tenere costituiscono il nutrimento prediletto delle 
giraffe. Siccome tali alberi coi loro infiniti rami occupano un gran- 
de spazio cosi è pure grandissima l'ombra che proiettano. Ma guaì 
allo stanco ed incauto viandante che voglia cercar riparo dai co- 
centi raggi del sole africano col rifugiarsi sotto le sue foglie. I 
scorpioni, i ragni mostruosi, i serpenti v'abbondano, e sarebbe an- 
cor nulla se 1' aria non fosse infestata tutt* intorno da numerose 
zecche che forano la pelle del disgraziato viaggiatore producendo 
in ogni foro altrettante piaghe purulenti. 

La pianta di maggior importanza è il mellone, chiamato dai 
Namaqua zzama, essa copre la sabbia del deserto con lunghe rami- 
ficazioni. Il fiore ne è giallo, il frutto ha la grandezza all'incirca 
di un uovo di struzzo e tiene luogo di acqua ai Betsciuani ed ai 
rari bianchi che trafficano in quelle parti. 

Si rinviene ancora una specie di zucca selvatica lunga da 5 a 
7 cent, contenente molt' acqua. Verso il nord del Calahari, in 
luogo del zzamaj v' è un altra qualità di mellone introdottovi dai 
Gaffri betsciuani che si chiama Mangolan, 

Erbe per pascolo pure ve ne sono, fra le quali l'erba G^a che 
raggiunge l'altezza d' un metro ed ò nociva per gli animali, e quella 
detta Toa che, più bassa e tenera , riesce loro di grande utilità. 



Anno V. Paso. IX-X. Settembre-Olitobre 1836 241 

Non mancano le piante velenose, sono anzi frequenti e producono 
gravi danni ai bovini. Si rinvengono anche delle radici e della va- 
rietà di cacti di sapore dolce, ricercate quali ghiottornie dai Ba- 
scimani. Orchidee olezzanti e smaglianti dei pifi bei colori ornano 
di quando in quando i margini del deserto, ma la vegetazione, sorta 
per incanto dopo le pioggie, dura ben poco, e, scorso qualche mese, 
tntto si dissecca, ogni segno di vita vegetale sparisce e' pare che 
nel deserto ogni germe ne sia morto x>er sempre. 

Il mondo animale è rappresentato da girafiPe , alci, antilopi 
gazzelle di varia specie, leoni, 4eopardi, cani e gatti selvatici, iene, 
^eiacalli^ ec ec. 

Una particolare menzione merita lo struzzo, il quale in gruppi 
di 5 fino ad 8 individui s' incontra, piuttosto con frequenza, vicino 
ai fiumi disseccati. I luoghi più propizi per dargli la caccia sono 
i dintorni dei fiumi Oup e Nossup. È appunto lo struzzo che at- 
tira in queste regioni inospitali qualche bianco speculatore. 

Il caldo nel deserto è quasi insofiPribile. Non appena però il 
sole tramonta la temperatura s' abbassa sensibilmente e le notti 
procurano un poco di sollievo, tranne , come s' è già detto, nei 
giorni che precedono le piogge ne' quali, anche di notte, il caldo 
opprime e si sente mancare il respiro. 

Il disco lunare, come ciò avviene nei tropici, appare assai più 
grande, manda luce più vivida e permette di distinguere con chia- 
rezza gli oggetti a grandissime distanze. 

Le notti rischiarate dalla luna hanno un particolare incanto 
nel deserto. Le ondulazioni delle dune ricoperte dalle belle e verdi 
fronde dei melloni, le alte erbe sulle quali il vento della sera spira 
dolcemente; in lontananza, al di sopra delle dune, sorpassandone 
le cime, i giganteschi alberi delle girafiPe, ofifrono allo sguardo nn 
paesaggio fantastico d'una bellezza originale, cui la luna, con la sua 
luce argentea più intensa, aggiunge nuove e maggiori attrative. 

(continua) 



RASSEGNA AFRICANA 

L' Ing. Luigi Cicognani, nostro egregio socio, dopo aver di- 
morato per circa due anni' allo Scioa, è ritornato tra noi in ottima* 
salute. Egli reca notizie molto importanti circa la situazione attuale 
dell'Italia in Africa — A suo tempo, forse, avremo occasione di 
richiamare l'attenzione del pubblico e del Governo su questioni di 
grave momento fatteci note dal Gicognani^ intanto siamo lieti di 



242 Bollettino della Società africana d' Italia 



poter annunciare che nel prossimo numero del nostro Bollettino» 
pubblicheremo una sua preziosa monografia, completa sotto tutti 
gli aspetti, col titolo: Attraverso il paese dei danàcliili., 

Spedizione italiana in Abissinia — Verso la fine dello 
scorso settembre si sono imbarcati a Napoli i signori Salimbeni 
Savoiroux e Piano. 

Essi, passando da Massaua, si recano in Abissinia ove , per 
conto della Società G-eografica Italiana , hanno in mente di com- 
piere una esplorazione scientifico-commerciale. 

Al tenente marchese Benzoni venne impedito di prender parte 
alla spedizione per toglierle qualsiasi apparente carattere militare. 

Ed i signori Piano e Savoiroux doverono, onde potersi unire 
alla spedizione, rassegnare il primo le dimissioni da maggiore ed 
il secondo da tenente dell' esercito italiano. 

La temperatura a Massaua — Dalle relazioni avutesi da 
Massaua risulta che nella seconda decade dello scorso Giugno il 
massimo della temperatura ha oscillato nelle seguenti proporzioni. 
Massaua (osservatorio) da 38° a 35^5 
Ospedale da campo 41^ „ 33*^ 

Campo di Taulud 43^ „ 38<» 

Forte Menilo 46**6 „ 39** 6 

„ Otumlo 4^ „ 38« 

„ Archico 37" „ 37" 

Dai dati precedenti rilevasi che la temperatura non è uguale 
in tutte le località di Massaua e vicinanze, occupate dai nostri sol- 
dati, quindi sarà bene tenere presente tale fatto per non credere 
contradittorie le notizie che vengono pubblicate su pei giornali e 
che, parlando di temperatura, indicano semplicemente Massaua sen- 
za fare distinzione di luogo. 

n Dott. Znncker — Un dispaccio giunto da poco a Berlino 
reca la lieta nuova che il Dr. luncker è salvo. Il telegramma, pro- 
veniente da Zanzibar, fa sapere che il corriere arrivato alla còsta 
latore della buona notizia disse d' aver lasciato il Dottore al vil- 
laggio di Msalala, alla estremità meridionale del lago Vittoria. 

Da quanto sembra egli è riuscito ad attraversare l'Unioro ed 
a mettersi fuori della portata del crudele* successore di Mtesa. Il 
viaggiatore ha perduto tutte le sue collezioni, ma per fortuna è 
riuscito a salvare il suo giornale di viaggio che dovrà per certO' 
contenere notizie e ragguagli preziosissimi se si consideri che il 
Dott. lunoker ha passato sei anni nel centro dell' Africa. 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre -Ottobre 1836 243 

£ del nostro povero capitano Casati^ ohe dicevano fosse cm 
Ini ? Nessuno ne parla. (1) 

I tedeschi negli stati del Saltano di Zanzibar. Questa 

volta è toccata ai tedeschi. Mentre sedeva in Zanzibar la Commis- 
sione internazionale per la delimitazione delle frontiere, saltò in- 
capo ai tenenti Zelewski e Wittich ed airagronomo Hermes, della 
Società germanica dell'Africa Orientale, di recarsi per conto pro- 
prio ad Amboni, villaggio sulla costa, appartenente al sultano Said- 
Bargasch. Ivi giunti i tre s'affrettarono a concludere co.^ capo in- 
digeno di quella località un trattato in forza del quale tutto il paese 
e territori adiacenti venivano ceduti alla società germanica del- 
l' Africa Orientale. Patto questo issarono ad un gran palo la ban- 
diera dell'impero e si stabilirono comodamente e definitivamente in 
Amboni. Ma un bel giorno, che pei tre non fu tropp-) bello, giun- 
sero i soldati del sultano, tirarono giù la bandiera e legati brava- 
mente i tre tedeschi li condussero prima a Tanga poi a Zanzibar. 

A Zanzibar i tre prigionieri ottennero la libertà, ma solo dopo 
solenne promessa del console generale tedesco che i colpevoli sa- 
rebbero stati puniti. E difatti il tenente Zelewski, che funzionava 
da capo nella piccola spedizione , dovè pagare una multa di 103 
marchi e 30 marchi ciascuno i suoi due compagni d'avventura. Il 
motivo della punizione era formulato così: per avere inalberato la 
bandiera delVimpero tedesco senza autorizzazione. Il documento che 
partecipa agl'interessati la punizione è firmato dal console generale 
di Germania a Zanzibar Arend e dall'esecutore giudiziario Jahnke. 

Nel febbraio scorso un caso identico era capitato all'assessore 
LucaSy pure tedesco, il quale, come i tre signori accennati più so- 
pra , aveva anch'esso voluto inalberare la bandiera germanica in 
Gazi, a mezzogiorno di Mombas. Venuti però i soldati del sultano 
tolsero subito di mezzo il sig. Lucas e la sua bandiera. 

Missione di Cosacchi in Abissinia — Il Nuovo Tempo di 
Pietroburgo da notizie della missione di Cosacchi spediti in Abis- 
sinia a re Giovanni. Il Negus si è dimostrato molto soddisfatto 
della venata dei russi nei suoi stati ed ha gustato moltissimo le 
loro evoluzioni equestri, anzi ha espresso il desiderio che si sta* 
bilissero definitivamente in Abissinia. A tale scopo ha loro offerto 
un vasto territorio in vicinanza del fiume Tacazzè, ma il loro et* 



(1) Mentre 11 Bollettino è in macchina giunge la notizia che anche 11 capitano Casati 
è salvo. Tale notizia vien data da parecchi giornali che la attingano, aUa loro volta, 
dal Sole di Milano. Però non vi è sufficiente chiarezza; l'ultima lettera del Casati sarebbe ' 

scritta U 80 Dicembre scorso, cioccio mesi fa I In ogni modo vogliamo sperare U meglio. 



244 Bollettino della Società afrìoana d' Italia 

manno, Nicola Ivanovitch, ha risposto con un rifiato a tutte le pro- 
poste del re , non esolasa quella di imparentarsi con la famiglia 
reale per mezzo d'un matrimonio. 

L'accampamento dei cosacchi è disposto ai piedi d'una grande 
montagna e sulla tenda dell' etmanno sventola la bandiera russa. 

L'interno della tenda è ricoperto di pelli di leoni e di leopar- 
di; alle pareti si vedono sospesi dei trofei d'armi di grande valore. 

Da un lato scorgesi il letto da campo deir etmanno ricoperto 
d^una pelle di leone e sul quale, tranne che all'è tmanno, a nessuno 
è permesso di sedere. I visitatori si seggono sui tappeti distesi in 
terra. AH' ingresso della tenda stanno continuamente in senti- 
nella due cosacchi e due nubiani di statura gigantesca. 

Il colpo d'occhio che presenta quest' accampamento è dei più 
svariati. Da una parte vedesi il cosacco della Grande Russia in 
sottanina lacera e lunga barba , dall' altra il circasso col suo pu- 
gnale entro il ricco fodero e con la sciabola dall'impugnatura inar- 
gentata; vicino a questi sta accoccolato in terra un sudanese dal 
viso imberbe armato di lancia e munito dello scudo di cuoio, men- 
tre più in là passeggiano gravi gravi gli Abissini coi manti bian- 
chi e rossi e coi loro fucili Bemington, terrore degli Egiziani. Lo 
strano si è che tutta questa gente, cosi diversa di lingua, di co- 
stumi e di razza, vive insieme nella massima armonia. 



r ITALIA ALL' ESTERO 

(G. CARERJ) 

Brasile 
III. 

Provlnoia di 8. Paolo 

Non vi ha tortura peggiore, per il redattore di questa rubrica 
del Bollettino, di quella di dover scrivere quasi sempre sull' au- 
torità degli altri, ed accettare fatti e giudizi, ai quali non gli ò 
dato contrapporre altro di proprio che un desiderio grandissimo 
di vorità ed una certa tal quale conoscenza della onestà delle fonti 
alle quali ricorre per attingere notizie, giudizi e cifre. 

Non è a ritenere per altro che procedendo a codesto modo 
si possa acquistare la tranquilla coscienza, di trovarsi in possesso 
di tutta la verità. 

Tutt' altro — Bisognerebbe essere ingenui a tal punto da ri- 
tenere che laddove si tratta di gravi e vasti interessi per ve- 
derci bene addentro basti farsi rischiarare dagli articoli di giornali, 



Anno V. Paso. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 245 



dai rapporti più o meno uffioiali o dai volumi ohe si pubblioano ! 

Chiunque inveoe non ignora in quale fitta rete d' interessi , 
sporchi e pìditi si avvolge la nostra emigrazione, deve conoscere i 
maneggi che gV interessati adoperano per fare abboccare alle insi- 
die le vittime, o per adunghiare nella lotta della concorrenza la più 
abbondante preda , e deve perciò dubitar di tutto e di tutti. 

Accade sovente di leggere su giornali anche autorevoli e sti-. 
inabili, articoli e notizie, insinuati malignamente, che riguardano 
le sorti degli emigranti italiani nel tale o tale altro paese. Si stia 
bene in guardia ! — Il movente di codesti articoli lo si trova nelle 
linee di certe società di navigazione e di certi contratti a fornire 
emigranti a tale o tale altra Compagnia di navigazione. 

Punto avversario dell* emigrazione, sotto certe condizioni spe- 
ciali, non mi stancherò mai però di consigliare agli emigranti di 
scegliere la loro nuova destinazione in base a notizie dirette, ri- 
cavate dai propri amici e parenti già emigrati non solo, ma con- 
trollate codeste notizie nella maniera più scettica che sarà lor 
dato di poter praticare. 

In questo articolo come nei precedenti m' inspirerò a rapporti 
ufficiali e ad autorità sulla buona fede delle quali non ho ragione 
di dubitare, o mettere in quarentena preziosi dati e notizie auten- 
tiche pervenutemi o fattemi pervenire da italiani residenti nel 
Brasile che io non conosco punto e che ad altri molti sono affatto 
mal conosciuti ! 

Ecco ciò che dalla provincia brasiliana di S. Paolo scrive il 
cav. P. Corte, uno dei consoli più egregi e competenti che onorino 
ali* estero V Italia : 

^ Sia per facilità del trasporto a mezzo della linea a vapore 
della società F. Piaggio e Figli che da parecchi anni tocca il 
porto di Santos, sia perchè gì' intelligenti commercianti tedeschi 
ohe hanno oramai in mano non solo il commercio, ma le principali 
proprietà della provincia di S. Paolo, abbiano capito che la loro 
ricchezza si decuplerebbe coli' immigrazione, U certo si è ohe nes- 
suna provincia del Brasile conta tante colonie private come quella 
di S, Paolo; ne ha invece una sola nazionale denominata Cananea 
composta in gran parte d' inglesi, che sopra una popolazione di 805 
abitanti contava però nel 1878 già 63 italiani. 

Nelle colonie particolari di San Paolo si adottarono tre siste- 
mi diversi, cioè la mezzadria, il salario ed i lavori a cottimo; i 
nostri connazionali in generale preferiscono questo sistema, che è 
il più proficuo quando non si manca della volontà di lavorare. 

Le principali colonie particolari sono : 



246 Bollettino della Società a&ioana d'Italia 

Nel municipio di Limeira quella di 8. Oeromino e di Ca- 
scalkoj quella di Nova Louzan e di Morra AztU nel Municipio di 
Alogu Mirinij quella ài^ Salto Grande nel municipio di Amparo^ 
quella di Cafeeiral e Boa Vista nel municipio di Rio Olaro^ quel- 
la di Cresciunal nel municipio di Pirassimunga ed infine quella 
di Pau d' AlhOf Nova Colombia e Saltinho nel municipio di Catn^ 
pinas. 

I nuclei coloniali ài S.t Anna e Gloria nelle vicinanze della 
capitale della provincia, furono emancipati. Quelli di S. G-aetano 
e S. Bernardo ancora continuano a ricevere sussidio govemetivo . 
Quello di S. Anna, fondato il 1** luglio 1877, conta circa 120 per- 
sone, metà italiane e metà austriache. La coltivazione ò di mi- 
glio, riso, patate dolci, lino, uva, grano, canne da zucchero. 

Quello di Gloria, fondato li 26 agosto 1878 dista 8 chilome- 
tri e mezzo da S. Paolo. Sonvi 88 persone, di cui 65 italiane. S. 
Gaetano si trova a 10 chil. da S. Paolo, fu /ondato nel 1877. 

L^area è di 10,890,000 m. q. Sonvi 162 persone delle quali 
146 italiani. 

Quello di S. Bernardo, fondato nel 1838 a 23 chil. da S. Paolo, 
a 7 chil. dalla ferrovia da Santos a Jundiahy, contiene 668 persone; 
delle quali 459 italiane. 

Pare che la loro condizione sia soddisfacente , giacchi seri- 
vono alle loro famiglie in Italia di raggiungerle. 

Alla fondazione di queste colonie è dovuto il grande sviluppo 
manifestatosi in questa provincia, nonché il completo sistema stra* 
dale e P abbondanza delle strade ferrate colà esistenti. 

Il numero degli italiani residenti stabilmente in queste colo- 
nie e nella graziosa città di S. Paolo, ricca di belle case, di giar- 
dini pubblici, di passeggiate e di tramways^ non À minore ^ di 
" 12,400 » e la loro condizione economica è assai buona migliore 
*^ anzi di quella dei nostri connazionali dimoranti nelle altre prò- 
" vincie del Brasile... „ 

8. Paolo, Ha un clima temperato e sano; è bene irrigato, 
contiene bei pascoli, dove si allevano numerosi buoi, cavalli 
e muli. 

Superficie 290,876 chil. q. 
Densità 3.46 (1). 



(1) Avvenire Coloniale d* Italia — dott. T. Zona — Palermo. V. pure . 
Bivisla da Seccao da Sociedade de Geographia de Lisboa, no BrazU, 
i886. 

Typ. de G. Lenzinger e Filhos. Rua d'Ouvidor 31. 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 247 

Non è che dall' anno 1875 che i nostri oonnazionali affluirono 
in folla Terso quella regione. 

Dal supplemento alla relazione e ai lavori statistici, presen- 
tati al ministero dell' Impero nel 1875, rileviamo in fatti che nel 
1873 su 16,567 stranieri nella provincia, v'erano soli 1,132 ita- 
liani, mentre da un lavoro statistico fatto dal cancelliere del Vice 
Consolato di Portogallo, presentato alla Camera provinciale, non- 
ché da informazioni verbali date da persone autorevoli al nòstro 
egregio Console a S. Paolo avv. E. Perrod, si fanno ascendere a 
15,000 gli italiani stabilitisi solamente in S. Paolo e Campinas, 
laonde senza timore di esagerazione si può calcolare a 25,000 abi- 
tanti la nostra popolazione nell' intiera provincia. 

Donde previene questo fenomeno ? Questo cambiamento repen- 
tino nella direzione della nostra emigrazione ? Fino dall' anno 1835 
la provincia di S. Paolo prese da sé l' iniziativa di provvedere 
all' introduzione di emigranti europei, con una legge in data 10 
•aprile suddetto anno, che autorizzava il governo provinciale a 
contrattare lavoranti stranieri per la costruzione delle strade. 

La legge n. 11 in data 19 febbraio 1846 applicava a benefi- 
eio dell' introduzione di coloni europei gli interessi che possedeva 
possederebbe la Gassa Provinciale. 

In quei tempi i bilanci provinciali offrivano degli avanzi, e 
questi avanzi, erano destinati al fine suddetto. 

La Legge n. 14 in data 19 luglio 1852 statuiva la somma di 
25 conti — il conto è equivalente a circa L. 2.200 — cioè franchi 
55,000, a favore di coloro che importassero emigranti europei. 

Con una Legge 10 maggio 1854, il Governo veniva autoriz- 
zato a nominare commissioni per promuovere e dirigere la coloniz- 
zazione nella provincia di S. Paolo; nel mentre con un' altra Leg- 
ge in data 30 marzo dello stesso anno si autorizzava l' imprestito 
a molti negoziantii della somma di 70 conti — cioè franchi 154.000, 
per trasportare coloni europei fino a Santos. 

Nel 1874 con Legge 30 marzo il Governo venne autorizzato 
ad emettere in azioni la somma di 600 conti — franchi 1,320,000 — 
all'interesse del 6,0^0 P^^ aiutare l'immigrazione verso la pro- 
vincia, nonché i proprietari che facessero andare coloni nei loro 
stabilimenti. 

Con successiva Legge in data 26 aprile 1875 la somma anzi- 
detta poteva, mediante ipoteca o garenzia, essere elevata al quin- 
tuplo a beneficio dei proprietari f gricoli, cl^e non possedevano schiavi 
e che li collocassero esclusivamente nella colonizzazione. 

La legge poi n. 44 del 16 aprile 1874, sovvenzionava con 



248 Bollettino della Società africana d' Italia 



somma di 20;000 reis (ossia 40 fr. essendo in media 500 reis un 
franco] ogni colono maggiore di 10 anni, da pagarsi direttamente 
a lui appena giunto in Santos, od in qualsiasi altro punto della 
p^'ovincia — La sovvenzione era doppia se il colono sbarcava da 
un bastimento a vapore. Finalmente si dava un premio di 50,000 
reis (fr. 100) ad ognuno dei coloni, che adempisse con soddisfa- 
zione il suo contratto. Neil' 82 vennero dalla Legge 25 aprile crea- 
te dite colonie agricole. 

Con Legge, del 21 febbraio 1881 si autorizzava il Governo a 
spendere 150 conti (fr. 330,000) di cui 30 mila per una casa di 
ricovero agli immigranti, e 120 mila da distribuire ai coloni in ra- 
gione di 40.000 reis (80 fr.) agli adulti, e 25 mila reis ^50 fr.) ad 
ogni minore di otti anni. 

La Legge finalmente del 16 luglio 1881 autorizzava il Gover- 
no provinciale a regolarizzare V acquisto, V ospitalità e la colloca- 
zione degli emigranti europei, che spontaneamente immigrassero 
nella provincia di S. Paolo, come altresì lo stabilimento di nuclei , 
coloniali e scuole teorico -pratiche accordando per questi scopi la 
somma di 300 conti (f. 660.000) Tutte codeste Leggi, certamente 
fatte a scopo di agevolare la immigrazione in S. Paolo, non ba- 
stano a spiegare la deviazione e 1' accrescimento della nostra cor- 
rente di emigrazione verso quella regione, nò soccorrono più effi- 
cacemente a spiegare il fenomeno e altri fatti d'ordine politico o 
finanziario, ai' quali alcuni son ricorsi. 

Come si spiega adunque V enorme aumento della nostra emi- 
grazione verso la provincia di S. Paolo ? 

^ Non col complesso delle leggi anteriori, poiché, malgrado 
i rilevanti fondi messi a disposizioni del Governo, non si osser- 
va alcun risultato sin dopo il 76; non da guerre e sospensioni di 
favori nel Rio della Piata ^ poiché tanto la Kepubblica Argentina, 
quanto quella delP Uruguay, mantennero sempre lo stesso sistema 
cioè la prima della massima protezione diretta ed indiretta (dico 
protezione nel senso di aiuto materiale), la seconda semplicemente 
indiretta. Se la crisi economica degli anni 1873 a 1876 in Monte - 
video, ed i torbidi avvenuti in Bueouos-Ajres nelP elezione pre- 
sidenziale nel 1873 producendo un arrenamento negli affari, e una 
paralisi temporaria neir attività in genere, indussero molti nostri 
a cambiare residenza, non rimossero tuttavia alcuna famiglia agri- 
cola dai suoi nuovi focolari, ma puramente alcuni artigiani ed ope- 
rai manuali. " Questo fenomeno proviene unicamente „ dal con- 
tratto fatto dal Governo Imperiale con Gaetano Pinto, contratto 
in virtù del quale questo noto arruolatore era autorizzato a prò- 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 249 

mettere nei suoi programmi che, appena arrivati nel Brasile, gli 
emigranti avrebbero oltre al passaggio gratuito dal porto di sbar- 
co alla sede della residenza scelta, terre, semi, vitto, per oltre 
sei mesi, ed avrebbero potuto diventare proprietari appena dato 
prova di stabilimento fìsso „. 

Questa opinione del nòstro egregio Console oav. Greppi a Por- 
to Alegre, è avvalorata dalla parola anche ufficiale del signore 
Martinho Prado, capo del partito repubblicano, autore di un piano 
pratico ed efficace di soccorso per la emigrazione, tradotto in leg- 
ge nel 1883 dall'assemblea provinciale di S. Paolo. 

" Il dovere del legislatore, disse egli, per attivare fra noi la 

** colonizzazione, e di promuovere, eccitare 1* iniziativa dei proprie- 

•* tari; è di promuovere , eccitare 1* iniziativa di tutti coloro che 

** hanno bisogno di braccia per farle venire senza sagrifizi , ed 

** offrire loro vantaggi senza spese. Per pruovare questo , basta 

** riflettere ohe fra noi si sviluppò 1* emigrazione solo posteriov' 

'^ mente al contraito di Gaetano Finto. Ancorché oneroso , esso 

" produsse i migliori risultati possibili , attrasse sul momento 

^ innumerevoli braccia nel paese, procurando cosi ai proprietari 

^ operai a volontà ed animandoli nei tentativi dell'esperimento. 

** Egli è per via di questo contratto che vennero le prime famiglie 

** italiane vei*so questa provincia. 

Il signor Prado, scrive il cav. Greppi, non accenna però alla 
vera causa di questo immenso risultato, che è quella principale 
della promessa dello terre. 

Infatti, mentre in altre provincie dell* Impero, p. e., 8. Ca^ 
terina, Rio Grande do Sul^ dove erano sempre terre disponibili, 
la corrente iniziata continuò spartitamente senza però aumentare; 
in quella invece di 8* Paolo j sia perchè i terreni dati erano ste- 
rili, e mantennero miseramente i nostri, sia perchè non si volle 
più metterne a disposizione, la emigrazione volontaria di famiglie 
agricole andò scemando, ed ora sarebbe nulla, se i grandi FAZEN- 
DERI, — proprietari di piantagioni di caffè — non si fossero scossi, 
e non avessero trattato di farle venire per conto proprio median- 
te agenti loro. 

I grandi FAZENDERI persuasi dell'avversione degli emi- 
granti per la provincia di S. Paolo, da due o tre anni a questa 
parte, inviarono direttamente in Italia, agenti loro con forte sti- 
pendio mensile, ovvero s' intesero con gli agenti di Compagnie di 
navigazione in Rio-Janeiro, assicurando loro un doppio vantaggio 
col trasporto d'immigranti. 

Infatti, la compagnia R.... a nome o no degli agenti in Rio 



250 Bollettino della Società africana d'Italia 

aìgnori E... G... e Ci mantengono impiegati con incarico esclusi- 
vo di percorrere il Nord dell' Italia per] incettare contadini ; pro- 
va ne sia cHe di tanto in tanto leggonsi nei giornali brasiliani 
avvisi della Casa C..., informando il pubblico che essa s'impegna 
di fare andare colà famiglie agricole lombarde e veneziane contro 
ordine dei fazenderi. 

Questi agenti, come è naturale, fanno il loro mestiere : gira- 
no^ incitano, promettono, anticipano, destinando p. e. biglietti in 
bianco da Genova a Rio e dando a credere agli emigranti ohe 
siano gratuiti, e li invitano a sottoscrivere un contratto di loca- 
zione di opera, non fosse che per sei mesi, con facoltà di rimpa- 
triare a spese del FAZENDERO se non sono contenti. 

Le autorità italiane, usando di un diritto ohe è dato loro da 
disposizioni regolamentari, illustrate ed inculcate da decreti e cir- 
colari, respingono la domanda di passaporto, o domandono ga- 
renzie — Che cosa si fa allora da parte degli interessati ? Si di- 
chiara aver essi già pagato di propria tasca il passaggio; ohe 
partono non incitati dagli agenti, ma da lettere di parenti od ami» 
qì; infine esibiscono un contratto in regola stipulato col fazende- 
ro X ad. es. da cui si rilevano mercedi favolose. — E quando ciò 
si dichiara non bastare, essi offrono cauzioni pel rimpatrio in ca- 
so di future lagnanze, e cosi il permesso viene accordato. 

Intanto che succede colà ? 

" Appena giunti alla casa d'immigrazione, SORVEGrLIATI 
« DALL' AGENTE, TRATTENUTI DALL' ISPETTORE NEL 
" PIÙ GRANDE ISOLAMENTO, IN FRETTA E FURIA LORO 
« SI RITIRA il primo contratto e SOTTO FINZIONE di lega- 
^ lizzare i patti, si costringono a firmare un altro in regola da« 
« vanti notaio che DISTRUGGE IL PRIMO NEI SUOI CAPI 
" PRINCIPALI. Non è per sei mesi che vengono arruolati, ma 
" per^ cinque o sei anni, o, spirato questo termine, FINO AL PA- 
« GAMENTO INTEGRALE DEL DEBITO CONTRATTO DAI 
" COLONI e nel saldare il conto alla fine dell' auno, oltre alle 
" spese del mantenimento vengono eziandio poste a debito del co- 
** lono tutte le spese di viaggio „. — Greppi. — 

Perchè nelle altre provincie del Brasile non vendiamo una ri- 
chiesta si insistente, si individuale d' immigranti ? 

La provincia di S. Paolo è eminentemente agricola , ma in- 
vece di dare del grano turco, pelli e lane, dà del caffè, e questa 
coltura occupa ancora da ottanta a novanta mila schiavi. 

Nel 1880 su fr. 17,219,400 di diritti di esportazione, il caffè 
ne forniva la maggior parte. 



Anno V. Fase. IX-X. Settembre-Ottobre 1886 



251 



I provvedimenti adottati per distruggere la schiavitù, resero 
difficilissima la posizione economioa del paese; ed il sao avvenire 
è seriamente minacciato se non si pensa a supplire alla mancanza 
di braccia che le leggi abolizioniste fanno sempre più risentire. 
Dopo la proibizione dell'introduzione di schiavi da una pro- 
vincia all'altra, le spese di produzione aumentarono immensamente. 
Se uno schiavo costava due conti (fr. 4,400), il prodotto del caffè 
raccolto da lui in due anni copriva le spese. Se un uomo libero 
vale quattro schiavi, costa eziandio non più il quintuplo i primi 
anni, ma il decuplo. 

Di più, tali e tanti furono i maltrattamenti , cui furono fatti 
segno gli schiavi, che appena dichiarata la loro abolizione o me-- 
^lio libertà, appena un terzo rimarrà a lavorare nelle fazende. 

Non è quindi a meravigliarsi, 'se l'argomento della immigra- 
zione e colonizzasione è riconosciuto il più importante e vitale 
per l'avvenire della provincia di S. Paolo. 

Augurandomi che i legislatori di quel paese trovino al più 
presto la migliore delle soluzioni al grave problema che s'impone 
al loro paese^ io intanto constato questi fatti : 

1° All' infuori dei nostri appena appena gli immigranti azzo- 
riani e canariani, accettano patti coi facendieri ; 

2^ Fino a che durerà il sistema della colonizzazione partico- 
lare , cioè per iniziativa dei grandi proprietari di caffè , è assai 
difficile per non dire assolutamente impossibile che un nostro con - 
tadino diventi agiato possidente, una meta a cui tende il maggior 
numero de' nostri emigranti agricoli; 

B^ Le frodi commesse a danno degli emigranti dagli agenti , 
neUo interesse dei fazenderi sono possibili perchè la nostra emi- 
grazione è completamente abbandonata alla propria ignoranza e sono 
per nulla assistiti e protetti i nostri concittadini nei porti di sbarco 
e nelle colonie ove si recano a lavorare ; 

4^ È un errore imperdonabile, se non è mala fede che nasce 
per rivalità d'interesse tra le compagnie di navigazione , confon- 
dere le sorti della emigrazione agricola con quella di altro genere 
nella provincia di S. Paolo. 

In questa città infatti come in quella di Santos la nostra co- 
lonia è forte, agiata e rispettata e gli operai sarti, calzolai, fab- 
bri-ferrai, barbieri, marinai eco. ecc. trovano facile e buon collo- 
camento. Io conosco molti dei nostri emigranti, napoletani, cala- 
bresi e siciliani, che' vivono agiatissimamente in S. Paolo, e sono 

pochi mesi che una intera famiglia di sarti e sarte, tali Gav 

han lasciato Napoli per recarsi in S. Paolo, e dalle lettere scritte 



252 Bollettino della Società africana d'Italia 



a parenti ed amici, rilevo ohe stanno benissimo, lavorano e gua- 
dagnano molto e fanno premure ad altri di recarsi colà. Sempre che 
mi si presenta 1' occasione , e mi capita assai sovente, perchè la 
vo cercando, mi procuro lettere private dei nostri emigranti alla 
loro famiglie e con queste lettere m'industrio di appurare la ve- 
rità sullo stato della nostra emigrazione al Brasile. Si badi bene 
però a quali lettere debbasi accordar fede, non essendo infrequenti 
in casi in cui anche queste lettere intime dettate da illetterati, 
nascondono insidie. 




Nel settembre 1886 è morto di dissenteria a Brass, in vici- 
nanza della foce del Niger, il» noto viaggiatore africano Eduardo 
Roberto Flegel. Era nato a Wilna il 1° ottobre 1855 ed aveva 
passato parecchi anni in Àfrica , viaggiando per conto della So- 
cietà Africana tedesca. 

Egli si dedicò più particolarmente all' esplorazione delle mon- 
tagne Gamerun e della regione e corso del Binnè, spingendosi fin 
oltre Àdamaua. Era in procinto, appunto ora, di attuare un nuo- 
vo viaggio di esplorazione, sempre per conto della Società Afri- 
cana di Germania , quando il clima dell' africa troncava questa 
giovine esistenza, piena di tanta attività e di tante promesse per 
la scienza geografica. 

Anche il conosciuto esploratore francese Paolo Soleillet è 
morto. Poco tempo fa, di ritorno da un viaggio nello Soioa, tro- 
vavasi a Tagiurah insieme al nostro Franzoj. Spinto sempre dal 
nobile sentimento di servire e rendersi utile al suo paese avea 
percorso in vari sensi il continente africano, esplorato il gran de- 
serto di Sahara e visitato, fra i primi, l'oasi d' Insalah. 

S' era spinto nel 1878-80, partendo dalle rive dell' Atlantico, 
fin verso Tombuctù. Fu lui ohe inalberò la bandiera francese ad 
Oboe. 

Nel 1881 a Parigi, vide la luce un opera che parla diffusa- 
mente delle esplorazioni di questo viaggiatore e porta per titolo: 
I viaggi e le scoperte di Paolo Soleillet nel Sahara e nel Sudan, 
in vista di una strada ferrata transaharica, raccontati da lui stesso. 

Ed ora la morte l'ha colto in Aden mentre preparavasi per 
un nuovo viaggio tendente a stabilire relazioni commerciali fra i 
paesi del centro dell'Africa ed i possessi francesi del mar Bosso. 



BfllllIIl DEili som fflCANi D'ITM 



Anno V. Fase. XI-XIL— Novembre-Dicembre 1886 



Sommarìo — L' Italia a Massaua (Della Valle), 
Atti della Società. 

Lo stato attuale dell' Araar [Dote. F, Paulitschke). 
In Africa attraverso i secoli (N. Lazzaro). 
In Africa di G. B. Licata (Carlo Cucca). 
Attraverso il paese dei danàchili (L. Cicognani). 
Notizie del capitano Casati. 
Bibliografia. 

Opere pervenute in dono alla Società. 
Rassegna africana. (W.J 
L' Italia air estero (G. Carerf). 
Notizie diverse. Dono Cicognani. 
Indice dell* annata. 



L' ITALIA A MASSAUA 

Ci proponemmo nello soorso numero di studiare qual'è la po- 
sizione che all' Italia convenga assumere a Massaua. La questione 
per altro è cosi larga e cosi complessa, che, nei brevi confini d' un 
articolo, appena può riuscire segnarne i limiti ed enunciarne breve- 
mente i principali elementi. 

Dicemmo che V Italia o deve voler fare di Massaua un punto 
di scalo per la nostra navigazione orientale, o cercare di far ripro- 
sperare Massaua con l' antico splendore , si da renderla di nuovo 
r emporio e lo sbocco dell' altipiano etiopico, o finalmente farne un 
vero centro politico d'irradiazione nell'intero mar Rosso. 

Dicemmo allora, e ripetiamo adesso, che è difficile molto pro- 
nunciarsi, anche in modo provvisorio e condizionato, su d'una qui- 
stione simile. Le quistioni coloniali, pure avendo una loro autono- 
mia, vivono della forza e dell' ambiente dell' intero Stat^ e si col- 
legano strettamente con la sua politica estera e militare. 



254 Bollettino della Società a&ioana d* Italia 



Quelli i quali si fanno invece a considerare le quis tieni colo- 
niali come affatto isolate ed indipendenti , senza tenere conto di 
quei rapporti , si trovano spesso assai male ; poiché il loro modo 
di giudicare e d* agire , che ha pure tutta l' apparenza del buon 
fondamento, manca invece d'ogni base omogenea con l'intera po- 
litica d'uno Stato. 

Fatta quindi la debita e larga parte a queste eventuali con- 
tingenze , per le quali spesso una questione coloniale può venire 
risoluta in modo meno favorevole, ma che si coordini con l'azione 
complessiva dello Stato, resta però una parte sempre molto impor- 
tante che costituisce il tipo individuale, per cosi dire, di ciascuna 
colonia, ed è su questa parte che noi dobbiamo volgere la nostra 
attenzione. 

Fare di Massaua uno scalo principale per la nostra naviga- 
zione orientale , è un obiettivo modesto ed utile , ohe può essere 
raggiunto senza molte difficoltà. Quando si rifletta che V Inghil- 
terra sulle nude e brucianti rocce di Aden ha saputo far sorgere 
una città fornita d'ogni modo di vita civile, le difficoltà che può 
presentare Massaua sono davvero tali da non ispaventare. Ma ci 
affrettiamo ad osservare che, malgrado ciò, non è cosa agevole e 
poco dispendiosa ridurre una città orientale in decadenza, qual'era 
Massaua, in una città atta alla vita ed alle abitudini d'una na- 
zione civile europea. Per altro questa trasformazione , parte per 
iniziativa del Governo , parte per opera della nuova popolazione 
coloniale , va operandosi per gradi e con una rapidità maggiore 
di quanto si poteva prevedere. 

Ma per verità se Massaua dovesse non servire ad altro ^ di- 
remmo recisamente che non 'è utile né opportuno starvi con tante 
forze ed affrontare la spesa d' una occupazione militare, non solo 
di Massaua ma eziandio delle posizioni di terraferma poste a note- 
vole distanza dalla città. Massaua è fortissima per la sua giaci- 
tura. E quando, guardati da qualche posto avanzato in terra fer- 
ma, si fosse sicuri di non essere sorpresi , basterebbero poche 
mitragliatrici per ispazzare la diga che congiunge la riva alla 
città , e renderne impossibile V accesso a ohi vi si avvicina con 
ostili intenzioni. 

Ma d'altra parte il modo col quale noi occupiamo Massaua, 
non è sufficiente per raggiungere un altro scopo, quello, commer- 
cialmente più vasto di tutti ; di far risalire cioè Massaua allo 
splendore d' una volta e richiamare nel suo porto tutto il commer- 
cio dell' alti-piano etiopico. Per ottenere questo bisognerebbe inol- 
trarsi molto nell' intemo, assicurare e migliorare le strade esistenti. 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 255 

tentare forse anche qaalche braccio di ferrovia ; rinunciare in gran 
parte ai proventi doganali che attualmente si percepiscono in quel 
porto stesso — E tutto ciò si farebbe, secondo noi, senza alcuna 
sicurezza di successo ma per correre una semplice alea — Non ci 
si chiami pessimisti; ma l'esperienza c'insegna che le ricostruzi^oni 
politiche economiche di fatti e condizioni d' altri tempi sono se- 
guite sempre da insuccessi. 

Infatti un fenomeno, un avvenimento, o la particolare fisono- 
mia politica e sociale di una società o collettività qualsiasi, è la 
risultante di certe condizioni d'ambiente che sono il prodotto di 
elementi numerosi e diversi, V analisi dei quali è faticosa e rimane 
sempre incompleta, e perchè molti di essi sfuggono all' attenisione 
dell'osservatore, e anche perchè questi non può mai assegnare a cia- 
scuno il valore reale e la forza operativa sua — e creare quindi 
anche fra essi un esatto rapporto proporzionale. Noi non siamo 
quindi convinti che, malgrado tutto quanto l'Italia potrebbe fare 
a Massaua, si giungerebbe a ristabilire la vecchia corrente com- 
merciale ohe alimentava quel porto. 

Da quanto è su esposto la nostra conseguenza è chiara: noi 
crediamo che Massaua possa essere utile all'Italia come centro 
^'irradiazione politica nel mar Rosso, e quindi vorremmo che si 
tendesse a precisare questo carattere nella nostra presenza colà — 
Per altro ci guardiamo bene dal pronunciare un giudizio definitivo , 
ma ci limitiamo a indicare questa nostra più impressione che opi- 
nione. 

Una cosa soltanto osiamo affermare ed è che la nostra pre- 
senza a Massaua deve assolutamente assumere un oskrattere preciso 
e definitivo. — Pinchò noi non avremo fatto intendere di conside- 
rare Massaua ^oome cosa nostra , è impossibile che si accentui in 
quella direzione un serio e largo movimento coloniale — Il governo 
prescelga fra le tre vie che ha aperte innanzi quella che è più 
conveniente agli interessi nazionali : ma fatta la scelta, vada in- 
nanzi francamente. 

Bricordi però il governo che quanta si fa è fabbrica sull'arena, 
se il carattere di assoluta stabilità a Massaua non sia il fondamento 
d'ogni nostra azione. 

Dtlla Vallo 



258 Bollettino della Società africana d'Italia 

di Milano e la Società africana per organizzare una spedizione 
ohe vada a soccorrere il cap. Gasati. Dice ohe, pel momento, urge 
riunire i capitali occorrenti^ quindi a tale scopo s'incomincerà con 
una conferenza a pagamento che, il giorno 16 gennaio prossimo, 
darà il viaggiatore eig. Luigi Cicognani il quale verrà apposita- 
mente a Napoli. Si è pensato anche ad altri mezzi per raccogliere 
danaro, né sono cessate le trattative con la Società scozzese di 
geografia di Edimburgo tendenti a stabilire un' azione comune. 

Il socio sig. Buonomo chiede schiarimenti alla presidenza circa 
r azione spiegata in Parlamento dai deputati, consiglieri della Se- 
oietà, nelle questioni di politica coloniale. 

Il segretario on. Della Valle da le spiegazioni richieste dal- 
l' ìng. Buonomo, il quale si dichiara soddisfatto. 

Incominciata la votazione le urne rimangono aperte per comoda 
di quel soci che giungono in ritardo. 

La votazione si chiude alle ore 2 1|2 pom. 
Il presidente nomina scrutatori, per le schede del vice-presi* 
dente e del vice-segretario i sig. Agresti e Marchetti, e per le . 
schede dei consiglieri i sig. Corrado e Masullo. 

Fattosi lo spoglio dei voti si hanno i seguenti risultati; 

Votanti 70. Maggioranza 36. 

Eiusoirono eletti per il biennio 1887-1888: 

Vice-presidente Comm. N. Lazzaro, con voti 68 

Vice-segretario Vincenzo Masullo „ 67 

Consiglieri Dott. Alfredo Eubino „ 67 

„ Cav. Enrico Arietta „ 67 

„ On. Vincenzo Flauti „ 64 

n Colon. Alfonso Beatrice „ 36 

„ Ernesto Farina „ 36 

L'ing. Luigi Lops ebbe 35 voti. ^ 



SCUOLA COLONIALE-COMMERCIALE 

della 

Società africana d'Italia 

Il giorno 15 dicembre si è riaperta, nella sede della Società, 
africana, la Scuola Coloniale-Commerciale per il corso 1886-87. 

Alla riapertura, che ebbe luogo alla presenza di tutti i profes- 
Bori ed allievi nonché di parecchi soci, il vice presidente Comm. N. 
Lazsaro ed il consigliere G. Carerj dissero acoonce parole sul- 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 259 



V importanza della scuola in questi momenti in cui le questioni , 
che ai riferiscono ai lontani commerci ed all'espansione coloniale, 
attirano l' attenzione di tutte le nazioni europee. Parlarono del 
vantaggio che può ritrarre, specialmente Napoli, da una simile 
istituzione e ringraziarono i signori Professori che con tanto amore 
e disinteresse concedono l'opera loro a vantaggio della scuola e 
della Società. 

Materie trattate e professori insegnanti: 
Scienza della colonizzazione Prof. Avv. G. Carerj 

Geografia commerciale Prof. Lucci 

Matematiche applicate al Commercio Prof. landoli 

Arabo volgare Prof. Misrahi 

Arabo, grammatica critica Prof. Bonazia 

Lingua inglese Prof. Blount 

Lingua spagnuola Prof. Desaymoz. 



La Direzione del Bollettino è lieta oggi di ptter presentare 
ai lettori ed ai Soci della Società africana , un nuovo e valente 
scrittore, il chiaro ed illustre viaggiatore e geografo cav. Prof. Fi- 
lippo Paulitschke. Con la cortesia che tanto lo distingue e l'affetto 
grande che ha per la nostra Italia egli ci promette d' esser no- 
stro collaboratore assiduo e noi, dando posto al suo primo articolo, 
gliene rendiamo pubbliche grazie. 

LO STATO ATTUALE DELL' ARAAR 

Già da molto tempo l'attenzione dell' Europa è attratta verso 
i paasi a nord est dell'Africa e ciò si verifica più particolarmente ai 
nostri giorni in cui le potenze hanno iniziato una specie di gara 
nell'occupazione delle coste del continente africano. Un altro mo* 
tivo poi che attira l'attenzione degli europei verso gli stati afri- 
cani dello Scioa e di Zanzibar è il loro apparente risveglio politico. 

L' eccidio di Gialdessa ha naturalmente fatto convergere gli 
sguardi di tutta Europa sul novello stato di Araar e l'Inghilterra, 
la Francia e l'Italia, che sono suoi vicini, ne vanno osservando con 
vivo interesse la stabilità e lo sviluppo. 

Notizie dall'Africa orientale mandatemi da amici sul principio 
del dicembre del 1886 m' informano che gli avvenimenti nell'Araar 
sono entrati in una fase ch'era impossibile prevedere. 

Il regime di governo seguito dall' Emiro Abdullahi abd-es- 
Sciaonr è bastantemente conosciuto. Il (fratte re spiccato della sua 



260 Bollettino della Società africana d' Italia 

politica è la completa chiusura del paese verso l' esterno , parti- 
colarmente in direzione delle coste del golfo di Aden, unita al- 
l'espulsione di tutti gli europei, anche se vi si recano con le mi. 
gliori intenzioni, come ad esempio i compagni del conte Porro. 

Fin da quando io mi trovava nell'Araar si parlava molto del- 
rimpossihilità per AbduUahi di conservare la signoria del paese, sia 
perchè essa spettava per diritto a suo zio Ali, sia perchè MeneHo 
re dello Scioa — il quale s' era incamminato sulla via delle grandi 
conquiste — non avrebbe tardato molto ad apparire alle porte di 
Araar. 

Gli avamposti di Menelio, l'amico deU' Italia , tempo addietro 
s'avvicinarono fino a 6 giorni di marcia dalla città di Araar , ma 
fino a tanto che la tenevano occupata le forze del Ghedive gli scioani 
non azzardarono andar più oltre. 

Adesso però che Abdullahi, per suo danno e per la rovina del 
paese, agisce da principe mussulmano indipendente, i piani di Me- 
nelio vanno maturando con rapidità sorprendente. 

Sembra anzi che questo principe africano sia chiamato a ven- 
dicare la strage di Sacconi e Lucereau, avvenuta tempo fa, insieme 
alla recente del Porro e compagni. 

Una carovana di più che 700 cammelli proveniente dai paesi 
Galla d'Araar, arrivata a Zeilail 29 ottobre di quest'anno, condusse 
alla costa il vicario apostolico P. Taurin Cahagne insieme all'in- 
tera missione, cui l'emiro Abdullahi aveva reso impossibile un ul- 
teriore soggiorno in paese. La carovana portò pure la notizia che 
le schiere di Menelio erano giunte nelle vicinanze di Worra-Bili, a 
tre giornate di cammino da Araar, dalla parte d'occidente. 

Come risulta dalle informazioni del conte Antonelli e del Dott. 
Traversi, re Menelio ha potuto menare a termine la spedizione già 
preparata di lunga mano contro il Guraghè e rendere tributario dello 
Scioa una gran parte di territorio degli Arussi — Galla. In seguito 
re Menelio sottomise il paese degli Itu«Galla e stabili una stazione 
militare a Euroa da servire quale punto d'appoggio nelle sue ulte- 
riori intraprese. 

Un curioso incidente diede luogo alla contesa fra il re dello 
Scioa e l'emiro di Araar. I soldati del re Menelio cui facevano di- 
fetto le munizioni ne chiesero ad Abdullahi unendovi la richiesta 
di fucili Bemington che sapevano essere in posseso dell'emiro. Que- 
sti però oredette bene di rifiutare ed al rifiuto segui subito lo 
scoppio delle ostilità. 

L'emiro non mancò allora di predicare la guerra santa del pro- 
feta contro il ladrone orisi^iano Menelic e chiamò all'armi, insieme 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1836 261 

con le tribù Galla vicine, quelle aflSni dei somali Ghiril e Bertirri, 
fin molto addentro nell'Ogaden. Tuttavia le tribù non risposero che 
a malincaore alla chiamata sapendo che per loro i vantaggi da spe- 
rare erano ben pochi e che, alla peggiore ipotesi, tratterebbesi sol» 
tanto di mutare un tiranno con un altro. In particolar modo i So- 
mali Ghirri si mostrano avversi all'emiro perchè questi fece incar- 
cerare il loro Garràd (principe) Dolac. 

Intanto le schiere di Menelic commettono vere nefandità ai con- 
fini dei Galla e degli Itu. Tagliano le mani ai poveri Dromo, li scor- 
ticano vivi e tutto pare accenni che, fra non molto, il paese d'Araar 
debba cadere nelle mani dei scioani. Da un giorno all'altro s'aspetta 
alla costa la notizia dell'occupazione dell' Araar per parte dei sol- 
dati del re. Sì suppone generalmente che Menelic voglia formare 
del principato uno stato tributario e porvi sul trono un altro emiro. 
Soltanto il fatto ohe una rivolta scoppi improvvisamente in qualche 
pimto dell'estesissimo regno di Menelic può salvare l'Araar da un 
occQpazione , almeno così si crede , e conservargli per altro poco 
tempo la sua indipendenza. Comunque sia i suoi giorni sono contati. 

Dalla strage di Gialdessa in poi 1* emiro teme continuamente 
nn intervento europeo. Fugge la presenza dei suoi cortigiani, è tor- 
mentato da insonnia e seguita sempre a sorvegliare rigorosamente 
(Gaetano Sacconi, l'unico europeo rimasto in Araar. A Sacconi non 
è permesso d'uscire di casa e nemmeno di scrivere. E lo stesso 
trattamento subiscono parecchi armeni i quali, partiti gli egiziani, 
rimasero in paese ed abbracciarono Tislamismo. L' emiro ha dato 
ordine ai suoi soldati che qualunque straniero s' incontri fuori 
delle mura della città venga immediatamente ucciso. 

Sul commercio l'emiro Abdullahi fa pesare dei forti aggravi. 
Visto ohe la moneta, coniata coi bozzoli dei fucili Bemington^ non 
bastava si obbligò ogni negoziante a pagare una tassa straordi- 
naria di 50 Rupie. Il prezzo dei viveri nei paesi Galla di Araar 
è aumentato del doppio a motivo del cattivo raccolto della durra. 
Nella sua disperazione e sconfinata paura Temiro, per sostenersi, 
ricorre a mezzi molto originali: i parenti che non gli vanno a ge- 
nio mette in prigione o caccia fuori della città ; ai lavoranti in 
metallo ha ordinato di fabbricar fucili e di forar cannoni, ed in tal 
guisa crede di spargere lo spavento intomo a se e di poter af- 
frontare i suoi nemici. 

Cosi stanno le cose in Araar e sebbene all' emiro sia riuscito 
di impadronirsi del suo pericoloso zio, lasciato libero dagli inglesi 
in Aden, pure, ad onta degli sforzi disperati, il suo trono vacilla 
gli sfugge. 



262 Bollettino della Società africana d'Italia 

La conquista dell' Araar per mezzo di re Menelio sarebbe, 
senza dubbio , nn acquisto per la civiltà perchè questo principe 
vede di buon occhio gli europei. Ma pur troppo debbo ricordare 
che egli ha distrutto ne' suoi paesi l'opera grande e tanto promet- 
tente delle missioni Galla. Si può avere circa l'azione dei missio- 
nari quell'opinione che si vuole, tuttavia bisognerà convenire che 
la loro opera valse ad iniziare fra gl'intelligenti popoli Galla un 
epoca d' incivilimento, verso la quale non sarà mai e poi mai ca- 
pace di spingerli il semi-barbaro cristianesimo abissino. 

Io ho potuto coi propri occhi essere testimone dell' attività 
pratica spiegata dal Cardinale Massaja e dai suoi discepoli e com- 
militoni per rialzare e vivificare fra quella gente l'amore al lavoro 
e la dignità morale. M' addoloro quindi profondamente nel vedere 
che la grande opera cristiana presso gli Oromo minacci d'andare 
del tutto perduta, e faccio i più caldi voti perchè, in avvenire, la 
potenza chiamata a stabilirsi saldamente ed in modo duraturo in 
Abissinia e nello Scioa , procuri di fare di nuovo occupare dai 
missionari quei posti che per ordine di re Giovanni e del suo leale 
vassallo Menelic ora sono perduti per la civiltà. 

Dott. Filippo Paulitsdike 



Nella Strenna della Piemontese di Torino il nostro vice pre- 
sidente Comm. Nicola Lazzaro ha pubblicato il seguente studio di 
geografia-archeologica ; lo riproduciamo sicuri di far cosa gradita 
ai lettori del Bollettino. 

IN APRICA 

ATTRAVERSO I SECOLI 

Chi oggi prende nelle sue mani una carta geografia della parte 
nordica ed orientale dell'Africa, legge una massa di nomi general- 
mente originarii dalla invasione araba del VII secolo che, con il 
portar innanzi l'islamismo, prese stabile dimora in quella parte del- 
l' Africa, e cerca invano quelli di cui ci parlano le storie dell'an- 
tichità. 

I grandiosi ricordi dei Faraoni , le splendide città costruite 
dalla grande civiltà egizia sono spariti e se nell' Egitto non vi 
fossero rimaste le colossali piramidi e le straordinarie sfingi, proba- 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 263 

bìlmente non sapremmo ohe V attuale Cairo è nulla ^ii ohe la an- 
tica Menfiy dimora reale di Psammenìte, e nei cui campi si combatte- 
rono fra persiani ed egizii quelle storiche battaglie ohe lasciarono 
tante migliaia di teschi umani sul terreno, fino al tempo di Erodoto. 

Furono i numerosi canali del Nilo, che separavano la città di 
Menfi dalle antiche piramidi, che fecero nascere nel cervello dei 
poeti greci l' idea dei loro fiumi infernali , l'Acheronte , il Oocito 
ed il Lete. Era nelle vicinanze di Menfi che i Greci ritenevano 
dover stare il mitologico Caronte , con la sua barca per traspor* 
tare le ombre dei morti, che però dove ano pagarlo se non volevano 
rimanere vaganti per cento anni sulle rive del fiume. 

Se dal basso si va nell' alto Egitto , invano si cerca dai po- 
ehisfiìmi ruderi farsi una idea di quel che fu la grande Tebe della 
Libia; invano si cerca un residuo qualunque della bella Cir^e , 
&mo8a città che diede i natali al filosofo epicureo Aristippo, il cor- 
tigiano di Dionisio il Tiranno, il quale lo amava moltissimo sol 
perchè sapea ordinare al cuoco dei manicaretti prelibati. Cirene 
fu anche la patria di Eratostere, il primo che trovò e misurò la 
droonferenza della terra. 

Come se non bastassero questi due grandi, eccone un terzo a 
dar lustro alla storica città africana. Questo è Cameade, il primo, 
secondo Cicerone, che imparò l'arte della memoria, profondo filo- 
sofo, ohe meraviglia per le sottigliezze dei suoi ragionamenti. 

Gli ateniesi lo inviarono ambasciatore a Eoma, e Catone n'ebbe 
tanta paura da farlo subito rimandare dal Senato. Lo strano poi è 
che del nome di un uomo tanto preclaro, di una tale intelligenza, si 
è fatto nei tempi nostri, da individui che mai han conosciuto la 
storia antica^ il sinonimo, di sconosciuto, d' ignoto. Bisogna pro- 
prio essere ignorante parecchio per non sapere chi fosse stato 
Cameade, morto nell' anno 129 innanzi Cristo. 

E passando oltre, eccoci nell'Etiopia. Il Nilo solo vi è rima- 
sto che conserva, con le sue acque poderose, il sue nome. Nò I mi 
sbaglio, vi sono ancora alcuni paesi che in tutto o in parte man- 
tengono l'antico nome. Ecco Archico nelle vicinanze dell' odierna 
Massaua, in allora isola Matzua e più lungi l'antica Adulis oggi 
Adua in Abissinia, ove il re d'Egitto Ptolomeo-E vergato fece inal- 
Bare nn monumento composto di una gran lapide situata sopra un 
trono di marmo per mandare ai posteri il ricordo della sua grande 
spedizione in quella contrada. Ecco ancora la vecchia Sàbar, oggi 
Assab, fondata dai Trogloditi che chiamavano assabino il loro Giove; 
ed ancora Suachim che ricorda la Stichiim della scrittura e la 8u^ 
che degli Etiopi. 



264 Bollettino della Società afrioana d' Italia 

Ma a pcfrbe questi poohi siti in cui il nome delP autiohità è 
simile quasi a quello del presente, in tutto il rimanente dell'£t*o- 
pia, Abissinia e Nubia fa d'uopo studiar prima di raocapezr^rsi nelle 
giuste posizioni delle grandi città antiche, sedi di u^.a oWiltà ohe 
fu madre alle susseguenti Babilonese, Greca, Romana, Cristiaiuk 
ed Araba. Là dove il Nilo nell'odierno Sudan egiziano forma la va* 
sta curva di Dongola si cerca invano la grandiosa Napata. 

Questa città, residenza della famosa regina Candace che visse 
ai tempi di Augusto e prese posto nelle storie etiopiche per virtù 
e coraggio straordinario , trovavasi a soli tre gior'^i di viaggio 
lontano dal golfo arabico degli antichi, l'odierno mar Bosso. So si 
considera che oggi da Suaohim a Dongola necessitano più di otto 
giorni di viaggio , fa d'uopo dire che in quel tempo si viaggiava 
in Africa molto piìi celeramente per bontà e sicurezza di vio. 
Napata è grande nella storia per la difesa che fece contro l'eser- 
cito romano comandato da Petronio, Prefetto dell'Egitto (anno 22 
a. C); alla testa della difesa era la regina Candace che ferita ia 
un occhio, aociecata, ma conservando l'indomito coraggio, combatto 
per parecchio tempo ; ridotta agli estremi ritirossi in una vicina 
fortezza dalla quale chiese la pace al nemico. Petronio non volle 
udire nessuna proposta, le sue truppe entrarono nella città , la 
saccheggiarono , ne uccisero gli abitanti e la distrassero in gran 
parte. L' atto barbaro dei Romani segnò V inizio della deoadensa 
che dovea condurre a dir oggi : Qui fu Napata. E questo nome 
lo troviamo finanoo nel libro degli apostoli ove si narra il fatto di 
un ambasciatore che, inviato dalla regina Candace a Gerusalem- 
me, s'imbattè in S. Filippo, il quale ne fece il primo cristiano del - 
l'Etiopia. 

Più ohe Napata è grandioso il nome di Meroe. Era la capi- 
tale dell'Etiopia, e giaceva in un sito fra le attuali città di Ber- 
ber e Cartum e proprio poco più innanzi del punto in cui il fiume 
Astoborasj oggi Atbara s' immette nel Nilo ; essa era al di sopra 
dell'innesto quasi come ora Berber ò al disotto. Gli antichi perciò 
la ritenevano situata in una isola; la si chiamava dagli Egizi Pe* 
ÌU8Ì0, Fu Gambise figlio di Ciro re della Persia, ohe nell'anno 524 
innanzi Cristo la prese di assalto e le cangiò il nome dandole 
quello di sua moglie , che con affetto straordinario lo seguiva in 
tutte le spedizioni che intraprendeva. 

Povera Meroe! la sua fine fu ben crudele. Un giorno assisteva 
oon il marito «dio spettaoolo di una lotta ineguale fra un leone 
ed un cane, questo era per soccombere allorohò un altro cane fi- 
glio della stessa madre, accorse in aiuto del fratello ed entrambi 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 265 

* 

Tinsero il leone. Meroe piangeva ed il marito chiestane la ragio- 
ne , ella ricordò la morte di Smerdis fatto ammazzare da Cambise 
stesso. Irritato dal ricordo, il re di Persia, nulla curando lo stato 
inieressante della povera Meroe le tirò tale un calcio nel ventre 
ohe la disgraziata ne mori immediatamente. 

Prima deUa guerra che ne caijgiò il nome, la città era abitata 
da Etiopici Maorobii, i quali non aveano vita minore di 120 anni 
ed erano di forza erculea. Il loro Be lo eleggevano fra i più forti, 
i più ricchi ed i più che si distingueseero nell'allevare gli armenti; 
dopo del Re il primo rango lo prendevano i sacerdoti , il cui po- 
tere era cosi grande che spesso ordinavano la morte del Re per 
diagli a successore colui che essi volevano. Ciò durò fino a quando 
imo dei Re desideroso di sottrarsi ad un tal dispotismo, forte del- 
l'amore del popolo, distrusse il tempio e massacrò i preti. 

Eu appunto questo Re, del quale la storia tace il nome, che 
provocò la guerra con Cambise, perchè ritenendo per spie gli am- 
baseiadori inviatigli dal Re di Persia^ prese un arco cosi pesante 
che un persiano poteva appena sostenerlo, senza poterlo adoperare, 
e disse: Dite al Re che quando % Persiani avranno la forza di fare 
uso di questo arco , come me , potranno attaccarmi^ ma che però 
debbono essere ben più numerosi di quel che non siano le soldate* 
seiU siLC. 

Furioso d'ana cosi violenta risposta, Cambise s'avanzò nell'Etio- 
pia e giunse sotto Pelusio. Il suo attacco sarebbe riuscito vano 
senza il tradimento dei Sebridi, popoli transfugi dall' Egitto, che 
pur civilizzando gli etiopici ne aveano guastato i costumi e, nel mo» 
mento del bisogno, abbandonarono i posti loro affidati. 

Altra città importante era Auxume posta nel territorio in cui 
^ggi trovansi Tomat e Cassala. Un piccolo villaggio chiamato jPre- 
flione ricorda il sito dove fu impiantato il primo convento cristiano 
dell'Abissinia , da dove il cristianesimo nel 523 E. V. si sparse 
per mezzo di S. Fromenzio, consacrato vescovo da Santo Attana- 
sio, patriarca di Alessandria, e che battezzò il re d' Etiopia Eli- 
sbaan. Da quel tempo l'Abissinia fu cristiana e vi rimase, come lo 
è tuttora. 

11 nome della città, in cui felice e sventurata nacque, visse e 
mori la bella Cleopatra, mi richiama alla costa settentrionale del- 
l' Africa e lascio 1' interno del quale ben poco conoscevano gli an- 
tichi ed anche gli Arabi. Plinio accenna ai laghi salati, Strabene 
iiarra di alcuni costumi dei popoli Galla, ma la scienza etnogra- 
fica nei secoli passati era molto infantile e là dove non era facile 
o possibile andare con navi, nasceva il dubbio, 1' incognito. 



266 Bollettino della Società africana d'Italia 

Al contrario dei paesi marittimi; quasi tutti gli odierni, oltre 
tanti altri scomparsi per sempre come Marea , Gauopus , Batos 
Momenphis Nicopolis ed altri ancora, dei quali non rimane vesti* 
gio alcnno, erano ben conosciuti dagH antichi, sebbene oggi inYana 
si cerca un addentellato fra il passato ed il presente. 

Chi mai direbbe che la moderna Porto-Said, città eoolettica , 
fosse l'antica Pharbaethus ove il re Neoos, avanzando di molti a 
molti secoli il de Lesseps fece incominciare la costruzione di un. 
canale che dovea unire il Mediterraneo con il mar Bosso ? Vuoisi 
che circa centoventimila egiziani vi perissero e vi si spendessero 
delle somme ingenti inutilmente. L'idea di Necos fu ripresa da Dario 
"Re di Persia, che pure a sua volta vi rinunciò essendogli stato as- 
sicurato dagli scienziati dell' epoca ohe il mar Hosso trovandosi 
ad un livello superiore dell'Egitto avrebbe iuondato tutto il paese. 
Fu solo PlitomeO'Piladelfo che lo condusse a termine, senza però 
renderlo navigabile e tal si trovava ai tempi di Cleopatra; in se- 
guito le sabbie del deserto lo riempirono ed a stento il Da Les- 
seps nei suoi recenti lavori ha trovato qualche rudero deU'antioo 
canale. 

Chi nella attuale piccola e graziosa Damietta potrebbe ricor- 
dare la città di PanephesiSj ove, morsicato da una vipera, fa da 
re Ptilomeo-Filadelfo dannato a morire il celebre filosofo Deme- 
\ trio di Falera? Chi in Rosetta riconoscerebbe la Bolbitiaum-OstiuTn? 

Dove è più la celebre Canape, cosi nomata da Menelao che 
volle onorare il suo pilota Canapus mortovi per il morso di una 
serpe ? Le storie antiche ci danno larghe descrizioni delle delizie 
di questa città, delle bellezze dei suoi templi e pia ancora dei pia- 
ceri che vi attiravano gli stranieri da tutte le parti del mondo al- 
lora conosciuto. La deboscia vi regnava sovrana ed a tal punto 
ohe Seneca diceva : Vuomo saggio non sceglierà Oanope per sua 
dimora^ anche se volesse far vita morigerata. Il famoso tempio a 
Serapide che ne era una delle bellezze fu distrutto dal patriarca 
d'Alessandria, Teofilo, per ordine dell'imperatore Teodosio, nel- 
l'anno 389. 

In tutta la costa, la città sola che conserva il suo nome del- 
l'epoca romana, e non l'egizio Rhacotis, è Alessandria, creazione del 
grande Alessandro, il quale fattone il piano ne affidò la costruzione 
all'architetto Dinocrate che avea ricostruito il tempio di Ddlfi. Una 
delle grandi meraviglie di Alessandria era la biblioteca che distratta 
la prima volta durante l'assedio sostenutovi da Cesare, fu pdi defi- 
nitivamente perduta per il fuoco appostovi dal mussulmano Amra, 
nel 642 per ordine del califfo Omar^ il quale emise il famoso ver* 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1688 267 



detto: Se qitei libri dicono lo stesso del Corano sono inutili per^ 
che il Corano basta; se invece vi sono contrarii è una ragione di 
più per bruciarli, 

Qaanti e qnanti ricordi non sasoita Alessandria nella mente 
di clii la visita ! Ad ogni poco par di vedere un corteggio mae- 
stoso che accompagna la bella Cleopatra morta appena di 39 anni. 
Par di scorgere pallido e morente l'innamorato Antonio che cerca 
la donna del suo onore e per la quale perdette e fama e vita. E 
qui s'affacciano le memorie di Ottavio, là quelle di Cesare e poi 
le altre arabe, per finirne ai mucchi di rovine dovuti ai cannoni 
degli inglesi. 

Grandiosa , immensa , colossale è questa sfiiige africana. Fa 
dalle sue rive ohe part) quella civiltà che trasportata dagli ebrei 
nell'Asia ne diede Ninive e Babilonia, per poscia darci e Atene e 
Sparta e Roma e Bisanzio ; molta di essa è distrutta , parte tra- 
sformata , ma se non restasse altro che la divisione dell' anno in 
mesi e giorni, ne resterebbe moltissimo. Fu da quelle rive che parti 
la civilt à araba^ che ne ha rimasto la numerazione e recò il risve- 
glio delle belle arti europee con le eleganti e belle costruzioni la- 
sciate nell'Europa meridionale. 

[continua) Nicola Lazzaro 



IN AFRICA 

V'è un uomo in Italia che è un grande scienziato ed un bril- 
lante scrittore nello stesso tempo: un uOmo che t'espone con stile 
facile ed elegante problemi scientifici ed ardui. — Sia ohe ti spie- 
ghi il suo apparecchio per numerare i corpuscoli rossi del sangue , 
il globulimetro — o qualche altra sua sooverta scientifica, sia ohe 
ti descriva un viaggio per mare durante una giornata senza nubi, — 
t attrae sempre — lo segui sempre con piacere. 

Quest'uomo è Paolo Mantegazza: scrittore, fisiologo, antropo- 
logo, viaggiatore, medico, esce sempre fuor del comune, e quando 
scrive, i suoi libri sono smaltiti con sorprendente rapidità, e quando 
paria, da tutti i grandi centri corrono gli eruditi per ascoltarlo. 

Ha fatto libri stupendi, quanti altri ne scriverà? 

E' un' incognita! 

Ha dato conferenze dotte ed applaudite — e continuamente 
le Accademie italiane lo richieggono, lo pregano per un breve di 
scorso — di poche parole solamente. 

Licata nel suo Assab e i Danaohili dioeva: 



268 Bollettino della Società africana d' Italia 



" Voi siete Lucrezio nel secolo di Haeckel. — Fareste un 
poema sui nemaspermi del ranocchio ed un calcolo algebrico sulla 
felicità umana : foste soldato nelle Cinque Giornate : popolarizza* 
ste V igiene : scrìvete almanacchi e illustrate crani delle cinque 
parti del mondo: analizzate Don Quijote e le statistiche del no- 
stro Sodio : pubblicate romanzi e postillate con la teoria della 
neogeresi la pangenesi darwiniana. 

Voi vivete felice fra un sogno di sublimi grandezze e la mi- 
sura di qualche osso scavato in Lapponia, e lasciate la penna fa- 
cile deirartioolista per la ricerca terribile dell'incognite umane. „ 

Cosi scriveva il povero Giovanni , e, quando gli Arrarini lo 
massacrarono presso Gildessa, V illustre senatore fu colpito nel più 
profondo dell'anima. 

Dopo pochi mesi Mantegazza ha gittate un grido lungo — acu- 
to — pungente — e questo grido straziante è stato ascoltato da tutti 
gl'italiani. 

Diciamo il vero , qui, in Napoli, ove Licata visse per molti 
anni, ove si formò uomo, in questa città ove fu conosciuto come 
scritiiore valoroso e giovane di forti propositi, poche voci si leva- 
rono per commemorare il caduto. — Dell'atteggiamento della stampa 
non parlo: al di fuori di qualche telegramma della Stefani e di 
qualche notizia monca di semplice cronaca^ nuU'altro. 

E quando io mi sono recato da un editore per formare un 
numero unico dedicato alla memoria del povero Licata, mi venne 
risposto: gli articoli li avete pronti? — Si risposi io — ve li diamo 
per niente. 

Ebbene fate prima scrivere di Licata ai giornali — e poi vi 
faremo il numero unico. 

Era una miseria che ci si faceva ! — 

I giornali tacquero — anche quelli che non doveano tacere — 
ed il numero unico non fu fatto — e di G. B. Licata non se ne 
parlò più. 

Napoli non apprezzava le varie e forti virtù del povero estinto — 
ecco tutto. 

Ma da Firenze parti un libro intitolato in Africa — quel lavoro 
portava il nome di Licata^ e v' era una prefazione splendida di 
Paolo Mantegazza : — il fascicolo della biblioteca pel Popolo Ita- 
liano che parlava dell' Africa, fu messo a ruba — e — forse — per 
la prima volta alcuni seppero, che nel continente nero era morto 
un giovane napoletano provvisto d'un ingegno forte e d'una volontà 
ferrea. 

Quel libretto di 98 pagine pubblicato per cura del Mantegazza, 



j Anno V. Fase. .XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 269 



non ha di bello ohe la vita del Licata , ed il primo capitolo la 
conquista dell* Africa ohe vide la luce in un giornale di Napoli, 
il giorno prima della partenza del povero amico mio. 

Il resto, si sente, è poco di Licata e molto degli altri: sono 
note abbozzate di viaggi e poche osservazioni^ che poi vennero a 
Firenze allargate e messe assieme. 

Con ciò io non voglio fare nna colpa all'illustre Mantegazza 
ed al Professore Malfatti che sudarono per indovinare i segni in- 
comprensibili del giovane esploratore ; quello scritto è una reli- 
quia — e come reliquia esce fuori dalla critica scientifica severa, 
e dalla perfezione richiesta nei libri di Geografia storica. 

Non posso trovarmi d* accordo col venerando senatore nelle 
sue conclusioni, — egli scrive: 

** L'animale morde chi lo ha morso, il bambino picchia chi l'ha 
picchiato; ma V uomo che pensa trasforma il dolore dell' oiFesa in 
un'opera utile e grande. È questa la vendetta che deve fare 1' I- 
talìa dell'eccidio della spedizione Porro. „ 

Tutto ciò è bello , è poetico , è sublime — ma non è adot- 
tabile. 

L'illustre Mantegazza mei perdoni — ma gli Africani debbono 
essere trattati col ferro e col fuoco. 

Non sono entusiasta delle spedizioni in Africa come s' orga- 
nizzano qui da noi — tutt' altro — ma quando il governo tacita- 
mente v'annuisce, o pure con uomini e con danari soccorre quelle 
spedizioni , ha il diritto ed il dovere d' intervenire dopo la cata- 
strofe. 

Non è la prima volta che perdiamo uomini in Africa — e deve 
ricordare V egregio senatore , che vicino Assab vennero trucidati 
anche 12 marinari ed un ufficiale di vascello, che accompagnavano 
il viaggiatore Giulietti. 

Da nessuno è desiderata una politica aggressiva, tranne da 
quelli che cercano di pescare nel torbido — ma gl'italiani non deb- 
bono essere uccisi dai barbari impunemente. 

Che cosa fanno quattro mila uomini a Massaua armati di tutto 
punto, quando i nostri concittadini vengono vigliaccamente assaliti? 

Certamente molti che si recano in Africa, sotto il nome di 
esploratori, mancano delle prime cognizioni scientifiche, non sanno 
niente, non capiscono nulla: forse, alcuni sono solamente dei pazzi, 
altri degli spostati, che, non potendo far di meglio, vogliono ad 
ogni costo morire: ma, diamine, come s'impedisce ad un uomo di 
gittarsi in mare oppure in un fiume, bisogna impedire a quel pazzo, 
a quello spostato , d' andarsi a suicidare nel continente nero. — 



270 Bollettino della Società adBrioana d' Italia 



Però quando nno scienziato , un viaggiatore erudito per quanto 
coraggioso, vuole tentare delle imprese scientifico-commeroiali in 
prò della patria sua, ed il governo l'appoggia e lo soccorre —quel 
governo stesso ò responsabile della sua vita, come della salvezza 
dei componenti la carovana. 

Non si credono utili alcune spedizioni? 

Ed allora perchè permetterle ! 

No non ci si venga a dire che per noi è una gloria l'avere 
molti martiri per la causa africana , molti ne abbiamo avuti con 
poco nessun profìtto, molti italiani hanno bagnato col loro san- 
gue V infame matrigna, — E quel sangue grida vendetta — vendetta! 






Nel cimitero degl'inglesi in Firenze — Mantegazza volge sem- 
pre uno sguardo tenero ad un monumento che campeggia in quella 
triste foresta di marmi e di cipressi. 

E' una colonna spezzata intorno a cui avvinghia le braccia 
innammorate una giovane disperata che guarda il cielo. 

Cosi gì' italiani , osserva il venerando scienziato , piangendo 
sulla tomba del Licata debbono guardare all'avvenire. 

All' avvenire I ed al presente non bisogna proprio farci caso, 
come non fosse affar nostro : fa d' uopo ricevere gli schiaffi, con 
calma — ed all'occorrenza parare l'altra faccia — non è vero ?•... 

ma non pensa Paolo Mantegazza che nelle giornate tristi — 
Orsola Licata — la povera mamma di Griovanni, con gli occhi iniet- 
tati di sangue e con voce rauca grida: Africa infame rendimi mio 
figlio! 

Carlo Cucca 



ATTRAVERSO IL PAESE DEI DANAGHILI 

ALCUNI APPUNTI 

(L. CIC06NANI) 

1. Natura generale, regioni 

In questo paese non si trovano sistemi di monti e nemmeno 
di alture, ohe possano stabilire veri sistemi orografici ed idrogro- 
grafici, e ì pochi monti isolati che vi sono non costituiscono 8i« 
stema alcuno. 

La natura generale del paese è ad altipiani più o meno estesi, 
inclinati ed elevati, ma tutto ad altipiani. 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre -Dicembre 1886 271 

■■■Il —Il Il _ ■__■ I -— ------ ^ TTIMM 

Questi altipiani sono formati generalmente da una roccia si- 
licea proveniente da una specie di tufo o di arenaria argilloso-si- 
lioa, ohe in qualche luogo si trova ancora non molto metamorfiz- 
2ata, e allora si disgrega facilmente , e metamorfizzata in una roc- 
cia assai compatta di color cinereo , ora tendente al nero ora al- 
l' azzurrognolo I 

Oltre a questa, che è la roccia assolutamente predominante, 
si trovano qua e là anche altre roocie in piccole estensioni. 

Cosi si trovano strati di pura argilla, metamorfizzata in una 
roccia che si scaglia molto facilmente. 

Si trovano abbastanza frequentemente dei conglomerati for- 
mati da ciottoli della roccia predominante, con cemento argilloso, 

Ad JEla vi è un grosso strato di tufo contenente pomice in 
grande quantità. 

Su altri pochi luoghi abbiamo visto un conglomerato formato 
da ciottoli della solita roccia e da ciottoli di ossidiana in quantità 
variabile; e siccome questa roccia si disgrega assai facilmente, il 
suolo resta coperto da quei ciottoli neri. 

Finalmente in fondo ad alcune valli abbiamo trovato in quan/» 
tità dell' argilla molto bianca ed assai salina, contenente qualche 
erìstallo di gesso, e conchigliette che si trovano anche sulla spiag- 
gia di Assab : e che io non esisterei a dichiarare di origine ma- 
rina, (1) e questo specialmente a Dohi, Imminu e ad Iselo, 

Quanto alle vere roocie vulcaniche genuine, ne abbiamo visto 
molte, ma piuttosto scorie che vere colate di lava; sebbene i vul- 
cani abbondino in tutto il paese, e a Manda (2) ve ne siano a di- 
rittura moltissimi. 

Infine si trovano ciottolini di ossidiana in maggiore o minor 
quantità sopra tutti gli altipiani, ed abbondantissimi sono in certe 
zone vicino ai laghi delV AussOy tanto da ricoprire letteralmente 
il terreno come un seminato. 

Pei^ò, per quanto questo paese sia sempre uniforme, per quanto 
sia sempre la stessa roccia, e sieno sempre gli stessi altipiani, 
pure lo si può dividere tutto in diverse zone abbastanza difEerenti 



(i) Nel mio viaggio di ritorno ho raccolto alcuni di questi esem- 
I^ri, che manderò a -codesta Società assieme al mio giornale di viaggio, 
non appena vi abbia messo un pò d* ordine . 

(2) Manda dev' essere una parola, che riguarda i vulcani, o l' aziona 
vulcanica; varie sono le regioni di questo nome, e tutta sono caratte- 
rizzate da una quantità di crateri spenti. 



272 Bollettino della Società africana d' Italia 



fra loro. E parlando del paese da noi attraversato si può divi- 
dere in tre zone ohe hanno caratteri abbastanza distinti V una dal- 
l' altra : senza parlare di quei tratti in cui gli effetti del vulca- 
nismo od alcuni monti isolati sono tali da imprimere al luogo uno- 
speciale carattere. 

Queste zone sì estendono: la 

1.^ Da Margable al Musali: (1) 

2.* Dal Musali a Doli] 

3.*^ Da Dohi alle prealpi abissine. 

2.'' Da Margable al Musali 

In questa zona abbiamo un solo altipiano interrotto solamente 
dai letti incavati dei torrenti e che ha una pendenza generale da 
S'O. verso N.E,, e nella sua parte occidentale anche verso A^. — 
In questo altipiano abbiamo quattro torrenti, i cui displuvi però 
sono appena marcati da qualche piccola altura, e il cui corso à 
generalmente diretto da S.O. a N.E., e sono, cominciando da E*^ 

1.^ Il Uahàn che giunto alla pianura forma il torrente di 
Chiluraa. 

2.^ Il Targàn che ha sorgenti perenni e ghorghi in comuni- 
cazione sotterraneai e ohe alla pianura presso Margable prende il 
nome di AsboL 

8.° D Gherba^HàdUf che ha esso pure sorgenti perenni e giunta 
alla pianura si getta neìV AsboL 

4.^ Uad Buia parimenti con sorgenti perenni, e che unita- 
mente ad altro torrente che separa V altipiano dai monti Ascal 
va a formare V Arzilè. 

Questo altipiano, che si estende non interrotto da Margable 
ai monti Ascal e Addii e al Musali verso il N.E. del Musali è li- 
mitato dalla regione vulcanica di Ascoma: mentre all' E. si risola 
ve in parecchie piccole catene di alture, ed in una principale ca- 
tena che nasce ai due vulcani Uakan, si prolunga molto all' E. e^ 
divide la valle di Margable da quella di Raheita. 

Tutta questa regione è generalmente deserta, arida, priva di 
fieno e con poche e misere acacie: solo nella stagione delle piog- 
ge nas^e un pò di fieno fra le pietre e nelle bassure, le poche 
acacie mettono qualche fogliuzza, ed allora si incontrano facilmente» 
dei pastori o Beduini, Ma non appena cessate le pioggie, il fieno 



^) Ali significa monte. 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1S86 273 



.^i seooa e va in polvere, e le acacie sembrano appena vive : e in 
questa stagione V acqaa non si trova che ad Incor, qualche volta 
ad Amed issa, e più al N. nel Targaii dove crescono rigogliose 
macchie di palme ed acacie, nel Oherba HàdUj nel Uad Buia, e 
non sempre air Vakan. 

m 

3."" Dal Musali a Dobi 

In questa zona si riscontra una serie di vallate quasi affatto 
indipendenti l' una dalP altra : vallate profonde , a sponde roc- 
ciose e ripide, in cui muore Inacqua, alcune hanno piuttosto l'a- 
spetto di crepacci, altre sono vere vallate ed abbastanza grandi. 
Il fondo di molte di esse è formato da argilla là portata e deposi- 
tata dalle acque, che rapidamente scolano dai fianchi a picco, ed 
allora è generalmente piano: in altre la roccia non è stata ancora 
interamente ricoperta di terra. 

In fondo alle vere vallate si trovano caratteri marini, dune di 
«abbia, conchigliette madreporiche, statica marino; caratteri, che 
si riscontrano sin oltre l' Avvaso poco lungi dalle falde dell' alti- 
piano Abissino. 

Le maggiori di queste vallate, quelle che più caratterizzano 
il paese sono, in ordine di grandezza, quelle di Poòi, ImminUy 
Marguita^ Madgvl^ Iselo, Berehenta ecc. Le grandi vallate di Eia 
« di Daimuli sono a sponde dolcemente inclinate. 

Qui, naturalmente, non vi possono essere fiumi e torrenti 
d'importanza: poiché è raro che percorrano più della propria valle. 
n più importante di tutti sarebbe il fiume Dobi che pel torrente 
Cusra riceve, nella stagione delle pioggie, le acque dell' altipiano 
al 8. fino a Valdugutriy mentre al N. è alimentato da sorgenti pe- 
renni, che sgorgan dal fianco sinistro della vallata, e che secondo 
me deve essere T acqua dei contrafforti dell' altipiano abissino, 
acqua che perdendosi tra i sassi, come ebbe a constatare il pove- 
ro Bianchi, viene ad alimentare i depositi, che si trovano lungo 
la strada di Beilul e le sorgenti del Dobi, Esso percorre tutta la 
vallata da 0. ad E, dilavando le argille saline, che costituiscono 
il fondo della valle stessa, e va a formare ad E. uno stagno, le 
cui acque, dicesi giungano per infiltrazione sotterranea al lago 
Assai, dove arriverebbero divise in due rami, l'uno dei quali co- 
.fltitttisce una sorgente calda. 

Molto inferiore è il torrente dalla parte S. della vallata di Im^ 
minu che tuttavia ha sorgenti perenni, scola tutte le acque del- 
l' VnduritrUj e una parte di quelle di Isso e forse altre, e rende 



274 Bollettino della Società africana d' Italia 



paludosa iu>^ bella e grande Tallata. E iofeiìori aneora sono il 
tozrenie di El^t ^ Gauak^ il torrente di Daimumli eoe. 

Pochi 0ono i torrenti, che in questa sona hanno corso rile- 
gante alcuni scendendo dalla parte S. £. del MàsaU danno cor- 
po al Taraan, che arriva sino al mare: quello di MarguUa assi- 

^Orano vada ad Oboe. 

Queste vallate sono separate da altipiani generalmente molto 

^di ed ondulati. Cosi il grandissimo di Isso che separa Imminu 

^ I>obr così quello di Lafufi afa tra Ganah ed Elaz quello di 

^^^gvl fra la valle dello stesso nome e quella di Bofa^ quello di 

?*^nic fra Imminu e Jselo^ ecc. L'altipiano di Kna/chir fra la vai- 

^^ di Bofa e quella di Daimtdi è formato da tanù piccoli alti- 

^^^"^ sovrappostii ed ha l' aspetto d' una catena a gradini. L* al- 

^Pi^txo di Iselo all' 0« della vallata dello stesso nome pare Inter- 

t|. **o da molti crepatici: gli altipiani di Gabalti e Asoli sono mon- 

>^^^ii e tanto V altipiano N che quello S della vallata di Dobi 

•^ dal basso, parrebbero lunghe e strette creste. 

che questa regione è pure generalmente arida, poichò non 
"^^^a terreno che in fondo alle valli; ma pure, anche sugli al- 
ai trovano fieno e acacie più che nella prima regione : ol- 
molte di quelle vallate, ricevendo lo scolo di regioni ab- 
^'tsanza estese, danno vita ad abbondante vegetazione erbacea 
'^orea, quando ^ià sugli altipiani a cagione della siccità tutto 
> e bmciato. 

sLcqnA in questa regione è meno scarsa che nella prece- 

^ JJobi ed Imminu hanno sorgenti perenni: a DaimuH, a Iselo, 

I a MadguL V acqua 9i trova in serbatoi naturali : si trova 

X ad JEla^ (1) Dodi e Imminu. Questo tratto di paese d per- 

-^*^^ ^ più popolato del preoedentOf e nutre un assai maggior 

^ <i£ bestiame* 

4. Da DoJbl alle pre&lpi alilsslne 

^^^ S ^**^*^o ripetuta V ossatura della seconda zona, senonohè 

osa «^^^ ^^^^*o paese soggetto ai £ami che scendono daUa parte E. 
delP^I^A^^'^^^/ ""f'^® '^^^'^eacno state cohnate, e in qualche 
j y^^^^W ^^ ««tesissimi piani Bono stati ricoperti di un terreno 

^- ^^-m^É0Ì^^^ ' ^ ^^'' *® *^ hanno ancora altipiani rocciosi, si 



, ^^J^^^^^ ^f ^' ® questa regione è cosi chiamata appunto^ 
iì) £la ^^^ ^i pozzi .cavati dagli indigeni. 




Anno V. Paso. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 276 

hanno pure estese pianure che danno vita a sufficiente vegetazione, 
e ohe, almeno nella stagione delle pioggie, danno un fieno abbon- 
dante. 

In questo tratto di paese si hanno veri fiumi, ed anche ri- 
levanti. 

n principale fra tutti, è quello a cui tutti gli altri affluiscono: 
rAwaso. Il suo corso superiore suU' altipiano Galla- Abissino è 
generalmente da 0. ad E., ed era in antico il limite di confine fra 
i Galla e gli Amarici; giunto al paese Dancalo, con grande arco 
piega verso il N. e da questa direzione, contrariamente a ciò che 
si trova segnato in tutte le carte, piega ancora direttamente ad 
£. e va ad allagare e fertilizzare coi depositi limacciosi la bassa 
vallata di Aussa. 

Questo fiume dunque serve di scolo ad una parte rilevante 
dell' altipiano etiopico, oltre a che riceve anche le acque di un bel 
tratto del versante orientale dei monti abissini, ed in complesso 
esso è un corso d' acqua tutt' altro che indiflferente. Però molto di- 
verso è V aspetto sotto cui si presenta nelle varie località : nel 
viaggio di andata V abbiamo costeggiato nel suo ramo inferiore 
per un tratto abbastanza lungo risalendolo alla sua sinistra men- 
tre era in piena: in questo tratto piano ha una larghezza di circa 
60. m. una discreta velocità, e, dicono gl'indigeni sia profondo 
più di 3 metri: qui le sue sponde sono ricche e rigogliose di una 
vegetazione veramente tropicale: è una foresta continua, spessa 
ed inestricabile che segue il corso dell' Avvasc: poi V abbiamo vi- 
sto all' angolo dove passa dalla direzione di N. a quella di E; ma 
quale contrasto ! qui le sue sponde sono affatto nude, il fondo è 
roccioso, ha velocità rilevante, ma non ò più largo di 35 metri e 
non ha in media che 60 cent, di profondità; si stenterebbe a cre- 
dere che sia lo stesso corso d' acqua, eppure al dissotto non ri- 
ceve nessun afflnente: la differenza di Velocità assolutamente non 
basta a spiegare questo contrasto, e bisogna ammettere che la 
maggior parte dell' acqua passa per via sotterranea, infiltrandosi 
nelle spaccature e nei crepacci del letto roccioso. 

Nel viaggio di ritorno l' ho attraversato pure in tempo di pie- 
na nella parte media del suo corso, cioè nel suo tratto S. N: nel 
punto in cui l'ho attraversato esso scorre in una vallata, che in 
passato era tutta letto del fiume: col tempo i depositi lasciati 
dalle acque hanno man mano ristretto e limitato il letto, confi- 
nandolo nella parte più orientale della vallata, quasi alle falde 
del monte Azalo, e si è formata cosi una beila pianura la quale 
per altro è intersecata da una quantità di canali stretti e profon- 



276 Bollettino della Società africana d' Italia 

di, la maggior parte dei quali in tempo di magra restano asciatti, 
ma nella stagione in cui V abbiamo passato noi al ritorno, sono 
tanti rami inferiori dell* Avvasc, della profondità di 1. 50 a 2 me- 
tri e più, i quali distaccandosi dal corso principale al S. della 
vallata, lo raggiungono poi pii\ a N. prima che pieghi ad E. verso 
TAussa. La folta vegetazione che vedemmo la prima volta sulle 
sponde dell* Awaso qui non si trova se non lungo taluno dei ra- 
mi inferiori: in questo tratto il fiume ha pendenza piccolissima, 
una larghezza di circa 60 metri; le sue acque allagano in tempo 
di massima piena buona parte della pianura di colmata, e nei Ino* 
ghi più bassi forma paludi, che quasi mai asciugano ad onta che 
il sole vi sia cocente: ha molta pendenza invece e delle rapide 
all'angolo che fa verso N. per riprendere un corso piano e regola- 
re quando volge ad E. e cosi si mantiene sino all'Aussa. 

L' ho attraversato poi all' Aussa nella sua parte più bassa e 
qui è veramente un corso d' acqua imponente, che fa subito ri- 
correre il pensiero ai grandi utili che si potrebbero ricavare da que- 
sta forza a saperla convenientemente utilizzare, mentre abbando- 
nata a se stessa l' acqua allaga tutta la vallata depositandovi so- 
stanze limacciose, a cui si deve 1' origine della grande fertilità di 
questa regione, ma a cui si devono altresì le cause della malaria ; 
quando ritirandosi le acque, queste sostanze rimangono esposte a 
quel sole tropicale e poco ci vorrebbe a fare una conveniente 
arginatura che permettesse di regolare quest' acqua secondo i bi- 
sogni di saggia agricoltura, giacché questa vallata potrebbe di- 
ventare un' ottima stazione agricola. Pur essendo oggi coltivata 
con mezzi molto primitivi gP indigeni ne traggono un prodotto fa- 
voloso, da sorprendere gli stessi abissini, le cui terre rendono re - 
lativamente alle nostre 10 volte tanto. Qui l' Avvasc incontra nella 
sua via delle alture rocciose, che gV impediscono il corso, per coi 
è obbligato a piegare verso S. e dopo aver allagato la valle va 
ad alimentare alcuni laghi, che in tempo di magra restano isolati; 
vogliono gli indigeni che buona parte delle acque arrivi sino al 
mare per infiltrazione sotterranea; nelP ultimo suo tratto prima di 
arrivare ai laghi sorgono sulle sue sponde rigogliose ed inestri- 
cabili foreste. 

Questo è il fiume principale di questa regione ed il confluente 
di tutti quegli altri minori, che qui si trovano: 

Cominciando dal Nord abbiamo alla sua sinistra: 

Il Loghia che viene dall' Vedali e raggiunge l' Avvasc all' an- 
golo che fa dove esso piega ad E; esso ha sempre acqua nella 



Anno V. Paso. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 277 

parte superiore del suo corso, ma fuori della stagione delle piog- 
gìe la parte inferiore è asciutta. 

Dopo questo fiume abbiamo una regione in cui predominano 
ancora le alture e gli altipiani rocciosi| e qui non abbiamo ohe 
torrenti looali; ma ehe pure hanno una certa importanza, come 
il Tecartò, il Baccari ohe nella parte superiore del suo corso ha 
sorgenti calde, V AltUlè Farò che scola una -grandissima valle, ma 
che probabilmente si riunisce al Baccari. Ma poi abbiamo un ve- 
ro fiume , il Mille, che in novembre quando noi lo passammo era 
quasi in magra e pur tuttavia aveva un altezza media di 40 cm., 
una larghezza di 15 m., e velocità piuttosto forte; ha letto incas- 
sato in un terreno argilloso, siliceo molto sassoso, e dai segni la- 
sciati nelle rive si capisce che in piena deve portare più acqua 
assai. Questo è V affluente più importante in questo tratto di paese, 
e fino a Gherfa, dopo non abbiamo traversato se non torrenti che 
in tempo di pioggia portano molt' acqua, e nella parte superiore 
ne hanno sempre, ma che in novembre erano all' asciutto, o quasi; 
tali sono il Oaidèrru, il Oauis ed altri minori ; più al Sud però 
gli affluenti sono in molto maggior numero e di molta maggior im- 
portanza. 

Il paese tra Dobi e l' Awasc è dunque formato da grandi 
pianure separate da altipiani rocciosi o anche solo da piccole al* 
ture rocciose. Cosi da Cusra a Valdugum abbiamo una pianura 
quasi continua. Al S. di Valdugum incomincia V estesissima pia* 
unra di Sardo, che in alcuni punti si unisce all'altra anche più estesa 
che da Gaijéli arriva all' Awasc e accompagna poi questo fiume 
fino all' Ausaa da una parte e fino al Loghia dall' altra. 

Al S. del Loghia vi è una piccola striscia di terreno puramente 
argilloso larga 4-5 chil. e che le acque corrodono ed esportano con- 
tinuamente in modo da renderne la superficie oltremodo acciden- 
tata e assolutamente deserta, tutta a crepacci e fossi di scolo. 

Dopo questo paese abbiamo una regione come da Dóbi al- 
l' Awasc, cioè grandi pianure separate da altipiani senonchè man 
mano ohe ci si accosta al Mille gli altipiani diventano più rari 
e meno rocciosi , fino ad aversi vicino al Mille una larga pia- 
nura ohe da E. va fino all' Awasc e ad 0. è limitata dai monti 
Daidurra; la parte più meridionale di questa pianura, prende il 
nome di Bida-àlì, Dopo questo , salvo qualche lieve ondulazione, 
abbiamo una estesissima pianura che giunge fino alle prealpi abis- 
sine sempre elevandosi dolcemente. 

Questa estesissima regione è molto più popolata di tutto il 
resto, poiché nella stagione delle pioggie il bestiame trova fieno 



278 BoUettiuo della Società africana d'Italia 

abbondante nelle pianure, e anche nella stagione più asciatta salle 
rive dei torrenti e dei fiumi trova sempre pascolo sufficiente. Cosi 
pure r acqua non manca mai, e se non ò a fior di terra, si trova 
scavando pochissimo in fondo a tutti i torrenti. Oltre a ciò si trova 
sempre acqua al monte Baraulij al monte Sardo, al monte di 
Masca, ecc, 

Da Dobi all' Avvasc, forse per la vicinanza della valle colti- 
vata d' Aussa, il paese è molto popolato, mentre lo è poco il tratto 
fra il Loghia e il Mille sebbene i pascoli siano abbondanti. (1) ma 
è ancora relativamente assai scarsa, se si pensa che ricevendo 
questa pianura sempre qualche piccola parte delle pioggie abissi- 
niche è quasi sempre coperta di un fieno bellissimo, e potrebbe 
mantenere armenti e popolazioniB in assai maggior copia; ma il 
ladroneggio e le guerre continue di un paese di confine impedi- 
scono lo sviluppo della pastorizia e decimano la popolazione. 

Questo alla sinistra dell' Avvasc; alla sua destra invece, dopo 
passato l' Aussa abbiamo alcune grandi vallate, che si succedono 
l' una all' altra : nei luoghi più bassi queste vallate hanno il loro 
fondo costituito da teì'ra argillosa, portata dalle acque di pioggia 
che ivi ristagnano, mentre nei luoghi più alti il terreno è emi* 
nentemente sabbioso, con grande abbondanza di conchigliette ma- 
rine : in queste valli difficilmente vi si trova 1' acqua, e solo dopo 
le pioggie vi cresce un' pò di fieno: queste vallate sono chiuse 
ove da coni vulcanici, ove daPe falde di un altipiano costituito 
dalla solita roccia, il quale si eleva a gradini sino ai piedi del 
monte Azalo oltre cui ha il suo corso T Avvasc in direzione S-N. 

In tutto questo tratto alla destra dell' Avvasc non abbiamo 
che un paio di torrenti di poca importanza, i quali scolano le ac- 
que locali; nella stagione secca l' acqua non si trova in molte re- 
gioni se non in depositi naturali scavati nella roccia, ed in certe 
spaccature dell' altipiano ; in questa stagione bisogna assoluta- 
mente abbandonare la strada che percorre le vallate, strada più 
breve facile e buona, per tenersi più in alto in mezzo alla roccia. 

Di conseguenza questo tratto di terreno sino in vicinanza del 
monte Azalo è quasi completamente deserto, salvo nei pressi del 
eorso dell' Avvasc, dove per l'abbondanza di acqua e di vegeta- 
zione vi sono tribù fisse che vi hanno stanza. 



(1) La popolazione ò più abbondante oltre il Mille. 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 279 



S."" Monti e vulcani 

Come si è già detto, non abbiamo nessun sistema montuoso, 
e se qualche volta pare di vedere in distanza una lunga catena 
di montagne , avvicinandosi si trova poi che non è che V orlo di 
i|ualche altipiano. 

Abbiamo parecchi monti isolati ma il Mtisdli é di gran lunga 
superiore a tutti. 

Il Musali ohe può avere appena un 12 chil. di diametro, nutre 
tuttavia più popolazione e più armenti lui solo che tutto il resto 
del paese fiino all' Aussa. Egli è evidente di origine vulcanica; 
ed alla base è tutto circondato da molti piccoli vulcani; ma per 
altro le sue pendici, almeno in certi tratti, sono essenzialmente 
granitiche. Su di esso si trova acqua in abbondanza tutto V anno 
6 in parecchi luoghi, specie nel suo fìauco che guarda a N-0. ò 
coperto di abbondante vegetazione. 

Alto forse 1500 metri e più sul livello del mare, non va mai 
soggetto a forti calori, e per tre mesi dell'anno sulla sua cima 
dicono vi sia freddo addirittura, ed assicurano di avervi visto la 
brina. Esso ha una grande influenza sopra tutto il paese vicino, 
perchè è dal Musali che vengono tutti i temporali, e dai suoi 
fianchi scende molt' acqua nelle vallate vicine. Negli anni di gran- 
de siccità è là ohe accorrono tutti i pastori, colla sicurezza di 
trovare sempre un pò d' acqua e un pò di pascolo pel loro gregge 
estenuato; poiché le sue pendici, specie di ovest, sono coperte di 
acacie. 

Al SS* 0. del Musali abbiamo due monti il Qahalti e V Asàli, 
ognuno dei quali ha vicino un piccolo altipiano montuoso. 

Più lontano ancora vi e il Faroli-AUj che sta all' estremo 0. 
della vallata di Dobij e da esso verso il N. si stacca un monte 
che si chiama pure Asdli e da questo i monti Undururu: verso 
S.E. dello stesso FaroWAli si stacca una piccola serie di alture 
che va a formare un monticello all' estremo 0. della vallata di VaU 
dugum. 

Al 80., oirca, del Far oli e separato da esso da una grande 
pianura vi è il monte di Masca o Oadelu, ed è al N. di quel monte 
che fu assassinato il povero Bianchi f e parte in un villaggio vi- 
cino, parte all' Aussa si sono vendute tutte le cose sue. (1). 



(1) Scrissi già dall' Aussa che avevo comprato alcuni piccoli oggetti 
di quella spedizione; ma li perdetti col mio bagaglio nel VoUo Gallia 



282 Ballettino della Società africana d* Italia 

La lieta novella la dà egli stesso in una saa lettera del 30 
dicembre 1885 da Wadelai inviata al nostro Presidente Fondatore 
cap. Camperio, lettera interessantissima, che arrivata quando il 
nostro Bollettino del mese di ottobre era già in distribuzione, on- 
de non defraudare il pubblico della buona novella, venne parteci- 
pata al giornale II Sole, e che ora ripubblichiamo nel Bollettino del 
novembre, premettendo alcune notizie, che servano di guida e schia- 
rimento a chi non tenne dietro all' esodo dell'intrepido esploratore . 

Casati Gaetano di Monza, già capitano nei bersaglieri, parti 
per l'Africa con speciali incarichi affidatigli dalla Società e dal 
Camperio , ma con mezzi limitatissimi, salpando da Genova il 24 
dicembre 1879 a bordo del Sumatra della Società Rubattino. 

Il 23 gennaio arrivava a Suachim, da dove partiva il 29, arri- 
vava a Berber 1' 11 febbraio e verso la metà del maggio a Oartum 
allo scopj di raggiungere Gessi Basoià, che lo attendeva sul fiume 
delle Gazzelle (Bahr-el-Gazall) perchè lo aiutasse neir opera sca- 
brosa d' impedire la tratta dei negri. 

Partito il 4 luglio 1880 da Oartum con un vapore dello Stato 
per Bahr-el-Gazall, dopo un mese, il 5 agosto, arrivava alla sta- 
zione di Mushra-el-Eek e il 26 stesso mese, con cavalcature e 
uomini mandatigli incontro da Gessi, a Vau, ove questi si trova- 
va e che lo accolse festosamente. 

** Non vi dirò dell' accoglienza fattami da Gessi Bascià, seri- 
Te il Casati, fu 1' accoglienza che si fa ad un parente stretto, ad 
un amico. „ 

U 9 settembre partiva da Vau assieme a Gessi e arrivavano 
entrambi due giorni dopo a Giur-Gattas. Ma qui cadeva ammalato 
di febbre piuttosto seriamente. — "Il mio male andò velocemente 
aumentando (cito un bravo di lettera del Casati) tanto che la not- 
te di lunedi, giorno 13, la mia esistenza fu veramente in serio pe- 
ricolo; il mattino seguente la orisi era passata e il miglioramento 
sensibile e reale. Io devo la mia salvezza all' energia ed alle at- 
tenzioni premurose del Gessi. Mi somministrò dosi di chinino ve- 
ramente africane, mi assistette con un cuore e un' ansia come se 
si trattasse di un suo piìi che affezionato congiunto; eppure non 
mi conosceva che da pochi giorni 

" P di 15, trovandomi in condizioni rassicuranti, egli parti 
per Mushra^el-Rec, da dove mi scrisse ohe moveva per Cartum il 
giorno 25. 

" Tornerà egli al Bahrel-Gazall ? Lo guerra che a Cartum gli 
del quale da oltre tre anni non si avevano notizie, fortunatamente 
sappiamo che si trova sano e salvo nel centro dell'Africa. 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre -Dicembre 1886 283 

si fa da Baaf, da Gigler e da Mareopolo, è violenta e provo- 
cante . . . . „ 

E sperava rivederlo, ma fatalmente noi rivide più; che il po- 
vero Gessi, perduti quasi tutti i suoi uomini per fame (450 su cir- 
ca 500), egli pure soccombette a Suez, mentre sognava di ritor- 
nare in Europa a riabbracciare gli amatissimi figli e la consorte, 
vittima degli stenti sofferti in quella malaugurata campagna e dei 
gravi dispiaceri incontrati per V opera eminentemente umanitaria 
alla quale erasi sobbarcato questo illustre nostro italiano • 

Il Casati, pienamente risanato, lasciò Giur-Gattas il 14 otto- 
bre 1880 e si portò a Bumbec da dove scrisse il 12 novembre. 

Da questa data vi fa un anno di lungo silenzio, che tenne in 
seria apprensione sulla sorte del bravo esploratore. 

Finalmente arrivò una sua lettera da Tangasi del 29 dicem- 
bre 1881 e in seguito altre da Anzia e da Tangasi^ ma anteriori. 
Poi segue ancora un buon anno di silenzio, rotto alfine da un' ul- 
tima lettera da Ladò 14 aprile 1883. In seguito nuli' altro ohe in- 
duzioni, supposizioni, vaghe notizie e tristi pronostici, che fortu- 
natamente oggi sono dissipati dalla lettera che riportiamo (1). 

Si sa che in queste lunghe esplorazioni per luoghi affatuO soo- 
nosoiuti e selvaggi egli visitò gli Abaca, i Niam-Niam occidentali, 
i Bamba, i Guruguru e si fermò a Tangasi a visitare la tomba del 
povero nostro Miani. 

•* Varcato il torrente Bitte a nord della scriba , scrive il Ca- 
sati da Tangasi, e procedendo sempre in direzione nord-est, dopo 
circa venti minuti di cammino eccoci alla tomba del Miani — è in 
una vasta pianura, spoglia d' alberi e rivestita di folte, altissime 
erbe che rendono aspro e desolante il luogo. — Tolte le erbe, or- 
dinai che si praticasse lo scavo; esaminai io stesso con diligenza 
le terre tolte, e potei rinvenire pochi frantumi di ossa e dell'an- 
fora che fu sepolta con tabacco. Questi pochi avanzi conservo con 
ogni cura, e sarà lieto giorno per me quello in cui mi sarà dato 
consegnarli alla città di Rovigo (patria di Miani), che credo a que- 
st'ora in possesso dei resti fatti raccogliere dal Gessi „. 

Di là si spinse presso l'Uelle per rilevarne il corso, se pos- 
sibile, e verificare se questo fiume sfoci nel Congo o nello Sciari , 
come crede lo Schweinfurth, il ohe è ancora un' incognita. Visitò 
il sultano Mambanga e raggiunse il fiume Nomaio, tributario del- 
l' Uelle. 



(1) Per le lettere del Casati vedere T Esploratore degli anni 188D- 
81^2-83. 



284 Bollettino della Società africana d' Italia 

. Il sultano Azanga lo tenne prigioniero, ma riesci a fuggire di 
notte presso il vicino sultano Ghirimbi, che lo accolse bene, lo 
protesse e gli fece ricuperare i suoi effetti. 

Si spinse in seguito verso V ovest a Bacangoi fra i Bauli ed 
i Ganza. Voleva procedere fra gli Ababua, ma venne respinto. 

Finalmente attraversato il Mombutù si rifugiò a Lad^ presso 
Emin Bey, che V aveva altra volta protetto, e che lo accolse cor- 
tesemente. 

^ Mi trovo a Ladò da circa 15 giorni, ospite di S. E. Emin 
Bey, che mi circonda di sue cure con rara liberalità e gene- 
rosità „ scrive il Casati nella sua lettera del 13 aprile 1883. 

A Ladò si uni a loro anche il dott. Junker, che il Casati 
aveva già incontrato sull' Uelle. Tutti tre questi bravi e illustri 
Europei si trovarono cosi uniti e rinserrati in questo estremo an- 
golo meridionale dei possessi egiziani e tagliati fuori d' ogni co- 
municazione con r Europa a causa , della trionfante insurrezione 
del Mahdi. 

Questo in succinto è V esodo dell' intrepido Casati. 

Il dott. Junker è russo, Emin Bey tedesco; si organizzar mo 
e partirono già due spedizioni allo scopo di soccorrere i tre co- 
raggiosi esploratori e illustri scienziati; — P una condotta dal dott. 
Fischer, che inoltratosi fino a Cavirondo all' oriente del lago Vit- 
toria, per mancanza di merci addatte per gli scambi in quella re- 
gione, come conterie e filo metallico, dovette ritornare alla costa 
orientale, da dove era partita, in cattivo stato; e il dott. Fischer 
fece ritorno in Europa. — L' altra, sotto la direzione del dott. Lenz 
rimontò il Congo, sorpassò le cascate di Stanley, e rimontando uno 
dei grandi affluenti settentrionali di quel fiume, ora trovasi forse 
fra i Niam-Niam dell' ovest. 

Pare che il dott. Junker in questi ultimi tempi siasi staccato 
dai compagni per andare nell' Unioro onde chiedere al Sultano 
Cabrega il permesso di passare , e secondo un dispaccio recente 
sarebbe giunto a Msalala al sud del lago Vittoria, dopo aver ot* 
tenuto dal re dell'Uganda il permesso di passo, e prosegue ora 
per Zanzibar. 

La lettera del Casati al cap. Camperio ha una data un po' re- 
mota è vero, ma ciò non toglie che si abbia a ritenere fermamente 
che si lui come gli altri due siano in vita e sani. Questo è con- 
fermato anche da un recente dispaccio da Zanzibar (19 ottobre) il 
quale annuncia l' arrivo d' una lettera di Emin Bey, datata essa 
pure da Wadelai 17 luglio p. p., nella quale annuncia che sebbe- 
circondati da nemici e da gravi difficoltà, essi si sostengono 



Anno V. Paso. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 285 

sempre in attesa di soccorso. Soccorso che non deve loro mancare 
e che noi con tutti i nostri mezzi e forze ci poniamo all' opera 
perchè venga prontamente attuato e inviato a quei forti e bene- 
meriti esploratori. 

Anche il dott. Fischer ultimamente a Gotha espresse la possi- 
bilità di liberare quei poveri sequestrati con una spedizione che 
avrebbe probabilità di successo e con una spesa relativamente non 
grave (70,000 lire). 

Ora ecco la lettera del Casati : 

30 dicembre 1885. 

Wadélai, stazione sulla sponda sinistra dH NilOt a 2o 87' latitudine 
Nord presso al lago Alberto, tUtimo bacino del Nilo. 

Carissimo Capitano, 

n dott. Junker parte il giorno 2 del prossimo gennaio per 
r Unioro, collo scopo di ottenere dal Sultano Gabrega il permesso 
ed i mezzi di passare in Uganda, e di là poter spedire notizie e 
lettere per Zanzibar. La conoscenza personale e le buone relazioni 
che legano Emin Bey con re Gabrega fanno sperare che questa 
volta potremo riattivare le nostre comunicazioni col Mondo, da 
cui viviamo separati da circa tre anni. — Con lui parte pure il 
signor Wita Kassein, medico governativo, in missione ufficiale, 
monito di istruzioni da parte di Emin Bey. — In altra mia lettera, 
che invierò non appena vi sarà certezza che possa giungere fìno 
a voi , dettaglierò gli avvenimenti che colpirono queste province 
in questi ultimi anni; per oggi mi limito solo a riassumere per 
sommi capi le sciagure ohe pesarono nel paese e che pesano 
tuttora. 

Nei primi mesi dell' anno 1884, Lupton (1) assalito da truppe 
del Profeta provenienti dal Gordofan e tradito dalla sua propria 
gente, ha dovuto arrendersi al capo Cheremallah, che lo inviò pri- 
gioniero al Gordofan, probabilmente per essere trucidato. In pari 
tempo fu inviata lettera di intimazione ad Emin Bey di fare sot- 
tomissione al Profeta e rassegnare la Mudiria. I Danagla, qui re- 
sidenti, con a capo il comandante del Distretto di Macraca, fece- 
ro quasi in massa un esodo, asportando armi e munizioni tolte 
dai magazzeni del Governo. Ma la resistenza fu decisa ed i bravi 
soldati Sudanesi dopo di essersi difesi in Amadi, assediata dai 



(1) Lupton successore di Gessi sul fiume delle Gazzelle. 



286 Bollettino della Società africana d'Italia 

Danagìa e da neri del Bahr-el-Gazall reclutati da Cheremallah, il 
giorno cke la fame li pose a darò cimento, preferirono anziché ar- 
rendersi, aprirsi un varco colle armi tra la cerchia di ferro che li 
stringeva, e buona parte potè ridarsi in Macraca, da dove rega- 
larono, in Rimo, una solenna sconfitta alle truppe inseguenti di 
Cheremallah ed ai neri insorti, che si erano a quelle uniti. Dopo 
questo fatto, che risale all' aprile dell' anno corrente, Cheremallah 
abbandonò Macraoa ed Amadi e si pose in marcia verso il Nord. 
Quale fu il movente ? Non lo sì seppe mai. — Ma le forze del Go- 
verno erano stremate, perduti uomini, perdute armi e munizioni, 
magazzeni sprovvisti — altro non rimaneva che, rinunciando a 
a qualsiasi idea di ulteriore difesa, occupare una linea difensiva 
ohe permettesse e facilitasse i mezzi di sussistenza. — La sede 
della Mudiria quindi fu traslocata a Wadelai, e furono solo tem- 
porariamente tenute le stazioni sul fiume. 

Una spedizione inviata da Ladò a Bor, e da qui lungo il fiu- 
me verso Eascioda, fu nei pressi del fiume Zeraf quasi annientata e 
dispersa dai neri Dinca, ohe già un anno prima avevano assalita 
e trucidata la guarnigione di Bor, e presi 116 fucili con munizioni. — 
Né la serie di tanti mali era finita. — Nello sgombro di Rumbeo 
ed Ajac già molte diserzioni erano avvenute, e molti fucili del 
Governo predati e dispersi,* nella ritirata di Amadi i besinger in 
massa disertarono colle loro armi : di modo che aggiunto il numero 
di queste armi a quelle perdute a Bor ed al Zeraf, ed a quelle 
disperse nelF esodo dei Danagla e dei loro servi armati, era a ri- 
tenersi che più di mille facili con munizioni si trovassero nelle 
mani dei neri. — Gli indigeni, che dall' occupazione egiziana non 
ricavarono mai un vantaggio qualunque sia morale che materiale, 
che anzi videro continuato il sistema della rapina e dell' oppres - 
sione, e che non aspettavano che il momento di compiere una giu- 
sta vendetta, alleati da prima coi Danagla contro il Governo, con- 
tinuarono le ostilità da soli dopo il ritiro di questi; ed ora da po- 
chi mesi i Bari, alleati coi Dinca, Soir ed altri, mossero contro 
Ladò, Gondocòro, Regiaf. È vero che Regiaf battè i neri, ma fi- 
nora nulla si sa di Ladò e Gondocòro, e solo è da temersi che un 
giorno, perdurando questa infelice condizione di cose, la solleva- 
zione possa estendersi e perseguitare il Governo e le sue scarse 
truppe nelle sue ultime stazioni di rifugio, dove sarà pur mestieri 
concentrare i soldati superstiti. Riusciranno il dott. Vita Hassein 
ed il dott. Junker ad aprire una via. per Uganda e per Zanzibar ? 
Speriamolo. 

Emin Bey si comporta abbastanza bene in salute, ad onta 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 287 

delle ansie ohe lo agitano da quasi due anni: è però alquanto in-* 
vecchiato. Occupato a scrivere lettere governative per la spedi- 
zion6| mi incarica dì scusarlo presso di voi se non vi scrive que- 
sta volta; vi manda i suoi più cordiali saluti, e aggiunge che tie- 
ne in pronto qualche lavoruccio, che spedirà all' Esploratore^ non 
appena che le comunicazioni siano aperte per la via del Nord, sia per 
quella di Zanzibar. — Il dott. Junker vi manda pure i più cordiali 
salati. — Io godo buona salute^ ed attendo tempi migliori; quante 
speranze quanti progetti andati a monte ! Aspettavo il necessario 
col vapore da Cartum per proseguire nel mio lavoro di esplora- 
zione, ma tutto fu sconvolto dalla guerra dei fanatici* Quanti anni 
perduti ! 

Addio, caro Camperio; ci rivedremo, lo spero: e nel caso ohe 
io mi salvi e porti fuori la pelle da questo imbroglio, voi sapete 
di avermi sempre pronto e risoluto a rifare, se occorre, la via, 
quando questo entri nelle vostre intenzioni. Salutatemi tutti. Un 
affezionato saluto e una stretta di mano 

dal vostro affezion. e dovotiss. amico. 

G. Casati. 

In fine riportiamo le ultime notizie del Casati, relativamente 
recenti, giacché datano dal luglio scorso e che si rilevano da una 
lettera indirizzata dal capitano alla sua famiglia a Monza. 

Carissimi fratelli e sorelle, 

IJnioro-Oiuaia^ residenza di re 
Cabrega — 17 luglio 1886. 

Oh* io sia vivo spero lo avrete già saputo. — Ora mi trovo in 
Unioro, ma il procedere verso Zanzibar non è facUe cosa essendo 
io totalmente sprovvisto di mezzi. Se mi mandate vostre notizie 
speditemi anche dei giornali recenti — quattro anni sono privo 
delle notize del mondo civile. Non è mestieri dire come io sia ne- 
cessitoso di tutto, dalla camicia alle scarpe. — Attingete da Cam- 
perio più ampie notizie — il corriere parte a momenti per V U- 
ganda. — Mille saluti a voi — salutatemi i parenti e gli amici e 
quanti si ricordano di me. Speriamo in tempi migliori. 

Vostro aff.mo fratello 
Gaetano 

Recentissime informazioni cencernenti le liberazione di Ernia 
Pascià e del cap. Casati. 

Se devesi prestar fede alle ultime notizie giunte in Europa 



288 Bollettino della Società africana d' Italia 

risalterebbe che re Cabrega, amico di Emin Pascià e presso il 
qnale s'era rifugiato il nostro cap. Casati, sia stato sconfitto ed 
ncciso da Mvanga, re dell' Uganda, perdendo nella battaglia 10,000 
de' suoi soldati. Di Gasati non s' hanno ulteriori precise notizie», 
tnttavia y' è da sperare che abbia potato salvarsi. 

La spedizione destinata a soccorrere i dae illustri viaggiatori 
è in via di formazione. Pare certo che la comanderà H. M. Stau- 
ley, il noto esploratore. Costerà circa 750,000 lire. Il danaro oo^ 
corrente, in gran parte sarà fornito dal governo inglese ed egi- 
ziano, in parte dai sodalizi geografici italiani e stranieri. 

L' itinerario prescelto, se altro cambiamento non sopravviene,, 
è quello che corre da Zanzibar ai laghi equatoriali. Di questo iti- 
nerario è fautore lo Stanley. Ve ne è uno alquanto diverso pro- 
posto dal viaggiatore Thomson. 

La Società Africana invece proporrebbe la via del Congo. 



Per quanto riguarda l'operato della Società Africana in rap- 
porto alla liberazione di Emin Pascià, già luogotenente di G-ordon, 
e del cap. Casati, leggansi i verbali delle Assemblee Generali dei 
soci, contenuti nei precedenti atti della Società. 



BIBLIOGRAFIA 



De Zeila alla fìrontiera del Caffa. Viaggio di Antonia 
Cecclii neir Africa equatoriale. Questo è il titolo dell' impor* 
tantissima opera pubblicata dal noto e valente viaggiatore italiano- 
ed anche noi ci sentiamo in dovere di dirne qualche parola ai let- 
tori del Bollettino. 

Il Cocchi nel suo libro narra il viaggio compiuto dalla spe- 
dizione italiana destinata ad esplorare le contrade che dallo Scioa- 
si stendono verso il centro dell' Africa. L' opera si comporrà di 
tre grossi volumi, arricchiti di molte incisioni e piante topografi- 
che, di cui due volumi sono già pubblicati ed il terzo lo sarà 
fra poco. 

Nei due primi verrà trattata la parte descrittiva e nel terzo 
quella scientifica , la linguistica, la meteorologia, la geologia eco» 

Ci riuscirebbe cosa estremamente difficile di dare qui un sunto, 
per quanto breve, delle mille peripezie, delle sofferenze, degli in- 
numerevoli pericoli corsi, delle difficoltà sormontate da questa spe- 



Anno V. Paso. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 289 

-dizione: si ebbero rivolte dei servi, furti di mercanzie e di provvi- 
ste, diserzioni della gente del seguito, aggressioni degli indigeni, 
prigionie, fame, febbri, sete, tutto insomma ebbero a provare gl'in* 
trepidi viaggiatori dei quali uno , il Chiarini , pagò con la vita 
l'amore alla scienza. 

Pure ad onta di tanti pericoli di tanti travagli gli esploratori 
non mancarono ai doveri che si erano imposti. 

Il libro del Cocchi offre una bella prova come nulla valesse a 
distogliere i bravi esploratori dalla meta ohe s* erano fissata e ohe 
Ricreavano di raggiungere. Incuranti della vita, ma non della scien- 
za, raccolsero un tesoro di osservazioni sugli usi dei popoli che 
visitavano, sulle loro credenze e tradizioni, sui prodotti del suolo, 
sol commercio, sulla flora, sulla fauna, sulle origini delle razze 
-somali, galla, afar ec. ec. 

Le numerose carte di cui V opera è ricca sono molto preziose, 
particolarmente quelle del paese a mezzogiorno dell' Abissinia e 
e dello Scio a. 

L' opera del Cocchi in una parola fa grande onore non solo al 
suo autore ed al nome italiano, ma aggiunge una copiosa messe 
di nuove osservazioni e di fatti alla conoscenza di quei paesi. 



Opere pervenute in dono alla Società africana 

DoTT. Filippo Paitlitschke. Die geographische Erforschung des 
afrikanischen Continents (dono dell'autore). 

Dbtto. Tre carte dei paesi somali (dono dell'autore). 

S. SzoLE RoooziKSKX. Spedizione noli' Africa occidentale (dono deU 
l' autore). 

GiOY. Batt. Licata. In Africa; con prefazione di Paolo Mantegazza 
(dono dell' editore Barbera). 

Caueba dei Deputati. Documenti diplomatici. 

Detto. Memoria suU' ordinamento politico amministrativo e sulle 
condizioni economiche di Massaua. 

Fba5Cesco de LobbnzO — Per la rivendioazione di un territorio di 
proprietà italiana sito in Abissinia — ( dono dell' autore. ) 

Cabdinale Guolielho Massaia — I miei trentacinque anni di mis- 
sione nell' Alta Etiopìa.Volume III ( dono dell' autore. ) 

( Prezzo del III volume con InclBlonl e carte geografiche L. 12 ; i primi due voluni 
«i rendono anche separatamente a L. is ciascuno. Dirigersi: P. Egidio da Milano ar- 
chlTista generale cappuccino . Piazza Barberini, Boma, o alla Litografia S. Ginseppef 
VUt S. Calogero, 9. Milano, (con vaglia postalo o con lettera raccomandata coU' importo 
Ytlatlvo.) 



290 Bollettino della Società africana d' Italia 



RASSEGNA AFRICANA 

I resti della spediziooe Porro. Molti giornali politici 
lianno riportato la notizia spedita in Italia da Aden per telegrafo 
dai sig. Benzeni e Del YaUe e che riguarda il ricupero dei resti 
della spedizione Porro. Ora da notizie posteriori della stessa ori- 
gine si rileva che ira gli scheletri rinvenuti non vi è quello del 
conte. 

Sappiamo anche che il capitano inglese Hilgh concorse aU 
l'opera pietosa. 

I seguenti telegranuni confermano quanto precede. 
Comandante Savoia Cavalleria 

Milano. 

Riuscimmo. Partirò 28 dicembre cogli avanzi delUa spedizione 
Porro, 

Capitano Benzeni. 

Capitanio Camperio 

Milano. 

Niente resti Porro. Besti compagni. 

Benzeni. 

Capitano Venino 

Milano. 

II Console di Aden telegrafa la stessa notizia mandata ai 
giornali da Benzeni e Del Valle: altro non so. 

Eobilant. 

Gli avanzi della spedizione Bianchi. — Anacleto Gagliar •- 
di, un romagnolO| da qualche tempo residente nelle nostre colonie 
del mar KossO| è riuscito non senza fatica e pericolo a penetrare 
nell' intemo del paese somalo ed a trovare qualche misero avanza 
della spedizione Bianchi. Giunto nel luogo che fu teatro della 
strage ha rinvenuto delle ossa imbiancata dal sole, frammenti di 
lettere, lembi di vestiariOi un podometro^tina piccola catena d'oro ec 

Il Gagliardi ha depositato tutto nelle mani del rappresentante 
del Governo in Massaua, con la riserva che gli oggetti trovatf 
siano consegnati alle famiglie delle vittime. Egli nutre speranza 
di poter raccogliere anche gli avanzi della spedizione Giulietti. 

Campagna idrografica nel mar Bosso. — H comandante- 
delia regia cannoniera SciUa, Carlo Mirabelle, ha testé compiuto ». 



Anno V. Fase. XI-XII. Novembre-Dicembre 1886 291 

per ordine ricevuto dal nostro Ministro della Marina, la campagna 
idrografica dei possedimenti italiani nel mar Rosso. 

Sappiamo che la campagna idrografica della Scilla è nascita 
delle più proficue sebbene sia stata faticosissima per il clima mal- 
sano e gli spossanti calori che si dovevano affrontare. 

Il Conte Salimbeni. Lettere da Massana dello scorso no- 
vembre fauno sapere che il conte Salimbeni, insieme co' suoi com- 
pagni , è partito per MoncuUo , Oilet e V Asmara. Il conte ora 
studia di mettersi d' accordo col capo abissino ras Alala allo scopo 
di aver protezione e libero passaggio. 

Egli porta seco il ponte politetragonale Gottran da gettarsi, 
com' è noto, sali' Abbai. 

Il viaggiatore Viscardi. — È di ritorno in Italia dallo 
Scioa ov' erasi recato per compiervi una missione commerciale. 
Egli e rimasto lungo tempo nello Scioa ed ha potuto raccogliere 
molte note importanti sui commerci che si possono iniziare fra 
l' Italia e quel ricco paese. * 

Missione italiana al Congo. ^ Da poco è giunto in Italia 
il tenente Bove reduce dalla sua missione al Congo. Non sonosi 
ancora pubblicati i risultati della sua esplorazione ma da quanto 
traspare sembra che la sua prima impressione, non buonai sul gran 
fiume, fatta nota al pubblico non appena egli ne visitò il corso in- 
feriore, non siasi modificata dopo il viaggio compiuto fino alle 
Stanley-Falls. 

Ne riparleremo quando saranno pubblicati i rapporti del te- 
nente Bove. 

Conferenze per la liberazione del cap. Casati. Il conte 
Pennazzì, conosciuto esploratore africano, ha tenuto delle conferenze 
a pagamento a Bologna e Milano per raccogliere i fondi neces- 
sari alla spedizione che dovrà andare alla ricerca del capitano 
Casati nel centro dell' Africa. Il pubblico ha risposto numeroso 
all' appello nelle due patriottiche città e siamo sicuri che anche a 
Napoli, ove, il giorno 16 gennaio prossimo, darà una conferenza il 
viaggiatore L. Cicognani per l'identico scopo, i cittadini non ri- 
fiuteranno un efficace aiuto all' opera meritoria. 

n Dott. Junker — Un dispaccio da Zanzibar in data del 
10 dicembre porta che il Dott. Junker era giunto in quella città 



292 Bollettino della Società a&ioana d' Italia 

- — — — — , 

dall' interno, pochi giorni prima e ohe sarehhesi imbarcato per 
l'Europa il giorno 21 dello stesso mese. 

Speriamo che il suo arrivo in Europa s' avveri presto e che 
Stanley, o chi altro sarà per essere chiamato e dirigere la spedi- 
zione di soccorso per liberare Casati ed Emin Fascia, possa far te- 
soro dei suoi consigli e dei schiarimenti che il dottore è per certo 
in caso di dare, sia sulla via da prescegliere, sui mezzi da impie- 
gare , sulle precauzioni da osservare ec. ec, avendo *egli da po- 
chissimo tempo lasciato quei luoghi. 

Intanto non crediamo inutile trascrivere una lettera del Dot- 
tore al suo amico Schweinfurth , arrivata da poco tempo in Ger- 
mania. 

Msalala , missione inglese , ' al Sud 
del Vittoria Nyanza 

li 16 Agosto 1886 

Sfuggito dagli artigli di Mvanga , nell' Uganda , sono giunto 
qui stamane ed approfitto dell'ultimo corriere che parte dalla 
Stazione verso la costa per aggiungere due righe per voi. Ho no- 
leggiato 40 portatori e qualche zanzibarita, spero quindi di poter 
proseguire il mio viaggio fra qualche giorno fino ad Ugigi e di 
là a Bagamoio. 

Sarà dunque possibile che nulla si possa fare in vantàggio 
di queste disgraziate province dell' equatore ? Scrivete sempre 
amico mio , lanciate articoli fulminanti nella stampa e procurate 
di aprire gli occhi a tutti. 

10 per conto mio mi affretto a fare quanto posso. E assoluta- 
mente necessario che Emin Bey riceva presto soccorsi. Oli ho 
procurato nell' Uganda per 2000 talleri di cotonine, ma anche con 
questo il re Mvanga solleva grandi difficoltà. Malgrado le sue 
promesse ohe tali mercanzie sarebbero spedite nell' Unioro per 
mezzo di un certo Mohamed Biri, pagato da me, pure ho dovuto 
partire senza che mi fosse dato di vedere inoaminate quelle merci 
verso nord. H rispetto verso gli europei è molto scaduto in questo 
paese. Sarebbe una etema vergogna per l' Europa se nulla si ten- 
tasse per soccorrere Emin Bey. 

Alla forca Mvanga e complici e libertà per 1' Uganda. Si man- 
dino aiuti ad Emin Bey e si riacquistino le su eprovince. E solo 
nella speranza d' ottenere questo scopo eh' io tomo in Europa. 
Scrivetemi e a lungo a Zanzibar. 

11 vostro affettuoso amico sparito ed ora ritrovato 

Ovglielmo Jimker 



Anno V. Paso. XI-XII. Novembre-Dioembre 1886 293 

Commercio nel Marocoo. — Il console inglese nel Marocoo 
scrive al Chamber of Commerce Journal di Londra ohe i tessuti 
tedeschi ed austriaci sono per scacciare completamente dal mer- 
cato marooohino i tessuti inglesi che prima ne erano assoluti pa- 
droni. I prodotti austriaci e tedeschi vincono quelli inglesi perchè 
si possono avere a più buon mercato e quindi sono più alla por- 
tata di tutti. 

La questione del Lioona e dell* Ubangi — Pare che non 
trovi la via di risolversi. Dalle notizie ricevute si può desumere 
ohe la Erancia insiste ad accampare diritti sopra territori che si 
ritengono invece appartenenti al nuovo Stato Libero del Congo 
dai commissari non francesi. 

Comunicazioni regolari fra r Europa ed il Congo — 
Trasporto delle merci — Ogni 17 del mese parte da Anversa 
un piroscafo portoghese della Empreza Nacionale pel Congo. Il 
prezzo del passaggio da Anversa a Banana è di 900 lire in prima 
classe e di lire 675 in seoonda. 

Una tonnellata di mercanzia paga : 

Ba Anversa a Banana L. 37.50 

„ * „ Piedi delle cateratte „ 48. — 

„ „ LeopoldviUe „ 198. — 

„ ^ Equateurville „ 345.— 

„ Bangala „ 260.— 

„ y, Cascate di Stanley ^ 308. — 

Telegrafo elettrico a Madagascar. — Il governo malga- 
scio ha dato la concessione pel collooamento d' una linea tele- 
grafica tra Antananariva e Tamatava. Inoltre un cavo sottomari- 
no, da Diego Suarez a Zanzibar, congiungerà l'isola di Madaga* 
soar con Zanzibar e quindi con la rete telegrafica mondiale. 

Martiri cristiani neir Uganda. — Il nuovo re Mwanga 
ha fatto porre a morte più di trenta cristiani facendo loro prima 
soffrire torture orribili. Si tagliava un braccio a quegli infelici ed 
&Ua loro presenza si bruciava, dopo tagliato il braccio si tagliava 
^a gamba, che pure veniva bruciata ed in ultimo si gettava tat- 
t' il corpo nelle fiamme. 



294: 



Bollettino della Società africana d'Italia 



L'ITALIA ALL'ESTERO 

(6. CARERJ) 

Bbasilb 

IV. =^ 

Biassmito statìstico— OrMizjmone Politica, Monete, pesi e- nisnre lesali 

statistica. -- L' impero del Brasile è diviso in venti pro- 
vince , più la capitale costituita in municipio autonomo. 

Il quadro seguente, riproduzione delle statistiche officiali, porta 
il nome del capoluogo di ciascuna provìncia, la superficie e la 
popolazione. 

Le province sono classificate per ordine geografico dal nord 
al sud, le tre ultime, essendo puramente interne, sono state oon- 
siderate, procedendo dall' est all' ovest. 



PROVINCE 



Munieipio autonomo . 

Amazonas 

Para 

Maranhao 

Pianhy 

Cearà 

Rio-Orande-do-Korte 

Parahyba 

Pemambuco .... 

Alagoas 

Sergipe 

Bahia 

Espirito-Santo . . . 
Rio-de-Janeiro . . . 

San-Panlo 

\Paranà 

^anta-Catharina . . 
iRio-6rande-do-Sul . 
Mlnas-Geraes.' . . . 

Qoy&z 

Matto-Grosso. . . . 



CAPITALI 



Superfi- 
cie 
kilome 
trica 



POPOLAZIONE 



Totali 



Rio-de-Janeiro . 
Man&os .... 
Balem-do-Parà . 
San-Loulz . . . 
Theresina . . . 
Fortalcza . . . 

Natal 

Parahyba . . . 

Recife 

Macèio .... 
Aracajù. . . . 

Bahia 

Victoria. . . . 
Nitcheroy . . . 
San-Paulo . . . 
Corytybà . . . 
Deaterro. . . . 
Porto-Alegre . . 
Ouro-Preto . . 
Goyaz .... 
Cuiaba .... 



1.393 

1.897.0S0 

1.149.712 

459.884 

301.797 

104.250 

67.485 

74.731 

128.395 

58.491 

39.090 

426.427 

44.839 

68.982 

290.876 

221.319 

74.156 

236.558 

574.855 

747.311 

1.879.651 




400.000 
80.942 
820.000 
370.000 
221.000 
722.000 
'259.000 
A7.000 
930.000 
368.000 
185.000 

1.490.000 
80.000 
670.000 
890.000 
182.000 
190.000 
500.000 

2.170.000 

185.000 

65X)00 



8.337.218 10.664.000 
Indiani selvaggi (cifre approssimative) . 

Totale degli abitanti del Brasile . 



35.568 (1879) 



23.511 (1882) 
60.059 > 
18.691 » 

— (1884) 
10.051 (1882) 
25.817 » 
84.700 > 
294^79 > 
86.173 » 
165.408 > 
20.717 * 
268.881 » 
168.950(1876) 
7.668 (1882) 
11.043 > 
68.703 » 
279.010 > 
6.711 (1879) 
7.051 (1876) 



1.318*978 



485.568 
80.942| 
843.511 
430.059' 
289.691 
722.000 
269.051.^ 
4S2.8l7t 

1.014.700' 
897Ur79 
211.173 

1.655j403 
100.717 
d3&831 

l.OàS.950 
1^.668' 
201.043! 
568.703 

2.449.010 

191.7111 

72.051' 



12.002.978j 
1.000.000. 



13.002.978 



Le cifre fra parentesi indicano Panno del censimento, di cui 
ci siamo serviti. 

Oggidi, la cifra della popolazione schiava A scemata; nel 1884 
essa era inferiore a l.l&O.OOO, mentre la popolazione libera è au- 
mentata. L'Amazzone e Cearà hanno già stabilito V affrancamento 
totale, ed altre province sono in procinto di stabilirlo, o vi si pre- 
parono. 

La popolazione straniera, venuta per emigrazione, dividereb- 
besi cosi dopo il censimento del 1872, coloni non compresi: 



Anno V. Paso. XI-XII. Novembre-Dioembre 1886 



295 



Amazonas • 

Para . . . 

Maranh&o . 

Pianhy 

Coarà .... 

Rio-Grande-do-Norto . 

Parahyba 

Pemambuoo 

HagOas 

Sergipe 

Bahia .... 

Espirito- Santo. . 

Eio-de-Janeiro 

Cdorte (municipio neutrale) 

San-Pànlo . 

Paranà 

Santa-Catbarina . 

Eio-Orande-do-Sul 

Matto*Grosso 

Goyaz .... 

Minas-Geraes 

Totali 



Port oghesi 


Diversi 


Totale 


680 


1.417 


2.186 


4.519 


1.404 


5.933 


2.166 


1.231 


3.497 


122 


1.311 


1.433 


949 


1.242 


1.191 


144 


412 


556 


290 


368 


658 


6.446 


3.924 


10.370 


616 


725 


1.341 


493 


1.647 


1.740 


4.206 


5.970 


10.176 


814 


1.377 


2.191 


17.766 


28.618 


38.384 


55.933 


17.377 


73.310 


6.399 


10.168 


16.666 


534 


3.093 


3.627 


764 


14.062 


14.846 


4.434 


32.024 


36.458 


63 


1.165 


1.309 


» 


164 


227 


10.801 


7.608 


18.409 


118.102 


127.607 


245.609 



Dopo sono entrati per il solo porto di Bio-de-Janeiro 287,026 
stranieri, ma ne sono usciti in media più di un terzo circa (37 0[o). 

Per avere un' idea approssimativa della popolazione straniera 
farebbe mestieri dunque aggiungere al totale cui sopra 180,000 
oirca, in guisa che la popolazione straniera conterà ad un dipresso 
425.000 individui. 

Vi sarebbe della esagerazione considerando tale cifra come 
esatta. 

Il direttore del Brasile, sig. Argallo Ferrao, forma il seguente 
prospetto degli stranieri| come, dioOi glielo permettono recenti do- 
comenti : 

300.000 
20.000 
50.000 



Portoghesi 
Francesi . 
Italiani 
Tedesohi . 
Spagnuoli. 
Polacchi . 
Inglesi 
Diversi 



180.000 

600 

2.470 

16.000 

5.000 



673.070 



Per verità, i censimenti esatti mancano in ogni ramo dell' am- 
ministrazione. 

Tuttavia le cifre che abbiamo suesposte offroao il più grande 
carattere di verosimiglianza. 

Governo. — H governo del Brasile è monarchico, ereditario 
«ostitazionale, rappresentativo. 



298 



Bollettino della Sooietà africana d'Italia 



La carta moneta ha corso forzoso dal 1819. Si trovano bi- 
glietti dello Stato e biglietti di Banoa (Banco del Brasile) del va- 
lore di 500 reis , da 1, 2, 6, 10, 15, 20, 25, 30, 100, 200 e 500 
milreis. 

Il conto {conto di reis) vale 1 milione di reis o 1000 milreis. 

La carta moneta distinguesi dal colore, dalla grandezza o lar- 
ghezza. 

L'abbondanza di carta monetata a corso forzoso dà luogo ad 
oscillazioni di cambio , le quali hanno una grande influenza sulle 
transazioni. 

Alla pari, 1000 reis valgono 27 denari o ponce inglesi. 

Al corso, dal 1^ maggio 1886, 1000 reis valgono 22 denari. 

Alla pari, 1000 reis valgono lire it. 2,84; 1 lira vale 350 reis. 

Al corso, dal 1* maggio 1886, il milreis valeva circa lire it. 
2,33; 1 lira valeva 430 reis. 

Nella stess' epoca , il marco tedesco valeva 536 reis, il dol- 
laro 2245 reis, la lira sterlina 10909 reis. 

Pesi e misure. — Dal 1** gennaio 1874, il sistema francese è 
obbligatorio ed in uso nel Brasile. 

Tuttavia, neir interno, si servono talvolta delle antiche mi- 
sure, di cui ecco le più adottate : 



PESO 



1 grào 

Citava (72 gràos) 

On9a [8 eitavas) 

Marco (8 on9as) . . 

Arratel (16 on9asl 

Arroba (32 arratels) 

Tonelada (54 arrobas) 

CAPACITÀ 

Materie secche. Salamin 

Maquia (12 salamin) 

Quarta (4 maquias) 

Alqueire (4 quartas) 

Moggio [60 alqueires) 

Materie liquide. Quartilhos . . . • 

Canada (4 quartilhos) 

Almude (6 canadas) 

Pipa (25 almudes] 

Tonel (50 almudes). ..-,... 



Rapporto pesi ital. 

4.981 centigr. 
3.586 J 
28.691 ( 
229.526 (^*°'- 
459.053 ] 
14.690) , ., 
793.243 r^'^^^' 



litri 



1.136 

2.273 

9.091 
36.384 
21.818 ettol. 

0.667 , 

2.667 litri 
16.000 \ 

1.007) ., 1 

8.000 r*^^^* 






Anno V. Paso. XI-XIl. Novembre-Dicembre 1886 



299 



LUNGHEZZA 



Linha ..... 

PoUegada (12 linhas) . 

Palmo (8 poUegadas) . 

Vara (5 palmos). 
I Bra9a (2 varas) . 

Mìlha (843 bra^as) . 
i Legna (2.529 bracas, 20 al grado) 
I Legna (25 al grado) . 



0.00229 . 

0.0275 i 

0.22 1 metri 

1.1 

2.2) 

1.855 \ 

5.564 (chilom. 
4.452 \ 



99e 



SUPERFICIE 



Alqneire de Minas (10,000 braccia) 
Alqneire Panlista (5,000 braccia) 
Braga oarrée (100 palmi qnadrati) 
Palmo qnadrado (64 poUeg. quadrate) 
PoUegada qnadrada 



4.84 
2.42 
4.84 
4.84 
7.56 



are 
m. q. 
cm. q. 



VOLUME 






Bra9a cubica o 1000 palmos cubiqnes 

Palmo cubico 

La tonn. metrica di 1000 chg. 

La lega metrica di 4 ehm. 



10.648 m. e. 

10.648 cm. e. 
1.260 tonelada brasiliana 
1.818 braccia brasiliana 



NOTIZIE DIVERSE 



U viaggiatore africano Ing. L. Oioognani, nostro benemerito 
socio, ha fatto dono al museo della Società africana dei seguenti 
oggetti etnografici, dono gentile pel quale siamo ben lieti di ren- 
dergliene qui i nostri maggiori e pubblici ringraziamenti. 

1. Bardatura comune per mulo. Lavoro abissino. 

2. Coltello che portano sempre i danàchili come arma da guerra. 

Lavoro di Tagiura. 

3. Braccialetti in rame delle donne dei danàchili — Lavoro di 

Tagiura. 



300 Bollettino della Società africana d'Italia 

4. Bauletto di paglia a colori, che nsano le dame abissine per 

deporvi braccialetti, orecchini etc. — Lavoro di Gimma. 

5. Ornamenti che le donne abissine cristiane portano al collo : il 

cordone di seta è importato; gli anelli e la croce in argento 
sono lavoro indigeno. 

6. Braccialetto in rame delle donne abissine — Lavoro indigeno. 

7. Orecchini in argento delle donne abissine — Lavoro indigeno. 

8. Alfabeto amarico su carta pecora — Lavoro di an prete. 

3- Saggio di lavori in ferro degli abissini — Una pinzetta con 
punta per levare gli spini — Un pezzetto di catenella. 

10. Braccialetti di avorio, che usano le donne Galla. 

11. Guancialetto in legno che usano le donne GaUa per non gua- 
stare, mentre dormono, V acconciatura del capo — Lavoro al 
tornio di Gimma. 

12. Bauletto di paglia bianca, che usano le donne abissine per 

tenervi il cotone — Lavoro del Guraghè. 

13. Borsa in pelle ad uso cartucciera per la polvere da fucile — La- 
voro indigeno (Nota Bene; negli astuccetti vi è la polvere. ) 

14. Tusi e filato delle donne abissine. 

15. Tabacco di Gimma. 

16. Piccolo coltello abissino che si usa nei pranzi per mangiare 
il brendò. (Il brendò è la carne cruda: gli Abissini usano 
mangiarla addentandola volta per volta e tenendo l' altro capo 
con la mana sinistra^ tagHano il boccone dal sotto in sopra ra- 
sente il naso) 

17. Pezzo di sai gemma che si usa in abissinia come moneta — 
Viene cosi lavorato dagli indigeni nel Tigre, dove esistono 
miniere, ed è destinato pei paesi Galla del Sud, i quali non 
hanno altra via per procurarsi quest' alimento. 

18. Pettine di lusso che i Danàchili ed i Somali adoprano contro 
i parassiti della testa — Lavoro dei Somali. 

Corarina — Seme aromatico che in Abissinia, ridotto in polvere, 
usano come medicinale; ne portò un campione in Italia il conte 
Antonelli e ne fu fatto un liquore che si chiamò Liquore 
Menelic. 

19. Dente di cignale. 

20. Bicchieri di corno di bue in uso presso gli Abissini e special- 
mente presso i Galla — Lavoro al tornio di Gimma. 

21. Correggia di pelle che i soldati Abissini usano per cingere 
la sciabola — Lavoro abissino. 



IIBTÌI DEUi UÀ AFRICffl D' lìiLIA 



ANNO V. 1886 



tf^^^^^^^^^^^^S^^^^N^^^^^^ 



Fase. I. — Gennaio. 

Testo. L'emigrazione italiana (Della Valle) pag. 1 

Atti della Società „ 3 

Relazione del movimento geografico e resoconto morale del- 
l'anno 1885 „ 6 

Spedizione per l'Araar ed i paesi somali . • . „ 18 

Cenno biografico ^14 

Movimento commerciale di Massana • • . . „ 15 

Eassegna africana ^26 

Opere pervenute in dono alla Società a&icana . . „ 27 



Fase. II. — Febbraio. 

Testo, n governo verso l'emigrazione (Della Valle) 
Esplorazioni africane (Capncci e Cicofi^ani) 
La spedizione per l'Araar * . • . 
Il commercio del bacino del Congo (G. Carezj) 
Appunti suUa tratta degli schiavi (E. 6 B.) 
Opere pervenute in dono alla Società africana 
Movimento commerciale di Massana . 

Eassegna africana 

Il generale Sacchi 

Ultime notizie 



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28 
32 
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52 



Fase. III. — Marzo. 

Testo, La missione Pozzolini (Della Valle) 

Atti della Società 

L'Italia all'estero (6. Carezj) 



n 

n 
n 



98 
55 
56 



Esplorazioni africane 

a) Spedizione alPAraar pag. 

b) Itinerario da Assab alI'Anssa (Capacci e Cicognani) „ 
e) Dal regno di Gherfa (Cioognani) . . . . „ 
Relazione del Segretario della 6.* Commissione (Strumenti 

scientifici. Con incisioni) (Francesco Corrado). „ 
Rassegna africana. ........ 

Opere pervenute in dono alla Società . . . . ^ 



Necrologia 



n 



60 
61 
67 

68 
75 

78 
78 



Fase. IV. — Aprile. 

Testo. Il disastro della spedizione Porro (Della Valle] 

La spedizione italiana alPAraar (Rubino) 

Le ultime lettere del Prof. Licata e del conte Porro 

Tananariva (E. G. B.) . 

Eassegna africana (W.) 

L'Italia all'estero fG. Carerj) 

Notizie diverse ..... 

Necrologia 



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n 
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Ti 



Fase. V e VI. — Maggio-Giugno. 

Testo, Giovanni Battista Licata (Carlo Cucca) 
Ancora della missione Pozzolini (Della Valle) 
La Sezione Fiorentina della Società africana d'Italia 
Una lettera di Schweinfurth . ' . 

Atti della Società 

Nostra corrispondenza 

Lago Tzana (E. C. B.) 

Relazione del Segretario della 6.* Commissione 

scientifici (Francesco Corrado) . 

Rassegna africana [W.) 

L'Italia airestero (G. Carerj) 

Opere pervenute in dono alla Società Africana 

Notizie diverse 

Disegni» Giovanni Battista Licata (ritratto). Incisioni di 

strumenti scientifici 



(Strumenti 



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V 



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156 



Fase. VII e Vili. — Luglio-Agosto. 

Testo. Pro ventate (Della Valle) 

Atti della Società. Commemorazione di G. B. Eicata 
Altre informazioni suireccidio della spedizione Porro 
Contro la tratta degli schiavi .... 
Ranavalo Maniaka I (C. 6. B.) . 
La missione italiana al Congo . . . ' . 



n 
n 
n 
n 

r. 



157 
162 
176 
185 
186 
191 



Bibliografia . 
Rassegna africana (W.) 
Necrologia , 



Fase IX e X. — Settembre-Ottobre. 

Testo, Massaua (Della Valle 

Atti della Società 

I danàchili e loro usanze (FranzoJ) .... 
L'orografo Sohfader (Francesco Corrado) 
Nostra corrispondenza dallo Scioa (Luigi Capacci) . 
Della composizione chimica delle rocce vulcaniche di Assab 

(Leonardo Ricciardi) . „ 

Qualche notizia sul viaggio di Pietro Sacconi nell'Ogaden e 

sul suo assassinio ....... 

Bibliografia ......... 

II deserto di Calahari (Carlo Nolte) .... 

Rassegna africana (W.) 

L'Italia all'estero (G. Carerj) 

Necrologia 



Fase. XI e XII. — Novembre-Dicembre 

L'Italia a Massaua (Della Valle) 

Atti della Società. 

Lo stato attuale dell' Araar (Dott. F. Paalltsohke) 

In Africa attraverso i secoli (N. Lazzaro) 

In Africa di Q. B. Licata (Carlo Cucca) . 

Attraverso il paese dei danàchili (L. Cloognanl) 

Notizie del capitano Gasati . 

Bibliografia ..... 

Opere pervenute in dono alla Società 

Rassegna africana (W). 

L' Italia all' estero (6. Carerj) . 

Notizie diverse. Dono Cicognani . 



pag. 


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294 


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299 



JU3^i.^^tJ^ 




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A' 



BOLLETTINO 



DELLA 



SOCIETÀ AFRICANA D'ITALIA 



PERIODICO BIMESTRALE 



Direttore. Marchese Della Valle di Monticelli 



Anno VI. Fase. I. e il. Gennaio-Febbraio 1887 



TIFI FBRRANTE, YXCO TIRATOIO t5 A S. UATTIA 

1887 



UFFICI DELLA SOCIETÀ 



PRESIDENTE ONORARIO 

8. A. R. IL DUCA DI GENOVA 

CONSIGLIO GENERALE 
Ufficio di Presidenza 

PRESIDENTE 

Comm. Prof. Salvatore Tommasi, Senatore del Regno 

VICE-PRESIDENTI 

Comm. Nicola Lazzaro [sede Centrale) 

Gomm. prof. Bartoloffloo Malfatti [sezione Fiorentina) 

Cav. Cesare de Laurentiie, sindaco di Chieti [sezione Chietina] 

SEGRETARIO 

Marchese Della Valle di Monticelli, deputato al Parlamento 

VICE-SEGRETARI 

Masullo Doti. Vincenzo [sede Centrale) 

Cav. avv. Pier Luigi Barzelletti (sezione Fiorentina] 
Croce avv. Vincenzo [sezione Chietina) 

CONSIGLIERI 

Arietta cav. Enrico, consigliere comunale 

Beatrice colonn. cav. Alfonso 

Carerj avv. Giuseppe 

Farina Ernesto 

Flauti cav. Vincenzo, deputato al Parlamento 

Florio-Sartori Florindo, tenente di fanteria 

Garofalo bar. Raffaele, sostituto Procuratore del Re 

Massari cav. Alfonso, tenente di vascello 

Mazza cav. Agnello, componente della Camera di Comm. ed Arti 

dì Napoli 
Morena comm. Giov. Battista, segretario Generale al Ministero 

degli interni 
Pacilio monsignor Leone, missionario apostolico 
Rabino dott. Alfredo 



BOUmii DELIA im fflCMA D'ITALIA 



Anno VI. Fase. III.— -Gennaio-Febbraio 1887 



Soiiiinario — La situazione italiana in Àfrica (Della Valle). 
Atti della Società. 
Relazione del movimento geografico e resoconto morale dell' an<« 

no 18^6. 
Avanzi mortali della spedizione Porro. 
In Africa [Carlo Cucca). , 

In Africa attraverso i secoli [N. Lazzaro). 
Sulle condizioni odierne dell' Abissinia [L. Cicognani). 
Attraverso il paese dei danàchili (L. Cicognani). 
Opere pervenute in dono alla Società. 
Rassegna africana. 
L' Italia air estero (G. Carerf). 
Necrologia. 
Carta di Massaua. 



LA SITUAZIONE ITALIANA IN AFRICA 

Noi non ci proponiamo per certo di fare la oronaca militare 
degli avvenimenti d'Africa; ciò non è neppure compito d'una pub- 
blicazione dell indole di questa nostra. 

Ci terremo pertanto ad un esame sintetico della nostra poli- 
tica africana, dell'indirizzo di essa e dei risultamenti eh' essa pro- 
duce oggi e potrà produrre nell'avvenire. 

Crediamo opportuno ricordare che noi, ohe pure abbiamo ore- 
dato nostro debito difendere in molte occasioni l'opera del Governo, 
quando sopr^ tutto l'abbiamo veduta punto di mira di attacchi fatti 
per opposizione sistematica, o per ragioni personali, non siamo mai 
stati teneri del metodo di politica coloniale seguita dal governo 
stesso; ne abbiamo sempre pronosticato cattivi effetti, e l'abbiam o 
combattuta tutte le volte che ne abbiamo avuto opportuna occasione. 

I fatti hanno dato ragione alle nostre preoccupazioni antiche j 
poteva diversamente accnò adere. 






V 



Bollettino della Società afrioana d' Italia 



Allorquando, su d'una questione, il Governo disdegna gli av- 
visi degli uomini e dei sodalizi che pure vi hanno dedicato ogni 
loro studio, e non senza frutto — allorquando si tiene in dispregio 
tutto il tesoro d'esperienza acquistato a caro prezzo dalle altre na- 
zioni — allorquando si imprende a battere una via ohe non si sa 
dove meni, e la si percorre senza prudenza né continuità — un gior- 
no viene, pur troppo, nel quale si batte contro difficoltà tali che 
colpiscono di sorpresa anche i più cauti ed avveduti. 

Non è davvero il caso di ricominciare a discutere, se l'Italia 
debba oppur no avere una politica coloniale. 

Non è ai Governi che tocca la volontaria scelta d'avere o non 
avere una politica coloniale. Allorquando una collettività nazionale 
'^ha raggiunto quelle condizioni di sviluppo e di maturità , per le 
quali acquista la fisonomia politica e sociale di* grande potenza , 
la tendenza d'espansione si manifesta in essa con tale importanza 
e anormalità di proporzioni , da presentare tutti i caratteri d'una 
funzione sociale, che lo Stato ha il dovere di regolare e dirigere. 

Nessuno può negare che in Italia la tendenza d'espansione ha 
raggiunto questo sviluppo — nessuno quindi può utilmente discu- 
tere se lo Stato debba o no regolare la funzione coloniale. Non la 
regoli o la regoli male lo Stato, questa funzione, destinata ad essere 
un utile ricambio di forze, ed essa costituirà per lo Stato stesso, 
una vera perdita coloniale. 

È naturale quindi che , per noi , la discussione s' aggiri sol- 
tanto suir indirizzo dato dal Governo alle questioni di politica co- 
loniale, e sopratutto alla politica africana. 

E quell'indirizzo, che noi abbiamo disapprovato spesso e del 
quale abbiamo spesso preveduto le tristi conseguenze non possia- 
mo certo approvare oggi. 

In Africa, lo ricordi bene chi vuole espandersi colà, non è il 
caso di fare i dialettici né i costituzionalisti — tanto meno è il 
caso di vestire l'ipocrita veste degli apportatori di civiltà. 

Noi europei andiamo in Africa semplicemente ad esercitare il 
diritto del più forte , diritto fondamentale d' ogni legge politica e 
sociale, che gli si dia il nome pomposo di dignità nazionale, o 
l'altro, più scientifico, di lotta per l'esistenza, di legge di selezio- 
ne. Si ha torto solo quando si è deboli. 

Non si deve dimenticare neppure che in Africa quei sentimenti 
personali, che noi, secondo i casi, sogliamo mettere in mezzo anche 
in politica, come la ^gratitudine e la generosità, non s'intendono 
per certo in un paese dove la vendetta è sacra , dove appare 
punto di partenza d'ogni giustizia la legge dell'occhio per occhio^ 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-rebbraio 1887 



dente per dente ; insomma dove ohi non si vendica atrocemente 
•dell'offesa ricevuta, diventa oggetto di derisione e di sprezzo. 

Finalmente non bisogna dimenticare che la diplomazia del- 
l'africano è ringanno— che la sna arte di guerra è l'agguato e la 
sorpresa. 

Tutto questo è stato invece assolutamente dimenticato dal no- 
stro Governo. Si è creduto di poter impressionare Tanimo di quelle 
popolazioni, con T azione di principii e sentimeati, che, presso le 
«tesse nazioni civili, sono moneta che ha corso e valore soltanto 
fra le classi più elevate , il giudizio delle quali ha ricevuto una 
radicale modificazione dalla coltura letteraria. 

Noi non ci diffonderemo su tutti gli errori affastellati dal Go- 
verno, in base di un cosi falso indirizzo. 

Ci faremo soltanto a ricordare le stragi di Giulietti, di Bianclii 
di Porro, rimaste invendicate — l'abbandono in cui, per uno stolta 
sentimento di economia è lasciata la posizione di Aden, vera ca- 
pitale politica del mar Bosso, dove un commerciante austriaco ò 
l'unico rappresentante degl'interessi italiani — l'essere rimasti per 
due anni accantonati nelle posizioni sulla riva del mar Rosso, con 
forze rilevanti, senza aver mai colpita, e , occorrendo , inventata 
roocasione di dimostrare agl'indigeni che i cannoni o gli archibugi 
degl'Italiani sparano ed uccidono sul serio — 1' avere dormito alle- 
gramente su tutti gl'indizi che facevano da molti mesi presentire 
l' ostilità del Negus , cominciando dall' insuccesso della missione 
Pozzolini, e, finalmente ricorderemo la mancanza d'ogni reale e tas- 
sativo coordinamento fra la nostra politica coloniale e la politica 
estera. E, dopo questi ricordi sommari, il risultato d'oggi, sicQome 
è cagione di preoccupazione per tutti, non può fare molta meravi- 
glia ad alcuno. 

Né si può dire che al Governo siano mancati, in tempo utile 
i necessari avvisi. Gliene furono dati in forme dirette ed indirette 
dai tre principali sodalizi che s' occupano in Italia di cose colo- 
niali. Non mancarono al Governo gli avvisi della conferenza colo- 
niale di Napoli, dove erano raccolti uomini competenti nella ma- 
teria di tutta Italia : e quegli studi , seguiti con avidità e defe- 
renza da tutti gli stati d'Europa, che sono già vecchi nella poli- 
tica coloniale, non eccitarono che un curioso disdegno del Governo 
italiano; il quale, per poco, non considerò quella raccolta di scien- 
ziati, uomini politici e viaggiatori, come una brigata di perturba- 
tori della pubblica tranquillità. 

Né finalmente mancò al Governo un avviso più diretto e spe- 
ciale , da parte di molti viaggiatori africani e di quel venerando 



Bollettino della Società africana d'Italia 



dottissimo Prelato , che ha speso nelP Africa lunghi anni della 
sua esistenza mirabilmente operativa: quello cioè di guardarsi nei 
mesi fitti dell'inverno dall' esercito abissino , il quale allora s' in- 
grossa di numero, pel concorso di intere masse di gente, che, nel^ 
resto dell'anno, sono occupate ai lavori agricoli. 

Tutte queste circostanze, gravissime, accrescono, a parere no- 
stro, la responsabilità di avvenimenti, dipendenti da assoluta im- 
previdenza ed inverosimile ignoranza delle coDdizioni dei fatti. 

Noi abbiamo il dovere ed il diritto di ricordare che mentre^ 
l'on. di Robilant pronunciava l'infelice frase dei " quattro predoni ^f. 
la Società Africana di Napoli deliberava, e consegnava in un do- 
camento la sua deliberazione, di non promuovere pubbliche dimo- 
strazioni per la partenza del primo rinforzo, in considerazione della 
gravità degli avvehimenti. 

Per tutte queste ragioni noi abbiamo Eiempre fatto le nostre 
riserve circa l'indirizzo di politica coloniale seguito dal Governo.. 
Ed oggi che siamo nella dolorosa condizione di vedere le nostre- 
censure avvalorate dai fatti , abbiamo il dovere di ripeterle eoa 
la più grande severità. 

/ Della Valle 



ATTI DELLA SOCIETÀ 

Assemblea generale del 30 gennaio 1887 

Presidenza del vice-pres. comm. N. LAZZARO. 

La seduta è aperta alle ore 2 pom. 

Si approva il verbale della precedente tornata. 

Il presidente legge la seguente relazione del movimento geo- 
grafico generale ed il resoconto morale della Società per l'anno ^de- 
corso (1). 

In seguito dà lettura del bilancio consuntivo dell'anno 1886; 
l'Assemblea ne prende atto e, procedutosi all'elezione di due revi- 
sori dei conti, per la gestione di quell'anno, risultano eletti i soci 
signori Oprrado e Jandoli. 

Viene presentato all'Assemblea il progetto di bilancio preven- 
tivo per l'anno 1887. 



(l) La relazione è pubblicata in questo stesso numero, dopo gli atti 
della Società. 



Anno VI. Pasc. I-II. Gennaio-rebbraio 1887 B 

I soci Gaerritore e Bisogni raocomandano di aumentare, se & 
jpossibile, il capitolo Biblioteoa. 

Messo ai voti il bilancio preventivo per l'anno 1837, che pre- 
senta nn entrata di lire 9421.75 contro un uscita di pari sommai 
l'Assemblea lo approva ad unanimità. 

II socio Guerritore interroga la presidenza sul modo col quale 
ji è regolato il Consiglio Generale della Società in seguito alla no- 
tizia dei fatti di Saati. 

Si apre la discussione suirinterrogazione Guerritore e vi pren- 
dono parte i signori Della Valle, Criscuolo, Carerj e D'Angelo. 

Il consigliere Carerj rende minuto conto all' Assemblea della 
-condotta del Consiglio Generale di fronte al Governo; la informa 
delle numerose relazioni mandate al Governo stesso sulle condizioni 
commerciali-militari e politiche dei vari paesi africani in generale 
e dell' Abissinia in particolare, relazioni tutte però che furono te- 
nute in nessun conto. Il consigliere Carerj dice inolbre che il Con- 
siglio^ qualora l'Assemblea vi acconsenta, ha in mente di indiriz- 
zare al Governo un memorandum riservato che, riassumendo le in- 
formazioni già date indichi pure quali, a suo avviso, sarebbero le 
vie ed i mezzi da prosciogliere per approdare a risultati pratici 
nella politica africana. 

L'Assemblea, intese le opinioni di parecchi soci, approva l'in- 
vio del memorandum al Governo e decide di rimandare 1' ampia 
discussione dell'argomento in questione ad altra tornata da tenersi 
quando il Consiglio lo crederà opportuno. 

Il socio Rigano interroga la Presidenza sulla ritardata cosii- 
tnzione della Società ad ente morale nonché sullo stato delle trat- 
tative per la creazione di un museo commerciale. 

Il Presidente risponde che si stanno facendo gli studi per la 
costituzione della Società ad ente morale; circa il museo commer- 
ciale dice essere ancora pendenti le trattative con la Camera di 
Commercio ed Arti di Napoli. 

La seduta si scioglie alle ore 4 pom. 



Il Consiglio Generale della Società Africana d'Italia, dopo le 
ultime discussioni parlamentari sui fatti d' Africa, interprete del 
voto dell'Assemblea, ha rivolto, in forma riservatissima, un meiteo- 
randum al Presidente del Consiglio dei Ministri nel quale si ac- 
cenna ai rapporti precedentemente inviati dalla Società al Governo 
sulle condizioni dell'Abissini a, Scioa, Aussa etc., e vi si aggiunge 
un esame minuto della situazione attuale politico-militare dell' A- 



Bollettino della Società africana d'Italia 



frica Orientale, con un programma concreto dell'azione diplomatica o 
militare che, a suo credere, dovrebbe adottare l'Italia in Abissinia 
in seguito agli ultimi avvenimenti. 

Il memorandum è stato redatto dai consiglieri signori Carerj 

e Florio-Sartori. 



Appena saputosi che, sul pirascafo San Gottardo, tornavano ia 
patria i feriti di Bagoli, la Società Africana d'Italia credette suo 
dovere di prendere l'iniziativa delle onoranze da rendersi ai glo- 
riosi superstiti diramando a molti ragguardevoli cittadini la se- 
guente circolare : 

Onorevole Signore 

Il legittimo orgoglio suscitato nel paese dall'eroica condotta 
delle nostre truppe nel combattimento di Bagoli ; le patriottiche 
sollecitazioni di alcuni deputati , presidenti di società operaie e 
chiari cittadini, per esprimere in maniera solenne i sentimenti di 
cui è animata la cittadinanza verso coloro ohe, dopo venti secoli, 
riaffermavano in Etiopia il leggendario valore del quale £.oma 
empiva il mondo; hanno deciso questo sodalizio a prendere l'ini- 
ziativa della formazione di nn comitato cittadino per il ricevi- 
mento e la cura dei valorosi feriti, i quali non tarderanno a giun- 
gere in questa città. 

Mi reco quindi a singolare fortuna d'^invitarla, a nome della 
Società che presiedo , ad intervenire , domenica 13 corrente alle 
ore 12 m., nella sede della Società Africana d'Italia per prooe- 
dere alla formazione di detto Comitato, che, interpetrando il sen- 
timento .di tutta la cittadinanza, provveda alla sua concreta estrin- 
secazione. 

Coi sensi della più alta considerazione. 

Napoli 10 febbraio 1887 

Il Presidente 

Salvatore Tommasi 

E difatti nel giorno indicato dalla circolare, sotto la presi- 
denza del senatore Tommasi, si sono riuniti i senatori e i depu- 
tati residenti in Napoli, i rappresentanti di molti sodalizi, ed un 
numero ragguardevole di soci dell'Africana, per unire in un fascio 
ì diversi comitati sorti con l'intento di onorare degnamente i re» 
dnci di Bagoli. 



Anno VI. Paso. I-Il. Gennaio-Febbraio 1887 7 

Dopo patriottiohe parole del presidente , accolte dal plauso 
unanime delP assemblea, gli onorevoli De Zerbi, Billi, di san Do- 
nato, Giusso, Ungaro ed i signori avv. Carerj e dott. Rubino 
espressero concordi il desiderio ohe la dimostrazione procedesse 
ordinata e solenne, lontana da esagerate manifestazioni ed infor- 
mata al concetto di rivolgere un saluto ai valorosi che tennero 
alto in Africa il nome italiano, evitando ogni atto che potesse suo- 
nare magnificazione eccessiva e che insieme avrebbe potato riu- 
scire dannoso ai feriti. 

L'assemblea applaudi a questo concetto senza discussione , e 
deliberò la formazione di un unico comitato, nel quale fossero rap- 
presentati i senatori e deputati, il Municipio, la Provincia, la So- 
cietà Africana, i sodalizi politici , militari ed operai , la stampa, 
la gioventù studiosa, la Camera di- commercio e tutte le altre as- 
sociazioni della città. 

Questo Comitato risultò composto dai signori : 

Senatori: Amore, presidente, Tommasi , Morelli , Pessina e 
Pusco. 

Deputati: Nicotera, Giusso, Billi, Della Rocca, Di Sandonato, 
Summonte, de Zerbi , comm. Petriccione , Bovio , Borrelli , della 
Valle. 

Sigg. Pagliano comm. Domenico, Orlandi cav. Giuseppe, San- 
tamaria comm. Luigi , Trinchese prof. Salvatore , Beneventani 
comm. Valerio, Peperò prof. Pasquale, Tallarico prof. Carlo Ma- 
ria, Ferrara prof. Ernesto, Masdea comm. Giuliano, Patella cav. 
Filippo, Arlotta cav. Errico, Lazzaro comm. Nicola, Carerj avv. 
Giuseppe, Migliorini Vincenzo, generale Matèrazzo, Saponara Gio- 
vanni, Morabito Rocco, Ravelli Gabriele, Gattola cav. Filippo, 
Tancredi cav. Giuseppe, Cafiero Salvatore, maggiore Loreto, cav. 
La Greca, Robertella Bausi Ernesto, Capo Marziale. , 

Studenti: Antonangeli Emilio, Vanni Edoardo, Costa Gaetano, 
Calvello Carlo, Russo Alfredo, Ninni Giovanni, Sambon, marchese 
Rossi, Giuseppe Vetere. 

Rappresentanti la stampa: Golautti, direttore del Corriere 
del Mattino j Lo Sardo, redattore del Roma, Carlo avv. Gambuzzi, 
direttore della Gazzetta di Napoli^ e i direttori del Pungolo e del 
Piccolo, 

A segretario del Comitato venne nominato il dottor Alfredo 
Rubino, ed a vice segretari i signori Altobelli avv. Carlo, Colo- 
simo avv. Gaspare, Masullo Vincenzo e Villani avv. Carlo. 

L' indomani lunedi 14 febbraio, sotto la presidenza del Sindaco 



8 Bollettino della Società africana d' Italia 

• 

di Napoli, on. Amore, il Comitato si riuniva nella sede della So- 
cietà Africana e procedeva alla nomina di una Commissione ese- 
cutiva per organizzare il corteo; essa fu composta dai sigg. oomm. 
Nicola Amore, presidente, comm. Nicola Lazzaro, on. de Zerbi, 
Billi, Della Valle, Ungaro, generale Materazzo, Marziale Capo, 
comm. Orlandi, Gattola e dott. Alfredo Rubino segretario. 

La Commissione in ultimo decideva di tenere tutte le sue ul- 
teriori tornate nel gabinetto del Sindaco. 

Ismo-VX SOCI 

Sede Centrale di Napoli 

Soci effettivi 

On. Calvi avv. Gaetano deputato al Parlamento— Rossi Fe- 
derico—Gagliardi Anacleto — Bozzi Gaudenzio — Brandi Luigi — 
D' Amora Pasquale — Salazar Eduardo — Di Leva Antonio — Fa- 
villa prof. Luigi — Tosti Gustavo — Montuori avv. Raffaele. 

Soci aggregati 

Albano Eugenio — Kleiner Giovanni — Mastronardi dott. Gio- 
vanni — Taylor Ugo — Cuccurullo Luigi — Satriano dott. Filippo — 
Landolfi Nicola — Tavassi avv. Gustavo — Balsamo dott. France- 
sco — Scarpa prof. Domenico— Fontaine Giovanni — Garofalo di Ca- 
melia Enrico — Schisano Eugenio — Capurro avv. Luigi — Azand 
Gennaro — Basilone Ernesto — Mirabelli-Vulpes Concettina — Bern- 
hard Edoardo. 



Per un errore del proto , nel numero precedente del nostro 
Bollettino , tra i nomi dei nuovi eletti consiglieri della Società, 
venne omesso quello del sig. Tenente Florio-Sartori Florindo, stato 
eletto con voti 67 dall'Assemblea generale dei soci del giorno 26 
dicembre 1886. 



Anno VI. Paso. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 9 

RELAZIONE DEL MOVIMENTO GEOGRAFICO 

E RESOCONTO MORALE DELL* AMO 1886 
(Vice Presidente Gomm. N. Lazzaro) 

Signori 

W è grato ancora questa volta vedervi qui raccolti per ascol- 
tare il resoconto del movimento geografico compiutosi nello scorso 
anno. Nel farvelo io adempio ad un dovere che m' impone il no- 
stro Statuto e voi, neirascoltarmi, mi date nuova prova della be- 
nevolenza di cui mi onorate e che é l'unico conforto ai dispiaceri 
ohe alle volte si hanno con l'essere a capo di un sodalizio impor- 
tante, quale oggi è il nostro. 

L' anno 1886, non può andare fra i più prosperi per il nostro 
paese. Nel mentre da una parte vedemmo le truppe italiane rima- 
nersene neghittose sull'occupato territorio africano, dall'altra as- 
sistemmo ali' umiliante ritorno del generale Pozzolini , che non 
potè giungere a compiei e la sua missione presso il re Giovanni 
d' Abissinia ; all' insuccesso della missione Geoohi a Zanzibar e 
fammo crudelmente colpiti con il massacro della spedizione Porro 
ad Artu. 

Io non v' intratterrò sopra questi avvenimenti dolorosi perchè 
già vi son noti in tutti i loro particolari ; ve li accenno perchè 
trovano il posto qui adatto ad essere ricordati, e rammento pure 
fra i più importanti avvenimenti geografici italiani l' insuccesso 
della spedizione Franzoi, al quale, non ostante grandi sacrifici e 
splendide prove di coraggio, riuso! impossibile di rompere la mura 
glia, che formatagli dai governi interessati gli impedi di penetrare 
nello interno del continente nero e lo costrinse ,a far ritocno in 
Italia. Bicordo ancora la recente translazione degli avanzi dei 
martiri di Artu e col pensiero andando sul nostro cimitero, veggo 
nna piccola cassetta, coverta da una corona da noi depostavi, nella 
quale vi sono dei resti mortali, che se non saranno tutti di Gu- 
stavo Bianchi, saranno certo dei suoi compagni di jattura Diana 
e Monara, martiri anche essi della civiltà e del progresso. 

E di contro alla morte dei bravi esploratori nostri metto con 
piacere il fortunato ritorno in Europa dell' illustre Dr. Junker 
e lo avere avuto notizie sicure dei due eminenti viaggiatoci Emin- 
Pascià e capitano Casati, della cui liberazione oggi si occupa il 
mondo civile. Come a confronto dell'inerzia ed incoerenza dei go- 
vernanti italiani segno con invidia l' inoltrarsi sicuro del movi- 



10 Bollettino della Società africana d'Italia 

mento coloniale tedesco sulla costa orientale dell'Africa. Le so- 
cietà geografiche e commerciali della potente Germania attingono 
forza in loro stesse mercè l' anione ed i sacrifici particolari dei 
vari soci e trovan nel loro governo un appoggio che le fa certe 
d'esser protette se riescono, d'esser vendicate se cadono. 

Con un sistema ohe ricorda molto quello delle antiche repub- 
bliche italiane , poscia seguito dall' Inghilterra per la conquista 
delle Indie, la Germania incomincia dall' inviare i suoi commer- 
cianti, i suoi coloni ed allorché questi sono sul luogo, eccoli a 
trattare con i Capi- tribù , far 1' acquisto dei territori da essi 
posseduti e subito porre sotto la probezione ufficiale della madre 
patria le terre comprate. In siffatta guisa nello scorso anno la po- 
tenza coloniale tedesca si è accresciuta moltissimo sia nell'Africa 
Occidentale che Orientale ed oggi minaccia d' invadere l' intera 
penisola somala con la splendida vallata del Juba. 

Per contrario la Francia, questa nazione cui nessuno può ne- 
gare una grande forza di espansione, ha seguito il sistema delle 
conquiste militari e si mantiene nei paesi occupati venendo a tratta- 
tive, non sempre gloriose, con grindigeni. Essa nello scorso anno 
si è limitata ad assicurare i magri risultati ottenuti al Tonchino. 
ed al Madagascar senza volger lo sguardo a nuovi orizzonti, anzi 
dichiarando formalmente di sospendere per ora il suo movimento 
coloniale. Ha cercato solo di estendere le frontiere dei suoi pos- 
sedimenti del Congo, aggregandosi i territori compresi fra il Li- 
cona ed il Cubangi , ma il nuovo stato indipendente del CQugo 
non ha ceduto di un passo ei ha ritenuto quei paesi, già prima 
dal suo personale riconosciuti ed esplorati. 

Sebbene una grave quistione sia sorta fra l' illustre Stanley 
ed il nostro chiaro viaggiatore Bove , inviato dal Governo ita- 
liano a studiare le risorse del Congo , sui vantaggi che V Eu- 
ropa può trarre dal commercio col nuovo stato , e che i pareri 
differenti trovino appassionati seguaci, pure è innegabile che il 
governo del Congo lavora con grande solerzia a dare organizza- 
tone potente a quelle terre africane. Gli ordinamenti amministra- 
tivi e politici si sviluppano e si consolidano ; si lavora alacre- 
mente alle comunicazioni fluviali e terrestri, e si collega il Congo 
con l' Europa, mediante un servizio periodico di battelli a vapore; 
si organizza il servizio postale e telegrafico ; si procura di dar 
vita agli scambi e si ordinano i tributi. In tale ordinamento ha 
preso larga parte il nostro collega ed amico cav. Alfonso Maria 
Massari, che, rimasto ivi per oltre due anni, ha legato il suo no- 
me alla splendida esplorazione del fiume 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 11 

Non tarderà molto ed il nuovo stato del Congo, sotto lo soet- 
tre dell'Angusto nostro socio onorario, S. M. il E>e del Belgio, e 
l'illuminata amministrazione del oolonnello Strauch, prenderà po- 
sto fra gli stati più regolari dell' Africa , e sarà solo allora dai 
risultati reali che potrà sciogliersi la vertenza Stanley -Bove. 

L' Inghilterra dopo le sue disfatte nel Sudan non si è lasciata 
trasportare da un sentimento di rivincita mal inteso; si è limitata 
ad assicurare la sua posizione nell' Egitto e di stabilire con il 
sultano dello Zanzibar, seguendo l'esempio dell'Italia e della Ger* 
mania, un trattato ohe le assicura la stessa situazione da quel 
Sultano fatta alle due predette nazioni. Però 1' anno non lo ha 
fatto passare, senza accrescere i suoi possedimenti coloniali, e, co- 
stretta a ritirarsi dal Sudan, si è ingrandita nella Birmania, oc- 
cupando quella vasta contrada asiatica , senza che le rimanenti 
potenze europee quasi se ne fossero curate. 

Le altre nazioni di Europa non hanno dato segni di grande 
vitalità coloniale in questo scorso anno, perchè tali non si possono 
ohiamare gli intrighi della Russia nelI'Abissinia per ingraziarsi l'a- 
nimo del re Giovanni, mercè l'invio di preti greci, i quali hanno 
trovato nei sacerdoti cofti il più largo appoggio. 

Dettovi per larghi tratti il movimento generale geografico-po- 
litico europeo, io anche a grandi linee accennerò alle più impor- 
tanti spedizioni — Se le nostre spedizioni sono state disgraziate, 
non lo sono state meno quelle francesi del Barrai trucidato dagli 
Issa-Somali e le piccole esplorazioni volute fare dai marinai dello 
stazionario Fingouin lungo la costa Somala. Più fortunate sono 
state le spedizioni dell'inglese Montagù-keer verso il Lago Nias- 
sa, con gran profitto delia scienza, e l'altra tedesca capitanata dal 
Dr. Sohwarz ohe è penetrata nell'interno del continente nero per 
la regione dei monti Cameron, visitando ed esplorando terre mai 
finora battute da piede europeo. Rimarchevole è stata pure la tra- 
versata dell'Africa fatta dal tenente svedese sig. Gleerup. Egli 
ha avuto la rara fortuna di percorrere 1' Africa da un punto al- 
l'altro in poco più di sei mesi. È vero che ha percorso paesi già 
esplorati ma, la rapidità del suo viaggio è del tutto straordinaria. 

Non posso finire questa mia relazione senza accennare all' o- 
pera solerte dei nostri viaggiatori, parecchi dei quali cioè il Na- 
retti, il Traversi, il Gicognani, il Yiscardi, il Salimbeni, abbiamo 
avuto il piacere di rivedere. Il Traversi, il Viscardi ed il Salim- 
beni son di nuovo ritornati in Africa ; il Salimbeni diretto al 
Goggiam per costruire il ponte sull'Abai ordinatogli da quel re ; 
il Traversi ritornato allo Scioa ed il Viscardi nel Ghersa per ra- 



12 Bollettino della Società africana d'Italia 

gion di commerci. Anche il Cicognani non tarderà a ritornare ia 
quelle lontane regioni per raggiungere il suo compagno ingegnerò 
Gapucci, che, col conte Antonelli ed il Dr. Ragazzi, lavora senza 
posa a far amare il nome italiano da quelle popolazioni ed accre- 
scere rinfluenza dell'Italia presso il re dello Scioa. Possa la loro 
opera patriottica sortire l'effetto che noi vivamente desideriamo, 
specialmente dopo gli ultimi dolorosi avvenimenti che, negli scorsi 
giorni, hanno giustamente commosso l'animo nostro e di tutti gli 
Italiani. 

RESOCONTO MORALE 

Permettetemi ora che lasci il vasto campo per cui ho do- 
vuto aggirarmi e che discenda nei particolari della nostra Sooio- 
tà. — Non posso nascondervi che l'anno scorso è stato poco for- 
tunato per il nostro sodalizio, e per segnarlo eternamente in nero 
basterebbe la tragica fine del nostro mai abbastanza compianto 
amico Licata. Altre perdite dolorose ha fatto la nostra Società 
con la morte dei soci generale Sacchi, ed Antonio Elefante, que- 
sti noto negoziante della nostra città, l'altro uno degli astri pia. 
brillanti del nazionale riscatto. 

A queste perdite va congiunto uno stato finanziario meno 
prospero di quel che potei avere il piacere di presentarvi Pan» 
no scorso ; ciò è dovuto alla mancanza del promessoci sussidio 
della Provincia , alle spese ingenti per la sventurata spedizione 
Porro, come al non eseguito pagamento delle rate dovute da pa- 
recchi soci, i quali venendo meno agli impegni morali contratti 
con il sodalizio, nel mezzo dell'anno, si son- rifiutati a pagare ed 
il nostro Consiglio si è visto costretto a radiarli. 

Malgrado questa diminuzione dei preveduti incassi il bilan- 
cio dello scorso anno, non facendo calcolo del fondo di riserva, 
invertito, quale parte della nostra tangente , per la spedizione 
Porro , si è chiuso con un leggerissimo disavanzo e questo noa 
vi sarebbe neanche stato so tutti i soci fossero in regola coi pa- 
gamenti e non s'avesse avuta la necessità di riorganizzare la bi- 
blioteca sociale , e quella di mantenere la scuola commeroiale-eo- 
loniale. 

Mi è lieto dirvi, o signori, che entrambe queste istituzioni han 
dato larga ricompensa ai nostri sforzi. 

La scuola, accresciuta nelle sue classi, è frequentata da an. 
discreto numero di allievi , che seralmente attendono allo stadio 
di lingue straniere e di scienze, insegnate loro da egregi e bene- 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 13 

ineriti professori, ai quali fo pubbliche lodi per l'abnegazione di- 
sinteressata con cui adempiono alla loro opera benemerita. 

La biblioteca, oramai perfettamente in ordine, novera ben 1820 
Tolnmi completi, formante la più ricca raccolta di opere geogra- 
fiehe esistenti in Napoli; ad essa va unita una collezione carto- 
grafica di 519 carte fra geografiche e topografiche, in parte acqui* 
state ed in parte ricevute in dono da governi e da editori stra- 
nieri. Lo scambio delle opere periodiche si è accresciuto nello 
scorso anno di 17 pubblicazioni, facendo ascendere al bel numero 
di 162 le pubblicazioni, fra italiane e straniere , con le quali la 
nostra Società fa lo scambio del proprio Bollettino. Questo non 
lieve aamento, venuto in- gran parte per richieste spontanee de- 
gli altri sodalizi, specialmente stranieri, vi dimostra a chiare note 
la importanza che sempre più acquista all'estero la nostra Società 
che, sebbene giovane d' anni, ha già ^reso il suo posto stimato 
nel movimento geografico mondiale. Né la sola biblioteca ha rice- 
vuto forte incremento , ma anche il Museo per il dono di molti 
esemplari d'animali e di oggetti etnografici, sia raccolti dal Li- 
cata, e pervenutici dopo la sua morte' immatura, sia per doni di 
soci, fra i quali debbo per primo annoverare l'egregio sig. Cico- 
gnani. Questi doni, che per ristrettezza di tempo e di spazio non 
hanno potuto ancora essere classificati ed esposti, lo saranno in 
breve, e formeranno uno dei più importanti ornamenti di que- 
sta Sede. 

U movimento dei soci è stato abbastanza sensibile nello scorso 
anno; l'albo sociale sarebbe diminuito di 51 soci, di cui 30 effet- 
tivi e 21 aggregati ; e questi vanno cosi divisi: morti 5, dimessi 
24, radiati per morosità 22. 

Di fronte a tali perdite abbiamo avuto nel corso dell'anno 39 
soci nuovi, cioè 19 effettivi e 20 aggregati, sicché, fatto il com- 
paio generale, a paragone del 1885, l'albo sociale dà una diminu- 
zione effettiva di soli dodici soci. 

Le relazioni cortesi di cui ci onorano i più noti geografi, lo 
aumentarsi dello scambio delle pubblicazioni periodiche, dei doni 
di libri, le richieste sempre maggiori del nostro Bollettino, sono 
&tti i quali provano ad esuberanza qualmente, surta dall' unione 
di pochi volenterosi, la Società Africana d'Italia possa con orgo* 
glie dire di aver superato con sicurezza il pericoloso periodo della 
£uioiallezza per entrare in quello adulto con vigoria di propositi 
e saldezza di principi. A questi non verremo mai meno, a quelli 
speriamo che non mancherà mai la nostra forza, (applausi) 



14 Bollettino della Società africana d' Italia 



GLI AVANZI MORTALI DELLA SPEDIZIONE PORRO 

Con sua lettera del di dO dicembre 1886, la Società d' Esplo- 
razione Commerciale in Africa residente a Milano , informava la 
Società Africana d'Italia che, con il piroscafo Singapore della Na- 
vigazione Generale, il giorno 6 gennaio sarebbero giunti in Napoli 
i signori Marchese Benzeni e Del Valle, i quali riportavano in pa- 
tria i resti mortali dei componenti la spedizione Porro massacrata 
neir Araar. 

La presidenza della Società, riunito il consiglio , decise ren- 
dere a tali avanzi i maggiori onori , ed infatti presi tutti gli ac- 
cordi con le autorità politiche e municipali , la mattina del giorno 
8 gennaio, la cassa mortuaria, contenente i preziosi resti mortali, 
venne depositata nella cappella dell' arsenale cangiata in cappella 
ardente per cura del municipio di Napoli. 

Il solenne trasporto alla stazione fu stabilito, fra il Sindaco 
On. Amore, il Comm. N. Lazzaro ed i signori marchese Benzoni 
e Del Valle, che dovesse aver luogo nel pomeriggio del giorno 10 ; 
e .diramati gli inviti , moltissimi fra autorità e cittadini conven- 
nero nella cappella dell' arsenale. 

Ivi V on. deputato cav. Giovanni Florenzano , rappresentante 
il Sindaco, pronunciò le seguenti parole: 

" Delegato dall'on. Sindaco a rappresentarlo in questa lugubre 
cerimonia, io reco, a nome della città di Napoli, agli avanzi mor- 
tali della infelice spedizione Porro , un saluto commosso e re- 
verente. 

Erano giovani e partivano da queste* sponde , or compie un 
anno, attratti dalle grandi seduzioni della sfinge africana. Traver- 
sando pianure, valli e montagne , s'inoltravano nel paese dell' A- 
raar, in mezzo a selvagge popolazioni, esploratori delle ricchezze 
della natura, sacerdoti della scienza, missionari di civiltà. 

Li animava il nobile ardore della ricerca , e V ambizione di 
aprire nuovi orizzonti ai commerci della patria italiana. «Ma su 
quella via che li avea attratti, con le promesse e le speranze, que- 
sti valorosi trovarono la morte, traditi ed assassinati da gente ef- 
ferata, sgherri di un Emiro fanatico e sp oliatore. 

Le ossa dei trucidati di Gildessa, sarebbero rimaste disperse 
ed inonorate nel luogo dell'eccidio, se l'affetto ed il valore dei dne 
animosi nostri connazionali non le avessero] cercate e trasportate 
in patria. 

E qui arrivano in una cassa raccolte ed indistinte', tutta re- 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Pebbraio 1887 15 

liqaie di compagni che affratellati in vita dallo stesso ideale, vit- 
time dello stesso fato, avranno, uniti nella stessa urna, il riposo 
della tomba. 

A qnesti nobili avanzi la patria s'inchina reverente, col cor- 
doglio di madre trafitta dalla tragica fine dei figli. 

Porro, Licata , Cocastelli , Zanini , Paolo Bianchi, Gottardi , 
Romagnoli voi avrete domani , nel cimitero di nna illastre Città 
consorella , sepoltura onorata e dalla religione della patria cu- 
stodita. 

E noi nel darvi oggi il mestissimo addio, pensiamo che se ca- 
deste trafìtti dal ferro e dal piombo dei selvaggi , i vostri nomi 
resteranno nel martirologio della scienza e della civiltà, fra le vit- 
time del continente nero, accanto a tanti altri nomi cari e lacrimati. 

Pensiamo che voi passerete nella storia come passano i mar- 
tiri di ogni grande idea, gloriosi e benedetti, e quella vita che vi 
fa strappata, avrà largo compenso nella immortalità del nome. 

E facciamo voti ohe il gentile sangue italiano, barbaramente 
sparso sulle infuocate arene africane, > non rimanga inulto, più che 
a vendetta dei cadati, a tutela della dignità e deironore nazionale. 

Il Vice Presidente della Società Africana Comm. Nicola Laz- 
zaro prese in seguito la parola : 

a Mancano appena sedici giorni airanniversario di quel di che 
sulla tolda del Domenico Balduino stringevamo la mano a Gian 
Pietro Porro , a Giovanni Licata , al Conte Cocastelli , al Roma- 
gnoli, al Bianchi, al Gottardi, al Zanini ed al Bandino. 

Augurando loro il buon viaggio per gli inospitali luoghi , fa- 
cevamo voti che prospere fossero loro le sorti e ne tornassero in 
patria gloriosi per le vittorie. 

Aimè! ne vanno alla storia gloriosi per il martirio , e ne ri- 
tornano poche ossa che voi vedete ' raccolte in quella cassa. 

Onore a voi Marchese Benzeni e Giulio del Valle che ci ri- 
conducete questi miseri avanzi; io ve ne rendo grazie in nome della 
Società Africana d'Italia, in nome della Società d'Esplorazione che 
me ne dava speciale incarico. Onore a voi che volenterosi parti- 
ste per compiere una santa missione: gloria a voi che sapeste riu- 
scire nello intento. 

Innanzi a cpiesti avanzi che rappresentano sette uomini aitanti 
della persona e dal cuore animoso , la parola vien meno per la 
commozione dell' animo ; accompagnandoli oggi, rendendo loro uà 
estremo tributo d'onore e di venerazione , io ricordo 1' amico te- 
nerissimo che meco, insieme a pochi altri , lavorò indefessamente 



16 Bollettino della Sooietà africana d' Italia 

per la prosperità della Società Africana d' Italia , io ricordo Gio- 
vanni Licata. 

Tu Giovanni , apostolo della idea che tutti ne fa guardare 
al continente nero, t'incontrasti in altri apostoli e tutti uniti anda- 
ste sereni alla morte; cadeste non vinti, ma vigliaccamente traditi e» 
sulla patria che vi diede i natali, pesa ancora V insulto rimasto in- 
vendicato. 

Più che vani rimpianti, noi superstiti della grande idea, abbia- 
mo il dovere di farla fruttificare ed il giorno in cui la bandiera 
italiana sventolerà sul sito ove voi cadeste, le vostre anime ripo- 
seranno soddisfatte , perchè il vostro sacrificio non sarà stato 
inutile. 

Voi tutti valorosi massacrati di Artu, seguiste senza spavento 
e senza titubanza le orme del Gessi , del Piaggia , del Chiarini , 
del Matteuccì, del Bianchi, del Giulietti e di tanti altri che mori- 
rono nelle lande africane. I vostri avanzi saranno di sprone ai 
giovani che sapranno seguirvi sulla via dell'onore e della gloria. 
Morendo per la patria le rendeste servizio, perchè deste Y esem- 
pio dol sacrificio. 

Sig. Marchese Benzoni, sig. Giulio! del Valle, noi vi ritornia- 
mo questi sacri avanzi , da voi ricondotti in patria ; portateli 
nella gentile Milano, portateceli tutti, anche quelli appartenenti ai 
nostro concittadino , al nostro amico , al nostro fratello Licata e 
dite ai nostri fratelli di Lombardia che affidandoli alla loro custo- 
dia, abbiam fede che verrà un giorno in cui l'Italia potrà sul sito 
del massacro porre un monumento che tramandi alle lontane genti 
il sacrificio dei suoi prodi e la loro morte immatura.» 

Terminati questi discorsi, la cassa mortuaria fa posta in un 
ricco carro funebre fatto preparare dal municipio e scortato da 
drappelli di guardie Municipali e Pompieri^ preceduto dal concerto 
civico, seguito dal Prefetto conte Sanseverino, dal rappresentante 
il Sindaco on. Florenzano, dalla presidenza e dai membri delle 
Società Africana, nonché da molti altri egregi cittadini ; e cosi 
composto il corteo andò dall' arsenale alla stazione ferroviaria. 
Quivi la cassa funebre fu deposta in apposito vagone e la sera 
stessa parti per Milano. 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 17 



IN AFRICA 

Lasoiatemi dire tutto quello ch'io penso — lasciatemi scrivere 
ciò che internamente sento — qui in questa sala da studio della no- 
stra società non arriveranno gli schiamazzi del popolo — non arri- 
veranno le querimonie dei nostri giornalisti — non le osservazioni 
sciocche di molti deputati. 

I fatti d'Africa sono stati una rivelazione; che sarebbe acca- 
duto se V Italia fosse stata attaccata militarmente da una grande 
nazione ? 

Ne sarebbe venuta certamente una guerra civile, e prima di 
combattere i nemici esterni — il nostro esercito avrebbe dovuto lot- 
tare con i nemici inteini. — Certamente in tutto questo scompiglio 
i repubblicani ed i socialisti ci hanno avuto non piccola parte : 
questo è l'amor di patria tanto decantato — non è vero ? 

La stampa anch'essa ci ha contribuito non poco: la libertà con- 
cessa ai giornalisti è una gran cosa — ma non bisogna disconve- 
nirne che spesso se ne abusa. 

Dagli articoli dei periodici clericali ai liberali, vi è una lunga 
serie d'insolenze, di fatti piccini, d'inesattezze! 

Con lo stile gonfio— tronfio — proprio dei pubblicisti, s'è alimen- 
. tato per qualche tempo un fuoco che non minacciava di spegnersi. 
Per alcuni giorni i nostri giornali erano ripieni di notizie ine- 
satte — di note geografiche — inventate — di pianta, di appunti sto- 
rici sbagliati, povera storia, povera geografia cosi tartassate. 

Nel parlamento nostro sono avvenute delle scene deplorevoli: 
dall' insulsaggini degli on. Costa e Pellegrino — all' invettive di 
Coccapieller — v'è una lunga serie di discorsi e di svolgimenti d'or- 
dini del giorno contro la politica coloniale, contro il governo che 
l'ha intrapresa— e giù di li. 

Io qui non difendo nessun governo — sicuramente però il mi- 
nistero Mancini-Depretis, e quello venuto dopo sono colpevoli, per- 
chè non s'intraprende una politica coloniale in questa maniera: ma 
dagli errori dei ministri all'invettive dei giornali, dei deputati, dei 
componenti alcune associazioni— ci corre: se gli oppositori si fos- 
sero trovati al potere, sarebbero stati più deboli di Depretis, più 
apati di Ricotti. 

Questa è la nazione che intende stabilire colonie — questo è il 
popolo che vuole portare in lontane regioni la civiltà ed il pro- 
gresso—che serba ancora ideali scientifici — scopi umanitari ! no- 
mi vani, chimere di pochi, poveri martiri nostri io ho pen« 



18 Bollettino della Società africana d' Italia 

sato a te Giovanni Licata, ho pensato alle povere tue ossa sparse 
tra le vaste pianure dell' Araar , ed ho pensato.... ohe facesti 
male a morire per un'idea. 

Ora non intendo discutere se Assab, Beilul, Massaua, Archico 
sìeno punti commerciali o pur no, non è questo ne il momento né 
il luogo per parlarne vastamente; dico solo che il governo a tale 
cosa dovea pensarci prima che i nostri soldati fossero stati man- 
dati per custodire quei luoghi, per tenere alta la nostra bandiera. 
Non sconvengo che l'Africa finora ci sia stata fatale: però se 
dal primo momento — fin dal primo eccidio dei nostri — si fosse fatto 
sentire a quei barbari che gl'Italiani sanno vendicare i loro fra- 
telli — i selvaggi Abissini non avrebbero avuto 1' ardire d'assalirci 
nei nostri territori. 

La vendetta in Africa è cosa santa; e chi la fa, usa d'un di- 
ritto e compie un dovere: noi facemmo massacrare 12 marinai, un 
ufficiale ed un viaggiatore vicino ad Assab— assistemmo impassibili 
air eccidio della spedizione Bianchi , a quella di Porro e dei suoi 
compagni— ora lasceremo anche invendicate le vittime di Bagoli ? 
Se l'Africa non avea niente più disponibile per stabilire colo- 
nie prospere — se essa non presentava altro che sabbia e de- 
serti a perdita di vista, perchè s'è innalzata la nostra bandiera in 
quelle terre ? 

Ora ci siamo e bisogna restarci cercando di cavarne il miglior 
profitto possibile— e per salvaguardare la nostra dignità di grande 
nazione. 

Quindi le tristi nenie — le vane parole sono perfett&mente inu- 
tili: noi ci troviamo di fronte a una grande provocazione— abbia- 
mo ricevuto uno schiaffo da un selvaggio predone, e da un suo 
servo più ladro di lui. ' 

Non bisogna però dimenticare che quei selvaggi, quei ladroni, 
hanno due condizioni favorevoli — il clima ed i luoghi: bisogna ven- 
dicare 1 nostri fratelli e farci rispettare, ma fa d'uopo agire con 
prudenza unita all'energia. 

Prima di tutto profittiamo delle circostanze. — Abbiamo alleati? 
Credo di si — lo Scioa — ove regna un nostro amico. 
Lo Scioa non è altro che una continuazione del grande alti- 
piano abissino: un viaggiatore che v'è stato, assegna allo Scioa i 
limiti che avea nel 1847 alla morte di Sella — Sellassiè. — Al Nord 
ha il corso superiore del fiume Uancit — all' ovest è limitato dal 
Marebieti e dal Cià-Già, al sud ed al sud-sud-ovest dal fiume Gas- 
sam nel basso paese Bulgà , all' est dagli ultimi contrafforti di 
quella parte d'altipiano etiopico in cui Abd-el->Bahasul, Fare, Gon- 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 19 

ciò, Macfud f Coc-Farà , Bavoè , ed altri erano gli estremi paesi 
abitati da mercanti mussulmani soioani. 

Nello Scioa vi regna Menilec —uomo cbe, bisogna dire il vero, 
ha sempre giovato in qualohe modo agPitaliani. 

Menileo figlio dì Ailà Malacot — proveniente da una stirpe re- 
gia antica nell'Etiopia, fu fatto prigioniero da Teodoro il re d'Abis- 
sinia vinto dagl'Inglesi; — Menileo fuggi, e riconquistò i dominii di 
suo padre riordinando il suo regno ed estendendolo. 

Quando gl'Inglesi presero Magdala e re Teodoro si ammazzò 
tirandosi un colpo di pistola — si attese per parecchi giorni che 
giungesse Menilec con l'esercito — per occupare l'Abissinìa e farsi 
signore di tutta l'Etiopia. Ma Minelec o perchè mal consigliato, o 
per timore, non entrò nell'Abissinia, e cosi gl'Inglesi la divisero tra 
la regione degli UoUò-Galla, ed un tale Degiac Gassa, detto Abbà 
Besber — osa il cattivo imperatore Johannes. 

Dopo sistemato il paese gì' Inglesi si ritirarono : allora il re 
dello Scioa cominciò a fare conquiste sui popoli galla. 

Fondò la città di Uora Hailà e fortificò un altro villaggio. 

Ma mentre battagliava con felice successo i galla , 1' Atiè di 
Gondar, Tecla Ghiorghis III, che per la morte di Teodoro aspirava 
a divenire imperatore di tutta 1' Etiopia, mosse guerra a re Gio- 
vanni — ohe era stato suo servo. 

Il presuntuoso re dei re con tutti i cannoni, i fucili ed altri 
attrezzi rimastigli dagl'Inglesi — fu vinto in giornata campale. 

Ghiorghis III marciò contro Menileo. 

E un nostro alleato , ma il vero innanzi tutto, Menilec ebbe 
paura per la rapida fortuna delP-^^iè di Gondar— però una circo- 
stanza lo salvò: Giovanni Gassa, per opera di alcuni suoi luogo- 
tenenti, si levò di nuovo in armi, e sconfisse i seguaci di Ghior- 
ghis, di talché questi, lasciato Menilec, corse sul Tigre a combat- 
terlo. 

H re dello Scioa tornò alla lotta con gli Uolo-Galla e li vinse 
addirittura. 

Inorgoglito perciò — voleva impadronirsi di tutta V Etiopia ed 
organizzò due spedizioni : però tradito da un suo seguace, stava 
per trovarsi contro re Giovanni— quando gli Egiziani assalirono 
Massana e procedevano oltre. — Ma la stella di Menilec era tra- 
montata per le vittorie: vinti gli Egiziani Giovanni Gassa marciò 
contro lo Scioa — ed i galla si ribellarono. 

Menileo per tradimento stava perdendo il regno — ma alla fine, 

con molta astuzia, placò tutti i suoi nemici e rientrò nello Scioa. 

Presentemente Menilec ha occupato l'Araar : questa conquista. 



20 Bollettino della Società africana d'Italia 



nelle nostre condizioni attuali, potrebbe esserci di giovamento. -^ 
In primo luogo potrebbe attivarsi un commercio d'importazione — 
e poi si dovrebbe organizzare una spedizione militare, che sbar- 
cando a Zeila e raggiungendo rÀraar, marciasse sairAbissinia con 
gli Scioani. 

L'esercito scioano è bene organizzato ed è battagliero: Meni- 
lec che si vanta di venire da antichissima stirpe , regnante in 
tutta Etiopia, aspira al trono d'Abissinia; migliore e più forte al- 
leato in quei luoghi non potremmo trovare. 

Se nel mar Rosso bisogna restarci — è mestieri di cercare il 
miglior modo per rimanerci bene. 

Nello stato presente è impossibile: con un nemico alle spalle 
crudele ed ambizioso — con un lad):one come Eas Alula^—profonde- 
remo sempi^e danari per stabilirci sulla difensiva senza uno scopo 
utile. — Menilec padrone dell' Abissinia e dello Scioa e dell' Araar, 
grato pel regno avuto da noi, aprirebbe le sue città i suoi villaggi 
ai nostri concittadini — che benissimo potrebbero recarsi — con poca 
spesa, a stabilire fattorie commerciali nelle terre coltivabili e buone 
d^ll'Araar e dello Scioa. 

Che il re dello Scioa sia uomo leale e bravo, per quanto si 
possa essere in Africa — lo mostra questo fatto citato da un egre- 
gio viaggiatore. — Il barbaro predone lasciatosi incoronare re àei 
re dagl'Inglesi — vedendo sempre più ingrandirsi Menilec, nel gen- 
naio del 1878 gli mosse guerra— Il re dello Scioa chiese la pace — 
Giovanni Cassa rispose: 

Io sono He cristiano e debbo per molte ragioni considerare te 
come eretico, poiché a capo del tuo clero ponesti un Vescovo di 
Homa , il quale tanto operò ohe riuscì a far abbracciare la reli- 
gione di Roma a Tecla — Sion, uno dei nostri primi teologi. ^ Con- 
fondeva il venerando Massaja, che Menilec ha. sempre stimato, e 
che lo ha sempre tenuto presso di se — con un fauatioo abissino 
quale Tecla — Sion, che poi abbracciò la religione cattolica pura. — 
Re Giovanni continuò nella sua risposta superba : " Come prima 
condizione di pace quindi, ti impongo di consegnarmi costoro, Mas- 
saja e Tecla — Sion; poi penserai a fornire abbondantemente di vi- 
veri me ed il mio esercito durante il tempo che resterò nel tao 
paese. Mi pagherai ogni anno un tributo di cinquecento schiavi 
uomini e donne, di cinquantamila talleri, cinquecento muli, mille 
cavalli, cinquantamila capi di bestiame, parecchie migliaia di cunnà 
di granaglie e di gambo di miele e burro. — Mi dovrai lasciare II 
passaggio libero fino a Debra Libanos , dove voglio far costruire 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio -Febbraio 1887 21 

* ■ ■ 

un tempio a Teola — Haimanot , e verrai a domandarmi perdono 
eolio sciammà alla cintura e la pietra sul collo. „ 

Vedete che boria ! — Menileo s'infuriò — e quantunque poco pre- 
parato fece il seguente proclama: . 

' Che tutti i miei sudditi, soldati e gabar; si riuniscano co- 
me un sol «uomo e mangino tutte le derrate , perchè del nostro 
pane non deve nutrirsi il nemico ! Colui che rifiuterà d'unirsi agli 
altri, lo considero come ribelle e lo punirò spogliandolo d'ogni suo 
bene. Ingrassate i vostri muli ed i vostri cavalli — per essere 
pronti alla mia chiamata e per difendere la patria. „ — Intanto il 
buon Massaja^ sentendo che Johannes per causa sua voleva inva- 
dere lo Soioa, gli scrisse cosi: 

'^ Ho sentito dire che mi cercate: se è cosl| io verrò da voi. 

Piuttosto che devastare lo Scioa per causa mia , fate di me 
quello che credete. — Vi parlo francamente, perchè cosi richiede 
quella religione che voi tanto ripudiate. „ 

La lettera capitò nelle mani del re dello Scioa prima che ar- 
rivasse a Johannes, ed allora Menilec fece sorvegliare il Massaja 
nel suo eremo di Escia e lo forni di tutto. 

L'esito della guerra però non fa favorevole a Menilec, perché 
Giovanni Cassa ha buone armi, e gli Abissini vinsero. 

Si dice che monsignor Massaja presentatosi al re dei re gli 
avesse detto: 

— " Voi per me minacciate lo Scioa ed il Re suo — eccomi 
nelle vostre mani, a voi è dato disporre a vostro talento del mio 
corpo, non dell'anima perchè essa è serbata a Dio. „ 

Che fai allo Scioa — disse Johannes. — Predico la religione di 
Cristo — rispose Massaja. 

£ a lui di rimando Giovanni Cassa — Ma noi siamo già cri* 
stiani. Va a predicare la tua fede in mezzo ai G-alla. 

Dopo lo licenziò bruscamente. 

Menilec dunque serba odio atroce contro il re dei re: 1' odia 
perchè è stato solamente da lui vinto in battaglia e sottomesso. 

Certamente ad un imperatore, autentico, quantunque d'Africa, 
— non piace che il primo ladro di strada o di montagna venga ad 
imporglisi con i suoi mediante la prepotenza e la forza. 

Io non so se l' impresa dell' Araar — sia stata compiuta con 
o eenxa il nostro accordo: ciò non fa nulla. 

Se per ora non s'è stabilito, niente con Menilec, può benissi- 
mo farsi subito: certamente a fatti compiuti se noi non facciamo 
fronte a re Giovanni per dargli una meritata lezione — il re dello 
Seioa si troverà contro il suo antico e spietato nemico. 



22 Bollettino della Società africana d' Italia 

Il re dei re Giovanni Cassa — vuole impadronirsi di tutta l'Etio- 
pia e paesi circonvicini, e possedere naturalmente parecchi sboc- 
chi nel mar Eosso : ecco perchè non ci vuole a Massaoa. 

Ora se gli Abissini hanno l'audacia di affrontare una nazione 
forte e temuta, che non faranno per abbattere Menilec che cerca 
ingrandirsi ? Se il re dello Scioa sarà lasciato in balla di se stes- 
so — e noi non ci muoveremo per vendicare i nostri fratelli — GriO" 
vanni Gassa s'annetterà lo Scioa e TÀraar, e fiero di sua potenza 
scenderà di nuovo a sfidarci. 

Gr Inglesi si appellano amici dell' Italia ; ebbene, se è cosi , 
perchè non ci cedono Zeila, base d' una buona azione militare in 
Africa ? 

Fortificando bene Massaua ed i punti occupati da noi, in modo 
da resistere ali* orde abissine, e marciando con un buon numero di 
truppe per l'Araar e lo Scioa, paesi nei quali il clima è tempe- 
rato e buono, contro l'Abissinia, saremo certi di riuscire vittoriosi 
nella lotta. 

Prima poteva discutersi sul vantaggio delle nostre possessioni 
nel mar Bosso, e parlare del nostro ritiro^ ora disgraziatamente 
non lo si può più. 

Per le spedizioni organizzate dalle nostre società geografiche — 
spedizioni ohe quasi tutte hanno avuto 1' appoggio del governo — 
si poteva dire : — sono dei privati che cercano di fondare fattorie 
commerciali. — E quel governo stesso cho avea fornito d'armi e 
di danari quelle carovane, dopo l'orrendo massacro se ne lavava 
le mani, e continuava calmo e sereno per la sua via. 

Ma questa volta non é cosi* 

Gli uomini morti in Africa sono dell' esercito di prima linea — 
ed il ministero deve agire anche suo malgrado. 

N' é tempo ormai ; n'è tempo dopo tanti schiaffi, tante umilia- 
zioni .patite. 

L' Inghilterra ha speso milioni per mostrare la sua potenza 
in Etiopia, ed ora consiglia noi alla quiete — alla calma. 

Ma che quiete — che calma. 

Udite ! Udite I 

Là — dall' alte montagne abissine — arrivano rauche e feroci 
grida : sono i seguaci di Ras Alula e di Giovanni Gassa che lot- 
tano fra di loro emettendo urli spaventevoli per divìdersi le spo- 
glie dei soldati d'Italia. 

Carle Cuoot 



Auno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 23 



IN AFRICA 

ATTRAVERSO I SEGOLI 
II. 

Non meno straordinari e grandi sono i cangiamenti che s' os- 
servano sulla carta settentrionale deir Àfrica dagli anticbi cono- 
sciuta benissimo^ Fu da quella costa che partirono gli eserciti e 
le armate che posero in pericolo V esistenza stessa di Boma, fu 
da quella costa che gli arabi invasero la parte meridionale del- 
TEuropa , lasciandovi le tracce della loro opulenta e giovane^ ci- 
viltà. 

Quale differenza fra gli arabi conquistatori dal VII all'XI se- 
colo e gli odierni ? Basta aprire un libro qualunque di storia me- 
dio-evale per scorgere tutto V abisso esistente fra i primi secoli 
dell' islamismo ed i giorni presenti. 

Gn antichi dividevano la costa settentrionale in varie parti, 
a seconda dei popoli che l'abitavano, ovvero dal nome di una gran- 
de città; subito dopo l'Egitto ecco la Cirenaica, dal nome di Ce- 
rìnae cui segue la Tripolitania , che con la seguente Tunisia for* 
mava ciò che gli antichi ritenevano per sola ed unica Àfrica e 
cosi complessivamente ne chiamavano quelle parti. 

Arrestiamo vici. 

Della grandiosa città di Cirene e Ptolemais, si conservano ru- 
deri e per fortuna anche il nome, ma subito dopo l'antica Barca 
sparisce per far posto all' attuale Bengari , e nel fondo del gran 
golfo di Sirta si cerca invano un ricordo della maestosa Arpe- 
PhUaenorum. Essa prese il nome dal sacrificio che fecero dì loro 
per amor patrio i fratelli Fileni cartaginesi. Una guerra scoppiò 
fra i Cirenaici ed i Cartaginesi e venuti alla pace si doveano 
stabilire i confini nuovi : venne deciso che da Cirene e da Carta- 
gine sarebbero partiti nello stesso giorno ed alla medesima ora 
quattro persone , due per parte ; il punto d' incontro avrebbe se- 
gnato la frontiera. Cartagine scelse i due Fileni e questi spinti 
dal desiderio di far grande la loro patria camminarono cosi cele- 
ramente e senza tregua che fecero 240 leghe nello stesso tempo 
ohe i Cireni ne percorsero 90 e li affrontarono nel fondo del gran 
golfo di Sirta. 

La celerità con cui i Fileni aveano camminato era cosa tal- 
mente incredibile che i Cireni li accusarono di mala fede; soste- 



24 Bollettino della Società africana d' Italia 



ne vano che erano partiti da Cartagine prima del giorno stabilito 
e si dichiaravano pronti a ricominciare la guerra. La disputa fra i 
quattro inviati fu viva; a chiuderla i Cireni dissero che avreb- 
bero creduto all'onestà dei Fileni solo se si fossero lasciati sot- 
terrar vivi nel punto in cui erano giunti. I due JFileni a prova 
della verità accettarono a s'immolarono per la patria. Ad immor- 
talare una cosi eroica azione i cartaginesi sul sito innalzarono due 
are che segnarono il punto di confine fra la Cirenaica e la Tripo- 
litania, intorno alle are si formò la città, che oggi è distrutta al 
pari dei monumenti funebri. 

E neanche più si ha notizia del famoso porto Macomades-Syr- 
tiSj ove era il deposito di tutti i vini della Tunisia. Porto ma- 
gnifico ritenuto come uno dei più commeréiali. Dove son più la 
Leptis-Magne fondata dai fenici ed invano assediata dai popoli sel^ 
vaggi Austeriani, venuti dall'interno dell'Africa; la MenÌ7ix abitata 
dai Lotopagi, popoli sparsi sulle coste fra il gran golfo ed il pic- 
colo golfo di Sirta oggi di Gabes ? ' Si chiamavano cosi perchè si 
cibavano di loti frutti d'un arbusto, grandi come un ulivo, ma dolr 
cissimi, appartenente la pianta al genere dei celtis. Omero nar- 
rando di questo frutto dice che gli stranieri i quali ne mangia- 
vano, dimenticavano i parenti, gli amici e non desideravano di 
riveder la patria; l'autore dell'Odissea racconta qualmente Ulisse, 
spinto dalla tempesta su questa costa dell'Africa , fu costretto a 
rapire con la forza alcuni suoi compagni che avea fatto scendere 
a. terra per riconoscere il sito; essi aveano mangiato dei loti e 
non volevsuao più ritornare a bordo. Anche Strabene parla di que- 
sto frutto e dell' altare di Ulisse , che ai suoi tempi esisteva 
ancora. 

Prima della città di Meninx e dell' isoletta prossima , dello 
stesso nome, ove Mario fuggente per le persecuzioni di Siila, sep- 
pe che suo figlio era riuscito a salvarsi, noi troviamo Tripoli. 
Essa ò sul posto dell' antica Oea, della quale neanche le carte 
geografiche antiche ne ricordano il nome, malgrado che appena 
nel 468 dell'era volgare, essendo Papa S. Simplicio, in quel sito i 
generali romani Eraclio e Marzio sconfiggessero un esercito di 
Vandali, disceso in Africa dalla Sicilia. Un qualche ricordo ji^l- 
l'antico si trova nel vicino villaggio di Sabrat, prima SàbratOj e 
città di gran lunga più vasta e più importante di Oca. 

Internandosi verso il deserto ecco Garama. È essa 1' attuale 
Oharia f 

La simigUanza del nome lo farebbe credere, la vicinanza del 

fiume Cinipo lo confermerebbe, ma chi può assicurarlo? Tuttavia 



Anno VI. Fase. LII. Gennaio-Febbraio 1887 25 

questa cittÀ rimonta all' epoca mitologica , giacché la si ritiene 
fondata da Garamas figlio d'Apollo, del quale Giove Ammone rapi 
la figlia vicino al fiume Bagradas, oggi Mezierad. Proprio ricor- 
do alcuno non si ha poi dell'altra città intema Thabudis, ove Bal- 
bo vincitore di quelle contrade nell' anno 19, regnando l' Impera- 
tore Augusto, ebbe gli onori del trionfo. Invece allo stesso sito e 
con lo stesso nome si trova la vecchia Augila, non più importante 
di quel che fosse venti secoli or sono, ma sempre interessante per 
le sue fontane e le sue vaste piantagioni di palmizi e datteri squi- 
siti, i migliori della parte settentrionale dell'Africa. Il grande sto- 
rico Greco Procopio, favorito di Giustiniano, che viveva nel 6^ se- 
colo, narra di Augila e dice che anche allora gli indigeni Nasamoni 
vi adoravano Giove Ammone ed Alessandro e se ne servivano per 
rifugio contro i grandi calori estivi. 

Ritornando alla costa , nulla che ci ricordi Byzaeium e Ta- 
pace. 

La odierna città di Sfax non dà nessun segno d'essere la di- 
scendente di quella Taphrura che avea il porto più frequentato 
di tutta la costa Sirtica e cosi chiamata dal fossato che Sci* 
pione vi fece tirare per stabilii:e i confini dei paesi concessi ai re 
Numidi. Neanche un rudero ricorda Tysdrus ove nel 237 e. v. 
avvenne la cospirazione che cercò di detronizzare l' imperatore 
Massimino e porre al suo posto il proconsole Gordiano e della 
TwrrU Hannibalis non si vede più nulla , resta solo qualche ru- 
dero del castello arabo costruito nel 937 da un principe musul* 
mano discendente di ìf aometto per la parte di Fatmia. 

£ superate queste città, noi si è nei punti più grandiosi della 
epopea africana di Cesare, rimasti in potere dei Eomani fino al 
428 per essere poi conquisi dai Vandali capitanati da Genserico e 
chiamati in Africa dal conte Bonifacio, che alla loro volta nel 534 
vennero scacciati da Belisario ^ il quale vi stabili la dominazione 
Bizantina che andò fino all'invasione dei maomettani nel 697. Fu 
il capo di questi, Ocba-Pascià che, sulle rovine di Vicus Augusti y 
fondò la celebre Keruan e la scelse per residenza dei governatori 
dipendenti dal Califfo. Da quel tempo ebbe origine il regno di 
Tunisi. 

Ma ritornando all' epoca romana, ecco la non più esistente 
Thenae, presa d^assalto da Cesare e da lui fatta distruggere dopo 
averla saccheggiata ed ecco la celebrata Hctdruinetum dove il 
primo gennaio dell' anno 46 e. v. sbarcò Cesare con il suo eser- 
cito per la tanto celebrata guerra d' Africa contro i seguaci di 
Pompeo. Fu sulla spiaggia di quella città che nello sbarcare Ce- 



26 Bollettino della Società africana d'Italia 



sare cadde e per tema che i suoi soldati potessero in ciò vedere 
un cattivo presagio, ebbe la presenza di spirito di allargare le 
braccia, quasi volesse abbracciar la terra, e gridò Africa! Io ti 
tengo ! Della Hadrumetum gli arabi distrussero tutto senza nulla 
edificarvi, come pochi secoli prima i Vandali avean distrutta la 
città di Tapsus ove la quinta legione romana conquistò il diritto 
di decorare con Timmagine di un elefante la sua bandiera. Ciò la 
legione dovette ad un suo soldato che stretto dalla proboscide 
di un elefante tanti colpi di spada diede sulla proboscide stessa 
che l'animale preso dal dolore lasciò la preda e fuggi per rag- 
giungere i suoi compagni che formavano la prima linea del di- 
sfatto esercito di Scipione. E fu alla battaglia di Russina, anche 
essa Oggi distrutta, ohe Cesare vedendo fuggire il soldato ohe 
portava l'aquila romana d'una legione, lo prese per la cintura e 
forzandolo a voltarsi gli disse : tu Vinganni è da quella parte che 
sono i nemicij ì legionari scossi dalla fuga del loro porta aquila, 
vedendolo ritornare presero nuovo vigore e 1' esercito di Labieno 
fu disfatto. 

Foco lungi dal sito ove era Hadrumetum, è oggi una città fio- 
rente in cui l'elemento europeo fa viva concorrenza agli arabi do- 
minatori ed ai berberi indigeni. Essa è Susa ed il nome è uno 
dei pochissimi odierni che ricordano quello dei tempi passati. 

Susa è l'antica Cahar-SusiSf ben nota nella storia ecclesia- 
stica per il concilio che vi si tenne nel 393 dell'era volgare sotto 
papa S. Siricio e regnando l'imperatore Teodosio il grande, colui 
che nel morire divise l'impero d'occidente &a i due suoi figli A- 
scadio ed Onorio. Il Concilio fii tenuto da cento vescovi' africani 
seguaci dell'eresiarca Donato, vescovo di Cartagine, i quali con- 
dannarono e martirizzarono il vescovo Primiano successore di Do- 
nato , T>erchè voleva tenersi fedele al papa ed in sua vece eles- 
sero Massimiano, perpetuando cosi l'eresia dei donatisti ohe si 
mantenne nelP Africa quasi fino all'epoca della invasione mus- 
sulmana. 

E passando oltre ecco Cammanet sul sito ove era la Neapo^ 
li8y che Cesare tenne in mira prima di sbarcare in Madrumetam 
e poi Gurba, il cui nome ricorda la antica Curubis e poi ancora 
Aclibia o Cabilia che non ricorda punto la città di Clypea piazza 
forte e rifugio delle armate romane e neUe cui acque l'ammiraglio 
Valerio, nella seconda guerra punica anno 208 a. C, disfece la flotta 
cartaginese prendendo 18 galere, mettendo le altre in fuga, e ri- 
tornando in Sicilia carico di un enorme bottino. 

Però il luogo che ricorda una delle più grandi battaglie na- 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 27 

vali è poco lungi dalla stessa Clypea, proprio Fattuale Capo Bon 
ohe gli antichi chiamavano Hermaewn Promontorium. Fu ivi che 
nell'anno 255 a. G. il console Servio Falvio Nobiliore distrusse 
più di cento galere della flotta cartaginese ohe assediava Clypea. 

Di questa città africana, il cui nome è impresso nella storia 
delle guerre puniche non ne resta oggi nessun segno , il mare 
con Tandar dei secoli ha preso possesso del famoso porto ed in- 
vadendo la terra ha seppellito nei suoi fondi i residui dell' anti- 
chità: lo stesso ha fatto dell'isole tta di Latomis, posta quasi di 
fronte a Tunisi ed il cui nome è giunto a noi solo perohò lo sto- 
rico Giustino, che visse nel secondo secolo ai tempi di Antonino, 
sì ricorda che Agatocle tiranno di Siracusa bloccato in Siracusa 
dai cartaginesi concepì l'ardito disegno di portare la guerra in 
A&ica ed assediar Cartagine stessa. Imbarcatosi con un esercito 
nel più forte della notte usci da Siracusa senza esser scorto dai 
nemici e ne giunse a Latomis ove sbarcò e distrusse le sue navi 
per far comprendere ai soldati che doveano vincere o morire. 
Andato sul continente pose a saccheggio tutti i paesi per i quali 
passava e giunse fine a sole quattro miglia lungi da Cartagine, 
ma quivi fu vinto ed ucciso. 

L' avanzarsi deUe onde non è stato però tale da distruggere 
Tantioa Tunetnm, oggi Tunisi, una delle città più antiche e più 
floride dell' Africa. Guardandola ora con i suoi quartieri arabi, 
ebraici e cristiani , vedendovi sventolare sulle mura il vessillo 
francese, passeggiando per la bella strada del porto che fa con- 
trasto con le viuzze del serraglio, si stenterebbe a credere che 
essa fu il centro della famosa guerra di Libia o dei mercenari 
avvenuta dopo la prima guerra punica. Amilcare marciò sopra 
Tunetum ed intorno alle mura fece alzare dei patiboli e vi im- 
piccò il compare Spendio, uno dei capi della rivolta da lui fatto 
prigioniero; ma l'altro capo Matos fece una sortita, battè i car- 
taginesi, staccò dal patibolo il corpo di Spendio ed al suo posto 
vi pose un generale cartaginese caduto in suo potere, che ù chia- 
mava Annibale; la vittoria fu di poca durata che Amilcare scon- 
fisse Matos, lo fece perire fra i più atroci supplizi ed occupò Tu- 
nisi massacrandovi tutti i mercenari; di 40 mila e più che erano 
Ben un solo usci salvo. 

Oggi di tal guerra che durò circa tre anni, non esiste nulla 
assolutamente che la ricordi; guardando attentamente nei cimiteri 
antichi mussulmani, nei monumenti eretti ai santoni dell'islanismo, 
forse si scopre una qualche pietra che indica con un segno o con una 
lettera d'aver appartenuto agli edifici, ai templi di Tanetum, Di 



28 Bollettino della Società africana d'Italia 



essa non rimane neanche il pochissimo ch'ò rimasto di Cartagine 

e di cui dirò in altro articolo. 

Nicola Lazzaro 



SULLE CONDIZIONI ODIERNE DELL'ABISSINIA 

CONFEEENZl TENUTA IN NAPOLI 

il 16 Gennaio 1887 
dall'Ingegnere Luigi Cicognani 

rer Inlzlatlra della Societi attlcaia d' Italia 

ed a benefìcio del Oa.plta.zio Oa.8a.ti 



Signore e Signori 

Invitato da questa Società Africana a tenervi discorso delle 
cose di Àbissinia, secondo il concetto che io ho potuto farmene 
nel mio viaggio allo Scioa, sono stato per qualche tempo in forse, 
se dovessi o no accettare Tonorifico incarico, ben conoscendo la 
mia pochezza, la quale non può che maggiormente risaltare al 
confronto dei tanti valenti viaggiatori, che qui in Napoli ed in 
questa sala stessa vi hanno più volte intrattenuti. (1) 

Ma io confido nella vostra cortesia e gentilezza, sperando che 
vorrete essere indulgenti alla mia deficienza. 

Viaggiando nel Wollo e nelle province dello Sciéa^ fu mia 
cura di raccogliere , colla maggior diligenza che mi fu possibile, 
note ed appunti sul passato dell* Àbissinia, e specialmente su quegli 
avvenimenti, che sono la causa naturale ed efficiente delle condi- 
zioni attuali di questa regione, affine di indagarne il suo probabile 
avvenire: ed ò di queste note che io faccio tesoro, per sviluppare 
il tema, che mi sono proposto di trattare. 

Circa un secolo e mezzo fa, tutto il paese al S. dell'Amara 
fa invaso e conquistato dai Galla, popoli che venivano dal fiume 
OmOf che cosi essi chiamavano l'alto Giuba, ed essi pure di razza 
etiopica: questi invasori uccisero tutti gli abitanti che non arri- 
varono a fuggire, si stabilirono nel paese, ed alla religione cri- 

(1) Sala Tega, Hotel Royal des Etrangers. 



Anno VI. Tasc. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 29 

stiana degli Abissini sostituirono la loro religione idolatra, che 
consiste nell'adorazione delle cose della natara, e cioè dei fiumi, 
dei guadi, dei monti, e di un ente supremo, di cui però non sanno 
farsi un* idea ben definita. 

I soli abitanti del Mens resistettero, e] solo in quelle alture 
si poterono .conservare i primitivi abitanti cristiani di origine ama- 
rica: tutto il resto dell'antico Scioa divenne Galla, ed anzi alcune 
di queste tribù penetrarono nel cuore stesso deirAbissinia, dove ne 
esistono tuttora alcuni nuclei vicino al lago Dembea, e popolarono 
tutto il Wollo e le province di Lasta, Jeggin, Ucciale^ Gherfa 
e Danè, le quali si trovano sulla falda orientale dell'altipiano 
abissino. 

Ma se i Galla sono yalorosi, i montanari del Mens lo erano 
del pari, e per di più possedevano qualche arma da fuoco, per cui 
incominciò un'azione di riscossa, rivolta specialmente a danno delle 
tribù Galla isolate, ed in seguito a guerra secolare alcune delle 
antiche province dello Scioa, e precisamente quelle di Maràbiettie^ 
Scioameda, e Tegulet, furono ripopolate, almeno in parte, di Ama- 
rici, i quali poi ultimamente, capitanati da re Menilec, riescirono 
a riconquistare del tutto anche le province più orientali di Sfrata^ 
Ghedem, Caot ed Ifat con ciò gli Amarici riprendevano il sop- 
pravvento che avevano 200 anni fa, quando, distrutto Gragne (1) 
per opera dei Portoghesi, si era ricostituito un embrione dell'antico 
Impero Etiopico (2); ma erano troppo pochi qui nel S. per poter 
ripopolare il paese, e malgrado le grandi immigrazioni di Amarici 
del N., neanche oggi soro ancora riesciti a sostituire i Galla, ma 
solo a dominarli; e la popolazione Amarica dello Scioa (m\sU> di 
diverse razze), pur oggi è perfettamente divisa dagli Amarici del 
N. da una linea continua, che dal Gudru va sino al Wollo ed a 
Gherfa, tutta abitata da Galla. 



(1) Gragné era principe dell' Araar e dipendente dai re di Abissinia; 
un giorno si rifiutò di pagare il tributo, ed il re di Abissinia lo com- 
battè e lo vinse. Egli allora si rifugiò in Arabia, dove apprese l'uso delle 
armi da fuoco , ed acquistatane una buona quantità ritornò ali* Araar: 
quivi sollevò la popolazione, ed a sua volta combattè e vinse il re di 
Abissinia, e si impossessò dei paesi più orientali dello Scioa (Cianno e 
Farri)y dove si stabilì coi suoi soldati; e qui esistono tuttora gli avanzi 
di quell'emigrazione e si parla un^dialetto corrotto. 

(2) L'antico Impero Etiopico, di cui è parola anche nella Bibbia, si 
estendeva sull'altipiano sino elVAwasc; ma in basso aveva dominio su 
tutti i paesi dei Danachili e dei Somali sino all' Araar. 



30 Bollettino della Sooietà africana d' Italia 



Mentre questo accadeva nello Scioa, 1 Galla stabiliti nelle pro- 
vince più al N., sempre in guerra cogli Amarici» cristiani fanatismi, 
sia per avere un appoggio dai Danachili della pianura, sia per le 
frequenti relazioni, che avevano cogli Arabi della costa, i quali, 
attraversando tutto il paese dai Danachili, venivano specialmente 
nelle province di Danè, Gherfa, Jeggin ed Ucciale per ragioni di 
commercio, abbandonarono Tidolatria dei loro padri per pregare 
in nome di Allah. 

Essi erano stati quaei tutti sottomessi da Teodoro ma alla sua 
morte tutti i governatori delle varie province si sollevarono e si 
resero sultani indipendenti: quello di Lasta dominò quello di Jeg- 
gin, quello dell' Ucciale fece da sé; Gherfa, Danè e la pianura di 
da fa ebbero un sultano, che si stabili in Ami-Amba, un alto 
monte, che si trova in questa pianura, e queste tre province co- 
stituirono il sultanato di Woro-Callo. Il Wollo ebbe un altro sul- 
tano,, che si stabili a Woro-Haimano, e questo fu forte e potente. 

Durante gli ultimi anni di sua vita, Teodoro tenne presso di 
sé il giovine Menilec, per timore che si facesse un potente avver- 
sario; ma, morto Teodoro, Menilec si rifugiò nello terre di suo 
padre fra i montanari del Mens, e, come dissi, a capo di essi ri- 
conquistò le province deiranticó Scioa invase dai Galla, ma ebbe 
seriamente a combattere per difendersi dal Sultano del Wollo : però 
dopo molti anni di guerra riesci a vincerlo e renderselo tributario 
e sottomise inoltre il Woro-Callo e la provincia di Ucciale. 

Il più difficile i domare fu Mohamed Canki , il governatore 
del Danè: il suo paese verso l'alto è difficilissimo, ed egli ha re- 
sidenza in una vetta quasi inaccessibile ; attaccato da re Menilec 
egli fi ritirava in luoghi noti a lui solo , e quando il re dèlio 
Scioa tornava al suo paese, ecco a ricomparire Mohamed-Canki 
più tenace di prima a non volersi riconoscere per tributario. Una 
volta finalmente re Menilec riesci a farlo prigioniero, e" lo tenne 
per molto tempo incatenato, dopo di che lo liberò e gli ridonò la 
sua posizione, e d'allora in poi sino a questi ultimi tempi rima- 
sero amici. 

A questo modo re Menilec riconquistò e dominò anche le 
province Abissine, che in passato erano state invase dai Galla. 

Intanto che re Menilec combatteva e vinceva i Galla del N. 
e deirE., anche all'O. ed al S. si andavano man mano sottomet- 
tendo altri Galla, e si può dire che fu Ras (1) Gobanà^ che con- 



(1) Ras in lingua amarica significa capo: equivale a GetwàU. 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 31 

quistò a re Menilec tutti i paesi Galla al S. sino aìVAwasc, all'O. 
sino a Gaffa. 

Quando Menilec assunse il trono, Ras Gobanà era un- ribelle 
molto influente presso i Galla , e Galla egli stesso. Menilec lo 
vinse, lo tenne qualche tempo prigioniero, poi, come è suo costu- 
me, gli ridonò la libertà, nominandolo per di più suo generale, ed 
egli giurò fedeltà a re Menilec e suoi discendenti. 

Il re però , forse per mancanza di completa fiducia, non volle 
lasciarlo a capo dei Galla, e lo tenne invece presso di sé, met- 
tendo al suo posto il proprio padrino Degiac Nadò (1); ma ques>ti 
non riesci va a tenere a dovere i vari capi delle tribù Galla, ed 
un giorno, in una questione che ebbe con alcuni di essi, li insultò 
con una ingiuria speciale del paese, una ingiuria che offende gli 
avi. Questa era una ingiuria mortale che offendeva tutti i Galla 
senza eccezione, perchè essi hanno tutti un sacro e religioso ri- 
spetto pei loro antenati, e ne vanno tanto superbi, che ogni Galla 
fa risalire il suo albero genealogico sino alla dodicesima genera- 
zione. 

Conseguenza fu che una settimana appresso tutti i Galla erano 
in rivolta e Degiac Nadò si confessò impotente a saperli tenere, 
re Menilec , che in quel tempo era occupato coi Galla del N. 
tenne consiglio coi suoi generali e fu deciso di mandare Ras Gobanà. 

Accettò questi l'incarico ed invece di andare coi suoi soldati 
a punire i ribelli, si recò pacificamente a casa sua, chiamò a sé 
i capi delle tribù Galla e dopo pochi giorni tutto il paese era di 
nuovo pace e tranquillità. 

D'allora in poi egli ha tenuto la sovranità dei Galla, i quali 
lo amano e pendono da ogni suo cenno. Se egli avesse avuto qualche 
idea di indipendenza, avrebbe potuto tentare di riunire sotto di sé 
quel fiero popolo e farsene re; ma forse non vi ha mai pensato; 
forse porta riconoscenza a re Menilec, senza i cui fucili nulla 
avrebbe potuto , ovvero ha la convinzione che i Galla, divisi in 
tante tribù nemiche fra di loro, non sieno governabili; o più pro- 
babilmente ancora partecipa egli stesso al difetto che tiene divise 
le varie tribù di questa popolazione: i Galla, che sono al di qua 
dell'Avsrasc sono suoi fratelli, quelli che abitano al di là appar- 
tengono ad un'altra tribù, ad un' altra famiglia e sono nemici. 

Comunque sia , é Ras Gobanà quello che ha conquistato a 
Menilec tutti i Galla sino a Gaffa, e lo stesso re di Gaffa, 5 anni 



(1) degiac k un grado militare che viene immediatamente dopo al lìas. 



82 Bollettino della Sooietà africana d'Italia 



fa, quando questo generale arrivò ai confini del suo regno, gli 
mandò a dire che avrebbe pagato il tributo, e cosi fece per rispar- 
miarsi una guerra che per lui sarebbe stata fatale. 

Oggi re Menilec, dopo aver sottomesse e riconquistate le pro- 
vince Abissine del N. va estendendosi verso il S. coadiuvato da Ras 
Gobanà e da altri generali. Ultimamente con una spedizione fatta 
nei mesi di Maggio e Giugno, occupò una gran parte degli Arus- 
si-Galla oltre l'Àwasc, e giunse sino al lago Zwai dove si stabili 
Ras Larghi lo zio del re, mentre Ras Gobanà si spingeva all'O. 
sino a Fadasi, ed un altro generale era incaricato di avanzarsi 
airjE. sino ad occupare 1* Araar, occupazione che fu poi riman- 
data per deferenza verso il governo Italiano, ma che presto sarà 
mandata ad effetto. 

Come si vede si deve unicamente a re Menilec il riordina- 
mento dell'Impero Etiopico, almeno per quel che riguarda le pro- 
vince meridionali dell'Abissinìa, ed è tutto merito suo l'estensione 
immensa che va ad acquistare il suo regno, con che egli si fa 
sempre più ricco e potente: più ricco, perchè i paesi, che va ora 
conquistando hanno dovizia di ricchezze naturali; più potente per- 
chè re Menilec sa trattare umanamente coi vinti, e si fa amare, 
e sono poi essi stessi, che combattono per lui, come infatti il mi- 
glior nerbo delle sue truppe è composto di Galla, i quali costitui- 
scono la cavalleria sotto la direzione di Ras Gobanà. 

Ma se da un canto re Menilec tende ad estendere il suo re- 
gno ed a farsi forte e potente, dall'altro re Giovanni non trala- 
scia occasione per impiccolirlo ed indebolirlo sempre più. 

Le imprese guerresche di re Giovanni, dopo la morte di Teo- 
doro , sono ben note per essere state dettagliatamente raccontate 
da persone più di me competenti; ma forse non fu ben messo in 
evidenza come egli debba principalmente il suo successo all'inter- 
vento dei preti, la cui sovranità egli sempre riconobbe, rendendosi 
ligio alla loro volontà, cedendo loro paesi e province con obbligo 
per parte sua di non porvi mai piede, informando ogni sua azione 
al loro consiglio e mostrandosi nelle guerre cristiano fanatico, col 
far strage senza misericordia dei vinti i quali non professavano 
religione cristiana: re Menilec per contrario volle essere dai preti 
indipendente, e li urtò in principal modo colia sua tolleranza re- 
ligiosa, coU'umanità usata spesso coi vinti, fossero pur mussulmani, 
e colla tendenza ad innovazioni e progressi importati dall'Euro- 
pa, tendenza che i preti osteggiarono mai sempre in Àbissinia, pel 



Anno VI. Paso. I-II. Gennaio-Pebbraio 1887 



33 



I I 

/ 



iimove di perdere i molti loro privilegi col cambiar dei costumi e 
deirorganamento sociale del paese. 

Quando re Giovanni nel 1876 ebbe guerra cogli Egiziani, Me- 
nilec, che sperava nel soccocso di Muzinger, volle prendere il so- 
pravvento; ma Muzinger colla sua squadra fu distrutto nel paese 
dei Danachili e Somali; i preti minacciarono di anatema coloro, che 
avrebbero combattuto contro re Giovanni, l'unto del Signore^ ed 
i generali di re Menilec, che sapevano essere il Negtis il più forte 
per aver confiscato i 20 mila remington e tutte le munizioni de- 
gli Egiziani, abbandonarono il loro sovrano, che fu vinto e reso tri- 
butario. 

Ma re Giovanni si impensieri seriamente della potenza, che 
andava acquistando questo suo rivale, il quale d'altra parte aveva 
diritto airimporo di Etiopia per tradizione dinastica; e d' allora in 
poi gli va togliendo province, e va innalzando e facendo forti i 
suoi avversari , primo fra i quali l'antico ribelle Ras Adal, che 
re Giovanni tenne per molto tempo prigioniero presso di sé, poi lo 
creò re del Goggiam col nome cristiano di Taclè-Aimanot 

Nel 1882 scoppiò guerra fra Taclè Aimanot e re Menilec e 
pare fosse re Giovanni ad istigare il re del Goggiam contro quello 
dello Scioa, giacché in quella circostanza gii aveva regalato 8 mila 
fucili. Re Menilec assistito da Ras Gobanà forte di 50 mila cava- 
lieri attaccò Taclè Aimanot, lo vinse nella battaglia del Gudrà' lo 
inseguì sino nella sua reggia e lo fece prigioniero confiscandogli 
tutte le armi. 

Re Giovanni allora chiamò re Menilec , il quale si recò alla 
residenza imperiale, conducendo seco Taclè Aimanot come pri- 
gioniero; ma il Negus volle che fosse liberato, obbligò i due so- 
vrani a rappacificarsi e re Menilec alla restituzione delle armi : 
poi col pretesto di punirli entrambi perché si erano fatta la guerra 
senza il suo consenso , pur riconoscendo che re Menilec aveva 
ragione, tolse a Taclè Aimanot la provincia deìVAgaumedet, ed 
ai re dello Scioa tutto il Wollo e TUcciale : poco tempo appresso 
lo costrinse ancora a dare la figlia in moglie a Ras Area, figlio 
sno naturale, assegnando in dote alla ragazza il Woro-Callo, cioè 
ie province di Gherfa, Danè e la pianura di Ciafa, le quali però 
riinanevano ancora sotto la giurisdizione anftninistrativa del re 
«'«Uo Scioa. 

tCe Giovanni in quella circostanza assegnò il governo dei Wollo 
^"^ stesso Ras Area, obbligando tutta la popolazione a farsi cri- 
stiatx^i^^ Questa cerimonia battesimale è una cerimonia molto spic- 
^^^Uva: re Giovanni chiamali capo del paese, gli impone un nome 



itt^ 



34 Bollettino della Società africana d'Italia 



dei più cristiani del calendario, fa fabbricar© una chiesa e vi sta- 
bilisce un prete, il quale ordinariamente ha solo il chierico ed il 
governatore del paese che assistano alle pratiche religiose ed 
aAÌ'Allahm dulilla, che è il saluto dei mussulmani, viene sostituito 
'ghiaer imazghen^ che ò il saluto dei cristiani. 

(continiui) 



J7 



ATTRAVERSO IL PAESE DEI DANACHILI 

L. Cicognani 

(Conlin. vedi num. prec.) 
II. 

ABITANTI E GOVERNO 

l."" Abitanti, loro indole, occupazione, 
nutrimento, istruzione. 

I DanàcJìiliy cosi chiamati dagli arabi (1) sono indicati col no- 
me di Adal dagli abissini, ed essi chiamano sé stessi Afar: do- 
vrebbe quindi essere un popolo antichissimo, giacché secondo una 
leggenda orientale, Afar si chiamava un nipote di Noè dal cui nome 
venne Africa, regione che egli ebbe in retaggio. 

Comunque sia, è oramai noto a tutti che sono della grande fa- 
miglia etiopica, e oome tutti i componenti di questa famiglia non 
sono propriamente neri e non hanno nulla di ciò che si intende 
per tipo nero; i loro lineamenti sono molto vicini a quelli delia 
razza caucasea, e sono in generale di corporatura esile, e poco 
robusti, ma però sono ben fatti ed hanno membra assai bene pro- 
porzionate. Una delle loro più antiche divisioni è in Adaimorà 
(bianchi) e Assaimorà (neri) perchè realmente vi sono tribù di essi 
che hanno un colorito pressocchè nero, mentre altre sono di co- 
lorito molto più chiaro; ma però ora più nessuno tien conto di 
questa divisione ; fra loro si mescolano facilmente , ed in ogni 
tribù se ne trovane di ogni colore. Il colorito è generalmente di 
uno scuro tendente al rosso-rame, ma si trovano molti individui 
quasi perfettamente neri, ed altri molto chiari, quasi bianchi. 



(1) Al singolare Dancalo, 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 35 

Oltre a ciò si suddividono in un numero limitato di grandi 
tribù le oni principali sono quelle degli Alleala^ degli Adala^ dei 
MtideitUf e dei Debeni-cuemaj ecc., ciascuna delle quali comprende 
moltissime minori tribù tanto di Adaimorà che di Assaimorà. 

I danàchili ohe abitano il paese al S. di Edd e al N. dell' Ay vaso 
e del Loghià dipendono tutti da Mohamed-Anfari: essi non sono 
per nulla feroci come si crede e giammai tentano di imporsi colla 
forza; mai fanno della opposizione diretta, se sono contrari in- 
trigano. 

Nel parlare sono sempre cortesi e pacati, raramente alzano 
la voce e rarissimamente scendono agli insulti; anzi mettono piut- 
tosto una quantità di quelle espressioni che per noi occidentali 
sono cortigianerie, ma che pei popoli orientali sono nell' indole 
della lingua. Però se hanno che fare con uno straniero ' poco in 
grazia dei loro capi, lo seccano immensamente colla loro curiosità^ 
e nella persuasione che non capisca, gP indirizzano una infinità 
di parole obbrobriose. 

Ghieditori instancabili domandano tutto ciò che vedono, e colla 
massima indifferenza passano da un fucile a due fiammiferi^ e se 
non date loro nulla se ne vanno arrabbiati e parlano e intrigano 
contro di voi: giammai fanno qualche cosa per nulla e qualche 
volta quando credete di averli comprati, li avete nuovamente con- 
trari. Mentono colla massima impudenza, e se anche dopo la loro 
menzogna si scopre chiaramente, non si mostrano per nulla nò 
vergognosi nò pentiti. Giammai mostrano di dubitare ciò che uno 
dice. L'astuzia e l'intrigo sono la loro vita, e fanno mille in- 
trighi e montano mille calunnie per carpirsi V un V altro una capra. 

Fra tribù e tribù non vi è mai guerra aperta, e se vi ò ri- 
valità si assassinerà qualcuno preso alla spicciolata, ma non vengo- 
no mai a battaglia aperta nemmeno con quelli c:he tutti i danàchili 
considerano come loro nemici naturali, e cioò Issa^Somali e Oalla^ 
che essi temono assai. Non assalgono mai nessuno di fronte e se 
anche fossero dieci contro uno solo, troverebbero sempre un' astuzia 
qualunque per potergli tirare una lanciata o una coltellata nella 
schiena. 

È cosa sacra per loro la vendetta del sangue^ come lo ò anche 
fra gli abissini; e 1' obbligo della vendetta passa di padre in figlio, 
di generazione in generazione; vi sono fra certe tribù delle inimicizie 
aeoolari, che hanno avuto orìgine dalla uccisione di un individuo: 
ritengono per imbelli e chiamano coli' epiteto dispregiativo di 
femminucce coloro che non sanno vendicare i loro morti. 

E questo è oggi il concetto, che si ha di noi fra i danàchili e 



36 S'allettino della Società africana d'Italia 



gli abissini, perchè non sapemmo vendicare i massacri di Oiuliettz^ 
di Bianckij e quello recentissimo della spedizione Porro. 

I danàcbili di oltre il Lo ghia hanno lo stesso carattere di quelli 
del N. ma avvezzi ad una vita di lotte continue, trattati da no- 
mici dagli altri danàchili stessi, sono oltremodo diffidenti e selvatici, 
e raramente si avvicinano alle carovane se non è coir intenzione' 
di spiare per rubare, o per uccidere qualche uomo sbandato. 

Quelli della tribù dei Ghindosa limitati fra V Anodi ed il Rohi 
e quindi isolati, menano la vita di pacifici pastori. Quelli di Badò' 
sono molto trattabili, e nel lor.o paese sono molto facili gli scambi 
di tabacco e conterie con lattM e burro. 

Dappertutto i danàchili sono pastori, fuorché nella vallata 
d' Aussa, dove coltivano la dura, il cotone. Sono gli uomini che 
custodiscono i cammelli e i buoi, e sono pure gli uomini che viag- 
giano coi cammelli, mentre le donne sono più specialmente inca- 
ricate di custodire le capre e le pecore, di mungerle e provvedere 
r acqua e la legna. Il latte è pressocchè V unico loro nutrimento; 
la dura e il riso sono ghiottonerie che pochi si possono procura- 
re, e la carne, più che considerarla come un alimento ordinario, la 
considerano come un piatto prelibato che si offre solo nelle grandi 
circostanze , e allora ne divorano a crepa pancia giorno e notte,, 
e non dormono che per riposarsi e ricominciare con più lena; nò si 
arrestano] dal mangiare fìnchè vi è un osso da rodere, salvo ad 
essere poi per una settimana tutti ammalati di indigestione. 

Quando non viaggiano e non hanno gregge da custodire pas- 
sano il tempo sdraiati a chiacchierare e macchinare intrighi. 

Una delle loro grandi passioni è quella di masticare tabacco 
in polvere misto a cenere, e quando ne sono privi da un pezzo 
darebbero qualunque cosa per procurarsene. 

Con tutto il tempo che hanno da perdere , solo all' Aussa è 
ben pochi, sanno leggere: e del resto non è la loro lingua che stu- 
diano, ma è r araba; e tutta la loro scienza sta nel corano, e 
quelli che lo conoscono lo portano sempre in una borsa appesa al 
collo, lo mostrano e lo leggona con ostentazione e sono rispettati 
dagli altri. Essi fanno i loro esercizi calligrafici su assicelle di 
legno, e tutto consiste nello scrivere versi del corano che già san- 
no a memoria. 

In tutto il paese non si trovano che piccole capanne di stuoia 
ohe difendono poco dal sole, niente affatto dal caldo, e pochissimo 
«dalla pioggia; solo dove si ferma Mohamed-Anfari fa fare dei ma- 
ri a secco circolari e con un tetto qualunque di rami d' albero 
ottiene belle capanne, che se non difendono dall' acqua, sono però^ 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 37 

ben aerate e spaziose. Dicono che nella bassa vallata d' Aussa 
vi siano case in pietra; ma altrove non ve ne è affatto; solo qnal- 
<;he volta ammucchiano sassi a cono o piramide sui sepolcri, e 
quando adoprano sassi di vari colori ottengono costruzioni di xm 
-certo effetto artistico; per tutto il paese poi vi sono recinti di 
pietre sovrapposte a secco, ove la notte rinchiudono il bestiame, 
])6r difenderlo dalle jene. 

Nella famiglia uomini e donne hanno gli stessi diritti, e le 
donne possono possedere come gli uomini. Però le donne sono te- 
nute in poco nessun conto. Non si dà caso che il marito batta 
la moglie per qualunque ragione, e solo il marito che trovasse 
nn altro in troppo intimi colloqui colla meglio, ha il diritto di far- 
gli pagare due capre la prima volta, quattro la seconda, otto la 
terza, ecc. senza poter dire nemmeno una cattiva parola alla mo- 
glie : da ciò nasce una grande libertà di costumi che dappertutto 
8Ì estende anche alle ragazze, fuorohò all' Aussa, dove se un uomo 
seduce una ragazza, sedotta e seduttore sono condannati a morte, 
seppure non hanno abbastanza bestiame da calmare gli scrupoli 
morali di Mohamed-Anfari. 

2.'' Mohamed Anfari: governo 

Mohamed Anfari (1) ò pili o meno il capo di tutti i danàohili: 
è un beiruomo, alto, robusto, grasso^ dalla faccia fredda e dall' oc^» 
chio traditore. 

Da informazioni raccolte nel mio lungo soggiorno all' Aussa 
risulterebbe che suo padre Anfari non era che capo dei Mudeitu; 
ma era potente e temuto, e perciò il sultano di allora macchinava 
di disfarsene : senonchè anche il sultano pare non si sentisse trop- 
po bene sul trono, perchè per paura delle sorprese abitava in ci- 
ma ad una torre; ma Anfari ebbe sentore di ciò che gli si pre- 
parava e con una m^no dei suoi Mudeitu mise il fuoco attorno alla 
torre e soffocò il sultano, quindi attaccò la ^tribù di danàchili che 
allora comandava all' Aussa, ne uccise tutti gli uomini, assimilò 
ai Mudeitu donne e ragazzi e fu sultano. 

Venuto a morte Anfari, non era il figlio Mohamedo che gli 
doveva succedere; ma uno zio di lui e fratello di Anfari. Moha- 
medo allora tentò indurre i Mudeitu ad uccidere lo zio e a pro- 



(1) Gli arabi fanno seguire al nome personale quello del padre: Anr 
fari era il padre del sultano attuale, che si chiama Mohamed. 



38 Bollettino d^Ua Sooietà africana d'Italia 

clamare lui sultano, ma siocome questi non vollero dargli ascolto^ 
si mise iu accordo segreto coi guerrieri di una potente tribù che 
allora all'Aussa possedevano tre villaggi e promettendo loro dei 
vantaggi ottenne che uccidessero lo zio. Essi infatti mantennero 
la parola uccidendo lo zio con tutta la sua famiglia; se non ohe 
non appena se ne seppe la notizia, Mohamedo se ne mostrò addo* 
loratissimo, raccolse i Mudeitu^ piombò alla vendetta sui tre vii* 
laggiy e non ne risparmiò che le donne e i ragazzi ignari dell' ac- 
cordo prestabilito, e quindi anch' egli fu sultano. Ed ora i Mu- 
deiiu all'Aussa sono più potenti che mai; senonchò Mohamedo ò 
tanto convinto della natura vile e traditrice di tutti i suoi snd~ 
diti, che si circonda di schiavi galla, abissini e sudanesi j conse- 
gnando ad essi soli i pochi fucili che ha, che forse ardivano 
ai 300. 

Il regime politico dei danàohili è molto liberale : ogni tribù ^ 
per quanto piccola, ha un capo, ma il capo non può fare assolu- 
tamente nulla senza prima sentire il parere di tutti, e ogni uomo 
atto a portare la lancia può dare il suo parere e ha diritto di es- 
sere ascoltato. 

Tutti hanno diritto a vivere e chi ne ha di più deve darne 
a chi ne ha poco: nessun dancalo rifiuterà di dividere il suo ma- 
gro pasto con un altro che dica di aver fame ; tutti più o meno 
sanno quanto la fame sia terribile, e chi si rifiutasse a dividere 
il suo, sarebbe condannato da tutti, obbligato a pagare malte» e 
forse peggio. 

È il capo che li conduce alla guerra, ed ogni uomo che uc- 
cide un nemico , in qualunque modo, ha il diritto di portare un 
braccialetto di ferro o di (ottone al braccio sinistro; all' Aussa il 
braccialetto ò di avorio. 

Tatti questi capi dipendono . da Mohamedo, ma V unica impo- 
sta chi vi è e che i danàchili tutti non pagano mai senza chiac- 
chiere infinite, è di dare latte, e qualche volta anche carne, agli 
nomini di Mohamedo che passano per il loro territorio, o a ohi 
presenti uno dei tanti bastoni del sultano: e sono inoltre obbligati 
ad accorrere quando il sultano li chiama per la guerra nell' inte- 
resse generale. In compenso quando vanno all' Aussa sono man- 
tenuti, e quando il latte scarseggia dà Mohamedo loro anche qual- 
che poco di dura da portare alle loro case, e qualche volta dà 
perfino qualche tallero ai capi : però quanto ai talleri e piuttosto 
tirato anziché nò; mentre dà abbastanza facilmente la dura che non 
gli costa nulla. Egli la trae dalla bassa vallata d'Aussa dove molti 
schiavi, e anche i danàchili coltivatori debbono anzi tutto lavorare 



Anno VI. Paso. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 39 

le terre del sultano; il qaale poi, qnando abbia esaurito il proprio 
raccolto, non si fa alcuno scrupolo di chiedere altra dura ai lavo- 
ranti ancbe più volte in un anno, e quei miseri debbono pagare. 

Ma se Mokamed cerca di tenersi buoni tutti i danàohili coi 
regali e buoni trattamenti, d' altra parte usa anche il terrore. Guai 
alla tribù che non ubbidisce ad un suo ordine; egli manderà i 
i suoi schiavi, che arriveranno all' improvviso, circonderanno i 
villaggi, uccideranno tutti , e porteranno le greggi al loro capo. 
Guai alPuomo che incorre nella sua ira: invierà tosto uno schia- 
vo coU' incarico di ucciderlo a tradimento, e l' infelice sarà morto 
prima di sapere della condanna, e forse prima di accorgersi di ave- 
re offeso il potente capo. 

Imbelli come sono, raramente litigano, e più raramente ven- 
gono alle mani. Quando si tratta di cosa lieve è il capo locale 
ohe accomoda le discordie facendo pagare delle multe in bestiame, 
di cui la massima parte va a lui, e il resto all'offeso. Se poi è 
cosa grave, se si è versato sangue, è Mohamedo che giudica, e 
se il colpevole è ricco in armenti paga e se la cava, e anche qui 
la massima parte della multa è pel sultano : se V accusato è po- 
vero, non gli resta che fuggire e anco in questo caso è ben dif- 
ficile che gli schiavi di Mohamedo non lo raggiungano. 

Con queste sistema Mohamedo si è reso padrone dì tutto il 
paese al N. òelV Awasc e del Loghià e di molta parte di paese 
al S. dell' Avvasc; ma se tutti lo temono e lo rispettano nessuno 
lo ama, e i danàohili sarebbero ben felici di liberarsene: all'Aussa 
stessa ha molti nemici; la tribù che egli fece vilmente assassi- 
nare, ora è risorta e non aspetta che il momento opportuno per 
vendicarsi. 

Il sultano del Biru, potente capo, che comanda sulla strada 
di Beilul, riceve i regali di bestiami, che Mohamedo gli manda 
tutti gli anni per tenerselo amico, ma è ben lungi dall' essergli 
tale, e Mohamedo stesso lo teme, perchè sa ohe sarebbe un forte 
avversario. 

I danàohili che abitano fra il Loghià e il Mille si chiamano 
FantoitOf e non hanno nessun capo; ogni famiglia fa da sé : dediti 
alla rapina, invece di approfittare dei bei pascoli che hanno non 
fanno che rubarsi fra loro e rubare ai vicini, ed erano, tempo ad- 
dietro, il terrore delle carovane; ma Mohamedo ha provveduto e 
dopo, che i suoi schiavi hanno ucciso i più facinorosi, il paese è 
diventato abbastanza pacifico e sicuro. 

I danàchili di oltre Mille hanno un loro capo che si chiama 
JMaliij che un giorno spaventato dalle scorrerie degli uomini dell'im- 



40 Bollettino della Società a&ioana d' Italia 

peratore Johannes, mandò a Mohamedo e si dichiarò suo s addito: 
ma poi passato il pericolo passò la paura; ed ora anche i cam- 
melli del sultano oarichi^di sale, che vogliono andare a Qherfa o 
al Danè, debbono pagare due sacchetti di sale per ognuno, e sic- 
come ogni cammello ne porta circa 40, la tassa è tutt' altro che 
indifferente. Tuttavia teme sempre un pò Mohamedo, e teme so- 
pratutto i galla di Gherfa^ che più di una volta gli anno saccheg- 
giato il paese. 

I Ghindosa, tribù che vive all' Ovest dell' Awasc fra il Ròbi 
e r Anadi, non hanno capo; vi sono alcune famiglie influenti, ma 
vero capo non c'è: in passato furono battuti da Menilec, che ne 
uccise molti, predandoli di molte mandre : d' allora in poi lo te- 
mono, ed in certo qual modo gli sono sottomessi. 

Quei di Badò parimenti non hanno capo e sono indipendenti: 
fra i danàchili di Badò vi sono nuclei di molte tribù, che si sono 
stabiliti in quella località, perchè vi trovano sempre foraggio, e 
r acqua dell' Avvaso non manca mai per dissetare gli armenti. 

III. 

DA GHERFÀ A FARRI 

Come già fu accennato, i danàchili di oltre il Mille sono go- 
vernati da un capo, che si chiama Malì^. 

Una volta lasciata questa tribù si ha una bella pianura, ohe va 
circa da NO. a SE., larga un 20 chilm. e coperta di ottimo fieno. 
Dopo questa pianura noi arrivammo al Gauis, trovandoci di fronte 
ad una catena di alture molto accidentate, alte circa un 200 me- 
tri, le quali hanno pure la direzione NO. SE. , e staccandosi al 
N. del paese dei Raja^Galla, si estendono a perdita d'occhio verso 
1' Awasc. 

^ Vista di lontano questa catena si presenta erta ed a picco 
come fosse una muraglia, e non vi si entra che risalendo il Ietto 
dei fiumi e dei torrenti. Noi rimontammo il Gauis, mentre Anto- 
nelli aveva risalito il Mughenta poco più al N. 

Una volta entrati nella valle dì un fiume ci si accorge subito 
che si tratta non già di una catena montuosa, nel vero senso della 
parola, ma delle falde corrose di un altipiano: infatti dopo un 10 
chilm. circa di salita lungo il Gauis^ noi trovammo una magnifica 
pianura ondulata che si estende anch' essa nella accennata direzio- 
ne NO. SE. e che qui nella sua parte più stretta può esser larga nn 
16 chilm.: vi cresce un abbondante e rigoglioso fieno, ohe il D.r 



Anno VI. Fase. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 41 

Traversi prima di noi trovò alto 2 metri , e che noi in stagione 
molto più sfavorevole trovammo dell'altezza di un metro. Tagliato 
e raccolto in tempo opportuno costituirebbe un ottimo foraggio , 
ma abbandonato a so diventa legnoso ; giacché questa pianura 
al pari della sottostante è una zona di confine fra i Galla , che 
abitano in alto, ed i Danàchili, che abitano alla pianura, e né gli 
uni nò gli altri si arrischiano di mandare bestiame a pascere que* 
st'ottimo fieno, perchè reciprocamente si rubano le mandre. 

Terminata questa pianura, ohe si trova alle sorgenti del (?a- 
uiSf del Mughenta etc. si entra nella provincia di Oherfa, paese 
oltremodo accidentato , ma fertile e coltivato a dura e cotone , e 
pur abbondante di pascolo , se non che anche qui vi è scarso il 
bestiame a causa delle frequenti razzie , che vi fa il Negus per 
mantenere i suoi soldati. 

La provincia di Gherfa è abitata in prevalenza da Galla, come 
è di quasi tutte le province più orientali dell' altipiano; ma tutti 
vi comprendono^l'Amarico, e molti la lingua dei danàchili a causa 
delle frequenti relazioni per ragioni di scambio e di commercio. 

(continua) 



Opere pervenute in dono alla Società africana 

Messedaglia Bey. Colonnello G. B. Il diario storico e la carta del 

Sudan egiziano (dono del? autore). 
H. MoNNER SANS T G. Vehils. La repubblica d' Grange (dono del- 

1* autore). 
H. Capello — R. Ivens. De Angola a Contra-Costa Descrizione 

d' un viaggio attraverso il continente africano ( dono degli 

autori^, 
Babone di Peteabola Augusto Vitolo-Fibeao. La città di Somma 

Vesuviana illustrata nelle sue famiglie nobili ("dono dell'autore) . 
Documenti diplomatici sugli affari d' Oriente 1877-78 ( dono del 

Comm. N. Lazzaro). 
Saggio di geogbafia italiana (regione veneta^ edito dalla Società di 

Storia Patria a Venezia. { dono del comm. Nicola Lazzaro ) 
Conte Peiboleei Malmignati.* U Perù. ( Id. Id.) 
ITna casta di Gebusalemke all'epoca di Augusto (dono del sig. 

Vincenzo Masullo). 



42 Bollettino della Società africana d' Italia 



RASSEGNA AFRICANA 

L'ingegnere Capuoci , r aw. Dulio ed il conte Anto- 
nelli — Con la data del 12 dicembre 1886 riceviamo, in qnesti giorni^ 
una lettera del conte Antonelli da Antoto. Il conte è in buona sa- 
lute. 

L'avv. Dulio ha da poco fatto un importante viaggio alj sud 
dello Scioa che durò circa dieci mesi. 

Esso ha raccolto importantissime notizie e si è specialmente 
dedicato alla linguistica ; ha formato piccoli dizionari di lingua 
Sidama, dei Gengerò, Adia etc, idiomi non ancora studiati da nes- 
suno. Ha riunito molte osservazioni meteorologiche ed una beUa 
collezione di oggetti etnografici. L'avvocato Dulio non tarderà molto 
a rientrare in patria. 

L'ing. Gapucci è ora occupato nella costruzione di una polve- 
riera e di un mulino ad acqua. Malgrado le grandi difficoltà ohe 
incontra pure egli dà prova di molta fermezza e pazienza che, spe- 
riamo, gli valgano ad ottenere un completo successo. 

Per Emin-Pascià e Casati. — La spedizione, che dovrà li- 
berare dalla loro prigionia Casati ed Emin-Pascià , sarà diretta, 
come ò noto, da Stanley e composta dal maggiore Barthelot, che 
ha preso parte alla campagna del Sudan contro il Mahdi, dagli 
ufficiali del genio luogotenente Staims e maggiore sir Andrew 
Glarke, dai sigg. Rose Troup ed Ingham , antichi agenti dello 
stato indipendente del Congo , e da altri ufficiali. Il governo 
e^ziano ha dato 63 soldati negri volontari , ad Aden il mag- 
giore Barthelot ha assoldato 100 Somali , al Congo i signori 
Troup e Ingham arroleranno da 4 a 500 portatori indegeni, a Zan- 
zibar il consolato inglese ha avuto\ ordine di tener pronti a par- 
tire quanti -uomini richiedesse Stanley, e, finalmente, è assai pro- 
babile che q uesta spedizione venga accompagnata da 1000 uomini 
armati, che sarebbero reclutati in tutto il Congo. 

Circa la via da seguire vi era disparità di opinioni tra Stan- 
ley, Junker e Schweinfurth, che ebbero in Cairo parecchie confe- 
renze: dopo lungo esame fu prescelta la via del Congo. — Fin da 
quando, alcuni mesi or sono, si cominciò a parlare di una spedi- 
zione per soccorrere il cap. Casati ed Emin-Pascià, il cav. Alfonso 
Maria Massari, consigliere della società Africana, in una tornata 
del Cansiglio Generale, aveva proposto la via del Congo , dimo- 
strando , con gran copia di argomenti , i numerosi vantaggi ohe 



Anno VI. Fase. I-Il. Gennaio-Febbraio 1887 43 

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presentava questa scelta; e noi siamo lietissimi ohe ora gì' illustri 
viaggiatori Stanley, Junker e SchveinfurtE sieno interamente del- 
l' avviso del nostro giovane e valoroso esploratore. 

Le spese saranno sostenute dai governi egiziano ed inglese 
6 da contribuzioni di società e di privati. 

L* occupazione dell' Araar. — Nello soorso mese di dicem* 
bre le truppe del re dello Soioa hanno invaso il sultanato |di 
Araar, ed occupata la capitale, senza avere alcun combattimento, 
poiché 1' Emiro e i suoi soldati son tutti fuggiti all'accostarsi del 
nemico. 

Diversi giornali esteri credono che Menelic sia stato spinto 
dagl' Italiani che dimorano presso di lui a fare questa conquista — 
ohe in verità aveva sempre vagheggiata — per vendicare V assas- 
sinio della spedizione Porro. 

Il saltano dell' Aussa. — Moliamed Anfari ha scritto al co- 
mandante il presidio di Assab, dichiarando che lascerà liberamente 
attraversare il suo territorio dalle carovane italiane che si diri- 
gono allo Soioa, garentendo vita ed averi ai viaggiatori. 

I soldati italiani ed il Canale di Saez. — Dal l"* gennaio 
1885 al 31 settembre 1886 sono passati pel canale di Suez, tanto 
in andata ohe in ritorno, 21,029 militari italiani, pei quali il go- 
verno ha dovuto pagare, per tassa di passaggio, circa 210,000 
lire. 

Italiani in Africa. — Secondo [l'ultimo censimento risulta 
che gì' Italiani residenti all' estero superano il milione , di cai 
62y203 sono in Africa, e più particolarmente 33,693 in Algeria , 
16,802 in Egitto, ecc. 

Les Européens au coBur de TAfì^ique. — > Sotto questo ti- 
tolo il Móuvement Géographique di Bruxelles del giorno 13 Feb- 
braio , pubblica i ritratti dei viaggiatori Junker , Emin-pascià 
e Sohweinfurth , con brevi cenni biografici. Trattandosi di Eu- 
ropei che stanno nel onore dell' Africa, ci avrebbe piaciuto che 
si foase fatto cenno anche del capitano Gasati, ohe divide la stessa 
sorte di Emin-pascià ed è uno degli esploratori pii\ benemeriti che 
Tanti la geografia e la civiltà. Il Móuvement avrebbe dovuto cam- 
biare il titolo dell'articolo in quello di Europei nel cuore ed al- 
V epidermide dell* Africa y perchè non crediamo che il Cairo —do ve 



44 Bollettino della Società africana d' Italia 

risiede in questo momento il dottor Sohweinfarth — si possa pro- 
prio scambiare per il cuore. 

Cannoni europei nel Sudan. — L' Indépendant de Con- 
stantine pubblica uno specchietto delle forze di cui dispone Osman 
Digma, comunicatogli da un antico allievo dello sceicco Abu Nad- 
dara, attualmente ufficiale di Osman-Digma; in esso è detto ohe la 
maggior parte delle artiglierie, che questi possiede, sono quelle 
tolte ai generali inglesi Hichs , Baker , Graham , Wolseley, etc. 
nell'ultima campagna sudanese. >— È bene ricordare queste cose, 
quando si vede la preoccupazione di alcuni giornali per pochi fa- 
cili cascati nelle mani di Kas Alala, dopo il glorioso combatti- 
mento di Bagoli. 

Le saline di Barli-Assal. — A 18 chilometri dal fondo del 
golfo di Tagiura, a 171 metri sul livello del mare, si trova il va- 
sto lago salato di Bahr^ Assai , quasi interamente disseccato, la- 
sciando allo scoperto una grande quantità di sale. Questo lago 
fornisce di sale 1' Araar e i paesi somali. I 18 chil. che lo divi- 
dono dal mare costituiscono una regione ondulata formata da lava; 
per trasportare quindi al mare tutto il sale del Barh-Assal sarebbe 
necessario costruire una ferrovia, il di cui costo, molto elevato 
probabilmente non verrebbe compensato dai possibili guaaagni. 

Massacro. — Da Cape Town telegrafano ohe grindi^eni del- 
l' interno hanno massacrata tutta la spedizione di Holab. 

Compagnia svizzera africana. — A San-G-allen si è costi- 
tuita una compagnia svizzera africana^ che si propone di espor- 
tare i prodotti di fabbricazione elvetica nel Transvaal. Il capitale 
sociale è stato fissato a mezzo milione di lire, diviso in 50D azioni 
di 1000 lire ciascuna. 

Delimitazioni di confini. — Da una convenzione Suipulata 
il 30 dicembre 1886 a Lisbona , tra il ministro degli esteri del 
Portogallo ed il barone Schmidthals, ministro di Germania, i con- 
fini dei possedimenti portoghesi e tedeschi, sulla costa occidentale 
dell'Africa, sono stati fissati nel modo seguente: Al sud di An- 
gola, il corso del Gunenò, dalla sua foce alla seconda cateratta, 
pel 14"^ 15*^ long, est; quindi la montagna Ghella o Canna fino al 
Cubango, e il corso di questo fiume ver^o il sud-est fino ad An- 
dara; d'Andara fino al Zambese, tagliando questo fiume all'altesza 
delle rapide di Getimo. La Germania si è impegnata a non acqui- 
stare alcuna dominazione sui terreni situati al di là di questi oon- 



Anno VI. Fase. MI. Gennaio-Pebbraie 1887 45 

fini, a non accettare qualsiasi protettorato, ed a non avversare 
l'influenza portoghese in tutta la regione compresa tra le province 
di Angola e di Monzambioo. 



L'ITALIA ALL'ESTERO 
(G. CARERÒ 

LA BEPCBBLICÀ ARGENTINA 

Posizione - Estensione - Popolazione 

La Repubblica Argentina, sita nella parte australe del conti- 
nente sud-americano, s* estende su circa 35"* di latitudine e 20° di 
longitudine, di modo che la sua estensione totale ò di circa 55239 
miglia geografiche, ossia 3027088 eh. q. ' 

Questa superficie supera quella dellalGermania quasi 6 volte, 
quella della Francia di quasi altrettante volte , quella dell' Italia 
di 10 volte, quella dell' Inghilterra di 10 volte e quella della Spa- 
gna sei volte. 

Una delle conseguenze della posizione geografica del paese è 
che ad un inverno europeo corrisponde un'estate argentina, ad un 
antunno di là una primavera di qui: e, m generale, che ad ogni 
stagione europea con^sponde in queste t^rre la stagione diame- 
tralmente opposta, e che se nella città di Buenos-Aires, (capitale 
della Repubblica Argentina) è mezzogiorno, a Londra sono le 3, 
52m 57s p. m.; a Parigi le 4, 20m 46s p. m.; a Berlino le 4, 47m. 
p. m.; a Roma le 4, 43m 20s p. m., ed a Madrid le 3 38m 42s p. m. 

La popolazione di questa massa colossale di territorio, si cal- 
cola come segue: 



Città di B-Aires cap. ab. 295,000 

Provincia di B-Aires » 612,(00 

» Cordoba » 320,000 

D Corrientes » 204,000 

» Entre-Rios » 188,000 

a Santa-Fè » 187,000 

1 Tucuman » 178,000 

D Salta » 167,000 



Provincia di Santiago ab. 158,000 

» Cataraarca » 102,0rO 

» Mendoza » 99,000 

» San Juan » 91,000 

)) della Rioja » 87,0(0 

» di San Luis w 76,( 00 

Jujuy D 66,000 



» 



Territori Nazionali » 112,000 



Totale 2,942,900 (1) 



(l) G. Bove: pubblicazioni suirArgentina del 1882. 



46 Bollottino della Società africana d'Italia 



Per la fine dell'anno (1882). la popolazione del paese potrà 
ammontare a 3,026,000 ab. di questa popolazione fanno parte 3^,745 
stranieri, cioè: 123,642 Italiani, (a) 55,432 Francesi, 59,022 Spagno- 
li, 8616 Tedeschi, 17,950 Inglesi e 99,084 di altre nazionalità. 

Eccettuato la città di Buenos-Aires, il cui municipio federaliz- 
zato per legge 21 settembre 1880, a principiare d'allora, da capi- 
tale della provincia omonima eicapitale provvisoria della nazione, si 
converti in capitale definitiva della Repubblica esìstono le seguenti 
città: Cordoba con 39,651 ab.; llosario 32,204; Tucuman 24,237; 
essendovi inoltre città con più di 10,000 ab., come Salta, Corrients, 
Santa Fé, Paranà, Gualeyguachù Mendoza, San Juan, San Nicolas, 
Gualeguaj,. Santiago, Concordia, Barracas al Sud, Catamarca, Rio 
Cuarto, Pergaraino, Victoria, Rioja, Tinogasta, Goya, San Luis, 
Jujuy, San José de Flores, Loboi, Dolores, Azul. 

La nuova capitale della provìncia di Buenos-Aires, chiamata 
« La Piata )) è sita nelle vicinanze del porto « La Ensenada » a 
circa 50 ehm. al sud-est di Buenos Aires, fu creata per legge 1 
maggio 1882, essendo stata collocata la sua pietra fondamentale il 
19 novembre dello stesso anno. 

Se s) ammette che il suolo di questo paese ' possegga in termi- 
ne medio la stessa attitudine a produrre alimenti per mantenere la 
specie umana che quello di Germania, e racchiuda nelle sue vi- 
scere una analoga ricchezza di materia prima per alimentare T in- 
dustria — l'ipotesi è una delle più sfavorevoli — v'è ancor posto 
in questa Repubblica per più di 270 milioni di abitanti, e in ogni 
caso, potranno vivere in questo paese più comodamente che in Eu- 
ropa, 100 milioni di individui oltre a quelli che attualmente vi 
esistono.— Giacomo Bove-- 

Organizzazione politica 

La Repubblica Argentina si compone di 14 Stati, autonomi 
nella loro amministrazione interna— e che conservano tutto il po- 
tere non delegato dalla Costituzione Nazionale al Governo Fede- 
rale — del distretto federale che ò sede della capitale della nazio- 
ne, Città di Buenos-Aires , e dei territori nazionali delle Missioni 
del Chaco, della Pampa e della Patagonia. 

La forma del Governo è rappresentativa repubblicana federale. 



(a) GÌ' italiani arrivati in Buenos Aires il 1883 furono 26.818. 

1881 » 30^47. 



Anno VI. Paso. I-II. Gennaio-Febbraio 1887 



47 



Gli Stati aatonomi, chiamati Province, hanno una costituzione 
propria, modellata sulla Costituzione Nazionale, alla quale essa non 
può essere contradittoria in veruna parte. 

Le Costituzioni provinciali debbono assicurare a ciascuna pro- 
vincia l'amministrazione di Giustizia, il regime municipale e la 
educazione primaria. Le province eleggono i propri Governatori, i 
propri legislatori e gli altri pubblici impiegati della Provincia, sen- 
za r intervento del Governo Federale. Le vertenze politiche am- 
ministrative fra le province, vengono risolte dalla Suprema Corte 
di Giustizia. 

La Costituzione Nazionale dichiara i Governatori delle Pro- 
vincie agenti naturali del governo federale, acciocché facciano os- 
servare le leggi della Nazione. 

Il Governo Federale , si compone di tre poteri: il legislativo^ 
r esecutivo ed il giudiziario. 

Un Congresso composto di due Camere una di Deputati e V al- 
tra di Senatori, è investito del Potere legislativo della Nazione. 
Ogni provincia ed anche la Capitale della Nazione, elegge i propri 
Deputati direttamente per mezzo del popolo, a semplice pluralità 
di suflfragìo in ragione di 1 per ogni 20,000 abitanti o di una fra- 
zione che non sia al disotto di 10,000. 

Il numero degli attuali rappresentanti delle Province nel Con- 
gresso è basato ancora suU* ultimo censimento generale, portato a 
termine nei giorni 15, 16, 17 settembre 1869, ed è il seguente per 
ogni Provincia. 



Capitale della Repubblica 9 

Provincia di Buenos- Aires • 10 

Cordoba 11 

Entre Kios 7 
Santiago dell' Estero 7 

Corrientes 6 

Tucuman 5 

Santa Fé 4 



Provincia di Catamarca 
Salta 
San Luis 
Mendoza 
San Juan 
della Rioia 
di Jujuy 



4 
4 
3 
3 
3 
2 
2 



Totale 80 



Il Senato si compone di due Senatori per ciascuna Provincia 
e per la Capitale, eletti a pluralità di suffragio della propria Legi- 
slatura. 

Le leggi possono essere proposte in qualunque delle Camere 
del Congresso mediante progetti presentati dai suoi membri o dal 
Potere Esecutivo, eccettuando quelle di pertinenza esclusiva di una 
delle Camere. 

Il potere esecutivo viene esercitato dal Presidente della Re- 



48 Bollettino della Società afrioana d'Italia 

pubblica il quale sta in carica per sei anni, e non può «ssere rie- 
letto che con V intervallo di un periodo. 

Per eleggere il Presidente, la Capitale e ciascuna delle Pro- 
vince, nominano per votazione diretta una giunta di elettori, la 
quale ammonta al doppio del numero total» dei Deputati e dei Se- 
natori che inviano al Congresso. Questi elettori, fra i quali non 
può figurare nessun Deputato o Senatore, né nessun impiegato a 
soldo della Nazione, si riuniscono nelle rispettive capitali di Pro- 
vince, 4 mesi prima che spiri il periodo presidenziale ed eflfettuano 
le elezioni con doppie liste, una col nome del Presidente che si 
deve eleggere, V altra con quella del Vice-Presidente. 

Lo scrutinio ha luogo nel Congresso assieme alla proclamazione 
del Presidente o del Vice, dato che alcuno dei candidati ad ambo 
i posti abbiano ottenuto maggioranza assoluta di suffragi, in caso 
contrario, d* accordo coi principii che la Costituzione stabilisce in 
proposito, il Congresso elegge uno solo dei vari candidati che fi- 
gurano sulle liste. 

Condividono col Presidente della Repubblica le funzioni del Po- 
tere Esecutivo. 5 Ministri Segretarii di Stato, responsabili degli 
atti che contrassegnano e legalizzano per mezzo della propria 
firma. 

Questi cinque Ministri, la nomina dei quali dipende dal Pre- 
sidente, coprono le cariche di 

Ministro degl' Interni 
» > Esteri 

» delle Finanze 
» di Giust. Culto e pubb. Ist. 
» di Guerra e Marina 

Il Potere Giudiziario è esercitato da una Corte Suprema di 
Giustizia; i membri della quale vengono nominati dai Presidente 
d' accordo col Senato. 

[continua) 




Nel mese di febbraio è morto nell'età di 65 anni il sig. Gu- 
stavo Eeymond — Le Brun benemerito segretario generale della 
Società Geografica di Berna. 

La eccezionale attività e le sue estese oognìzioni geografiche 
costituirono per*quel sodazio una grande e vera fbrza, oramai per- 
duta per sempre. 




I 



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i 



\ 



IIEIII DElli som AFMCAM B'IMIA 



I 



Anno VI. Fase. III-IV. — Marzo-Aprile 1887 



Sommario — Apparecchi per 1' Atrìca' ( Della Valle). 
Atti della Società. 
Modificazioni alio Statuto Sociale. 
Considerazioni politico-militari sui possedimenti italiani nel mar 

Rosso (Tenente Florio-Sartori], 
Il cardinale Massaia (C. Cucca), 
Menelic ed Harrar {N. Lazzaro), 
Sulle condizioni odierne dell' Abissinia (Z. Cicognani), 
Opere pervenute in dono alla Società. 
Rassegna africana (W). 
L' Italia air estero (G. Carerj). 



APPARECCHI PER L' AFRICA 

La pubblica attenzione comincia ad essere attratta dai notevoli 
appareeclii militari ohe il Governo va facendo quotidianamente per 
1' Africa. 

Non vi ha giorno clie non si sappia infatti di qualche cosa di 
nuovo, in rapporto a questi apparecchi, i quali assumono tali pro- 
porzioni oramai, da fare intendere anche ai più neghittosi che alla 
vaJida difesa dell'oggi succederà senz'alcun dubbio una seria azio- 
^Q di offesa- domani. 

In tutto il movimento africano, sia per quanto riguarda 1* in- 

*rÌ32o militare e politico localmente dato ai nostri possedimenti del 

^^i" Rosso, sia per V attitudine e V azione del Governo centrale , 

notasi una vita nuova, una soppressione di tutte le ruote inutili ed 

^^ anione efficace e vigorosa ; uno sviluppo insomma di tutte le 

'^'^ssioni aventi un carattere pratico. 

, Il decreto pel quale tutto il movimento dei nostri possedimen ti 

^^''^ ti ratto alla direzione del ministero degli esteri, per essere invece 

|*^Q.^-to al ministero della guerra, è uno dei provvedimenti che più 

J^^titiamente rivelano il nuovo indirizzo, sopratutto quando ad esso 

^^ f'sLtto seguito 1' altro provvedimento, quello cioè di creare, presso 

^ ^^inistero della guerra stesso, un apposito ufficio per tutto quanto 

^^ Riferisce aU' Africa, 



50 Bollettino della Società africana d' Italia 



Senza entrare a discutere in alcun modo quale sarà per essere 
Fazione del Governo, noi facciamo i più caldi voti percliè un'azione 
seria, decìsa e robusta sia alfine iniziata. Quando anche priva di 
risultamenti pratici immediati, 'essa sarebbe senza alcun dubbio alta- 
mente benefica pel nostro prestigio, per la nostra posizione morale 
di fronte alle altre potenze alleate od avversarie eh' esse siano. 

Se questo non avvenisse neppure ora , noi dovremmo venire 
ad una ben triste conclusione: che V Italia nella sua politica colo- 
niale, lungi del trovare come le altre nazioni il punto di partenza 
delPaccrescimento del proprio decoro e la causa di maggiore pro- 
sperità, vi abbia trovata una causa di debolezza interna e di di- 
scredito all' estero. 

La nostra politica africana porta con se due peccati d'origine, 
i quali dovevano assolutamente produrre gli effetti dolorosi, che si 
sono compendiati poi nell' eccidio di Dagoli, e nelle difi&coltà del- 
l' attuale nostra posizione sulle coste del mar Bosso. 

Quella politica non è stata fatta per se stessa, allo scopo cioè 
di assicurare all'Italia una vera, durevole e feconda espansione nel 
continente nero; essa fti invece sempre subordinata, nei suoi con- 
cetti informatori come nei metodi di esecuzione, a ragioni parlamen- 
tari alla cura di altre esigenze: e cosi non s' è nai incarnata in 
un' azione veramente decisa , tendente ad un determinato scopo, 
sforzandosi di raggiungerlo con mezzi adeguati. Per quanto possa 
sembrare dura la parola, noi non esitiamo ad affermare che essa 
è stata, più che altro, una rappresentazione di politica coloniale, 
fatta in campo ristretto e forse non molto adatto, e con mezzi as- 
solutamente inferiori all'intento. 

Una politica coloniale siffatta potè per un certo tempo soddi- 
sfare alcune classi del paese, ma non potè in alcun modo apimgare 
quelli che si occupano di proposito di cose coloniali — i quali, se 
non dissero troppo rumorosamente tutto il pensiero loro e si con- 
tentarono di lasciarlo intendere, fu per un naturale sentimento di 
amore di Patria — non poteva certo essere presa sul serio dagli 
altri Stati d'Europa, che non furono per alcun modo indotti a pen- 
sare molto bene di noi, per quella poco conveniente commedia. Ba- 
sti vedere la linea di condotta che quegli Stati serbano , in cose 
coloniali perchè noi possiamo indovinare quale giudizio poco favo- 
revole essi debbauo portare della nostra. 

h tempo quindi che la nostra politica coloniale sia degna di 
un grande Stato, tale da metterci in condizione di trarre vendetta 
e vantaggio del disgraziato episodio di Dagoli. 

Le generali approvazioni con le quali le dichiarazioni del Go- 



Anno VI. Fase. IIMV. Marzo-Aprile 1887 51 

verno furono accolte dalle Camere, dove esse affermarono, con for- 
mula netta e recisa, che il sangne dei nostri soldati morti in Africa 
non sarebbe rimasto invendicato, mostrarono in modo da non la- 
sciare dubbiezza alcuna, quanto quelle parole rispondano ad un sen- 
timento ch'è generale nel paese. ITon è soltanto quindi il sentimento 
del decoro dello Stato e il nostro evidente interesse che e' impon. 
gono di agire vigorosamente* in Africa, ma noi siamo spinti a eia 
ancora da una di quelle irresistibili ed istintivo correnti della pub- 
blica opinione, delle quali 1' uomo di S:ato deve saper tenere il 
massimo conto, se non vuole sciupare il prezioso ausilio delle forze 
morali della Nazione. 

Noi non ignoriamo che vi sia la minoranza d'una sottile mino- 
ranza, se è lecito esprimersi in questa forma , la quale predichi 
il richiamo delle truppe dall'Africa, facendo appello ai più fiacchi 
sentimenti di pietà dell'animo umano, e, cercando di spaventare il 
paese sulle conseguenze finanziarie d' ogni impresa, vuol rendere 
odiosa all' opinione pubblica la politica coloniale. 

Lasciamo pure a chi voglia addossarla a se, la grave respon- 
sabilità di propugnare un indirizzo eh' è la negazione d* ogni con- 
cetto moderno: poiché la vita coloniale, bisogna ben persuadersene, 
è la nota dominante il presente ed il prossimo avvenire della vita 
politica e sociale degli Stati moderni. L'Italia non può rinunciare 
ad essa, senza rinunciare in pari tempo ad essere una grande po- 
tenza. Noi conveniamo che i nostri possedimenti africani sono in 
condizioni difficili: ma, vinte queste difficoltà, essi sono suscettivi 
di non ispregevole svolgimento; e se oggi noi li abbandonassimo, 
avremmo la triste sorpresa che domani un altra potenza si affret- 
terebbe ad occuparli. Allora comincerebbero i rimpianti e le queri- 
mouie — ma sarebbero tardive ed infeconde. 

Quando il Governo avrà posto quei possedimenti in condizioni 
da non temere le aggressioni — quando, alla prima occasione, si fàc- 
cia un passo avanti e s'infligga una tremenda lezione agli Abissini, — 
allora la nostra vita coloniale nel mar Rosso migliorerà incompa- 
rabilmente e noi raccoglieremo per certo il frutto della nostra per- 
tinacia ed energia. 

È quindi con vera compiacenza che noi abbiamo visto che i 
primi atti del nuovo Gabinetto rispondano a questi nostri conoetti. 

Ma non basta certo cominciare : bisocrna invece psruevevara 
senza lasciarsi troppo soffermare da qualche accidentale difficoltà, 
né dalle consuete considerazioni parlamentari, le quali hanno pro- 
dotto cosi nocivi effetti sin oggi alla nostra politica coloniale* 

Detta Vall« ' 



52 Bollettino della Società africana d'Italia 



ATTI DELLA SOCIETÀ 

Consiglio Generale 

Tornata del giorno 2 marzo 1887 

Presenti: Lazzaro, Masullo, Carerj, Rubino , Garofalo , Mas*- 
sari. Beatrice, Farina, Flauti. 

Assenti: Della Valle, Paoilio, Mazza, Florio-Sartori. 

In congedo: Arietta, Morana. 

Sono ammessi come soci aggregati i signori : C alvella Carlo, 
De Angelis Alfonso, Cacace Augusto, Zurlo Eduardo, Sasso Raf- 
faele, Amore avv. Olinto, Pensato dottor Francesco , De Simone 
dottor Francesco, Manfredi dottor Luigi. Come soci effettivi i si- 
gnori : Caroli avv. cav. Giuseppe, Sàmbon Luigi, Capecelatro Al- 
berto, Rossi avv. Camillo. 

Il consigliere Carerj svolge la sua proposta sulla formazione 
di truppe coloniali; alla discussione prendono parte i oons. Mas - 
sari. Rubino ed altri. Dietro proposta del cons. Garofalo il Con- 
siglio affida al presidente Pincarico di intendersi con il cons. Ca- 
rerj per fare una corferenza al proposito. Dopo il Consiglio di- 
scute di affari di amministrazione e d'indole privata. 

l'ornata del giorno 21 marzo 1887 

Presenti: Lazzaro, Masullo, Carerj, Garofalo, Massari , Paci- 
lio, Farina, Beatrice. 

Assenti: Della Valle, Flauti, Mazza, Rubino, Florio-Sartori. 

In congedo: Arietta, Morana. 

Il cons. Rubino domanda di dare pubblicità al Memorandum 
inviato al Governo, non avendo avuto dallo stesso risposta alcuna.. 
Il cons. Careij invece propone d'invitare tutti i viaggiatori afri- 
cani residenti in Italia ad un privato convegno in Napoli per di- 
scutere il programma delHtalia in Africa. Il cons. Rubino, dimo- 
strando le difficoltà da superare, propone invece un meeting, dove 
intervengano i cittadini noti ed influenti. Il oons. Garofalo do- 
manda di fare un programma più concreto che si limiti a ciò che 
ritalia dovrebbe fare sulle coste del mar Rosso. Il cons. Carerjv 
risponde che ai fatti del mar Rosso si ooUegano anche quelli dello 
Soioa , clell'Karrar , del Juba e tanti altri. Dopo una discussione 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 63 

a cui prendono parte tutti i consiglieri, il Consiglio dietro propo- 
sta del cons. Carerj delibera: 

Il Consiglio Generale dopo lunga ed accurata discussione, circa 
la necessità di studiare un programma concreto dell'azione politi* 
co-militare dell' Italia in Africa , dà incarico alla Presidenza di 
scrivere a tutti i viaggiatori africani ohe si trovano atbualmenta 
in Italia per comunicar loro la deliberazione del Consiglio e pre- 
garli vivamente d' intervenire ad un privato convegno in Napoli, 
presso la sede della Società, per discutere la condotta che dovrà 
tenere l'Italia in Africa negli attuali momenti. 

Il Consiglio vfsta la necessità di dover modi ficare in qualche 
punto lo Statuto Sociale, decide di convocare l'Assemblea. 

Tornata del 1.^ aprile 1887 

Presenti: Lazzaro, Masullo, Carerj, Garofalo, Massari, Pacilio, 
Farina, Beatrice. 

Assenti: Della Valle, Flauti, Mazza, Rubino, Florio -Sartori. 

In congedo: Arietta, Morana. 

Sono ammessi come soci i signori: Spinelli dottor Giuseppe 
i^BS^*) » ^^* Matteo Mazziotfci (eff.) , Savoli dottor Pietro (aggr.). 

Dietro proposta del cons. Farina il Consiglio delibera di pub- 
blicare nel Bollettino i nomi dei soci morosi e radiati come tali. 

Sono radiati dall'albo dei soci i signori: Rosati Edgardo, Lu- 
stig Giuseppe, Ravelli Eduardo. 

Il presidente dà lettura delle risposte dei viaggiatori che fu- 
rono invitati per la conferenza a Napoli sul programma dell'Italia 
in Africa ed il Consiglio prende atto dei loro suggerimenti e delle- 
loro dichiarazioni. 

Dopo ciò, e dietro proposta del cons. Carerj, il Consiglio decide 
di riunire l'Assemblea e spiegare ad essa tutti i fatti esposti nel 
Memorandum mandato al Governo, nonché l'operato del Consiglio. 

Assemblea generale del 4 aprile 1887 ' 

Presidenza del vice-pres. comm . N. LAZZARO. 

La seduta è aperta alle ore 9 pom. 

Si approva il verbale della precedente tornata. Lettasi la re- 
lazione dei revisori dei conti , per la gestione dell' anno 1836 , à 
approvata dall'assemblea. 

Presidente chiedo all'assemblea se sia oppur no il caS3 di di- 



54 Bollettino della Società africana d' Italia 

sontere sugli avvenimenti d'Africa ora che il nuovo ministero non 
ha potuto naturalmente oompiere nessun atto che lo possa far 
giudicare. 

Il socio Troya propone la sospensiva. 

Il consigliere Rubino anche propone la sospensiva, se però 
l'Assemblea desidera schiarimenti suiroperato del Consiglio Gene • 
rale à d'avviso si diano. 

La maggioranza dei soci essendosi dichiarata in tal senso, il 
consigliere Oarerj riferisce su quanto fece la Società, sia nelle ul- 
time contingenze africane, che prima di esse; enumera i fatti do- 
vuti alla sua iniziativa, parla della sua attitudine di fronte al Go- 
verno, rimasto sempre indifferente, se non ostile, e termina col dire 
che , secondo lui , una buona parte di colpa del fiacco indirizzo, 
nelle questioni coloniali in generale e nelle cose d'Africa in par- 
ticolare, è dovuta al Parlamento. 

L' on. Curoio , come deputato protesta. Dice ch3 preferisco 
l'azione privata a quella del Governo e chiede al Presidente cosa 
abbia fatto la Società per far sviluppare quest'azione privata. 

Il Presidente, in aggiunzione a quanto già ha detto il oonsi* 
gliere Oarerj, enumera le varie azioni della Società, fin dal suo pri- 
mo sviluppo e quando ancora era semplice Club Africano, ricorda 
la riunione d'importanti banchieri e negozianti della nostra città 
per formare una Società di Colonizzazione e cosi prosegue ricor- 
dando la parte presa nella sventurata spedizione Porro. 

I soci signori comm. Scarzanella ed avv. Michele Rubino non- 
ché il consigliere Carerj rispondono pure all'on. Curcio che a sua 
volta resta soddisfatto delle avute spiegazioni. 

Si chiede la chiusura. Il socio Troya propone il seguente or- 
dine del giorno: 

" L'Assemblea lodando l'operato del Consiglio Generale lo ap- 
** prova e passa all'ordine del giorno. „ 

E approvato ad unanimità. 

In ultimo r Assemblea per ciò che riguarda le modifiche da 
apportarsi allo Statuto e Regolamento decide ohe lo Statuto vec- 
chio, con le relative varianti, sia pubblicato nel prossimo numero 
del Bollettino dando facoltà alla presidenza di riunire in seguito 
l'Assemblea, in seconda convocazione, per discutere le modificazioni 
proposte ed approvarle. 

La seduta è tolta alle ore 10 1|2 pom. 



Anno VI, Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 55 



MODIFICHE ALLO STATUTO ED AL REG0LA3IENT0 

Giusta il deliberato dall'Assemblea Generale, nella sua 
adunanza del 4 Aprile, pubblichiamo lo Statuto ed il Rego- 
lamento sociale ijella sua integrità , facendo seguire, agli 
articoli da modificarsi, i nuovi articoli modificati in carat- 
tere corsivo, giusta le proposte dal Consiglio Generale. 

Tutti quei soci che intendessero di fare accettare altre 
modifiche sono invitati a presentarle per iscritto alla Se- 
greteria della Società, non più tardi del 15 corrente, affin- 
chè il Consiglio Generale possa esaminarle e proporne il 
rigetto l'accettazione all'Assemblea. 

Art. 1. È istituita in Napoli un'Associazione, col nome di 
Società Africana d'Italia, 

Art. 2. La Società Africana d' Italia ha per iscopo : 

a) Studiare e promuovere quanto possa interessare l' Ita- 
lia nei suoi rapporti con l'Africa. 

b) Promuovere e incoraggiare spedizioni, per una più esatta 
conoscenza dell'Africa, tanto sotto il rapporto scientifico, quanto 
sotto quello commerciale. 

e) Adoperarsi, con ogni mezzo possibile, a difibndere e per- 
fezionare le conoscenze geografiche in genere, e quelle sutrAfrica 
in particolare, studiandone ancora le più pratiche applicazioni ai 
bisogni del commercio e dell'industria nazionale. 

Art. 3. La Società si compone di Soci benemeriti, onorari, 
corrispondenti, perpetui, effettivi ed aggregati. 

Art. 4. Possono essere Soci benemeriti, coloro che incorag- 
giano e facilitano efficacemente t'opera della Società. 

Alla sola Assemblea Generale dei Soci, è data facoltà di no- 
minare i Soci benemeriti, previa approvazione del Consiglio Ge- 
nerale. 

Art. 5. Possono essere Soci onorari, i cultori emeriti della 
Geografia e quei personaggi cospicui che le hanno arrecato grande 
giovamento. 

Essi sono nominati dall'Assemblea Generale. 

Art. 6. Possono essere Soci corrispondenti, gli esploratori più 
noti ed i cultori più valorosi di studi e di discipline geografiche, 
tanto nel campo scientifico, come nelle loro applicazioni pratiche. 



56 Bollettino della Società africana d^ Italia 

Essi sono nominati dal Consiglio Generale. 

Art. 7. Per tutte le nomine de'Soci benemeriti, onorari e cor- 
rispondenti, è sempre richiesta Y approvazione di due terzi dei Con- 
siglieri dei Soci presenti. 

Art. 8. Possoiìo essere Soci perpetui: coloro che, all'atto della 
nomina, pagano la somma di almeno lire 150. Essi fanno parte 
della Società per tutta la loro vita, senza che da loro sia mai do- 
vuto alcun altro pagamento, anche se, per ulteriore deliberazione, 
venisse variata nello Statuto la quota anzidetta. 

Le quote, pagate dai Soci perpetui, fanno parte del capitale 
intangibile della Società. 

Art. 9. Possono essere Soci effettivi : coloro che, essendo pre- 
sentanti da due Soci effettivi o perpetui, sono stati ammessi dal 
Consiglio Generale a far parte della Società; essi pagano una quota 
annua di lire 15. 

Art. 10. Ai soci perpetui od effettivi che, prima della fonda- 
zione della Società, furono Soci Fondatori del Club Africano di 
Napoli, è attribuito il titolo di Fondatori della Società Africa- 
na d' Italia. 

Art 11. Possono essere Soci aggregati: coloro che, essendo 
presentati da due Soci perpetui o effettivi, sono stati ammessi dal 
Consiglio Generale a far parte della Società; essi pagano una quota 
di lire 5 annue. 

Ari, 11, Possono Qssere Soci aggregati : coloro che , essendo 
presentati da due Soci perpetui o effettivi, sono stati ammessi dal 
Consiglio Generale a far parte della Società; essi pagano una 
quota di lire 10 annue. 

Art. 12. I Soci, a qualunque categoria appartengono: 

a) hanno diritto di voto neir Assemblea Generale ; 

b) hanno diritto di servirsi della Biblioteca sociale, unifor* 
mandosi esattamente agli speciali Regolamenti di essa; 

e) possono, nelle ore fissate, presso la sede della Società, 
prendere cognizione delle notizie che vi pervengono ed esaminare 
1 libri, le carte, i periodici, gli oggetti etnografici e le collezioni 
commerciali inviate alla Società; 

d) iMcevono gratuitamente le pubblicazioni periodiche ed oc- 
casionali della Società; 

Art. 13. I soci nuovi ammessi non potranno prender parte 
alla elezione delle cariche se non dopo un bimestre, dal giorno 
della loro ammissione. 

Art. 14. La Società potrà avere Comitati che la coadiuvino 
e la rappresentino nelle varie città d'Italia e dell'estero, esclusa 



Anno VI. Faso. Ili IV. Marzo-Aprile 1887 57 

— ■^ ■■■ I ■ I ■■ I ■■»■■■■ ■ I ■■■■—■■■■ I .^.^ I ■ T ■■ ^ 

Napoli. Essi saranno composti di soli Soci della Società Africana, 
e non potranno avere meno di cinque membri nelle città d'Italia 
e meno di tre in quelle dell' estero, 

Art. 15. I Comitati locali, che avranno raggiunto il numero 
di 50 componenti, potranno costituirsi in separate Sezioni della 
Società. 

Art. 16. È data facoltà alle Sezioni di eleggersi le cariche 
proprie e di compilarsi un regolamento; la loro costituzione però 
non sarà delSnitiva, se non verrà approvata dall'Assemblèa Ge- 
nerale, alla quale sarà pure presentato il regolamento in discorso* 

Art. 17. Sarà cura della Presidenza di ciascuna Sezione, di 
tenere informata la Società Africana degli atti sociali, perchè rio- 
sca più uniforme e più efficace il lavoro; sulle questioni d'inte- 
resse generale dovranno pure porsi d'accordo con la Società stessa, 
specialmente per tutto ciò che implichi, anche indirettamente, la 
responsabilità dell' Associazione. 

Le Sezioni avranno un Consiglio Direttivo, composto di uà 
Presidente e di un numero di Consiglieri da determinarsi secondo 
le circostanze locali. 

Art. 18. La Società Africana è rappresentata e diretta da un 
CmsigLio Generale^ composto di: 

a) Un Presidente, 

b) Un Vice Presidente, 

e) Dodici Consiglieri, fra i quali il Consiglio elegge un Te- 
soriere, un Bibliotecario ed un Direi tore del Museo. 

d) Un Segretario, 

e) Un Vice Segretario, 
e^ Due Vice Segretari, 

Fanno anche parte del Consiglio Generale i Presidenti di Se- 
zione col grado di Vice Presidente, e i S^retari di Sezione col 
grado di Vice Segretario. 

Il Vice Presidente ed il Vice Segretario del Consiglio Gene- 
rale hanno la prececenza sui colleghi delle Sezioni. 

U Vice Presidente ed i Vice Segretari del Consiglio Generale 
hmno la precedenza sui colleghi delle Sezioni, 

Art. 19. Alle cariche della Presidenza e del Consiglio Gene- 
rale non sono eleggibili che i soli Soci perpetui o effettivi. 

Art. 20. Tutte le cariche suaccennate hanno la durata di un 
biennio. Si rinnovano nel modo seguente: elasso il primo anno, il 
Vice Presidente, sei Consiglieri, estratti a sorte, ed il Vice Segre- 
tario usciranno di carica. Nel secondo anno, il Presidente, i sei 
Consiglieri rimasti in ufficio l' anno precedente, ed il Segretario. 



58 Bol'.ettino della Società africana d' Italia 



Tutti polrauno essere rieletti. 

Art. 20, Tutte le cariche suaccennate hanno la durata di un> 
biennio. Si rinnovano nel modo seguente : elasao il primo anno^ U 
Vice Presidente, sei Consiglieri , estratti a sorte, ed un Vice Segre» 
tario usciranno di carica. Nel secondo anno , il Presidente , i sei 
Consiglieri, Valtro Vice- Segretario, rimasto in ufficio V anno pre^ 
cedente, ed il Segretario. 

Art. 21. L* elezione delle cariche viene fatta a maggioranza 
assoluta dei presenti. Se dopo due votazioni nessuno avrà raggiunto 
tale maggioranza si procederà al ballottaggio fra coloro i quali 
hanno riunito maggior numero di voti. 

L' elezione del Presidente e Vice-Presidente dev* essere sem- 
pre fatta separatamente da quella dei consiglieri. Cosi pure per il 
Segretario e Vice-Segretarie. 

U elezione del Presidente e Vice- Presidente dev'essere sempre 
fatta separafaviente da quella dei consiglieri. Così pure per il /S^e- 
gretario ed i vice Segretari. 

Art. 22. L' Assemblea Generale dei Soci è convocata almeno 
una volta ogni bimestre, dietro deliberazione del Consiglio Gene- 
rale. Potrà essere convocata d* urgenza dal Presidente, o quando 
dieci Soci ne facciano domanda, adducendone i motivi. 

Art. 22. U Assemblea Generale dei Soci è convocata in tornate 
ordinarie tre volte V anno: per la relazione della presidiinza, la di- 
scussione del bilancio, la revisione dei conti e V elezione delle ca^ 
riche. 

Potrà essere convocata d' urgenza dal Presidente, o quando venti 
Soci ne facciano domanda, adducendone i motivi. 

Art. 23. L'A$»sembIea Generale dei Soci delibera, qualunque 
sia il numero degli intervenuti, salvo il caso in cui siano all'ordine 
del giorno: modificazioni allo Statuto e regolamenti della Società,, 
elezioni di cariche, discussioni sui bilanci, sui capitali e sull* indi* 
rizzo generale della Società. In tali circostanze sarà richiesto, per 
una prima convocazione, un numero di Soci uguale almeno al 
quarto del residenti in Napoli, più uno; in seconda convocazione» 
le deliberazioni saranno valide, qualunque sia il numero degl* inter- 
venuti. 

In tali circostanze sarà richiesto, per una prima convocaeionef 
un numero di Soci uguale almeno al quinto dei residenti in Napoli, 
più uno ; in seconda convocazione le deliberazioni saranno valide j 
qualunque sia il numero degV intervenuti. 

Art. 24. Le quote versate dai Soci perpetui, verranno inver- 
tite in rendita italiana, per formare il capitale IntaDgibile ed ina- 



Anno VI. Taso. IIMV. Marzo-Aprile 1887 59 

lienabile della Società. Il Consiglio delibera sulla scelta dell' Isti- 
tuto Bancario, ove, per cura del Tesoriere, saranno depositati i 
fondi della Società. 

Art. 25. Non sarà presa in considerazióne alcuna domanda, 
importante modificazioni allo Statuto, se non sia fatta per iscritto 
e firmata da almeno dieci Soci. 

Art. 25, Non sarà presa in considerazione alcuna domanda^ tm* 
portante modificazioni allo Statuto, se non sia fatta per iscritto e fir^ 
mata da almeno venti Soci, 

Art. 26. La Società ha un organo ufficiale, di cui il Consiglio 
Generale determina il modo di pubblicazione e nomina il Di- 
rettore. 

Art. 28. In caso di scioglimento della Società, Y Assemblea 
determinerà la destinazione da darsi al patrimonio sociale, a se- 
conda dei diritti acquisiti dai singoli Soci. 



REGOLAMENTO INTERNO 



! 

i DELLA 



SEDE CENTRALE - NAPOLI 

« 
Del Presidente e del Vice-Presidente 

Art. 1. Il Presidente e, in sua assenza o impedimento, il Vice 
Presidente, convoca e presiede le Assemblee Generali ed il Con- 
silio Generale; apre e sottoscrive la corrispondenza; firma, as» 
sieme al Segretario, i diplomi di nomina dei Soci ed i mandati di 
pagamento. 

Art. 2. Mancando il Presidente ed il Vice Presidente alle 
tornate dell'Assemblea o del Consiglio Generale, la presidenza 
della tornata ò assunta di diritto dal Consigliere più anziano tra i. 
presenti. L'anzianità si computa dalla data dell'elezione del Con- 
sigliere. 

Art. 2. Mancando il Presidente ed il Vice Presidente alle tornate 
deW Assemblea o del Consiglio Generale ^ la presidenza della tomaia 
ì assunta di diritto dal Consigliere più anziano tra i presenti. Van^ 
zianiià si computa dalla data dell* elezione e dal numero di voti ri' 
portati dal Consigliere* 



60 Bollettino della Società africana d'Itaia 



Del Consiglio Generale 

Art. 3. Il Consiglio delibera suU' ammissione dei Soci perpe- 
tui, effettivi ed aggregati, e sulla nomina dei Soci corrispondenti; 
provvede di sua iniziativa a tutto quello che riguarda il buon an- 
damento della Società: cura la compilazione del Bilancio preven- 
tivo e consuntivo, esegue le deliberazioni dell'Assemblea. 

Art. 4. Il Consigliere che non interviene a quattro sedate 
consecutive del Consiglio, e non giustifica la sua assenza, s'inten- 
de dimissionario, e sarà surrogato alla prima Assemblea Generale 
che avrà luogo. 

Art. 5. Il Tesoriere è scelto dal Consiglio Generale, fra i 
suoi componenti, a maggioranza assoluta di voti tra i present'»; da- 
rà in ufficio un anno e può essere rieletto. 

Art. 6. Il Consiglio Generale, in prima convocazione, deve 
raggiungere la metà più uno de' suoi componenti, per essere le- 
gale. In seconda convocazione è legale qualunque sia il numero 
d^li intervenuti. 

Art. 7. Le domande per essere ammesso come socio perpetuo, 
efiettivo aggregato flebbono essere presentate al Consiglio da 
due Soci perpetui o efiettivi. 

Su queste domande il Consiglio delìbera a maggioranza asso- 
luta dei presenti. 

Art. 8. Il Consiglio, par meglio dirigere i lavori scientifici e 
pratici della Società Africana, ha facoltà di istituire, presso la sede 
della Società stessa. Commissioni permanenti o temporanee^, e ne 
regola la funzioni. 

Art. 9. I Commercianti, industriali ed i navigatori ascritti alla 
Società, i quali vorranno unire ricerche geografiche alle loro in- 
traprese particolari, e ricevere istruzioni dalle suaccennate Com- 
missioni avranno diritto alla preferenza» nel caso che la Società 
sia in grado di aiutare con mezzi propri simili imp/*ese. 

Art. 10. La Presidenza può rilasciare biglietti d* invito della 
durata di un mese, per frequentare la sede della Società, agli Ita- 
liani stranieri, non residenti abitualmente in Napoli, quante volte 
ne sia fatta richiesta da un Socio. 

Del Tesoriere 

Art. 11. Il Tesoriere è responsabile dei fondi della Società; 
cura r esazione, e firma col Segretario le ricevute ; paga I man- 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 61 

dati firmati dal Presidente e dal Segretario. Al termine di ogni 
anno presenta al Consiglio la relazione del bilancio consuntivo ed 
il progetto di bilancio preventivo per Tanno seguente. 

Del Segretario 

Art. 12. II Segretario e, in sua assenza o impedimento, il 
Vice Segretario dirige gli uffici della Società, redige la corrispon- 
denza, l'albo dei Soci, i registri delle esazioni e delle corrispon- 
ze; compila i processi verbali delle sedute dell' Assemblea Gene- 
rale e del Consiglio. Generale; cura V esecuzione dì ogni altro prov- 
T Cimento che, per apposita deliberazione, non sia stato ad altri 

affidato. 

Art, 12. Il Segretario ed in sua assenza o impedimenlo , U Vice 

Segretario anziano^ dirige gli uffi^ci della Società 

A lui è affidata la redazione delle pubblicazioni sociali. 

Il Vice Segretario lo coadiuva in tutto qneste attribuzioni. 

/ Vice Segretari lo coadiuvano in tutte queste attribuzioni. 

Art. 13. Il Segretario ed il Vice Segretario fanno parte del 
Consiglio Generalo con voto deliberativo. 

Art, 13, Il Segretario ed i Vice Segretari fanno parte del Con- 
siglio Generale con voto deliberativo. 

Dell* Assemblea 

Art. 14. L'Assemblea Generale, nella prima riunione di ogni 
anno, nomina due revisori al bilancio consuntivo dell' anno decorso. 
Nella stessa tornata il Consiglio Generalo presenta il bilancio con-^ 
suDtivo anzidetto ed il bilancio preventivo dell'anno corrente. 

La Presidenza presenta il resoconto morale della Societt'i, per 
l'anno decorso, e una relazione generale sui lavori geografici del- 
l'anno antecedente, riguardanti specialmente l'Africa. 

Nella seconda tornata ordinaria udrà e discuterà il rapporta 
dei revisori det' conti e nella terza ordinaria, da tenersi a fin d'anno^ 
procederà alle elezioni delle cariche. 

Art. 15. Nessuna proposta può essere discussa dall'Assem- 
blea Generale, quando non trovii?i all'ordine del giorno, se prima 
TAsi^emblea non abbia votato sulla sua urgenza. 

Perchè sia iscritta all'ordine del giorno dell' Assemblea, ogni 
proposta deve prima presentarsi al Consiglio Generale. * 



62 Bollettino della Società africana d'Italia 



Dei Soci 

Art. 16. I Soci saranno muniti di una tessera di riconosci- 
mento. 

Art. 17. I nuovi Soci debbono pagare la loro quota entro un 
mese dalla data della loro ammissione. I soci effettivi possono pa- 
gare a rate quadrimestrali di lire cinque. Le rate annuali, come 
le rate di quadrimestre si pagano anticipatamente. Il Socio, che 
per due quadinmestri non avrà soddisfatto ai suoi obblighi, sarà 
radiato dalla lista. Il socio, che entro il mese di novembre di ogni 
anno non avrà dichiarato di voler cessare dal far parte della So- 
cietà, s'intende riconfermato per un altr'anno. 

Art, 17. I nuovi Soci debbono pagare la loro quoLz entra uà 
mese dalla data delV ammissione. 

I Soci effettivi possono pagare a rate quadrimestrali di lire^ 
cinque e gli aggregati a rate semestrali^ pure di lire cinque. 

Le rate annuali^ semestrali e di quadrimestre si pagano anti- 
cipatamente. U Socio che per due rate non avrà soddisfatto ai 
suoi obblighi f pub dal Consiglio Generale essere radiato dalVAlho 
ed il suo nome verrà affisso in apposita tabella con la indicazione^ 
radiato per morosità. 

I pagamenti a cui ogni socio è tenuto verso la Società sono 
annuali^ qualunque sia l'epoca della sua ammissione. 

II Socio chcy entro il mése di novembre di ogni anno^ non avrà 
dichiarato di voler cessare dal far parte della Società , s* intende 
riconfermato per un'altro anno. 

Art. 18. I Soci , non residenti in Napoli e i militari impe- 
diti per ragion di servizio, potranno farsi rappresentare nelle As- 
semblee Generali da un altro Socio, mediante speciale mandato 
per iscritto, da depositarsi negli archivi della Società. Nessun So- 
cio però può disporre di più di cinque voti, compreso il proprio. 

Art. 18. I Soci, non residenti in Napoli , i militari impediti 
per ragion di servizio e le signore socie j potranno farsi rappre- 
sentare , nelle Assemblee Generali da un altro Socio , mediante 
speciale mandato per iscritto , da depositarsi negli archivi della 
Società. Nessun Socio però può disporre di più di cinque votij 
compreso il proprio. 

Art. 19. I Soci hanno diritto di frequentare la sede della So* 
cietà in tutte le ore in cui è aperta. 

Art. 20 I Soci della sede Centrale possono frequentare le se- 
di delle Sezioni, e cosi quelli delle sezioni hanno il diritto di fre«- 
qaentare le sale della sede Centrale. 



Anno VI, Fase. IIMV. Marzo-Aprile 1837 63 



Il giorno 17 di. aprile, nelle sale della Società, il consigliere 
Carerj tenne una conferenza sul tema: La espansione coloniale ed 
il programma delV Italia in Africa, 

Il tema molto interessante per se stesso e di grande attua- 
lità attirò nno scelto e numeroso uditorio. 

La conferenza sarà pubblicata nel prossimo numero. 



Per dar posto a materie di maggiore attualità e per assoluta 
mancanza di spazio rimandiamo al prossimo numero la continua- 
zione degli articoli; 

In Africa attraverso % secoli del Oomm. N. Lazzaro, 

Attraverso il paese dei Danàchili dell' ing. Oicognani, 

Il deserto di Calahari di Carlo Nolte. 



CONSIDERAZIONI POLITICO-MILITARI 

SUI POSSEDDIENTI ITALIANI NEL MAR ROSSO 

Dato il caso che r Italia estenda 1 suoi possedimenti nel 
Mar Rosso , sarebbero essi militarmente difendibili 
senza il bisogno di sbocchi suiroceano, dato lo scac- 
chiere del Mar Rosso in rapporto al Mediterraneo e 
lo stato della nostra Marina Militare? 

Lo studio per stabilire se, dato che ritalia estenda i suoi pos- 
sedimenti nel Mar Rosso, essi sarebbero o no militarmente difen- 
dibili senza bisogno di sbocchi sull'Oceano, dato lo scacchiere del 
Mar Rosso in rapporto al Mediterraneo e lo stato della nostra 
Marina Militare, deve partire da due grandi ipotesi, cioè: o i pos- 
sedimenti italiani nel Mar Rosso sarebbero attaccati da una potenza 
africana , oppure da una potenza europea. Molto diflFerenti invero 
sarebbero le condizioni in cui noi ci troveremmo là, se di fronte 
ad un esercito indigeno piuttosto che contro una flotta europea con 
un relativo esercito da sbarco. 

Quando noi possedessimo i paesi della costa , da Suachim ad 
Assab, p. e., i nostri probabili nemici potrebbero essere l'Egitto 
al nord, i Sudanesi al centro e TAbissinia al sud. La storia di co- 
testi popoli, quantunque incompleta e forse non esatta, e* insegna, 
e le notizie sugli avvenimenti di quelle regioni c'informano, quale 
sia il valore d'ogni singola nazione di quelle e, più o meno preci- 
samente, quali i mezzi tutti che ognuna di esse potrebbe adoperare 



64 Bollettino della Società africana d' Italia 



per agire contro di noi, affine di scacciarci dal Mar Rosso. Dianao 
uno sguardo a queste singole potenze. 

L'Egitto potrebbe porci contro un esercito che, sebbene possa 
considerarsi il più poderoso d' ogni altro per quanto riguarda Y i- 
struzione, che si riscontra in buona parte dei suoi uffiziali, — spe- 
cialmente se europei, asiatici od americani,— e l'armamento e mu- 
nizionamento, nonché l'equipaggiamento in generale, pure ci si pre- 
senta con grandi difetti organici. 

La molta eterogeneità nei suoi elementi, non corretta da una 
efficace educazione e da una severa e ben intesa istruzione mili- 
tare , le reciproche gelosie tra i capi , il valore mplto discutibile 
di alcuni elementi e la proclività al disordine ed alla insubordina- 
zione di altri elementi, — che per conseguenza non sarebbero che 
di danno all'esercito nelle più pericolose circostanze, — concorrono 
certamente a costituirò dell' esercito egiziano una massa inetta a 
produrre un grande urto, come quella che per la sua eterogeneità 
non può rimanere unita a lungo. 

A persuadersi di ciò valga , oltre ad altre ragioni , ciò che 
Gordon scrisse nel suo Giornale durante 1* assedio di Cartura nel 
1884, dappoiché fu costretto rimandare in Egitto qualche migliaio 
di soldati che non gli erano che d* impaccio e pericolo , mentre 
tanto bisogno egli avea di rinforzi. E notisi che a rendere più de- 
bole Tesercito egiziano venne l'insurrezione del Sudan. Le nuove 
dottrine del Mahdi furoncr, e sono ancora, deleterie nei paesi del 
Sudan Egiziano, nella Nubia e nell'Alto Egitto. I vari reparti di 
truppe egiziane non appresero soltanto il valore del ferro e dei 
piombo dei Mahdisti, ma bensì anche le dottrine del falso Profeta, 
per cui le loro coscienze vennero scosse ed il loro fanatismo per- 
dette moltissimo del suo valore come forza di coesione ; ed essi 
rimasero turbati, incerti, increduli. 

Il tempo risolverà questa crisi; ma per ora noi troviamo quelle 
masse in tale stato, che per l'Egittto non é certamente dei più sod- 
disfacenti. 

Altra ragione di debolezza dell'esercito egiziano sono le finanze, 
che in Egitto si trovano pur troppo in cattive condizioni. L'efifettivo 
dell'esercito egiziano non può che essere molto limitato. Ufficiali e 
truppa spesso non ricevono soldo per molto tempo; e, secondo Gor- 
don, gli oifficialì maltrattano e spesso derubano i loro soldati di 
danaro, pane ed altro. 

Quando lltalia fortificasse bene i principali punti occupati e li 
presidiasse con sufficiente guarnigione, in modo da guarentirsi con- 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 65 

tre i colpi di mano, sarà impossibile all'Egitto attaccarci con tante 
e tali forzo da renderci impossibile una valida e' facile difesa. 

L'Egitto potrebbe forse, ammesso che i Sudanesi si ritirassero 
un po' al sud, e supposto che noi fossimo a Suachim, agire contro 
di noi per terra e per mare; potrebbe cioè imbarcare a Suez dieci 
dodici mila uomini e gettarceli addosso dalla parte di juare, men- 
tre un altro corpo di ugual forza potrebbe capitarci addosso dalla 
parte di terra. Ma la flotta da trasporto egiziana non giungerebbe 
nelle acque di Suachim prima che la nostra squadra del Mar Rosso 
l'avesse incontrata e distrutta; mentre che il tempo necessario alle 
truppe di terra per giungere a Suachim per le lunghe e faticose 
vie, — partissero esse pure dalle guarnigioni più meridionali delle 
stato, — sarebbe sufficiente per permettere ai nostri di fare gli ul- 
timi preparativi di difesa. 

Del resto, ammesso pure che i Sudanesi si ritirassero e si sta- 
bilissero al sud di Dongola, difficilmente l'Egitto s'indurrà ad eflFet- 
tuare la sopradetta doppia spedizione contro gì' Italiani nel Mar 
Rosso, poiché esso sa che da un momento all'altro potrebbe avere 
la poco gradita sorpresa d'una visita del Duilio, Dandolo, ecc., nelle 
acque d'Alessandria, e ricevere i significantiss imi saluti dei cannoni 
da cento tonnellate. 

I Sudanesi, quantunque non bene organizzati politicamente, pu- 
re, ligi al programma del M.aìi^— Convertire tutto il Sudan alla 
sua causa , quindi marciare suU Egitto e distruggere i falsi 
credenti Turchi^ e^ finalmente, stabilire il regno di mille anni 
alla Mecca, e convertire il mondo intiero , — potranno recarci 
gravi disturbi. Meno Assab e Beilul, tutti gli altri nostri possedi- 
menti , cioè tutti quelli più a nord , da Arafali in poi , sarebbero 
compresi nel programma del Mahdi. Però, non potranno i Sudanesi 
avere molta ragione contro punti ben fortificati, ben guerniti e vet- 
tovagliati che noi là possedessimo. È vero che nel cuore del Sudan 
parecchie masse di molte migliaia di combattenti si riunivano, aveano 
molta cavalleria, cannoni, fucili, ed armi indigene, nonché ufficiali 
europei che facevano parte dello stato maggiore del Mahdi e gli 
erano consiglieri intimi. La partita però ch'essi giuocherebbero con- 
tro di noi sarebbe molto differente. 

E prima d'ogni altra con siderazione a questo riguardo, valga 
quella, che una grande causa dissolvente la troverebbero nelle dif- 
ficoltà dei terreni da attraversare per recarsi alla costa, cosa che 
non possono fare che alla spicciolata per scarsezza d'acqua lungo 

le vie ; e poi , quando si fossero concentrati nei pressi d* uno dei 

4> 



66 Bollettino della Società afrioana d*Italia 



principali punti della costa , come potrebbero vivere uniti là ove 
subito mancherebbero loro le risorse , poiché in generale quei 
paesi costieri di risorse ne offrono ben poche? Sarebbero dunque 
obbligati a dividersi per vivere, poiché anche dall' interno sarebbe 
difficilissimo aver vettovaglie a sufficienza per parecchie migliaia 
d'uomini a cotanta distanza. 

Le molte armi all'europea eh' essi pc»sseggono non sono tanto 
temibili, sia perchè. in gran parte guaste, sia perchè essi difettano 
di. munizioni -— difetto di cui provarono gli effetti sin dal 1884, 
quando assediavano Gartum. — Tra i loro capi stessi v'è rivalità, 
sicché non potrebbero forse a lungo rimanere uniti allorquando alle 
reciproche gelosie s'aggiungesse la mancanza d'opportunità d'esal- 
tare la loro fantasia con facili vittorie , come talvolta accadde 
quando essi combatterono contro gli Egiziani in aperta campagna. 

In ogni caso, anche se riuniti in massa considerevole, non po- 
tranno scacciarci dalle nostre posizioni ben fortificate e valorosa- 
mente difese. Ed a nostro conforto torna, a questo riguardo, il ri- 
cordare che i Sudanesi non si mostrarono molto abili nelle opera- 
zioni d'assedio contro Carlum nel 1884. E dobbiamo rammentare 
che Cartum non offriva loro grandi difficoltà, per essere espugna- 
ta. La guarnigione v' era scarsissima , composta d' elementi etero- 
genei, gran parte dei quali era una vera potenza negativa (Basci 
Busuch e Shaggyeh ) ; le vettovaglie non erano certo abbondanti; 
notizie sulle condizioni della città i Sudanesi poteano sempre aver- 
ne , poiché era lìbero alla popolazione uscirne e recarsi al campo 
degli insorti se voleva: v era differenza nelle opinioni dei principali 
cittadini, nonché di religione da parte di chi comandava la città, 
Gordon. Tutte queste ed altre molte circostanze, non potevano se 
non offrire ai Sudanesi grandi opportunità per effettuare i loro pia- 
ni d'attacco; eppure la città non cadde se non quando le porte di 
essa furono aperte ai Mahdisti da perfidi traditori. 

Se noi dunque ci trovassimo di fronte a masse mahdiste, poco 
avremmo a temere finché difendessimo i nostri possedimenti dai 
nostri forti, con truppe nazionali o miste, ma disciplinate, affezio- 
nate, valorose e fedeli. È però di somma necessità a questo pro- 
posito , curare la scelta dell' elemento indigeno da assoldare , per 
costituire un esercito coloniale. Non ci accada ciò che accadde a 
Gordon nel 1884 a Carcum. Egli il giorno 18 Novembre scriveva 
nel suo Giornale : — Dovrò trasportare queste truppe superiori 
(i Shaggyeh) fuori del forte del Nordj, poiché l' avvicinarsi degli ' 
Arabi le ha riempite di sgomento. Le ho tolte da ogni luogo a 
cui gli Arabi si avvicinarono. È veramente assurdo che s'abbia a 



Anno VI. l'aso. III-IV. Marzo-AprUe 1887 67 



pagare e tenere queste truppe. — E riguardo i Basci Busuch 
egli scrisse il giorno dopo : — Devono passare dodici giorni pri- 
ma che le razioni mensili siano dovute : questa sera mi è rap- 
portato che quelle truppe affatto inutili , — qualche cinquantina 
Basci Busuch — cominciarono a gridare che essi non aveano 
nulla da mangiare, e giunsero sino al punto da gettar giù le loro 
anni; è già troppo, se si consideri che essi ricevono le loro com- 
plete razioni da soldati , ed anche la paga da uomini che si sup- 
pongono doversi provvedere ogni cosa da sé, cosicché è perfetta- 
mente un dono gratuito il dar loro razioni , e se ne do loro , do- 
vrei mozzar la loro paga; il meglio di ciò é, che io diedi loro ra- 
zioni complete per il mese , alla cui fine mancano ancora dodici 
giorni. — 

Altro ancora scrisse Gordon riguardo a quella parte di truppe 
ch'egli avea a Cartum, e fini collo spedirne in Egitto qualche mi- 
gliaio per liberarsene, mentre con immensa ansietà attendeva rin- 
forzi dall'Egitto stesso. 

Queste sono lezioni di cui dobbiamo profittare con molta cu- 
ra, ed avremo quindi il compenso di mostrare ai Mahdisti che il 
loro Profeta non avea saputo considerare le difficoltà che si sareb- 
bero loro opposte sulla via che mena alla Mecca , attraversando 
i possedimenti d'una forte potenza civile. 

Ci si offre poi, al sud, come probabile nostro nemico, TAbis- 
sinia. — Vaghe sono le notizie che sempre s ebbero circa la forza 
dell'esercito abissino, e forse informazioni complete ancora non si 
possonoj avere. Malgrado però una organizzazione speciale — se 
pur si può chiamare organizzazione — prettamente indigena , in- 
formata alle condizioni ed ai bisogni di quel paese affatto singo- 
lare sotto molti riguardi, noi dobbiamo ritenere che una gran massa 
di soldati potrebbesi in un momento gettare addosso ai nostri pos- 
sedimenti, e soldati a cui non fa certamente difetto un certo va- 
lore. L'abissino ama molto il suo paese e n'è geloso custode ; ag- 
giungasi a questa circostanza l' amor di gloria , o di rapina , dei 
capi, tutti , e la tendenza al ladrocinio — che là prenie aspetto 
legale sotto il nome di razzia — di tutto il popolo abissino che 
cosi viene educato, per rendere povere ed impotenti le tribù confi- 
finanti coll'imperó, ed avrassi una certa tal quale idea di ciò che 
è r elemento di cui si compone T esercito della grande Svizzera 
Africana. 

Non si può però dire che vi sia omogeneità di elementi nel- 
Tesercito imperiale. Se il Negus Neghest riunisse le armate dei 



68 Bollettino della Società africana d'Italia 

vari suoi regni, noi vedremmo , p. e. , gli Scioani per nulla affia- 
tati coi Goggiamesi, non solo , ma tali sono le relazioni che pas- 
sano tra loro, e ciò a cagionp delle frequenti guerre ch'ebbero a 
combattere gli uni contro gli altri, che forse non sarebbe prudente 
riunirli in una sola massa. E ciò che diciamo di questi due eser- 
citi, dicasi pure degli Scioani cogli Amhara (o Amharesi) e coi 
Tigrini. — L' idea però del potere dell' imperatore Giovanni può 
ancora molto su di loro tutti, ed il giorno ch'egli stesso li condu- 
cesse alla battaglia, si desterebbe in essi quelTentusiasmo ch'è pro- 
prio della loro nazione e che la memoria stessa del valore del 
loro duce non potrebbe a meno di suscitare. 

Il valore dell'esercito abissino fu parecchie volte provato sia 
contro masse armate di popolazioni barbare o semi barbare , sia 
contro eserciti di nazione che potrebbe dirsi civile. — I Gallas , 
al sud dell'impero, furono più volte fatti scopo alle mire dell' im- 
peratore d'Abissinia , ed i loro paesi n'ebbero rovina ed estermi- 
nio. L'Egitto stesso mandò due eserciti contro gli Abissini, ed am- 
bidue, benché armati ed equipaggiati all'europea, e l'ultimo forte 
di circa 20000 uomini, furono sacrificati nelle va Hi del Tigre: par- 
lino le alture di Gundet e le vicinanze di Gura! 

Se poco ammaestramento possiamo trarre dallo studio del modo 
di condurre la guerra dell'Abissinia contro le popolazioni barbare 
del sud, molto più possiamo però ottenerne dallo studio dei suoi com- 
battimenti contro gli Egiziani, e ciò perchè sia per le armi, sia per 
le forme di combattimento, e sia per la tattica, è certo che cogli 
Egiziani, che furono istruiti all' europea , noi potremo trovare pa- 
recchi punti di contatto; e ciò per quanto riguarda il nostro arma- 
mente ed equipaggiamento, nonché forme tattiche e modi di com- 
battere contro quelle masse disordinate in apparenza, ma ordinate 
in modo speciale, in armonia cioè col complesso di circostanze che 
le spingono irruentemente sul loro obbiettivo finale. 

L'obbiettivo dell'esercito abissino — è facile comprenderlo — 
sarà la costa Samharica ed i principali punti del litorale tutto che 
le si estende a sud-est sino al Golfo di Tagiurra, se fin là avessimo 
nostri possedimenti; e può anche dirsi che potremmo essere attac- 
cati pure sulla costa Zeilana, se là fossimo stabiliti. 

L'esercito abissino si presenterebbe contro di noi non già come 
si presentò molto volte contro i Gallas e contro gli Egiziani. In 
quelle specie di combattimenti, tutte le forze erano di qualche va- 
lore , poiché si trattava di combattere in paesi ove si trovavano 
risorse per il vitto delle masse — e forse la necessità di procu- 
rare il vitto per esse era l'unica ragione d'intraprendere la guer- 



Anno VI. Fase. IIMV. Marzo-Aprile 1887 69 

ra ; — e poi si combatteva in aperta campagna ove , e quando il 
numero immensamente superiore di combattenti, e quando speciali 
cognizioni dei luoghi estremamente difficili, diedero sempre ragione 
agli Abissini , se se ne eccettui all' assalto del forte al passo del 
Chor Chaya (Gura) , nei giorni 8 e 9 marzo 1876 , ove essi po- 
terono constatare che la loro tattica, le loro armi ed il loro grande 
entusiasmo a nulla valsero se non a riempire le fosse del forte , 
ed i piani vicini, dei loro morti e feriti, senza neppur guadagnare 
una sola trincea. 

La strage cagionata nelle loro file dalF artiglieria egiziana in 
quei giorni , avrà loro insegnato che contro i forti ben difesi da 
potenti cannoni, non si va all'assalto coir arma bianca, o con soli 
fucili, con cannoni come quelli che si adoperarono contro il sud- 
detto forte dalle alture presso Gura, e che furono tosto smontati 
dairartiglieria egiziana. Né TAbissinia troverà conveniente portare 
alla costa masse di cavalleria di molte migliaia d' uomini , come 
fanello sue guerre , o meglio razzìe, contro le tribù Gallas. 
Sceglierà certamente la parte più eletta delie sue armate, sia ri- 
guardo ad attitndiue battagliera, sia riguardo ad armamento. Ora, 
è supponibile che le forze elette dell' Abissinia possano scacciare 
dai nostri forti là sul Mar Rosso, le nostre truppe? Se i forti non 
si possono prendere con un colpo di mano, poiché c*é tempo suffi- 
ciente da metterli in completo stato di difesa,-— se pur di qualche 
cosa difettassero, — prima che le forze abissine vi si avvicinasse- 
ro, è certo che gli abissini dovrebbero assediare detti forti e bat- 
terli colle loro artiglierie sin da principio. Ha l' Abissinia artiglie- 
rie potenti? capaci di ridurre al silenzio quelle dei forti italiani ? 

L' Abissinia possiede si cannoni , ma non sono certo della 
migliore specie. La prova che fecero presso Gura , quando dalle 
alture dominanti battevano il forte degli Egiziani , ci mostra che 
Tartiglierìa egiziana non durò fatica, benché da posizione domina- 
ta, a smontarli dopo non lungo fuoco. 

Del resto si sa che i cannoni abissini sono, in massima parte, 
di fabbricazione indigena, e pochi soltanto d'altra provenienza, ed 
è certo eh' essi non potranno reggere alle nostre potenti e perfe- 
zionate artiglierie. 

Un assedio ai nostri forti importerebbe all' Abissinia la neces- 
sità del concentramento di masse di truppa piuttosto considerevoli, 
cui potrà bensì avere con facilità, ma che difficilmente potrà vet- 
tovagliare in una regione povera, chiusa come dovrebb'essere dalla 
parte di mare per mezzo della nostra flotta, e molto distante dalla 
jparte più ricca dell* impero abissino. Non valendo dunque le loro 



70 Bollettino della Società africana d' Italia 

armi, per impadronirsi subito dei nosl;ri forti — poco importando 
il numero di combattenti , che contro i forti non troverebbero 
campo d'azione — e non potendo rimanere a lungo ad assediarli, 
gli abissini sentiranno la necessità di ritornare ai loro monti e la- 
nciarci tranquilli. 

A questo proposito sarebbe bene ricordare che l'Abissinia non 
tarderà fare un passo su Hauachil ed Hamfilia ed impadronirsene. 
Re Giovanni le avea già comprese sin dal 1874 nella nuova pro- 
vincia ch'egli avea costituita sul Mar Rosso allo scopo di assicu- 
rare il porto di Zula all'Abissinia, e certamente sentirà il bisogno 
di possederle , per introdurre nel suo impero armi e munizioni , 
ciò che non può più fare a suo talento per la via di Massaua o 
Zula. 

Sino ad ora si è considerato il caso che i nostri possedimenti 
consistessero soltanto in alcuni punti della costa dall'estremo limite 
sudest del Mar Rosso, — Ras Sejan , — sino a Suachim. Che se 
invece fossero estesi a tale da comprendere qualche regione del- 
l'interno , le considerazioni fatte precedentemente non sarebbero 
certamente sufficienti , e per conseguenza le deduzioni non sareb- 
bero identiche, quantunque ci troveremmo sempre — almeno fin- 
ché la forza dei vari Stati Africani precitati si manterrà presso- 
ché tale qual'è attualmente, — in condizioni da tenere i nostri pro- 
babili nemici in rispetto. 

Supposto, p. e., che possedessimo, oltre a Suachim, Berber e 
Cartum , nonché la striscia di territorio , sulla destra e sinistra 
del Nilo Bianco , che si estende tra queste due città e che è la 
parte coltivata della valle del Nilo in quelle latitudini, — la quale 
comprende: Dar Berber, destra e sinistra del Nilo; Dar Giab, de- 
stra e sinistra del Nilo; Dar Scendi, destra, e Dar Metammeh , si- 
nistra del Nilo ; Dar Halfai , destra e sinistra del Nilo; — e cosi 
pure la striscia di territorio su cui si trovano le vie che da Sua- 
chim vanno a Berber ; quali sarebbero i nostri probabili nemici ? 
potremmo difendere tali possedimenti contro di loro? 

I probabili nostri nemici sarebbero l'Egitto ed i Sudanesi. L'È-' 
gitto, per le ragioni che si addussero sin da principio, non vorrà 
però recarci grave molestia , per cui è da credere potremo stare 
tranquilli. Chi invece potrà attaccarci di frequente saranno i Su- 
danesi. Però, con Cartum fortificata meglio che non fosse quando 
la difendeva Gordon , specialmente per quanto riguarda la linea 
fortificata del sud, che offriva troppo deboli le sue estremità che 
toccavano il Nilo Bianco ad ovest ed il Nilo Azzurro all'est, a 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 71 

con una grossa guarnigione che presidiasse questa città, e tale da 
garantirla sempre da un colpo di mano, i Sudanesi non potranno 
certamente avere ragione su noi. A garentire Cartum poi, contro 
ripetuti attacchi, sarà necessario avere sempre sicura e libera la 
nostra linea d'operazione; e per ciò Berber -— a questo fine di ca- 
pitale importanza — dovrà essere pure ben fortificata e ben pre- 
sidiata. E siccome è troppo lungo il tratto che separa queste due 
città luna dall'altra, quale anello di congiunzione dovrà aversi un 
presidio a Scendi e Metammeh. 

In questo cas«, padroni delle vie che mettono da Debbeh a 
Cartum , da Corti a Metammeh e da Meraui a Berbor , potremo 
guarentire la sicurezza della nostra linea d'operazione. — Le co- 
municazioni tra le città di Cartum e Berber si faranno per il Nilo 
per mezzo di piroscafi, finché non si trovi conveniente e possibile 
costruirvi una ferrovia. 

Il tratto da Suachim a Berber oflfre maggiori difficoltà e ri- 
chiede la creazione di' opere che possano permettere il passaggio 
non interrotto di truppe, anche in quantità non tanto esigua quanto 
lo permetterebbe adesso per la scarsezza d'acqua. Se fosse possi- 
bile, bisognerebbe ayere un forte nucleo di truppe a metà distan- 
za , p. e. a Cocreb ; ma ciò sarà forse impossibile , nel qual caso 
detta linea dovrà almeno essere guarentita, per mezzo di più posti 
suflScientemente guerniti, contro le tribù che tentassero di minac- 
ciarla. 

Questa striscia (Suachim-Berber-Cartum) sarebbe forse troppo 
debole, poiché troppo ristretta,' considerata la sua grande lunghez- 
za; ma allorché Berber fosse ben fortificata , presidiata e fornita 
di materiale e vettovaglie , con buona dotazione di munizioni , in 
modo da renderla perciò in gran parte indipendente da Suachim, — 
ed aggiungasi anche che essa fosse congiunta a Suachim con una 
ferrovia, — è certo che i Sudanesi non troverebbero che da finire 
di guastare, nell'attacco di essa, i pochi cannoni Krupp e le poche 
Nordenfelt che posseggono , senza approdare ad alcun risultato. 

Sarebbe forse conveniente piantare una stazione militare sul 
basso Atbara, ad Atbara, p. e., o ad Hamdal , la quale , padrona 
cosi della via Hamdal-Harraareb-Suachim da una parte, e Hamdal- 
Assur dall'altra, servirebbe per sorvegliare sin dai primi momenti 
i movimenti che i Sudanesi stessero per fare attraverso il Che- 
daref ed i Tacca, nelle valli dell' Atbara e del Gash, sia verso 
nord, sia verse nord-ovest, e li terrebbe in soggezione. 

Oltre poi che per l'impossibilità di scacciarci per forza d'armi 
dai nostri possedimenti , i Sudanesi si troverebbero costretti a re- 



é^ 



2 Bollettino della Società africana d' Italia 



stituirsi alla pace per ragioni economiche. Infatti, quando fossimo 
padroni delle vie niliache, per dove i prodotti delle più ricche re- 
gioni sudanesi si muovono verso il mare , e della costa del Mar 
Rosso da Suachim ad Assab, ove la loro affluenza trova lo sfc^o 
necessario, è chiaro che il loro commercio sarebbe nelle nostre 
mani, ed essi muoverebbero guerra ad esso il giorno stesso che at- 
taccassero le nostre posizioni, o ci dessero motivo a dubitare sulle 
loro intenzioni a nostro riguardo. 

Supposto che possedessimo Cheren , Cassala e Cartum , con 
Sennaar e Chedaref, le condizioni per noi sarebbero diverse dalle 
precedenti. In questo caso, Abissinia, Sudan ed Egitto, potrebbero 
un giorno essere nostri nemici. 

Dell' Abissinia soia non avremmo a temere , poiché se essa mi- 
.nacciasse Cheren, Cassala o Chedaref, avremmo agio' di gettare 
un corpo di truppe su Adua per la via di Senafe, nel momento 
stesso che altre nostre truppe si recherebbero a Cheren od a Cas- 
sala da Massaua , oppure a Chedaref da Sennaar e Cartum. 
L' Abissinia non vorrebbe certamente darci il Tigre per i Taca 
od il Chedaref, poiché verrebbe cosi allontanata dal mare a cui 
agogna da lunghi anni, e dai Bogos, nonché dagli altri facili tea- 
tri d' operazioni per le sue razzie, come sono i paesi dei Mensa, 
dei Beit Tacu, Marea, Temariam, Habab, ecc; né si indurrebbe a 
perdere Adua e le altre provincie abissine che le stanno a nor-dest, 
sulla sinistra del Mareb, per prendere i Bogos con Cheren. E si 
noti che da Gassala saremmo noi anzi che potremmo minacciare 
il cuore dell' Abissinia, allorquando avessimo per alleata la tribù 
dei Baseh, i cui abitanti conoscono perfettamente le strade che, at- 
traverso la loro difficile regione, entrano per la valle del Mareb e 
del Tacazzé in Abissinia. 

Se avessimo contro di noi il Sudan, cioè quella parte di esso 
che si reggesse da sé, Cartum e Sennaar nonché Chedaref, sa- 
rebbero certamente in pericolo , se non fossero ben fortificate e 
e presidiate. Detto pericolo sarebbe però facilmente scongiurato 
quando avessimo costrutte là delle ferrovie che ci permettessero 
un rapido trasporto di truppe e materiali nei punti minacciati. 

Hbu Haraz dovrebbe essere una stazione militare d'appoggio 
e di colicamente; unitamente a Chedaref essa dovrebbe sostenere 
Sennaar , dovrebbe impedire ad un corpo di truppe sudanesi di 
gettarsi tra Cartnm e Sennaar, per intercettare le comunicazioni 
^ra quelle due città ed il loro reciproco -appoggio; come pure do- 
vrebbe impedire che truppe nemiche provenienti da Carcoj e De- 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo- Aprile 1887 73 



herchi, entrassero" nei paesi dei Chenana a Recabin, tra Sennaar 
e Chedaref, intercettando le comunicazioni tra queste città, e per- 
mettendo loro di stabilirsi presso il confluente del Rahad col Nilo 
Azzurro, a Would Medinat , p. e., ò Messalamia , come fecero al 
tempo dell'assedio di Cartum nel 1884. 

Cassala dovrebbe, per ragioni simili a quelle che militano in 
favore di Berber, essere un grande centro militare, come lo è an- 
che commerciale. La sua posizione è favoravole per agire sia contro 
r Abissinia, come vedemmo, per la facilità di penetrare dal sud-est 
della regione dei Baseh, nel cuore di detto impero, sia contro il 
Sudan, poiché quale grande centro militare si presterebbe a soc- 
correre tutte le città da noi possedute sulla sinistra dell' Atbara 
sino al Nilo Bianco, allorquando esse non potessero reggersi senza 
pronti soccorsi contro incessanti attacchi. E certo però che a rag- 
giungere questo scopo bisognerebbe rendere più facile la via che, 
attraverso il deserto , da Gassala per Cerasi conduce a Cartum, 
come pure quella che da Cerasi — anche attraverso il deserto — 
va ad Abu Haraz passando presso J. AUaua Et-tor. 

Cassala poi si presterebbe anche contro l' Egitto, poiché, sem- 
pre quando noi fossimo padroni della costa del Mar Russo sino a 
Suachim, l'Egitto non avrebbe che una sola linea principale d'in- 
vasione, per la via Berber-Gos Redjeb, lungo l'Atbara, via lunga 
e povera. 

Ammessa dunque la possibilità di rifornire di truppe , mate- 
riale e tutto il necessario, le città prese in considerazione, non ri- 
marrà ai Sudanesi che ritirarsi dinanzi la nostra vigorosa ed atti- 
va resistenza, per ridursi alla pace. 

L' Egitto potrebbe tentare d' attaccarci contemporaneamente a 
Suachim per mare ed a Cartum per terra e per il Nilo, con pic- 
coli piroscafi, come quelli usati da Gordon per attaccare le opere 
costruite dai Mahdisti sulle rive del Nilo Bianco e del Nilo Azzur- 
ro- Le forze egiziane operanti sul Nilo si dividerebbero forse in 
due corpi indipendenti l'uno dall'altro: l'uno dovrebbe agire su 
Cartum, l'altro su Cassala. Il primo potrà suddividersi a Debbeh 
in due parti che dovrebbero portarsi su Cartum, l' una per la via 
Debbeh-Cartum, attraverso la steppa di Bajuda; l' altra per la via 
Ambucol-Metamma-Scendi-Cartum. Il secondo corpo si dirigerebbe 
sa Cassala per la via di Berber-Gos Redjeb. 

Cartum potrà avere subito rinforzi da Sennaar ed Abu Ha- 
raz , mentre Cassala li avrà da Chedaref , Amideb e Cheren. Da 
Massaua partirebbero pure truppe per Cassala, mentre da Sua- 
chim — dappoiché è ammissibile che le nostre forze navali del 



74 B'^llettino della Società africana d'Italia 

Mar Rosso avrebbe presto ragione della fiotta egiziana — si po- 
trebbe spedirne, quando gli Hadendoa ci fossero amici, a Cartum 
per la via di Filich-Gós Redjeb-Abu Delech, attraverso l' isola di 
Meroe. Però la mancanza d'acqua potrebbe impedirci di attra- 
versare quel deserto; nel qual caso saremmo obbligati passare a 
Cassala, e di là per Chedaref ed Abu Haraz recarci a Cartum. 

Saputosi dagli Egiziani che le guarnigioni divSennaar e di Aba 
Haraz furono indebolite per soccorrere Cartum, non è a meravi- 
gliarsi se una loro colonna da Scendi, attraverso l' isola di Meroe, 
per Sheich Hassan, si portasse su Abu Haraz e Sennaar per iso- 
lare Cartum. 

Giunti a questo punto, non ci è permesso continuare più oltre 
in tali ipotesi, quando si pensi che l'Egitto non vorrà certamente 
avventurarsi in simili imprese, poiché esso sa che ha tutto V inte- 
resse di non vedere le più grandi corazzate del mondo schierata 
in linea di battaglia nelle acque del suo gran delta, e di non pro- 
vare gli efietti del fuoco delle loro potentissime artiglierie. 

Ed ora possiamo considerare di dover difendere quei possedi- 
menti contro le forze alleate dell' Abissinia coi Sudanesi. — L'Egitto 
non si considera, poiché questo stato potrebbe esserci il più temi- 
bile alleato degli altri due, solo quando non avesse sul Mediterra- 
neo una parte cotanto vitale di se stesso esposta ai nostri facili 
attacchi. 

I due eserciti, abissino e sudanese, avrebbero certamente cia- 
scuno un obbiettivo speciale. La zona dei nostri possedimenti da 
Massaua a Cassala , cioè tutti i paesi sulla destra dell' Atbara e 
confinanti coir Abissinia — Geleb, Cheren, Amideb, Cassala, ecc, — 
sarebbero altrettanti obbiettivi per l'esercito abissino; mentre che 
con molta probabilità i paesi da noi posseduti sulla sinistra del- 
l' Atbara — Chedaref, Abu Haraz, Sennaar, Cartum, ecc, — sareb- 
bero gli scopi dell'esercito sudanese. 

Gli Abissini tenterebbero subito di gettare buon nerbo di trup- 
pe nel nordest del Tigre e nei Bogos, col dupplice scopo d' impedire 
agii Italiani di entrare in Abissinia da Zula, per Senafe ed il 
passo d'Adurfa, oppure da Massaua, per Gura o Ghinda od Ailet, 
e di impadronirsi di Cheren; ed affine d* intercettare le comuni- 
cazioni tra Massaua e le città occidentali dei nostri possedimenti. 

Probabilmente dovremmo incontrare molte difficoltà e passare 
molto tempo, prima di poterci aprire la via per ristabilire le co- 
municazioni colle nostre città d'occidente ed internarci da quella 
parte; ed il farci perdere lungo tempo alla costa, senza poter co- 



Anno VI. Fase. IIT-IV. Marzo-Aprile 1887 75 

municare colle guarnigioni interne ed aiutarle, sarebbe certamente 
di grande vantaggio per gli alleati. 

Altre forze abissine potrebbero in pari tempo essere, spedite 
ad Amideb, affine d' attaccarci , ed a Cassala , ecc; le quali città, 
non soccorse in tempo, sarebbero forse obbligate, dopo un certo 
periodo d' assedio , ad arrendersi. Colla caduta di Cassala , tutte 
le altre città sulla sinistra dell' Atbara e sui due Nili, sarebbero 
in pericolo e forse non si potrebbero sostenere a lungo, eccetto nel 
caso in cui possedessimo Berber, poiché allora avremmo una via 
di comunicazione aperta, cioè la via Suachim-Berber-Cartura. 

Cartum, che dovrebbe essere ben fortificata e ben presidiata, 
è a credere che non potrebbe essere presa che per fame; ed a 
questo mirerebbero i Sudanesi sia coli' impadronirsi di Sennaar, che 
si può chiamare il granaio di Cartum, sia coli' impedire con ogni 
altro mezzo l'entrata di vettovaglie nella città. 

Però, se da una parte l'armata abissina potrà anche impa- 
dronirsi di Cheren ed impedirci di comunicare da Massaua coi no- 
stri possedimenti dell'interno, avremo pur sempre altre vie aperte 
che ci permetteranno di giungere in soccorso sia di Cassala sia 
di Amideb, e ci permetteranno di riprendere Cheren. 

La via Suachim-Cassala è sufficientemente agevole per per- 
naetterci di spedire a quella città buona quantità di truppe, mentre 
la via del Baraca, quantunque non molto buona, si presterebbe a 
portare truppe ad Amideb sia da Suachim, sia — e meglio ancora — 
da Trincatat, passando per Tocar. 

Da Cassala , avuti rinforzi , si potrebbe prendere l'offensiva 
rimontando la valle del Setit e combinando l'azione colle truppe 
di Amideb, le quali, attraverso il Mareb, dovrebbero concorrere 
colle prime su Adua. Intanto rinforzi sarebbero mandati da Cas- 
sala a Chedaref, d' onde si dovrebbe impedire ai Sudanesi di attra- 
versare r Atbara e minacciare le nostre truppe nella valle del 
Setit. — Da Cassala , ove giungeranno sempre nuòve truppe , si 
spediranno rinforzi ad Abu Haraz e Sennaar, nonché a Cartum; 
ciò, ben inteso, quando non si possedesse Berber, poiché se pos- 
sedessimo quella città, i rinforzi a Cartum, Abu Haraz e Sennaar, 
si spedirebbero per la via del Nilo. 

L' armata abissina del nordest non tarderebbe ad essere chia- 
mata, almeno in parte, su Adua; e le truppe italiane da Massaua 
non tarderebbero ad avere ragione sul resto degli abissini che si 
trovassero a Cheren. 

L' avere costretto T Abissinia a ritirarsi dai Bogos e forse 
dall' Hamasen per difendere il Tigre , minacciato per le vie del- 



76 Bollettino della S )cietà afrioana d' Italia 

r Agame, dello Scirè e dell' Adet; T avere rinforzati i presìdii sui 
due Nili e V avere rese libere tutto le vie di comunicazione Sua- 
chim-Berber, Suachim-Cassala, Tocar-Amideb e Massaua-Cheren- 
Cassala , ci metterà certamente in grado di agire anche offensi- 
vamente contro i Sudanesi con probabilità di buon successo, attac- 
cando le loro posizioni e le loro città; eie che li indurrebbe, col- 
r Abissinia, a chiedere la pace. 

Da quanto si disse precedentemente, emerge la manifesta ne- 
cessità d' avere le tribù degli Hadendoa e dei Beni Amer nostro 
alleale, od almeno nostre amiche, affinchè ci permettessero di per- 
correre le vie sul loro territorio pacificamente non solo, ma of- 
frendoci anzi i loro aiuti col mettere a disposizione delle nostre trup- 
pe di passaggio tutte quelle risorse che i loro paesi producono o 
posseggono. 

Cassala e Berber oltre ad essere ben fortificate e presidiata» 
dovrebbero avere grandi magazzini, dovendo esse considerarsi co- 
me due centri di difesa e di rifornimento. 

Cartum e Sennaar dovrebbero avere buone opere di difesa e 
sufficiente guarnigione, per non temere d* un colpo di mano e per 
sostenersi in ogni caso sino al giungere di rinforzi per le vie già 
citate. 

A questo aggiungasi la costruzione di opere e vie che servissero 
a facilitare le comunicazioni ed il reciproco appoggio di quei punti 
lontani; e noi potremmo concludere lo studio di questa prima ipotesi 
col ritenere che i nostri possedimenti in Africa, dal Mar Rosso al 
Nilo Bianco, e da Suachim a Ras Sejan o Golfo di Tagiurra, sareb- 
bero militarmente difendibili contro uno qualunque degli stati afri- 
cani confinanti, né sarebbe impossibile difenderli anche se fossero 
attaccati da più armate di quegli stati alleati; e ciò senza che aves- 
simo bisogno d'uno sbocco sulF Oceano, poiché se l'Egitto con un 
mezzo qualunque potesse impedire il passaggio delle nostre navi pel 
Canale di Suez, dobbiamo rammentare che benissimo si prestereb 
be all' uopo la ferrovia Alessandria-Suez ! 

Sulla seconda ipotesi, su quella cioè che i nostri possedimenti 
fossero attaccati da una potenza europea, le considerazioni sono più 
generali, e non si potrebbe pronunziarsi a priori sulla difendibilità 
dei medesimi, senza conoscere prima da chi potessero essere at- 
taccati, in qual' epoca, in quali condizioni, ecc. 

È ovvio però ammettere che le potenze che potrebbero per 
avventura attaccarli, sarebbero quelle stesse che hanno maggiori 
interessi sulla costa orientale dell'Africa o sull'occidentale del- 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 77 

r Asia: Inghilterra, Francia, Germania, p. e,, sarebbero tra le pri- 
ma—Sarebbero difendibili i nostri possedimenti nel Mar Rosso con- 
tro l'Inghilterra? contro la Francia? contro la Germania? Ed 
avremmo noi bisogno d'uno sbocco sull'Oceano per la loro difesa? 

È tanto arduo ed intempestivo il rispondere a queste domande, 
quanto lo sareb})e il predire che noi saremmo vincitori in una guer- 
ra contro r Inghilterra, o contro la Francia, o contro la Germania; 
oppure se affermassimo il caso contrario. 

Infatti, ò certo che se i nostri possedimenti fossero attaccati da 
una delle tre potenze suaccennate, o da qualche altra europea, ciò 
implicherebbe un casus belli, ed allora il teatro d' operazioni non 
sarebbe più il Mar. Rosso e la sua costa africana; ma, il teatro di 
guerra essendo infinitamente esteso, come quello che oltre il Me- 
diterraneo abbraccierebbe gran parte dell'Atlantico col Mar Bal- 
tico e del Nord, e dell'Oceano Indiano col Golfo d' Aden e di Ta- 
giurra, ecc, molti potrebbero essere per conseguenza i teatri d'ope- 
razioni, ed imprpidibili i risultati d' una guerra che vi si com- 
battesse. 

Non ommetteremo però d'osservare, malgrado non si possa 
dare un giudizio in precedenza sulla difendibilità, ecc., di quei pos- 
sedimenti, se attaccati da una potenza europea, che chi potrebbe 
darci più pensiero per ora è l' Inghilterra, come quella che attual- 
mente comanda alle porte del Mar Rosso , quantunque presente- 
mente tutte le altre circostanze concorriino a renderci fiduciosi 
delle intenzioni di detta potenza a nostro riguardo, anziché porcene 
in dubbio. 

Se noi avessimo uno sbocco sull'Oceano Indiano, e ci fosse 
chiusa la Bah el-Mandeb, a che prò' quello sbocco per soccorrere 
i nostri presidii sul Mar Rosso? Nostro compito, so possibile, sa- 
rebbe invece quello d'impedire che ci si potesse chiudere quella 
porta. Ed a tal uopo dovremmo opporre a Perini un punto fortifi- 
cato sulla costa di Raheita. A questa bisogna si presterebbe forse 
la stessa Baia di Raheita, oppure, e meglio. Ras Sejan che, a 

sud-ovest di Perim, off're una piccola rada, aperta ai soli venti del 
nord, mentre le alture la chiudono ad est ed a sud. 

Vicino ed a nord-est di Ras Sejan v'èun laghetto o stagno, 
separato dal mare per mezzo di un'angusta striscia di costa bassa 
e sabbiosa : esso potrebbe a tal uopo utilmente prestarsi, sia fa- 
cendo sistema con Ras Sejan , sia anche isolato , allorquando si 
scavasse un canale lungo un paio di chilometri o poco più, che lo 
mettesse in codiunicazione col mare, e vi si costruissero le opere 
di difesa necessarie. Ivi il paese è arido e poverissimo, ma ciò 



78 Bollettino della Società africana d' Italia 

non monta , considerata Y importanza speciale del luogo per tale 
scopo. 

La posizione di Ras Sejan sarebbe in diretta comunicazione 
con Àssab; la distanza per mare tra Assab e Ras Sejau è ugaale 
alla metà della distanza tra Perim ed Aden; la via terrestre da 
Assab — per Margablè e Raheita — a Ras Sejan è di 80 a 90 
chilometri. 

La creazione di opere fortificate, dunque, buoni cannoni in 
posizione, grandi magazzini di vettovagliamento e munizionamento, 
vie di comunicazione facili e sicure, una squadra navale sufficiente 
e pronta sempre là nel Mar Rosso , per non temere di nessuna 
flottiglia nemica che tentasse sorprenderci : ecco tutfcaciò che a 
priori si può dire , ed i nostri possedimenti vi saranno difendibili. 

Di sbocchi suir Oceano, secondo queste considerazioni, non se 
ne avrebbe dunque alcun bisogno. Essi potrebbero esserci utili, e 
forse necessari, allorché i nostri possedimenti dal Mar Rosso si 
estendessero considerevolmente verso sud, nei paesi dei Gallas e 
regioni più meridionali, poiché essi verrebbero ad avere allora, in 
relazione coi detti paesi, V istessa importanza che Massaua e Sua- 
chim hanno per V Abissinia e per il Sudan. Allora, dunque, essi 
ci sarebbero necersari, quando per i pre,citati paesi — sotto il do- 
minio deir Italia — non potessero servire quali scali naturali i porti 
del Mar Rosso o del Golfo d' Aden, nel quale pure sarebbe neces- 
sario possedere un buon porto. 

Anche la Turchia potrebbe pensare d'attaccare i nostri pos- 
sedimenti nel Mar Rosso. Però non sarà il caso di darci molto 
pensiero a questo riguardo, anche se essa agisse d'accordo col- 
r Egitto, poiché oltre che al non trovarsi in coudizioni che le per- 
mettano il lusso di forti spedizioni nel Mar Roèso, essa avrebbe 
certamente molto da perdere nel Mediterraneo, sempre considerata 
la potenza della nostra Marina Militare, a cui può aggiungersi la 
sicurezza e la forza che acquisteremo per il nostro agire pacifico, 
fermo ed intelligente, là tra le popolazioni da noi governate. 

Forse la Russia potrebbe pure tentare di nuocerci, e ciò per 
le simpatie eh' essa ha per V Abissinia ; ma molto probabilmente 
r ingerènza russa nel Mar Rosso farebbe schierare l' Inghilterra 
al nostro fianco. 

Queste considerazioni implicano già 1* idea d' un futuro grande 
impero coloniale italiano. Se ciò si realizzasse, non sarebbe per 
r Italia che un ritorno a quella grandezza ed a quella potenza che 
la sua giacitura, riguardo ai tre continenti del Mondo Antico, le 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 79 

sue tradizioni e la sua storia, nonché le attuali aspirazioni del suo 
popolo, le assegnano sia per la gloria di se stessa, sia per il bene 
della civiltà. 

Florio-Sartori Florindo 



MASSAIA 

Per molti giorni questo vecchio venerando è stato tra vita o 
morte. Alcuni pubblicisti già ne aveano preparato gli articoli ne- 
crologici: i soliti articoli contenenti sempre le medesime frasi, le 
stesse espressioni per ogni uomo illustre che muore : — qualche 
scrittore lo diede per morto addirittura. 

Ma quella fibra forte e tenace ha resistito anche questa volta , 
e la burrasca è passata, lasciando ancora in piedi Guglielmo Mas- 
saja. Quest'uomo che ha legato il suo nome a quello d'Africa, 
quest' uomo che in quella terra maledetta v' è stato per trentacin- 
que anni continui, in questi momenti, difficili per noi, ci è d'un aiuto 
validissimo per la sua esperienza, per i suoi consigli. 

È un cardinale di santa romana chiesa, ma non è questo cer- 
tamente il solo) titolo che lo solleva al di sopra degli altri e che 
lo fa cosi grandemente venerare in Africa come in Italia. 

Tornato in Italia dopo la sua missione lunghissima nell'Etiopia, 
missione impostasi da se stesso ; dopo tanto lavoro, tante fatiche 
spese in quelle terribili terre, tra popoli barbari e mussulmani, Gu- 
glielmo Massaja non riposò. Si pose a scrivere. 

Ma invece di dare fuori un libro, di quelli usuali, fatti non 
per vero scopo di dire cose utili, ma per servire di scalino a qual- 
cuno, provvisto d'una fama usurpata e d'una boria autentica, il 
buon cardinale pazientemente si accinse ad un lavoro serio, racco- 
gliendo tutte le sue memorie, per affidare a pagini immortali tutto 
ciò che avea veduto, tutto quello che aveva attentamente osserva- 
to; le sue impressioni di forte pensatore. 

Quantunque il Massaja , fin dal principio del suo libro aves- 
se detto che egli difficilmente poteva dare nel genio dei moderni 
scrittori, che, il più delle volte, badano più alla veste che alla so- 
stanza del pensiero, pure nel corso della sua opera, non ancora 
compiuta, si rivela scrittore corretto ed elegante e provvisto d'un' in- 
telligenza non comune. 

Il libro di Massaja, per ora, consta di tre volumi con nume- 
rose carte geografiche disegnate dal cav. d'Abbadie intimo del 



80 Bollettino della Società africana d^ Italia 



Cardinale; a differenza dell'altre carte — che per lo più si chia- 
mano geografiche — ma che non sono tali— tanta è la confusione 
che vi regna— le figure del d'Abbadie sono chiare e precise. 

La narrazione procede calma e serena , vi sono dotte osser- 
vazioni di scienze naturali , e fa meraviglia il vedere la svariata 
erudizione di quest'uomo, la sua perseveranza nello studio anche tra 
quei popoli rozzi ed incivili. 

Protesto che non parlo da uomo dotto — dice il venerando 
cardinale — e dopo questa protesta, che non si può naturalmente 
accettare, acco delle osservazioni profonde che recisameìite la 
smentiscono. 

Neir Etiopia Guglielmo Massaja ha fatto anche il medico, an- 
che il chirurgo — sentite : 

« Là non vi sono né medici né chirurgi, ma solo alcuni ma- 
ghi che pretendono guarire, più con segni ed oggetti superstiziosi, 
che con i veri rimedi apprestati dalla scienza e dalla natura. Com- 
presone pertanto subito il bisogno, mi richiamai a memoria quanto 
avea imparato di teoria e di pratica, in questa materia, nell'ospe- 
dale mauriziano di Torino, del quale più anni fui Cappellano; e 
quelle scarse cognizioni mi giovarono grandemente poiché in quei 
paesi le malattie umane sono più limitate che tra noi, per la co- 
stanza del clima e la semplicità della vita ». 

In Africa Massaja ha fatto di tutto ; ecco la causa del suo 
rispetto tra quei popoli, ecco perchè intorno al suo nome s'era for- 
mata un aureola di gloria e di santità, ed un ladrone come Gio- 
vanni Cassa l'avea pel principale suo nemico. 

Quel frate italiano che predicava la religione cattolica, dette 
al successore di Teodoros, più noie e dispetti di tutti gli eserciti 
egiziani sbarcati a Massaua: quella sua volontà tenace, non solo 
nel non volere abjurare la religione dei padri suoi, ma nel volerla 
incalcare anche negli Etiopi, lo rendeva odioso al re dei re. E fu 
appunto quella volontà ferrea, che dava sembianze atletiche ad 
ogni suo minimo atto, fu quella fede forte e salda, che arrestò 
Johannes ed i suoi luogotenenti durante la loro marcia trionfale 
nello Scioa. 

Il lavoro di questo ardito missionario non é ancora completo 
ed io qui per ora non tento di riassumere: mi parebbe un cattivo 
augurio per quel venerando vegliardo scampato miracolosamente -a 
fiera malattia. — Quando il buon frate si rimetterà all' opera, e la 
compirà tutta , allora si potrà minutamente analizzarla e studiar- 
la, dando, possibilmente in poche pagine, un sunto di ciò che il 
Massaja scriverà in più volumi. 



Anno VI. Fase. III-IV. MarzoAprile 1887 81 

Presentemente non possiamo che rallegrarci perchè un' esi- 
stenza, tanto preziosa, sia ancora conservata pel bene della patria 
nostra. 

La guerra che intraprenderemo nell'Africa certamente non è 
senza pericoli gravissimi ; per nostra disgrazia di viaggiatori afri- 
cani ne abbiamo in buon numero, ma essi, purtroppo, non rappre- 
sentano che ben poca cosa. Ci sia dunque di consiglio e di confor- 
to, nei momenti più gravi, la parola savia del buon porporato; fac- 
ciamone tesoro per raggiungere lo scopo cui tendiamo in Africa, 
per vendicare i nostri eroici concittadini, e per dare esecuzione al 
testamento dei poveri morti di Bagoli. 

Se poi le armi italiane ponessero sul trono, che gli spetta per 
diritto— Menilec re dello Scioa — creandolo negus-neghest di tutta 
TEtiopia com'era il padre suo, Guglielmo Massaja, il vecchio fra- 
te, forse sarebbe capace di ritornare in quella terra, che tanto at- 
tira , per lasciarvi le sue ossa. 

Carlo Cucca 



MENELIG ED HARAR 



Su questi due nomi, uno di un Re, l'altro d'un paese, oggi sulle 
bocche di tutti, si fa un gran parlare dagli eruditi di cose africane- 
La quistione principale verte sulla loro ortografia e sul loro signi- 
ficato. 

Job Ludolf, nella sua Storia Etiopica, ritiene il nome di Mo- 
nelle di origine ignota e che scritto in amarico con la ; si deve 
pronunziare Menilec e vuol dire come iddio io ha creato, ovvero 
simile a Dio ed anche, così egli è : tre int3rpetrazioni le quali 
si confondono poi in una, giacché il senso è unico. Tuttavia parmi 
che l'illustre Ludolf, come pure l'illustre Paulilschke, dimentichino 
che Salomone avea per moglie la figlia di un Faraone d' Egitto e 
da questa unione ne nacque un figlio, cui fu dato appunto il nome 
di Menelic. 

Fu questi che recatosi presso suo avo , poscia intrapreso la 
conquista ^ell' Etiopia e vi fondò la dinastia dei salomonidi, perpe- 
tuatasi fino al decimo secolo dell'era volgare. 

Fra il Menelic degli antichi ebrei ed il A/é?nite(? degli Abissini, 
parmi sia tale analogia da poter far ritenere come sicuro che 
Menilec è nuli' altro che una derivazione del Menelic e quindi 
possiamo proseguire a scriverlo in cosifatta guisa. 

Circa Harar, dopo accurate indagini, son pur io dello avviso 



Hf* 



82 Bollettino della Sociotà africana d' Italia 

deir illustre Paulitschke che bisogna defiaitivamente adottare tale 
ortografia e bandire per sempre le altre di Araar, Harahar, e si- 
mili, tutte erronee. 

Quella contrada fertile e che a noi costa tante preziose vite 
di fratelli, è chiamata Adari dai somali, Adaré dai Galli ed Arargè 
dagli Abissini. 

Arargè significa terra di Arar dal greco 5'^ ( terra ) e da 
Arar, nome dato dai primi cristiani cotti alle città che trovarono 
sul fiume Arrer, affluente del Wobi. 

Nicola Lazzaro 



SULLE CONDIZIONI ODIERNE DELL'ABISSINIA 

CONFERENZA TENUTA IN NAPOLI 

il 16 Gennaio 1887 
dall'Ingegnere Luigi Cicognani 

rer iiilzìati7a della Socleti africana d' Italia 

ed a benefìcio del Oapltaizio Oatsctti 
(Coìil, e fine vedi nwn, prec.) 

Le province del Wollo, che, sotto il governo di Re Menilec, 
erano sempre state pacifiche e tranquille, passando sotto quello di 
di Ras Area, divennero tosto turbolente ed irrequiete. Or questa 
or quella provincia si rifiutava di pagare il tributo, e re Giovanni, 
direttamente o per me^zo dei suoi generali, era obbligato ogni 
tanto a prestar mano al figlio, per tenere a freno la popolazione 
del Wollo, che pure oggigiorno aspetterebbe ansiosa di essei'e li- 
berata , per opera di Meailec , dalle vessazioni del Negus e suoi 
generali. 

Sul mal governo fatto da Ras Area in queste province, e 
sullo stato misei'ando in cui si trovano, scrisse Ting. Capucci 
dallo Scioa (1). L'uccisione di Ammedì Saddic , governatore del- 



(1) Bollettino della Società Africana d'Italia Settembre-Ottobre 1886. 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 85 

rUcciale, che si risentiva col figlio di re Giovanni del modo con 
cui taglieggiava i snoi sudditi, uccisione avvenuta per mano dello 
stesso Ras Area nel luglio 1885, mise al colmo il malcontento ge- 
nerale. 

Poco appresso accadeva che Ras Alala, il generale del Negus, 
il quale moveva alla conquista di Cassala, fu completamente scon- 
fitto, riescendo mal appena a salvare la vita colla fuga, mentre lo 
stesso avveniva al re del Goggiam, che voleva impadronirsi di 
JUdetemma, 

Queste due sconfitte toccate allo truppe Abissine devote al 
Negus, facendo sperare ai mussulmani del Wollo un'anione ener- 
gica da parte dei Mahdisti da un lato , e forse di Menilec dal- 
l'altro si sollevarono in aperta rivolta, e con essi si sollevò una 
parte del Woro-Callo, e precisamente le province di Danè e di 
Ciafa: la maggior parte dei governatori scacciarono il prete, atter- 
rarono la chiesa, e di nuovo si misero a pregare il nome di Allah, 
mentre un ragazzetto di 12 anni, il nipote della Mastoat la fiera 
r^ina del WoUo prima di Menilec, percorreva le varie province 
coH'ombrello di seta rosso, privilegio dei regnanti, proclamandosi 
<^apo assoluto, libero ed indipendente. 

Si era sulla fine di novembre, e l'imponente spettacolo delle 
stelle cadenti, che si vide in quelle sere, era presagio a quelle 
genti di grandi stragi e spargimento di sangue. 

Ma le speranze dei WoUo rimasero deluse , perchè i Mah- 
disti si contentarono di respingere le truppe, che volevano assa- 
lirli, e Re Menilec non si mosse se non per venire a pagare il 
tributo: le stragi e lo spargimento di sangue ebbero luogo a danno 
dei poveri Galla. 

Ras Area, secondo il solito, abbandonato il paese, ricorse al 
padre, il quale questa volta venne in persona a reprimere la ri- 
volta : sulla fine del dicembre girava suU' altipiano del WoUo, 
rubando gli armenti e le granaglie che trovava , uccidendo i pri- 
^onieri e bruciando i villaggi: si fermò nella pianura di Ciafa, 
e fu qui che Menilec lo raggiunse per pagargli il tributo, e si 
ealcola che gli abbia portato per 2 milioni di lire. Dopo di che 
il Negus e Menilec riuniti continuarono le razzie nel resto del 
paese, verso il basso, che era rimasto immune. 

Fu sul finire di gennaio che incominciarono le razzie, pren- 
<Iendo di mira specialmente il Danè, il cui governatore Mohamod 
Banchi è sempre quello, che si mostra più tenace nelle rivolte, come 
già fu accennato. Gli atti di crudeltà compiuti da re Giovanni in 
queste scorrerie, sono letteralmente inauditi: in un giorno sola 



84 Bollettino della Società africana d' Italia 

fece uccidere oltre a 600 prigionieri fatti nel Danò, mentre pochi 
giorni prima, instigato dai preti, aveva fatto uccidere 200 dei suoi 
soldati stessi, perchè avevano mangiato carne in un giorno di 
venerdì, giorno di digiuno; ed egli stesso, il negus, diede l'esempio 
uccidendone 6 col suo revolver. 

Sino a quest'epoca il Danè è stato uno dei paesi più belli, più 
industriosi e più commerciali deirAbissinia: è al Danè che andava- 
no più volentieri i Danàchili col sale, perchè le strade sono buone, 
perchè vi erano protetti, perchè trovavano in abbondanza tessuti 
con cui barattare il loro sale, tessuti lavorati come non si lavorano 
in nessun altro paese: è al Danè che andavano di preferenza tutti 
i piccoli nep:ozianti mussulmani che facevano il traffico colla costa» 
perchè Moharaed Canchi, per quanto l'avessero battezzato col 
nome di Ailè Mariam ( forza di Maria ), era sempre buon mus- 
sulmano, trattava bene i suoi correligionari, ed ai principali ne- 
gozianti dava anche il possesso di terreni, per obbligarli a fare 
il commercio col suo paese anziché collo altre province — In 
tutti i villagi del Danè si lavorava con accanimento; vi erano 
intere famiglie di fabbri che facevano lance, sciabole e coltelli; 
è solo al Danè, dove si conciano in modo speciale le pelli, che 
in Àbissinia vengono usate quali tappeti per non sedere sulla nuda 
terra. Ora tutto quel magnifico paese è rovinato e distrutto; ridot- 
to alla miseria e quasi spopolato, gli occorreranno almeno 20 anni,, 
prima che possa rimettersi delle perdite subite: Mohamed Canki 
come al solito non fu preso, ed oggi è ritornato alla sua resi- 
denza, ma i pochi superstiti in mancanza di ogni sussistenza do- 
vranno darsi al brigantaggio ed alla rapina per vivere. 

Questo avveniva, come ho detto, sul finir di gennaio: io mi tro- 
yavo in quell'epoca sul teatro stesso di queste rovine; ero a Gherfa, 
l'unico paese del Woro-Callo che non avesse preso parte alla 
rivolta , e che perciò si sperava sarebbe immune da scorrerie, 
Era il l.*" febbraio dell'anno testé finito, quando si videro da 
Gherfa spire di fumo, che tutto all' intorno si alzavano vorticose 
al cielo: il paese era tutto circondato dalle truppe riunite dell'Im- 
peratore e del suo generale Ras Micael, le quali distruggevano 
abbruciando tutti i villaggi per cui passavano ; massacravano tutti 
gli abitanti che non arrivavano a fuggire, oppure li abbandonavano 
al suolo dopo averli sconciamenti mutilati: i negozianti, che si 
erano rifugiati alla pianura, nel paese dei Danàchili verso l'Awasc, 
furono rapfsriunti e spogliati ,.e si racconta che un soldato solo 
abbia in quel giorno fatto bottino di 40 muli carichi di ottone e 
rame. Il grido dalle vedette si faceva sentire ad ogni ora più vi- 



Anno VI. Paso. III-IV. Marzo-Aprile 1837 85 



€Ìno, avvisando gli abitanti di Gherfa di mettere in sicuro le robe 
loro e prepararsi alla fnj^a: tutto il giorno si stette in una ansiosa 
aspettativa, e verso sera gli abitanti dì Male, il villaggio dovè io 
mi trovavo, partivano a frotte riparanlosi verso lo alture: io do- 
vetti seguirne l'esempio, e mi mossi alla volta di Medina, la re- 
sidenza del Governatore, abbandonando tutte lo mie merci ed il 
mio bagaglio, che già da vari giorni avevo nascosti in una grotta 
ove pure il capo del paese aveva le robe sue.La notte dormii a 
metà strada, in casa di un negoziante di cui avevo fatta relazione, 
ma fu un continuo andare e venire di sentinelle, che portavano 
notizie sempre più allarmanti: all'alba il grido dello sentinelle 
annuncia che le truppe del Negus invadono la provincia, ed a 
questo grido tutti si danno alla fuga verso lo cime più alte. Io 
arrivai sulle 10 a Medina, quasi sp)polata, ^'iacchò il Governatore 
sì era recato al campo di re Giovanni a fare atto di sottomissione, 
portando regalo di buoi, miele e denaro, e ricevendone in ricambio 
la promessa che il suo paese sarebbe stato rispettato: qui dunque 
si viveva relativamente tranquilli od alquanto fiduciosi, ma non 
ostante era per tutto un assembramento di donne, i pochi uomini 
stavano armati alla vedetta sulle cime più alte, oppure affannati 
correvano qua e là a portare ordini, a raccogliere notizie. 

Avevo appena finito di rifocillarmi alquanto o stavo discorrendo 
con alcune donne sulle loro speranze e sui loro timori, quando 
Tallarme delle vedette mise sossopra tutta la popolazione: allora 
e poi, ripensando all'impressione di quel momento, mi corre sempre 
alla mente la descrizione che Dante ne fa dell'inferno — urla, 
strida, pianti ed alti guai risuonaron per T aer. — f u una scena 
straziante da sgomentare i più indifferenti: in un attimo tutti ave- 
vano caricate le loro robe e masserizie già pronte, chi sugli asini, 
<5hi sui muli, e più generalmente erano le donne, che portavano 
ogni cosa sul groppone, come è costume del paese, curve sotto 
all'insolito peso: per tutto un chiamarsi recìproco delle madri e 
dei figli, un affaccendarsi degli uomini in cerca delle mogli; altri 
a cavallo che fuggivano a precipizio, altri a sollecitare e stimo- 
lare alla corsa mandre di buoi, di capre o di montoni, e tutti ad 
una fuga disordinata, mentre all'intorno alla distanza di due o tre 
chilometri appena divampavano le fiamme dell'incendio.' 

Si camminò o piuttosto si corse precipitosamente fra valli e 
^ dirupi dal mezzoggiorno sino alle 4 del mattino appresso; e sem- 
pre la strada ingombra di animali, di femmine che si siedevano 
«tanche e sfinite sotto i loro carichi, fanciulli lagrimosi, coi piedi 
sanguinolenti o gonfi, i quali si rifiutavano di procedere più oltre. 



86 Bollettino della Società {ffricana d' Italia 

inconsci del pericolo che li sovrastava: ma in questi casi i più non 
si preoccupano di chi resta, giacché ciascuno ha troppo da pon* 
sare per sé; solo a quando a quando qualche pietoso si prende 
in collo un fanciullo per sollevarne la madre estenuata e affranta^ 
che pur non ha la forza di balbettare un ringraziamento. 

Ci fermammo nella provincia deirUcciale a Cattatae dove 
regna una squallida miseria, giacché Tanno scorso toccò a questa 
provincia la sorte, che ultimamente è toccata alle province del 
WoUo e del Dané: non v'erano montoni, non granaglie da com- 
prare, e quel pò di provvista, che ciascuno si aveva portato, spa- 
riva a vista d'occhio, cosicché la maggior parte dovette pensare 
a contar le razioni per non rimanere poi a dente asciutto: rima- 
nemmo fermi sino al giorno 7, ed il successivo eravamo di nuovo 
a Gherfa, dove tutto era squallore e strida di donne, che pian- 
gevano quale il marito, quale il fratello od il figlio , di cui non 
avevano notizia o che sapevano morto. 

La provincia di Gherfa, come dissi, doveva essere rispettata;. 
ma ò tale Tindisciplinatezza delle truppe Abissine, che nessun 
ordine, per quanto severo, e nessuna forza umana sono capaci di 
frenare la loro smania di rapina e distruzione una volta che sono 
ordinate le razzie; e per tutto ove passano è furto e rovina, non 
rispettando neanche i paesi stessi del loro sovrano. 

Gherfa adunque, specialmente in basso, fu anch'essa invasa, 
e tutte le cose mio erano andate a far parte del bottino di guerra: 
io mi rimasi coi pochi talleri che avevo in dosso ed alcuni 
effetti, che formavano il carico di un mulo. 

In tale stato raggiunsi l'accampamento del Re dello Scioa a 
BorU'Mieda il 3 marzo, ma non fui ricevuto se non vari giorni 
appresso, a causa delle non lievi preoccupazioni del Re pel modo 
con cui era stato trattato dall'Imperatore. 

L'Imperatore aveva offerto il governo del WoUo al Re Meni- 
lec; ma questi, che suppose in questa offerta un inganno, non volle 
accettare , dicendo che a lui bastava lo Scioa ed il dominio delle 
tribù Galla del S. È certo che passato il WoUo sotto la giurisdi- 
zione di Re Menilec , poco avrebbe tardato a regnarvi l' ordine 
perfetto, e si crede giustamente che Re Giovanni, di ciò essendo 
ben informato, volesse poi cogliere questa occasione, per dire che 
Menilec stesso aveva, segretamente, fomentato la rivolta. Ad ogni 
modo Re Giovanni, dopo il rifiuto di Menilec, voleva pur sempre * 
un pretesto per indebolirlo, e colla scusa che anche il Woro-Calle 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 87 

aveva preso parte aJla rivoluzione, glielo tolse addirittura; e Wollo 
e Woro-Callo furono dati a governare a Ras Micael. 

Col togliergli queste ultime province , Y Iraperatore volle ta- 
gliare a Re Menilec la strada di Gherfa, che è la strada più fa- 
cile e sicura che conduca da Assab allo Scioa; e che, per un corpo 
d'esercito, sarebbe la chiave per penetrare nel cuore dell' Abissinia, 
quando sia conosciuta la via che da Beilul mette capo alì'Aussa (i). 
Né bastò all'Imperatore di togliere a Menilec il Woro-Callo, 
ma l'obbligò a rappacificarsi con Degiac Mascascia ed a cedergli 
la provincia di Marabiettie- 

Degiac Mascascia appartiene alla famiglia dinastica, e di con- 
seguenza è un pretendente al trono : Re Menilec lo aveva fatto 
prigioniero e lo teneva rinchiuso in una fortezza del Magetie , 
quando il Negus, col pretesto di una scorreria in quella provin- 
cia, lo liberò e lo tenne vario tempo presso di sé , allo scopo di 
crearne alla prima occasione un rivale e competitore del re dello 
Scioa: e l'occasione, come si vede, non si è fatta aspettare. 

Ecco quale é lo stato attuale dell' Abissinia : i governanti in 
guerre continue fra di loro, le quali impoveriscono sempre più il 
paese; la popolazione, dedita alla vita militare, trascura l'agricol- 
tura e le industrie; i vari generali del Negus sono obbligati alla 
rapina ed al brigantaggio, per mantenere i propri soldati: né sarà 
mai possibile il menomo avanzamento, sino a che non sia costituito 
in essa un governo stabile e forte , il quale permetta all' attività 
ed intelligenza individuale di esplicarsi , senza preoccupazioni e 
senza timore dell'avvenire, allo sviluppo delle industrie e della ci- 
viltà. Giacché, oltre alle guerre intestine, anche il sistema in uso 
pep mantenere l'esercito quando è in marcia, toglie ogni amore a 
qualsiasi lavoro. 

Dove si fermano le truppe tutto si distrugge , ed io ho visto 
accendere il fuoco con covoni di grano , e mettere in pascolo le 
cavalcature nei campi dell'orzo. Tutte le provvigioni accumulate 
nei magazzini vengono consumate, perchè é il paese in cui si mette 
l'accampamento, che è obbligato a dare le provvigioni per l'eser- 
cito che passa: i soldati entrano nelle capanne ove tutto manomet- 
tono » e se il proprietario arrischia qualche obbiezione , corre il 
pericolo di un colpo di lancia o di una sciabolata. 

Si comprende ancora di leggieri come alla morte di Re Gio- 



(i) È su questa strada che, a pochi chilometri di distanza , avven- 
nero i massacri delle spedizioni di Giulietti e di Bianchi. 



88 Bollettino della Società africana d' Italia 

vanni debba inevitabilmente nascei'o un conflitto fra tutti questi 
governanti. Vi sarà Ras Alula , il generalissimo del Negus , che 
già da un pezzo aspira al governo del Tigre; Ras Area, il figlio 
naturale di Re Giovanni vorrà la sua parte ; ras Micael appena 
avuta ultimamente la giurisdizione del WoUo si mise in relazione 
col Sultano d'Aussa per vedere la possibilità di mettersi esso pure 
in relazioni commerciali colla costa , per far acquisto di fucili ; 
Tacle Aimanot, il re del Goggiam, agognava al conquisto di Me- 
temma, per aprire anch'esso una via al commercio delle armi, il 
giorno in cui il Sudan, forse in un avvenire non lontano, sarà ri- 
tornato alla quiete : e vi saranno tanti altri piccoli capi , che ap- 
profitteranno di questi torbidi per rendersi indipendenti , od inva- 
dere le province vicine, e tutto ciò non servirà che a portare an- 
cora più in basso , nella scala della civiltà , questo popolo che 
pure ebbe uno splendido passato. 

L'Italia, comunque sia, ha iniziato una politica coloniale, che 
certo non può avere per iscopo V inutile possesso di quelle coste 
aride e deserte , su cui ora sventola la nostra bandiera. Per ra- 
gione delle nostre occupazioni gli interessi dell' Abissinia toccano 
troppo davvicino gli interessi italiani , perchè il nostro governo 
possa assistere impassìbile a questi avvenimenti, né credo che esso 
vorrà tollerare, inoperoso, l'abbrutimento e lo sfacelo di questo 
regno, cui la tradizione porterebbe ad essere il faro della civiltà 
nell'Africa equatoriale. 

E Re Menilec potrà esso da solo far fronte alla rivoluzione 
e vincere l'anarchia e la guerra civile? 

Si vorrebbe da taluno che l'Italia movesse guerra al Negus, 
ed occupasse l'Abissiniai ma io credo che non sarebbe questa opera 
savia. Gli è vero che Re Giovanni non potrebbe tenere Q suo eser* 
cito stanziato oltre 8 giorni nello stesso luogo, che verrebbero a 
mancare le provvigioni; ma non è men vero che si richiederebbero 
per parte nostra moltissima truppa e moltissime spese , dovendosi 
procedere lentamente, e stabilire dei forti, giornata per giornata » 
ad assicurare la strada e 1' approvvigionamento : ammenoché non 
si volessero imitare gli Inglesi, i quali, vinto Teodoros coli' aiuto 
di Giovanni Cassa, dovettero poi abbandonare il paese, lasciandolo 
in balia di questo ribelle che si fece coronare imperatore. E d'al- 
tra parte T Abissinia non darebbe frutto alcuno, se non il giorno in 
cui vi fossero 20 mila operai a dissodare il terreno, giacché gli è 
un errore il credere che quivi si abbiano ricch«;zze naturali, ed il 
Negus stesso non avrebbe con che mantenere i suoi soldati se 



Anno VI. Paso. III-IV. Marzo-Aprile 1887 89 



non avesse la risorsa dei tributi che gli vengono pagati da Re 
Menilec e Tacle Aimanot. 

Né gli operai nostri potrebbero vivere riei primi tempi, al- 
meno , in Abissinia , se non a patto di essere protetti da una 
fortissima guarnigione che li difendesse dal brigantaggio , a cui 
inevitabilmente si darebbero gli indigeni nascondendosi fra le balze 
ed i burroni più accidentati del loro paese. 

Egli è vero ancora che non sarà mai possibile venire ad una 
conclusione amichevole col Negus , giacché egli si troverebbe ad 
umiliarsi troppo presso i suoi sudditi, fi giorno , in cui venisse a 
qualche trattativa dove fosse alcuna concessione da parte sua, a 
vantaggio in ispecie degli Italiani. Egli che tanto presume di sé 
da' essersi fatto- credere al suo popolo per inviato da Dio, è rima- 
sto troppo malcontento dell' occupazione di Massaua da parte del 
Governo Italiano, senza che prima gli se ne. sia fatto parola. 

Una tale mancanza di riguardi che in buona fede egli riteneva 
a sé dovuti , lo ha messo in diffidenza suUe intenzioni del nostro 
Governo, e tal diffidenza va tutto giorno aumentando per Taffluire 
degli Italiani presso Re Menilec ^ unico suo avversario potente e 
terribile. Ed in vero è dal Re dello Scioa che Tltalia può sperare 
armonia di relazioni; ed é nelle mani di Re Menilec che sono ri- 
poste le future sorti e la salvezza dell' Abissinia. 

Checché si dica da taluno in contrario, il re dell') Scioa ha 
dato sin' ora prova di abilità nelle armi , di carattere fermo e di 
deferenza ed amicizia per gli Italiani. 

Dopo ohe egli diede alla Società Geografica la stazione di 
Let'Marefià , molte furono le noie che ebbe da Re Giovanni in 
causa dei preti, i quali, naturalmente, non potevano vedere di buon 
occhio questa cessione , in cui poteva di diritto stabilirsi un 
piccolo nucleo di coloni Italiani : e più ancora crebbero ultima- 
mente, per questa cessione, le noie a Re Menilec, dopo l'occupa- 
zione di Massaua da parte degli Italiani , sino al punto che Re 
Giovanni gli fece vagamente intendere come avrebbe voluto che 
la ritogliesse; ma egli, pur facendo giuramento che mai più farebbe 
ad altri Europei altra simile concessione, dava però la sua parola 
di Re , che , vivo lui , la stazione sarebbe rimasta degli Italiani , 
qualunque ordine fosse per avere in proposito da chicchessia. 

Quando ultimamente seppe che le truppe Egiziane venivano 
ritirate dall'Harrar, aveva dato ordine ad un suo generale di muo- 
vere all'occupazione di questo paese; ma arrivata allo Scioa noti- 
zia dell'eccìdio della spedizione Porro, T ordine venne immediata- 
mente revocato per lasciar libera l'azione al Governo Italiano, se 



90 Bollettino della Società africana d' Italia 



voleva occuparlo ; e solo oggi è ripresa la marcia , dopo aver 
mandato un agente, con istruzioni segrete, a scandagliare le nostre 
intenzioni al riguardo (ì). 

Quando io raggiunsi il re dello Scioa nello Stato , cui ho ac- 
cennato, e che da lui mi licenziai perchè non potevo rimanere ia 
Abissinia sprovvisto di tutto , egli mi regalò due muli , tutte le 
provvigioni per arrivare alla costa , mi fò dono di 100 talleri pel 
viatico e mi diede commissioni perchè avessi occasione con qual- 
che lucro, di rifare, tornando allo Scìoa, le perdite subite nel mio 
primo viaggio. 

Gli si rimprovera di essere troppo devoto agli ordini delUIm- 
peratore ; ma può egli fare altrimenti quanto riconosce di essere 
il più debole ? giacché per quanto anche Re Menilec sia armata 
di fucili , non può certamente competere colle forze del Negua 
molto md armate delle sue. 

D altra parte poi a Re Menilec, furono forse fatte balenare 
speranze la cui attuazione si fa troppo aspettare ; e probabilmente 
gli è pel miraggio di queste speranze, che ^li ha da tanto tempo 
promessa alla Società Geografica un'altra stazione a Gaffa, ma ne 
rimette sempre la concessione a miglior momento , volendo forse 
prima vedere a concretarsi qualcuna delle sue speranze. 

Dirò ancora che non è mancato, in questi ultimi tempi, a ma- 
nifestarsi, per opera di privata iniziativa, una sensibile espansione 
degli Italiani verso lo Scioa e paesi più al S. ; ed allo Scioa la 
colonia Italiana è stata ultimamente la più numerosa e più attiva 
a preparare buon terreno. Il Dr". Ragazzi, direttore della stazione 
di Let-Marefià si presta a curare tutti quei malati che lo richie- 
dono delle sue cure; il Dr. Traversi, ufficiale medico dell'esercito, 
sta studiando il modo d'impiantare un ospitale, idea che ha incon- 
trato il favore e la simpatia del Re; e poiché noi abbiamo un pos- 
sedimento Italiano, è li che l'ing. Capucci potrà mostrare pratica- 
mente che vi é qualche cosa di meglio, di quello che sia lo stri- 
tolare il grano fra due pietre e l'abitare in capanne di legno. 

Ma se non é mancata V iniziativa privata , pur troppo è man- 
cato a questa iniziativa lappoggio conveniente del nostro fj^overno* 
non intendo qui di voler fare della opposizione , ma di accennare 



(i) Uniti a me, ed al sig. Viscardi , quando tornammo dallo Scioa, 
era Giweppt , V interprete della stazione di Let-Marefìà. Questi, dopo di 
essere stato in Aden ed a Massaua, spediva allo Scioa un corriere spe* 
ciale con lettere per le autorità indigene. 



Anno VI. Fase. III-IV.- Marzo- Aprile 1837 91 

i ' • ■ ■ ' ■ ■ 

semplicemente ad un principio , di cui forse non ci siamo ancor 
ben persuasi, e che troppo fortemente è radicato presso quei po- 
poli perchè non s'abbia a tenerne conto; ed intendo parlare delia 
vendetta del sangue. Occhio per occhio, dente per dente, è la 
loro massima nelle relazioni sociali ; e tanto giusta e naturale è 
per loro questa vendetta , che pur in Abissinia , dove vi ha una 
l^islazione penale , spesse volte Tuccisore viene consegnato alla 
famiglia dell'ucciso, perchè soddisfi il suo giusto diritto a dar pace 
alPanima errante del morto. L'individuo che non vendica il sangue 
dei suoi è considerato un imbelle non di altro degno, che di aver 
posto fra le donne ad accudire alle domestiche faccende. 

£ malauguratamente per noi sono troppo noti in Abissinia gli 
. eccidi delle nostre spedizioni, e pur troppo si sa che niella si volle 
fare pur in questi ultimi tempi per vendicare questi massacri, giac- 
ché se ne lasciarono impuniti gli autori , quantunque hen cono- 
sciuti. 

Ma speriamo che un tale stato di cose sarà per finire, e che 
il nostro Governo, studiata la più opportuna linea di condotta da 
doversi tenere vorrà procedere in essa deciso e senza incertezze, 
come si addice ad un Governo forte e che sa quello che vuole. 



Opere pervenute in dono alla Società africana 

S. Congregazione di Propaganda Fide. — Statistica Generale delle 

Missioni per Panno 1886. 
Eho F, Ospedale Gallegiante Garibaldi — Contribuzione allo stu- 
dio delle Piressie più comuni a Massaua (dono dell'autore). 
Capitano L. De Vito. Notizie sull' Abissinia e Regioni Confinanti 

(dono dell'autore). 
CoHTB Angelo Db Gubebnatis. Peregrinazioni Indiane (dono del-» 
l'autore). 

Il consigliere sig. Emesto Farina ha fatto dono alla Società 
di tre fotografie dei noti Missionari nell'Africa Centrale: 

Monsignor Francesco Sogaro 
> Daniele Camboni 

Padre Luigi Bonomi 



92 Bollettino della Società africana d'Italia 



RASSEGNA AFRICANA 

La spedizione Salimbenl. — Come oerto pochi ignoranno i 
componenti la disgraziata spedizione Salimbeni , riscattati, meno 
Savoiroux, nel modo doloroso che tutti sanno, sono tornati in Italia. 
A quanto dicesi il Piano ed il Salimbeni daranno a.lle stampo una 
estesa relazione del casi toccati loro in Àfrica e presso il noto ras 
Alula. 

La coltivazione nei presidi italiani in Africa. — Rias- 
sumiamo dal Bollettino di notizie agrarie. I primi tentativi di col- 
tivazioni esperimentali eseguiti nei nostri presidi africani non die- 
dero, finora almeno, risultati molto soddisfacenti. Si crede ciò pro- 
venga perchè il terreno non fu preparato e concimato a sufficienza 
e perchè spesso i semi non giunsero a destino nelle oondizioni 
volute. 

Tuttavia in generale , fra le piante ortensi, danno buon pro- 
dotto le barbabietole, le melanzane, le zucche, i ramolacci, il prez- 
zemolo , le rape , le insalate ed in generale le piante che si ele-- 
vano poco dal suolo. Non danno invece buon risultato le fave ed 
i f agi noli. 

Tippo-Tip — Hamed-bin-Hamed figlio d'un arabi di Zanzibar 
e di una donna di Bagamoio viene cosi chiamato a motivo d' uà 
suo abituale ed involontario battere d* occhi. Questo ricco ed ar- 
dito negoziante abita da dieci anni il Maniema, territorio sito nel 
centro dell'Africa, ove si è saputo creare un vasto impero di coi 
egli, sebbene vassallo nominale del sultano Said Bargash di Zan- 
zibar, si può dire l'assoluto padrone. 

Tippo-Tip possiede piantagioni sterminate nelle quali lavo- 
rano migliaia e migliaia di schiavi attaccati con devozione fana- 
tica al loro padrone. 

E non solo il Maniema riconosce la sua autorità, ma tutte le 
popolazioni vicine gli sono devote ed agognano la sua amicizia 
sapendolo di umore incapace a lasciar passare la minima man- 
canza di riguardo. Tatto ostile il piii leggero. Egli è dotato d'nn 
coraggio a tutta prova , è intelligentissimo , ha viste larghe , sa 
prendere decisioni rapide, giuste, coronate sempre dal pia. com- 
pleto successo. Benché ricchissimo sdegna il fasto e vive con sem- 
plicità patriarcale. 

E uomo di statura alta, slanciata, la sua fisonomia è altera, 
imponente. Tutte queste sue qualità fisiche e morali hanno fatto 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 93 

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di Tippo-Tip una speoie d'eroe, cantato da tutti i poeti neri del- 
rAfrioa orientale. 

Ora da poco Tippo-Tip si è sottomesso allo stato del Congo, 
ansi si è posto addirittura agli stipendi del nuovo stato e si è 
unito a Stanley accettando di far parte della spedizione destinata 
a liberare Emin Pascià e Casati, prigionieri nel Sudan. 

Il fatto che Tippo-Tip, l'antico mercante di schiavi su vasta 
scala, è divenuto né più né meno che un agente stipendiato dello 
stato del Congo, suscita nel Belgio meraviglia, dubbi ed anche 
timori. 

I.a spedizione Stanley in soccorso di Emin Pascià, e 
del capitano Casati. — La spedizione di cui dicemmo due pa- 
role nell'ultimo numero del Bolleiitino s'è imbarcata a Zanzibar sul 
piroscafo Madura e dopo aver girato il Capo, di Buona Speranza 
è giunta il 18 marzo a Banana all'imboccatura del Congo; subito 
l'indomani ha proseguito il viaggio rimontando il fiume. 

Ulteriori notizie recano che il vapore, con a bordo Stanley e 
Tippo-Tip, è passato dinanzi a Boma senza fermarsi. 

Il Madura approdò alla città del Capo, ove si fermò qualche 
tempo, per imbarcare le munizioni da guerra necessarie alla spe- 
dizione che si reca a salvare Emin-Pascià ed il capitano Casati. 
Ciò ohe maggiormeate impressionò tutte le pèrsone che andarono 
a bordo fu l'aspetto malaticcio e cagionevole del celebre esploratore, 
il quale del resto non ha perduto affatto della sua energia. 

Senza dubbio, lo stato cagionevole dello Stanley potrebbe pro- 
durre un po' di sfìduciosa apprensione negli altri membri della spe- 
dizione. Fortunatamente questa circostanza sfavorevole è paraliz- 
zata dalla somma cura con cui furono scelte le altre persone che 
prendono parte alla spedizione. 

I nove europ3Ì che formano lo stato maggiore dello Stanley 
sono esploratori che vissero lunghi anni in Africa e che furono 
ammessi al servizio di Stanley soltanto dopo una rigorosa visita 
medica.' Essi sono: il capitano Stairs , il medico Parke , il mag- 
l^ore Barlett , il tenente Jefferson , i signori Jamieason , Nelson 
Bonny ed i signori Troup e Ingham che si trovavano già al Congo. 

I negri arruolati sulla costa orientale deirAfrica formano essi 
pure una truppa eletta, Tant'è vero che, alla partenza del Madura 
dal Capo , non uno mancò , quantunque la maggior parte di loro 
avesse oramai , come è d'uso , percepito quasi tutto il salario as- 
segnato per la durata della spedizione. 

II più importante di questi africani, camp igni dello Stanley, 



04 Bollettino della Società africana d'Italia 

è come già si è detto, il famoso Tìppo-Tip che un'altra volta avea 
accompagnato l'illustre esploratore* 

Tippo-Tip non è il più piacevole compagno di viaggio. Questo 
bel tipo conduce sempre seco 65 uomini, che sono i suoi preto- 
riani, e 35 concubine. Si tentò invano d'indurlo a lasciare a oasa 
almeno le donne, le quali non avrebbero potuto sostenere il lango 
viaggio a piedi, che, soltanto nell' andata, è di 1200 miglia. Tip- 
po-Tip fu irremovibile ed intransigente: "* le donne con me, o 
voi senza di me. „ 

E poiché non si potò altrimenti ottenere la cooperazione di 
Tippo-Tip, se non accordandogli le donne, si dovette adattarsi a 
fargli questa concessione. Del res to , si sa per esperienza che le 
donne negre, anche cariche della loro prole, seguono pure a qual- 
che distanza le truppe, le quali, come ò noto , si muovono lenta- 
mente. 

Oltre alle persone nominate , il corpo di spedizione ò compo- 
sto di 60 sudanesi, 13 somali da Aden e 623 zanzibarini. I primi 
sono veri giganti del Sudan. A loro nel viaggio p er mare fu affi- 
data la disòiplina a bordo; poi formeranno il corpo principale, cui 
sarà affidata la tutela della carovana. Porteranno pesi di .60 libbre 
al più, il loro Remington o Winchester a ripetizione e le coperte , 
di cui, come assicurano gli ufficiali , potranno fare a meno, dopo 
pochi giorni di marcia. 

Invece, i zanzibarini, che sono di piccola statura e di carat- 
tere meno energico , porteranno i dodici pezzi del bastimento in 
acciaio lungo 28 piedi, cui lo Stanley fece venire dairinghilterra 
e che gli servirà per la navigazione sugli affluenti del Congo. Gli 
stessi zanzibarini porteranno i due cannoni, la munizione da guerra 
per Emin Pascià e, in fine , le provvigioni più indispensabili per 
i primi giorni. 

Cosi la colonna sarà composta di oltre 700 uomini di cui 10 
bianchi e 35 donne. A Zanzibar vennero pure imbarcati 21 muli che 
dovranno portare provvigioni. È molto dubbio però se la mosca 
Zetò lascerà vivere queste povere bestie. Poi lo Stanley fece com- 
perare nella baia della Tavola tutti i cani che potè trovare, i quali, 
durante la notte, sorveglio ranno l'accampamento della colonna. 

Lo Stanley spera di compier la sua missione in 18 mesi. Pare 
eziandio ch'egli, contrariamente al parere dell'esploratore Junker, 
non voglia ritornare alla costa orientale dell'Africa attraverso rU- 
ganda ed il lago Victoria-Nyanza. 

Ed ora quale via prenderà la spedizione per arrivare a Ua- 
delai ? Stanley stesso non ha ancora deciso. 



Anno VI. Fase. IlI-IV. Marzo-Aprile 1887 5)5 



Da informazioni poi giante da varie fonti sembra ohe taato 
Ernia Pascià quanto Casati stiano sempre a Uadelai in buona sa- 
late e non in condizioni tanto critiche come si avea ragione 'di 
temere che si trovassero. Si vuole però che un tentativo di Emin 
Pascià di aprirsi una via verso la costa, attraverso l'Uganda, sia 
fallito. 

Inoltre un recente telegramma da Zanzibar dice che i mes- 
saggieri spediti dai consoli inglese ed italiano a Zanzibar ed in- 
caricati di portare aiuti ad Emin Pascià e Casati, partendo dalla 
costa orientale deirAfrica, non poterono proseguire il viaggio per- 
chè trattenuti dal re deU'TJniamniembe. 

U Canale di Suez. — Il sig. Charles de Lesseps e sir W. 
Stokes, rappresentanti della compagnia di Suez, han fatto di notte 
un giro d'ispezione nel canaio per rendersi un esatto conto del- 
l'ili iiiiii a azione che sarebbe necessaria tra i laghi Amari e Suez, 
tratto di difficile percorso diira:ite la notte. Appena saranno com- 
piuti alcuni lavori di allargamento nei pióc:)li laghi Amari, que- 
sta parte del Canale, fornita di lampade elettriche , sarà aperta 
alla navigazione notturna , abbreviando . cosi di 24 ore la intera 
traversata da Porto-Said a Suez. 

Ora possiamo annunciare che il Siam della Peninsulare à 
fitato il primo piroscafo che ha attraversato il Canale illuminata 
a luce elettrica. 

Il tragitto ha durato 15 ore. 

Schiavi di Taborra. — Il solo punto di congiuAzione della 
costa africana di Zanzibar con l'interno è Taborra, che fornisce il 
maggior numero di portatori e di operai, difficilissimo a trovarsi al- 
trove ; ma esso è noto anche per un' altra ragione : è uno dei più 
fiorenti mercati di schiavi dell' Africa centrale. Per 150 o per 200 
lire si compera una donna adulta o un uomo valido, e per 50 o 75 
lire un ragazzo. La Sonna, la schiava dell'harem y è ricercatissi- 
ma e si paga perfino 200 a 300 dollari. Quelle che costano tanto 
sono le donne del Maniema e dell' Uganda , che hanno struttura 
elegante, naso diritto e fine^ e lunga ed abbonda:ite capigliatura. 

Re Menelic protettore della tratta. — Missionari prove- 
nienti dallo Soioa recano la notizia che poco tempo addietro re 
Menelic permise nel suo paese la compera di schiavi e la fornia- 
zione d'una carovana della quale facevano parte circa 600 di que- 
sti infelici , per lo più giovinette, che i mercanti mandavano alla 
costa. 



96 Bollettino della Società africana d' Italia 



Compagnia di battelli a vapore sui laghi dell' Africa 
Centrale. — La società dei laghi africani di Glasoow che s^inca- 
rioa dei trasporti a vapore per le società dei missionari, fra Chi- 
limane ed il Tanganioa; per la via dello Soirè e del Niassa, ha fatto 
costruire un battello speciale per navigare sul Zambese e lo Sciré* 
Pescherà solo 40 cent, e, provvisto d' una forte macchina , sarà 
capace di vincere la corrente dei fiumi pei quali è destinato. Vi 
sono congegni appositi per mantenere sempre attiva la ventila- 
zione nei vari scompartimenti, ciò che è d'importanza capitale nei 
climi eccessivamente caldi deli' Africa centrale. 

n lago Ngami. — Un negoziante tedesco, ora tornato in Eu- 
ropa, ha visitato da poco il lago Ngami nell'Africa australe. 

Oltre a dare interessanti ragguagli sulle popolazioni ohe vi- 
vono nelle sue vicinanze egli conferma Fasserzione dei viaggiatori 
Oswel Murray e Livingstone i quali sono d' opinione che il lago 
Ngami è col tempo divenuto molto più piccolo che «non fosse pri- 
ma, il volume delle sue acque seguitando sempre a diminuire. 

Propaganda Mussulmana. -— Da un rapporto del gran Col- 
legio mussulmano di Tripoli risulta che ogni anno circa mille gio- 
vani usciti da quest'istituto sono mandati nell'Africa centrale per 
dijBfondervi le dottrine del Corano. 

Mediazione tedesca fra il Portogallo e Zanzibar. - U 

Portogallo ha restituito al Saltano di Zanzibar il piroscafo Chilva 
che aveva catturato ed ora si dichiara pronto ad entrare in trat- 
tative per la delimitazione del possesso della baia di Tunghi. 

Questa soluzione pacifica della vertenza, sorta fra Said BargasU 
ed il Portogallo, è dovuta ai buoni uffici della Germania. 

Conferenza del D.r Junker al Cairo. — Il D.r Junker pri- 
ma di lasciare l'Egitto ha fatto, nella sede della Società Chediviale 
di Geografia, una conferenza dinanzi a tutte le notabilità indigene e 
straniere del Cairo. Fra le cose interessanti comunicate v' è una 
lettera del defunto Mahdi a Lupton bey del tenore seguente : 
^ L'armata d'un figlio di cane, Hioks-Pascià, è perduta. I nostri 
valorosi soldati V hanno completamente distrutta. Abbiamo preso 
dieci cannoni Krupp, molte mitragliatrici ed una quantità enorme 
di munizioni da guerra. „ 

Il D.r Junker s'è prima recato in Germania, andrà poi in Rus- 
sia ove risiede la sua famiglia. 



Anno VI. Fase. III-IV. Marzo-Aprile 1887 97 

L'ITALIA ALL'ESTERO 
(G. CARERJ) 

LA REPUBBLICA ARGENTINA 

Clima della Bepubblica Argentina 

II clima della Repubblica Argentina è, nelle latitudini centrali 
di guest' ultima e nel suo complesso, dei più temperati — essendo 
r inverno meno rigido e l'estate talvolta un poco più calda che in 
Italia. Più secco ueirinterno che sul litorale, in nessun punto del 
paese non è né nettamento continentale , nò marittimo puro — es- 
sendo nel suo complesso una transizione fra questi due. È il clima 
insomma che conviene alla salute dell' uomo ed alla feracità del- 
la terra. 

Le genti di qualsiasi razza europea, senza distinzione d'origine, 
ponno recarsi in questo paese, non occorrendo eh' esse previamente 
si acclimatizzino — ed attenersi ai propri metodi di vita, senza il 
minor pericolo per la loro salute. Il nome della Capitale della Re- 
pubblica Buenos-Aires, si potrebbe a buon diritto applicarlo a tutto 
il paese. 

Infermità maligne endemiche non ve ne sono, e le epidemie 
sono per fortuna assai rare, più rare che in Europa. La mortalità 
e la longevità, minore quella e nJiaggiore questa ch^ in Europa, 
attestano la verità di questo asserto. Mentre da noi v' ha una de- 
fonzione annuale per ogni 52 abitanti — in Francia avviene per 
ogni 41 — in Inghilterra per ogni 40 — in Italia per ogni 33 — in 
Germania per ogni 36 — Ispagna per ogni 38. 

Se gli abitanti di un paese raggiungessero tutti una tarda vec- 
chiaia, la mortalità sarebbe di 1 per ogni 75. 

I vecchi che hanno oltrepassato il centesimo anno di vita sono 
1: in Francia per ogni 190,715 ab. — in Inghilterra per ogni 141,952 
— in Germania per ogni 82,860 — in Ispagna per ogni 71,500 — 
in Italia per ogni 66,669, e nella Repubblica Argentina per ogni 7500! 

Una idea più esatta ancora del clima della Repubblica Argen- 
tina avrà il lettore consultando le cifre meteorologiche dei 15 punti 
che si figurano nel quadro che segue. Le cifre romane, poste a lato 
delle arabiche indicano il mese dell'anno al quale esse si riferi- 
scono. Le cifre accanto ai luoghi d' osservazione, sono gli anni nei 
quali questa ultima venne fatta. 



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EMIN PASCIÀ Dott. JUNKER 

Pag. 139 



mimo DiiiA som mm d'iiìua 



Anno Vi. Fase. V- VI. — Maggio-Giugno 1887 



Sofflimarìo — L* espansione coloniale ed il programma dell' Italia in A- 
frica (G. CarerjJ, 
Atti della Società. 

Gli abitanti dell' Harrar fh\ Paulitschke). 
In Africa attraverso i secoli fN, Lazzaro). 
Attraverso il paese dei Danàchili (L. CicognaniJ. * 

n deserto di Calahari fC. Nolte J, 
BibliograQa. 

Opere pervenute in dono alla Società. 
Rassegna africana fWJ, 
L'Italia all'estero fG, CarerjJ. 
(RUraili del capitano Casati di Emin Pascià e del doti, Junker J. 



' espansione coloiiale ed il pipmia dell' Italia in hSm 

Conferenza del Cons. 6. CARERJ 
Tenuta nella sede della Società Africana, il 17 Aprile 1887 

{Resoconto stenografico) 



Signori 

Nessuno più di me odia le conferenze. Odio le conferenze come 
odio i ballerini. Sempre che sono stato a teatro, ed ho assistiA a 
qualche spettacolo di ballo, mi sono molto divertito vedendo le 
ballerine, mentre ho provato quasi un sentimento di disgusto os- 
servando i ballerini, perchè la virilità mi piace applaudirla ed am- 
mirarla nel circo e non mi piace di vederla uscire in piruette e 
sforzi, che potranno piacere alle donne non mai agli uomini. 

Ma d'altronde come fare? 

Se avessi un'altra tribuna , certamente preferirei questa a 



104 Bollettino della Società africana d' Italia 

quella del conferenziere. Ma io solo da questo posto posso darvi 
conto di quel che abbiamo pensato^ noi che ci troviamo in questo 
agone africano e che abbiamo assordato il paese con le nostre pa- 
role, con i nostri scritti; noi abbiamo il dovere di dire la nostra 
opinione e non possiamo dirla che da questo posto. Eccomi dun- 
que al posto del conferenziere e mi rassegnerò a parlare da que- 
sta tribuna. 

Generalmente una superstizione popolare, che si è fatta strada 
larghissima nel paese, ma che malauguratamente è accolta da co- 
coloro che avrebbero il dovere di non dividere certe superstizioni 
volgari , mi fa uscire per poco dall'argomento ed aprire una pic- 
cola parentesi. Cioè ci si dice: Voi altri signori che parlate di Africa, 
che parlate di colonizzazione, e mettete su delle società, e fate dei 
congressi , diteci un poco : quanti dì voi sono stati in Africa per 
poter parlare con competenza? A quesf interrogazione io non avrei 
risposto, se questo pregiudizio volgare non si fosse fatto strada, 
come già ho detto, presso coloro che non dovrebbero dividerlo ; 
voi sapete che, fin tanto che si tratta di discorrere e giudicare di 
condizioni di fatto solo allora è ragionevole che un uomo, che non 
ha visto, non possa parlare. Ma se nella vita ci sono i dati di fatto, 
ci sono anche i capi saldi, ci sono le premesse che servono al giu- 
dizio. E quando si giudica, voi non potete chiedere a colui che ra- 
giona, se è stato presente a quel dato di fatto che assume come ra- 
gionamento. Potete pretendere che esponga questi dati ben vagliati; 
ma oltre questo non avete altro diritto. 

Allora a noi dell* Africana , ed a me specialmente, si può 
domandare: Ma formulate voi i vostri giudizi in base a notizie ben 
appurate? avete voi raccolto questi dati di fatto dai libri, dalle pub- 
blicazioni, dalla viva parola di uomini attendibili? Ecco la interro- 
gazione alla quale, se non si rispondessa adeguatamente, come in- 
vece rispondiamo, ci si potrebbe dire: I vostri giudizi sono per lo 
mano leggieri. 

Noi dunque, prima di formare i nostri concetti sulla quistione 
africana, di cui parleremo tra poco, abbiamo frugato nei libri per 
appurare quelle notizie che dovevano servire di base al nostro giudi- 
zio, e con tale e tanta pazienza che, in certi momenti, supera quella 
del cenobita. Ci siamo attaccati a tutti coloro che, per una lunga 
residenza nel paese, han potuto fornirci dei dati, abbiamo censita 
l'opinione di tutti coloro che, per essere stati lungamente in Africa 
ci potevano comunicare il frutto dei loro studi e cosi far matu- 
rare i nostri criteri, i nostri giudizi, rendendoli capaci di essere 
presentati al paese ed al governo. 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 105 



Dopo questa dichiarazione io rientro in tema, che è l'espansione 
coloniale ed il programma dell* Italia in Africa. 

Sarò molto concreto perchè ciò che a me preme non è già 
che voi, uscendo da questa sala, possiate dire: Abbiamo ammirato 
il lenocinlo, abbiamo ammirata la rettorica dell'oratore; ma voglio 
che usciate per Io meno con un dubbio, che vi metta in condizione 
di dovere studiare, per vedere se quello che diciamo è esatto; per- 
chè questa condizione diventi, possibilmente, entusiasmo, diventi do- 
vere in ciascuno di noi, per richiamare l'attenzione di coloro «he 
debbono , in un momento supremo per noi , giudicare della sorte 
nostra in Africa, giudicare di un problema che se non sarà pro- 
fondamente studiato ci potrà cacciare in seri impicci, potrà richia- 
mare sull'Italia serie sventure. 

Questo è il mio scopo e quando l'avrò raggiunto, sarò lieto di 
aver potuto rendere questo piccolo servigio al mio paese. 

Molti dicono : Che intendete voi per espansione coloniale? Noi, 
soggiungono i più, intendiamo esservi necessità d' espansione quando 
l'esuberanza di vita in un paese si manifesta nel campo delle in- 
dustrie, dei commerci, delle discipline geografiche. Questa per noi 
è pletora di vitalità, che ha bisogno di svolgersi, e se si trova a 
disagio entro i confini del territorio della patria , allora soltanto 
cerchiamo di allargare questi confini. Ecco quello che intendiamo 
per espansione coloniale. 

E poi applicano una specie di dinamometro sociale al paese, 
per misurarne il gradb di vitalità , per misurare se questa forza, 
che alcuni dicono compressa, esista realmente, se ci è esuberanza 
di attività deficienza; e guardano l'attività nazionale nel campo 
delle industrie, e trovano che questa pletora non v' è; la guardano 
nel campo de' commerci, e trovano che non v' è, la guardano nel 
campo delle produzioni agricole, e trovano che non v' è; la guar- 
dano nel campo finanziario e trovano che quest'accumulazione di 
capitali manca completamente. Dopo queste indagini minute conclu- 
dono per dire: Ma di che e:$pansione volete dunque parlare, quando 
manca la vita ? Ed io rispondo che se dell' espansione coloniale si 
dovesse giudicare con questi criteri, nessuno potrebbe aver ragione. 

Ma vi è pure qualche cosa che essi non prendono ad esaminare, 
perchè il loro punto di orientazione è spostato; essi fanno una qui- 
stìone economica finanziaria , laddove bisogna farne una quistione 
sociale. In fatti se essi, in luogo di limitarsi all'esame di queste sole 
manifestazioni del paese , entrassero nel campo della produttività 
umana, troverebbero che l'Italia ogni anno manda all'estero 180 
a 185 mila emigranti, dei quali 80 e più appartengono all' emigra- 



106 Bollettiao della Società africana d'Italia 

zione permanente, e gli altri alla emigrazione temporanea. E al- 
lora sarebbero costretti a dire: Se noi non potremo esportare i pro- 
dotti dell'industria manifatturiera né le nostre produzioni agricole, 
perchè sono poche, noi abbiamo invece un'esportazione di uomini 
che bisogna collocare, stantechè i mercati, dove si riversa questa 1 
popolazione, ci verranno un giorno chiusi. per lo meno dovreb- ' 
bero dire: questa popolazione deve aumentare fatalmente, giacché 
quando si confronta il suo rapporto con la superficie del territorio, 
si ttova che in Italia per ogni chilometro quadrato non si hanno 
meno di 123 abitanti. E quando vedete che perfino il Belgio oggi 
s' impensierisce di questo problema , come volete che noi ci ad- 
dormentiamo guardando impassibili questa produzione , che per 
il momento trova i mercati per collocarsi , ma tra poco non li 
troverà più perchè gli Stati Uniti d'America hanno già pubblicata 
una legge che impedisce l'immigrazione dei Cinesi, e non passerà 
tempo che ne faranno un' altra che proibirà anche 1' immigrazione 
degli europei? Dunque diamoci pensiero pel sito dove questa produ- 
zione dovrà essere collocata. Fin oggi essa trova proficuo colloca- 
mento nell'America del Sud; difatti possiamo dire che 11 esiste una 
nuova Italia; tra qualche anno noi vi rappresenteremo la metà della 
popolazione e ciò perchè i figli d'italiani, nati all'Argentina non 
sono più italiani ma divengono argentini, altrimenti , se questa di- 
sposizione legislativa non vigesse, noi rappresenteremmo in breve 
tutta intera la popolazione sul Rio della Piata. 

E soggiungereste voi: Ma se là trovo per ora questo colloca- 
mento, se La Piata non contiene che tre milioni d' abitanti pel mo- 
mento, e potrebbe contenerne 200 milioni, perchè v'impensierite? 
Il padre di famiglia deve guardare ai problemi molto vicini a se, o 
molto vicini al figlio ; Y uomo di stato, V uomo che deve dirigere 
i destini del proprio paese ha il dovere di spingere lo sguardo un 
poco più lontano, e preoccuparsi di un problema avvenire. Solo 
a questo prezzo noi abbiamo il diritto di legare molti debiti alle 
generazioni future , al patto solo cioè che noi si sappia avviare 
certi grandi problemi verso la loro naturale soluzione; e questo, cui 
accenno, è un grande problema. Ma in fondo il movimento di tutta 
r Europa civile verso una regione, che si chiama Africa, credete voi 
che sia un fenomeno del capriccio di un uomo o.di un gruppo po- 
litico; che ci debba essere sotto invece qualche legge che non si 
manifesta a noi in tutta la sua evidenza, ma che pure è legge sto- 
rica, è legge economica? Ma la Francia,la Germania, l'Inghilterra, 
che hanno ora assunto a meta del loro obbiettivo coloniale 1' Afri- 
ca, sono esse tutte impazzate queste nazioni? Il fatto dunque della 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-aiugno 1887 107 

tendenza di queste nazioni verso queir obbiettivo deve farcì accorti 
che qualche cosa esiste oltre il capriccio di un uomo. 

Potrebb' essere probabilmente una legge che spiega lo sposta- 
mento del centro di gravitazione economica dell'universo; difatti 
se fissate lo sguardo sul centro di gravitazione economica, vedrete 
Hihe esso dall'Europa passa in America, eppoi tende verso l'Australia, 
verso l'India, e fra non molto oscillerà verso 1' Africa. 

Quali sono i motivi di queste oscillazioni? Le ragioni possono 
essere parecchie, ma io ve ne additerò una, ed apro una parentesi, 
che entra pure nella nostra quistione. 

Cioè ponete mente un poco alla quistione cosi detta agraria 
che ora s' agita in Italia. Voi sentirete che gli agricoltori sono 
tutti impazienti, essi si lagnano che i prodotti sono pochi, che non 
possono reggere con la concorrenza estera ; e questi lamenti sono 
cosi veri , che se ne è impensierita anche la parte direttiva del 
paese. 

Ma quando esaminate a fondo questa quistione , voi trove- 
rete, che invece che quistioni agrarie, potrebbero essere chiamate 
quistioni agricole, che hanno, a seconda delle diverse regioni d' Ita- 
lia, un movente proprio di cui il fondo è l'esaurimento parziale delle 
terre, di quelle terre che per lunga serie di anni sono state abban- 
donate a se stesse , senza essere premute , senza essere mes^e a 
tortura dall'agricoltore, per farsene dare il massimo della produt- 
tività, e che erano prima come una miniera, nella quale stavano 
racchiusi tutti gli elementi di fertilità del suolo che coli' andar del 
tempo si sono esauriti. E allora sotto diverse [forme si è presen- 
^ta la quistione agricola. Ma che risultato hanno tutti i modi che 
a voi piace d' indicare siccome rimedi? troverete che il risultato 
-da ottenere è uno, cioè ridonare alla terra tutti gli elementi ferti- 
lizzanti di cui manca. Vi dicono: È quistione di capitali, vale a dire 
di capitali da rifondere sulle terre; o che voi userete l'ingrasso col 
bestiame, o artificiale, o chimico, voi vi troverete sempre a fronte 
di una quistione di capitale che dovrà essere ridonato alla terra , 
perchè si venga a ripristinare né suoi elementi di fertilità. 

Ma come l'avvicendamento agricolo, l'avvicendamento agra- 
rio può spiegare certe quistioni di economia agricola interna, cosi 
allargando questo concetto, e portandolo dal mondo degli interessi 
privati nel mondo delle nazioni, voi troverete che il centro di gra- 
miàzìone si muove a misura che questo movimento agricolo si de- 
termina. Sicché l'Europa vecchia va a ripristinarsi in /imerìca. , 
l'America popolata e tormentata da tutte le risorse della civiltà 



106 Bollettino della Società africana d' Italia 

non tarderà ^ presentarsi nelle identicbe condizioni in cui vi trova 
la vecchia Europa. 

E allora bisogna muoversi verso un*altra regione; guai' è que- 
sta regione? ò V Àfrica. 

Non è già una spiegazione che vi dò di questa legge; ho solo 
ypluto accennare ad una delle tante ipotesi che si possono fare 
per spiegarla. Ecco dunque perchè anche per l'Italia 1* obbiettivo 
africano ò un obbiettivo che non deve perdersi di vista. 

Ma quando abbiamo detto questo, non abbiamo inteso già che 
si debba correre verso V Africa all' impazzata. É certamente un 
problema che dev' essere risoluto , e coloro che hanno tentato di 
risolverlo, e che oggi accennano a risolverlo, pare però non accen- 
nino ancora a mettere in equazione il problema. 

(continiui) 



ATTI DELLA SOCIETÀ 

Consiglio Generale 

Tornata del giorno 2 maggio 1887 

Presenti : Lazzaro, Garofalo, Massari, Farina, Florio-Sartori,. 
Beatrice. 

Assenza giustificata: Masullo. 

Mancanti: Della Valle, Carerj, Flauti, Mazza, Paoilio, Rubino. 

In congedo: Arlotta, Morana. 

Sono ammessi come soci aggregati i signori: Pes prof. Giusep- 
pe — De Crescenzi prof. Cav. Nicola — Blount prof. Carlo — Pe- 
coraro Giuseppe — Mannini Paolo — Morhoff Federico — Celentano 
Giuseppe — Pironti Alfonso. Come soci effettivi i signori: Visconti 
Damaso — De Michele prof, Enrico — Martorelli cav. ing. Pietro 
Isidoro— Capretti Giuseppe — Chiaradia oomm. Eugenio. * 

È radiato dall' albo dei soci come moroso il socio Morroni 
Enrico. 

Il Consiglio decide di convocare l'Assemblea pel giorno 22 
maggio in seconda convocazione, salvo che non giungano alla pre- 
sidenza altre proposte di modifiche allo Statuto sulle quali debba 
discutere il Consiglio. 

Il Consiglio incarica il oons« Farina di riunire tutti gli elementi 
necessari per la raccolta dei ritratti dei viaggiatori africani. II 
Consiglio poi si occupa di affari di amministrazione. 

Si discute sulla domanda del socio sig. Scolart per la stampa 



Anno VI. Paso. V-VI. Maggio-Giugno 1887 109 

della sua grammatica di lingua amarioa, approvata dcdla commis- 
BÌone di lingaistioa , ed il Consiglio decide di raccomandarne la 
pubblicazione al Ministero della Guerra. 

Tornata del giorno 13 maggio 1887. 

Presenti : Lazzaro, Carerj, Beatrice, Garofalo, Farina, Mas- 
sari, Rubino, Pacilio, Sartori. 

Assenti : Flauti, Mazza. 

Tn congedo: Della Valle, Arietta, Morana, Masullo. 

Il Consiglio si occupa esclusivamente di affari di amministra- 
zione e d'ordine interno e dell'ordinamento delle collezioni. 

Sapendo il prossimo arrivo del capitano Micbelini incarica la 
Presidenza di porgergli un saluto. 

Tornata del giorno 1 giugno 1887 

Presenti: Lazzaro, Masullo, Carerj, Eubino, Farina, Sartori, 
Ceatrice. 

In congedo: Della Valle, Pacilio, Morana, Flauti. 

Assenti: Mazza, Massari, Garofalo. 

Sono ammessi come soci effettivi i signori : Luigi Agnelli , 
Oiuseppe Machiavelli. L' ammissione dei nuovi soci aggregati ò 
sospesa fino a che le nuove modifiche allo statuto non sieno ap- 
provate. 

Sono radiati dall'albo dei soci come morosi i signori Bakunine 
Oambuzzi Carlo, Montefredini Francesco, Casilli Camillo, Capacci 
Ctonnaro. 

Il Consiglio delibera la radiazione dei seguenti soci di Ales- 
sandria d'ìEgitto: Vilale Eduardo, Lusena Eduardo, Lusena Emi- 
lio, Naggiar Maurizio, Bluetti Luigi, Nicosia Paolino, Giuliotti 
Rinaldo, Santoro Raffaele, Lasciac Antonio, Liebman Adolfo, 
£dwin Sismondo , Tilche Benedetto , Tilche Vittorio, Tilche A- 
bramino. 

Il Cons. Carerj presenta la seguente proposta : Impianto di 
nna fattoria sperimentale nell'Harrar ed altipiano dei Bogos. Egli 
svolge ampiamente questo suo concetto, dimostra come certe inizia- 
tive sieno compito delle società geografiche , come sia necessario 
indicare una via d' impiego al capitale nazionale, come nelle odierne 
condizioni sia da riflettere ad una tale proposta, e che se pure essa 
non ò attendibile in fatto per il momento , pure costituisce un la- 
voro preparatorio necessario, anzi indispensabile. Dimostra T utilità 
pratica che V Italia ricaverebbe da piantagioni di caffo e di canna da 



110 Bollettino della Sooietà africana d' Italia 

zucchero nelPHarrar; dì tabacco, cotone e grano salPaltipiano dei 
Bogos. Infine egli propone di fare le opportune pratiche con la So- 
cietà di Milano, acciò d'accordo si compia nn tale lavoro prepara- 
torio, studiando i mezzi ed il luogo, e tutto ciò che occorre per 
mettere in esecuzione un tale progetto. 

Il Consiglio ffL plauso alla proposta del Cons. Carerj e 1' ap- 
prova ad unanimità. 

Tornata del giorno 11 giugno 1887 

Presenti: Lazzaro, Masullo, Carerj, Garofalo, Pacilio, Farina, 
Rubino, Florio-Sartori. 

In congedo: Della Valle, Moraaa Flauti. 

Assenti: Arietta, Mazza, Massari. 

Dimissionario : Beatrice. 

In via eccezionale sono ammessi come soci effettivi i signori 
De Simone Salvatore, Tursini Dr. Alfonso. 

Il presidente legge una lettera del cons. Beatrice che si di- 
mette da socio e da consigliere. Dietro proposta dei cons. Pacilio 
e Farina il Consiglio incarica la presidenza di insistere presso il 
sig. Beatrice affinchè ritiri le sue dimissioni. 

Il Consiglio pi^ende gli accordi opportuni per intendersi con 
la Commissione nominata dall' Assemblea circa il modo ed il gior- 
no della riunione per discutere ed esaminare, d'accordo con il con- 
siglio, le modifiche che detta commissione avrà presentato. Dopo 
si occupa di affari interni della Società. 

Assemblea Generale dei Soci del giorno 22 maggio 1887 

Presidenza del vice-pres. comm. N. LAZZARO 

Presidente. Dichiara che essendo la tornata in seconda con- 
vocazione essa è legale qualunque sia il numero degli intervenuti| 
apre quindi la seduta alle ore 1 3^4 p. m. 

Il pres. mette in seguito in discussione le modificazioni da 
apportarsi allo statuto, già pubblicate nell'ultimo numero del Bol- 
lettino. 

Il socio Caroaterra crede che qualora si voglia aumentare la 
tangente dei soci aggregati , sarebbe giustizia portarla da 5 à 7 
lire, e quella degli effettivi da 15 a 20. 

Il cons. Carerj crede che non sia facile di pronunciarsi di 
punto in bianco sopra una questione tanto grave quale ò quella 
dell'aumento delle rate dei soci aggregati. 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 111 



Air Assemblea mancano gli elementi necessarii per poter giu- 
dicare con conoscenza di causa sulP opportunità dell' aumento; 
converrebbe esaminare i vari bilanci , V albo dei soci, il numero 
degli effettivi, degli aggregati ecc. Conclude proponendo la nomi- 
na di una Commissione che si ponga d'accordo con il Consiglio e 
studi in pari tempo l'opinione prevalente al riguardo fra la mag- 
gioranza dei soci. 

Il cons. Carerj è favorevole all'aumento, perchè cosi si potrà 
avere del denaro ed attuare qualche progetto veramente serio in 
Africa. 

Ad esempio ora si dovrà studiare e proporre lo stabilimento 
di colonie agricole nell' Harrar e nei Bogos , ma senza una di- 
screta somma non si può nemmeno pensare ad una simile impresa. 

Il pres. ritiene che la proposta Carerj implichi la sospensiva 
della discussione sulle modifiche proposte. 

Il socio Oarcaterra sollevando molti dubbi sali' utilità pra- 
tica dell'aumento, è favorevole alla sospensiva. 

Il socio Fusco divide pienamente le idee esposte dal signor 
Caroaterra ed anch' esso appoggia la sospensiva. 

Il socio Troya crede che approvandosi la sospensiva dall'As- 
semblea , ciò implichi un voto di sfiducia per il Consiglio Gene- 
rale, opina in conseguenza ch3 occorra ben definire la cosa e fare 
-sul proposito, della fiducia e sfiducia, delle esplicite dichiarazioni. 

Il cons. Garofalo è d'avviso che prima di prendere delle deci- 
sioni importanti a proposito del solo primo articolo da modificarsi, 
sia opportuno vedere se vi siano altre modificazioni , anche rile- 
vanti, capaci di richiedere l'esame e lo studio dell'^ Assemblea. 

Propone quindi che si legga tutto intero lo statuto con le re- 
lative modificazioni. 

Al socio Pacella sembra che qualora si voglia nominare una 
Commissione, questa debba essere munita dall'Assemblea di pieni 
poteri, che l'abilitino a poter introdurre nello statuto quelle modi- 
ficazioni che crederà convenienti, divenendo queste definitive sen- 
za bisogno di ulteriore approvazione per parte dell'Assemblea. 

Il e. Carerj dice che la Commissione da lui proposta fin dal 
principio, deve essere appunto munita di tali poteri. 

Qualche socio fa notare che un simile procedimento è diame- 
tralmente opposto a quello usato in tutte le Assemblèe. 

Il socio CucouruUo osserva che la Società Africana non è una 
Assemblea politica ma semplicemente un' associazione d' indole 
^eografica^ 

Il e. Carerj consiglia a smettere le bizze , e che si nomini 



112 Bollettino della Società afrìoana d'Italia 

ana Commissione con Tincarico di raccogliere e studiare tutte le 
disparate proposte dei soci dandole, in pari tempo pieni poteri di 
condurre a termine il lavoro di revisione dello statuto, senza ob« 
bligatorio ritorno all'Assemblea, 

Il socio Fusco ritiene contrario a tutte le buone consuetudini 
il dare facoltà alla Commissione di prendere decisioni definitive 
facendo a meno della sanzione ultima dell' Assemblea. 

Anche il socio Carcaterra ha fermo convincimento che sia. 
molto irregolare che V Assemblea si spogli delle sue prerogative, 
cedendole ad una semplice Commissione. 

Il cons. IPaoilio crede che la discussione s'aggiri in un circolo 
vizioso. Si vuole una Commissione che studi , ma , egli dice , le 
proposte di modificazioni allo statuto sono appunto il frutto di 
studi del Consiglio : se quindi si ritiene insufficiente , incompleto 
il lavoro fatto dal Consiglio , ò chiaro che gli si vuol dare un 
voto di sfiducia; questa sembragli la posizione. 

Carcaterra. Sarebbe ben dolente %e le sue parole si frainten- 
dessero: egli non ebbe mai la più lontana idea di muovere cen- 
sure al Consiglio Generale, tuttavia torna ad insistere per la no- 
mina della Commissione. 

Carerj. Riprende la parola per spiegare meglio il suo con- 
cetto circa la nomina di una commissione. Risponde a mons. Pa- 
cilio che nella nomina di questa Commissione non v' ò menoma- 
mente da scorgere un qualsivoglia biasimo per il Consiglio Gene- 
rale; conviene che dovendosi nominare una Commissione obbligata 
e riferire in seguito all' Assemblea , si sarebbe sempre daccapo, 
perciò insiste affinchè, per il meglio, la Commissione sia nominata, 
a le si conferiscano dall'Assemblea pieni ed assoluti poteri. 

Il socio Marchetti vuole si badi che la Commissione sia una 
emanazione vera dell'Assemblea. 

Il socio Troya presenta il seguente : 

Ordine del giorno 

^ Il sottoscritto propone la nomina di una Commissione di 
" cinque membri scelti dall'Assemblea per definire le modifiche da 
'^ apportarsi allo statuto d' accordo con il Consiglio Generale ; 

^ Qualóra tale Commissione abbia assoluti poteri dall'Assem- 
* blea stessa e si ritenga per approvato ciò che la detta Commis- 
" sione stabilirà d' accordo con il Consiglio Generale. „ 

Marchetti. Propone che si voti a scrutinio segreto. 

Si decide invece di votare per alzata e seduta. 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 113 



Marchetti protesta perchè votandosi in tal guisa non si tiene 
conto delle rappresentanze di cai molti soci han ricevuto la de* 
legazione. 

Presidente. Risponde a Marchetti che, anche egli presidente, 
ha delle rappresentanze che non fa valere, e che nel suo identico 
caso trovansi parecchi consiglieri. Mette in ultimo ai voti, per 
divisione, l'ordine del giorno Troya. 

L' Assemblea ne approva la prima parte introducendovi la va- 
riante, proposta dal socio Caroaterra, che cioè la Commissione, in 
luogo d'essere nominata dall'Assemblea, lo sia invece dalla Pre- 
sidenza. 

Si vota la seconda parte dell'ordine del giorno Troya che re- 
sta pure approvata. 

Dopo il presidente scioglie la tornata alle ore 3 1^2 p. m. 

La presidenza appena sciolta la seduta dell'Assemblea nomina 
componenti la commissione di revisione dello statuto i seguenti soci: 

Fienga Dr. Antonino — Carcaterra Alberto — De Simone Dr. 
Francesco— Troya Sebastiano Enrico — Montnori Avv. Raffaele. 

isruovi SOCI 
Sede Centrale di Napoli 

(Vedi verbali del Connglio Generale) 

' Sezione fiorentina 

Soci aggregati 

Avv. Pietro Blagini — Cav. Emanuele Orazio Penzi — Barone 
Giorgio Levi — Avv. Giuseppe Barbensi — Comm. Prof. Carlo Pon- 
tanelli — Caterina Orlandi del Prate Alvazzi — Avv. Alberto An- 
dreucci — Elvira Nunes Vais — Clara Vinci — CoUaochioni nobile 
Marco— Marchese Matteo Ricci — Avv. Sebastiano B arresi — Comm. 
In g. Eduardo Philipson — On. Gio. Batt. Martini — Cav. Emilio Be- 
nini — Cav. Pietro Benini — Maddalena Barzellotti — Isabella Lu- 
chini — Cav. Alessandro Garbi — Angiolina Carassini — Gustavo 
Giannelli — Enrico Squilloni— Avv. Gherardo Dal Pino — Salvatore 
Dott. Bacci — Vigo Raimondo— Maria Mieli — Paolina Levi— Cav. 
Ing. Enrico Guidetti — Vittoria Cespi — Angiola Ambron — ^Comm. 
Barone Vincenzo Belli — Nobile Pilippo Gondi Cerretani — Avv. 
Arturo Pilacci — Capitano Nob. Angelo Petitti di Roreto — Aw. 
Giuseppe Pescetti — Cav. Ing. Prancesoo Scaramucci — Nobile Giu- 
seppe Paver — Costanza Baldazzi— Marchesa Giulia Tolomei Bai* 



114 Bollettino della Società africana d'Italia 



dovinetti — Fiorenza Benini — Adelina Roncalli — Marchesa Giusep- 
pina Alfieri di Sostegno — Marchesa Adele Alfieri di Sostegno — 
Ing. Vincenzo Corvaia — Cap. Antonio Corvaia—Ing. Ignazio Lope- 
stri— Cap. Alessandro Migliavacca— Aldobrando Martinez — Avv. 
Giacomo Pagano — Avv. Giorgio Pagano — Ing. Beniamino Pagano — 
Don Salvatore Piccolo — Andrea Scala — Nobile Maria de Hossi Ma- 
cellai — Giulia Vannini Parenti— Enrico Pons— Barone Eriok Lom- 
broso — Avv. Niccolò Bicchierai— Enrico Carlo Cecconi — Avv. An- 
giolo Modigliani — Avv. Luigi Venturi — Ing. Ermanno Orefice — 
Marchese Oscar Sersale — Marchesa Teresa Bartolomei — Virginia 
Stefanelli — Cav. Avv. Luciano Luciani — Avv. Francesco Piccini — 
Conte Francesco Guidi — Dott. Tedice Santini — Principe Giuseppe 
Paterno. 



n Consiglio Generale della Società Africana d' Italia, dietro 
proposta del cons. Ernesto Farina, ha stabilito di formare una col- 
lezione di ritratti degli esploratori e geografi più importanti dan- 
done incarico al medesimo sig. Farina. 

Siamo lieti di pubblicare un primo elenco dei ritratti, perve- 
nuti alla Società in questi uitimi giorni, facendo un vivo appello 
ai signori Soci perchè vogliano anche loro concorrere all'aumento di 
tale collezione che potrà riuscire interessantissima. Ecco l'elenco: 

Beccari conte prof. Giov. Battista— Beltrame abate cav. Gio- 
vanni — Borghese principe Don Giovanni — Brazzà conte Pietro — 
Bressi monsignor Salvatore, Prefetto delle Missioni di Tunisi — De 
Gubernatis conte Angelo — Franzoi Augusto — Naretti cav. Giaco- 
mo con la sua signora — Succi Giovanni. 



H nostro Socio sig. Lucio Scolart presentò tempo addietro xm 
fino metodo per imparare a scrivere e parlare l'Amarico. 11 lavoro 
Tenne esaminato da una apposita commissione e trovato molto 
pregevole nonché di pratica utilità. 

La Presidenza ne propose allora l'acquisto al Ministero' della 
Guerra il quale, dopo aver fatto alla sua volta esaminare il me- 
todo dello Scolart, chiamò questi a Eoma e lo nominò interprete 
presso il Comando superiore a Massaua. 

Lo Scolart partirà fra giorni per 1' Africa. 



Il giorno 30 giugno si è chiuso il corso 1886-1887 della Scuola 
Coloniale-Commerciale della Società Africana d'Italia e gli esami 
Tennero fissati pel giorno 3 Luglio. 



Anna VI. l'asc. V-Vl. Maggio-Giugno 1887 116 



aU ABITANTI DELL' HARRAR 

La maggior parte degli odierni abitanti di Barrar trae la sua 
orìgine dall unione tra Abissini ed Arabi. Ma nel loro insiem e fisico 
mi sembra che gli harrarini s'avvicinino più al tipo abissino che 
non all'arabo. E ciò valga specialmente per le donne. Essi sono divisi 
in grandi gruppi che portano nomi diversi come : i Maja, Gunile, 
Abono, Hanàfi ecc. Gli uomini sono di statura alta, figura slanciata, 
colore nero castagno, le donne di media statura, lineamenti marcati, 
menibra graziose e, specialmente, hanno belle le mani ed i piedi. Nc»- 
gli uomini si nota una forte tendenza verso le pinguedine, benché 
il loro nutrimento sia parco. L'uso eccessivo dei narcotici {kàt) ha 
una triste influenza tanto sul normale sviluppo dell'individuo quanto 
su quello dell'intera razza. Lo sconcerto del sistema nervoso , in 
particolar modo dei nervi degli organi interni, è le conseguenza 
dell'abuso del narcotico su accennato. La media dell'età ò bassa; 
la più gran parte degli individui muore al principio della vecchiaia, 
solo le donne raggiungono un'età molto avanzata. 

Ho osservato tra gli harrarini, come ciò m'avvenne spesso an- 
che in Oriente, una specie di tatuaggio nel viso, prodotto dalP in- 
cisione sulla pelle della faccia di figure irregolari colorate in bleu 
Se il naso porta un simile ornamento lo si chiama ùf kudùd, se 
le sopracciglia ed il contorno degli occhi, lo si chiama kirra kudùd 
e se la nuca marmar kudùd. 

I nomi dei cibi prediletti sonp: bassar (carne arrosto dì ca- 
strato e di vitella) otoak (pollo rostito), dubba (specie di piatto di 
l^umi composto di foglie verdi di cavolo), hul o warik (verdura 
bollita) mus (banani) Hn , un misto di turinga (cedri) rumàn 
(pomidoro) e derbussi (limoni^, ma senza fichi. 

Delle malattie dominanti le più frequenti in Barrar sono: un'eru- 
zione cutanea che somiglia alla rosolia {wuér) il vajuolo (ghifri), 
la febbre (humma), il tifo (irnattù\ grandi bubboni e gonfiori molto 
simili all' elefantiasi (burssi), la tubercolosi e le malattie degli 
occhi. 

Nel carattere dell'harrarino predominano le qualità proprie al- 
llngordo speculatore. In nessun harrarmo ho trovato mai coraggio 
Tirile e dignità personale. Secoli e secoli di servitù imposta dagli 
Emiri , le minacce continue dei Galla han fatto dei cittadini di 
Harrar un esercito di schiavi, privi di criterio proprio, di capacità 
attive, di qualsivoglia volontà. La vigliaccheria, l'insidia, il fana- 
tismo religioso, l'assenza completa di tolleranza, sono le qualità mo- 



116 Ballettino della Società africana d'Italia 

rali che loro appartengono in sommo grado, né d'amore al lavoro, 
né di movimento intellettuale v' è la minima traccia. Invece s' in- 
contra molta analogia fra i sentimenti di servilismo, che sono assai 
comuni, con le passioni sbrigliate e, in entrambi i sessi, con la sre* 
golatezza dei costumi. 

11 vestiario degli uomini consiste in una stretta camicia mu- 
nita di maniche {kamis) e di una specie di mantellina di cotone 
iiras), il di cui bordo è variamente, e per lo più, ornato di rosso 
(ifat iras). Se ha un bordo largo rosso è detta nazif iras. La 
camicia è assicurata alla metà del corpo da una fascia pure di 
cotone [hankot^ martò). Il capo è coperto da un berretto bianco 
o giallo {kalota) sul genere dei nostri berretti da casa. Ai piedi 
si portano sandali, {asciti). Neil' andata alla moschea si mettono i 
sarjdali per la preghiera (arus karaif). I turbanti {imamai) sono 
generalmente adottati, la parte che fascia la testa ò di cotone 
bianco. 

Il vestiario arabo prende sempre maggior voga. I capelli si 
portano curti, oppure si rade addirittura la testa. Le donne riuni- 
scono i loro capelli in due grandi chignous collocati dietro gli orec- 
chi, un velo di color turchino o viola igufta) ricopre tutta la massa 
dei capelli ed i due chignons si mantengono stretti insieme dalle due 
punte del velo allacciate sotto il mento. Le giovani nubili non por- 
tano velo ma ornano con fiori i capelli rialzati verso le parte poste- 
riore della testa. La donna porta una lunga camicia di cotone (ka- 
mis) stretta nel mezzo del corpo da un laccio, e tenuta in modo 
che giunga a ricoprire le gambe fi.no a dieci centimetri sopra il 
malleolo. La parte della camicia che copre la metà superiore del 
corpo e larghissima e si lascia pendere a guisa di mantello; ne fa 
parte un corpetto rosso acceso che copre il busto, le spalle ed il 
petto e di cui l'apertura, fatta per passarvi la testa, è ornata a 
vivi colori. Là parte della camicia che ricopre il corpo, dalla cin- 
tura in giù, è di colore turchino scuro. Il corpetto rosso è spesso 
sostituito da una stoffa scura. Le donne di alta condizione fanno 
uso di un corpetto di seta rosso -acceso. A seconda della fattura 
e degli ornamenti che la ricoprono la camicia cambia di nome Si 
chiama fargu se i ricami sono fatti a trapezio, zechtan seilal se 
nel ricamo entrano nove colori. Se si vedono sul corpetto rosso 
dei ricami di una data larghezza la camicia ha il nome di wokù 

Se invece il corpetto è formato da strisce quadrate e giallo-o- 
scure lo si chiama àbdullahanL II vestiario comune a tre soli 
colori, si chiama sciscti seilal cioè il tricolore. 

L'uomo, tranne un lungo bastone, non porta nò armi né orna* 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 117 

menti. All' opposto le donne perforano le orecchie per sospendervi 
piccoli fili di perle {mahaua) appendono al collo collane di coralli^ 
alle quali attaccano degli amuleti, portano ognuna cinque braccia- 
letti di corno di bufialo (sanhet) ed anelli alle dita (hatim, mah- 
tar). Le nobili dame portano ornamenti arabi d* argento alle braccia 
ed alle orecchie. Il sovraccaricarsi di ornamenti , secondo V uso 
delle donne Galla, non è ritenuto di buon gusto in Harrar. 

La disposizione delle case risponde quasi in tutte le parti a 
quella di una casa araba. Le fabbriche non hanno piani superiori, 
^ tanto le porte come le finestre s'aprono sulla corte. Ogni casa 
ha due vani: la cucina (alawada) ed un altra stanza ove abita la 
famiglia (deva). Alle mura di pietra della casa [digagad] è addos- 
sata la stalla {làm gar) di legno e paglia di dura. Dinanzi la porta 
di casa sta la pietra per macinare la dura (w6f'c\) il pestello {ma- 
kac , tib , kaballa ) ed il crivello por la farina di dura (wonfid) 
Nella cucina, attorno al focolare {a/decia)^ stanno i piatti e^ vasi di 
terra, fiaschi di kat (ahara kàt) , fiaschi di miele, (hullo) coltelli 
(scoiar) ed altri»utensilL Nella stanza d'abitazione si trovano i grandi 
canestri per gli abiti {miidai\ sedie (wombar)^ ed alle pareti tazze 
formate con paglia intrecciata, che servono per semplice ornamento, 
delle pipe ecc. 

Dopo la nascita d' un bambino la puerpera che, nel momento 
critico , ha dovuto lasciar funzionare intorno a se un grande ap- 
parato di cose superstiziose, per tutta una settimana riceve regali 
dalle vicine e deve nutrirsi di solo brodo di pollo. 

Il padre pensa a dare al neonato un nome maomettano ed in 
seguito cerca di accapararsi le buone grazie di un ricco protettore 
(specie di padrino) pel suo nuovo figliuolo. Non appena il bambino 
contsf qualche settimana gli si tagliano i capelli e quel giorno è 
giorno di festa per la famiglia. I capelli.^gliali si pesano e l'equi- 
valente del peso, in moneta d' oro o d' angoDto, si distribuisce fra * 
le donne parenti della madre. In questo giorno ordinariamente il"*' 
padre annuncia il nome dato al bambino. Nome che egli non ha 
scelto a caso ma bensì tenendo conto del giorno della nascita del 
bambino e delle tante indicazioni di una guida , che sta sempre 
unita al Corano e che dà istruzioni sul modo da seguire per la 
scelta del nome. Scorsi quaranta giorni dal parto si tornano ad 
invitare dalla madre i vicini e le vicine i. quali le portano piccoli 
doni, in ispecie monete, e ne sono trattati con pasticci di dura. Si 
recitano divote orazioni, dopo di che la madre torna a disimpegnare 
€ome prima le faccende domestiche, 

I nomi usuali tra gli harrarini sono: Abrahim Muhammed, Ah- 



118 Bollettino della Società africana d' Italia 



med, Jussuf, Ali per gli uomini: Fatima, Asóa, Chadidza, Zejnaba ^ 
Dahima, Culsumma per le donne. 

All'età di tre anni i ragazzi vengono circoncisi. La circonci- 
sione (absum) è una gran festa nella famiglia. Il padre in tale oc- 
casione prega qualche ricco vicino ad assisterlo, il quale resta poi 
per tutta la vita il protettore del ragazzo. Anche i parenti del padre, 
le zie portano regali particolarmente di tela. La cerimonia è quella 
stessa che è in uso noli' Abissinia. Il circonciso finché la sua ferita 
non sia sanata, cioè per 30 giorni, si ciba di pane senza lievito. Nei 
primi giorni dopo avvenuta la circoncisione, il ragazzo è vestito coi 
migliori suoi abiti e posto a sedere sopra un cavallo, tutto ornato, 
lo si fa girare per la città. Tutti fanno auguri al padre ed al ra- 
gazzo. Pei ragazzi malaticci si rimaneva l'operazione al 6."* o 7.^ 
anno. Le giovinotte si infibulano, alla stessa guisa delle ragazze 
somali, all'età di 7 anni da certe donne, pratiche di tali faccende, e 
prima che avvenga il matrimonio, cioò all' età di 13 o 14 anni, si 
toglie 1* ostacolo. È curiosa la rinnovata infibulazione di giovani 
vedove. 

L'uomo s'ammoglia all'età di 16 anni. I preliminari del ma- 
trimonio (at-'us) procedono nella seguente maniera. Il giovine man- 
da i suoi 'amici con regali di Kat (narcotico) al padre della ragazza 
e gli fa domandare se vuole concedergliela in moglie. 

Se il padre consente, per lo più dopo otto giorni dal momento 
che s'intavolarono le trattative, si procede alla consegna degli abiti 
e degli utensili destinati alla sposa. I genitori della giovine coppia 
si scambiano regali di Kàt e danno avviso al governatore, fin poco 
tempo addietro lo davano all' Emiro, del matrimonio da effettuarsi 
ed il governatore dà incarico ad un Cadi di concluderlo. La sposa 
posta sopra una mula, tenuta per la briglia dai parenti più prossi- 
mi, è condotta in seguito a casa dello sposo. GÌ* invitati alle nozze» 
cantando e ballando, accompagnano il corteggio fino al suo destina 
ove la festa si chiude con un banchetto, con canti e ballo. 

Lo sposo, se benest^inte, paga un tanto per la sposa ai suoi 
genitori dando dei pezzi di terreno, e nei casi comuni paga da 20 
a 30 talleri di Maria Teresa, della birra ed un bue. Il Cadi prendo 
accuratamente nota del prezzo di compera pagato giacché, in caso 
di separazione o ripudio , il marito deve tornarlo a sborsare. Pa- 
rimenti nel caso di separazione il marito è tenuto a somministrare 
il vitto alla moglie per un dato spazio di tempo fissato dal Cadi. 
Gli harrarini ricchi hanno 2 o 3 mogli, i poveri, per lo più, una 
soltanto. La fedeltà coniugale è pochissimo osservata da parto 
della donna. Si racconta che durante V occupazione egiziana alle 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 119 

donne harrarino aveva preso le smania di avere figli bianchi, ed 
infatti nell'intera città la gran maggioranza dei ragazzi, che con- 
tano dai 6 agli 8 anni, sono di colore chiaro e per conseguenza 
una prova parlante dell' infedeltà delle rispettive madri. 

L'inclinazione dei due sessi 1' uno por l'altro è, durante la gio- 
ventù, molto intensa e gentile. Vi sono parecchie canzoni d' amore 
che servono agli harrarini per dar sfogo ai riboccanti affetti del 
cuore. Due delle canzoni più in voga e che descrivono le b ellezze 
dell'oggetto amato eccole: 

I. lllescéchu alla illescéchua 

Martuà harire illescàchua 
Aisca ihmàde illescachica 
Alla illescéchua. 

Arabi Siili silhUej 

Ar àbaci arabe illesàchua 

Araba niàle illescàchua. 

< Ti dico questo solo: Il tuo viso è come la seta, Aisca; te Io 
ripeto e non ti dico altro. Tu sei snella come Tasta d'uua lancia ; 
tuo padre e tua madre son arabi, essi sono tutti arabi, solo questo 
ti dico >. 

II. Maehtùt Ubimi àda 

Madi dàdze Asca. 
Abrahim haràru tabir nàtua 
Néwju ànti làjua 
' Ghir maràha zihàna. 

« La tua figura è come una lampada accesa, Aisca; io V amo. ' 
Quando tu stai al fianco d' Abrahim' tu lo abbruci con la luce 
della tua bellezza. Domani ti rivedrò ». 

È costume in Harrar che le giovinette si trattengano, specie 
ne' giorni festivi, in certe piazze pubbliche insieme ai giovanotti, 
chiacchierando e giuocando , ed è appunto in questi ritrovi che 
hanno origine le scambievoli inclinazioni. Le ragazze si vanno a 
prendere nelle loro case a tre a tre (scananin), si fa loro una 
piccola serenata e si canta la seguente canzone : 

I. Isdidzu dtdzti abaci chàscou 
Sófi bàri scananin 
Ikàn nàlua 
Isdidzu wirédzi kàroj. 

< Io venni ed anche tu sei venuta, i tuoi fratelli, più grandi 



120 Bollettino della Società africana d' Italia 



di te, sono venuti alla porta di Sofi (nota piazza in Harrar) tutti 
e tre; si sono alzati ed hanno detto di andar da loro. » 

IL Muhànmed hadzi garràd jekàn nàlua 
Hàssan RÒble jekan nàlua 
Darma wiràlla kàroj. 

« I tuoi amici Muhamraed Hadzi, il figlio di Garrad ed Hàs- 
san Roble, sono rimasti là. Scendi a giuocar con noi ». 

ni. Isdidzu tmaidédzi abaco chàscou 
Imam bari scónanin 
Jekan nàlua 
Darma wiràlla kàroj 

< La metà è già venuta , V altra non ancora , ci siamo incon- 
trati alla porta d'Iman. Scendi a giuocar con noi ». 

Anche la ragazza risponde con una una canzoncina mentre si 
prepara ad uscire ed i giovanotti replicano. 

IV. Fakari issabaràlua 

Zéjti safàr kedìr qoràn àjat entàua 
Darma wiràlla kàroj, 

« Essa ha finito la canzone. Tutte le canzoni finiscono, ma 
rimane sempre la parola di Dio. Vieni a gìuocare con noi ». 

V. Ehérsi dalé riehc^gir 

Ekàze dalé etràuat àchua. 
Darma wiràlla kàroj. 

« Se vedo la sua schiena, corro avanti per vedere tutta la fi- 
gura. Vieni a giuocare con noi ». , 

Dott. Filippo Paulitschke. 



IN AFRICA 

ATTRAVERSO I SECOLI 
IH. 



Cartagine ! Quanti ricordi, quante rimembranze non evoca que- 
sta antica regina del Mediterraneo ? Chi oggi attraversando una 
landa quasi deserta, un non piccolp spazio, quasi incolto, vi si reca 
da Tunisi o dalla Goletta e nella sua memoria conserva quanto o 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 121 



parte di ciò che nei suoi stndi e nelle sue letture ha appreso, re- 
sta sgomento innanzi agli effetti del tempo e dell'uomo. Nessuna 
fra le tante grandiose città delle epoche storiche più remote ha 
lasciato di se tanti pochi ruderi come Cartagine. Una vasta ci- 
sterna divisa in vari cameroni e che si crede dovesse essere il 
serbatoio d'acqua per i bisogni dell'armata, perchè vicino al mare; 
qualche pezzo di fabbricato, qualche frammento di colonna caduta 
sulle arene, scosso e ripercosso dai marosi, che vi s'infrangoilo co- 
me a scoglio, le linee dei suoi cinque porti, ma solo le linee; ecco 
ciò che oggi si vede della grande , della forte Cartagine , della 
città che precedendo Genova e Venezia, a forza di commercio, di- 
venne la rivale di Roma. 

Le storie antiche ci narrano come essa fosse situata sopra una 
penisola di 24 miglia di circuito, unita al continente da un istmo 
largo tre miglia. Quasi che la natura volesse unirsi alla mano del- 
l'uomo nel distruggere ogni ricordo del passato, ecco il mare ri- 
tirarsi e la penisola formare un tutto col continente e lasciare ap- 
pena una punta, oggi Capo Farina, estremo occidentale del gran 
golfo di Tunisi. Invano nelle poche rovine si cerca il sito ove fu 
crudelmente torturato ed ucciso il console Attilio Regolo, reo solo 
di aver consigliato ai suoi concittadini di Roma di non far lo scam- 
bio dei prigionieri, lui già prigioniero del nemico. 

Invano si cerca un residuo qualunque del tempio o monumento 
ad Elisa, più nota col nome di Didone, fondatrice della città. Ni- 
pote d'Ithobel Ethbaal, padre della famosa lezabel, ella non fu 
la moglie di Enea, come vorrebbe far credere Virgilio, trasportan- 
dola cosi per tre secoli più innanzi nella storia, ma invece fu la 
moglie di Sicheo, sacerdote d'Ercole, che ancor giovane fu ucciso 
dal cognato Pigmalione che voleva impadronirsi d'ogni sua fortu- 
na. Povera Didone ! Quanti poeti da Virgilio a Metastasio non han 
cantato le tue sventure ed il tuo abbandono ? Fuggita dalla Gre- 
cia con i tesori dell'ucciso marito e con soli pochi seguaci, i venti 
condussero la sua nave sulla costa africana ed ella vi discese per 
stabilirvi dimora. Con grande astuzia acquistò per poco un vasto 
tratto di suolo da Jarba Re dei Getuli che di lei innamoratosi la 
chiese in isposa, ma ella mantenendosi fedele alla memoria di Si- 
cheo, rifiutò il nuovo imeneo, della qual cosa sdegnato il sovrano 
africano, le intimò guerra. A difenderla non valse la cittadella 
Byrsa da lei fatta costruire ; Jarba era per farla prigioniera e 
schiava, preferi morire e nell'anno 390 a. G. sedutasi sopra di un 
rogo, s'immerse il pugnale nel seno. 

Amilcare, Asdrubale, Annibale passano innanzi i nostri occhi 



122 Bollettino della Società africana d' Italia 

con la potenza di Cartagine e con i sanguinosi ricordi delle tre 
guerre puniche, si trova, nell'anno 146 innanzi Cristo, la distra- 
zione della grande città chiesta sempre a grandi grida da Catone 
ed eseguita da Scipione Emiliano console di Roma. Son pur ter- 
ribili i particolari di quella immensa catastrofe che chiudeva nella 
sua colossale fine tutta una grandiosa esistenza. Cartagine nata 
col sacrificio di Didone finiva con la uccisione della moglie di 
Asdrubale, la quale vedendo il marito piegare il ginocchio innanzi 
al vincitore, salita sulla cima del tempio di Esoulapio, per vergo- 
gna, prima uccideva i figli e poi se stessa. 

Distrutta da Scipione, ecco poco a poco la città risorgere e 
malgrado la proibizione del Senato Romano, nuove case e nuovi 
templi si costruiscono , sicché Cesare nel recarsi in Africa non 
trova più il mucchio di rovine lasciato da Scipione un secolo in- 
nanzi, ma una pacifica, fiorente città, della quale aiutò lo svilup- 
po, la qual cosa ha fatto ritenere a Plutarco che Cesare fosse stato 
il fondatore della nuova Cartagine. Strabene venuto dopo dice, al 
contrario , ohe ai suoi tempi la città era una delle più belle del- 
l'Impero d'Augusto e tale essa si conservò fino alFinvasione araba 
del settimo secolo. La sua popolazione ritornata fedele al cattoli- 
cismo, monda delle eresie dei donatisti, cristiana fervente fu delle 
più renitenti all'irrompente islamismo, si difese eroicamente contro 
gli arabi; ma ohe puote il valore di una civiltà che muore contro 
il valore di una civiltà che nasce ? Abdel-Melik vinse, prese d'as- 
salto la città e la distrusse, incendiandola. 

Da quel tempo di Cartagine non è rimasto che il nome ed i 
pochi ruderi che ho detto in sul principio. Ogni visitatore che co- 
me a pellegrinaggio vi si reca ne ritorna con un ricordo qualsiasi, 
una pietra , un pezzo di marmo , e cosi poco a poco i rimanenti 
ruderi ne andranno ancora dispersi e della potente città non re- 
sterà che un piccolo museo eretto là sulle colline ove nel 1270 
mori Luigi IX di Francia e dove dei pietosi frati hanno inalzato 
una cappella in memoria del santo Re, caduto per voler distrug- 
gere gì' infedeli. Accanto alla cappella è un chiostro ed è sulla 
sala terrena di essa che si forma il museo cartaginese. 

Ma appena lasciato il sito che di Cartagine conserva ancora 
il nome, ecco gli antichi nomi nuovamente sparire anche essi ed 
invano presso il capo e porto Farina cercar di litica , città più 
antica di Cartagine, fondata da una colonia di tirreni. 

Fu ivi che Catone il virtuoso, pronipote dell' altro Catone il 
censore, del Delenda Carthago e non men di questi grande, si uc- 
cise, immergendosi la spada nel seno, visto che con la vittoria 
di Farsaglia era definitivamente spenta la libertà romana. 



Annp VI. rase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 123 

Partigiana dei mercenari , Utiea fa già una prima volta di- 
strutta dai cartaginesi ; questi cadati con la seconda guerra pu- 
nica, Utiea fa occupata da Massinissa il celebre Re Africano ami- 
co dei Romani che avvelenò la moglie, la famosa principessa So- 
fonisba figlia del cartaginese Asdrubale, perchè i Romani voleano 
togliergliela per tema che potesse indurre il marito a contrarre al- 
leanza coi loro nemici. 

E la stessa sorte di Cartagine e di litica hanno avuto quasi 
tutte le città che ad essa facevan corona. Dove si trovano" vestigia 
della Vacca o Vaga la cui popolazione adescata da Giugurta sì 
ribellò nelPanno 103 a. 0. alla dominazione romana e fa massa- 
crata per ordine di Ceoilio Metello ? Dove quella di Madaurus di- 
mora prediletta di Sant' Agostino e patria del sommo filosofo A- 
puleio ? Di Zama, nella cui pianura si combattè la terribile bat- 
taglia che decider dovea a ohi spettava 1* impero del mondo, fra 
Cartagine e Roma; neancha più un rudero che ricordi la grande 
vittoria di Scipione l'Africano. E cosi pure delle città di SeptimU" 
nicia e di Capsa in prossimità del deserto e rese celebri per le 
guerre sostenute da Giugurta contro i romani capitanati da Ma- 
rio, nonché di Ammadera e Thala, luoghi principali dei fasti giù- 
gurtini a città in cui conservavansi i grandi tesori con cui il fa- 
moso Re della Numidia comprava i generali che il Sanato Roma- 
no inviavagli contro. 

Tre soli siti, due sulla costa ed uno nelPinterno, dell'attuale 
Tunisia conservano ricordi delP epoche antiche. Uno è V odierno 
isolotto di Tobarca, allora unito alla terra e sede della città di 
Tahraca ove si uccise Gildon il generale delP Imperatore Onorio 
nell'anno 398 e. e. per essersi ribellato all'Impero e poscia abban- 
donato dalle sue soldatesche, costretto a fuggire. 

Gli arabi fecero di Tabarca una piazza forte da dove partiva- 
no le navi ohe doveano condurli in Europa ; con la loro caduta, 
anche Tabarca cadde e della sua fortezza non rimase che qualche 
muraglia ed una torre che furono le prime a provare nel 1881 le 
palle delle corazzate francesi : ciò ohe i secoli e le intemperie 
aveano rispettato, fu distrutto da una sedicente civiltà che con- 
quistava la Tunisia a colpi di cannone. 

E questa stessa civiltà invadeva e s'appropriava della famosa 
HippO'Zarytos oggi Biserta, dal nome arabo Ben-zert. La Hippo- 
Zarytos per i suoi canali la si potea dire la Venezia dei tempi 
passati ed era il rifugio più sicuro delle armate cartaginesi. Que- 
sti vi avean costruito tali opere di difesa che ancor oggi restano 
a prova di una grandiosità di concetti a noi sconosciuta. Ed altra 



124 Bollettino della Società africana d' Italia 

prove di essa trovansì nella città interna di Kef^ V antica Sicca 
Venerea, ove scoppiò la guerra di Libia fra i mercenari ed i Car- 
taginesi. Fu Cesare che cinse questa città della muraglia ancora 
esistente, malgrado i numerosi assedi che ha sostenuti; il generale 
arabo Amru vi costruì la fortissima Casbah , le cui mara sono 
opere grandiose da resistere al paragone delle romane, e tali che 
oggi vanno annoverate fra le pochissime che il viaggiatore può 
ancora vedere nella quasi loro integrità e farsi un esatto concetta 
di quel che fossero le costruzioni fortilizio dei tempi passati. 

Superato il lago Tritonis Polus o Lihya, ove vuoisi che per la 
prima volta si mostrasse agli uomini Minerva uscita dal cervello 
di Giove, e passato ancora l'antico Bagradas oggi fiume Megerda 
nel quale per la prima volta i romani videro i coccodrilli che fe- 
cero loro così grande spavento, noi nella rapida corsa del conti- 
nente nero lasciamo la vecchia Africa e passiamo nella Numidia 
e nella Getulia posta alle spalle della Numidia e formante Postre- 
mo interno conosciuto dagli antichi. 

Più noi ci allontaniamo dalle coste italiche e più la conoscen- 
za di quel che furono quei paesi, nei tempi passati, diviene diffi- 
cile. I nomi delle città si perdono neir oscurità dei secoli e se 
dalle storie sappiamo di questa o quella contrada è molto raro 
averne precisa contezza. In ogni modo cercherò indagare nel baio 
e terminare nel miglior modo possibile. 

La vasta regione chiamata Numidia e che forma la odierna 
parte orientale dell'Algeria, prese il suo nome dai primi abitatori 
chiamati Nomadi dai Greci. Essi non aveano stabile dimora , le 
loro terre naturalmente fertili rimanevano incolte, le abbandona- 
vano alle bestie feroci per vivere di brigandaggio e di guerre fra 
loro. Strabene però ritiene ch'era appunto la gran massa di ani- 
mali feroci che infestava quella contrada , che forzava gli abi- 
tanti a non aver dimora fìssa e li impediva di coltivare le terre. 
I Nomadi si dividevano in Massili ed in Massesili, questi rima- 
nevano verso la Mauritania, oggi Marocco, quelli verso PAfrica o 
Tunisia. Grazie a Sallustio ed alla sua Giugurtina, noi oggi sia- 
mo in grado di conoscer parecchio della Numidia , teatro della 
gesta del famoso Giugurta che fece assassinare nella stessa Ro- 
ma il giovane Massira nipote come lui di Massinissa e suo rivale 
al trono e fu in Roma stessa che il celebre Re dei Nomadi disse 
che Roma per vendersi non aspettava che il compratore, e trova^ 
telo, sarebbe finita. 

Dalle varie città della Numidia la sola Cidlu noli' odierno 
Knlu conserva quasi il vecchio nome. Fa ivi che il Re della Man- 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 125 

ritania Boooo primo, alleato di Giugnrta si recò per far la pace 
coi Romani e Siila lo fece imprigionare mancando alla data parola. 
Della capitale Cirta , non resta oggi nessun vestigio nel!' at- 
tuale Costantina, neppure un ricordo alla disgraziata Sofonisba 
moglie di Massinissa. Neanche nulla rimane della splendida città 
di IppO'RegiuSj celebre non solo per il suicidio di Metello Scipio- 
ne, che non volle cader vivo nelle mani di Cesare e per esservi 
morto il 26 agosto del 460 Sant'Agostino, dopo aver presieduto il 
concilio ohe combatter dovea i Manichei seguaci dell'Eresiarca Ma- 
nate, ma pure per Tinutile assedio che vi pose Genserico Re dei 
Vandali, il quale ad ogni costo volea impadronirsi del conte Bo- 
nifacio in Ippo rifugiatosi. Questa città fu anche delle più forti 
nel resistere all' invasione araba, sicché presa e distrutta in sul 
cominciar dell'ottavo secolo, non lasciò di sé nessuna traccia e 
solo da qualche pietra trovata sotto terra si desume che essa fosse 
poco lungi dall'attuale Bona. Delle città di Bagai, Tagaste,— ove 
nacque Sant'Agostino— e Tamugade non se ne ha più orma, nean- 
che dei luoghi precisi in cui erano e le attuali sulla costa e nel- 
l'interno dell'Algeria non hanno nessuna comunanza con le distrutte. 
Invece verso la frontiera tunisina trovasi ancora oggi la città for- 
tificata di Tebessa che ricorda per molte opere 1' antica Tebesta 
ove nel 539 il generale romano Salomone fu sconfitto dai Mori- 
Leucati comandati dal Re Antalao e venne ucciso. Mettendo il 
dubbio se la Batua di oggi possa esser la Bagai di venti e più 
secoli or sono, io passo nella Getulia. 

Poco ci offre questa vasta contrada che posta alle spalle della 
Nnmidia e della Tunysia, dalla Mauritania ne andava fino al golfo 
Sirtico, tagliando fuori tutta l'attuale penisola Tunisina. Sallustio 
ci fa sapere che gli abitanti erano selvaggi, senza leggi, senza 
costumi, vivevano della caccia, erranti di qua e di là senza dimo- 
ra e senza tetto. Procopio aggiunge che non cangiavano mai vestiti, 
portando sempre sulle spalle l' istessa pelle , non conoscevano il 
vino, né il pane, né altro alimento preparato e si cibavano solo 
dì caccia cruda e di segala o d'orzo non cotto. 

In un paese abitato da gente simile era dii&cile che vi fos- 
sero città, tali da resistere e passare aUa posterità, infatti meno 
la colpitale Vesceritaf dimora del Re larbas, colui che volea spo- 
sar Bidone , e di Zaba non si hanno notizie di altri centri più o 
meno importanti di abitanti. Invece figurano maggiormente i monti, 
specialmente la catena degli Aurasius Mons oggi Auras Oabel^ di 
difficile ascensione e rifugio secolare di tutti i combattenti o in- 
sorti, dai tempi più remoti fino alle ultime insurrezioni degli al- 



126 Bollettino della Società africana d'Italia 



gerini contro i francesi. Nel centro di esse veggonsi ancora i residui 
del vecchio castello fattovi costruire nel 539 da labdas Re dei Mori. 
Con il dir qualche cosa dell' antica Mauritania Cesariensis ^ 
formante anche parte dell' attuale Algeria , io porrò fine al mio 
breve studio che resta cosi limitato alle parti dell' Africa oggidì 
sottoposte al dominio di nazioni europee. Lungo sarebbe il mio dì- 
re se ancor oltre volessi andare e per il Marocco uscir nel mare 
atlantico e studiar la costa Occidentale penetrando nell'interno co- 
nosciuto per il Niger ed il Congo. Forse ciò sarà per un'altra vol- 
ta; per ora limitiamoci e che i lettori non s'impazientino, mi sbri- 
gherò in poche linee. 

Gli abitanti della Mauritania erano originari dell'India, e se- 
condo Strabene furon condotti da Ercole nelF Africa; del come si 
rendessero padroni di cosi vasta parte di territorio africano è fatto 
che s'avvolge nelle tenebre; qualche cosa di certo e ohe esce dal 
mitologico per entrar nel dominio della storia si comincia a sapere 
dalla conquista che fece della Mauritania Giulio Cesare sconfigendo 
luba che n' era il Re. Sallustio racconta che i Mauri portavano 
lunga barba, arricciavano i capalli, ed aveaao particolar cura dei 
Ipro denti e delle loro unghie; senza sella montavano dei cavalli 
agilissimi, che forse erano i precursori degli attuali cavalli arabi, 
vestivano d'abiti fatti con pelli di tigre e di leone. Posidonio assi- 
cura a sua volta che l'intera regione era infestata d'innumerevoli 
scorpioni alati e senza ali , di tarantole di una grandezza prodi- 
giosa, di serpenti e di leopardi. 

La Mauritania Cesarea estendevasi dai confini della Numidia 
al fiume Moloclialt oggi MuXuja che sorge nel monte Atlas e ài 
tutte le sue città quasi nessuna riesce interessante per fatti ac- 
cadutivi nella vecchia epoca romana. La più antica è Siga che 
dovrebbe essere V attuale La Calle e che fu la capitale del Re 
Syphax. Vien poi Calaa^ città fortificata sulla cima di un monte 
posto nel centro di vasta pianura , e vi si arrivava per un sol 
sentiero che per un puro caso fu seoverto da un soldato dell'eser- 
cito di Mario , il quale cosi potè penetrarvi ed impadronirsi dei 
tesori di Giugurta. Gli arabi fecero uso delle grosse muraglie e sui 
ruderi dell'antica città ne costruirono altra nuova accomodando il 
nome in Calaat-el- Wad che ancora oggi conserva, sebbene delle co- 
struzioni antiche quasi più nulla vi sia. 

Antichissima pure è 1' odierna Algeri. Il suo primo nome fa 
lol, datovi dai Mauri, per esser poi Cesarea dei Romani, Vacur 
degli Arabi ed in ultimo Algeri. Fu in Cesarea che da parenti di 
bassa estrazione e d' origine Maura nacque l' Imperatore OsiUo 



Anno VI- Fase. V-VI. Maggio-aiugno 1887 127 

Macrino, ohe fece assassinare VS aprile 217 Garaoalla per essere 
a sua volta Tanno seguente , cioè il 7 giugno 218 assassinato, da 
Eliogabalo. 

E con questi truci ricordi, registrati dalla storia della deca- 
denza romana, io lascio la penna e rimando la narrazione della 
parte — che chiamerò — non europea delP Africa ad altra occasione. 

Nicola Lazzaro 



ATTRAVERSO IL PAESE DEI DANÀGHILI 

L. Cicognani 

{Coìiiininuazione) 

III. 

DA Gherfa a Farri 

Il paese di Gherfa è costituito da uno sperone, che si stacca 
dalPaltipiano avanzandosi verso il paese dei Danaohili: questo spe- 
rone è quasi abbracciato dal fiume Celleca, che passa all'O. di Me- 
dina^ la capitale della provincia, e tiene al N. le cime più alte e 
quasi inaccessibili, mentre al S. il paese è molto più trattabile , 
essendo a larghe e dolci ondulazioni. 

Il Celleca è un bel torrente , segnato in poche carte , e che 
pure è di poco inferiore al Mille. 

Al sud del Celleca la provincia di Gherfa si estende ancora 
per un 10 chilm. sino al Loto, 

Fra il Loto ed il Uata^ due bei torrenti, distanti fra loro circa 
4 chilm, i quali pure non sono segnati nelle carte, mentre portano 
pure essi all'Avvasc una discreta quantità d'acqua, vi è un paese, 
di antica pertinenza dól sultano del Woro-Jcallo, bello e fertile e 
capace di produrre moltissimo se fosse megUo coltivato. 

Al di là del Uata si entra nel Danè, ed il paese comincia ad 
elevarsi quasi subito in modo molto sensibile. 

Il Danè dal Uata al Borchenna, ossia da N. a S., è largo circa 
45 chilm.; ma nell'altro senso da E. ad 0. si estende assai di più. 
Il Borchenna è un fiume, che porta più acqua assai del Mille; nel 
suo corso superiore corre da H. a S. segnando il confine fra il 
Dan^ e la pianura di Ciaf a) poi piega ad E. separando il Danè 
dal paese di Artumma, e scende sino alPAvvasc con un letto molta 
incassato nella roccia. 

Il paese del Danè è meno accidentato di quello di Oherfa e 
MB anch'esso ha una bella pianura bassa, tutta coperta di fieno e 



128 Bollettino della Società africana d' Italia 

del pari quasi deserta, ha però anche una zona alta, piana pur essa 
e benissimo coltivata, anzi si può dire che nelle sue alte pianare 
non vi sia un palmo di terreno libero. 

La sua popolazione è formata promiscuamente di Galla ed Abis- 
sini: in alto predominano gli Abissini, in basso i Galla, ma i vil- 
laggi sono generalmente mescolati , e del resto tutti capiscono e 
parlano l'Araarico e tutti vivono in perfetto accordo, perchè, seb- 
bene costretti da re Giovanni al battesimo, sono tutti musulmani 
convinti. 

Il mercato del sale è a Mofa^ villaggio posto a metà costa, ed 
ivi affluiscono i Danachilij ed i negozianti che fanno il commercio 
col litorale , attratti dalla munificenza e buona accoglienza , che 
loro usa il governatore Mohamed Kanki. 

Artumma si trova alla stessa altezza del Danè^ anzi è',la con- 
tinuazione dello stesso sistema, giacché ne è separato solo dalla 
profonda spaccatura, nella quale ha suo letto il Borchenna: il paese 
di Artumma .pure è fertilissimo e coltivato al pari del Danh , e 
neir uno e nell' altro di questi due paesi si trovano boschetti di 
caffè, come pure se ne hanno nella prossima provincia di Mage- 
tie , che si trova ancora alla stessa altezza : e credo sia questa 
l'unica regione dell'Abissinia , in cui tale pianta viene coltivata , 
giacché la maggior parte del caffè, che si consuma nel paese , è 
di quello, che viene alla costa , e piuttosto raccolto nelle regioni 
del S. abitate dai Galla. 

Artumma era in passato un sultanato mussulmano, ma, dopo 
che fu conquistato da Menilec, venne aggregato alla provincia di 
Magetie posta più al S. sulla continuazione dello stesso sistema , 
e come Artnmma e Danè sono separati dall'infossatura del Borchen- 
na, cosi dall'altra parte Artumma e Magetie sono separati da una 
spaccatura stretta ed infossata , in cui scorre il Giarra , che ha 
sorgente al S. della pianura di Ciafa, e che alcuni erroneamente 
chiamano Muche'Woha (1), mentre questo non è che il nome di un 
piccolo tratto di esso nel suo corso superiore , dove appunto vi 
hanno alcune piccole sorgenti calde. 

Questo fiume di poco inferiore al Borchenna, costeggia appena 
il limite S. della grande pianura e scendendo da 0. ad E. sino 
all'Avvasc, ha alla sua sinistra il paese di Artumma, mentre alla 
destra rimane la provincia di Magetie, 

Questa provincia si trova ancora nelle condizioni del Danè, e 
quindi vi abbiamo le stesse coltivazioni, ma curate con minor sol- 
lecitudine: verso la sua parte più meridionale si eleva sino a Parri, 



(1) Afuche-woha in lingua amarica significa acqua calda. 



Anno VI. Fase. V-VI, Maggio-Giugno 1887 129 

~ ' — — 

che è il villaggio più orientale dello Scioa, la stazione a cui met- 
tono oapo le carovane europee, che arrivano dalla costa. 

Relativamente a questi paesi vi è da notare una particolarità. 
Al S. del lago Caik si stacca una serie di alture , la quale 
dopo essersi allontanata dall'altipiano Abissino, vi si ricongiunge 
poco prima di Farri : queste alture generalmente molto acciden- 
tate e corrose, intersecate da moltissimi fiumi e torrenti, quali ap- 
punto il Mughentay il GauiSy il Celleca etc. declinano sino al paese 
dei Danachili, ed è su di esse che si trovano la provincia dell' £7c" 
cicde e quelle di Oherfa, Danè, Artumma e Magetie. 

Era questa linea montuosa e l'altipiano vi è una serie di pianu- 
re, quasi tutte poste allo stesso livello, fertilissime, e che si tro- 
vano nelle migliori condizioni possibili per essere addette alFagricol- 
tura: in passato erano sparse di numerosi villaggi abitati da Galla, 
ma oggi questi Galla furono, per la maggior parte, distrutti dagli 
Amarici, e queste magnifiche pianure rimasero spopolate. 

La pianura di Ciafa è la più settentrionale e la più grande : 
una volta i Galla vivevano puramente col latte del loro bestiame, 
e vi stavano soli ; ma oggi vi sono ancora degli Abissini , ed i 
Galla predati delle loro mandre si sono dati quasi unicamente al- 
l'agricoltura: però sono rimasti in numero tanto esiguo, che forse 
nemmeno un decimo di questo fertilissimo terreno viene coltivato, 
ina quel poco rende immensamente , ed in nessun altro luogo si 
cedono campi di dura^ di tief e di cotone come si hanno in questa 
pianura: vi sono ancora boschi di belle acacie, ma disgraziatamente 
Tengono a poco a poco distrutti^ senza che si pensi a ricostituirli. 
Chiusa da tutti i lati, ha una temperatura alquanto più elevata 
di quella che si ha nello Scioa , il quale resta più in alto , e vi 
crescono aranci, limoni, cedri allo stato selvatico, e la palma dat- 
tilifera, la quale per altro ben di rado porta i frutti a maturità , 
forse per mancanza del calore necessario. 

In varie carte si trova che la pianura di Ciafa è attraversata 
da N. a S. dal Borchenna, ma per contrario questa fiume la co- 
steggia solo per un piccolo tratto ad E,, separandola, come fu ac- 
cennato, dal Danè. 

Dopo questa pianura si hanno quella di Ulàbejé , che scarica 
le sue acque nel Giarra, quelle di Cuari , di Cora , ed altre an- 
cora, tutte nelle stesse buone condizioni, ricche di sorgenti e quindi 
facilmente irrigabili, tanto che gli indigeni stessi usano della ir- 
rigazione per quelle zone che essi coltivano, mentre le parti più 
basse e trascurate impaludano nel periodo delle piogge , ma poi 
vi cresce un fieno tanto alto da nascondere nn uomo a cavallo. 



130 Bollettino della Società africana d'Italia 

IV 
COMMERCIO 

Difficoltà di fare scambi coi Danachili 
e commercio di esportazione 

Con pochi bisogni come hanno i Danachili, è difficilissimo poter 
fare scambi con loro. Qualunque cosa piace loro e attira i loro de- 
sideri, ma tutto vorrebbero in regalo, e quando si tratta di fare 
degli scambi diventano incontentabili. Se sono privi di tabacco 
scwà facile ottenere generi di consumo, come latte e qualche pò 
di burro; ma se hanno tabacco non daranno gli stessi articoli che 
per telerie e ad assai caro prezzo. Se poi si tratta di capre o pe- 
core la cosa è anche più difficile, e per averle conviene ricorrere 
ai capi, che avendone molte facilmente ne cedono qualcuna a caro 
prezzo. 

Non hanno nessuna industria, tolta un pò quella delle stuoie 
alla costa. 

Nella vallata dell' Aussa dove cresce un cotone di eccellentis- 
sima qualità incomparabilmente migliore di quello di Abissinia, vi 
è anche V industria tessile allo stato d' infanzia; ma tale industria 
è esercitata esclusivamente da famiglie mussulmane abissine, spe- 
cialmente del Danè, le quali scendono appositamente all' Aussa, 
dove sono ricercate e ben pagate. 

Le uniche cose esportabili sono i prodotti della pastorizia e 
della caccia: ma anche questi sono cosa ben meschina. Quel poco 
di burro che producono, amano portarlo alla costa essi stessi per 
scambiarlo con tessuti o dura, ed hanno ancora cosi poche bovine 
che le pelli bastano appena al consumo interno; solo esportano un 
piccolo numero di pelli di capra. 

La caccia produce ancora meno della pastorizia; 1' unica be- 
stia che valga la pena di cacciarla è lo struzzo; ma sebbene gli 
struzzi siano abbastanza numerosi, i Danachili si dedicano mal vo- 
lentieri alla loro caccia, forse per Ja difficoltà di raggiungerli coUa 
lancia, e delle penne se ne vedono assai poche. 

È in Abissinia e col sale che i Danachili si forniscono in ge- 
nerale dei pochi brandelli di stoffa di cui si coprono, non potendo 
sopperire al bisogno l'industria esercitata m paese: e sia per la 
maggior robustezza delle stoffe, sia per la bellezza, avuto riguar- 
derai prezzo, fra di essi hanno molto "maggior credito le stoffe 
abissine che quelle ohe provengono dalla costa. 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 131 

Il sale nel paese dei Danachili si trova in molti luoghi, ma quei 
dell' Aussa lo prendono pressocchè unicamente dal lago Assai , e 
qaalohe poco ad Alida: quando i paraggi del lago Assai non sono 
infestati dagli Issa^ la sua raccolta non richiede nessun lavoro 
preparatorio, e non hanno che da metterlo in sacchi. 

I sacchi sono di palma dum e contengono circa 3 kg. e mezzo 
di sale e un cammello ne porta da 40 a 45 in media e siccome or- 
dinariamente danno 3 e qualche volta 2 soli sacchi per un tallero, 
vengono a ricavarne un discreto nolo, per quanto debbono pagare 
pedaggi e dazio d' entrata. 

Se poi si pensa che il cammello a loro non costa proprio nulla, 
perchè le acacie, delle cui foglie e fronde principalmente si nutre, 
abbondano ìq paese, si capirà coma potendosi con pochissimo in- 
comodo e senza spesa procurare tutto ciò di cui hanno bisogno, 
non solo non cerchino di noleggiare i loro cammelli, ma anche ri- 
chiesti non li danno che a noli molto alti, e solo al loro ritorno 
dall' Abissinia li concedono a noli ragionevoli. 

Commercio di transito 

Per quanto il paese dei Danachili sia stato chiuso agli europei 
£no a questi ultimi anni, ed in gran parte lo sia ancora, non si 
deve crederò che lo fosse egualmente a tutti gli stranieri; da tempi 
immemorabili i commercianti arabi ed abissini attraversano il paese, 
ed in questi ultimi tempi è di là che passavano la gran maggio- 
ranza degli schiavi per l'Arabia, e sboccavano principalmente a 
Tagiurra , e in molto minor proporzione a Eaheita e BeiluL Ma 
ora fortunatamente questo ramo di commercio è pressoché cessato, 
e da ciò deriva forse l'odio acerrimo che il sultano di questo 
paese ha per gli europei: poiché egli era uno dei principali nego- 
zianti di carne umana. A questo commercio ora si va lenta- 
mente sostituendo il commercio onesto, e se i principali trafficanti 
vecchi hanno dovuto abbandonare la loro partita, il piccolo com- 
mercio onesto ci ha guadagnato e cresce continuamente. Quasi 
giornalmente partono piccole carovane da Beilul, e nel tempo di 
nostra permanenza all' Aussa (50 giorni) avemmo nozione di tre 
che arrivarono di là, oltre ad una da Margable ed una da Ta- 
ginrra; ciò che vuol dire che ne saranno arrivate assai di più, 
poiché tutta questa gente cerca di fare tutte le cose sue il più 
quietamente possibile. La massima parte di queste carovane ap- 
partengono a danachili, le altre agli abissini mussulmani che abi- 
tano le falde dell' altipiano; di arabi ora non ve ne é ohe facciano 



132' Bollettino della Società africana d' Italia 

il commercio dell' interno per questa via, e all' Aussa i pochi arabi 
che vi sano, sono assai mal visti e tenuti in dispregio. Però in. 
complesso anche questo commercio è ben misera cosa. 

(continua) 



IL DESERTO DI CALAHARI 

Del viaggiatore Carlo Nolte (Versione dal tedesco di W.) 

(Contintuizione e fine) 

Fra le tribù che vivono nel deserto e nelle immediate sue vi- 
cinanze s'incontrano pei primi i bastardi che hanno dimora al li- 
mite meridionale del Calahr.ri sul fiume Grange. Si chiamano colà 
bastardi i discendenti dei contadini olandesi e delle donne indi- 
gene. Essi formano una comune autonoma, sono tutti cristiani e 
posseggono un missionario olandese che ha già fatto sentire la 
sua benefica influenza sugli usi e costumi di quella gente. Egli 
li indusse a caualizare il fiume Grange ed a coltivare la terra. 
Ora i bastardi s'occupano con amore e con successo di agricoltura. 
Il loro governo ò composto da 12 individui che amministrano la 
comune sotto la direzione d' un commissario inglese. Molti di essi 
con perseveranza ed attività sono giunti- ad una certa agiatezza. 
I^pascoli essendo buoni l'allevamento del bestiame è l'unica e fio- 
rente industria. La lingua parlata dai bastardi è 1' olandese. Più 
verso nord, al termine sud ovest del deserto di Calahari, vive ana 
tribù alfine ai bastardi, detta bastardi emigranti^ gente che non 
volle sottoporsi alle leggi in vigore nella colonia e quindi se ne 
staccò. Tutto all'opposto dei loro parenti d'origine essi sono pigri, 
doppi, amano pitoccare. Si alimentano principalmente col prodotto 
della caccia. Un missionario della Società delle Missioni del Reno 
s' è fissato in mezzo a loro, v'è perciò da sperare che gli riuscirà 
di migliorare quella gente ed ottener che si dedichi al lavoro. 

I Veldschoendragers (portatori di sandali), che derivano dai 
Namaqua, vivono al margine occidentale del deserto. Questa tribù 
conta circa 1600 anime ed è la meno incivilita, essendo pochi i 
trafficanti bianchi che giunsero fino a loro. Il capo per noms Uri- 
zamala è un uomo doppio e largo di pessimi esempi alla sua gente, 
tuttavia non manca di coraggio ed energia. Pochi anni addietro 
scoppiò una rivoluzione ed i suoi sudditi volevano fucilarlo, essi 
uscirono tutti armati dalle loro capanne e si posero in cerca del 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 133 



capo; questi andò sopra un altura, affinchè ognuno potesse meglio 
vederlo, e, preso uno sgabello si mise tranquillamente a sedere. 
Non appena li vide vicini gridò sorridendo: sparate pure so bene 
che siete venuti per uccidermi, sparate dunque. E tutti vergognosi 
e confusi tornarono indietro. Molti negozianti bianchi perderono, 
in questi luoghi, ogni loro avere ed anche ora solo con molto ar- 
dire e con molto coraggio si riesce a salvare ciò che si possiede. 
Anch' io ebbi frequenti liti colla tribù , le quali più d' una 
volta minacciarono di divenire pericolosissime. 

Il capo è uomo di una certa età, è piuttosto grasso, con un 
espressione del viso astuta ma non spiacente, non bada ad andare 
attorno col capo scoperto e piedi nudi sotto i cocentissìmi raggi 
del sole, con un paio di pantaloni sudici di pelle alle gambe e so- 
pra una camicia di lana a brandelli. 

Nelle sedute giudiziarie egli non manca mai di vestire all'eu- 
ropea, ma è anche invariabilmente sudicio e stracciato. Eccettuati 
i più ricchi , portano tutti un. grembiale di cuoio fatto di pelle 
di sciacallo, o dei pantaloni corti, pure di pelle. Le donne indos- 
sano una gran cappa con un colletto di pelle bianca e nera. La 
monogamia predomina fra i Namaqua, tuttavia non pare che la 
poligamia sia proibita ma la più grande rilasoiatezza dei costumi 
è la regola generale. 

Nelle notti rischiarate dalla luna si radunano uomini e donne 
pel ballo. Da dieci a 20 uomini si muovono alP ingiro soffiando 
dentro a dei pifferi fatti con la radice di un albero molto comune 
in quelle regioni. I pifferi sono di vario tuono e lunghezza, qual- 
che ballerino ne tiene più di uno in bocca. Mentre battono la mi- 
sura col piede mandano fuori dei suooi che formano un armonia 
piuttosto selvaggia ma non discordante e che somiglia al suono 
prodotto da un organo di chiesa. Attorno agli uomini saltano le 
donne , battono le mani e cantano. Molte volte questo nucleo di 
gente si scioglie e diventa una lunga linea serpeggiante con i 
suonatori di pifferi alla testa. Un tale ballo dura fino al mattino. 
Se un uomo ha scelto una ragazza che gli piace ne chiede la 
mano ai suoi genitori, regala a questi, secondo i propri mezzi, un 
paio di vacche e qualche agnello ed il matrimonio resta fissato. 
Il giorno delle nozze s' invitano tutti i parenti , s* uccidono 
vacche ed agnelli ed il banchetto incomincia, durando fino a tre 
giorni. In questo frattempo però i fidanzati sono tenuti divisi, la 
sposa sola dentr' una capanna e lo sposo, pure solo, dentro un al- 
tra. Al terzo giorno tutta la compagnia dei banchettanti si divide 
in due gruppi di cui l'uno va gridando saltando e sparando dallo 



«* 



134 Bollettino della Società africana d'Italia 



sposo, e l'altro dalla sposa e poscia rianitisl tutti insieme, colla 
nuova coppia alla testa, tutta la brigata incomincia a mangiare di 
nuovo ed a ballare, facendo ora prender parte alla festa anche ai 
due giovani che, da quel momento, si considerano marito e moglie. 

Anche nelle cerimonie funebri le grandi scorpacciate hanno una 
parte principale. Il cadavere cucito dentro una pelle d'animale si 
seppellisce poco, dopo avvenuta la morte, a cagione dei forti calori, 
e le 4<)°^6 assistono mandando altissime grida di dolore. Le fosse 
sono profonde circa un metro e mezzo; nel fondo s'adagia il cada- 
vere che viene ricoperto prima di uno strato di piccole pietre poi 
con terra e con grosse pietre in ultimo. 

Dove l'incivilimento ha progredito i funerali hanno luogo alla 
maniera europea. 

Il nutrimento dei Namaqua consiste in latte inacidito che si 
conserva nelle otri, oppure nelle fiasche fatte di zucche vuotate. 
Il mungere le vacche è un operazione affidata alle donne. Si man- 
gia pure ogni sorta di cacciagione e di radici. Se un Namaqua ar- 
riva a prendere un Laguan (grossa lucertola) è in obbligo di ce- 
derla al capo che la fa cucinare, eppoi la mangia come una squi- 
sita leccornia insieme agli anziani del luogo. Le capanne che ser- 
vono d*abìtazioni hanno la forma di globi tagliati a metà; sopra un 
ossatura in legno per mezzo di vinimi vengono legate delle stuoie 
le une vicine alle altre. L'ingresso di tali capanne è molto stretto 
e basso quindi chi entra bisogna si curvi fin quasi a terra. Nel 
mezzo della capanna sta il focolare e tutt' attorno sono distese 
delle pelli che servono da letto e sulle quali rimangono sdraiati 
quasi l'intero giorno i Namaqua. Di fronte alla porta è situata 
una specie di mensola di legno sopra cui si posa tutto ciò che 
compone le masserizie di casa che , nell' insieme , sono una ben 
meschina cosa. È qui che vien collocata la scatola pel grasso, fatta 
con un corno di bue e relativa pelle che la chiude , e che è te- 
nuta sempre scrupolosamente piena. I Namaqua prediligono assai 
di ungersi col grasso la testa ed il petto e nel grasso che pon- 
gono sul petto aggiungono una specie di polvere la quale manda 
un puzzo insopportabile per ogni naso europèo. Invece nel grasso 
che serve per la faccia mischiano una polvere rossa proveniente 
da una certa pietra che si brucia eppoi si macina. Con tale grasso 
si ungono la fronte^ gli occhi e la bocca. 

All'armatura di legno, che compone la capanna, stanno sospe- 
si parecchi recipienti pure di legno dei quali qualcuno è anche 
provvisto di piedi su cui si osservano molti ornamenti ottenuti me- 
diante il fuoco. Dinanzi alle capanne si trovano tre pali conficcati 



Anno VI. Fase. V-VI. Maggio-Giugno 1887 135 

in terra sni quali è posta una pelle a forma di caldaia entro cui si 
prepara la birra in date stagioni dell' anno o con miele selvatico 
o col sugo del frutto di un certo arbusto cbe in paese è chiamato 
Ngo. La birra si ottiene nel modo seguente : Avutasi una data 
quantità di miele vi si aggiunge il doppio d'acqua; fa da luppolo 
una certa radice che si strofina fra due pietre e fattosi il tutto fer- 
mentare per 8 10 ore, la birra è pronta. Col frutto poc'anzi ac- 
cennato si procede nello stesso modo. Questa bevanda ha un sa- 
pore acidulo , non sgradevole al palato , ed ha un effetto molto 
corroborante sui Namaqua. 

Qui cadrebbe in acconcio di parlare ancora di un albero che 
in olandese chiamasi Witgatboom, e che dalla sua corteccia tra- 
manda una gomma rossa molto ricercata come nutrimento dagli 
indigeni. La radice di quest'albero è grossa, bianca^ porosa e dol- 
ce. Se ne fa della birra, si mangia lessata e, tagliata, in piccoli 
pezzi, tostati come il caffè, se ne ottiene una bevanda tutt' altro 
che cattiva. 

Passando a parlare degli abitanti del Calahari propriamente 
detto troveremo i cacciatori indigeni, i cafri betsciuani, che fanno 
lunghi giri nel deserto montati sui loro robustissimi bovi dalle 
grandi coma ed ossatura sviluppata. Portano seco piccoli oggetti 
che offrono allo scambio, ossia polvere , piombo , bracsialetti ed 
anche tabacco di loro coltivazione. 

Nel Calahari s'incontrano i veri boscimani che vivono di vita 
nomade come le fiere cui molto somigliano; s'aggirano in piccole 
truppe di 8 10 individui armati di arco e frecce, raramente d'u- 
na vecchia carabina e d'un bastone puntuto munito all'estremità 
opposta d'una pietra rotonda , che serve a scavare le radici. Sono 
quasi interamente nudi, tranne ai fianchi che avvolgono con un 
pezzo di pelle di sciacallo. Non mancano però gli anelli metallici 
alle braccia ed ai piedi. Né basta, vi sono di quelli che s'adornano 
cogli oggetti i più strani. Ho visto dei boscimani con una perla 
di vetro ad un orecchio ed una chiave d'orologio nell' altro. Nei 
capelli, corti e lanuti, fissano mediante le fibre di radici delle con- 
chiglie, delle code di piccoli animali, penne di struzzo ec. Le donne, 
oltre alla pelle attorn